Informazione e disinformazione nel podcast e non solo


A prescindere dal mezzo che utilizziamo, ogni singolo giorno abbiamo a che fare con la comunicazione, contribuendo come mittenti e destinatari dell’informazione e, talvolta, della disinformazione.

Il podcast è un media molto intimo che riesce a trasmettere molto della tua personalità e del tuo modo di comunicare, facendo percepire quali sono gli elementi distintivi del tuo brand.

La comunicazione è fondamentale per instaurare una relazione con il pubblico e costruire quella fiducia che avvicina le persone al nostro brand. Essa, però, non si basa solo sullo stile comunicativo di una persona ma anche sulla qualità e sul valore dei contenuti trasmessi.

Ecco perché informazione e la disinformazione giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione di oggi, anche attraverso l’utilizzo del podcast.   

Esiste un modo per rendere più autorevole ciò che diciamo e voglio parlartene insieme a un’ospite che stimo tantissimo, sia come persona che come professionista. Ha investito gran parte della sua carriera sull’importanza di fare giornalismo costruttivo: vi presento Assunta Corbo.

Intervista ad Assunta Corbo, giornalista

Assunta Corbo è giornalista, Fondatrice del Constructive Network in Italia e di News48, autrice di “Dire, fare … ringraziare” e di “Empatia Digitale”, un saggio sul tema della comunicazione online e offline.

Ti occupi di Giornalismo Costruttivo dal 2012 e, dal 2019, sei Founder di Costructive Network: il primo network italiano di professionisti dell’informazione che si dedica alla comunicazione costruttiva. Cos’è il giornalismo costruttivo e perché oggi è importante fare informazione in quest’ottica?

“Il giornalismo costruttivo è un approccio all’informazione che rispetta profondamente il lettore: colui che il giornalista dovrebbe avere sempre in mente.

Vedo il giornalismo costruttivo come un ritorno alla professione fatta in modo etico piuttosto che come qualcosa di nuovo. Significa rispettare il lettore e la notizia, essendo onesti ancor più che obiettivi. Quest’ultimo è un tema delicato perché noi giornalisti siamo esseri umani e l’obiettività è, a volte, difficile da mettere in atto.

Dal momento in cui scegliamo una storia, abbiamo già fatto una scelta basata sulle nostre esperienze e sui valori in cui crediamo. Quando una storia ci appassiona, a mio avviso, è impossibile essere obiettivi tuttavia si può e si deve essere onesti.

Essere onesti nel fare informazione significa non lasciare i fatti in sospeso e continuare a seguire una storia anche quando ha perso quell’interesse mediatico che, all’inizio, ci aveva portati a raccontarla minuto per minuto. Significa raccontare ciò che non funziona ma anche quello che sta funzionando, in ottica costruttiva.

Questo è il giornalismo di cui abbiamo fortemente bisogno in questo momento storico, in cui la pandemia e la guerra hanno prodotto un tipo di informazione che ha appesantito le persone.

È tempo di fare un’inversione e tornare a chiedersi Perché faccio il giornalista? Quali sono i miei principi e valori? Porto avanti quelli“.

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Fare informazione ed essere autorevole

Il tema della fiducia sia nei confronti di chi fa informazione che nei confronti dei brand che si fanno sempre più portavoci di messaggi ad alto impatto sociale, è molto sentito in questo periodo storico, soprattutto dalle nuove generazioni. Tra l’altro è uno dei punti cardine del manifesto del Costructive Network.

Quanto conta l’autorevolezza di chi fa informazione rispetto alla notizia?

“Tantissimo. L’autorevolezza si costruisce proprio utilizzando quegli strumenti digitali, come può essere il podcast, piuttosto che i social.

Questi ultimi sono spesso criticati in quanto hanno sicuramente delle sfumature che vanno controllate. Sono, di fatto, la grande opportunità per chi fa informazione, per far conoscere sé stesso e come lavora alle persone, i propri principi e come sceglie le storie.

Ciò contribuisce a creare l’autorevolezza che accennavi: una persona o un professionista che condivide, racconta alla sua comunità qualcosa di valore.

Oltretutto, oggi siamo diventati un po tutti “giornalisti”, nel senso che l’informazione arriva dai canali più disparati. Chiunque pubblica un contenuto sui social sta facendo informazione (o disinformazione) in qualche modo rispetto a chi lo fa per professione.

Questo ruolo non reputo spetti solo ai giornalisti, bensì anche ai blogger in quanto anche loro sono degli informatori.

Chi produce dei contenuti strutturati, come il podcast, sta facendo informazione. Ecco perché tutti noi dobbiamo prestare attenzione a creare una narrazione costruttiva, ossia a come strutturiamo le nostre storie.”

La ricetta di un’informazione costruttiva

Nell’ultimo biennio sono nati diversi podcast che fanno informazione, molto seguiti perché si sono imposti come fonte autorevole. La ricerca condotta da Spotify lo scorso autunno, su come sta cambiando il panorama culturale dei giovani (in particolare, Generazione Z e Millennials) e i mezzi attraverso i quali s’informano sui temi di attualità, sostiene che il 36% nutre maggior fiducia nei podcast rispetto ai media più tradizionali come radio, tv, giornali ecc. I podcaster, infatti, riescono a instaurare una connessione più intima con il loro pubblico e, di conseguenza, a trasmettere maggiore autenticità e affidabilità. Conta di più chi parla e la relazione con questi, rispetto alla notizia in sé.

Qual è la ricetta per creare un’informazione costruttiva che contrasti la disinformazione o la misinformazione?

“L’argomento è molto ampio e penso che sia questa l’epoca in cui dobbiamo tornare ai concetti di utilità e di responsabilità. Quando comunichiamo, mettiamo in circolo informazioni che inevitabilmente stiamo offrendo delle persone.

Un messaggio è un insieme di parole – come scrivo in Empatia digitale – che lanciamo nel mondo; viene accolto da una o migliaia di persone, non importa quante, ma ricordiamo che dall’altra parte ci sono sempre delle persone.

Chi inizia a scrivere, produrre o registrare un contenuto, per prima cosa, dovrebbe chiedersi se è utile. Nell’era dei social media ci siamo trovati spesso a raccontare quanto siamo bravi e quante cose straordinarie facciamo.

In realtà, questi contenuti non sono utili a chi li riceve. Dobbiamo, invece, essere utili alle persone, trasferendo un insegnamento, anche quando raccontiamo qualcosa che chiaramente mette in luce il nostro lavoro e il nostro talento.

In quanto alla disinformazione, è un’informazione sbagliata, scorretta, che non dà gli strumenti giusti alle persone. La disinformazione è fuorviante: è un’informazione che ti porta da un’altra parte, spesso veicolata, ahimè, dalla propaganda. Lo vediamo, per esempio, nella narrazione della guerra.

La polarizzazione è un altro fenomeno gravissimo che mette le persone le une contro le altre nonostante sia tutto costruito dai media, da chi mette in circolo l’informazione.”

Qual è l’informazione di qualità?

“Bisogna fare, a priori, una distinzione tra la disinformazione e l’informazione di qualità e, successivamente, chiedersi qual è quella che accoglie tutte le sfumature e le offre al lettore, fornendo gli elementi che lo aiutino a comprendere la realtà e il contesto.

Questo è il grande ruolo di responsabilità che ha chi fa informazione: raccontare e spiegare alle persone cosa succede, togliendole dal senso di impotenza di fronte a dei problemi giganteschi. Dare gli strumenti per interpretare numeri, statistiche e le visioni dei diversi professionisti intervistati.

L’informazione di qualità educa il lettore, lo spettatore, l’ascoltatore, il pubblico e, in generale, la comunità.

Si comincia a parlare sempre più di comunità che di pubblico dei giornali e dei media digitali. Per esempio, se pensiamo al giornalismo locale, la relazione del giornalista con la comunità è molto forte: ne conosce i problemi, li affronta e la aiuta a risolverli parlando con le istituzioni. Questo fenomeno si sta allargando anche a livello nazionale e internazionale. Il giornalista ha a che fare con la comunità, non più con un lettore.”

Empatia Digitale: comunicare con responsabilità

Il tuo ultimo libro Empatia Digitale esprime un concetto molto bello che voglio citare: “le parole sono di tutti, il contenuto è personale”. Sottintende la responsabilità che ciascuno di noi ha quando comunica ogni giorno, sui social, sui blog o tramite il podcast che, come abbiamo visto, riesce ad essere uno strumento potente. Inevitabilmente, quello che pubblichiamo non è più solo nostro ma diventa degli altri.

Cosa dovremmo chiederci prima di pubblicare un contenuto per essere costruttivi e non distruttivi?

“Sicuramente il concetto dell’utilità di cui abbiamo parlato, oltre al concetto importantissimo di inclusione. Bisogna chiedersi: Il contenuto che sto pubblicando potrebbe ferire qualcuno? È chiaro che non potremo tenere sotto controllo tutto, però, possiamo avere questa accortezza, senza cadere in qualche stereotipo.

Prima o poi, accade anche a chi scrive in buona fede di fare uno scivolone di questo tipo. Quindi, prendiamo atto del fatto che stiamo pubblicando un contenuto che potrebbe ferire qualcuno, in quanto tocca ambiti delicati.

Il concetto di autenticità è un altro punto fondamentale, a cui tengo tantissimo.

Parlando della comunicazione dei brand, dei liberi professionisti e di chi fa business, bisognerebbe chiedersi Quanto mi rappresenta il contenuto che sto producendo e diffondendo? Contribuisce davvero a costruire l’immagine giusta di me?

Le persone, ormai, hanno imparato a riconoscere l’autenticità. Raccontare fallimenti, ed errori è una cosa che ci umanizza tantissimo, uscendo da quella logica di perfezione a cui i social ci abituano. Abbandoniamo l’idea che si debba necessariamente raccontare solo quello che sta funzionando.

Questi sono, secondo me, i principi da cui partire per costruire una buona comunicazione e una narrazione costruita sull’autenticità.”


Conclusioni

Sono certa che tutte le informazioni condivise da Assunta Corbo, che ringrazio, ti abbiano dato degli ottimi spunti e un nuovo punto di vista per scegliere come comunicare, anche attraverso il tuo podcast.

Per approfondire l’argomento, ti consiglio la lettura del libro di Assunta Corbo, Empatia Digitale – Le parole sono di tutti, il contenuto è il tuo edito da Do it Human: un valido manuale di istruzioni per comunicare in modo costruttivo, online e offline. 

Puoi, inoltre, seguire Assunta Corbo sui suoi canali social e sul suo sito www.assuntacorbo.com

Avrai capito quanto costruire il proprio stile comunicativo sia davvero importante. Se hai già in mente un progetto per il tuo podcast ma non sai da dove iniziare, scrivimi per richiedere una consulenza personalizzata. Sarò felice di essere la tua Podcast Coach.


