Come creare la sigla del podcast

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In quest’articolo voglio parlarti di come creare una sigla efficace per il tuo podcast, partendo dal comprendere cos’è e perché è importante che ci sia all’interno delle puntate.

Se attualmente sei nella fase di creazione del tuo prodotto podcast oppure ci stai pensando e ti stai documentando su cosa fare e come realizzarlo, allora questo articolo ti sarà molto utile perché è ricco di spunti pratici. 

Analizzeremo quali sono gli elementi che la compongono da cui trarre input utili per iniziare da subito a creare la sigla del tuo podcast.

Quella che condividerò è la mia esperienza diretta di Podcast Coach, maturata nel tempo, assistendo nuovi podcaster in erba.

Cos’è una sigla podcast e perché è importante? 

La sigla di un podcast è un breve motivo sonoro che funge da elemento introduttivo al programma, in questo caso al podcast stesso. Ha un breve testo, una musica di sottofondo e dura in genere tra i 10 e i 15 secondi. Il motivo è ricorrente, ossia si ripete così com’è, esattamente per ogni puntata podcast. 

Vi sono, tuttavia, alcuni casi nei quali le sigle possono variare leggermente da una puntata all’altra, relativamente al testo che le compongono. Infatti, in alcuni casi la sigla può fungere anche da presentazione dell’argomento specifico trattato nella puntata o degli ospiti che seguiranno, per cui lo script può variare lievemente.

Per esempio, la sigla del podcast “Dieci Tredici”, di cui curo il montaggio audio, è contraddistinta sempre dalla stessa durata, struttura e musica. Solo la parte finale della sigla varia di volta in volta in base all’ospite che verrà intervistato. 

Perché può cambiare il testo ma l’elemento sonoro è sempre lo stesso? Perché il motivo sonoro dona al podcast un’impronta identitaria. La base musicale sempre identica crea familiarità e rende riconoscibile il tuo podcast

Come avrai capito, la sigla è un elemento talmente importante che consiglio vivamente di prevederla ed inserirla in ogni puntata, indipendentemente dal format podcast che si è scelto di adottare. 

La sigla è a tutti gli effetti la trasposizione della Value Proposition: una delle primissime cose su cui è necessario ragionare quando si decide di iniziare a progettare un podcast, in quanto elemento di ingaggio per i nuovi ascoltatori.

La sigla dà all’ascoltatore la percezione di capire dove si trova e, soprattutto, se si trova nel posto giusto. Fornisce le coordinate dell’intero podcast al nuovo ascoltatore che, magari, anziché partire dal trailer, inizia dalla prima puntata che trova nella lista degli episodi.

Come creare la miglior sigla senza sbagliare

Sono 4 gli elementi che contraddistinguono una sigla podcast efficace e che non possono mancare:

  1. presentare te stesso: chi sei, di cosa ti occupi, in che veste stai parlando. Ad esempio sei un esperto nella materia di cui parli? ti occupi di quello per lavoro oppure sei un appassionato e stai creando un podcast per parlare di una tua passione? Le persone vogliono sapere chi sei e perché proprio tu ne stai parlando.
  2. Presentare il programma del podcast: cosa devono aspettarsi gli ascoltatori, di cosa parlerai e qual è la tematica generale che tratti nel tuo podcast.
  3. Far capire per chi è questo podcast: per esempio se sto facendo un podcast in cui parlo di fotografia per principianti, è ovvio che sarà totalmente diverso da un podcast che parla di fotografia per esperti. A seconda dell’argomento, cambia il target e il modo in cui parlerò per rivolgermi al mio pubblico.
  4. Chiarire il motivo per cui dovrebbero ascoltarti: oltre a voler sapere chi sei, il tuo potenziale ascoltatore vuole sapere qual è la promessa trasformativa che proponi. In sostanza, cos’hai da offrire?

La vera sfida è condensare questi concetti in pochissime parole. È tutt’altro che semplice ma non scoraggiarti: servirà concentrazione, buona volontà e tanti tentativi.

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Nella progettazione del tuo podcast, la preparazione della sigla è una delle prime cose a cui pensare. È proprio sintetizzando al massimo il concetto che hai in testa, che inizi a capire se l’idea può funzionare. È il momento in cui capisci se il tutto ha un senso. 

Se non riesci a scriverlo in poche righe è perché, forse, la tua idea ha bisogno di maturare ancora un po’ oppure va modificata e rielaborata.

Inoltre, comporre la sigla ti permette di capire che mood vuoi dare al tuo podcast, quale stile sonoro, con che sfumatura vuoi veicolare il tuo messaggio.

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Come registrare la sigla podcast

Immaginiamo che tu abbia scritto il testo definitivo della sigla e che abbia già immaginato anche un genere musicale in abbinamento. È giunto il momento di scegliere come preparare la sigla del tuo podcast.

Hai di fronte a te tre diverse strade tra cui scegliere:

  • registrarla con la tua voce, scegliere una base musicale da una libreria di brani royalty free e montarla in autonomia con un software di montaggio;
  • registrarla con la tua voce e affidare il montaggio ad un fonico o a un podcast producer; 
  • rivolgerti a un doppiatore professionista per la registrazione della voce o acquistare un jingle “chiavi in mano” che alcune aziende vendono.

Quello che cambia da una scelta all’altra è:

  • il budget che hai a disposizione;
  • il risultato che vuoi ottenere;
  • il livello di professionalità che vuoi dare;
  • la tua capacità di usare un programma di editing e montaggio.

Tutte motivazioni valide e funzionali al tempo stesso.

Un aspetto su cui voglio richiamare la tua attenzione è quello di usare musiche con licenza royalty free per non violare il diritto di autore degli artisti.

Online troverai tanti cataloghi musicali sia free che a pagamento, tuttavia, per orientarti nella ricerca ti rimando alla mia guida sulla scelta della musica per il podcast.

Se hai in progetto di realizzare il tuo podcast personale e vorresti richiedermi una consulenza personalizzata, sarò felice di essere la tua Podcast Coach.