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Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Ci sono dei casi in cui è meglio per te non creare un podcast? La risposta è sì, e tra poco li vedremo insieme. Forse questa dichiarazione può sembrarti strana visto che come Podcast Coach aiuto le persone a creare un loro progetto audio. Ma sono anche dell’idea che, come ogni cosa, vada approcciato con la giusta predisposizione e le giuste motivazioni. Il rischio altrimenti è creare un prodotto che non porta valore né a te né al tuo pubblico, e quindi non ascolterebbe nessuno. Per cui, se sei nella fase in cui alla parola podcast ti brillano gli occhi e non vedi l’ora di partire in quarta, è mio dovere farti prima riflettere su alcune errate motivazioni che potrebbero spingerti verso una decisione sbagliata. Perché proprio un podcast? La primissima domanda che faccio a chi vuole cominciare un percorso con me è questa: perché hai deciso di creare proprio un podcast e non usare altri mezzi di comunicazione? Non tutti se la pongono e non tutti hanno la risposta pronta. Altre volte le idee sono chiare, ma le risposte suggeriscono che forse è meglio dedicare tempo e denaro a creare qualcosa di diverso che non sia il podcast. Vediamo insieme in quali casi è meglio non creare un podcast. Voglio fare podcast per diventare popolare? Molti podcaster che conosco in effetti sono diventati popolari proprio grazie al loro show. Puntata dopo puntata hanno saputo conquistare il pubblico ed entrare letteralmente nella quotidianità delle persone. Ed è proprio questo il punto: se hanno avuto successo con il loro podcast è perché sono riusciti a creare un prodotto di valore che il pubblico ha apprezzato. La popolarità è arrivata dopo, non è stata la leva scatenante. Anzi, molti di questi podcaster neanche si aspettavano un simile successo. Dunque se pensi di fare un podcast per soddisfare esclusivamente il tuo ego, beh potresti restare deluso. 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Credo che il podcast sia un modo per fare soldi? La monetizzazione è un aspetto interessante del podcasting. Tuttavia, pochi sanno che guadagnare con il podcast è più difficile di quanto si pensi. Che si tratti di pubblicità dinamica, episodi sponsorizzati, crowdfounding, il punto è sempre uno: serve un pubblico per monetizzare. E il pubblico te lo crei con il tempo, la costanza e il valore che offri.  Se credi di fare soldi facili, dovrai ricrederti. Piuttosto, concentrati sul creare un podcast per divulgare la tua esperienza, i tuoi valori e contenuti utili agli ascoltatori. Il resto arriverà. Lo faccio per vendere i miei prodotti e servizi? Il podcast marketing è un ottimo modo per promuovere il proprio business, ma non è uno spot pubblicitario. Sebbene un messaggio commerciale indiretto possa starci, l’effetto televendita è completamente fuori luogo.  Le persone non sono interessate ad ascoltare per 10, 20 o 30 minuti un messaggio di vendita diretta. 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Ti porterò anche la mia esperienza diretta su quanto ho riscontrato lavorando al mio primissimo progetto podcast La Gabbia. Quali sono queste paure? Vediamole insieme e poi se ti va condividimi le tue riflessioni con un messaggio. 1. Non so di cosa parlare Quante volte ho sentito dire questa frase e quante di queste si è risolta più facilmente di quel che si pensava. Quando si ha un’attività di business, che tu sia un libero professionista o abbia un’impresa, ci si raffronta ogni giorno con i bisogni e i problemi dei clienti. Le loro domande, i loro dubbi sono di per sé una grande fonte di ispirazione per i tuoi contenuti. Spesso pensiamo che certi argomenti siano scontati e che non interessino a nessuno perché per noi sono pane quotidiano. Ma quanti di questi potrebbe essere utile spiegare al tuo potenziale cliente? La tua esperienza sul campo e anche la tua visione su certi argomenti possono rassicurare chi ti ascolta e far loro comprendere in che modo lavori e trovare risposta ai loro dubbi. La mia esperienza Quando ho iniziato a fare podcast non avevo una mia attività di business. Lavoravo in azienda come dipendente e la ricerca degli argomenti è stata inizialmente una barriera. Poi ho riflettuto sui motivi per cui avrei voluto fare un podcast: volevo condividere un messaggio che mi stava a cuore e raccontare una parte del mio vissuto su quell’argomento. Ero alla volta di un cambiamento dopo un periodo difficile e la rinascita personale e professionale smuoveva riflessioni forti che potevano essere di ispirazione a qualcun altro. Suggerimenti per te: Se hai un business e vuoi promuovere il tuo brand, parti dai problemi dei tuoi clienti e parla di soluzioni: quali sono le domande frequenti che ricevi? quali sono i motivi che frenano i tuoi prospect nel prendere certe decisioni? come li hai aiutati in passato? Porta esempi semplici in cui le persone possano ritrovarsi.Parla della tua esperienza, delle difficoltà che hai incontrato in prima persona e come le hai superate. L’immedesimazione è una potente arma persuasiva perché significa entrare in connessione con gli altri. Parla di una tua passione, porta in campo ciò che sai e desideri condividere con appassionati come te di un particolare argomento.Trasforma i contenuti che hai già prodotto per la tua comunicazione online e usali per creare contenuti audio per il podcast. 2. Non ho tempo per fare podcast Per qualunque progetto ci vuole tempo. E il tempo è denaro. Il podcast è content marketing un po’ come il blog e, anche se non è un canale diretto di vendita, può convertire gli ascoltatori in potenziali clienti. Ti parlerò di conversione in uno dei prossimi articoli, ma intanto voglio fare una riflessione. Pensare di sprecare tempo in qualcosa che non sai a priori se funzionerà è comprensibile ma è allo stesso tempo limitante. Si spendono tanti soldi in advertising per parlare a potenziali clienti che non è detto siano interessati ai nostri prodotti o servizi. Il podcast raggiunge audience ben targettizzate perché è un contenuto on demand che è l’utente stesso a scegliere di voler ascoltare. Di sicuro è più disposto di altri a prestarci la sua attenzione. Perché non sfruttarla? Se gli obiettivi sono chiari e desideri davvero comunicare, spesso è solo una questione di buona organizzazione. Lo so che non è facile e ci sono sempre mille priorità. Credimi, ho le stesse difficoltà anche io. Tuttavia sai che nessun progetto prende vita da solo se non lo si pianifica e ci si attiene a un programma. Il segreto è considerarlo una task al pari di altre attività e darsi una scadenza sostenibile ma non procrastinabile. La mia esperienza Considerando che durante la preparazione di La Gabbia lavoravo full time e facevo spesso orari straordinari, il tempo era davvero risicato. Ho ragionato sulla mia effettiva disponibilità in termini di tempo e poi: ho stilato un planning che tenesse conto di tutto: lavoro, famiglia, svago e preparazione del podcast. Mi sono data delle scadenze e ho inserito in agenda dei momenti da dedicare esclusivamente al podcast, proprio come per altre attività. Ho diluito nel tempo la pubblicazione delle puntate facendole uscire ogni 15 giorni anziché settimanalmente così da avere una gestione più ragionevole. Cosa ti suggerisco: Ragiona in ottica di investimento, non di costo: il podcast non è un contenuto volatile, resta online fino a che lo vorrai tu. Ci sarà sempre chi ti ascolterà anche a distanza di anni. Fai un programma dettagliato di tutte le attività che dovrai gestire e valuta cosa puoi ricalibrare per ritagliarti tempo per la creazione di un podcast.Sperimenta un processo ideale e poi aggiusta il tiro: un programma serrato se non è sostenibile ti porterà inevitabilmente allo sconforto, con il rischio di abbandonare a metà strada il progetto.Fatti ispirare da chi ha già sperimentato il podcast con successo e chiedi loro consigli al riguardo. Il confronto è sempre efficace per capire come procedere. 3. Non so da dove cominciare Tra tutti, penso che questo sia il problema più grande di chi vuole iniziare a fare podcast per sé o la propria impresa. È comprensibile ed è legata al fatto che non si conosce così bene il podcast come mezzo di comunicazione e non si vuole sbagliare. Fortunatamente, in questi ultimi anni sul podcast si è scritto molto e ci sono molti strumenti a disposizione per imparare: corsi online e in presenza, tutorial, libri. Questi strumenti sono utili per approcciarsi al podcast e capire quali dinamiche ci sono dietro e quali abilità abbiamo già e possiamo mettere a frutto e quali invece bisogna fortificare. Passare dalla teoria alla pratica autonomamente richiede tuttavia una buona dose di motivazione, chiarezza di obiettivi e sperimentazione. La mia esperienza Ho iniziato con un corso per principianti per avere le basi di partenza e conoscere i tipi di format, l’uso degli strumenti, la scelta dell’attrezzatura e la distribuzione del podcast. Da lì ho sperimentato in autonomia mettendomi letteralmente in gioco. Non avevo obiettivi di business ma solo obiettivi personali. Ho preparato un piano editoriale, scritto i testi, scelto la musica, comprato gli strumenti giusti e poi mi sono buttata. È stato un grande arricchimento personale adoperarmi in una avventura del tutto nuova ed è l’esperienza che mi ha cambiato sotto tanti punti di vista. Tuttavia, col senno di poi, ho capito che certi errori avrei potuto evitarli e sfruttare meglio le potenzialità del progetto. Ecco perché ho poi deciso di farmi affiancare da chi ne sapeva più di me sulle parti tecniche e sulla strategia. Questo salto mi ha permesso di perfezionarmi, di creare altri podcast e specializzarmi. È stata questa esperienza a portarmi dove sono oggi. Ed è questo vissuto che mi permette di capire le dinamiche di chi inizia da zero e le difficoltà che si incontrano. Avere un Podcast Coach che ti segue passo passo per me è stato fondamentale. Per cui il mio suggerimento è: formati e informati: iscriviti a newsletter o frequenta blog che trattano questo argomento;chiedi supporto a un professionista per farti seguire o per alleggerirti il carico nelle attività che non riesci a gestire in autonomia. Per iniziare a fare podcast, i corsi sono utili a sapere cosa serve per attuare l’idea in progetto. Il passo successivo è farsi seguire da chi può concretamente aiutarti a realizzarlo. Questo ti consentirà di: focalizzare meglio gli obiettivirisparmiare tempo nella progettazione e realizzazionepuntare a un prodotto professionale. Ti sei ritrovato in uno o più di questi 3 problemi? Se stai pensando di iniziare un podcast e non sai da dove partire, posso aiutarti a valutare la tua idea, progettarla e seguirti in tutto il processo di realizzazione. Contattami per una call conoscitiva! Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
C’è una frase che dico spesso: “dietro ogni porta c’è tutto quello che ancora non sai di essere“. È questo il mio perché. Oltrepassare la soglia per vedere quali altri talenti possiamo scoprire di avere. Se solo una manciata di anni fa mi avessero detto che avrei iniziato a fare podcast non ci avrei creduto. Il mondo della comunicazione e del marketing mi ha sempre affascinata ma il mio percorso di studi, in realtà, aveva preso una strada totalmente diversa. E anche le mie iniziali scelte professionali: numeri, budget, analisi di bilancio, business plan, tutte cose che con le parole e i suoni avevano poca o nessuna affinità. Spesso mi domandavo se ciò che stavo facendo era davvero quello che avrei voluto (e potuto!) fare per tutto il resto della mia vita. La risposta era sempre no, ma non trovato l’ispirazione giusta per cambiare. In quei momenti di riflessione ripensavo alla fatidica domanda “come ti vedi tra 10 anni” ma, lo ammetto, non avevo alcuna risposta. Sono una persona curiosa e mi piace acquisire nuove competenze, cimentarmi in qualcosa di diverso. Ho bisogno di continui stimoli per trovare l’entusiasmo in ciò che faccio. Per molti il cambiamento è sinonimo di indecisione. Io lo reputo una fonte di rinnovamento. Il mio perché Perché fare podcast? Finché non ho varcato io stessa la soglia del mio “mondo ordinario”, non sapevo di poter realizzare qualcosa di più di quanto già stavo facendo. Avrei voluto scrivere un libro di racconti (in realtà è un sogno che non ho mai abbandonato e, chissà, magari un giorno…) perché la scrittura mi è sempre piaciuta, fin da ragazza. A scuola amavo tutte le materie umanistiche e a detta delle insegnanti ero anche piuttosto portata. Poi dall’adolescenza e per buona parte della mia vita, misi da parte la scrittura senza neanche rendermene conto. Mio padre voleva che mi dedicassi a cose “più concrete”, qualcosa che potesse diventare un lavoro vero e mantenermi una volta adulta. Avrei voluto studiare comunicazione o lettere e invece studiai economia. Ero anche brava e finì per piacermi. Almeno fino a che non scattò qualcos’altro. Il bisogno di scrivere tornò a sorprendermi come un vecchio pacco ritrovato in soffitta di cui non ricordavo l’esistenza. Una volta aperto, non riuscii a richiuderlo. Per questo mi rimisi a studiare e scelsi un master in comunicazione e marketing. Poi scoprii i podcast e mi resi conto che erano un’affascinante “tres d’union” tra scrittura e musica. Le storie sapientemente narrate con un’atmosfera sonora di accompagnamento, mi rapivano. Ricominciai a scrivere taccuini di pensieri, a riscoprire ciò che credevo di non possedere più. E volevo dirlo al mondo, con la mia voce. Fare un podcast coniugava scrittura e creatività, voce e musica. Volevo comunicare ed essere ascoltata, trasformarmi, creare qualcosa che ritenevo concreto per me, distinguermi. Quello è stato il mio “varcare la soglia“. “Cambiare cappello significa cambiare idee, avere un’altra visione del mondo”C.G. Jung I miei valori, la mia identità Il simbolo che mi identifica è la farfalla, come il logo stilizzato che racchiude la mia identità. Questi sono i valori che associo a questo elemento e che mi rappresentano. Cambiamento Evolvo e miglioro a contatto con le persone con cui lavoro, professionisti nel loro ambito che mi fanno entrare nel loro mondo per poi poterlo raccontare, cambiando prospettiva ma mantenendo la loro autenticità e identità. Libertà La libertà può essere conquistata solo a patto di sapersi sciogliere dai conformismi e dal coraggio di guardare oltre. Il mio lavoro è legato alla creatività, alle idee. E le idee nascono dove si ha la forza di pensare in modo differente, di sperimentare qualcosa di nuovo. Con il podcast si apre un nuovo modo di comunicare. Diversità Del mio lavoro amo la personalità di ciascuna storia, le sfumature che la rendono unica. È l’elemento distintivo che esalta la propria identità. Come ho iniziato a fare podcast Non amo improvvisare e prima di fare una cosa voglio studiarla, comprenderla. Il podcast mi affascinava per l’intimità che trasmetteva e la possibilità di mettere a frutto la propria creatività, vederne il risultato finale. Ma era un mondo sconosciuto come alla maggior parte delle persone. Così mi iscrissi a un corso di podcasting e poi a un altro e un altro ancora fino a conoscere le dinamiche che ci sono dietro la creazione di un progetto complesso. La mia formazione continua tuttora perché questo media è in costante evoluzione. Le conoscenze di copywriting e di narrazione mi hanno aiutata nella stesura dei testi del mio primo podcast. Ho sperimentato il viaggio dell’eroe in una storia autobiografica senza veli. Mi sono cimentata con l’editing della voce e con il sound design adatto a ciò che volevo esprimere. Mi sono scoperta, a me stessa e al mondo. Quel progetto è stato un nuovo inizio. Il desiderio di cambiare era più forte della paura di sbagliare. Da ascoltatrice e poi da podcaster, compresi il potenziale comunicativo del podcast e lo rapportai a tutte le tecniche di marketing che già adottavo. Era di gran lunga il modo più interessante per avvicinare le persone e creare una relazione. Dunque perché fermarmi a un solo podcast? Con il secondo mi spinsi oltre, e fu branded podcast. Come superare le difficoltà di fare podcast È senza dubbio complesso fare un podcast, richiede diverse abilità e tanta organizzazione. Non solo, richiede pianificazione, visione strategica, analisi del mercato, progettualità, specie se lo scopo è usarlo per promuovere il proprio business. Ma spesso l’ostacolo più grande siamo noi e ci facciamo prendere dalle paure che accomunano chi vuole iniziare a fare un podcast. All’inizio ignoravo tutto questo e se non fosse stato per la formazione e la consulenza podcast a cui mi sono affidata, mi sarei arresa prima del previsto. A volerla dire tutta, avevo grande motivazione ma brancolavo nel buio. Come Podcast Coach e Producer vorrei portarti a varcare quella soglia e scoprire ciò che ancora non sai di poter realizzare, riscoprire un modo nuovo di comunicare che tu sia libero professionista o azienda. Con la consulenza podcast ti aiuto a creare il tuo progetto con il piede giusto, anche se parti da zero. Sono diventata freelance per scelta, lasciando un impiego a tempo indeterminato, perché credo nella libertà di esprimere ciò che siamo. Per i brand che hanno voglia di innescare un cambiamento nella loro comunicazione, di andare oltre la solita storia, io ci sono. Vuoi far parte di questo cambiamento? Se hai qualche curiosità e vuoi conoscermi meglio, sono qui! Scrivimi a contattami@estermemeo.it e sarò lieta di risponderti. Ti aspetto! Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Sapere come promuovere un podcast e quali strategie applicare nelle varie fasi del lancio è fondamentale per valorizzare il progetto e ripagare l’effort impiegato in fase di produzione. Una delle sfide più grandi per chi fa podcast è la Discoverability, cioè la capacità di essere scoperti dal pubblico in ascolto. I motivi possono essere diversi e sicuramente sono legati sia a fattori indipendenti da noi, sia alle azioni che abbiamo o non abbiamo messo in atto per promuovere il podcast. La promozione del podcast è parte integrante della strategia marketing che brand, liberi professionisti o podcaster indipendenti devono definire quando decidono di produrre e distribuire un podcast. Non è una fase accessoria, non è una fase opzionale e da relegare solo al momento della distribuzione, è piuttosto una fase importante della progettazione. È infatti proprio qui che sta lo spartiacque tra chi ottiene risultati e chi li insegue. In questo articolo vedremo come promuovere un podcast nelle fasi di pre-lancio, lancio e post-lancio. Perché è difficile promuovere un podcast? Chi comunica oggi online si trova di fronte a una grande sfida, non possiamo nasconderlo.I motivi si nascondono dietro questi quattro fattori: la soglia di attenzione delle persone nella fruizione dei contenuti si abbassa; siamo sempre più esposti alla infobesità cioè a un flusso eccessivo di informazioni e contenuti con cui entriamo in contatto ogni giorno; c’è una continua frammentazione del pubblico sui vari canali di comunicazione e ci costringe a presidiare più touch point possibili per arrivare alle persone. Arrivare alle persone giuste è dunque una sfida. E chi fa podcast lo sa molto bene, perché ai fattori che abbiamo appena menzionato, se ne aggiungono altri due. La propagazione del mezzo.Il podcast non è ancora un media di massa, anche se sta crescendo molto. E per quanto la percezione delle persone possa essere diversa, in realtà è ancora un mezzo poco diffuso rispetto ad altri. Per darti un riferimento, pensa che i podcast attualmente nel mondo sono poco più di 4 milioni (fonte Podcast Index, dati ad Aprile 2023) contro i 600 milioni di blog. E in Italia si stima che i podcast pubblicati siano intorno ai 30 mila considerando sia quelli attivi che quelli non più attivi. Questo significa che il mondo del podcasting non è certamente un luogo saturo. Il che può essere un grande vantaggio per quanto riguarda la concorrenza, ma per contro la poca diffusione limita la Reach del pubblico. Le caratteristiche intrinseche del podcast.È un contenuto audio e come utenti non abbiamo ancora l’abitudine a cercare le risposte alle nostre domande sulle piattaforme di ascolto. Andiamo sui motori di ricerca. Per cui a meno che non siamo noi podcaster ad agevolare la strada ai potenziali ascoltatori e a mettere in atto strategie di promozione ben definite, ottenere una buona visibilità, diventa complicato. E allora come si promuove efficacemente un podcast? Prima di tutto mettendo a punto una strategia suddivisa per le tre fasi di lancio. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Le fasi di promozione di un podcast Le fasi di una buona strategia di promozione podcast sono: il pre-lancio il lancio il post lancio. Esattamente come avverrebbe per un qualunque altro progetto, servizio, iniziativa, evento online o dal vivo che devi lanciare, anche la promozione del podcast va pensata in questa ottica. L’errore più grande che vedo fare sui lanci di nuovi podcast, è pensare a come promuoverlo solo quando sta per uscire. Ti è mai capitato di vedere dei post sui social in cui viene condiviso il link di una puntata podcast senza nemmeno una descrizione, un contesto? Se tutto va bene c’è solo la frase “è uscita una nuova puntata, ascolta”. Ok, il messaggio è chiaro e diretto, ma quanto mi ha coinvolto? Quanti farebbero clic su quel link? A meno io non sia già un follower di quel podcast, è molto difficile che questo genere di comunicazione mi faccia venire voglia di ascoltarlo.  Il fulcro sta tutto nel saper catturare l’attenzione, mantenerla viva, per poi trasformarla in interesse. In vero interesse. E ti assicuro che spesso non è l’argomento il solo elemento discriminante per attirare o meno l’attenzione sul podcast ma è anche il modo in cui lo presentiamo alle persone.  Generare attesa, creare coinvolgimento, alimentare di continuo l’interesse sono gli ingredienti basilari per una promozione efficace. E una volta che abbiamo questi ingredienti in mano, vanno lavorati con strategie e azioni concrete. Le strategie possono essere diverse da podcast a podcast, a seconda del genere, del format, del tipo di distribuzione, della notorietà del brand, del budget, dei canali di comunicazione. Ma necessitano tutte di una pianificazione ben precisa.  Quali attività pianificare nelle tre fasi di promozione di un podcast? Vediamole insieme. La promozione del podcast nella fase di pre-lancio La fase di prelancio di un podcast è quella che serve a creare hype e a scaldare il potenziale pubblico. Può durare anche diverse settimane. Anzi, è più fruttuosa se fatta con largo anticipo. Questa è la fase che io definisco di semina. È il momento in cui inizi a informare il pubblico di ciò su cui stai lavorando, senza spoilerare troppo ma fornendo qualche indizio su ciò che definiamo “coming soon”.  I social in questo caso sono ottimi canali di comunicazione. Parlare alla tua community online è il primo passo per creare una futura fan base di ascoltatori. Se i tuoi follower sono ingaggiati per primi, saranno loro stessi ad aiutarti ad espandere la voce e ad allargare il pubblico. Cosa comunicare nel pre lancio di un podcast? mostra i dietro le quinte del lavoro che stai svolgendo: strumenti, luoghi, persone. racconta una parte del tuo processo di lavoro, parla del perché hai scelto di iniziare un podcast e come stai vivendo questa fase di creazione condividi piccoli successi, difficoltà, aggiornamenti sullo sviluppo del progetto. Ricorda che le persone si appassionano ai percorsi ancor prima delle mete. Per cui crea uno storytelling di questa fase di produzione. Quando sei a ridosso della pubblicazione del podcast, per esempio una o due settimane prima, la comunicazione cambia e diventa più incisiva.  Poco prima del lancio del tuo podcast puoi: postare un count-down sui social per avvertire i tuoi follower della data di uscita. Creare una landing page del podcast con l’anteprima del titolo, della cover, una sinossi che descriva l’argomento, il format e la struttura che avrà il tuo podcast. Puoi inserire anche un form per invitare nuovi potenziali ascoltatori a restare aggiornati sul lancio. Questo è un bel modo anche per fare lead generation. Condividere un estratto audio del trailer attraverso Reel, Short YouTube, Newsletter. Presentare il progetto agli iscritti della tua newsletter e dando loro la possibilità di assaggiare un’anteprima di ciò che andrà online. Programmare dirette social con i partner che hanno partecipato al tuo progetto. Iniziare a frequentare le community italiane di podcasting. Come promuovere il podcast nella fase di lancio Questa è lo stadio che ti richiederà maggior effort. Devi sfruttare ogni leva possibile per coinvolgere il tuo pubblico e spingerlo ad agire. Se lo hai già scaldato a dovere nella fase di pre-lancio, la curiosità di ascoltare il lavoro che ti è costato mesi di impegno, giocherà a tuo favore.  Non fare l’errore che una sola comunicazione basti a stimolare l’interesse. Dovrai essere bravo/a a presidiare tutti i canali e a fare una comunicazione più intensa del solito. Non avere paura di creare più reminder. Non sempre le persone che leggono un singolo post hanno la possibilità di ascoltare subito la puntata. Può darsi che non sia il momento giusto per farlo, oppure semplicemente se ne dimenticano. Quindi struttura una comunicazione costante e diversificata. Prepara un piano editoriale ad hoc per la promozione del podcast sui social, in diversi formati. Scrivi la newsletter del lancio e se non ne hai ancora una tutta tua, puoi sfruttare la newsletter di LinkedIn in cui tra l’altro puoi inserire un player per ascoltare direttamente la puntata attraverso Spotify. Se hai un sito web, metti in evidenza nella home page questo nuovo progetto in modo che le persone che arrivano sul tuo sito dai motori di ricerca sappiano che è uscito un tuo podcast e lo vedano subito. Se il podcast tratta argomenti sociali o di attualità notiziabili, puoi anche pensare di creare un comunicato stampa da divulgare a testate online di settore. Sfrutta il tuo network per far conoscere il tuo podcast e chiedi loro di condividere il tuo progetto. Entra in connessione con altri podcaster, quelli che magari hai già conosciuto nelle communty di podcasting e parla del tuo progetto. Chiedi interviste al tuo network, ad altri podcaster o a esponenti del tuo settore di intervistarti in modo da poter parlare del tuo progetto anche a community diverse dalla tua. Partecipa ad eventi di settore o di podcasting così da raggiungere anche un pubblico off line. Ma attenzione a una cosa: evita di fare spam incondizionato del tuo podcast, a taggare persone sui social per ogni post che pubblichi o a mandare mail fredde e asettiche nella speranza di essere ricondivisi o contattati. Una comunicazione intensa è giusto farla ma con criterio e sondando l’interesse. Tutto si deve sempre basare su relazioni e connessioni ben costruite e reciproche. Lo spam non piace a nessuno, per cui ricorda di non forzare la mano.  Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Promuovere un podcast nel post-lancio Questa fase è la più bistrattata di tutte. Un po’ perché il picco del lancio porta a un naturale decremento delle attività di comunicazione, un po’ perché si arriva a questa fase già stanchi.  Per evitare che il post lancio, nel tempo, ci porti a perdere l’attenzione di tutto quel pubblico che abbiamo faticosamente scaldato nelle due fasi precedenti, è importante strutturare un processo sostenibile e che ci consenta di essere costanti e presenti.  La promozione post lancio va pianificata in fase di progettazione esattamente come le altre due fasi. Perché sebbene meno intensa, è quella che poi resta a regime. Questa fase va studiata ad hoc per singolo progetto anche perché le modalità possono cambiare se si tratta di una serie autoconclusiva, di un podcast episodico, di un podcast intervista, ecc.  Se il podcast è uno strumento di marketing a supporto del tuo business, ricorda di usarlo come risorsa sempre disponibile a chiunque entri in contatto con te.  Quali strumenti usare per promuovere il podcast nel post lancio Sui social puoi per esempio spezzettare i contenuti delle puntate per creare post o caroselli tematici e rimandare poi gli utenti all’ascolto della puntata nel link in descrizione o del post, a seconda del social che stai usando.  Creare degli highlight video da divulgare come reel o short su YouTube Inserire il link diretto del podcast nella firma delle email che mandi ai clienti o partner o con un QR code sul tuo bigliettino da visita. Pubblicare newsletter tematiche ogni volta che esce una puntata nuova. Se hai ospiti, chiedere di condividere con la loro community l’intervista. Attivare campagne di advertising sui social se il progetto podcast è un pilastro di una strategia marketing più ampia. chiedere recensioni e iscrizioni su Apple Podcast o su Spotify in modo da sfruttare l’algoritmo delle piattaforme. E poi, sfruttare la SEO in modo strategico per essere trovato sui motori di ricerca. Su questo tema che è senz’altro molto ampio, troverai anche delle puntate del mio podcast interamente dedicate a questo argomento. Le puoi ascoltare tutte nella playlist di Spotify. SEO e Podcast: gli impatti sul posizionamento online Leggi tutto Conclusioni La promozione del podcast perché sia efficace è un lavoro, ed è un lavoro costante. Se vuoi mettere a punto una strategia di promozione podcast mirata per il tuo progetto, contattami e ti aiuterò a trovare quella più idonea per te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Il podcast è un ottimo modo per promuovere il proprio business e negli ultimi anni sono tanti i professionisti e le aziende che si sono interessati a questo canale di comunicazione. Forse sei tra quelli hanno scoperto il podcast da poco e ti incuriosisce sapere come funziona, o magari ne ascolti tantissimi e l’idea di averne uno tutto tuo ti alletta molto, oppure credi che la tua attività per essere al passo coi tempi debba assolutamente avere un proprio canale audio o, forse, vuoi solo differenziarti dalla concorrenza. Ecco, se in qualche modo senti di appartenere a una (o più) di queste categorie e stai pensando di creare un podcast, allora è il momento di chiedersi: “il podcast è davvero il canale di comunicazione adatto a me e al mio business?”. Perché se c’è una cosa che devi sapere è che il podcast è un lavoro duro: richiede tempo, risorse e impegno. Devi esserne consapevole prima di cominciare. E allora facciamo chiarezza e vediamo insieme quali aspetti e quali domande possono aiutarti a capire se il podcast è il canale di comunicazione che fa al caso tuo. Come scegliere il canale di comunicazione giusto Facciamo una premessa. Come ho spiegato nell’articolo sulla multicanalità, i canali di comunicazione online sono tanti e hanno caratteristiche diverse tra loro per linguaggio, formato, target, tempi di fruizione e logiche comunicative. Restando in ambito digital, troviamo: Sito webBlogPodcast marketingVideo marketingNewsletterSEOSocial mediaDigital PRAdv. Alcuni canali di marketing sono a mio avviso necessari per qualunque business, altri possono essere selezionati e integrati nella propria strategia solo dopo una valutazione interna precisa. Certo, è sempre bene diversificare e avere più touchpoint attivi possibili per intercettare il pubblico in target. In questo modo moltiplicheresti le possibilità di convertire i prospect e aumentare le vendite. Ma sarebbe impensabile usare ottimamente tutti i canali di comunicazione senza impiegare risorse adeguate in termini di tempo, budget ed energie. Per contro, essere presenti su tutti canali senza sfruttarli appieno o usandoli in modo discontinuo perché poche le risorse da investire, non ti porterà da nessuna parte. Devi fare una scelta e identificare lo strumento marketing più adatto a te. Come si fa a scegliere? La verità è che non esiste il canale di comunicazione migliore o peggiore in assoluto. Esistono strategie giuste per ogni business che definiscono percorsi marketing in cui ciascun canale fa la sua parte e contribuisce al risultato. La scelta dipende dal tipo di messaggio, target e obiettivi. Questo vale per tutti i canali di comunicazione, compreso il podcast. Entriamo un po’ più nello specifico e capiamo se il podcast si addice al tuo business. Come capire se il podcast è il canale di comunicazione adatto a te Credo che il modo migliore per trovare le risposte giuste sia scavare in profondità ed essere disposti a farsi domande a volte un po’ scomode. Come per gli altri canali marketing, anche il podcast ha un suo “codice” e perché funzioni bisogna conoscerlo e applicarlo. Se si parte da presupposti sbagliati, si possono prendere vere e proprie cantonate che ti faranno sprecare tempo, energia e soldi. Non ne vale la pena, te lo assicuro. Quelle che ti menziono ora sono tutti elementi da tenere presente se vorrai integrare il podcast marketing nella tua strategia di comunicazione. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Che tipo di contenuti vuoi trasmettere? Il podcast, sebbene sia un ottimo modo per promuovere il proprio business, non è lo strumento giusto per lanciare messaggi commerciali diretti. Nessuno ascolterebbe un contenuto di 10-20-30 minuti o più in cui si fa solo pubblicità. Le persone che dedicano tempo ad ascoltare un contenuto cercano risposte, intrattenimento, ispirazione, motivazione, informazione. Di certo non promozioni spudorate. Per l’advertising ci sono altri contesti più adeguati. Quindi, se credi di avere contenuti utili da divulgare, di cui sei esperto o appassionato, allora il podcast può fare al caso tuo. Chi è la tua target audience? Se hai già un’attività avviata, probabilmente conoscerai bene le esigenze della tua target audience. Sai quali sono gli argomenti di interesse, i bisogni, i desideri. Ma quanto conosci le abitudini del tuo pubblico? È importante farsi questa domanda per capire in primis se il podcast può essere lo strumento giusto per il tuo target e in secondo luogo quale format o strategia di divulgazione sia migliore. Chiediti: Si tratta di profili che ascolterebbero un podcast?Quanto tempo avrebbero da dedicare ai contenuti?Usano già strumenti idonei all’ascolto? Mettiti nei loro panni e immagina quale sarebbe l’esperienza di fruizione. Hai tempo da investire? Per fare un podcast ci vuole un po’ più tempo di un post sui social o di un articolo di blog ma anche molto meno tempo di un buon video su YouTube. Devi mettere in conto che ci sono attività di produzione che possono richiedere diverse ore di lavoro e competenze tecniche da acquisire (o delegare). Con una buona pianificazione e organizzazione si può trovare la quadra giusta, l’importante è che tale impegno venga mantenuto nel tempo. Non c’è niente di peggio che iniziare un progetto e mollarlo dopo due o tre episodi perché ci si rende conto che non si è in grado di portare avanti il lavoro. Qual è il tuo budget? Tutte le produzioni podcast hanno un impatto sul conto economico. Di gratis non c’è niente. Puoi certamente contenere i costi facendo scelte oculate, così come ho spiegato nell’articolo su come creare un podcast a budget ridotto. Ma qualcosa dovrai pur spendere, specie se il podcast sarà il tuo strumento di marketing e quindi rappresentare il tuo brand. Ecco alcune delle voci che potrebbero influire sul budget: attrezzaturahosting providerlicenze musicalicorsi di formazionesoftware di registrazionecosti di graficaconsulenze personalizzate. La bilancia può pendere in modo diverso su una o più voci a seconda del tipo di progetto che vuoi realizzare, la durata, la tua esperienza e competenza, il tempo a disposizione e il livello di qualità. Il podcast è un canale che ti metterebbe a tuo agio? Questo è un elemento emotivo da non sottovalutare. E naturalmente mi riferisco a chi vuole creare un podcast in prima persona. C’è una componente psicologica legata all’ascolto della propria voce registrata che a volte spaventa. Ma è questione di abitudine e allenamento. Di solito passa dopo il primo impatto. C’è tuttavia un altro aspetto legato alla voce. È uno degli organi in grado di svelare molto di noi: la personalità, le emozioni, le intenzioni, l’identità. Dobbiamo essere disposti a donare una parte di noi agli altri ed esporci al pubblico in tutta la nostra interezza. Questo in realtà è il bello del podcast, perché proprio grazie alla voce possiamo costruire una relazione più autentica e intima con gli ascoltatori, ma all’inizio potresti provare imbarazzo, specie nei confronti dei tuoi amici e conoscenti. Prendila come un atto di coraggio. Come aprire il proprio canale di comunicazione podcast Molte aziende decidono di investire nella creazione di branded podcast commissionando l’intera produzione a un team dedicato gestito da un podcast producer. Le figure professionali che ruotano intorno a un produzione podcast sono autori, tecnici audio, curatori, speaker, sound designer, graphic designer, marketer. Qui il livello di qualità richiesto è alto e il budget è determinante. Ma non tutte le produzioni sono commissionate per intero. Alcuni ottimizzano risorse interne e acquistano da altri professionisti solo alcuni servizi. Se sei un libero professionista e non hai esperienza puoi decidere di investire tempo per acquisire competenze e seguire corsi di formazione in autonomia, oppure seguire un percorso di coaching podcast che ti guida passo passo dalla progettazione alla pubblicazione del tuo podcast. In ogni caso, la prima valutazione da fare è se il podcast è il canale di comunicazione che fa per te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
A prescindere dal mezzo che utilizziamo, ogni singolo giorno abbiamo a che fare con la comunicazione, contribuendo come mittenti e destinatari dell’informazione e, talvolta, della disinformazione. Contenuti nascondi 1 Intervista ad Assunta Corbo, giornalista 1.1 Fare informazione ed essere autorevole 1.2 La ricetta di un’informazione costruttiva 1.3 Qual è l’informazione di qualità? 1.4 Empatia Digitale: comunicare con responsabilità Il podcast è un media molto intimo che riesce a trasmettere molto della tua personalità e del tuo modo di comunicare, facendo percepire quali sono gli elementi distintivi del tuo brand. La comunicazione è fondamentale per instaurare una relazione con il pubblico e costruire quella fiducia che avvicina le persone al nostro brand. Essa, però, non si basa solo sullo stile comunicativo di una persona ma anche sulla qualità e sul valore dei contenuti trasmessi. Ecco perché informazione e la disinformazione giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione di oggi, anche attraverso l’utilizzo del podcast.    Esiste un modo per rendere più autorevole ciò che diciamo e voglio parlartene insieme a un’ospite che stimo tantissimo, sia come persona che come professionista. Ha investito gran parte della sua carriera sull’importanza di fare giornalismo costruttivo: vi presento Assunta Corbo. Intervista ad Assunta Corbo, giornalista Assunta Corbo è giornalista, Fondatrice del Constructive Network in Italia e di News48, autrice di “Dire, fare … ringraziare” e di “Empatia Digitale”, un saggio sul tema della comunicazione online e offline. Ti occupi di Giornalismo Costruttivo dal 2012 e, dal 2019, sei Founder di Costructive Network: il primo network italiano di professionisti dell’informazione che si dedica alla comunicazione costruttiva. Cos’è il giornalismo costruttivo e perché oggi è importante fare informazione in quest’ottica? “Il giornalismo costruttivo è un approccio all’informazione che rispetta profondamente il lettore: colui che il giornalista dovrebbe avere sempre in mente. Vedo il giornalismo costruttivo come un ritorno alla professione fatta in modo etico piuttosto che come qualcosa di nuovo. Significa rispettare il lettore e la notizia, essendo onesti ancor più che obiettivi. Quest’ultimo è un tema delicato perché noi giornalisti siamo esseri umani e l’obiettività è, a volte, difficile da mettere in atto. Dal momento in cui scegliamo una storia, abbiamo già fatto una scelta basata sulle nostre esperienze e sui valori in cui crediamo. Quando una storia ci appassiona, a mio avviso, è impossibile essere obiettivi tuttavia si può e si deve essere onesti. Essere onesti nel fare informazione significa non lasciare i fatti in sospeso e continuare a seguire una storia anche quando ha perso quell’interesse mediatico che, all’inizio, ci aveva portati a raccontarla minuto per minuto. Significa raccontare ciò che non funziona ma anche quello che sta funzionando, in ottica costruttiva. Questo è il giornalismo di cui abbiamo fortemente bisogno in questo momento storico, in cui la pandemia e la guerra hanno prodotto un tipo di informazione che ha appesantito le persone. È tempo di fare un’inversione e tornare a chiedersi Perché faccio il giornalista? Quali sono i miei principi e valori? Porto avanti quelli“. Fare informazione ed essere autorevole Il tema della fiducia sia nei confronti di chi fa informazione che nei confronti dei brand che si fanno sempre più portavoci di messaggi ad alto impatto sociale, è molto sentito in questo periodo storico, soprattutto dalle nuove generazioni. Tra l’altro è uno dei punti cardine del manifesto del Costructive Network. Quanto conta l’autorevolezza di chi fa informazione rispetto alla notizia? “Tantissimo. L’autorevolezza si costruisce proprio utilizzando quegli strumenti digitali, come può essere il podcast, piuttosto che i social. Questi ultimi sono spesso criticati in quanto hanno sicuramente delle sfumature che vanno controllate. Sono, di fatto, la grande opportunità per chi fa informazione, per far conoscere sé stesso e come lavora alle persone, i propri principi e come sceglie le storie. Ciò contribuisce a creare l’autorevolezza che accennavi: una persona o un professionista che condivide, racconta alla sua comunità qualcosa di valore. Oltretutto, oggi siamo diventati un po tutti “giornalisti”, nel senso che l’informazione arriva dai canali più disparati. Chiunque pubblica un contenuto sui social sta facendo informazione (o disinformazione) in qualche modo rispetto a chi lo fa per professione. Questo ruolo non reputo spetti solo ai giornalisti, bensì anche ai blogger in quanto anche loro sono degli informatori. Chi produce dei contenuti strutturati, come il podcast, sta facendo informazione. Ecco perché tutti noi dobbiamo prestare attenzione a creare una narrazione costruttiva, ossia a come strutturiamo le nostre storie.” La ricetta di un’informazione costruttiva Nell’ultimo biennio sono nati diversi podcast che fanno informazione, molto seguiti perché si sono imposti come fonte autorevole. La ricerca condotta da Spotify lo scorso autunno, su come sta cambiando il panorama culturale dei giovani (in particolare, Generazione Z e Millennials) e i mezzi attraverso i quali s’informano sui temi di attualità, sostiene che il 36% nutre maggior fiducia nei podcast rispetto ai media più tradizionali come radio, tv, giornali ecc. I podcaster, infatti, riescono a instaurare una connessione più intima con il loro pubblico e, di conseguenza, a trasmettere maggiore autenticità e affidabilità. Conta di più chi parla e la relazione con questi, rispetto alla notizia in sé. Qual è la ricetta per creare un’informazione costruttiva che contrasti la disinformazione o la misinformazione? “L’argomento è molto ampio e penso che sia questa l’epoca in cui dobbiamo tornare ai concetti di utilità e di responsabilità. Quando comunichiamo, mettiamo in circolo informazioni che inevitabilmente stiamo offrendo delle persone. Un messaggio è un insieme di parole – come scrivo in Empatia digitale – che lanciamo nel mondo; viene accolto da una o migliaia di persone, non importa quante, ma ricordiamo che dall’altra parte ci sono sempre delle persone. Chi inizia a scrivere, produrre o registrare un contenuto, per prima cosa, dovrebbe chiedersi se è utile. Nell’era dei social media ci siamo trovati spesso a raccontare quanto siamo bravi e quante cose straordinarie facciamo. In realtà, questi contenuti non sono utili a chi li riceve. Dobbiamo, invece, essere utili alle persone, trasferendo un insegnamento, anche quando raccontiamo qualcosa che chiaramente mette in luce il nostro lavoro e il nostro talento. In quanto alla disinformazione, è un’informazione sbagliata, scorretta, che non dà gli strumenti giusti alle persone. La disinformazione è fuorviante: è un’informazione che ti porta da un’altra parte, spesso veicolata, ahimè, dalla propaganda. Lo vediamo, per esempio, nella narrazione della guerra. La polarizzazione è un altro fenomeno gravissimo che mette le persone le une contro le altre nonostante sia tutto costruito dai media, da chi mette in circolo l’informazione.” Qual è l’informazione di qualità? “Bisogna fare, a priori, una distinzione tra la disinformazione e l’informazione di qualità e, successivamente, chiedersi qual è quella che accoglie tutte le sfumature e le offre al lettore, fornendo gli elementi che lo aiutino a comprendere la realtà e il contesto. Questo è il grande ruolo di responsabilità che ha chi fa informazione: raccontare e spiegare alle persone cosa succede, togliendole dal senso di impotenza di fronte a dei problemi giganteschi. Dare gli strumenti per interpretare numeri, statistiche e le visioni dei diversi professionisti intervistati. L’informazione di qualità educa il lettore, lo spettatore, l’ascoltatore, il pubblico e, in generale, la comunità. Si comincia a parlare sempre più di comunità che di pubblico dei giornali e dei media digitali. Per esempio, se pensiamo al giornalismo locale, la relazione del giornalista con la comunità è molto forte: ne conosce i problemi, li affronta e la aiuta a risolverli parlando con le istituzioni. Questo fenomeno si sta allargando anche a livello nazionale e internazionale. Il giornalista ha a che fare con la comunità, non più con un lettore.” Empatia Digitale: comunicare con responsabilità Il tuo ultimo libro Empatia Digitale esprime un concetto molto bello che voglio citare: “le parole sono di tutti, il contenuto è personale”. Sottintende la responsabilità che ciascuno di noi ha quando comunica ogni giorno, sui social, sui blog o tramite il podcast che, come abbiamo visto, riesce ad essere uno strumento potente. Inevitabilmente, quello che pubblichiamo non è più solo nostro ma diventa degli altri. Cosa dovremmo chiederci prima di pubblicare un contenuto per essere costruttivi e non distruttivi? “Sicuramente il concetto dell’utilità di cui abbiamo parlato, oltre al concetto importantissimo di inclusione. Bisogna chiedersi: Il contenuto che sto pubblicando potrebbe ferire qualcuno? È chiaro che non potremo tenere sotto controllo tutto, però, possiamo avere questa accortezza, senza cadere in qualche stereotipo. Prima o poi, accade anche a chi scrive in buona fede di fare uno scivolone di questo tipo. Quindi, prendiamo atto del fatto che stiamo pubblicando un contenuto che potrebbe ferire qualcuno, in quanto tocca ambiti delicati. Il concetto di autenticità è un altro punto fondamentale, a cui tengo tantissimo. Parlando della comunicazione dei brand, dei liberi professionisti e di chi fa business, bisognerebbe chiedersi Quanto mi rappresenta il contenuto che sto producendo e diffondendo? Contribuisce davvero a costruire l’immagine giusta di me? Le persone, ormai, hanno imparato a riconoscere l’autenticità. Raccontare fallimenti, ed errori è una cosa che ci umanizza tantissimo, uscendo da quella logica di perfezione a cui i social ci abituano. Abbandoniamo l’idea che si debba necessariamente raccontare solo quello che sta funzionando. Questi sono, secondo me, i principi da cui partire per costruire una buona comunicazione e una narrazione costruita sull’autenticità.” Conclusioni Sono certa che tutte le informazioni condivise da Assunta Corbo, che ringrazio, ti abbiano dato degli ottimi spunti e un nuovo punto di vista per scegliere come comunicare, anche attraverso il tuo podcast. Per approfondire l’argomento, ti consiglio la lettura del libro di Assunta Corbo, Empatia Digitale – Le parole sono di tutti, il contenuto è il tuo edito da Do it Human: un valido manuale di istruzioni per comunicare in modo costruttivo, online e offline.  Puoi, inoltre, seguire Assunta Corbo sui suoi canali social e sul suo sito www.assuntacorbo.com Avrai capito quanto costruire il proprio stile comunicativo sia davvero importante. Se hai già in mente un progetto per il tuo podcast ma non sai da dove iniziare, scrivimi per richiedere una consulenza personalizzata. Sarò felice di essere la tua Podcast Coach. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Target audience è un termine che bene o male tutti, almeno una volta, hanno sentito menzionare. Nel marketing si usa spesso per indicare il “segmento di pubblico” a cui sono destinati i prodotti e i servizi di un brand. Ciò di cui parleremo in questo articolo è come il pubblico target diventa rilevante in fase di produzione di un podcast, e quali fattori bisogna tenere conto rispetto ad altri canali di comunicazione. Dunque, target audience: cos’è? e soprattutto perché è importante definirla prima ancora di cominciare a creare i contenuti del nostro podcast? Cosa si intende con il termine Target Audience Possiamo definire la target audience di un podcast come il nostro pubblico di riferimento, cioè il gruppo di persone a cui ci si rivolge. Identifica, in pratica, i destinatari della nostra comunicazione. Il termine stesso target, sottintende che questo pubblico non sia generico ma sia specifico e che accolga persone con caratteristiche, esigenze, interessi o obiettivi comuni. Possono essere utenti molti diversi tra loro, accomunati, però, da fattori sostanziali che li definisce come gruppo o categoria. Avere in testa questo concetto è importantissimo quando si comunica. A cosa serve identificare un pubblico Chi abbiamo di fronte determina sempre il modo in cui comunichiamo. Facciamo un esempio. Immagina di spiegare a un bambino di 6 anni il tipo di lavoro che svolgi ogni giorno. Quali parole sceglieresti? Con che profondità di dettagli lo spiegheresti? Ora, immagina di spiegare che lavoro svolgi a un tuo collega. Quali parole useresti? Con che profondità racconteresti i dettagli del tuo lavoro? L’argomento di fondo è sempre lo stesso: spiegare il tuo lavoro a qualcuno. A cambiare, in un caso e nell’altro è solo quel qualcuno. È vero, apparentemente si tratta solo di un interlocutore diverso. In realtà con quel qualcuno di diverso, cambia tutto il resto. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Qualunque tipo di comunicazione, a prescindere dal canale che si usa per farla, è sempre un processo bidirezionale. Ed è un processo anche piuttosto complesso perché è influenzato da: contesto livello di confidenza età sesso cultura luogo in cui si vive tipo di relazione che abbiamo con quella o con quelle persone. Tutto questo processo è sicuramente più semplice impostarlo quando abbiamo fisicamente qualcuno di fronte a noi. Perché lo vediamo, siamo in grado di decifrare i segnali che ci arrivano anche dal linguaggio del corpo, dalle sensazioni che percepiamo e che regolano di conseguenza il modo in cui ci relazioniamo con quella persona. Siamo in grado di scegliere più facilmente che linguaggio usare, quale tono, quale registro. Ma cosa succede quando questo pubblico non è fisico? quando non lo possiamo vedere concretamente, come per esempio succede con il podcast? Perché è importante individuare la Target Audience nel podcast Parlare a qualcuno che non vediamo e non conosciamo complica un po’ le cose. Eppure nel podcast quel pubblico è reale, esiste. Parliamo davvero a qualcuno che ci ascolta, anche se non risponde in modo diretto alla nostra comunicazione. Come si fa a parlare a qualcuno che non si è mai visto? Beh la risposta è semplice: ce lo dobbiamo immaginare. E per potercelo immaginare, dobbiamo prima scegliercelo.  Dobbiamo decidere a chi rivolgere la nostra comunicazione. Ed è una scelta che va fatta già nella fase iniziale del progetto, e non in fase di produzione. Nel podcast, a seconda del pubblico a cui scegliamo di rivolgerci, potrebbero cambiare: il concept, lo stile di comunicazione, il piano editoriale, la frequenza di pubblicazione, la durata degli episodi, il giorno di pubblicazione, i canali di promozione attraverso cui veicolarlo, le persone da coinvolgere nel progetto. Tutti aspetti che possono cambiare radicalmente il processo di produzione. Non è quindi un aspetto di secondaria importanza. Come si definisce il proprio target nel podcast Il target si sceglie ragionando su più fattori. gli obiettivi il tipo di argomento il punto di vista con cui si sviluppa la profondità con cui si affronta un argomento le finalità del progetto  la competenza e l’esperienza possedute su uno specifico argomento. Gli obiettivi Se stai facendo un podcast per il tuo business, quindi lo stai usando come strumento di marketing, dovresti pensare a quali persone sarebbe strategicamente più utile raggiungere attraverso il podcast perché portino valore al tuo business. Potrebbero essere potenziali clienti, ma anche potenziali partner. Obiettivi di marketing e di podcast: perché è importante allinearli? Leggi tutto Argomento Non tutte le persone saranno interessate a quello di cui vuoi parlare. Semplicemente per mancanza di interesse o di esigenze specifiche. Potresti parlare di genitorialità, ma va da sé che se una persona non ha figli e non ruota attorno ai bambini, è più difficile che sia coinvolto nell’argomento. Punto di vista A parità di argomento, potrebbe cambiare il modo in cui ne parli o la prospettiva da cui affronti il tema, e dare così una connotazione più specifica che potrebbe interessare più ad un pubblico piuttosto che un altro. Questo è un aspetto importante anche per differenziarsi dai competitor. Profondità dei contenuti La profondità con cui vuoi affrontare l’argomento si riallaccia un po’ all’esempio di prima. A un bambino di 6 anni se racconti il tuo lavoro, probabilmente sarai molto più generico rispetto a un collega. Questo perché cambia il livello di conoscenza di fondo del tuo target. Quindi domandati: quando voglio essere tecnico o dettagliato in quello di cui parlo? Finalità del progetto Per finalità intendo il tipo di reazione che si vuole suscitare con il podcast. Deve essere un prodotto per sensibilizzare un pubblico, per educare, per intrattenere, per informare? Qual è lo scopo? Competenza ed esperienza Il tuo livello di preparazione sull’argomento determina anche il pubblico a cui puoi rivolgerti in modo che tu abbia sempre autorevolezza e ottenga la fiducia degli ascoltatori. Questo non significa che tu debba metterti in cattedra a impartire lezioni ma nemmeno sembrare improvvisato sull’argomento. Questa è la prima analisi che dovresti fare prima di capire a quale target rivolgerti. E diciamo che è già un gran lavoro di scrematura. Una volta fatto questo passaggio, definire la tua target audience diventa molto molto più facile. Ma non è un lavoro che termina qui, ovviamente. Perché ora bisogna concentrarsi sui dettagli e arrivare a definire l’ascoltatore ideale. Questo è un passaggio chiave che si fa partendo da una serie di valutazioni, di domande che ci possiamo porre e che ci portano ad una risposta. Ed è uno dei passaggi che spiego molto bene in una delle lezioni del breve corso Trasforma la tua idea in un podcast vincente in 7 giorni che è un inizio di progettazione del proprio podcast che ti da tutti gli strumenti base per partire con il tuo progetto. Ad oggi ben oltre 200 persone lo hanno già seguito e se vorrai potrai essere parte di questo gruppo. 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Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo La comunicazione non è fatta solo di parole. È fatta anche di linguaggio del corpo, di espressioni facciali e di tanti altri segnali non verbali che comunicano il nostro stato d’animo e le intenzioni. Il tono della voce è tra questi e può avere un impatto enorme su chi ci ascolta al pari di ciò che si dice. Uno stesso contenuto può comunicare agli ascoltatori del podcast cose diverse a seconda del tono della voce usato. Possiamo risultare rassicuranti, amichevoli, provocatori, istituzionali, professionali o ironici. Questa componente, insieme a ritmo, volume, intensità e intenzione, influenza il tipo di rapporto con il nostro pubblico.  Quale tono della voce è meglio usare quando si fa podcast? Eh sì perché spesso succede che ci preoccupiamo tanto della qualità dei contenuti e della qualità dell’audio (come è giusto che sia, ovviamente!), ma poi non pensiamo che il modo in cui esprimiamo quegli stessi contenuti è altrettanto importante. Cosa rivela di noi il tono della voce Il tono della voce rivela di noi molto più di quello che rivelano le nostre parole. Se dicessimo “non sono affatto arrabbiata” ma dalla nostra voce trapela irritazione, rigidità e distanza, nessuno crederebbe alle tue parole. La voce è un importante mezzo di comunicazione e di espressione. E, almeno nella nostra cultura occidentale, La voce esprime e trasmette le nostre emozioni attraverso mille sfumature; riesce a comunicare gioia, tristezza, paura, collera, disprezzo, tenerezza, indipendentemente dal significato delle parole. Questo vuol dire che fa trapelare le nostre intenzioni, i nostri stati d’animo e la personalità. La voce è uno strumento identitario, che quasi ci mette a nudo e mostra agli altri chi siamo.Ecco perché il podcast è considerato un media più autentico, in grado di stabilire più connessione con gli altri, nonostante sia quasi del tutto uni direzionale.  Ecco, il tono di voce influisce sulla percezione che gli altri hanno di noi. Ci identifica. Il che non significa che noi siamo davvero solo quella roba lì. Ma in un contenuto audio, dove la voce è lo strumento principale che usiamo per comunicare, il tono della voce significa moltissimo. User experience e podcast: checklist per migliorare l’esperienza di ascolto Leggi tutto Gli effetti del tono della voce nella comunicazione audio Il modo in cui parliamo, oltre a quello che diciamo, influisce sulla percezione che gli altri hanno su di noi e può attrarre, respingere, stimolare azioni o lasciare indifferenti.  Non possiamo piacere a tutti, e questo lo abbiamo detto più volte anche in altre puntate. E non è nemmeno questo l’obiettivo. Ma come per tutta la comunicazione, a noi interessa attrarre le persone giuste per il nostro brand e il nostro business.  Il tono di voce che usiamo dunque deve poterci aiutare a raggiungere questo risultato. Come? Ecco 3 fattori su cui il tono della voce influisce nella comunicazione di brand: Posizionamento Riconoscibilità Performance Intenzione e posizionamento Il primo è lavorare sulla nostra presenza al microfono, sulla personalità. Come vogliamo essere percepiti dagli altri? Un amicone, un compagno di viaggi, un punto di riferimento nel settore, una persona assertiva, oppure una presenza neutra?  Questo è un concetto importante perché il posizionamento è fortemente influenzato dal modo in cui comunichiamo. Solo che a volte noi crediamo di comunicare un certo tipo di posizionamento ma il percepito è diverso.  Ascoltiamoci e chiediamo a qualcuno di ascoltarci e restituirci un feedback al riguardo. Può essere utilissimo per misurare l’eventuale gap tra la nostra intenzione e la percezione reale. Autenticità e riconoscibilità Non commettiamo l’errore di replicare la personalità al microfono di qualcun altro. Per almeno due semplici ragioni: non riusciremo a mantenere a lungo questa pantomima non risulteremo riconoscibili e autentici nei confronti del pubblico.  Le persone non sono stupide, se ci seguono in altri contesti comunicativi, sanno qual è il nostro modo di comunicare, ci conoscono. E se risultiamo diversi al microfono, non saremo riconoscibili e si creerebbe quella distanza che farà sembrare il tutto una finzione.  È invece importantissimo mantenere la propria identità, il proprio stile comunicativo e, forse è il caso di dirlo, essere coerenti anche con il proprio tone of voice. Creerà sicuramente un legame più duraturo e autentico con i nostri ascoltatori e saremo coerenti in tutta la nostra comunicazione. Aircheck podcast: come migliorare la performance al microfono Leggi tutto Equilibrio tra performance e personalità Essere se stessi sempre ma con la consapevolezza che stiamo parlando a un microfono e a un pubblico, per cui la qualità della performance non può essere la stessa di quando parliamo al bar con i nostri amici. È importante metterci l’energia giusta. Usare un tono della voce energico, sorridente, che trasmette sensazioni positive e renda la nostra performance piacevole. Sulla qualità della performance al microfono ne ho già parlato ampiamente, e ti rimando a quei contenuti per approfondire meglio l’argomento.  Quello che però bene sempre ricordare che l’equilibrio tra performance e personalità è ciò che premia sempre. Come podcaster non è richiesto essere attori o doppiatori, né tanto meno speaker radiofonici, ma espressivi e coinvolgenti sì. E anche in questo caso il riascolto è essenziale per misurare la performance. Lo hai trovato utile? 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Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Alcune competenze chiave sono necessarie per fare un podcast e non avrebbe senso dire il contrario. Per questo motivo a volte dico che “il podcast non è per tutti“. Ciò non vuole etichettarlo come un mezzo di comunicazione esclusivo, complesso o costoso. Anche se alcune competenze tecniche sono indispensabili, le competenze chiave a cui mi riferisco sono altre. Te ne parlo nella puntata 5 di Podcast per il Business e in questo articolo. Una premessa su competenze e mindset Riconosco di aver lanciato una provocazione fino a qui. Segui però il mio ragionamento, per favore. Tralasciando la questione del talento innato o delle risorse economiche più o meno ingenti che alcuni progetti richiedono, credo che il podcast possa apparire come un mezzo piuttosto democratico.  È infatti vero che si possono creare contenuti interessanti e coinvolgenti anche con una limitata conoscenza tecnica e con un investimento contenuto. Il mio obiettivo, durante la puntata numero 5, non è giudicare o emanare sentenze. Tutt’altro. È quello di indurre a riflettere e chiedersi “Il podcast fa anche per me?”.   Dalla mia esperienza posso dirti che l’efficacia di un progetto non è data solo dagli strumenti o dalle competenze tecniche che metti in campo (come ad esempio saper usare bene le attrezzature, saper costruire una narrazione, sapersi occupare di un montaggio audio o creare una strategia di comunicazione). C’è qualcos’altro. Serve quello che io definisco il giusto approccio o, come lo definiscono quelli bravi: il mindset. Il podcast è una forma di comunicazione molto attiva, che coinvolge intimamente le persone. Con la nostra voce entriamo letteralmente nelle orecchie del nostro ascoltatore e trasmettiamo delle emozioni.  Chi dall’altra parte ci ascolta, riceve delle suggestioni. Sai, un podcast potrebbe essere impeccabile in quanto tecnicamente perfetto, magari con un sound design ricercato… Vogliamo metterci anche una dizione professionale? Va bene, ma mancherebbe quella che io chiamo l’essenza. Chi per primo deve essere coinvolto non è il pubblico che ascolta. Deve esserlo in prima persona chi vuole fare un podcast. Potrebbe sembrarti una cosa ovvia, lo so. Eppure nella realtà non lo è affatto. Quali sono dunque le competenze chiave di cui parlo? Diventare un ascoltatore.Avere voglia di condividere. Diventare un ascoltatore  Lo so che oggi sono in vena di domande e tu invece cerchi delle risposte. Voglio farti sapere, però, che quando ricevo una richiesta di collaborazione da parte di qualcuno interessato a creare un proprio podcast, la prima cosa che chiedo è: “Che tipo di podcast ascolti?”. Mi aiuta a inquadrare il genere, lo stile di comunicazione che trova coinvolgente. Al contempo, talvolta succede che la risposta sia: “No, non ascolto podcast. Mai ascoltato uno”.  Non che tutti debbano amare i podcast, tuttavia mi chiedo: un aspirante scrittore può dichiarare di non aver mai letto un singolo libro?  È difficile fare un podcast e coinvolgere gli ascoltatori se per primi non ne siamo fruitori. Secondo te, può questa persona crederci a sufficienza affinché anche il pubblico creda in lui/lei?  Se hai avuto modo di ascoltare la puntata 4 di Podcast per il Business, ho avuto l’opportunità di intervistare Elena Bizzotto, autrice di ben 4 podcast! Lei ha deciso di investire nel proprio personal branding attraverso il podcast, proprio perché era un’ascoltatrice seriale. Si era innamorata del podcast a tal punto da volerlo utilizzare in prima persona. [Intanto ti lascio qui anche l’articolo della puntata 4 😉] Ecco quella che per me è la prima competenza da sviluppare se già non ce l’hai: ascoltare podcast. Si tratta di una competenza chiave perché ci permette di: immergerci in quella dimensionescoprire a cosa ci sentiamo affiniriconoscere ciò che non ci piaceconoscere cosa c’è già sul mercatolasciarci contaminare da stili differenti. Quando ho iniziato ad interessarmi di podcasting, ero già un’ascoltatrice seriale. Mi piaceva ascoltare le storie, mi piaceva imparare cose nuove sul marketing, seguire le notizie di attualità. Ricordo di aver passato un’intera vacanza studio ad ascoltare podcast di ogni genere. Ed è stato in quel momento che ho iniziato a capire quanto potente fosse il dialogo “a tu per tu”. Nella mia vita erano entrate persone nuove attraverso l’ascolto, che avevo voglia di conoscere, ascoltare e da cui imparare. Soprattutto avevo voglia di fare altrettanto. Quella è stata la leva che ha fatto scattare in me l’interesse di diventare a mia volta podcaster. A stare dall’altra parte del microfono. L’ascolto fa parte del mindset, dell’approccio di chi ne è per primo fruitore. Non credi? C’è un’altra competenza che a mio avviso è fondamentale.  Avere voglia di condividere Sì, parlo esattamente del desiderio di condividere, di donare agli altri qualcosa. C’è una frase che mio padre mi diceva sempre: “Dall’abbondanza del cuore, la bocca parla”.  Beh, nel caso del podcast è letteralmente così. Quando sei appassionato di qualcosa, sei tu stesso trascinato dal tuo entusiasmo e non vedi l’ora di raccontarlo a qualcuno. Ti sei mai trovato in questa situazione? Avrai notato come e quanto sei riuscito a trasmetterlo agli altri. L’entusiasmo è contagioso! Qui si vede realmente la differenza tra chi usa il podcast per seguire una moda e chi vuole farlo perché ci crede.  Sai, nessuno ci obbliga a fare un podcast. Possiamo benissimo continuare a scrivere blog post bellissimi o messaggi sui social.  Metterci la voce però è diverso. Un po’ più intimo, a modo suo, del metterci la faccia. Ammetto di essere di parte affermando ciò. Non tanto perché sono una Podcast Producer & Coach, bensì perché amo lavorare con persone che credono per primi in ciò che vogliono realizzare.  In definitiva, quindi, quando si hanno queste due competenze chiave: essere ascoltatori innamorati del podcast;essere entusiasti di condividere con gli altri qualcosa in cui crediamo; le competenze tecniche che mancano si possono acquisire nel tempo.  