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Ci sarà sempre chi ti ascolterà anche a distanza di anni. Fai un programma dettagliato di tutte le attività che dovrai gestire e valuta cosa puoi ricalibrare per ritagliarti tempo per la creazione di un podcast.Sperimenta un processo ideale e poi aggiusta il tiro: un programma serrato se non è sostenibile ti porterà inevitabilmente allo sconforto, con il rischio di abbandonare a metà strada il progetto.Fatti ispirare da chi ha già sperimentato il podcast con successo e chiedi loro consigli al riguardo. Il confronto è sempre efficace per capire come procedere. 3. Non so da dove cominciare Tra tutti, penso che questo sia il problema più grande di chi vuole iniziare a fare podcast per sé o la propria impresa. È comprensibile ed è legata al fatto che non si conosce così bene il podcast come mezzo di comunicazione e non si vuole sbagliare. Fortunatamente, in questi ultimi anni sul podcast si è scritto molto e ci sono molti strumenti a disposizione per imparare: corsi online e in presenza, tutorial, libri. Questi strumenti sono utili per approcciarsi al podcast e capire quali dinamiche ci sono dietro e quali abilità abbiamo già e possiamo mettere a frutto e quali invece bisogna fortificare. Passare dalla teoria alla pratica autonomamente richiede tuttavia una buona dose di motivazione, chiarezza di obiettivi e sperimentazione. La mia esperienza Ho iniziato con un corso per principianti per avere le basi di partenza e conoscere i tipi di format, l’uso degli strumenti, la scelta dell’attrezzatura e la distribuzione del podcast. Da lì ho sperimentato in autonomia mettendomi letteralmente in gioco. Non avevo obiettivi di business ma solo obiettivi personali. Ho preparato un piano editoriale, scritto i testi, scelto la musica, comprato gli strumenti giusti e poi mi sono buttata. È stato un grande arricchimento personale adoperarmi in una avventura del tutto nuova ed è l’esperienza che mi ha cambiato sotto tanti punti di vista. Tuttavia, col senno di poi, ho capito che certi errori avrei potuto evitarli e sfruttare meglio le potenzialità del progetto. Ecco perché ho poi deciso di farmi affiancare da chi ne sapeva più di me sulle parti tecniche e sulla strategia. Questo salto mi ha permesso di perfezionarmi, di creare altri podcast e specializzarmi. È stata questa esperienza a portarmi dove sono oggi. Ed è questo vissuto che mi permette di capire le dinamiche di chi inizia da zero e le difficoltà che si incontrano. Avere un Podcast Coach che ti segue passo passo per me è stato fondamentale. Per cui il mio suggerimento è: formati e informati: iscriviti a newsletter o frequenta blog che trattano questo argomento;chiedi supporto a un professionista per farti seguire o per alleggerirti il carico nelle attività che non riesci a gestire in autonomia. Per iniziare a fare podcast, i corsi sono utili a sapere cosa serve per attuare l’idea in progetto. Il passo successivo è farsi seguire da chi può concretamente aiutarti a realizzarlo. Questo ti consentirà di: focalizzare meglio gli obiettivirisparmiare tempo nella progettazione e realizzazionepuntare a un prodotto professionale. Ti sei ritrovato in uno o più di questi 3 problemi? Se stai pensando di iniziare un podcast e non sai da dove partire, posso aiutarti a valutare la tua idea, progettarla e seguirti in tutto il processo di realizzazione. Contattami per una call conoscitiva! Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Voglio stravolgere un concetto. Non perché una mattina mi sono svegliata all’improvviso con un’idea stramba ma, a ragion veduta, ho fatto una riflessione. Dopo aver sottoposto a un sondaggio una cinquantina di liberi professionisti che usano il podcast in modo continuativo nella loro comunicazione online, mi sono resa conto che tutto sommato avevo ragione. Il branded podcast non è solo per i grandi brand, ma anche per i piccoli brand che vogliono farsi conoscere. Per piccoli brand mi riferisco a tutti quei liberi professionisti, i freelance, che ogni giorno lavorano al proprio personal branding. In che modo i liberi professionisti usano il podcast? Per raggiungere quali obiettivi? Ecco cosa è emerso dal sondaggio. Gli obiettivi del branded podcast Il branded podcast è un contenuto audio che comunica un messaggio commerciale parlando dei valori e dell’identità del brand oppure dei propri prodotti e servizi senza essere una pubblicità. In modo indiretto, ma al tempo stesso coinvolgente, fa conoscere chi è e cosa fa. Il branded podcast lavora sulla brand awareness, costruendo quella credibilità e autorevolezza che rafforza la