Puoi seguire un corso, dei tutorial oppure puoi rivolgerti a un Podcast Coach che ti aiuti nel tuo progetto. Tutto a quel punto avrà un altro sapore.  Dunque, se stai pensando di avviare un tuo progetto audio, prima di buttartici a capofitto, prova a chiederti perché vuoi davvero farlo.  Qualunque sia la tua risposta, sono felice di averti dato uno spunto di riflessione. E se vuoi seguirmi per altre tips, ci vediamo su Linkedin e su Instagram. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Sull’importanza di scegliere un titolo del podcast unico e originale, te ne ho già parlato in un altro articolo. Se sei nella fase di progettazione e hai già pensato a un nome podcast, prima di pubblicarlo ti suggerisco di assicurarti che sia effettivamente inedito e che non esista un podcast con un nome molto molto simile. Come fare la ricerca dei titoli podcast esistenti? Puoi usare diversi metodi: Ricerca su Google Ricerca sulle piattaforme audio Ricerca sull’aggregatore Podcast Index Il primo e più semplice è partire da una ricerca su Google. Inserisci nella tool bar il titolo che intendi usare, se vuoi accompagnalo dal termine “podcast”, e avvia la ricerca. Se esiste, è molto probabile che sia già stato indicizzato dal motore di ricerca e quindi ti comparirà nella SERP. Se è stato creato un sito web legato al podcast risulterà nella ricerca, così come compariranno anche tutti i link generati dalle piattaforme audio su cui è stato distribuito. Il secondo metodo è cercare per titolo direttamente nei motori di ricerca di ciascuna piattaforma audio di podcast. Ti consiglio di fare questa operazione su tutte le app più conosciute perché a seconda dell’hosting adottato, il podcast potrebbe non essere presente su tutte le piattaforme. Il terzo è cercare sul sito podcastindex.org, un aggregatore di tutti i podcast indicizzati esistenti in qualunque Paese, non solo in Italia. È piuttosto completo e il risultato attendibile. Ricerche correlate In ultima analisi ti consiglio di fare anche una ricerca per parole chiave correlate o per categoria di appartenenza. In questo modo puoi avere una panoramica più ampia anche di tutti i podcast che parlano dello stesso argomento e verificarne i titoli. Un nota: nel fare la ricerca su Google, verifica inoltre l’esistenza di altri progetti diversi dal podcast che però hanno lo stesso titolo che vuoi assegnare al tuo. Qualora esistessero, anche se la natura dell’argomento fosse diversa, ti consiglio di rivalutare la scelta. Questo perché il posizionamento sulla SERP potrebbe non essere così semplice per il tuo podcast e potrebbe ricondurre a un territorio semantico completamente diverso dal tuo e forse fuorviante. 7 regole per scegliere un titolo podcast efficace Leggi tutto Titolo podcast esempio ricerca Esempio concreto: Podcast per il business doveva chiamarsi originariamente in un altro modo. La ricerca del termine che volevo usare mi ha portato a scoprire un’associazione che si occupava di tutt’altro rispetto a quello di cui volevo parlare io.  Questo per me avrebbe rappresentato un problema, da una parte perché non volevo essere associata ai temi di cui si faceva portavoce quell’associazione, e poi ne avrebbe risentito il mio posizionamento.  La ricerca del titolo è una questione non solo creativa o di gusto personale, come spesso si crede. Significa anche analizzare il contesto e il mercato. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo L’Aircheck è una tecnica molto usata in ambito radiofonico da parte di speaker, direttori artistici e editori per valutare e migliorare la performance al microfono dei vari conduttori. È un metodo efficace che se svolto con regolarità dà i suoi frutti sulla crescita professionale degli speaker radiofonici. Ti parlo di Aircheck perché è uno strumento efficace applicabile anche al podcast oltre che alla radio. Se sei già un podcaster o sei alle tue prime esperienze e vuoi migliorare la tua esposizione al microfono, in questo articolo troverai spunti pratici per l’auto-apprendimento. Cos’è l’Aircheck L’aircheck consiste nel riascolto della propria performance al microfono. Questo è il metodo più semplice ed efficace per valutare gli aspetti positivi e negativi della tua esposizione orale. È una tecnica importantissima che ti permette di concentrarti sui dettagli e capire cosa va bene e cosa devi migliorare.  Più spesso la applicherai, più riuscirai ad affinare tutti quegli aspetti che impattano sul risultato finale che il tuo pubblico ascolterà. Che tu sia un podcaster in erba oppure già navigato, sei la prima persona che deve riascoltare le proprie puntate con un orecchio critico. È un’attività da fare in fase di post produzione (se te ne occupi tu), ma soprattutto dopo, a distanza di qualche qualche giorno o qualche settimana da che hai registrato la tua puntata. Lasciar scorrere un po’ di tempo, ti permetterà di essere più oggettivo e riuscirai a valutare meglio quei dettagli che magari al momento della registrazione non hai notato e che invece, come vedremo, possono fare la differenza. Questo non significa diventare perfezionisti. Significa sottoporsi a un’autocritica oggettiva per analizzare cosa si può migliorare per diventare podcaster migliori. Cosa significa fare una buona performance al microfono Partiamo dal significato di performance. Cosa intendiamo con questo termine? In linea generale la performance ha attinenza con la capacità di esecuzione di un’attività, con il suo rendimento. Spesso si parla di buona o mediocre performance a indicare i risultati che si sono ottenuti dallo svolgimento di una certa attività. Quando parliamo di podcast, in ultima analisi chi determina se abbiamo fatto una buona performance o una mediocre performance è il pubblico, che come dico sempre è il vero protagonista del podcast. Quando il pubblico gradisce i nostri contenuti, otteniamo riscontri, sotto forma di commenti, interazioni, condivisioni. Oppure, ancora meglio, conversioni se abbiamo creato un podcast come strumento di marketing e se lo abbiamo progettato con dei KPI chiari e definiti. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Il numero degli ascolti è uno degli indicatori per misurare il livello di gradimento del pubblico, ma non è il più importante. Dunque, avere una buona performance al microfono significa due cose: riuscire a coinvolgere il pubblico e creare un prodotto gradevole all’ascolto In pratica, registrare un podcast che le persone non fanno fatica ad ascoltare, che non annoia, che non disturba dal punto di vista della qualità audio, che non spinga le persone a interrompere l’ascolto perché incomprensibile. Perché è importante valutare la propria performance orale Nella mia esperienza come podcaster professionista, ho incontrato due diversi approcci al podcasting: persone consapevoli dell’impatto che una buona performance ha sulla riuscita del proprio podcast, ma non conoscono gli strumenti per migliorarla; persone senza alcuna consapevolezza della qualità della propria performance al microfono, e soprattutto ignari del suo impatto sul pubblico e quindi sugli ascolti. In entrambi i casi, valutare la propria performance al microfono può fare la differenza sui risultati che puoi ottenere con il tuo podcast, sia in termini di gradimento del pubblico, sia in termini di conversioni, che di nuove opportunità. Il pubblico oggi è molto più attento di qualche anno fa a ciò che ascolta. Non siamo più agli albori del podcasting quando bastava davvero mettersi al microfono, improvvisare qualcosa per fare podcast e magari avere anche dei discreti risultati.  Oggi il numero delle produzioni podcast è aumentato, è aumentata la qualità sia dei contenuti che dell’audio, grazie all’ingresso nel mercato di aziende e realtà più o meno grandi. L’ascoltatore non si accontenta più di ascoltare e basta. Vuole vivere un’esperienza di ascolto piacevole. Il tempo non è una risorsa infinita. Se le persone devono scegliere cosa ascoltare, tra migliaia di proposte, a parità di tematica di interesse ascolteranno ciò che donerà loro l’experience più piacevole. Quindi oggi è molto più importante di qualche anno fa puntare a una buona performance. Serve ad aumentare il tuo indice di gradimento. Ora la domanda è: come fai a capire se stai facendo una buona performance al microfono? Riascoltandosi con metodo. Come applicare la tecnica dell’Aircheck nel podcast Affinché funzioni, il riascolto va fatto con uno spirito critico e mirato al miglioramento continuo. Niente manie di perfezionismo e niente superficialità. Altrimenti diventa contro produttivo. Prenditi il giusto tempo per riascoltarti in tranquillità, anche più di una volta se occorre, e concentrandoti via via su aspetti diversi. Ecco su quali punti soffermarsi: La qualità della tua comunicazione Valuta se la tua comunicazione risulta efficace. Hai trattato gli argomenti in modo logico? Il messaggio che volevi trasmettere risulta chiaro? Oppure è confusionario, pieno di incisi e digressioni che rendono complicato seguire il filo del discorso? È importante questo aspetto, soprattutto se siamo abituati ad andare a braccio e non abbiamo uno script da leggere. In questi casi può essere facile divagare e perdere il filo del discorso. Inoltre, punta l’attenzione sui concetti che hai espresso. Non prendere per scontato che le persone conoscano tutto ciò di cui parli, né il significato di termini specifici che fanno parte del tuo ambito di attività. Anche se il target fosse una nicchia, meglio chiarire i punti. La modulazione della voce Il riascolto ti aiuta a capire se la tua esposizione risulta monotona e noiosa. Com’è il tuo tono di voce? Riesci a dare enfasi ai punti principali della tua argomentazione? Riesci a creare dinamicità con la variazione di tono e di timbro oppure risulti monotono e piatto? Ritmo della voce Se siamo troppo veloci rischiamo di mangiarci le parole, diventare incomprensibili e non dare neanche il tempo agli ascoltatori di recepire e interiorizzare il messaggio. Peggio ancora, rischiamo di trasmettere tensione quando magari non ce n’è bisogno. Le pause sono importantissime per fissare i concetti. Purché non siano troppe e fuori luogo. Essere troppo lenti potrebbe annoiare l’ascoltatore. Quindi se notiamo che all’ascolto il ritmo non è adeguato ai concetti e alle emozioni che vogliamo trasmettere, annotiamoci questi aspetti e facciamo delle prove per migliorare nelle successive registrazioni. Logicità e coerenza Evita di passare di palo in frasca senza dare logicità al pensiero. Ci sono le giuste premesse che aiutano l’ascoltatore a seguire il tuo contenuto? Oppure alcuni passaggi andavano chiariti meglio? Nella nostra testa potrebbe essere tutto chiaro, ma non è detto che siamo davvero riusciti a trasmetterlo in modo altrettanto chiaro per gli altri. Per fare il check di questo punto, il riascolto a posteriori è fondamentale. Manierismi Espressioni automatiche e troppo ripetute come “ehm“, “appunto“, “dunque“, “allora“, “diciamo“, “ovviamente“, ecc ecc, sono pesanti all’ascolto. Il bello del podcast è che si può fare post produzione. Ma se si lavora a priori sulla fluidità di pensiero e di esposizione orale, si risparmiano tempo e fatica. Qualità audio Quanto è piacevole ascoltare la tua voce in cuffia? La qualità audio è buona oppure risulta fastidiosa, poco chiara e disturbata? È un aspetto da non sottovalutare e ne parleremo in un articolo dedicato. Sappi che a volte basta davvero poco per migliorare la qualità della registrazione e del montaggio audio. E quel poco può davvero fare la differenza quando si ascolta un podcast. Competenze chiave per fare un podcast Leggi tutto I vantaggi dell’Aircheck  Ci sono ottimi podcast dal punto di vista del contenuto e del concept, ma poi perdono tutto il loro valore nel momento in cui si tralascia la cura dei dettagli. Manca attenzione nella qualità della registrazione, nell’esposizione orale, nella personalità al microfono, e i risultati tardano ad arrivare. Il perché è molto semplice. Come dicevamo prima, a parità di tematica di interesse, le persone dedicano il loro tempo ad ascoltare qualcosa che offre loro un’esperienza di ascolto piacevole. L’aircheck è il segreto per crescere come podcaster e per far crescere il proprio podcast. Rendere il più possibile quell’esperienza di ascolto piacevole. Ricordiamoci che se stiamo usando il podcast come strumento di marketing a supporto del nostro brand, non possiamo continuare a credere che la qualità non conta. Il nostro pubblico è fatto di potenziali clienti. Come dedichiamo cura e attenzione al feed di Instagram o al sito web e alle grafiche che usiamo sui social, anche la user experience del podcast è importante. Tu sei la prima persona che può fare un’autocritica sul tuo lavoro. Perciò usa l’Aircheck, riascolta tutte le puntate del tuo podcast a distanza di qualche tempo, segna gli aspetti su cui pensi si debba intervenire e poi esercitati per applicare questi miglioramenti nelle puntate successive. Se hai un amico che sai può darti un feedback sincero e onesto, chiedi un parere per migliorare. Cosa possiamo fare insieme Al di là della tua prima analisi, un parere professionale può essere la chiave di volta per migliorare efficacemente la tua performance al microfono. Potrai avere un confronto più ampio e completo da parte di professionisti dell’audio. A questo proposito, come Podstar Media abbiamo un servizio dedicato all’analisi del podcast che si chiama Podcheck e valuta vari aspetti: dalla struttura al format, dal piano editoriale alla qualità audio. Lo scopo è darti un feedback onesto e professionale e fornirti gli strumenti giusti per migliorare la tua performance. Se vuoi saperne di più scrivermi a contattami@estermemeo.it e ti darò tutti i dettagli. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Lo sapevi che gli elementi visivi di un podcast sono importanti? Anzi, lo sono così tanto che non puoi sbagliarli. Devono essere scelti con cura.   Capisco che ti possa sembrare un paradosso accostare l’aggettivo visivo ad un podcast, cioè un contenuto audio. Eppure, sono di fondamentale importanza in quanto sono anch’essi strumenti capaci di ingaggiare i tuoi ascoltatori. In particolare, aumentano la visibilità del tuo podcast sulle piattaforme di ascolto e nei motori di ricerca. Non sono risultati di poco conto. Nel podcast, come in ogni altro mezzo di comunicazione, aumentare la visibilità dei contenuti è strategico in quanto questi rivestono un ruolo centrale nella strategia di digital marketing che abbiamo deciso di adottare. I contentuti sono il cuore. Sono il valore aggiunto che ci permette di avvicinare le persone al nostro brand. Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business abbiamo visto come il podcast può diventare un asset del nostro business. Rende infatti i contenuti disponibili e fruibili per molto tempo. Dobbiamo, tuttavia, superare una barriera iniziale. Se sui social network l’utente consuma i contenuti in modo passivo, per mano di un algoritmo che li propone in base ai suoi interessi, nel caso del podcast è l’ascoltatore che sceglie cosa ascoltare in modo consapevole.   Farci scegliere dal nostro ascoltatore è la sfida. Ecco perché in questo articolo voglio svelarti quelli che per me sono tre elementi visivi che non puoi assolutamente sbagliare: titolo;copertina;descrizione. Ingaggiare visivamente i nuovi ascoltatori Il podcast non è un programma radiofonico che passa in diretta a cui assistiamo passivamente. Come quando gironzoliamo per una libreria in cerca di un libro che ci ispiri, anche per il podcast, questi sono gli elementi visivi più importanti grazie ai quali una persona decidere se avvicinarsi a noi.   Potremmo anche aver creato contenuti di grande valore nel nostro podcast ma se non studiamo un titolo accattivante, una copertina che attiri l’attenzione e una descrizione esaustiva capace di incuriosire, beh, ci stiamo giocando un’opportunità.  Io dico sempre che il podcast è un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Generalmente gratuito ma pur sempre un prodotto a scaffale che può essere scelto oppure no. Nessun prodotto commerciale si presenta al pubblico senza un nome, senza una veste grafica o un packaging, e tanto meno senza una descrizione che spieghi cos’è e cosa contiene.  1. Il titolo Il titolo del podcast è il naming del nostro prodotto. Esprime l’identità, le caratteristiche e il posizionamento. Trasmette un messaggio immediato. A volte esplicito, altre volte più evocativo ma senza dubbio chiaro e diretto. Porta con sé significati, concetti e sfumature dell’argomento che tratta. Proprio quella linea di colore che potrebbe differenziarci da un altro podcast che tratta il medesimo argomento. A a volte non è semplice scegliere il titolo di un podcast. Un suggerimento è quello di isolare il fulcro del messaggio: l’elemento su cui porre l’attenzione. In poche parole deve racchiudere un concetto immediato. Ecco perché a volte la ricerca del titolo giusto può essere più lunga e difficile del previsto. Spoiler: nelle prossime puntate vedremo anche quali sono alcune caratteristiche di un buon titolo. 2. La copertina del podcast Discorso analogo riguarda la grafica di copertina. Prendiamo sempre come esempio quello che succede con un prodotto commerciale che viene lanciato sul mercato. Quante volte hai sentito parlare dell’importanza che il packaging ricopre nella sua promozione? Non svolge solo un ruolo funzionale. È strategico per il posizionamento e per la comunicazione del prodotto stesso. Deve raccontare al consumatore qualcosa. Essere capace di attrarre e trasmettere un messaggio sensoriale oltre che estetico.  Se parliamo di podcast, il packaging equivale alla sua copertina. Deve essere capace di ingaggiare le persone perché comunica un messaggio e questo deve essere coerente con il significato che vuoi dare al tuo podcast. Penso che la copertina sia l’ingrediente che esplicita ed esalta, allo stesso tempo, il significato del titolo stesso.   Di fatto, la copertina è un elemento visivo assolutamente complementare al titolo, laddove questo non sia di immediata comprensione. 3. La descrizione La descrizione del podcast è in ordine di rilevanza l’ultimo elemento visivo che può catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Non per questo il meno importante. È anzi, a mio parere, una parte essenziale di un podcast. Ed è quella immediatamente visibile dopo gli altri due.  Esattamente come quando entriamo in una libreria: prima ci attirano il titolo e la copertina, poi leggiamo la descrizione nella quarta di copertina.  Se quello che c’è scritto ci incuriosisce e ci fornisce quei pochi, ma giusti, elementi per capire se quel prodotto fa davvero al caso nostro, meriterà la nostra attenzione. A quel punto, è fatta.  Dunque, cosa scriviamo nella descrizione del nostro podcast per agganciare davvero l’interesse di un potenziale ascoltatore? Ricordi quando ti ho parlato di value proposition del podcast? In sintesi, la descrizione dovrebbe racchiudere i 3 elementi principali del nostro podcast: il target;l’argomento; la promessa che facciamo all’ascoltatore.  In poche parole, tutto ciò che serve all’utente per sentirsi stimolato all’ascolto. Per cui non c’è niente di più chiaro della value proposition da scrivere nella descrizione che abbiamo a disposizione per far conoscere il nostro prodotto.  Attenzione! Mi riferisco alla descrizione di tutta la serie, non a quella delle singole puntate. Queste ultime, naturalmente, saranno scritte seguendo una logica simile ma si riferiranno essenzialmente all’argomento specifico della puntata in questione.  Ora, per capire quanto questa triade di elementi: titolo, copertina e descrizione possa influenzare o meno la scelta di un ascoltatore, che ne dici di fare anche tu una prova? Vai sulla piattaforme di ascolto che utilizzi abitualmente e scorri, in una categoria di tuo interesse, i podcast che compaiono in elenco. Prova a riflettere su quali di questi cattura di più la tua attenzione.  Poniti queste semplici domande: quali caratteristiche noti? Su cosa ti sei soffermato? Questo è un ottimo esercizio per applicare lo stesso concetto sul tuo podcast se stai pensando di progettarne uno. Tanto più sei nuovo/a nel mondo del podcasting, tanto più devi conquistarti dei nuovi ascoltatori! Tengo a sottolineare che questi tre elementi visivi – copertina, titolo e descrizione – non sono gli unici decisivi per ingaggiare gli ascoltatori e farci scegliere. È ovvio che hanno un impatto altrettanto decisivo la notorietà dell’autore, le recensioni, magari il consiglio di un amico. I 3 elementi visivi di cui ti ho parlato in questo articolo sono, tuttavia, fondamentali sia in fase di progettazione del tuo prodotto audio, sia per capire se quel libro può interessarci oppure no. Ricordi l’esempio della libreria? Bene, adotta questa tecnica anche nel podcast. Se sei interessato a creare un tuo podcast personale, segui tutte le puntate di Podcast per il Business. E se ti va l’idea di conoscermi un po’ di più, passa a trovarmi su Instagram o Linkedin, dove condivido tips su questi temi. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Ogni progetto creativo nasce da un’idea, ogni podcast nasce da un’idea. Ogni episodio nasce da un’idea. Ma come nascono le idee per un podcast? Come si attiva quel processo creativo che accende la nostra mente e ci porta a trasformare un’intuizione in qualcosa di concreto? Trovare l’idea giusta per un podcast non è sempre così facile. Alcuni dei miei lettori mi hanno confidato di desiderare da mesi di fare un podcast, ma restano bloccati nel trovare l’idea giusta. Mi è capitato di frequente di ascoltare frasi come “non sono sicura di quello di cui voglio parlare”, “ho paura che l’idea sia banale” oppure, addirittura “esiste già un podcast che parla di questo argomento e mi hanno rubato l’idea?”. E così, passano le settimane, mesi e il progetto di fare un podcast resta nel cassetto. Dunque quali sono alcuni modi per trovare l’idea per un podcast? Dove possiamo attingere per stimolare nuove idee? In questo articolo parleremo di idee e di alcuni modi per trovarne di interessanti. 10 modi per trovare idee per un podcast 1. Pesca dalle tue passioni o dai tuoi interessi Per interessi e passioni mi riferisco a un argomento che senti davvero tuo. Qualcosa di cui sai abbastanza e per il quale senti di poter sostenere delle argomentazioni e condividere punti di vista, insomma qualcosa che ti entusiasma e ti carica di energia. Non è detto che la tua passione debba per forza essere l’argomento fulcro del podcast. Potrebbe però essere uno spunto da cui attingere per darti una direzione e sviluppare argomenti correlati o associati a quell’ambito. Qui mi viene in mente il podcast La Festa dei Folli di Gianluca Kamal. Lui è uno studioso e un appassionato di storia, anche se svolge una professione del tutto diversa. Ha attinto da questa sua passione per realizzare un progetto che racconta la vita e le vicissitudini di personaggi considerati “Folli”, che hanno segnato la nostra storia. Un altro esempio di come una passione possa diventare il frutto di un progetto è A tavola con Giulio Cesare di Daniela Zeziola. Lei mixa sapientemente la sua passione per la storia con le abilità in cucina. In ogni puntata narra un contesto storico e poi dona una ricetta legata proprio al personaggio, alla cultura o al periodo storico appena narrato. Ascoltalo! È davvero interessante e curioso. 2. Concentrati sui valori di cui vuoi farti portavoce Quali sono le cause di cui sei un convinto o convinta sostenitrice? Quelle per cui senti di poterti battere o che appoggi perché affini alla tua visione del mondo. Creare un podcast che si poggia sulla nostra identità valoriale è un ottimo modo per portare all’attenzione del pubblico un messaggio profondo in cui crediamo e ci posiziona in modo netto sui temi che scegliamo di condividere. Su questo aspetto per esempio si basano molti branded podcast, cioè podcast realizzati da aziende e usati come strumento di branding e di posizionamento. Un esempio di idea podcast sui valori aziendali? Le Alleate, il branded podcast prodotto per il progetto benefit LeRosa, il cui payoff è “Ascoltare. Collaborare. Sorridere”. Proprio su questi tre verbi, che riassumono la vision dell’intera community, è stato progettato il podcast. Attraverso le storie di alcune delle donne che la compongono, ogni episodio esprime in concreto cosa significa vivere una comunità femminile basata su questi tre valori e quali ne sono i vantaggi. 3. Valorizza le tue competenze Un’idea podcast basata sul valorizzare le tue competenze personali e professionali, può tradursi nella scelta di creare un podcast di divulgazione o content marketing, focalizzato sui temi che nel tuo business già affronti in modo diretto. Questo è un metodo molto usato e utile ai liberi professionisti che vogliono posizionarsi nel proprio settore e usare il podcast come leva di marketing. In alternativa, potresti far emergere le tue competenze personali e professionali anche in modo molto più creativo e meno diretto, uscendo dai soliti schemi. Facciamo qualche esempio? Te ne propongo due. Il primo è il podcast Dai Nonna di Valeria Battaini. Lei è attrice, voice over e speaker professionista e in questo podcast si diletta ad usare la voce in modo fantastico ricreando diversi personaggi. Ogni puntata è una fiaba raccontata proprio da una nonnina alla sua nipotina, con tanto di personaggi di volta in volta diversi e magistralmente interpretati da Valeria stessa. Beh, lei attraverso questo podcast valorizza molto bene le sue abilità e usa il podcast anche come allenamento all’uso della voce. L’idea del suo podcast in questo caso attinge alle sue competenze. Il secondo esempio è Canzone della Buonanotte di Annalisa Giansante, alias Annalu, cantante, cantautrice, insegnante di canto. Nel suo podcast, insieme al co-conduttore Francesco, raccontano la storia di una celebre canzone e poi ne cantano e suonano una versione live pazzesca. Te li lascio da ascoltare. 4. Trai spunto dalle tue esperienze personali La vita può riservarci esperienze intense e che ci portano a gradi di consapevolezza profondi, che ci cambiano e ci migliorano. Queste esperienze sono spesso fonte di grande ispirazione sia per chi sta vivendo situazioni simili, sia per chi non conosce la realtà di alcuni contesti e a cui potrebbe essere utile conoscere. Se hai vissuto esperienze personali che ti hanno segnato in modo particolare e che hanno influito sulla tua vita attuale, prova a pensare a come possono essere di aiuto a chi ti ascolterà. Cosa raccontano di te e di quello che sei oggi? Anche in questo caso voglio citarti qualche esempio concreto di podcast. È il sesso bellezza di Giulia di Quilio, attrice e performer di burlesque, parla in prima persona di tabù, rapporto con il proprio corpo e con il sesso, tra ironia e distacco. Il secondo è Lendas, di Loretta da Cosa Perrone, Content Manager e Copywriter italo-brasiliana, che ci porta in un viaggio tra Brasile e Italia tra folclore, leggende e la sua infanzia. Infine, non posso non citare Ponti Invisibili di Teresa Potenza, giornalista ed esperta in Medio Oriente, che racconta la sua vita in Siria prima e durante i primi conflitti di guerra, portando alla luce il suo approccio giornalistico di Slow Journalism. 5. Lasciati contaminare da ciò che leggi, ascolti e osservi I libri sono una grande fonte di ispirazione, soprattutto se riguardano temi specifici sul tuo settore professionale, ma non solo. A volte l’ispirazione non riguarda solo l’argomento in sé, ma anche il modo in cui viene sviluppato o raccontato. Oltre ai libri, anche le serie TV o altri podcast possono rivelarsi scintille per accendere un’intuizione e da trarre l’ispirazione giusta che ti serve per sviluppare l’idea del tuo podcast. Usa poi questi spunti per adattarli al tuo tema e al tuo modo di comunicare. L’importante è che non sia la replica di un altro podcast. 3 idee podcast per liberi professionisti Leggi tutto 6. Ascolta le persone con cui ti relazioni Restando in tema di podcast per il tuo business, pensa a cosa si chiedono i tuoi clienti. Quali sono le domande e gli argomenti più frequenti che ti rivolgono? Sono persone che appartengono ad una profilo preciso che ha bisogni, dubbi o esigenze specifiche? Il pubblico è sempre il vero protagonista del podcast. Ciò significa che è un contenuto che deve essere utile agli ascoltatori non solo a te. Tenendo a mente questo, credi possano esserci curiosità o aspetti che nessuno racconta ma che tu conosci molto bene e che puoi svelare in un podcast? Su questo punto ti porto l’esempio della seconda stagione del podcast Diventare Wedding Planner di Elisabetta Bilei, wedding planner e mentore per aspiranti e futuri professionisti del settore. Nel suo podcast ci porta dietro le quinte del suo lavoro raccontando vere storie di matrimoni con tutti gli imprevisti possibili e di come sono stati gestiti. Insomma una divulgazione resa concreta. 7. Restringi il campo Usa il podcast per parlare solo a un profilo specifico di cliente o interlocutore tipo, oppure per trattare argomenti molto verticali in profondità. Offrirai così un contenuto di alto profilo diversificando la tua comunicazione rispetto ad altri canali esistenti. Potresti approfondire tematiche che tratti nel tuo blog, ma argomentando e integrando i contenuti con interviste, casi studio, contributi audio esterni, storie, aneddoti, curiosità. Addirittura potresti creare una sorta di spin off del tuo blog. In questo modo crei una sinergia con altri canali senza duplicarne i contenuti, ma trattandoli in modo del tutto diverso o focalizzato. Podcast per blogger: le idee per cominciare Leggi tutto 8. Rendi accessibili e fruibili le informazioni A molte persone piace imparare cose nuove, ma non sempre hanno la possibilità di accedere a informazioni attendibili o di qualità su determinati argomenti. Se sei per esempio un giornalista, un divulgatore, uno studioso e hai accesso a fonti o documentazioni divulgabili, non riservate ma che possono diventare di utilità per il pubblico, perché non essere un facilitatore di queste informazioni? Semplificare, rendere chiari concetti poco comprensibili, attingere a fonti autentiche e di valore di cui disponi a beneficio della cultura. Tra questi cito il podcast di Alessandro Barbero, curato da Fabrizio Mele. Una raccolta non ufficiale a scopo divulgativo delle sue conferenze sulla storia. 9. Definisci l’intento della tua comunicazione Riflettere sull’intento comunicativo è un’altra leva per stimolare nuove idee podcast. Con quali finalità vuoi creare il podcast? Educare, informare, formare, diventare opinion leader, intrattenere, ispirare, sensibilizzare su temi sociali, sono alcuni esempi. Forse hai già scelto il tuo tema portante, ma l’idea giusta del podcast potrebbe risiedere nella forma con la quale lo tratti. Il taglio, lo stile, la prospettiva con cui si affronta l’argomento può cambiare radicalmente il progetto e quindi darti la possibilità di sfruttare un’idea già adottata da altri ma con una veste nuova e personale.  10. Sviluppa temi complementari Hai mai pensato di fare un podcast in coppia? Magari con professionisti che operano in ambiti correlati al tuo? Questa è sia un’ottima soluzione per creare un podcast a budget ridotto, in quanto ti consente di ripartire le spese di produzione, sia per offrire al pubblico un contenuto diverso e di grande valore aggiunto. Cerca partner con cui collaborare e che possano ampliare le tue conoscenze o apportare un punto di vista nuovo e correlato al tuo. ConTanti Saluti è uno degli esempi podcast che ha combinato due figure professionali diverse ma complementari. I due conduttori sono Emanuela Rinaldi, sociologa e docente universitaria sui temi legati alla cultura finanziaria, ed Enrico Bertolino, comico ma anche un professionista con anni di lavoro in banca alle spalle. Entrambi si occupano o si sono occupati di finanza, ma grazie alle esperienze diverse pur se affini portano punti di vista nuovi e le idee si mescolano e si contaminano. Conclusioni Questi sono i miei 10 spunti per stimolare nuove idee per il tuo podcast e tirare fuori dal cassetto quel progetto che ancora non ha visto la luce. Nessuno ti vieta di mixare questi consigli, abbinarli tra loro e sollecitare la produzione di altre idee.  Stimolare nuove idee podcast è il primo passo quindi iniziare a lavorare a qualcosa di concreto. E se dopo che hai trovato un’idea volessi sapere se è quella giusta, contattami e ti aiuterò a progettare il podcast adatto a te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo In quest’articolo voglio parlarti di come creare una sigla efficace per il tuo podcast, partendo dal comprendere cos’è e perché è importante che ci sia all’interno delle puntate. Se attualmente sei nella fase di creazione del tuo prodotto podcast oppure ci stai pensando e ti stai documentando su cosa fare e come realizzarlo, allora questo articolo ti sarà molto utile perché è ricco di spunti pratici.  Analizzeremo quali sono gli elementi che la compongono da cui trarre input utili per iniziare da subito a creare la sigla del tuo podcast. Quella che condividerò è la mia esperienza diretta di Podcast Coach, maturata nel tempo, assistendo nuovi podcaster in erba. Cos’è una sigla podcast e perché è importante?  La sigla di un podcast è un breve motivo sonoro che funge da elemento introduttivo al programma, in questo caso al podcast stesso. Ha un breve testo, una musica di sottofondo e dura in genere tra i 10 e i 15 secondi. Il motivo è ricorrente, ossia si ripete così com’è, esattamente per ogni puntata podcast.  