reputazione di un brand. Se questo obiettivo è valido per le grandi aziende, tanto più lo è per il proprio personal branding. In tutti gli ambiti, la comunicazione accresce la relazione con il proprio pubblico e questo non fa altro che posizionare il brand nella mente delle persone. La consapevolezza di un marchio genera fiducia che, a sua volta, porta ad essere scelti proprio per le caratteristiche distintive e i valori che trasferisce. L’audio ha il potere forte di arrivare dove i testi scritti si fermano: fa leva su una relazione più intima tant’è che risulta più efficace per rafforzare una community già esistente o per crearne una. Parlando di numeri e di obiettivi, dal sondaggio è emerso che i liberi professionisti usano il podcast brand principalmente per la propria brand awareness, seguito dalla possibilità di stringere nuove partnership commerciali sia con altri professionisti che in altri contesti lavorativi afferenti la loro attività. obiettivi del podcast per i liberi professionisti Nelle attività di content marketing, il 32,5% di essi lo preferisce ad altri media perché bypassa le ansie che un testo scritto o un video mette loro di fronte. Nel 17% dei casi il podcast è più efficace per stringere una relazione con il proprio pubblico. I risultati del branded podcast per il personal branding Gli obiettivi sono chiari: lavorare sulla consapevolezza e l’autorevolezza del proprio personal branding. Ma i risultati? In modo del tutto schiacciante, tutti hanno confermato la forza del podcast nel posizionare in modo autorevole il proprio brand personale online, con risultati che nel 72,5% dei casi hanno addirittura superato le aspettative. La crescita del proprio business di conseguenza ne ha beneficiato, anche se non tutti nella stessa percentuale. Come ogni attività di content marketing, il ritorno sull’investimento (ROI) è strettamente legato agli obiettivi che ci si è posti. Non sempre i dati sono quantificabili quando si parla di brand awareness perché il beneficio è indiretto. Questo spiega perché nel 50% dei casi il ROI misurabile arriva al 5%. In ogni caso nel sondaggio è emerso che il 17% dei liberi professionisti ha raggiunto un ROI tra il 10-20%, mentre un 20% del campione ha realizzato un ritorno che supera il 20% dell’investimento. Di pari passo cresce il fatturato afferente il business del libero professionista, riconducibile all’attività di podcasting. Il 52,5% dichiara una crescita fino al 10%, il 22% tra il 10 e il 20%, il 18% tra il 30 e il 50% di incremento e 7,5% supera il 50% di fatturato da quando ha iniziato a usare il podcast come strumento di marketing. % crescita del fatturato riconducibile all’attività di podcasting Quando il podcast brand funziona davvero Mi occupo di marketing e di podcast per professione, ma stavolta ho chiesto direttamente ai podcaster intervistati un parere su come far funzionare davvero questo media. Nell’ordine, questi i consigli dei professionisti: progettare prima di iniziare: struttura bene la strategia e il posizionamento, partendo dal target e dal piano editoriale per individuare le leve giuste per il tuo business.Formazione: impara ad usare lo strumento attraverso corsi o consulenza di esperti per non ritrovarsi ad abbandonare il progetto poco dopo aver iniziato.Iniziare avendo la costanza di continuare ad accrescere le proprie competenze e perfezionarsi anche nella parte tecnica. Il podcast brand si inserisce bene nella strategia di content marketing ma va supportata da attività connesse, quali ad esempio i social, il proprio sito web e l’uso delle newsletter. Nessuno di questi strumenti da solo porta beneficio al proprio personal branding. Tutti assumono importanza perché lavorano su diversi fronti come parte di un ingranaggio. Il branded podcast, in fondo, è parte di questo meccanismo, anche se sei un libero professionista. E tu, hai mai pensato di iniziare un tuo podcast? Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Ne avrai trovati tanti in rete, ma ho pensato di stilare la lista dei 10 più importanti consigli per iniziare a fare podcast, frutto della mia esperienza. Lo spunto mi è venuto ascoltando le domande di molti aspiranti podcaster o podcaster alle prime armi. Se questo mondo ti affascina, le risposte che troverai in questo articolo saranno utili anche a te. Quali sono dunque i 10 consigli per fare podcast? Definisci i tuoi obiettivi e il target Rendi chiara la tua Value Proposition Stabilisci quanto tempo ti occorre per fare podcast Ascolta altri podcast Definisci un piano editoriale Crea un Trailer Scegli l’attrezzatura più adatta al tipo di podcast Distribuisci