Vi sono, tuttavia, alcuni casi nei quali le sigle possono variare leggermente da una puntata all’altra, relativamente al testo che le compongono. Infatti, in alcuni casi la sigla può fungere anche da presentazione dell’argomento specifico trattato nella puntata o degli ospiti che seguiranno, per cui lo script può variare lievemente. Per esempio, la sigla del podcast “Dieci Tredici”, di cui curo il montaggio audio, è contraddistinta sempre dalla stessa durata, struttura e musica. Solo la parte finale della sigla varia di volta in volta in base all’ospite che verrà intervistato.  Perché può cambiare il testo ma l’elemento sonoro è sempre lo stesso? Perché il motivo sonoro dona al podcast un’impronta identitaria. La base musicale sempre identica crea familiarità e rende riconoscibile il tuo podcast.  Come avrai capito, la sigla è un elemento talmente importante che consiglio vivamente di prevederla ed inserirla in ogni puntata, indipendentemente dal format podcast che si è scelto di adottare.  La sigla è a tutti gli effetti la trasposizione della Value Proposition: una delle primissime cose su cui è necessario ragionare quando si decide di iniziare a progettare un podcast, in quanto elemento di ingaggio per i nuovi ascoltatori. La sigla dà all’ascoltatore la percezione di capire dove si trova e, soprattutto, se si trova nel posto giusto. Fornisce le coordinate dell’intero podcast al nuovo ascoltatore che, magari, anziché partire dal trailer, inizia dalla prima puntata che trova nella lista degli episodi. Come creare la miglior sigla senza sbagliare Sono 4 gli elementi che contraddistinguono una sigla podcast efficace e che non possono mancare: presentare te stesso: chi sei, di cosa ti occupi, in che veste stai parlando. Ad esempio sei un esperto nella materia di cui parli? ti occupi di quello per lavoro oppure sei un appassionato e stai creando un podcast per parlare di una tua passione? Le persone vogliono sapere chi sei e perché proprio tu ne stai parlando.Presentare il programma del podcast: cosa devono aspettarsi gli ascoltatori, di cosa parlerai e qual è la tematica generale che tratti nel tuo podcast.Far capire per chi è questo podcast: per esempio se sto facendo un podcast in cui parlo di fotografia per principianti, è ovvio che sarà totalmente diverso da un podcast che parla di fotografia per esperti. A seconda dell’argomento, cambia il target e il modo in cui parlerò per rivolgermi al mio pubblico.Chiarire il motivo per cui dovrebbero ascoltarti: oltre a voler sapere chi sei, il tuo potenziale ascoltatore vuole sapere qual è la promessa trasformativa che proponi. In sostanza, cos’hai da offrire? La vera sfida è condensare questi concetti in pochissime parole. È tutt’altro che semplice ma non scoraggiarti: servirà concentrazione, buona volontà e tanti tentativi. Nella progettazione del tuo podcast, la preparazione della sigla è una delle prime cose a cui pensare. È proprio sintetizzando al massimo il concetto che hai in testa, che inizi a capire se l’idea può funzionare. È il momento in cui capisci se il tutto ha un senso.  Se non riesci a scriverlo in poche righe è perché, forse, la tua idea ha bisogno di maturare ancora un po’ oppure va modificata e rielaborata. Inoltre, comporre la sigla ti permette di capire che mood vuoi dare al tuo podcast, quale stile sonoro, con che sfumatura vuoi veicolare il tuo messaggio. Come registrare la sigla podcast Immaginiamo che tu abbia scritto il testo definitivo della sigla e che abbia già immaginato anche un genere musicale in abbinamento. È giunto il momento di scegliere come preparare la sigla del tuo podcast. Hai di fronte a te tre diverse strade tra cui scegliere: registrarla con la tua voce, scegliere una base musicale da una libreria di brani royalty free e montarla in autonomia con un software di montaggio;registrarla con la tua voce e affidare il montaggio ad un fonico o a un podcast producer; rivolgerti a un doppiatore professionista per la registrazione della voce o acquistare un jingle “chiavi in mano” che alcune aziende vendono. Quello che cambia da una scelta all’altra è: il budget che hai a disposizione;il risultato che vuoi ottenere;il livello di professionalità che vuoi dare;la tua capacità di usare un programma di editing e montaggio. Tutte motivazioni valide e funzionali al tempo stesso. Un aspetto su cui voglio richiamare la tua attenzione è quello di usare musiche con licenza royalty free per non violare il diritto di autore degli artisti. Online troverai tanti cataloghi musicali sia free che a pagamento, tuttavia, per orientarti nella ricerca ti rimando alla mia guida sulla scelta della musica per il podcast. Se hai in progetto di realizzare il tuo podcast personale e vorresti richiedermi una consulenza personalizzata, sarò felice di essere la tua Podcast Coach. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Nei diversi libri e contesti di marketing in cui mi sono imbattuta fino ad oggi sul tema della multicanalità, pochi, se non pochissimi, menzionano il podcast tra i canali di marketing. Un gran peccato visto che è uno dei trend in forte crescita degli ultimi 5 anni in Italia, nonché mezzo di comunicazione innovativo. Ritengo sia opportuno parlarne, sia per stimolare una maggiore consapevolezza sulle potenzialità del podcast in una strategia di multichannel marketing, sia per fornire esempi utili alle aziende e ai liberi professionisti che vogliono usare il podcast per promuovere il proprio business. In questo articolo partiremo dal significato di multicanalità, sviscereremo le differenze rispetto a omnicanalità e cross-canalità per poi concentrarci sull’utilità di inserire il podcast in questo tipo di strategia di comunicazione e fornire qualche esempio (che non guasta mai!). Cosa si intende per comunicazione multicanale Per multicanalità si intende un approccio marketing che usa diversi canali di comunicazione a fronte di un’unica strategia. In pratica il messaggio è uno solo ma è declinato su piattaforme e contesti differenti. Nella logica multichannel ogni canale funziona separatamente dagli altri, non c’è dialogo tra di essi. La comunicazione è replicata in ciascun ambiente tenendo conto dei rispettivi linguaggio, regole, tempi, tono e talvolta audience. Di base, quindi, declinare lo stesso messaggio non significa necessariamente fare un copia-incolla di esso senza criterio. Significa trasmettere la stessa strategia (in alcuni casi anche il medesimo calendario editoriale) rendendo coerente la comunicazione a prescindere dal luogo in cui l’utente ne fruirà. Per canali digitali e offline, organici e a pagamento, mi riferisco ad esempio a: blogsito webSEOtutti i social mediavideo marketingapp mobilenewsletterGoogle AdsDigital PRsocial Advpodcast marketing. Quando nella tua attività, grande o piccola che sia, implementi il marketing multicanale stai facendo due cose: aumenti le tue opportunità di interazione con i prospect;offri agli utenti la possibilità di seguire i tuoi contenuti sulle loro piattaforme preferite. Gestire più canali contemporaneamente con criteri di comunicazione diversi richiede tempo, certo. Quel che però devi considerare è che oggi il Customer Journey di ogni utente è molto più complesso rispetto al passato. La quasi totalità delle decisioni di acquisto avvengono dopo diversi step e interazioni su canali differenti sia a livello online/offline, sia web/social. Zmot Handbook Research Ciascun utente, me e te compresi, combinano percorsi sempre diversi in base ai canali che ritiene più idonei o che preferisce. Questo porta ai cosiddetti Multi-Channel Funnels. Dunque, per fare qualche esempio, una persona può intercettare i tuoi contenuti sul blog a seguito di una ricerca organica specifica, scoprire che hai un podcast trovando il player delle tue puntate, ascoltare gli audio per approfondire un argomento, seguirti sui social, tornare sul sito web, iscriversi alla tua newsletter, seguire altri contenuti, appassionarsi al tuo brand e acquistare. Ovviamente, se sei presente su tutti questi canali. Differenze tra Multicanalità, Omnicanalità e cross-canalità Con la multicanalità è la strategia ad essere al centro di tutto, mentre l’utente si sposta tra un canale e l’altro o ti intercetta nei vari touchpoint seguendo un suo personale customer journey. Tanti canali separati, un unico messaggio. Come vedremo più avanti, il multichannel si sposa molto bene con il podcast marketing. Con la omnicanalità è l’utente al centro di tutto. I canali sono comunicanti tra loro e lavorano all’unisono seguendo l’utente nei vari touchpoint. In pratica una persona potrebbe iniziare un’operazione su un canale e terminarlo su un altro senza soluzione di continuità. I canali si aggiornano in base all’ultima azione dell’utente, riducendo di molto i tempi di conversione. Il marketing omnichannel è ormai una prerogativa per certi contesti, ma non è una strategia applicabile al podcast, almeno non per ora.  La cross canalità è invece interessante per chi vuole integrare il podcast tra i propri canali di comunicazione. In questo contesto, l’utente inizia un’azione su una piattaforma e poi la conclude in un altra ma con azioni separate e ben distinte. Nel mondo del retail ne è un esempio il click & collect in cui il cliente acquista online e poi ritira la merce in un negozio fisico. Nel mondo del podcast, potrebbe essere l’inserimento nell’audio di parole chiave specifiche da usare poi su altre piattaforme per la conversione. Podcast e multicanalità: esempi Il podcast marketing è un canale dalle grandi potenzialità che ben si inserisce nella strategia di comunicazione di qualunque brand. Che tu sia libero/a professionista oppure azienda, con i contenuti audio lavori sia in termini di brand marketing che di content marketing. Podcast Marketing: cos’è e quali sono i vantaggi per il tuo business Leggi tutto Come abbiamo visto, in una logica di multicanalità lo stesso messaggio è diffuso su più canali, seguendo un piano editoriale univoco ma tenendo conto delle specificità di ciascuna piattaforma. Nota bene: tanti canali, un’unica strategia, per cui prima di tutto ne serve una. Questo è il motivo per cui spingo molto sul fatto che gli obiettivi del podcast devono essere allineati agli obiettivi del tuo business. La comunicazione deve essere sempre coerente con la tua identità, messaggio e valori, senza spiazzare l’utente. Come usare il podcast in una strategia di multichannel marketing? Facciamo qualche esempio pratico: Blog e podcast Scrivi un articolo blog in modo strutturato secondo le logiche SEO. Lo stesso tema lo affronti con una puntata podcast in cui argomenti il tuo punto di vista, le tue riflessioni in modo naturale e spontaneo e senza la rigidità di un testo scritto. Quello stesso episodio lo incorpori nel tuo articolo blog. Dall’altro lato, nelle descrizioni degli episodi podcast inserisci i link del tuo blog post in cui trovare altro materiale correlato. In questo caso ha intercettato due tipi di utenti: chi ha trovato il tuo contenuto da una ricerca organica ha letto l’articolo e scoperto il podcast;chi ha ascoltato il podcast sulle piattaforme di ascolto viene a conoscenza del tuo articolo blog. Newsletter e podcast Nelle puntate podcast puoi invitare gli ascoltatori a iscriversi alla newsletter magari a fronte di una risorsa gratuita da scaricare oppure per ricevere contenuti di approfondimento riservati alla tua community che non troverebbe altrove. Viceversa, nella tua newsletter puoi condividere i tuoi nuovi episodi podcast su argomenti a cui la tua community è interessata. Social e podcast La puntata podcast può facilmente essere declinata sui social in diverse modalità: Reels Instagram, TikTok, short YouTube: estrapola gli highlight audio della tua puntata e condividili sotto forma di video con immagini statiche, audiogrammi e/o video intervista se presenti.Instagram post e caroselli: spacchetta i contenuti in tips, citazioni, riflessioni inerenti gli argomenti da te affrontati in puntata.LinkedIn: fai una sintesi dell’argomento trattato nella puntata e condividila con la tua rete professionale sotto forma di post, newsletter, documenti pdf. TIPS: I contenuti presenti nella newsletter di Linkedin sono indicizzati da Google e possono comparire nella SERP se rispondono a un intento di ricerca. Inoltre, puoi persino incorporare al suo interno il player di Spotify per l’ascolto diretto delle tue puntate. Vantaggi e svantaggi della multicanalità A questo punto dell’articolo possiamo tirare le somme sui pro e contro della multicanalità e farci un’idea di come e perché operare in tal senso nella nostra strategia di marketing. In parte ne abbiamo già parlato, ma sintetizzando i vantaggi del multichannel sono: ampliare la propria target audience: avere più touchpoint significa avere più opportunità di intercettare un utente laddove si trova e preferisce stare.generare traffico verso altri canali: chi ti scopre su un canale potrebbe entrare nel tuo contesto comunicativo e conoscere altri contenuti.offrire un’esperienza utente diversificata: anche se lo stesso utente frequenta più canali, potrebbe essere più propenso a fruire dei tuoi contenuti in modalità diverse in base al momento della giornata, alle sue abitudini, al tempo a disposizione. Non sottovalutare questo aspetto.attivare i funnel marketing: alcuni canali sono più orientati a lavorare sulla consapevolezza e la conoscenza del brand, altri lavorano di più sul nurturing e la fidelizzazione. Ma tutti concorrono a creare il customer journey che porta alla conversione. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Più che di svantaggi della multicanalità parlerei di punti di attenzione da tenere presente: pianificazione: non puoi prescindere da questo step fondamentale che richiede visione a breve, medio e lungo termine. Potrebbero volerci tempo e magari l’aiuto di un digital strategy che ti segua nella preparazione di un piano marketing adeguato.Organizzazione: tanti canali, formati diversi, linguaggi diversi. Ciò significa che per fare tutto devi organizzare bene le attività. Su questo fronte ho personalmente ritenuto utile dedicare in agenda momenti precisi (e non barattabili) da dedicare alle attività di marketing.Disciplina e costanza: niente arriva in tempi brevi e con poco sforzo, anche se a tutti piace il detto “poca spesa, massima resa”. Per i risultati migliori ci vuole pazienza. Il posizionamento è un processo lento ma duraturo se fatto con costanza. Per cui non mollare. Ricorda che più touchpoint hai a disposizione, maggiori opportunità hai di conversione. Conclusioni Il podcast marketing ti offre l’opportunità di entrare in connessione con le persone e attrarle con modalità che altri canali non ti danno. Pensa solo alla durata di ascolto che supera i 30 minuti di media giornaliera (dati IPSOS 2021): quanto contenuto puoi divulgare in un periodo così lungo? Se vuoi sapere come implementare il podcast nella tua strategia multicanale, scrivimi direttamente e fissiamo una telefonata conoscitiva. Nel frattempo ti invito a seguire il mio podcast per il business pensato esattamente per chi vuole usare il podcast come alleato strategico per il proprio business. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Il corso di podcast marketing Da Zero a Podcast ha questo obiettivo: insegnarti a progettare un podcast che possa diventare l’asset strategico del tuo business. Che tu sia imprenditore o libero professionista o marketer, con questo corso metti le basi per integrare la comunicazione audio nella tua strategia di marketing a supporto del tuo brand. Non è l’ennesimo corso di podcasting che puoi trovare online. Da Zero a Podcast punta all’uso del podcast come strumento di marketing, aiutandoti a definire contenuti che rafforzino il tuo posizionamento. È completo: parti dal mindset, costruisci il progetto, definisci il piano d’opera, impari a usare la voce e a scrivere contenuti adatti all’audio. E porti tutto questo alle orecchie dei tuoi ascoltatori imparando a mettere in piedi un piano promozionale adatto al tuo contesto. Perché un corso di podcast per il business Negli ultimi due anni il mondo del podcasting in Italia è cresciuto parecchio. Il numero di ascoltatori è aumentato, il numero di produzioni è cresciuto, ma soprattutto è cresciuta la qualità dei podcast, sia come contenuto che come esperienza di ascolto. Molte aziende e molti liberi professionisti hanno colto il grande potenziale del podcast come strumento di marketing e iniziano ad avvicinarsi ad esso con grande interesse. Dopotutto si presta molto bene per fare divulgazione, formazione e intrattenimento offrendo al pubblico un’esperienza di fruizione completamente nuova rispetto agli altri canali. Se stai leggendo questo articolo, probabilmente sei interessato a saperne di più. Tuttavia, non basta solo saper creare un podcast. Perché sia efficace per il tuo business è importante che sia progettato sulla base delle tue specifiche esigenze in termini di obiettivi, target, KPI, risorse e budget. Non solo, deve poter contribuire al tuo posizionamento, amplificare l’efficacia degli altri tuoi canali di comunicazione in modo da creare una sinergia vincente. In tal caso, sappi che avrai bisogno di creare un podcast professionale che sia coerente con la tua strategia di comunicazione e avvicini il pubblico giusto.  Su queste premesse nasce il corso di podcast marketing Da Zero a Podcast, che ti aiuterà a sviluppare il prodotto audio giusto per il tuo brand. Chi sarà la tua docente La tua docente sarò io, Ester Memeo. Ho ideato e preparato personalmente tutti i contenuti del corso. In qualità di Podcast Coach e Producer specializzata in podcast per il business lavoro già con liberi professionisti e aziende nella creazione di podcast professionali e nella creazione di strategie di marketing audio. Lavoro e collaboro con importanti brand e agenzie di comunicazione. Uso un approccio strutturato che coniuga progettazione, creatività e marketing, frutto del mix di competenze acquisite in oltre vent’anni di lavoro in aziende multinazionali. Mi sono specializzata in Digital Project Marketing e applico queste conoscenze per sviluppare contenuti audio mirati alla promozione del proprio brand. Sono autrice del podcast Podcast per il Business e co-autrice del libro Come fare Podcast in Biblioteca edito da Editrice Bibliografica. Nel 2022 ho presentato la sezione live del Festival del Podcasting di cui sono anche parte dello staff organizzativo.  Nel corso porto tutta la mia esperienza e competenza unita a un’accurata selezione per i moduli di focus e approfondimento che accrescono il valore dei contenuti stessi. Com’è strutturato il corso podcast Nella versione più completa, il corso di podcast online è composto da 12 moduli complessivi suddivisi in 130 lezioni video, oltre a 7 audio interviste fatte a professionisti esperti su temi attinenti il podcasting. A completare il tutto workbook e materiale pdf di supporto per esercitarsi e lavorare al proprio progetto.  Il video corso segue un approccio metodico e strutturato per fornirti tutti gli strumenti necessari per partire da zero a progettare il tuo podcast. Sono oltre 13 ore di formazione che spaziano dalla strategia fino alla promozione e monetizzazione. Ogni modulo è focalizzato su una specifica area del podcast: definizione della strategia piano di progettazione e struttura del podcast produzione dei contenuti testuali per l’audio uso della voce ed esposizione al microfono uso e scelta degli strumenti piano promozionale strumenti di monetizzazione. Il programma Il programma include anche un focus specifico su: SEO e Podcast, per migliorare il posizionamento dei tuoi contenuti sui motori di ricerca un modulo dedicato all’uso di Reaper, un software professionale di editing audio un modulo per imparare a creare un set professionale low budget per creare i tuoi video podcast.  Il tutto in lezioni video che puoi seguire da qualunque device, tutte le volte che vuoi. E per completare la proposta formativa, troverai anche 7 audio interviste a professionisti esperti per approfondire tematiche come: diritto d’autore e aspetti legali gestione delle interviste in modo professionale uso dell’advertising per promuovere il podcast come creare un libro partendo dal podcast e due casi studio su: come promuoversi usando LinkedIn con l’autore di LinkedIn Mindset, Luca Bozzato come usare il podcast per lanciare un proprio servizio con l’autrice di Diventare Wedding Planner, Elisabetta Bilei. Cosa saprai fare dopo il corso Da Zero a Podcast è pensato soprattutto per aiutarti a creare un prodotto di marketing e a progettarlo in funzione della tua dimensione professionale. Non è un tutorial prettamente tecnico, perché non basterebbero tredici ore di formazione per diventare esperti di editing e montaggio audio. Al suo interno, tuttavia, troverai due moduli sull’uso degli strumenti: per poter scegliere l’attrezzatura giusta e imparare a fare un semplice montaggio audio usando Reaper come Digital Audio Workstation.  Ecco quali sono le attività che imparerai seguendo il corso Da Zero a Podcast: Costruire da zero la strategia per il podcast adatta al tuo business Creare un progetto sostenibile e in linea con gli obiettivi di marketing Sviluppare l’idea e creare l’intera struttura del podcast Impostare un piano editoriale in ottica SEO Scrivere contenuti adatti all’audio Usare le tecniche per parlare al microfono Analizzare dati e statistiche Registrare e montare un file audio da caricare online Gestire le interviste in modo professionale Districarti tra gli aspetti legali in tema di copyright Creare un set low budget per video podcast Scegliere la strumentazione Promozione e monetizzazione del podcast. Insomma strategia e pratica per sviluppare il tuo primo podcast marketing.  Come ottenere il corso di podcast marketing Trovi tutto il programma, i dettagli e le specifiche del corso in questa pagina dedicata dove potrai scegliere uno dei 3 livelli proposti: Livello Start: i primi 9 moduli del corso con tutte le basi per creare e pubblicare il tuo podcast Livello Pro: tutti e 12 i moduli del corso oltre a 7 audio interviste Livello Top: tutti i contenuti del modulo Pro oltre a due ore di consulenza one-to-one con me e l’accesso al gruppo Telegram riservato ai miei studenti per tutto il 2023. Convenzioni Se sei socio Assipod, Associazione Italiana Podcasting, allora ti farà piacere sapere che a te è riservata una convenzione speciale. In questo caso, scrivimi direttamente e ti darò tutte le informazioni per ottenere l’offerta a te riservata. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Sei un manager e ti occupi di HR? Oppure sei un imprenditore e vuoi scoprire come offrire al tuo team e ai tuoi collaboratori una formazione semplice e innovativa? In questo articolo ti spiego come farlo e come possiamo crearne uno ad hoc per il tuo contesto aziendale. I podcast aziendali possono avere due anime: i branded podcast, ovvero contenuti audio creati per aumentare la brand awareness e destinati al pubblico esterno, e i corporate podcast, cioè contenuti audio ad uso interno e creati per la comunicazione aziendale e la formazione. In questo articolo vedrai come usare questo secondo tipo di podcast aziendale per fare formazione e i vantaggi dell’integrare l’audio nel proprio catalogo formativo interno. Perché usare il podcast aziendale per fare formazione Negli ultimi anni, specialmente nel post pandemia, i modelli organizzativi aziendali si sono evoluti molto, in alcuni casi sono cambiati in modo irreversibile, in altri si sono adattati a un nuovo contesto sociale e a nuove esigenze di lavoro integrando smart working e remote working alle più tradizionali modalità lavorative.  Questa trasformazione ha inevitabilmente impattato sulla gestione di tanti processi organizzativi, tra cui anche la comunicazione interna aziendale e la formazione dei collaboratori, rendendoli più complessi. Oggi però è possibile comunicare e formare i propri dipendenti in modo molto più semplice, usando strumenti efficaci e accessibili, come ad esempio il corporate podcast. Ne ho parlato in una chiacchierata con Marcello Boccardo, consulente strategico, Coach e formatore che da oltre 20 anni lavora con le aziende per fare formazione interna. Ecco un estratto degli argomenti affrontati. Come è cambiata la formazione negli ultimi anni? La trasformazione è costante e credo che stia sempre più migliorando. 15 anni fa, ci si aspettava sempre che il formatore portasse informazioni attraverso slide, attraverso esempi. E non è che adesso non si faccia più. Però le informazioni sono sempre meno importanti, mentre è sempre più importante l’organizzazione delle informazioni, come te le organizzo e come te le divulgo. Conta molto di più la capacità del relatore di utilizzare le slide come uno strumento e perciò interpretarle. Perché se sai organizzare bene le informazioni, riesci a mantenere un ordine nell’aula affinché non si divaghi troppo. Allora diventa molto interessante. Diventa una sessione formativa dove il formatore ha facilitato alcuni passaggi con molto confronto e dialogo che è molto richiesto. Qual è la differenza tra una formazione frontale e una in podcast? Dobbiamo distinguere tra la formazione interattiva, come può esserlo in una piccola aula oppure attraverso uno schermo, e la formazione unilaterale, come può esserla una lezione all’università o attraverso il podcast. La formazione attraverso i podcast, dove non c’è interazione, va costruita in un altro modo e ha un altro effetto. Nel podcast posso cogliere la qualità delle parole e posso prendermi il tempo per divulgare esattamente quello che voglio, con i tempi che desidero. Non ho fretta, non c’è nessuno che interagisce con me. Perciò la qualità della voce e i tempi e ritmi fanno parte della formazione. Da formatore, come ti sei avvicinato al podcast e come questo può essere utile per chi si occupa di formazione professionale? Lavorando da tanto tempo come formatore, molto spesso mi chiedono quali pubblicazioni abbia prodotto. Perché chi fa il mio lavoro in un certo tipo di livello, tecnicamente dovrebbe aver scritto un libro. Mi piace leggere i libri e ho una grande stima di chi sa scrivere bene, ma io nella vita parlo. Ragion per cui quando ho scoperto che c’era la possibilità del podcast, che per me è più affine Il podcast, al pari di un libro, è un contenuto editoriale a tutti gli effetti. Ha la stessa valenza sia dal punto di vista della divulgazione che della presenza online di qualsiasi altra pubblicazione. Ma più semplice. Corporate podcast: come usarlo nella comunicazione interna aziendale Leggi tutto Come usare i podcast aziendali nella formazione I corporate podcast sono utili per integrare il catalogo formativo interno e offrire alla popolazione aziendale nuovi strumenti per apprendere nuove nozioni o fissare concetti e informazioni. Nei contesti organizzativi in cui il personale è dislocato su più sedi decentralizzate oppure i collaboratori sono spesso in viaggio, il podcast può essere lo strumento giusto per fare formazione a distanza. Dove e quando si vuole. I file audio si possono inserire nella proprie piattaforme e-learning o nella intranet aziendale, affiancandoli ad altri strumenti video o testuali. Le potenzialità sono tante. Il corporate podcast può essere usato: per erogare formazione manageriale, per le attività di on-boarding dei nuovi collaboratori. Quest’ultimo caso è strategico perché chi arriva in azienda, specialmente nei primi giorni, deve acquisire molte informazioni sull’azienda o su contenuti più operativi e obbligatori come i corsi sulla sicurezza. In questo caso possono ascoltare contenuti utili a entrare prima e meglio nel contesto aziendale. Il podcast è un acceleratore di conoscenza. I vantaggi di usare il podcast per la formazione interna aziendale I podcast, quelli fatti bene, non sono solo passaggi di informazioni, ma sono momenti di riflessione. E poi, la caratteristica di fruizione agevola di molto l’apprendimento. Per acquisire i concetti a volte non basta ascoltare una volta sola o partecipare a una sessione in aula e basta. Il podcast può essere lo strumento giusto per ripassare più volte certi concetti, metabolizzarli e diventare strumenti pratici per applicarli nel quotidiano. Il video è più complesso. Andare a cercare le informazioni per ripassarle richiede un assetto diverso dal solo indossare le cuffie e fruire dei contenuti anche se sono in metropolitana o alla guida. Agevola la concentrazione, perché non avere un punto di riferimento visivo che ti distrae, ti fa entrare in profondità con quello che viene detto. Al tempo stesso, chi decide di ascoltare il contenuto audio è solitamente una persona che è già ben predisposta per ascoltare e acquisisce meglio le informazioni. Conclusioni Vuoi offrire ai tuoi collaboratori una formazione innovativa che vada incontro alle loro esigenze? Il podcast aziendale accorcia le distanze tra collaboratori e azienda e migliora la qualità delle interazioni. Se sei un manager o un imprenditore e vuoi saperne di più su come integrarla fissa subito una call conoscitiva e portiamo la tua azienda a un altro livello. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Per essere liberi professionisti di successo, oggi servono molte più competenze di quelle che servivano ieri. Non basta saper fare bene il proprio lavoro. Bisogna sapersi distinguere, gestire l’organizzazione di tutte le attività, imparare a usare nuovi strumenti. Come il podcast, che sta diventando una leva di marketing potentissima, a patto che la si sappia usare nel modo giusto. Gestire tutto questo può essere davvero complicato, specie se poi i risultati che vorresti tardano ad arrivare. Forse hai anche tu un podcast e vorresti farlo funzionare, ma fatichi a gestire tutto. E allora come si fa? Quando il podcast per liberi professionisti funziona davvero? Ne parlo nell’articolo attraverso un esempio concreto e di ispirazione per molti freelance. Libero professionista? Perché usare il podcast Nel caso dei liberi professionisti il podcast è un canale di marketing importantissimo, che può davvero diventare un alleato strategico del proprio business. Purché lo si progetti in modo coerente con i propri obiettivi di marketing. In questo blog parlo spesso di strategia e della necessità di avere una visione chiara per usare il podcast marketing in modo davvero efficace. Questo vale per qualunque tipo di business, piccolo o grande che sia. Vale ancora di più se siamo liberi professionisti e siamo noi in prima persona a doverci occupare della crescita del nostro brand. Come fare personal branding con il podcast Leggi tutto I canali di comunicazione sono certamente strumenti essenziali per farlo, ma bisogna imparare ad usarli, specialmente se possono contribuire a dare un boost significativo alla nostra attività imprenditoriale. In che modo il podcast può aiutarti a promuovere il tuo business? Ne parlo con Francesca Deane, Health and Hight Performance Coach, Founder di Healthy Busy Life e autrice dell’omonimo podcast. Il suo progetto podcast è attivo da circa due anni ed è diventato un canale strategico del suo business, tanto da rendere la sua strategia di comunicazione podcast centered. Chi è Francesca Deane? Imprenditrice, mamma di tre bambini, Francesca Deane vive a New York ed è un Health e high-performance Coach e Founder di Healthy Busy Life, una piattaforma per il benessere, l’empowerment e la crescita personale e professionale. Attraverso un approccio multidisciplinare che si basa su, neuroscienze, scienze comportamentali, psicologia, mindset, nutrizione e produttività, Francesca ti aiuta ad acquisire nuove prospettive e nuovi strumenti così che tu possa chiarire chi vuoi essere e cosa vuoi realizzare, semplificare ed ottimizzare la tua quotidianità, creare spazio per te stessa e portare avanti con costanza ed equilibrio tutti i tuoi progetti ed obiettivi, personali, professionali e di business. Podcast per liberi professionisti: esempio di successo Nell’intervista che puoi ascoltare nella puntata del mio Podcast per il Business, ho chiesto a Francesca Deane quali sono stati i fattori determinanti per il successo del suo podcast nella sua libera professione. Ti riporto di seguito alcuni highlight significativi. Perché hai scelto il podcast per fare marketing? Il podcast è il principale contenuto gratuito intorno al quale gira tutta la mia strategia comunicativa. Ho cominciato ad ascoltare i podcast, penso già otto o dieci anni fa, ancora quando c’era l’iPod. Vivevo a Londra e nelle mie lunghe camminate per andare al lavoro, ascoltavo podcast per imparare cose nuove. Quindi è sempre stato un mezzo che mi è piaciuto tantissimo, anche perché ti permette una fruibilità molto molto facile. L’ho subito trovato come uno strumento allineato anche a me, che sono generalmente introversa. Nella mia vita professionale occupa un po un posto importante. Com’è percepito il podcast negli Stati Uniti? Negli Stati Uniti, chi ha un business ha un podcast. Di podcast ce ne sono tantissimi e di un valore incredibile. Ed è uno strumento molto molto apprezzato anche perché nelle grandi città c’è un sacco di community. Come riesci a gestire l’organizzazione del processo di creazione del podcast? Il segreto più importante secondo me è avere una visione, cioè devi avere chiaro qual è la tua strategia. Se non hai una visione e non hai idea di come vuoi che evolve e come e quale sia la tua strategia di medio lungo periodo e rischi di essere il criceto sulla ruota che continua a produrre cose e lo fa, ma magari in maniera anche sconnessa, senza una logica. Se non abbiamo chiaro qual è la nostra visione per il progetto è difficile anche pianificare e organizzare programmare in un modo tale che sia sostenibile per per la tua vita. Quando ho cominciato il podcast la difficoltà più grande è stata di proprio organizzare. Mi sembrava di dover sempre fare quello e fare solo quello. Non volevo che la mia strategia di creazione di contenuti comunicazione assorbisse il 70% del mio tempo e delle mie energie, ma soprattutto mi desse quel senso di sopraffazione costante. Cos’è il Podcast Model Canvas? Leggi tutto Il secondo segreto è quello di registrare e creare contenuti con largo anticipo. Cioè essere in grado di stare tre mesi senza dover registrare un podcast. Programmazione è lavorare di largo anticipo e capire cosa funziona per te. Deve essere qualcosa di sostenibile. Se non siamo dentro quella ruota di creazione di contenuti costante, si liberano spazi di tempo e spazio mentale, soprattutto per far fluire altre idee, per creare altri progetti, per creare nuovo business, per creare nuovi corsi, per creare nuove opportunità per il proprio business. Se siamo invece sempre solo a fare contenuti, non c’è spazio per quello. Che impatto ha avuto il podcast sul tuo business? Mi ha permesso e mi sta permettendo di connettermi veramente con le persone, specialmente le tematiche che affronto io. La connessione è tale che le persone mi scrivono e mi dicono “ho ascoltato tutti gli episodi del tuo podcast, dal primo all’ultimo, anche se ho appena scoperto mi sembra di conoscerti“. Questo a me piace tantissimo per il tipo di relazione, di connessione che vado ad instaurare. Il podcast sta aiutando il mio business, nel senso che la persona è pronta quando è il momento di poi acquistare un mio percorso, un mio programma perché c’è già un rapporto di fiducia che si è instaurato grazie al podcast. Quindi per me è un uno strumento di marketing potentissimo. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Quando ti sei resa conto che il podcast stava funzionando davvero per il tuo business? Circa un anno dopo che l’ho lanciato. Sicuramente sono diventata più brava nel portare il mio messaggio e soprattutto nel comprendere anche la strategia. Tutto ha cominciato a fluire in un certo modo dopo circa un anno. Comincio ad avere questi feedback oppure persone che si sono iscritte ai miei percorsi e mi hanno detto esplicitamente che mi conoscono grazie al podcast. Quali canali usi nel tuo business e come sono integrati con il podcast? La mia strategia è basata sul repurposed content, cioè riproporre anziché dover creare mille contenuti differenti per ogni piattaforma. Partire dal podcast e trasformarlo, spacchettare il mio messaggio in formati differenti. Prendere lo script e ritrasformare in un blog secondo l’ottica SEO e metterlo sul website. Ho una persona che può prendere quel testo e può crearci 2 o 3 contenuti Instagram. Al di là del fatto che adesso sono in grado di delegare alcune cose, ma anche quando lo facevo io, avere questo sistema mi permetteva di crearmi tutti i contenuti social e blog per il mese, in meno di una settimana. Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Tre ingredienti che hanno funzionato davvero nel connubio podcast e business? l primis quello di aggiungere valore. Il mio podcast è sì in parte uno strumento di marketing e di business, ma è in parte un percorso di crescita personale. L’obiettivo è anche creare impatto e creare aggiungere valore. La percezione è se da un contenuto gratuito ottengo tutto questo valore chissà che cosa posso ottenere da un contenuto a pagamento. Un altro segreto importante è appunto l’allineamento della strategia tra podcast e business. I miei podcast e gli argomenti di cui parlo li pianifico in funzione dei lanci dei programmi e dei percorsi che io ho già calendarizzato per tutto l’anno. Motivo per il quale all’inizio dicevo avere una visione di medio lungo periodo è importante. Per me ha funzionato forse anche per la tipologia del mio business, la volontà di creare connessione e quindi di mostrarmi nella mia vulnerabilità. Quando funziona un podcast per i liberi professionisti Un breve recap sui fattori di successo del podcast per i liberi professionisti in relazione al proprio business: Visione a medio-lungo termine. Avere ben chiari obiettivi, mission, vision della propria attività imprenditoriale. Strategia. Preparare un piano editoriale di contenuti in modo strategico, in vista di lanci di prodotti e/o servizi. Pianificazione. Organizzare con largo anticipo le attività senza farsi sopraffare dal processo di creazione dei contenuti. Ottimizzazione e cross-marketing. Riproporre e trasformare i contenuti per gli altri canali di comunicazione per mantenere coerenza e recuperare tempi di esecuzione. Pazienza e costanza. Il podcast non è un contenuto virale, ma un asset e lavora nel medio-lungo termine. La connessione che si instaura con il pubblico è un lavoro di costruzione che ha bisogno di tempo. Aggiungere valore. Donare contenuti che portino valore agli ascoltatori, affinché generino un impatto significativo sulle persone. Uso delle Call to Action. Portare le persone a conoscere altri contenuti utili alla loro formazione, in modo naturale e non push. Inizia il tuo Podcast per il Business Anche tu come Francesca puoi iniziare a promuovere il tuo business grazie al podcast. Se parti da zero e vuoi apprendere le basi per creare un podcast come strumento di marketing e inserirlo nella tua strategia di comunicazione, hai più soluzioni. scaricare gratuitamente la guida introduttiva su come fare podcast partendo da zero acquistare il corso di podcast marketing pensato proprio per liberi professionisti che vogliono usare il podcast come leva di marketing prenotare una call gratuita di 30 minuti per lavorare insieme al tuo progetto. Ti aspetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Le tre principali differenze tra podcast seriale e podcast episodico riguardano la struttura narrativa, il numero di episodi e la distribuzione dei contenuti. La scelta di usare uno schema seriale oppure episodico consegue all’analisi sul formato podcast, ovvero sulla struttura con la quale si vuole presentare il contenuto al pubblico. È in fase di progettazione che si definisce il formato di un podcast sulla base di questi 4 macro elementi: scelta editoriale stile narrativo numero di voci struttura e distribuzione. Vediamo ora qual è la differenza tra podcast seriale e podcast episodico. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Il podcast episodico Una serie episodica è contraddistinta da un numero ampio di puntate e uno sviluppo verticale del contenuto. Ogni puntata è autoconclusiva, o come si dice anche “stand alone”. Non c’è quindi un legame narrativo tra un episodio e l’altro e si possono ascoltare in qualunque ordine.  Tuttavia gli episodi non sono totalmente slegati tra loro, perché ciascuno di essi sviluppa per micro argomenti la una stessa principale tematica del podcast e contiene elementi comuni che li rende identificabili come parte di una stessa serie. Questi elementi possono essere relativi alla struttura interna e al corredo sonoro. In questo tipo di formato la distribuzione del podcast è a cadenza regolare: giornaliera, settimanale, quindicinale, mensile.  Quando usare il formato episodico? Si adatta bene a podcast divulgativi, educativi, di news e informazione. Podcast episodici esempi Podcast per il Business è una serie episodica con cadenza settimanale. Ogni puntata affronta un tema specifico e autoconclusivo ma tutte le puntate sono riconducibili a un unico macro tema: come fare marketing con il podcast. Altri esempi di podcast episodici: DOI – Denominazione di origine inventata Formato dialogo, con puntate autoconclusive sul tema della cucina italiana. The Essential Podcast di informazione con cadenza giornaliera Morgana Un episodio mensile concentrato sulla storia di una “Morgana” sempre diversa. Puntate autoconclusive, elementi di riconoscibilità ben marcati che ne hanno definito una identità tutta propria. Il podcast seriale Un podcast seriale, o serie serializzata, è invece una narrazione estesa in cui l’arco narrativo si distribuisce su più puntate con una trama orizzontale.  Questo è il tipo di formato podcast che ben si adatta a fiction, storie e biografie in cui è presente un unico grande avvenimento e un personaggio centrale e il racconto suddiviso su più episodi. In questo caso, la serie podcast ha un numero definito di episodi ed è autoconclusiva.  Podcast seriali esempi Ponti Invisibili Una serie autobiografica di 9 puntate sviluppata con la tecnica dello Slow Journalism con una trama orizzontale. La Ballata dell’Andrea Doria Serie narrativa strutturata in 6 puntate per raccontare la storia del naufragio del lussuoso transatlantico. Veleno Docuserie con trama orizzontale, uno dei podcast più conosciuti in Italia. Conoscere la differenza tra podcast episodico e podcast seriale, ti aiuta a definire quale format usare nel tuo progetto. Questo è uno degli elementi che fanno parte del modulo sulla progettazione di un podcast del mio corso di podcast marketing Da Zero a Podcast disponibile in 3 diversi livelli di apprendimento. Vieni a scoprirlo cliccando sul banner. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo La value proposition è forse l’aspetto di comunicazione marketing più importante per il tuo business. In essa sono contenuti tutti gli elementi che determinano in cosa ti differenzi nel mercato e perché i potenziali clienti dovrebbero scegliere te anziché i tuoi competitor. Parte sempre da una vision chiara del tuo business ed è il punto di incontro tra la tua offerta e il pubblico a cui ti rivolgi. È una delle primissime analisi che ogni imprenditore e libero professionista deve fare prima di posizionarsi sul mercato.  Dalla sua definizione derivano di conseguenza le scelte strategiche in termini di comunicazione, relazioni e investimenti. Ciò significa che si riflette in ogni singolo prodotto o servizio che proponi, e a loro volta essi concorrono a concretizzare la tua value proposition.  Il podcast è un prodotto che offri al mercato e perché sia uno strumento di marketing efficace deve avere una sua value proposition chiara ed essere esplicita. A maggior ragione se stai usando il podcast per promuovere il tuo business. In tal caso, la proposta di valore dovrà essere allineata a quella del tuo brand. In questo articolo vedremo insieme il significato di value proposition nel podcast, quali strumenti usare per costruirla e un esempio per capirla bene. Cos’è la value proposition Prima di declinare la definizione nel podcast, partiamo dal concetto generale. Ci servirà per comprendere meglio l’applicazione specifica. Letteralmente, value proposition significa proposta di valore e indica quali sono i benefici che il tuo brand offre ai tuoi clienti. È una vera e propria dichiarazione di intenti che racchiude in sé i punti di forza del tuo brand, gli elementi caratterizzanti e la risposta ai bisogni o ai desideri del tuo target di riferimento. In pratica, spiega in modo sintetico la tua unicità e risponde a quella domanda pungolante, a cui tuttavia devi saper rispondere se hai (o vuoi lanciare) un business:  “Perché una persona dovrebbe acquistare qualcosa proprio da te e non da altri?”. Non importa se hai appena aperto la partita IVA o se sei in attività da tempo. Se non lo hai già fatto, ora è davvero il momento di determinare quale sia la tua promessa di valore. Sappi però che se non hai ben chiara qual è la tua vision, beh… difficilmente potrai farla percepire ai tuoi futuri clienti.  Definire la value proposition richiede un lavoro di analisi e di ricerca, di sé e del proprio mercato. Capire, in sostanza, quali sono i tuoi punti di forza e il tuo elemento differenziante.  Sulla carta sembra una cosa piuttosto semplice da fare, ma ti assicuro che è una delle cose che mette più in crisi quando si inizia a lavorare a un proprio progetto. E sai perché? Perché anche quando siamo consapevoli del nostro valore facciamo una gran fatica a comunicarlo.  Eppure è necessario farlo perché è uno dei fattori più importanti per la conversione. Serve a: far capire immediatamente ai tuoi clienti cosa offri;puntare su ciò che ti differenzia dai tuoi competitor;uscire dalla morsa della “leva del prezzo”;attrarre i clienti “giusti”, che condividono i tuoi valori e probabilmente ti seguiranno nel tempo;incrementare di conseguenza le tue vendite. Per farti capire l’importanza di definire la value proposition, considera questo: la percezione del valore che una persona attribuisce a un prodotto o servizio va sempre oltre le caratteristiche intrinseche degli stessi. È legata ai significati che ad essi conferisce sulla base dei personali bisogni e desideri. Riguarda le emozioni che prova, l’esperienza che vive e l’impatto che quel prodotto o servizio avrà nella sua vita.  Nota: l’impatto che i tuoi prodotti hanno nella vita delle persone… cioè cosa appaga? e in che modo lo fa? Facciamo qualche esempio: sentirsi più al sicuro, più in forma, più esclusivi, avere la sensazione di risparmiare tempo o denaro. Questi sono esempi calzanti delle sensazioni che può evocare una value proposition ben definita. Ora, tenendo a mente tutti questi aspetti, trasliamo la definizione di value proposition nel podcast. Come fare un podcast da zero: guida introduttiva Leggi tutto Proposta di valore nel podcast Fin qui tutto bene, ma… se parlo di podcast cambia qualcosa? No. La value proposition del podcast indica in modo chiaro e sintetico qual è il beneficio per l’ascoltatore. È la promessa trasformativa che offri con i tuoi contenuti audio. Include l’essenza del messaggio, il target a cui si rivolge e il motivo per cui dovrebbe ascoltarlo.  Il podcast può essere un ottimo canale di comunicazione per far conoscere il tuo brand. È un prodotto di marketing a tutti gli effetti e, in quanto tale, anch’esso deve avere la sua value proposition. Per quale motivo? Facciamo un gioco: immagina che il podcast sia una prodotto novità esposto in mezzo agli altri sullo scaffale del supermercato. Se il packaging è studiato bene probabilmente catturerà la tua attenzione e poi, se stuzzica il tuo interesse, prima di acquistarlo leggerai tutti i lati della confezione per capire di che si tratta e se è adatto a te. In pratica valuterai la proposta di valore che quel prodotto sta dichiarando. Darai un occhio al prezzo e se per te il valore percepito è superiore, lo acquisterai.  Ora, a parità di tipo di prodotto, perché compreresti o non compreresti proprio quello? È chiaro. Esattamente come succede per qualunque altra cosa in vendita sul mercato, una persona sceglie di ascoltare un podcast quando è chiara la sua proposta di valore. Dunque, ecco cosa succede quando dichiari esplicitamente nel podcast la tua proposta di valore: i tuoi ascoltatori capiscono subito cosa offri;in cosa ti differenzi da altri podcast dello stesso argomento;riesci ad attirare gli ascoltatori giusti;puoi incrementare più facilmente i tuoi ascolti. Ecco perché possiamo dire che definire la tua value proposition è il primo passo per creare un podcast efficace.  Come puoi costruirla e con quali strumenti? Usando anche in questo caso lo stesso metodo applicato per definire la value proposition di un brand. Value proposition canvas Il modello che sta alla base della definizione di una proposta di valore è il Value Proposition Canvas. Si tratta di uno strumento che ti permette di analizzare in modo sintetico i tuoi segmenti di clientela e la tua offerta per trovarne i punti di incontro. Questo schema ti aiuta ad avere una visione d’insieme e focalizzarti su come rispondere ai bisogni dei tuoi clienti. È spesso usato per la definizione di uno dei blocchi del Business Model Canvas in fase di analisi strategica di un business. Vediamo come declinare la versione originale di questo modello per ricavare la value proposition del tuo podcast. Specifico che il metodo che ti propongo è pensato in modo particolare a un podcast marketing di supporto al tuo business. Tuttavia, i principi su cui si basa sono validi per qualunque tipo di podcast. Parti sempre dalle tre sezioni del cerchio, cioè dal profilo dei tuoi potenziali ascoltatori. Questo è un passaggio fondamentale. Il podcast funziona quando mette al centro l’utente, non noi stessi. Per cui tutto ciò che decidi di realizzare va pensato per essere a loro utile, in funzione di bisogni, desideri ed emozioni (paure) che li muovono.  Un suggerimento: parti pensando a chi sono i tuoi attuali clienti, che caratteristiche li accomuna, cosa cercano nei tuoi servizi e cosa acquistano. Dopo di che esplora eventuali profili correlati a cui potresti dedicare il tuo podcast. Nel compilare le sezioni del quadrato, lavora su questi tre aspetti: il modo in cui il messaggio del podcast risponderebbe alle esigenze del tuo pubblico, come la tua specifica esperienza sull’argomento potrebbe fare la differenzache tipo di benefici ne ricaverebbe l’ascoltatore in termini di maggiori vantaggi o minori problemi. Ora traduci in una o due frasi il succo della tua analisi. Immagina la value proposition del podcast come l’elevator pitch del tuo progetto: cosa diresti al tuo potenziale ascoltatore per convincerlo ad ascoltarti? Attenzione, proprio perché si chiama elevator perché dev’essere breve come una corsa in ascensore! Esempio di proposta di valore podcast Per comprendere bene cosa si intende per value proposition di un podcast, prendiamo come esempio il mio Podcast per il Business. Quando ho iniziato a progettarlo volevo che per i miei ascoltatori fosse ben chiaro il messaggio che intendevo trasmettere.  La promessa che stavo facendo sarebbe stata un vantaggio per loro? E se sì, in quale misura? In una sola frase sintetica, ho racchiuso tutto: messaggio e beneficio. “Podcast per il Business è lo spazio in cui condivido idee e spunti pratici per aiutarti a rendere il podcast un alleato strategico per il tuo business.” Di cosa parlo? di un podcast, lo strumento che ho scelto per comunicare;di come farlo diventare anche il tuo alleato;lo farò utilizzando nozioni ma anche spunti concreti e pratici;di come puoi integrarlo nel business e quindi nella tua strategia di marketing;strategico per il business, per far crescere la tua attività. Momento tips: se stai affrontando un blocco nel tradurre in parole la tua proposta di valore, prova ad ascoltare altri podcast o quelli che ascolti abitualmente. Scoprire qual è la loro value proposition, ti sarà di aiuto.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Qualche settimana fa, quando ho letto la storia di Tim Ferriss che dal suo blog ha fatto nascere uno show podcast da milioni di ascolti, mi sono convinta ancora di più delle potenzialità di questo mezzo di comunicazione. Creare un podcast per blogger non solo è possibile, ma è addirittura un boost per la propria presenza online. Certo, di Tim Ferriss ce n’è uno solo ma il punto è un altro. Anche i professionisti del web copywriting possono usare il podcast per promuovere il proprio personal branding, differenziandosi da un mercato già saturo e intercettando un nuovo pubblico, diverso dai lettori. Infatti, i contenuti audio soddisfano un bisogno utente sempre più consistente: ottimizzare il tempo. Essendo il podcast uno strumento nomadico, chi ti ascolta può imparare, informarsi e divertirsi mentre svolge altre attività. Apre quindi le porte dei tuoi contenuti anche a chi dedica poco tempo alla lettura ma ti ascolterebbe volentieri mentre porta a passeggio il cane. Passare dal testo all’audio è un bel salto in avanti che forse non tutti si sentono di fare. In realtà potrebbe essere meno complicato di quanto pensi e persino meno dispendioso di un video ben fatto su youtube. Considera che a tuo favore hai già tre elementi: sei un esperto nel tuo settoresei abituato a scrivere contenutihai una community solida. Non è già un bel punto di partenza? Certamente lo è, visto che servono tutte queste tre cose per rendere il podcast un contenuto gradito. Qualunque sia la tua nicchia, potresti allargare il tuo pubblico raggiungendo anche chi preferisce l’ascolto alla lettura, ma soprattutto fare cross marketing. Ed è proprio quello che ho fatto realizzando il podcast Zampe in Famiglia per un cliente. Siamo partiti dal blog per poi realizzare un progetto audio includendo esperti, interviste e testimonianze. Per aiutarti a comprendere in che modo può essere utile un podcast per blogger ho preso tre esempi tra le categorie più conosciute del blogging: travel bloggerfood bloggerbook blogger Podcast per travel blogger Qual è l’ultimo viaggio che ti ha emozionato? Ogni viaggio ci racconta Paesi, culture, storie e lo viviamo almeno due volte: con gli occhi e nei ricordi. Come travel blogger sai bene in che modo usare la scrittura per trascinare il lettore a scoprire quei luoghi. Ma immagina di poter trasmettere le tue emozioni con la tua voce, la tua personalità mentre racconti ciò che hai visto e come lo hai vissuto. Qualche idea su come usare il podcast affiancandolo al tuo blog: creare percorsi guidati in cui accompagnare l’ascoltatore mentre visita i luoghi di cui hai parlato nel tuo blog. Gli ingredienti sono tanti: immagina di essere lì con lui, portalo a esplorare le strade, svelagli un aneddoto legato a un luogo, riscopri un momento storico che ha reso glorioso una piazza o un monumento, aggiungi una musica di sottofondo che richiama quell’epoca.Intervistare persone del luogo per raccontare la vita del posto dalla voce di chi ci vive.Promuovere un turismo di nicchia insieme a enti locali.Raccontare il viaggio per come lo hai vissuto tu, portando l’ascoltatore a vedere gli angoli nascosti, scoprire la cucina e la gente del luogo, lasciando che immagini ciò che non può vedere con i suoi occhi. Solo alcuni esempi di ciò che si può realizzare con un podcast per travel blogger. Non c’è limite alla fantasia. Puoi mettere a frutto la tua esperienza, creatività e voglia di sperimentare. Anche se l’audio si ascolta in cuffia e, per lo più da soli, crea prossimità: ascolto e immagino di essere proprio lì, nel luogo di cui parla il podcast. Lo vedo di fronte a me. Forse è addirittura possibile creare una community di persone che immaginano tutte di essere nello stesso luogo. Food blogger o food podcaster? La cucina si sa, in Italia è sinonimo di cultura. Ogni ricetta è una storia tramandata da generazioni, legata a volte ad aneddoti storici o persino a miti e leggende più o meno conosciute. Questo le rende speciali e diverse da paese a paese, da famiglia a famiglia. Il mondo dei food blogger non è certo disabitato. Sapersi distinguere richiede estro, personalità e anche un pizzico di lungimiranza. Per potersi aprire nuove opportunità e collaborazioni, serve distinguersi dalla massa. Il podcast potrebbe essere una carta in più da giocare rispetto ai tuoi competitor. Ad oggi non ci sono molte food blogger con un proprio canale podcast. Partendo dalla proposta più semplice fino alle porte alla tua creatività, ti do qualche idea podcast: Audio ricette: un concept semplice ma non scontato, se consideri che non tutti possono leggere una ricetta e sarebbe tutto più facile se qualcuno ti guidasse mentre ti destreggi tra pentole e fornelli. Con la tua voce, sarà come cucinare insieme.Dalla ricetta alla storia: intersecare blog e podcast lasciando le ricette sui post e portare il lettore ad ascoltare la storia di quel piatto, le radici, la cultura, il tuo tocco magico.Collaborazioni: creare puntate con altri food blogger, chef, produttori enogastronomici per avvalorare e arricchire ciò di cui parli nel tuo blog. Raccontare i libri con l’audio Conosco delle bravissime book blogger che con i loro testi scritti riescono a recensire saggi e manuali, all’apparenza emotivamente poco coinvolgenti, con grande maestria. Ispirano, incuriosiscono, invogliano i propri lettori ad avvicinarsi a quel libro. Se questo è il potere che può nascere dalla loro penna, pensate quanto possa esserlo la loro voce. Raccontare i libri con l’audio potrebbe andare oltre la semplice recensione. Ti faccio qualche esempio di podcast per book blogger: intervistare gli autori: conoscere un libro dalla voce di chi l’ha scritto è sempre emozionante. Si scoprono i retroscena, gli antefatti, le vicissitudini e dai l’opportunità al tuo lettore di ascoltare “dal vivo” chi ha scritto quel testo. L’intervista dà sempre un vantaggio in termini di visibilità: le audience, tue e dell’autore, si mischiano e si ampliano, portando traffico aggiuntivo sia al tuo blog che al tuo podcast.Creare un salotto letterario da ascoltare: commentare un libro insieme a qualcun altro citando passaggi significativi che vi hanno colpito, inserirlo in un contesto storico, raccontare le proprie esperienza di lettura e unire il tutto dal sound giusto per quel genere letterario.Mixare libri e passioni: se oltre ai libri hai altri interessi, potresti accostare una recensione ad nuovi contesti come viaggi, musica, stili di vita, cultura; una divagazione piacevole e molto creativa. Come inserire il podcast sul blog Integrare un file audio nel blog è semplicissimo. Gli host e le piattaforme di ascolto consentono l’embedding dell’intera serie o di un singolo episodio nei backend dei CMS più conosciuti, come WordPress. Basterà recuperare il link o lo shortcode del podcast. In questo modo farai cross marketing e faciliterai l’ascolto e la discovery del podcast stesso. Da una parte, chi non è abituato a fruire di podcast dalle app dedicate, può ascoltarlo direttamente dal tuo sito web. Dall’altra chi scopre il podcast dalle piattaforme di ascolto, potrebbe arrivare al tuo blog grazie ai link che inserisci nelle note degli episodi. Se hai già una community consolidata sul tuo blog, sarà facile far scoprire ai lettori il tuo podcast. E, viceversa, convogliare un nuovo traffico al tuo sito dalle piattaforme di ascolto. Conclusioni Da sempre penso che creare relazioni autentiche e ampliare i propri orizzonti comunicativi siano la chiave per crescere e sviluppare la propria presenza online. Non c’è mai un solo e unico canale in grado di farci raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. È il contributo di più giocatori a rendere vincente una partita. Il podcast è uno dei giocatori in campo con caratteristiche e peculiarità distintive che non possiedono altri mezzi. Ci avvicina alle persone e apre nuove strade. Per questo si affianca molto bene all’interno della strategia di marketing di aziende e liberi professionisti. Pensa ai contenuti come a un modo per affermare la tua identità: più sarai vicino alle persone, più aumenterà il ricordo di te nella loro mente. Hai già pensato a come integrare il podcast nella tua strategia marketing? Se questo articolo ti ha incuriosito e vuoi approfondire l’argomento, contattami. Sarò lieta di aiutarti a sviluppare la tua idea e farti entrare nel mondo del podcasting. Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Il processo d’acquisto con il podcast e come attivarlo, rappresentano una fase importante per tutti gli imprenditori che vogliono approcciare questo strumento di comunicazione. Se vendere è l’imperativo, trovare un metodo efficace per farlo lo è altrettanto. Naturalmente, noi imprenditori, vorremmo che ogni metodo fosse a rischio zero e con un ritorno economico certo, in modo che possa contribuire ad aumentare il nostro fatturato.  Ciò di cui dobbiamo tenere conto è come si sia modificato negli ultimi mesi il processo di acquisto. Le nostre personali abitudini di acquisto sono cambiate e, tra l’altro, succede continuamente: stanno ancora cambiando. Dunque quale potrebbe essere il ruolo del podcast in tutto ciò e, soprattutto, in quale fase del processo di acquisto è utile? Te ne parlo in questo articolo. Il podcast nel funnel di acquisizione di un cliente Nel funnel di acquisizione di un nuovo cliente, il podcast rappresenta uno strumento di content marketing per promuovere il nostro brand. Ho parlato di questo tema nelle prime puntate: dall’importanza della Value Proposition e di Come differenziarsi dalla concorrenza. Inizierei anche però abbattendo qualche credenza, evidentemente errata, sul podcast stesso. Non è uno spot pubblicitario di lunga durata ma un canale di comunicazione a tutti gli effetti.  In modo diretto, non vende nulla. Così come non lo fa un articolo di blog. Deve essere considerato, pertanto, come un canale di ingresso del nostro funnel. Molto potente! Ora vedremo perché e in che modo.  Quando parliamo di processo di acquisto ci riferiamo al comportamento decisionale che le persone adottano dal momento che prendono consapevolezza di un proprio bisogno, sino ad arrivare all’acquisto. Comportamento che senza dubbio è cambiato nel corso degli anni e, indubbiamente, ancora di più nell’ultimo biennio.  L’importanza per qualsiasi brand di comprendere come funziona questo processo decisionale è indiscussa. Infatti, per mettere in atto una strategia di marketing efficace, (hai già ascoltato l’episodio precedente che parla proprio di questo?!) bisogna tenere conto di quali sono le leve che oggi guidano un consumatore nella scelta di un brand piuttosto che di un altro.  Attenzione. Ho parlato di scelta del brand e non del suo prodotto o servizio. Vuoi sapere perchè?  Perché ciò che oggi fa la differenza non è solo la qualità del prodotto ma anche tutto ciò che ruota intorno ad esso: la storia, le persone, i valori, le percezioni. Segui il mio ragionamento perché tornerò su questo punto tra poco.  Le 4 fasi del processo d’acquisto Nel processo d’acquisto, anche io e te, in qualità di consumatori, attraversiamo queste 4 fasi ben precise: appuriamo di avere bisogno (che potrebbe essere anche latente) o un desiderio; cerchiamo più informazioni su ciò che ci interessa; acquistiamo il bene o servizio; diventiamo clienti fidelizzati.  Proviamo a riflettere sulla prima fase: ci rendiamo conto di avere un desiderio o un (nuovo) bisogno e vogliamo a tutti i costi soddisfarlo. Quante volte mi è capitato?… Beh, tante ma si dice che a desiderare non c’è mai fine dopo tutto! Sei d’accordo con me che, a volte, questa consapevolezza può essere innescata da elementi esterni? Per esempio quando vediamo, leggiamo o ascoltiamo qualcosa che stuzzica la nostra curiosità si accende un desiderio che forse non sapevamo nemmeno di avere. Può anche essere legato ad un’esigenza personale per la quale non abbiamo ancora trovato la soluzione giusta per noi. Quei momenti in cui sappiamo di cosa abbiamo bisogno ma non sappiamo a chi rivolgerci. Questo è il primo touchpoint tra consumatore e brand. Ora, se togli il cappello del consumatore ed indossi quello dell’imprenditore, questo è il primissimo momento in cui una persona ha modo di fare conoscenza con il tuo brand.  È ovvio che ciò può accadere solo se: hai comunicato qualcosa (per esempio online);  se sei presente esattamente dove si trovano i tuoi potenziali clienti; se hai comunicato qualcosa, o in un modo, che ha attratto il nostro interlocutore.  Potrebbe essere uno post sui social, un video su Youtube, un articolo di blog o una puntata podcast. A volte una combinazione di questi.  Il primo “gancio” è fondamentale perché è quella scintilla che fa suscitare nella persona la consapevolezza di un bisogno e di quale possa essere una potenziale soluzione. Ma non basta.  A questo punto entra in gioco, infatti, la seconda fase del processo d’acquisto: la ricerca di ulteriori informazioni. Nulla è scontato ed è uno step molto importante che può durare pochissimo oppure mesi. Ecco i 3 fattori determinanti che caratterizzano la nostra ricerca di informazioni: senso di urgenza: cioè la necessità di trovare subito risposta ad un bisogno impellente; coinvolgimento emotivo: quanto il nostro potenziale cliente si sentirà attratto da ciò che offriamo e questo lo spingerà a desiderare il nostro prodotto o servizio come soluzione al suo problema; fiducia: quella persona si fida di noi per poterci scegliere come brand? Io e te sappiamo bene quanto il consumatore oggi sia molto più consapevole rispetto al passato. Noi stessi, prima di fare un acquisto (sia online che offline), ci documentiamo, leggiamo le recensioni e confrontiamo le proposte di mercato. Abbiamo bisogno di rassicurazioni prima di acquistare qualcosa. Eccoci arrivati al nocciolo della questione. Come innescare il processo d’acquisto: l’ecosistema del podcast È proprio in queste due prime fasi che il podcast può fare la differenza, innescando il processo di acquisto. Il podcast è un ottimo canale di ingresso del nostro funnel di vendita. Può rispondere a uno stimolo, un bisogno, può essere il primo touch point con cui un potenziale cliente viene a conoscenza del nostro brand. È, tuttavia, molto più facile che questa fase di scoperta sia attivata dai social o da un traffico organico nel nostro sito web.  Il momento più importante in cui il podcast innesca il processo di acquisto è la fase di approfondimento: quando l’utente vuole saperne di più. Cerca maggiori informazioni su quello che facciamo, sul nostro modo di lavorare, sulla nostra personalità, sulla nostra filosofia e approccio.  È il momento in cui è disposto ad ascoltarci, a dedicare del tempo per capire meglio chi siamo e cosa abbiamo di diverso dagli altri. In questo frangente si costruisce la fiducia e quel legame che, probabilmente, lo spingerà a sceglierci come brand.  Dicevo poco fa che il podcast in questo è molto potente. I motivi sono sostanzialmente 3: usa la tua voce, che è un potente mezzo per parlare a tu per tu con le persone e trasmettere la personalità del brand molto più di un testo scritto; innesca un’abitudine, che è il modo migliore per essere presenti costantemente nella mente degli ascoltatori; offre contenuti verticali su un tema specifico, permettendo al tuo pubblico di informarsi e, a te, di donare a chi ti segue informazioni più dettagliate di quelle che potrebbe trasmettere un post sui social; crea accoglienza per il tuo pubblico, nel tuo mondo. Quando le persone cominciano ad entrare in relazione con te e con il tuo brand, hanno tutti gli elementi di cui necessitano per sceglierti (o meno). A parità di servizi o prodotti, a chi pensi che una persona sceglierebbe di affidarsi? Ad un perfetto sconosciuto oppure a chi gli ha dimostrato apertamente chi è e come lavora? Io credo proprio che la risposta tu la sappia già.  