il podcast su tutte le piattaforme audio Stabilisci dei KPI e monitora e statistiche Promuovi il tuo podcast Vediamoli uno per volta! Da dove partire per fare un podcast? Nel mio lavoro mi occupo di podcast marketing per il personal branding o per le aziende che vogliono promuoversi con i contenuti audio. Quindi parto sempre da un progetto. Questo approccio e i consigli che troverai di seguito sono validi anche se vuoi semplicemente iniziare a sperimentare il podcast per divertirti. Fare un progetto potrebbe sembrarti esagerato, ma ti assicuro che il tempo investito in questa fase ti eviterà perdite di tempo successive. Se vuoi approfondire la parte di progettazione, ho scritto un articolo più dettagliato su come fare un podcast partendo da zero. Per comprendere meglio le dinamiche, possiamo suddividere le attività in step. Le 4 fasi di creazione di un podcast sono: Progettazione Realizzazione Distribuzione Promozione. I 10 consigli per iniziare a fare podcast si basano su queste fasi. Eccoli! 1. Definisci i tuoi obiettivi e il target Due domande a cui dovrai rispondere prima di iniziare un podcast: cosa vuoi ottenere a chi vuoi parlare. Sapere quali sono i tuoi personali obiettivi ti aiuterà a focalizzare gli sforzi e le scelte editoriali. Potrebbe trattarsi di brand awareness, promuovere un tuo prodotto o servizio, sensibilizzare su un tema sociale, trovare nuove collaborazioni, inserirti in un mercato nuovo, presidiare nuove piattaforme, o anche semplicemente per divertirti. In ogni caso, conoscere il tuo “perché” è fondamentale per partire. Individuare il target è diretta conseguenza. Uno stesso argomento puoi affrontarlo in modi differenti a seconda delle persone a cui ti rivolgi. Che siano professionisti del settore, partner o una nicchia, ti servirà per declinare il piano editoriale e il format. 2. Rendi chiara la tua Value Proposition Prova a scrivere in 10 parole di cosa tratta il tuo podcast e perché qualcuno dovrebbe ascoltarlo. Questo aiuterà i potenziali ascoltatori a sceglierti (oppure no) avendo ben chiaro il beneficio che ne trarranno. Potrai inserire la tua value proposition nella descrizione della serie sulle piattaforme di ascolto oppure usarla come sigla di apertura. 3. Valuta quanto tempo puoi impiegare a fare podcast Questo è uno step essenziale perché determina le scelte relative a format, durata degli episodi e cadenza di distribuzione. Una cosa che premia è la costanza e il rispetto della cadenza. Quando i tuoi follower sanno che ogni giovedì pubblicherai una puntata, se l’aspetteranno. Se nell’organizzazione qualcosa non funziona, il rischio è di non soddisfare le aspettative.Ma soprattutto a lungo andare potrebbe diventare oneroso portare avanti il tuo progetto. Calcola bene i tempi per scrivere i contenuti, selezionare gli eventuali ospiti, registrare e post-produrre il podcast. Ti servirà. 4. Ascolta altri podcast Probabilmente sei già un ascoltatore di contenuti audio, ma in questo caso l’ascolto che ti consiglio per iniziare a fare podcast è selettivo. Per creare un tuo progetto, ascoltando altri podcast puoi capire cosa ti piace e cosa non ti piace a livello di format, sound design, impostazione, mood colloquiale.Ma soprattutto ti servirà sapere se e come i tuoi concorrenti stanno affrontando lo stesso argomento. 5. Definisci un piano editoriale Se hai già chiari obiettivi e target, sarà più semplice pensare al piano editoriale. In un’ottica di marketing, potresti sfruttare i contenuti per creare un funnel in cui accompagnare i tuoi ascoltatori pian piano verso obiettivi di business più concreti. Nel prepararlo, pensa anche a titoli esplicativi che aiutino a identificare l’argomento trattato. Nell’articolo SEO e Podcast, troverai utili spunti per creare un piano editoriale più efficace. Non dimenticare di inserire delle call to action per invitare i tuoi ascoltatori a seguirti sulle piattaforme di ascolto o conoscere altri tuoi contenuti. 6. Crea un Trailer Proprio come per un film o una serie TV, il trailer serve a dare un’anteprima di ciò che l’ascoltatore troverà nel podcast. Un breve episodio della durata da 1 a 3 minuti sarà sufficiente. Alcune piattaforme di ascolto, come ad esempio Spotify, permettono di inserirlo in alto prima di tutte le altre puntate, così da non perdersi con tutti gli altri titoli. 7. Strumentazione e software L’ho messo solo al settimo posto perché in realtà la scelta della strumentazione per un podcast deriva da tutto quanto hai stabilito in precedenza. Non esiste la strumentazione migliore in assoluto. Esiste la strumentazione giusta per il tuo progetto. A seconda del format, del numero di voci, dell’ambiente in cui registrerai, e dell’esperienza che hai, sceglierai microfono e software più adeguati. Le alte fasce di prezzo non sono la discriminante per avere un buon prodotto. Spesso è sufficiente solo scegliere la tipologia più adeguata alla tua esigenza. Così come esistono software gratuiti per editare le tracce audio, tra cui Audacity, che fanno egregiamente il loro lavoro. 8. Distribuzione del podcast Per distribuire un contenuto audio c’è bisogno di un host che crei un feed RSS contenente tutte le informazioni del tuo podcast: titolo, autore, copertina, titoli episodi, ecc. L’host a sua volta invia alle piattaforme di ascolto (come Apple podcast, Spotify, Google Podcast) il feed per la distribuzione. Una volta caricato il podcast sull’host, l’iter di distribuzione avviene in automatico in base agli slot di raccolta dati che le piattaforme schedulano per l’aggiornamento. Ciò vuol dire che se carichi un episodio sul tuo host alle 7 del mattino, è probabile che debba passare qualche ora per vederlo su tutte le altre piattaforme. Tieni conto di questo scostamento temporale quando vuoi pubblicizzare una nuova puntata di podcast ai tuoi follower. Io ad esempio pubblicavo le mie puntate al mattino alle 6 e poi inviavo la newsletter ai miei follower alle 8. In questo modo le piattaforme erano tutte già allineate. 9. KPI e dati statistici Come fai a conoscere le performance del tuo podcast? L’host e le singole piattaforme danno accesso ai dati statistici dell’intera serie e dei singoli episodi, in modo più o meno gratuito.Al di là del numero di ascolti (che non sono altro che vanity metrics), si possono conoscere il numero di ascoltatori unici, le demografiche, la retention di ciascun episodio, i device utilizzati, la geolocalizzazione e persino le parole chiave con cui ti hanno trovato e la musica ascoltata di tuoi utenti. L’host fornisce i dati aggregati di tutte le piattaforme. Invece, per accedere alle statistiche dettagliate per ciascuna di esse, basterà caricare manualmente solo la prima volta, il feed RSS su ogni piattaforma principale. Avrai così accesso ad una dashboard con tutte le performance. Conoscere questi dati è importante anche per definire eventuali strategie di comunicazione e promozione del tuo business su altri mezzi di comunicazione. 10. Promuovi il tuo podcast Un contenuto, qualunque esso sia, va promosso con un altro contenuto. È un dato di fatto. Considerando che la discovery del podcast non è così semplice e performante come per un contenuto web o social, dovrai attivare tutte le leve possibili per farlo conoscere e stimolare l’ascolto.Se hai un sito web potresti creare una landing page per embeddare i file audio e integrare con articoli di blog un estratto testuale della puntata. Puoi usare la newsletter per comunicare l’uscita di nuovi episodi. Ma soprattutto puoi usare i social per condividere le puntate del tuo podcast. Ma in definitiva, ti consiglio di approfondire altri modi su come promuovere un podcast in modo efficace. La scelta dei social su cui promuoverlo dipende molto dal tuo tipo di audience: dove passa maggiormente il suo tempo? Potresti anche diversificare considerando che ciascun social ha logiche e strumenti diversi.Ad esempio Facebook, Linkedin e Telegram ti consentono di inserire nei post direttamente i link di ascolto. Instagram ha la connessione diretta con Spotify che ti consente di condividere nelle stories la singola puntata o tutta la serie con un clic.Se invece vuoi stimolare la tua community e renderla partecipe del tuo progetto, si sta rivelando efficace anche Clubhouse. Consiglio bonus per iniziare un podcast Non demoralizzarti e divertiti! Questo è l’ultimo suggerimento che mi sento di darti. Come tutte le cose, all’inizio è tutto molto complesso. Ma chi ben comincia è a metà dell’opera per davvero. Se stai pensando di iniziare a fare un podcast e vuoi un supporto per una o più attività di cui ho parlato, forse posso aiutarti! Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Ha senso creare un sito web per il podcast: sì o no? Sono la prima ad essermi interrogata su questo tema quando ho creato il mio primo show. Da allora ho sperimentato, analizzato, testato diverse alternative, e alla fine sono arrivata alla conclusione che sì, creare un sito web per ospitare il tuo podcast è senza dubbio una scelta strategica. I vantaggi sono tanti, specialmente se vuoi usare il podcast marketing come asset strategico per il tuo business. Creare un sito web per il podcast ti permette di: accogliere e comunicare con i tuoi ascoltatori incrementare il traffico organico raccogliere dati utili alle tue strategie di marketing offrire altri contenuti di valore monetizzare il tuo podcast. Approfondiamo insieme questi punti. I vantaggi del creare un sito web podcast Il sito web è uno dei canali di comunicazione fondamentali per un brand, anche in ottica di strategia multi-channel. 