È esattamente così che si innesca il processo di acquisto grazie al podcast. Non vende in modo diretto ma lavora su tutti quei touch point che generano una vendita: motivazione, personalità e percezioni.  Ma voglio essere sincera con te. Il podcast non è la panacea di tutti i mali. È una tattica, come abbiamo già detto nella puntata 6 di Podcast per il Business. Essa concorre cioè alla realizzazione di una strategia più ampia. È un mezzo potentissimo da inserire nel tuo funnel di vendita ma non è probabilmente l’unico che, da solo, può portarti al compimento di tutti i tuoi obiettivi di business.  Affinché esso attivi un processo di acquisto, ha bisogno di essere inserito in un progetto di comunicazione più strutturato, in base all’obiettivo di marketing. Ti serve creare un ecosistema in cui più elementi, come il blog, i canali social, la newsletter, il tuo sito web, adv e tutto ciò che ritieni uno strumento efficace per sostenere una persona nel suo processo di acquisto.  Il podcast è parte dell’ecosistema e, allo stesso tempo, ti aiuta a costruirlo. Una persona può scoprirti sui social e approfondire con il podcast, o viceversa. Può seguire i tuoi contenuti audio per mesi, affezionarsi a te e poi visitare il tuo sito per capire quali servizi offri, iscriversi alla tua newsletter e contattarti per acquistare un tuo prodotto.. Ti sembra un processo lungo e articolato? Capisco questa sensazione. Ti assicuro, però, che è quello che nel lungo periodo ti ripagherà di più. Ricorda che tu per primo/a, scegli prima di tutto un brand. Solo dopo il suo prodotto o servizio. Dunque, se il brand fossi tu, fatti scegliere per ciò che sei! Mi hai letta fino a qui e non posso che ringraziarti per il tuo tempo. Posso chiederti come hai trovato questa puntata? Mi farebbe molto piacere se volessi lasciarmi una recensione su Apple Podcast e su Spotify.   Qui sul blog puoi trovare tutti gli articoli delle puntate di Podcast per il Business mentre se sei decisamente social, possiamo seguirci a vicenda su Instagram, Facebook e Linkedin. A seconda del canale, condivido tips sul podcast, o notizie sul mondo dell’audio. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Dal 2020 ad oggi la produzione di podcast in Italia è aumentata in modo esponenziale, i formati podcast si sono evoluti ed è sempre più importante capire cosa piace al pubblico. Soprattutto se si vuole usare il podcast come strumento di marketing per attrarre potenziali clienti. Lo so, non è sempre facile orientarsi in un mercato ancora giovane, che cresce velocemente e che è in continuo divenire. Da una parte c’è sempre più bisogno di stabilire punti fermi e dare delle direzioni chiare a chi comincia a usare il podcast; dall’altra è chiaro che esplorare nuovi stili e modalità di interazione può essere la leva distintiva per attrarre un nuovo pubblico in target. Ecco perché ho selezionato per te i format podcast più popolari e più usati nel 2023. Vedremo insieme le diverse tipologie di podcast, quale esempio da ascoltare e ti illustrerò vantaggi e svantaggi che ciascun format offre. Prima però voglio spiegarti perché è così importante conoscere e valutare bene quale format usare nel tuo podcast. Perché è importante scegliere bene il formato podcast Scegliere bene il formato del podcast è importante per almeno per tre ragioni: differenziarsi dai competitor podcast valorizzare al massimo il potenziale del progetto trovare il giusto equilibrio tra effort e opportunità. Il podcasting è un mercato che offre grandi opportunità. La saturazione che si riscontra in altri canali di comunicazione è per ora ancora lontana. Per cui è molto più facile inserirsi in questo contesto parlando del proprio business e facendosi conoscere come professionisti che non altrove. Questo è un grosso vantaggio a livello competitivo. Ciò nonostante, mi è già capitato di lavorare con clienti che non sapevano se e come differenziarsi dalla concorrenza di altri podcast che trattavano proprio il medesimo argomento. Se ti sei posto la stessa domanda, sappi che è normale temere di perdere il primato e l’occasione di accaparrarsi l’attenzione di un pubblico potenziale cliente. E allora che si fa per distinguersi? Uno dei modi è scegliere un formato podcast diverso. Attenzione però a non perdere di vista la sostenibilità dell’intero progetto, come spiego in questo articolo altrimenti si rischia di abbandonarlo strada facendo. Linee guida per scegliere bene il format del podcast Leggi tutto I più popolari format podcast nel 2023 I formati podcast possono essere classificati sulla base di alcune caratteristiche che li accomunano. Ad esempio: per numero di voci e stile di conduzione per scelta editoriale, struttura e stile narrativo per contesto. Il podcasting d’oltreoceano ci fa sicuramente da apripista nell’anticipare nuovi trend di questo media. E infatti, molti format adottati dai più popolari podcast italiani sono una trasposizione di ciò che è già presente nel mercato statunitense. Nessuno inventa niente di nuovo, per intenderci. Tranne che per tutte le ibridazioni possibili e le personalizzazioni. Vediamo insieme i formati podcast più usati nel 2023. Talk a una voce È un format molto diffuso e si adatta a un genere podcast divulgativo, informativo, narrativo. Ciò che maggiormente apprezzo è la relazione che si crea tra speaker e ascoltatore: è un po’ come se il podcaster ti parlasse in una conversazione del tutto informale, ma allo stesso tempo intima. Il modo di argomentare, gli spunti di riflessione, la logica di esposizione, la condivisione di esperienze e persino il tono di voce dello speaker diventano un elemento distintivo di comunicazione che coinvolge chi ascolta. I podcaster più disinvolti non usano nemmeno lo script durante la registrazione, così da essere ancora più naturali nell’esposizione e catturare l’interesse. Certo richiede buone capacità espositive e di argomentazione, ma è una palestra incredibile per migliorare il public speaking. PRO: Autonomia nella preparazione dei contenuti, relazione intima con il pubblico, autorevolezza.CONTRO: Maggior effort nella preparazione dei contenuti, richiede buone capacità espositive (per non annoiare!). Alcuni esempi di talk a una voce: Dear Alice di Alice Bush, podcast di divulgazione e crescita personale, The Essential di Will Media condotto da Mia Ceran per l’informazione quotidiana, Cose Molto Umane di Giampiero Kesten, podcast divertente sulle cose interessanti degli esseri umani. Conversazione libera Detto anche free-talk, è il format podcast che ricorda alcune trasmissioni radiofoniche in cui gli speaker parlano tra di loro su argomenti di vario genere: l’atmosfera è colloquiale e informale. Questo modo di comunicare piace al pubblico nella misura in cui si percepisce una bella sintonia tra i co-conduttori. Non ci sono testi scritti ma solo scalette di argomenti, quindi non richiede un particolare effort nella preparazione dei contenuti. Puoi usare questo format se hai voglia di sperimentare l’audio come mezzo di comunicazione ma non ti senti pronto per affrontare questa esperienza da solo. PRO: Dinamico, divertente, crea appeal sul pubblico. L’effort e i costi di produzione sono suddivisi tra i vari conduttori. È più facile ampliare la community.CONTRO: Richiede sintonia nel gruppo e buona organizzazione per gestire le varie task del progetto. Gli esempi di format free-talk sono: lo spassionato Power Pizza con il trio Nick, Lorro e Sio, l’ironico e irriverente Domande Scomode di Lele e Gigio e infine Muschio Selvaggio di Fedez e Luis Sal. Intervista L’intervista è uno dei formati podcast più utilizzati e che il pubblico apprezza. Spesso è il miglior modo per approfondire specifiche tematiche grazie al contributo dell’ospite esperto in quel settore, oppure per condividere esperienze utili agli ascoltatori direttamente dalla voce del protagonista. Il livello di interazione tra conduttore e ospite può essere in due modi: diretto: quando c’è una conversazione tra i due speaker e uno scambio di domande e risposte dirette. indiretta: quando la risposta dell’interlocutore è inserita nella narrazione come un contributo audio esterno e non c’è una domanda esplicita da parte del conduttore. In ogni caso, la scelta di questo format è strategica se i tuoi obiettivi sono: ampliare il tuo network accrescere la tua autorevolezza. PRO: coinvolgere ospiti nel programma ti aiuta a stringere relazioni proficue, aumentare gli ascolti e la tua community.CONTRO: richiede una buona capacità strategica nel selezionare gli ospiti, e una buona organizzazione per programmare le interviste. Questo genere di podcast è diffusissimo ed è davvero difficile scegliere qualche esempio. Tra tutti ne ho selezionati tre: il podcast DOI – Denominazione di origine inventata sulle storie più o meno vere sul cibo; One more time con Luca Casadei; Le Alleate, una mia produzione per il progetto LeRosa con una serie di interviste inserite nella narrazione. Narrazione Il podcast narrativo racconta storie reali. La capacità di scrittura dell’autore nel raccontare stralci di vita vera è determinante. Ma non è da sottovalutare anche il sound design che unito alla scelta delle parole crea una narrazione a tutto tondo. Il format narrativo può essere sviluppato con un talk a una voce oppure a più voci con un podcast corale. PRO: coinvolgente e molto apprezzato dal pubblico. Scrittura e sound se ben mescolati creano un’atmosfera dal forte impatto emotivo.CONTRO: richiede abilità tecniche audio e di scrittura, oltre che a un buon investimento in termini di tempo e risorse. Anche in questo caso il panorama è ampissimo e c’è proprio l’imbarazzo della scelta. La mia selezione è Storie di Brand, di Max Corona; Prima, di Sara Poma; Rider nella notte di Diego Cajelli. Fiction La fiction è un formato podcast senza dubbio complesso e che richiede budget importanti. La particolarità è quella di raccontare una storia (inventata o verosimile) attraverso dialoghi, personaggi, livelli di narrazione articolati e archi narrativi estesi. Il sound design è certamente un aspetto fondamentale per ricreare quell’effetto avvolgente della narrazione. Per questo motivo non sono molti i podcast che adottano questo format. Tra questi cito Storie nel Carrello una co-produzione mia e di Matteo Scandolin per Bennet S.p.A.; Batman una produzione Warner Bros/Spotify Studio; Sbagliata, con un bel cast di attori. Se ami il genere fiction e l’inglese, ti suggerisco di scaricarti l’app Apollo podcast totalmente dedicata alle fiction audio e un catalogo di oltre 9.000 show. Audiodramma Anche gli audiodrammi sono tra i formati podcast che appartengono al genere fiction. Ma sono più che altro racconti drammatici interpretati da attori, trasposizioni di opere teatrali rivisti in chiave podcast grazie all’interpretazione magistrale di attori professionisti. Lo stile ricorda molto quello dei radiodrammi, programmi radiofonici degli anni ’30 del Novecento che attingevano al patrimonio teatrale e trasmettevano commedie e tragedie in sceneggiature originali per la radio. Uno dei più famosi fu quello di Ma Perkins, una serie audio con puntate da 15 minuti ciascuna che andava in onda ogni giorno sulla NBC e raccontava la storia di una donna soprannominata la “madre dell’aria d’America, interpretata da Virginia Payne che tra le sue vicende nella comunità e nella famiglia, dispensava consigli domestici. Qui ne puoi ascoltare un estratto. Oggi in Italia ce ne sono pochissimi e sono tutte interpretazioni curate nei minimi dettagli. Ecco perché sono spesso progetti audio destinati ad un pubblico pagante. Tra questi ti cito Radiodramma da Casa, creato da Adriano Saleri e Fonderia Mercury, dell’omonima compagnia di teatro. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Docuserie La Docuserie è uno dei formati di maggior successo nel mercato del podcast. Si usa come struttura narrativa per sviluppare temi legati a eventi storici, vicende di cronaca o adattamenti letterari. Lo stile e il linguaggio usato sono quelli di un documentario, ed è spesso corredato da interviste, materiali d’archivio, testimonianze, approfondimenti specifici. In molti casi l’arco narrativo è distribuito su più puntate. Ecco esempi di docuserie podcast che hanno avuto successo: Veleno di Pablo Trincia, un documentario sulla vicenda di cronaca italiana di pedofilia e satanismo; Limoni incentrato sulle vicende del G8 di Genova del 2001; Oltre il confine di Matteo Caccia per Audible, sulla storia di Karim Franceschi che parte per Kobane con un progetto umanitario. Miniserie La miniserie ha un numero ridotto di episodi ed è autoconclusiva. Per struttura è molto simile alla docuserie, ma i singoli episodi potrebbero essere a loro volta autoconclusivi o presentare un doppio livello di narrazione verticale e orizzontale. Ne è un esempio Riscrivi di Alessio Beltrami, una serie podcast dedicata alla scrittura in cui in ciascun episodio si approfondisce lo stile e la comunicazione di un grande scrittore. Ma anche La Festa dei Folli, di Gianluca Kamal in cui in ogni puntata si racconta la storia di un personaggio controverso della storia, e Dietro una Star di Podcastory. Rubrica Il formato Rubrica è una sezione del podcast con un approfondimento verticale su un tema. Può essere contenuta all’interno delle singole puntate, delimitata da uno spazio ad hoc, oppure sviluppata con un contenuto a sé all’interno della serie principale. Ne è un esempio è la rubrica FAQ di Podcast per il Business in onda il venerdì come doppio appuntamento settimanale. Podcast live È una performance dal vivo in cui è buona la prima. Questo format richiede una certa preparazione tecnica ed espositiva, specialmente se lo stile è narrativo e con un sound articolato.Personalmente ho registrato una puntata live di Podcast per il business in occasione della prima edizione della Settimana del Podcast svoltasi a Technotown a Roma. È stato emozionante vedere il pubblico partecipare al podcast.  Stessa cosa è stata fatta nell’edizione 2022 del Festival del Podcasting. Abbiamo organizzato un’intera sezione dedicata alle performance live di alcuni dei podcast più seguiti in quel periodo. È piaciuta molto al pubblico perché senz’altro è un modo per vivere appieno il podcast. Repurposed content Questo è un format che di podcast sa poco, in realtà. Si tratta della trasformazione in audio di un contenuto nato originariamente in un altro formato, come ad esempio un video, una conferenza o un programma radiofonico. Un podcast si può definire tale quando il contenuto nasce per essere audio e on demand, non un riadattamento. Ciononostante, questo format si usa per ottimizzare le risorse e ampliare il pubblico. Video podcast I video podcast, detti anche vodcast, sono venuti alla ribalta dopo che Spotify ha reso disponibile la nuova feature video a chi distribuiva il proprio podcast con Anchor. Così l’utente può scegliere se ascoltare semplicemente oppure seguire il programma visivamente. Molti podcaster, in realtà, già da molto prima condividevano la loro performance video tramite YouTube e poi via audio tramite il proprio hosting. Sicuramente il video podcast, a differenza del repurposed content, nasce per essere audio e ad esso si aggiunge il video, non viceversa. La logica di costruzione dei contenuti segue la modalità podcast. New G è stato uno dei primi vodcast originali Spotify, ma ora sulla piattaforma è presente una intera sezione dedicata a questo tipo di podcast. Ibridazioni La creatività non ha limiti ed è per questo che moltissimi podcaster mixano più formati podcast nello stesso progetto. Sperimentare e personalizzare gli stili ti aiuterà a distinguerti e crearti un format tutto tuo. Se stai iniziando un podcast e non sai come impostare il progetto perché sia davvero efficace per te, scrivimi e fissa subito la call gratuita di 30′. Ti aiuterò a trovare la direzione giusta per il tuo podcast. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Stabilire la differenza tra KPI e metriche nel podcast, è importante ai fini strategici. Ciò che accomuna questi due termini è che sono entrambi indicatori numerici che quantificano i risultati ottenuti su una determinata azione di digital marketing. Nella sostanza però hanno un impatto strategico sul business molto diverso l’uno dall’altro. Infatti se da un lato tutti i KPI sono metriche, non tutte le metriche sono KPI. Le Metriche nel podcast Le metriche, come dice la parola stessa, indicano tutto ciò che può essere misurato. Spesso sono definite Vanity Metrics perché misurano la popolarità e la viralità di un contenuto. Sui social, ad esempio, indicano quante persone hanno messo il like su un contenuto condiviso, quanti sono i follower, quante impression o visualizzazioni ha avuto un post, ecc. Le metriche nel podcast possiamo tradurle in: quanti ascolti totali ha fatto una puntata o una serie podcast, quale posizione in classifica ha raggiunto, quanti subscribe ha sulle piattaforme o quante recensioni ha ricevuto. Sono indicatori molto utili, specialmente all’inizio del nostro progetto, per saggiare l’interesse generale dell’audience, perché ci aiutano a capire come possiamo migliorare il tiro e quali tipi di contenuto piacciono di più o di meno. Nel lungo periodo però, le Vanity Metrics perdono utilità, soprattutto se il podcast è un nostro strumento di marketing a supporto del business. In ambito strategico infatti non sono le Vanity Metrics a  portare un beneficio o un guadagno nel tuo business, perché non misurano il grado di raggiungimento dei tuoi obiettivi, quindi non misurano la conversione, che tradotto, significa che non misurano il vero successo del podcast.  Come si attiva il processo di acquisto con il podcast Leggi tutto KPI nel podcast I KPI, cioè indicatori di performance, ti aiutano a capire se la tua strategia sta funzionando e qual è il ritorno concreto che stai ottenendo con il tuo podcast.  I KPI sono metriche interne e possono essere diverse da business a business e da podcast a podcast, perché sono legati agli obiettivi che ciascun brand si è posto. Inoltre i KPI indicano la progressione temporale o qualitativa di una determinata azione di marketing. Mentre le vanity metrics possono essere solo un numero senza alcun significato se non legato a obiettivi concreti. Per fare un esempio: una Vanity metrics è il numero di ascolti totali di un podcast o di una puntata un KPI potrebbe essere quanti clic ai tuoi contenuti hai ottenuto grazie a quegli ascolti. E tu, come stai misurando il successo del tuo podcast? Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Una domanda ricorrente che ancora oggi mi sento rivolgere quando creo un progetto audio riguarda proprio la scelta della musica nei podcast. Il sound è un elemento importante all’interno di una serie audio: determina il mood, crea atmosfera, definisce l’identità e scandisce i ritmi dei contenuti.Senza musica, anche il podcast con il format più semplice sarebbe meno coinvolgente per chi l’ascolta. Se poi pensiamo ai formati narrativi, il sound diventa determinante. Ma come ci si regola con la scelta della musica nel podcast? Immagino che a tutti piacerebbe inserire una canzone famosa nel proprio progetto audio che magari si adatta alla perfezione al contenuto che stiamo creando. Ma, se pur lecito, non è proprio così semplice e forse nemmeno la scelta più consigliata. Ora ti spiego perché, partendo dalle ricerche che ho fatto in tema di diritto d’autore e copyright, per poi darti qualche soluzione alternativa. Cos’è il diritto d’autore Il diritto d’autore e il copyright servono a tutelare le opere creative di valore artistico realizzate dall’autore. Anche se i due termini sono spesso usati come sinonimi, in realtà c’è una differenza. Senza entrare nei meriti giuridici che non sono il mio ambito, possiamo semplificare dicendo che il copyright tutela l’aspetto economico che può derivarne dalla diffusione dell’opera, mentre il diritto d’autore mira a tutelarne la paternità. Il diritto d’autore nasce nel momento stesso in cui viene creata l’opera. Da quell’istante, l’autore ha il diritto di usarla, riprodurla, autorizzare o negarne la riproduzione e distribuirla. In Italia, tale diritto è regolato dalla legge n. 633 del 1941 e la sua violazione può far incorrere in sanzioni, sia civili che penali. Le registrazioni audio e le composizioni musicali, e quindi tutta la musica, rientrano tra le opere tutelate dal diritto d’autore. Il podcast è considerata un’opera derivata dalla legislazione, in quanto è l’unione di più opere d’ingegno, già esistenti o originali, che insieme ne creano una trasformata o adattata. Ma questa trasformazione non libera dalla legge sul diritto d’autore, in nessun caso. Come regolarsi con l’uso della musica nel podcast Considerando quando stabilisce la legge in tema di copyright, hai tre soluzioni: chiedere l’autorizzazione ad usare una musica coperta da diritto d’autorecreare una musica inedita per il tuo podcastusare musica libera da diritti d’autore. Usare nel proprio podcast una musica sui cui vige il diritto d’autore, come dicevo all’inizio, è lecito ma non è sempre la strada più semplice da percorrere. Tieni presente che per farlo devi ricevere l’autorizzazione da tutti gli aventi diritto, ovvero: autore dell’operainterpreti che la eseguonoproduttori fonografici (casa discografica). La liberatoria, necessariamente scritta, deve specificare il tipo di diritto autorizzato e anche la destinazione di quella musica (sigla, colonna sonora, sottofondo). L’autorizzazione va richiesta anche se si tratta di pochi secondi. L’autore, infatti, potrebbe non gradire gli argomenti trattati nel podcast a cui vorresti abbinare il brano musicale da te scelto e quindi negare il rilascio della licenza. Puoi rivolgerti direttamente alla casa discografica per chiederne l’autorizzazione. La procedura spesso è lunga ed è oggetto di trattative tra le parti anche per stabilirne il compenso, per cui è meglio affidarsi ad un esperto. Qui puoi trovare altri utili informazioni per la gestione delle autorizzazioni. Se ti sembra un iter complicato, in effetti lo è, e forse vale la pena considerare le altre due soluzioni. A meno che tu non sia musicista e voglia realizzarti in autonomia un pezzo musicale, puoi optare per la musica libera da copyright. Intervista a Avv. Martina Lasagna su Copyright e Podcast Musica royalty free e Creative Commons La soluzione più frequentemente applicata dai creator per ovviare ai limiti imposti dalla legge sul diritto d’autore è l’uso di musica royalty free o Creative Commons. Nel primo caso, un contenuto royalty free può essere liberamente utilizzato ma bisogna acquistarne la licenza d’uso con un compenso minimo. Nel caso di contenuti Creative Commons, l’autore rinuncia a parte dei suoi diritti e concede l’uso delle sue opere liberamente o con alcune limitazioni. Esistono diversi tipi di Creative Commons (CC) a seconda delle combinazioni di licenza concesse dallo stesso autore. Sono identificate da sigle che ne condizionano i termini di distribuzione. È importante accertarsi del tipo di licenza concessa prima di inserirla nel proprio podcast per non incorrere in violazioni. Ecco l’elenco delle sigle Creative Commons, come le sintetizza Wikipedia, che potresti trovare quando scarichi musica: CC0: pubblico dominio, utilizzabile per tutti gli usi senza limitiCC BY: si può distribuire, modificare e creare opere derivate anche a scopi commerciali a condizione che ne venga riconosciuta la paternitàCC BY-SA: si può usare per le stesse finalità della precedente ma alla nuova opera deve essere attribuita la stessa licenzaCC BY-ND: si può distribuire anche per scopi commerciali riconoscendone la paternità ma non può essere usata per opere derivate (no podcast)CC BY-NC: si può distribuire, modificare e creare opere derivate a condizione che ne venga riconosciuta la paternità, ma non per scopi commercialiCC BY-NC-SA: si può distribuire, modificare e creare opere derivate non per scopi commerciali a condizione che ne venga riconosciuta la paternità e all’opera finale venga attribuita la stessa licenzaCC BY-NC-ND: si può distribuire ma non per scopi commerciali e non per opere derivate (no podcast). Dove trovare musica per podcast Ecco un elenco non esaustivo a cui puoi fare riferimento per scaricare musica o effetti sonori per il tuo podcast. Librerie di musica per podcast gratis: FreesoundAudio library YoutubeDanoSongsFree stock musicPacDVccMixter Librerie di brani a pagamento: JamendoAudiojungleShutterstockEpidemic SoundBeeto music La scelta di usare cataloghi musicali a pagamento rispetto a musica free per podcast sta sia nell’ampia varietà di brani scaricabili che nella qualità della musica stessa. Personalmente uso Epidemic Sound per i miei progetti personali perché ha il vantaggio di poter scaricare separatamente gli stems, ovvero le tracce dei singoli componimenti della melodia (voce, bassi, batteria, ecc.), per un uso ancora più flessibile. Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Fino a pochi anni fa non sapevo neppure cosa fosse. Oggi non potrei farne a meno. Mi sono resa conto che, anche se è un fenomeno in crescita, non sono molte le persone che sanno davvero rispondere alla domanda cos’è un podcast. Prima dell’arrivo di internet non esisteva questa tecnologia, mentre oggi si sta creando un ecosistema che vede molti player coinvolti. Pertanto, inizia ad esserci la necessità di fare chiarezza e dare al podcast un significato, raccontarne la storia e lo sviluppo. Te ne parlo in questo articolo. Cos’è un podcast: la definizione Partiamo dal significato di podcast. Il termine podcast nasce nel 2004 dal connubio di due parole iPod — che significa letteralmente “baccello” o “capsula” — e Broadcast — che indica la diffusione massiva di una trasmissione radio—. È il giornalista del “Guardian” Ben Hammersley ad usarlo per la prima volta in un articolo dedicato all’evoluzione dell’ascolto on demand delle trasmissioni radio in seguito all’introduzione sul mercato del lettore mp3 di Apple. Lo sviluppo della tecnologia RSS (Really Simple Syindication), uno dei formati di distribuzione più popolari di contenuti tramite web, insieme al nuovo dispositivo iPod danno vita alla diffusione di un nuovo format di contenuti audio. Da qui si comprende quanto Apple sia stata determinante nello sviluppo dei podcast. È infatti la prima a crearne una sezione dedicata all’interno di iTunes. Feed RSS: definisce una struttura adatta a contenere un insieme di notizie, ciascuna delle quali sarà composta da vari campi (nome autore, titolo, testo, riassunto, …). Quando si pubblicano delle notizie in formato RSS, la struttura viene aggiornata con i nuovi dati; visto che il formato è predefinito, un qualunque lettore RSS potrà presentare in una maniera omogenea notizie provenienti dalle fonti più diverse. – Fonte Wikipedia Questo però non spiega cos’è un podcast. Per darne una definizione di podcast più completa possiamo dire che è un contenuto audio inedito nativo fruibile via internet tramite un computer o un dispositivo mp3. Per contro possiamo dire cosa non è un podcast: una trasmissione radio in differita, in quanto non sarebbe inedita;la trasformazione in audio di un video, perché non è nativa;un audiolibro, perché il contenuto nasce con uno scopo diverso. Le caratteristiche del podcast possiamo riassumerle così: asincrono: la produzione e l’ascolto dell’audio avviene in momenti diversi, quindi non come succede con la radio.Offline: l’audio è scaricabile sui propri dispositivi e fruibili in altri momentiOn demand: è l’ascoltatore che decide quando ascoltare e riascoltare il contenuto La storia del podcast Dopo averti spiegato cos’è un podcast, voglio fare un accenno alla sua storia che, se pur molto recente, è di per sé interessante e contrassegnata da momenti decisivi. Agli inizi degli anni 2000, in seguito alle due grandi innovazioni tecnologiche, iPod e feed RSS, sono soprattutto le emittenti radiofoniche a mettere online alcuni programmi del palinsesto per l’ascolto in differita. Accanto a queste repliche, compaiono poi i primi esperimenti di produzioni editoriali per lo più giornalistiche che dimostrano un primo interesse del pubblico verso contenuti on demand. La vera svolta è nel 2014 con l’uscita di Serial, una serie podcast true crime che racconta un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti nel 1999. Il racconto a episodi, sapientemente realizzato con un mix di voci, suoni, musiche e racconti, ottiene un riscontro tale da riaccendere l’attenzione sul questo nuovo mezzo, il podcast. Dagli USA arriviamo in Italia con un fenomeno simile. Nel 2017 esce Veleno, l’inchiesta giornalistica in formato audio prodotta da La Repubblica incentrata su un fatto di cronaca vera italiana. Le puntate sono così accattivanti da innescare quel bulimico desiderio di ascoltare immediatamente i successivi, tipico delle serie TV. Questa è infatti la prima serie podcast in italiano a creare un boom di ascolti e lanciare il fenomeno nel nostro Paese, se pur ancora limitata per lo più agli utilizzatori Apple. Ci pensa Spotify nel 2018 a contribuire ad allargare il mercato degli ascolti per gli utenti Android. Dopo l’acquisizione di Gimlet Media e Parcast si inserisce di fatto come player in un mercato in forte espansione. Il podcast però non è mai stato così popolare come negli ultimi mesi. Le statistiche rese note da Voxnest a fine 2019 già dimostravano un forte incremento degli ascolti in Italia rispetto ai precedenti 12 mesi ma il trend è continuato a crescere a doppia cifra nel 2020 con un +15% rispetto al 2019 (fonte Nielsen). Come ascoltare podcast La prima cosa che consiglio a chi vuole iniziare a fare podcast è essere ascoltatori. Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Ascoltare podcast ti aiuta a conoscere lo strumento, capire cosa funziona e cosa no. Come si ascolta un podcast? È molto semplice: ti bastano uno smartphone e un paio di cuffie. Questo è il modo migliore per fruirne quando e dove vuoi. Le piattaforme di raccolta e distribuzione accolgono i feed RSS caricati dai creator e rendono disponibile il contenuto audio per l’ascolto. Ora che sai cos’è un podcast, anche il funzionamento non avrà segreti. Sui dispositivi IOS è presente in modo nativo l’applicazione Apple Podcast dai cui è possibile accedere ai contenuti gratuiti selezionando il nome del podcast o la categoria, ascoltarli online oppure scaricarli per fruirne offline. Per seguire gli aggiornamenti puoi iscriverti alla serie preferita, ma solo quest’app consente di recensirne il contenuto. Su Android è Spotify che fa da piattaforma principale di ascolto. Puoi cercare il podcast dallo stesso motore di ricerca della musica e inserirlo in una playlist insieme ai tuoi artisti preferiti. Anche qui la funzione “follow” ti consente di ricevere le novità pubblicate dai podcaster. Tra i player gratuiti si sta posizionando anche Google Podcasts con un’app dedicata per l’ascolto, ma esistono molte altre piattaforme minori di distribuzione di podcast con un catalogo simile. La differenza la fanno i contenuti creati in esclusiva per la piattaforma di riferimento, un po’ come fanno Netflix o Amazon Prime Video per la TV. Le piattaforme di ascolto non sono le uniche fonti per ascoltare podcast. Grazie alla vocal search puoi chiedere agli smart speaker di farti ascoltare il tuo podcast preferito. Ti basterà lanciare il comando di azione del tuo dispositivo per attivare la riproduzione degli episodi. Non tutti i contenuti podcast però sono gratuiti. Esistono realtà come Audible o Storytel che prevedono un accesso su abbonamento per l’ascolto. La modalità garantisce contenuti di alto livello ed esclusivi.Ciò non toglie che moltissime produzioni di qualità, professionali e non, siano disponibili gratuitamente. A te la scelta e la voglia di scoprirne. Conclusioni Le nuove tecnologie hanno dato la possibilità di ascoltare podcast on demand e in mobilità sui propri dispositivi personali: questa è la chiave di successo di questo media. Lo hai trovato utile? 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Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Il branded podcast è uno strumento di marketing strategico per creare una narrazione di successo del proprio brand. Negli ultimi due anni, diverse aziende innovatrici hanno varcato la soglia della comunicazione audio, esplorando il potere comunicativo del racconto per avvicinare le persone al proprio brand in modo autentico e più intimo.  Nello scenario globale, tuttavia, sono ancora relativamente poche le aziende che comunicano attraverso lo storytelling e, ancor meno, quelle che usano il branded podcast per fare narrazione d’impresa e accrescere la propria brand awareness. Perché è così difficile per le aziende farlo e quali sono le leve che possono attivare tramite il podcast aziendale per avvicinare le persone al proprio brand? In questo articolo leggerai il punto di vista di un’ospite che della narrazione di impresa e della comunicazione audio ne ha fatto una professione. Ho avuto il piacere di conoscerla durante l’ultima edizione del Festival del Podcasting: umanista, Corporate Storytelling Strategist, Fondatrice delle agenzie “Pensiero Visibile” e “Storie Avvolgibili” che si occupano di branded podcast e storytelling, nonché autrice del libro “Podcast Marketing”. Intervista a Gaia Passamonti: fare storytelling con il branded podcast Chi è Gaia Passamonti e come sei arrivata dove sei oggi? “Diciamo che la prima parola che hai utilizzato per presentarmi, umanista, è quella che ha dato il via a tutto il mio percorso professionale. Faccio parte di quella che una volta era ritenuta la “categoria debole”: laureata in lettere antiche, quindi, con pochissime possibilità di lavoro.  