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È una casa virtuale in cui accogliere i tuoi ospiti ed è l’ingresso principale attraverso cui gli ascoltatori entrano nel tuo mondo. Dal sito, le persone possono accedere ad altri tuoi contenuti e risorse, scoprire altri canali, entrare nel tuo funnel marketing e iscriversi alla tua newsletter. Nel creare il sito web, assicurati di avere una pagina in cui racconti il tuo progetto podcast, i temi che tratti e anche il player per ascoltare direttamente le tue puntate. Indica infine in che modo possono comunicare con te. Questo è un aspetto importante per creare una community. Migliorare il posizionamento SEO del podcast Come si posiziona un contenuto audio nella SERP di Google? Ad oggi è ancora necessario sfruttare i testi scritti per rendere visibili i nostri contenuti nei motori di ricerca. Per cui, al di fuori delle piattaforme di ascolto, bisogna fare in modo che il podcast venga scoperto dagli utenti attraverso l’uso della SEO.  Tutto ciò che è testuale va ottimizzato con l’uso di parole chiave affinché i contenuti vengano proposti da Google in risposta agli intenti di ricerca degli utenti.  SEO podcast: come aumentare la visibilità sul web Leggi tutto Cosa c’è di testuale in un podcast? Titoli e descrizioni delle puntate sono le prime cose da ottimizzare in ottica SEO. Ma non basta. Google lavora per offrire la migliore risposta alle domande degli utenti di sicuro un contenuto corposo ed esaustivo si posiziona meglio di una semplice descrizione ottimizzata.  Questo significa che il sito web diventa un canale utilissimo per incrementare il traffico organico verso i propri canali.  Pagine del sito contenenti note e trascrizioni delle puntate scritte in chiave SEO possono aiutarti a comparire tra i risultati di ricerca. E a quel punto, anche i visitatori del sito possono diventare ascoltatori del podcast.  Analizzare il traffico organico Il traffico che transita sul sito web è facilmente monitorabile dagli analytics e in termini strategici questo è un fattore da non sottovalutare.  Creare un sito web legato al podcast ti permette di capire quali temi e puntate hanno maggiore impatto di altri e qual è il comportamento degli utenti. Puoi monitorare quali pagine vengono visitate e quali altre risorse sono scaricate. Tutte informazioni utili a gestire il tuo posizionamento e la tua strategia di marketing.  Creare un sito web per monetizzare il podcast Monetizzare un podcast non è semplice. Serve avere una community disposta a supportare il tuo lavoro, servono ascolti e quindi serve tempo.  La monetizzazione può essere diretta (ad esempio operando come publisher o usando piattaforme di crowdfunding come Patreon o Tipeee) oppure indiretta. La modalità indiretta sfrutta l’inbound marketing per convertire potenziali ascoltatori. Questi ultimi, una volta sul sito, possono innescare un percorso di customer journey e infine acquistare i tuoi prodotti o servizi. Dunque creare un sito web per il podcast ti permette di monetizzare sia i contenuti che convertire gli ascoltatori in clienti.  Meglio creare un sito web podcast dedicato o legarlo al sito personale? La risposta diretta è dipende: dal progetto, dagli obiettivi, dalle risorse. Un sito web ha bisogno di attenzioni continue affinché produca i risultati attesi. Crearne uno separato dal tuo sito web personale potrebbe essere un lavoro aggiuntivo e una dispersione di energie e di traffico organico.  Ma è ovvio che per prima cosa dovrai stabilire qual è la tua strategia legata al podcast e al sito web. Spesso è sufficiente creare una landing page ottimizzata all’interno del proprio sito personale per migliorare il posizionamento del podcast. Anzi, questa soluzione è auspicabile qualora il tuo podcast sia creato a supporto del tuo brand.  Diversa invece è la situazione in cui il podcast è un progetto a sé stante e non hai né la volontà né la possibilità di legarlo ad un sito web personale. In questo caso potresti creare un one-page site come quelli realizzabili con Carrd.co, oppure un sito WordPress più strutturato. Al suo interno inseriremo tutte le informazioni del podcast, i tuoi contatti e tutto ciò di cui abbiamo parlato in questo articolo.