In realtà, per me questa è stata un po’ una molla. Avere da sempre una passione e una curiosità verso il mondo della narrazione e verso tutte le discipline culturali, mi è servito nel mio percorso professionale. È stato anche uno stimolo per dire “Ok, in realtà posso fare anche dell’altro, che magari non è previsto dai percorsi tradizionali”.  Dopo un periodo nell’editoria, che mi è stato assolutamente utile anche per il podcast, ho iniziato a lavorare nella comunicazione nel 2000, prima in agenzie di comunicazione altrui e poi insieme a un socio fondatore.  Sostenevo l’idea che la narrazione fosse la leva principale per la comunicazione di oggi e portare la narrazione e lo storytelling in audio, è stato un passaggio naturale.  Nel 2015 (in tempi non sospetti!) abbiamo avuto l’opportunità di acquistare uno studio di registrazione a Verona che stava per essere dismesso. Ricordo benissimo Alessandro, il mio socio, quando venne da me e mi disse “Abbiamo questa possibilità, cosa ne dici?”. Veniamo entrambi da percorsi professionali di organizzazione di festival musicali e dal mondo della radio. È nata, quindi, l’idea di utilizzarlo per fare storytelling in audio. Dopo diversi anni, nel 2020, il servizio di creazione di podcast per le aziende è diventato un brand a tutti gli effetti.” Quando hai capito che il podcast era un media potente per poter fare narrazione di brand? “È accaduto nel 2015, organizzando il festival “Storie da raccontare”: tre giorni di storytelling dal vivo, narrazioni live. Vedere come le persone venivano catturate da questa tipologia di racconto a voce ci ha convinti ancora di più che l’audio parlato fosse un mezzo molto potente.  Successivamente, nel 2018, abbiamo visto che anche in Italia il mondo dei podcast cominciava ad avere una sua fisionomia. Proprio in quell’anno, esattamente a novembre, ricordo di essere andata agli “United States Podcast”: un evento che approdava in Italia per la prima volta e che radunava un po’ tutto il mondo podcast. Ho capito che valeva la pena puntare su questo progetto in maniera più decisa perché poteva essere un progetto con una sua struttura autonoma.” Brand activism e la comunicazione aziendale oggi Gli ultimi due/tre anni hanno un po’ ridisegnato la comunicazione dei brand. Si parla spesso di Brand Activism, in cui gli obiettivi economici sono sempre più correlati alle azioni concrete che i brand possono mettere in atto in ambito sociale o ambientale. L’attenzione delle persone all’impatto che un’azienda ha sulla società e l’ambiente, è crescente. A tal proposito, quali sono i bisogni comunicativi delle aziende di oggi? Hai riscontrato una differenza rispetto al passato? “È una domanda tanto interessante quanto complessa e cerco di sintetizzare, partendo dal tema del Brand Activism. Per le aziende significa prendere posizione rispetto alle grandi tensioni culturali e farlo in maniera credibile. Diversamente, si tratta solo di social washing e non funziona. Il tema dell’essere autentici, parlare di valori in maniera reale e concreta anziché per slogan, appartiene al Corporate Storytelling da sempre. All’inizio della mia carriera, ho fatto un Master con Andrea Fontana, uno storyteller che mi ha davvero aperto un mondo. Come persona del mondo della comunicazione aziendale, ho unito questi due aspetti per creare la narrazione d’impresa.  Essere autentici, prendere posizione e trovare un capitale narrativo autentico: questo è il minimo necessario per poter creare un racconto di impresa che sia efficace. Oggi mi sembra che, da un lato, ci sia tanta paura e confusione che portano molte aziende a fare addirittura un passo indietro, dall’altro, ce ne sono altre che finalmente hanno capito davvero cosa significa l’autenticità e prendere posizione.  Ricordo, all’inizio della pandemia, il panico dei miei clienti che non potevano parlare solo di prodotti perché sembrava quasi fuori luogo. Improvvisamente, hanno capito che si poteva parlare di valori, di temi più alti, di etica, di cosa le aziende fanno per il mondo seppur nel loro piccolo.  “In un podcast, o racconti storie o sei capace di creare una narrazione”. Credo che i branded podcast siano un catalizzatore perché, come dico sempre, “in un podcast, o racconti storie o sei capace di creare una narrazione”. Oggi, tutti vorrebbero fare tutto. Molte persone vogliono fare un podcast perché pensano che sia la cosa che farà la differenza, che li farà distinguere ed essere più visibili. In realtà, affrontare un progetto di podcast è un viaggio abbastanza complicato, se vogliamo che venga ascoltato davvero.” Qual è la perplessità o la resistenza che ancora oggi riscontri nelle aziende quando si parla di branded podcast e come si approcciano a questo mezzo? “L’approccio di chi mi contatta è entusiasta perché il podcast è un mezzo nuovo. Quasi tutti conoscono le statistiche e sanno che viene ascoltato per lungo tempo, crea community e tanta relazione. Gli uffici marketing hanno capito l’efficacia e l’utilità che può avere. D’altro canto, è un tema che viene approcciato in maniera un po’ facile, con la stessa modalità con cui ci si avvicina ai canali social o al sito.  Si tende a credere che l’idea sia “Facciamo l’introduzione e poi l’intervista all’amministratore delegato e al cliente”. Di per sé potrebbe anche andare bene, ma in quanti ascolterebbero un podcast del genere? Perché se il podcast è uno strumento che può allargare il nostro pubblico e creare relazioni con le community, allora dobbiamo parlare di cose che interessano ai nostri ascoltatori. Bisogna conoscere chi sono gli ascoltatori e riuscire a creare un mondo narrativo in cui coinvolgerli. È qui che diventa più complicato. Non molti sono pronti a fare questo ragionamento e nemmeno a porsi queste domande – cosa che io, come agenzia di comunicazione, devo fare.  Se vendessi e realizzassi un podcast che ascolterebbero in tre, inizierebbero i rumor sul fatto che i podcast sono belli ma non servono a niente. Secondo me, il rischio che corriamo nel prossimo periodo è che si crei questa bolla, un po’ come successe all’inizio con i siti e i social. Tutti lo vogliono fare e tutti lo fanno solo che, se non c’è ROI, il mezzo viene accantonato immediatamente e sarà un gran peccato.” Gli elementi di successo di un branded podcast  Quanto è importante la partecipazione e il coinvolgimento del brand nella riuscita di un progetto di branded podcast? “Assolutamente importante. Infatti, per affrontare questo tipo di progetti, ci vuole tanto commitment da parte sia di chi li produce sia da parte dell’azienda che lo commissiona.  Io stessa sento una grandissima responsabilità nell’educare, nello spiegare e nel non lasciarsi sedurre dall’idea di vendere branded podcast senza considerare cosa succederà domani. Siamo davanti a un mercato che si sta aprendo, che è ancora embrionale, quindi è responsabilità di tutti farlo funzionare in maniera sana.  D’altro canto, le aziende devono mettersi in gioco sia nell’ascoltare la consulenza ma anche nell’aprirsi. Quel che accade nei progetti di storytelling, accade anche in quelli di podcast. Quindi, essere sinceri quando bisogna prendere posizione.  Alla fine le persone ascoltano racconti di cui condividono il punto di vista o i valori, quindi le aziende non possono creare dei contenuti che sono solo di facciata. Devono effettivamente mettersi in gioco con dei contenuti e prese di posizione autentiche e concrete. Cosa che, chiaramente, è ancora molto difficile.  In Italia, noi siamo abituati a mantenere un certo formalismo. C’è diffidenza rispetto al fatto di dire le cose come stanno ed essere autentici. Rispondendo alla tua domanda, il racconto è sempre responsabilità di chi lo emette.” Qual è il progetto di branded podcast a cui sei più legata e quali sono stati gli elementi che lo hanno reso tale? “Il mio preferito in assoluto è un podcast che si chiama “Cartografie”, realizzato per un’azienda che si occupa di informatica, esattamente di dashboard per tracciare la merce on line. Apparentemente, un tema che sembra poco romantico. L’elemento davvero fondamentale è stata la massima fiducia nel dirci “Vogliamo fare un grande podcast, vogliamo farlo con voi. Vi lasciamo totale libertà nel proporci la narrazione, il tema e come realizzarlo”.  Ciò ci ha permesso di realizzare un progetto di storytelling da manuale, per così dire. Abbiamo creato un ponte narrativo tra un’azienda che accompagna le persone nel loro viaggio, attraverso i media digitali, e persone tendenzialmente curiose, che hanno voglia di essere ispirate e di allargare i loro orizzonti. Il tema narrativo è nato spontaneamente: quello, appunto, della cartografia e delle storie delle persone che, per prime, hanno disegnato le mappe dei territori. A fare da sfondo, c’è la storia di George Everest che, per primo, ha tracciato l’altezza del monte Everest e gli ha dato un nome. La storia di Cassini, che ha disegnato una delle prime mappe della Luna attraverso la sola l’osservazione; la storia famosissima del Ryback che ha disegnato la mappa della metropolitana di Londra e tante altre ancora. Devo dire che questa metafora è stata davvero molto produttiva. Inoltre, abbiamo associato degli interventi di contributors esterni, ai quali non facevamo domande relative ai prodotti o all’azienda ma chiedevamo cosa fosse per loro una mappa. Abbiamo cercato di portarli in un territorio molto più ampio e filosofico, se vogliamo.  Il podcast ha avuto molti ascolti ma, al di là di questo – che non è la cosa principale nel mondo del podcast – ha portato l’azienda ad essere considerata e attirare l’attenzione di realtà che, diversamente, non si sarebbero avvicinate al loro brand. Ha elevato il posizionamento dell’azienda per cui è il caso di dire che l’obiettivo del lavoro è stato proprio raggiunto.” Evoluzioni del podcasting nei prossimi tre anni Azzardiamo un’evoluzione del podcasting nel prossimo futuro: quale scenario potrebbe prospettarsi, secondo te, da qui ai prossimi 2-3 anni, e cosa manca oggi al podcast che potrebbe fare la differenza in futuro? “Questa è la bella domanda sulla quale mi interrogo quotidianamente. Quello che vedo e che ho visto accadere in quest’ultimo anno, è stata l’entrata in campo di player molto grossi, che stanno cercando di dividersi tra loro grosse fette di ascoltatori.  Da una parte è una cosa positiva perché è legata all’aumento degli ascoltatori. Dal 2018, infatti, gli ascoltatori di podcast crescono ogni anno di circa un milione e mezzo. È, quindi, una tendenza molto promettente. Dall’altra parte, è anche vero che siamo ancora abbastanza distanti dall’avere una quantità di ascoltatori come gli Stati Uniti o i paesi anglosassoni. Significa che c’è ancora tanto, tanto mercato di ascoltatori da creare e ci sono realtà che hanno la forza di promuovere i podcast e fare campagne pubblicitarie nazionali, cosa che torna utile a tutti. Quello che mi impaurisce è la standardizzazione. Il podcast è un territorio estremamente creativo e libero, in cui i format e le forme espressive erano davvero (e lo sono ancora, in parte) non codificate. C’è ancora un mondo con tanta libertà. Per esempio, in una serie podcast, gli episodi possono avere durata differente, cosa che in altri ambiti non sarebbe possibile. Temo che questo grande entusiasmo, questa grande spinta, crei velocissimamente degli standard e che subentreranno regole come “Le dieci regole per fare il podcast perfetto”, ecc…  Spero che, di contro, ci sia una spinta da parte di tanti Podcaster indipendenti che abbiano ancora voglia di sperimentare, di fare, e che non siano fagocitati o schiacciati dalle realtà più grandi. Quello che probabilmente accadrà, sarà un affinarsi del gusto del pubblico e, magari, una maggiore selezione rispetto a prodotti più amatoriali che, a mano a mano, saranno destinati a venir meno.” Conclusioni Sono sicura che il prezioso contributo di Gaia Passamonti ti abbia dato modo di riflettere su molteplici aspetti del branded podcast, oltre a comprendere il potere che questo strumento può rivestire nella comunicazione.  Se ancora non lo conosci, ti suggerisco di leggere il suo libro “Podcast Marketing”, edito da Hoepli. È un vero e proprio manuale per creare una content strategy di successo attraverso il podcast. Inoltre, puoi seguire Gaia Passamonti anche tramite il sito di Storie Avvolgibili e Pensiero Visibile. Un tema molto importante che ha trattato nelle sue risposte, è quello dell’essere autentici nel comunicare al proprio pubblico. A tal proposito, ti invito a leggere anche l’intervista ad Assunta Corbo, che verte proprio su cosa significhi essere autentici oggi, nell’era digitale. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Negli ultimi anni il binomio podcast e giornalismo ha riscosso parecchio successo tra il pubblico. Content curation, informazione, documentari, cronaca, approfondimenti su notizie di attualità, sono alcuni dei modi in cui molti giornalisti hanno utilizzato e utilizzano i podcast per raggiungere un pubblico più ampio e per offrire contenuti di qualità in modo più diretto e fruibile.  Ma al di là di queste modalità di informazione più frequenti e tipiche, c’è un’altra forma di giornalismo per la quale si presta molto bene il podcast, ed è lo slow journalism. Questo è un termine che, come vedremo, si contrappone al giornalismo main stream e si affianca a un modo di fare informazione più accurato e dedito alle storie e alle persone che stanno dietro a una notizia. Come si può usare il podcast per fare giornalismo in questa forma? Ne parliamo con Teresa Potenza, giornalista esperta in geopolitica, economia e cultura Mediorientale, nonché autrice di Ponti Invisibili, il podcast che ha sancito il suo ingresso nel mondo dell’audio come strumento di giornalismo. Cos’è lo Slow Journalism Lo Slow journalism è un approccio al giornalismo che sottolinea la qualità rispetto alla quantità, puntando a fornire una comprensione più approfondita e ponderata dei fatti rispetto alla semplice diffusione di notizie in tempo reale. Si concentra sulla storia dietro le notizie, cercando di capire i contesti e le implicazioni a lungo termine, e di fornire informazioni complete e accurate per aiutare i lettori a prendere decisioni informate. Si contraddistingue anche per essere indipendente dalle news acchiappa clic, dalle agenzie giornaliere che devono seguire i trend. Dà spazio alle storie, quindi anche alle persone. Podcast e giornalismo: intervista a Teresa Potenza Chi è Teresa Potenza Ho preso il tesserino nel 2005 e da quel momento ho lavorato per testate italiane e internazionali sia a Milano che a Londra, finché poi ho fatto un viaggio in Siria che mi ha un po’ cambiato davvero tutto. Fino a quel momento mi occupavo di economia, turismo, esteri e sono sempre proprio gli esteri il tema che mi ha appassionato. Quando sono arrivata in Siria ho cominciato a lavorare come giornalista finché è scoppiata la guerra che mi ha costretta a ritornare. Da lì, negli anni ho lavorato ancora per testate italiane e internazionali finché ho deciso di specializzarmi proprio in Medio Oriente e in geopolitica. Quell’esperienza in Siria mi ha messo in connessione non solo con culture diverse, ma anche con fatti forti, come una guerra, che ho capito che volevo andare al di là delle notizie cosiddette “cotte e mangiate”. Ho capito che dovevo dare attenzione all’approfondimento, alle persone che fanno la notizia, dare voce proprio a quelle persone che ci possono raccontare fatti che forse sono lontani, ma forse in realtà ci possono riguardare molto da vicino. Come ti sei avvicinata al podcasting? Prima di tutto da fruitrice. Penso di aver cominciato, come tanti, nel 2020, nei mesi del primo, durissimo lockdown. Nel podcast ho sempre apprezzato il fatto di non sentirmi un numero, ma qualcuno a cui qualcun altro sta parlando. Mi è sempre piaciuta questa connessione. E poi il fatto che la voce riesce a trasmettere anche le emozioni. Da qui ho deciso di approcciarmi al podcast stando dall’altra parte. Ho pensato sarebbe stato anche interessante per me usarlo come mezzo per raccontare la mia storia, ma anche naturalmente quella degli altri. Ed è così che è nato Ponti Invisibili, il podcast in cui racconto la mia storia in Siria. Ho scelto un taglio narrativo e non giornalistico me è stata la scelta migliore proprio per andare al di là dei fatti, perché sì lo spunto è la mia storia però poi c’è molto altro, è un viaggio interiore sia per me sia per chi lo fa insieme a me. Concept Ponti Invisibili e processo di creazione Leggi tutto Che obiettivi ti eri posta con il podcast dal punto di vista professionale? Nel momento in cui ho capito che volevo occuparmi di slow journalism in questo modo, ho pensato che la cosa migliore da fare fosse davvero mettermi in gioco e raccontare la mia storia per far vedere come si possono raccontare fatti, notizie e persone. Non c’è soltanto il modo veloce ma anche un modo più lento, più accurato e più empatico, se vogliamo, più sensibile. Così ho pensato che fosse anche utile per la mia professione per dedicarmi proprio a quello che mi piace, cioè fare giornalismo. Mi piace definire questo podcast come il mio biglietto da visita. Podcast e giornalismo: che consiglio dai a chi si occupa di informazione? È un approccio che va davvero esplorato. Per le testate che raccontano già storie però in altro modo, credo che potrebbero davvero aprirsi a loro volta delle nuove opportunità e anche delle nuove strade. Secondo me può fare bene alle grandi testate e ai grossi nomi. Stessa cosa per i miei colleghi giornalisti. Con il podcast possono davvero avere un modo in più per arrivare anche alle testate con cui vogliono collaborare, un modo in più per specializzarsi in un settore e arrivare poi alle persone che alla fine sono coloro che fanno le storie. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo I parametri UTM sono uno strumento importante in fase di analisi della strategia di marketing. Servono a capire la reale efficacia dei canali di comunicazione usati nel proprio business. Ci consentono di monitorare l’impatto di ciascuno di essi, conoscere gli interessi del proprio target, valutare le performance dei contenuti pubblicati e persino misurare le conversioni.  Il podcast è uno dei canali di comunicazione che completano l’ecosistema comunicativo di un brand, piccolo o grande che sia. Come tale, se usato come strumento di marketing, contribuisce a sostenere il business portando traffico verso i canali di conversione, come ad esempio il sito web.  Tuttavia, essendo il podcast un contenuto audio e per certi versi quasi più immateriale di un contenuto visivo e testuale, come si fa a misurarne l’efficacia, a tracciarne l’impatto e a isolarlo rispetto a tutti gli altri canali di comunicazione? Usando i parametri UTM. In questo articolo ti spiegherò cosa sono e come usarli per tracciare il traffico verso il tuo sito web, proveniente dal podcast. Tracciamento dei dati: a cosa serve Se hai un sito web e questo è anche il tuo canale di conversione diretta, è importante capire anche quali sono le fonti di traffico in entrata, ovvero è importante capire da dove le persone arrivano verso il nostro sito web. Il traffico in entrata potrebbe arrivare da: motori di ricerca, magari in risposta a una query di ricerca dai social, se hai condiviso link diretti verso il tuo sito newsletter campagna di advertising. Ma in che misura ciascun canale di comunicazione contribuisce al traffico in entrata verso il nostro sito? Quali pagine visitano gli utenti? Sono tutti aspetti importanti da conoscere perché ci consentono di misurare l’efficacia della nostra strategia di marketing e monitorare le aree di miglioramento. Google Analytics per tracciare i dati A questo proposito, Google Analytics (G.A.) è uno strumento potentissimo, anzi direi LO strumento di analisi per eccellenza: è gratuito ed è messo a disposizione da Google per monitorare il proprio sito web. Ti consente di analizzare tutte le tue fonti di traffico e il comportamento degli utenti.  Infatti sulla base di alcune logiche di aggregazione, G.A. classifica in modo schematico la provenienza del traffico, permettendoti di analizzarli in modo mirato.  Può capitare che G.A. non riesca a determinare in modo corretto alcune fonti di traffico o non abbia elementi sufficienti per classificarle e quindi alcune informazioni confluiscono tutte in una voce di traffico indiretto che, di fatto, fa perdere la capillarità delle analisi. Tra questi dati “non censiti” potrebbero esserci anche quelli provenienti dal podcast, ovvero dai link inseriti nelle descrizioni del podcast.  Ti ho già parlato dell’importanza delle descrizioni degli episodi del podcast sia per il posizionamento sui motori di ricerca, sia per il coinvolgimento degli ascoltatori, che per canalizzare il traffico verso i tuoi canali di conversione diretta. Il podcast infatti è un ottimo strumento per raggiungere un pubblico in target e fidelizzarlo. Ma poi per poter convertire concretamente quegli ascolti in qualcosa di più, è necessario convogliare gli ascoltatori verso un sito web o un altro canale. Tutto questo è possibile farlo, appunto, attraverso i link diretti inseriti nelle descrizioni. Ora, e qui arriviamo al fulcro dell’argomento di oggi: come si fa a isolare l’impatto di queste fonti di traffico e monitorarne l’efficacia? Parametri UTM: cosa sono I parametri UTM non sono altro che tag, o pezzettini di codice che, se aggiunti alla URL da monitorare, consentono di tracciare in maniera corretta la provenienza del traffico web. Infatti gli UTM sono spesso usati per monitorare le singole campagne di advertising. Per individuare quali specifici annunci portano maggiori conversioni e quali campagne invece presentano scarse performance. Se non mastichi molto questo tipo di informazioni, ti aiuto facendoti un esempio semplice. Immagina di attivare due campagne di advertising su Facebook con parametri diversi tra loro (ad esempio per grafica o copy differenti, oppure gruppi di target diversi), che puntano entrambe sulla stessa pagina web del tuo sito.  Su GA, il traffico proveniente da queste campagne sarà identificato tutto come fonte Facebook, senza la spaccatura per singola campagna. Come fai a sapere quale delle due campagne ti ha portato più traffico? Qui intervengono i tag UTM che ti consentono di personalizzare la URL e isolare il traffico di ogni singola campagna. Questo in sostanza il loro funzionamento. In modo simile, i parametri UTM possono essere usati anche per tracciare il traffico web proveniente dagli ascoltatori del podcast. In che modo? Come si creano QUESTI parametri? Impostare i parametri UTM per il podcast Lo strumento gratuito più comunemente usato per impostare gli UTM, si chiama Campaing URL Builder. Funziona in modo semplice perché è una struttura guidata attraverso la compilazione di un modulo online. Ti basta inserire l’URL della pagina web che vuoi monitorare e aggiungere le informazioni inerenti la fonte di traffico alla quale collegarla.  Una volta che hai compilato questo modulo, lo strumento ti genera una nuova URL che tu potrai copiare e incollare nelle note degli episodi in corrispondenza della pagina web che stai comunicando agli ascoltatori. Facciamo un esempio. Se volessi tracciare il traffico web di uno dei miei articoli di blog e inserire il link nelle note dell’episodio corrispondente, dovrò copiare la URL originale e inserirla nel modulo come primo elemento. Dopodiché dovrò identificare gli estremi della destinazione del link. Nell’immagine qui sotto vedi un esempio di compilazione. Come vedi, alcuni campi sono contrassegnati da un asterisco perché obbligatori. Altri invece sono opzionali e puoi compilarli se li reputi applicabili al tuo caso. Sembra tutto complicato ma, una volta capito il meccanismo è super semplice.  Il toocreerà un link personalizzato, come puoi vedere nell’immagine sottostante, che sarà tracciato da GA in modo corretto e separato dalle altre fonti di traffico. Questo ti permetterà di capire quanti utenti hanno visitato il tuo sito web provenendo proprio dal podcast.  Il consiglio che posso darti è di usare uno standard per tracciare il traffico proveniente dal podcast. Raccogli i dati dei tracciamenti in un foglio excel per costruire e mantenere un format chiaro. È un lavoro aggiuntivo da fare, non lo nego. Ma se vuoi sapere quanto il podcast incide sul tuo traffico web e capire se sta funzionando come strumento di marketing, è tempo ben speso.  Come dico sempre, non sono gli ascolti il parametro per capire se il tuo podcast sta avendo successo. Gli ascolti sono una condizione necessaria per raggiungere i tuoi obiettivi. Ma il vero successo si misura in KPI. Sapere che azioni compiono gli ascoltatori dopo averti ascoltato, ti aiuterà a capire se il podcast sta portando valore al tuo business e sta funzionando come canale di comunicazione. Il tracciamento dei dati è un ottimo modo per canalizzare queste informazioni ed è gratuito. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Informazione e disinformazione nel podcast e non solo Quando parliamo di obiettivi di marketing e di obiettivi di podcast non sempre si pensa che debba esserci una correlazione. Eppure questo vale sia nel caso in cui si stia creando un podcast aziendale che di personal branding. Visto che vorrei spiegarti il motivo per cui la penso così, ho deciso di dedicare una puntata di Podcast per il Business proprio a quest’argomento. “La strategia senza la tattica è la più lenta strada per raggiungere la vittoria. La tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta”.Dal libro “L’Arte della Guerra”. Non parleremo di arte militare oggi. Dunque, cosa c’entra tutto ciò? Te lo racconto subito, nel prossimo paragrafo.  La strategia giusta per ogni obiettivo di marketing  La strategia e la tattica sono due pilastri fondamentali di ogni business… o perlomeno di ogni imprenditore che abbia ben chiaro quale obiettivo raggiungere! Il libro da cui è tratta la citazione risale alla notte dei tempi (VI secolo a.C.) ed è stato attribuito al noto stratega e filosofo cinese SunTsu.  È considerato il più antico manuale strategico della storia e, ancora oggi, è fonte d’ispirazione per chi si occupa di fare impresa. Più in generale, per chiunque voglia raggiungere un obiettivo, in qualsiasi ambito della propria vita. Devi sapere che, nella cultura orientale dove affonda le sue radici, è ritenuto un manuale di studio obbligatorio per i Manager d’azienda. Questo proprio perché i concetti espressi si adattano in modo calzante alle realtà tipiche di un business.  La citazione descrive molto bene i termini strategia e tattica. Nel linguaggio quotidiano vengono, tuttavia, spesso usati erroneamente come sinonimi l’uno dell’altro. In realtà non lo sono e racchiudono concetti diversi, benché affini e fortemente connessi tra loro. È importante comprendere la differenza perché ci aiuterà a rispondere all’argomento di questa puntata: perché gli obiettivi del podcast devono essere allineati agli obiettivi di marketing?  La strategia è il piano d’azione di quella visione, o ancora meglio, la pianificazione di tutte le azioni che dobbiamo compiere per arrivarci. Viene strutturata lungo un lasso di temporale, solitamente di medio-lungo termine. La strategia opera su larga scala e riassume il perché facciamo una determinata cosa.  La tattica è invece la modalità con cui rendiamo concreta la nostra strategia o una parte di essa. È, in sostanza, l’azione specifica che dobbiamo compiere. Per tirare le somme, possiamo dire che la somma delle tattiche porta a compimento la nostra strategia.  Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business ho analizzato i motivi per cui il podcast è un utile strumento da integrare nella propria strategia di comunicazione.  Per l’appunto, è un canale di comunicazione al servizio di un piano ben più ampio e strategico. Ecco come farlo diventare tale.  Ah! Intanto, se non hai mai ascoltato una puntata, qui puoi recuperare la prima. Obiettivi e strumenti tattici insieme creano una strategia vincente Se il tuo obiettivo di marketing è raccontare il tuo brand ma, non solo, è quello di far sì che si affermi, attraendo le persone giuste, il podcast è sicuramente uno strumento tattico. Mi spiego meglio.  Quel che voglio dire è che, per la sua modalità di fruizione e per l’impatto che la nostra voce ha nell’avvicinare le persone, è altamente coinvolgente.  Ecco perché lo ritengo uno strumento tattico per fare content marketing o brand awareness. Quando parlo di strumenti immagino sempre un attrezzo vero e proprio. Un cacciavite, un martello o una penna. Insomma, un oggetto attraverso cui operare concretamente per attuare ciò che abbiamo deciso (in anticipo!) di realizzare.  Ciò presuppone l’esistenza di un’idea di progetto, una missione da compiere, degli obiettivi (anche di marketing). Obiettivi che realizzeremo anche grazie a quegli strumenti.  Facciamo un esempio. Immaginiamo che tu voglia posizionare il tuo brand in un mercato nuovo. Decidi quindi di creare un’immagine che ti permetta di farti conoscere ed apprezzare da un nuovo pubblico, differenziandoti dai tuoi competitors. Questo è il tuo obiettivo di business.  La tua strategia sarà quella di lavorare alla costruzione della tua immagine, andando a rafforzare la tua brand awareness. Tradotto, significa permettere alle persone di identificarti in modo unico nella loro mente, apprezzandoti per quelli che riconoscono in te come i tuoi punti di forza. Le tattiche che puoi usare per raggiungere questo obiettivo e attuare la tua strategia possono essere molteplici: lo storytelling, per diffondere tuoi valori attraverso i contenuti;l’influencer marketing, affinché le persone parlino di te;il blog, per attrarre traffico organico da Google, grazie al posizionamento di specifiche chiavi di ricerca;creare sinergie con partner di settore;il podcast, per comunicare in modo innovativo, trasmettendo la tua autenticità e personalità, ampliando la tua audience. Bisogna proprio fare tutte queste cose?  Queste tattiche possono (e a mio avviso dovrebbero) coesistere per lavorare, su più fronti, all’attuazione della tua strategia. Ciascuna di esse opera, in modo allineato e sinergico, per raggiungere obiettivi di breve termine.  Dunque è così che micro obiettivi e strumenti tattici ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi strategici e di business. Prova ad immaginare una sorta di piramide degli obiettivi, suddividendola in fasi. Tutto questo ragionamento è utile per arrivare finalmente a rispondere alla nostra domanda iniziale.  Infatti, se tutti questi micro obiettivi tattici non sono coerenti con l’intera strategia, non avranno alcun effetto sul raggiungimento dei tuoi obiettivi di business.  Un bellissimo spreco di tempo Obiettivi di podcast disallineati, saranno solo “un bellissimo spreco di tempo” come cantava Jovanotti. Sottolineo bellissimo perché magari ci avrà permesso di vivere un’esperienza interessante. Ahimé, però, in termini di business, non contribuirà probabilmente a farlo crescere. Voglio raccontarti questo aneddoto che mi riguarda da vicino. Tre anni fa, quando ho prodotto il mio primissimo podcast non ero una freelance. Lavoravo come dipendente in un’azienda multinazionale, nel dipartimento amministrazione, finanza e controllo.  Il mio podcast rappresentava per me, semplicemente un progetto al quale desideravo lavorare per sperimentare questo mezzo, di cui mi stavo innamorando. Imparare ad usarlo e mettermi alla prova con la scrittura narrativa.  I miei obiettivi erano totalmente personali e slegati dall’attività lavorativa che svolgevo. Dunque, il podcast non contribuiva a obiettivi, né di business né di marketing! Anzi, non avevo alcunché da raggiungere se non un puro piacere personale. Questo è il concetto che vorrei passarti.  Se hai deciso di usare il podcast per supportare la tua attività, significa che gli obiettivi che ti prefiggi di raggiungere grazie al tuo podcast, devono essere allineati con i tuoi obiettivi strategici di marketing.  Cosa significa?  Che devono essere coerenti, sostenibili, misurabili. Vuol dire che il podcast deve guidare i nostri ascoltatori. Dobbiamo rivolgerci per prima cosa al target giusto, creare un piano editoriale con contenuti coerenti e creare call-to-action che stimolino azioni precise (anch’esse misurabili).  In pratica il podcast diventa uno strumento capace di innescare un funnel di marketing.  “Quali sono i miei obiettivi?”“Che cosa voglio ottenere?”“In che modo il podcast può aiutarmi a concretizzare la mia strategia?” Queste sono domande che possono aiutarti a focalizzare meglio le azioni da compiere, come utilizzare il podcast, cosa e come comunicare.  Questo è il metodo che uso quando creo un podcast o quando lavoro con i miei clienti: partire dalla progettazione, sino a definire gli obiettivi di marketing e comprendere come questi si inseriscono all’interno della loro strategia.  Ma di questo voglio parlarti nel dettaglio nelle prossime puntate.  So che il tuo tempo, come il mio, è prezioso perciò spero di averti dato qualche spunto di riflessione. Se invece vuoi avere altri tips e sei più Instagram-addicted, ti aspetto sul mio profilo.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...