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Nei diversi libri e contesti di marketing in cui mi sono imbattuta fino ad oggi sul tema della multicanalità, pochi, se non pochissimi, menzionano il podcast tra i canali di marketing. Un gran peccato visto che è uno dei trend in forte crescita degli ultimi 5 anni in Italia, nonché mezzo di comunicazione innovativo. Ritengo sia opportuno parlarne, sia per stimolare una maggiore consapevolezza sulle potenzialità del podcast in una strategia di multichannel marketing, sia per fornire esempi utili alle aziende e ai liberi professionisti che vogliono usare il podcast per promuovere il proprio business. In questo articolo partiremo dal significato di multicanalità, sviscereremo le differenze rispetto a omnicanalità e cross-canalità per poi concentrarci sull’utilità di inserire il podcast in questo tipo di strategia di comunicazione e fornire qualche esempio (che non guasta mai!). Cosa si intende per comunicazione multicanale Per multicanalità si intende un approccio marketing che usa diversi canali di comunicazione a fronte di un’unica strategia. In pratica il messaggio è uno solo ma è declinato su piattaforme e contesti differenti. Nella logica multichannel ogni canale funziona separatamente dagli altri, non c’è dialogo tra di essi. La comunicazione è replicata in ciascun ambiente tenendo conto dei rispettivi linguaggio, regole, tempi, tono e talvolta audience. Di base, quindi, declinare lo stesso messaggio non significa necessariamente fare un copia-incolla di esso senza criterio. Significa trasmettere la stessa strategia (in alcuni casi anche il medesimo calendario editoriale) rendendo coerente la comunicazione a prescindere dal luogo in cui l’utente ne fruirà. Per canali digitali e offline, organici e a pagamento, mi riferisco ad esempio a: blogsito webSEOtutti i social mediavideo marketingapp mobilenewsletterGoogle AdsDigital PRsocial Advpodcast marketing. Quando nella tua attività, grande o piccola che sia, implementi il marketing multicanale stai facendo due cose: aumenti le tue opportunità di interazione con i prospect;offri agli utenti la possibilità di seguire i tuoi contenuti sulle loro piattaforme preferite. Gestire più canali contemporaneamente con criteri di comunicazione diversi richiede tempo, certo. Quel che però devi considerare è che oggi il Customer Journey di ogni utente è molto più complesso rispetto al passato. La quasi totalità delle decisioni di acquisto avvengono dopo diversi step e interazioni su canali differenti sia a livello online/offline, sia web/social. Zmot Handbook Research Ciascun utente, me e te compresi, combinano percorsi sempre diversi in base ai canali che ritiene più idonei o che preferisce. Questo porta ai cosiddetti Multi-Channel Funnels. Dunque, per fare qualche esempio, una persona può intercettare i tuoi contenuti sul blog a seguito di una ricerca organica specifica, scoprire che hai un podcast trovando il player delle tue puntate, ascoltare gli audio per approfondire un argomento, seguirti sui social, tornare sul sito web, iscriversi alla tua newsletter, seguire altri contenuti, appassionarsi al tuo brand e acquistare. Ovviamente, se sei presente su tutti questi canali. Differenze tra Multicanalità, Omnicanalità e cross-canalità Con la multicanalità è la strategia ad essere al centro di tutto, mentre l’utente si sposta tra un canale e l’altro o ti intercetta nei vari touchpoint seguendo un suo personale customer journey. Tanti canali separati, un unico messaggio. Come vedremo più avanti, il multichannel si sposa molto bene con il podcast marketing. Con la omnicanalità è l’utente al centro di tutto. I canali sono comunicanti tra loro e lavorano all’unisono seguendo l’utente nei vari touchpoint. In pratica una persona potrebbe iniziare un’operazione su un canale e terminarlo su un altro senza soluzione di continuità. I canali si aggiornano in base all’ultima azione dell’utente, riducendo di molto i tempi di conversione. Il marketing omnichannel è ormai una prerogativa per certi contesti, ma non è una strategia applicabile al podcast, almeno non per ora.  La cross canalità è invece interessante per chi vuole integrare il podcast tra i propri canali di comunicazione. In questo contesto, l’utente inizia un’azione su una piattaforma e poi la conclude in un altra ma con azioni separate e ben distinte. Nel mondo del retail ne è un esempio il click & collect in cui il cliente acquista online e poi ritira la merce in un negozio fisico. Nel mondo del podcast, potrebbe essere l’inserimento nell’audio di parole chiave specifiche da usare poi su altre piattaforme per la conversione. Podcast e multicanalità: esempi Il podcast marketing è un canale dalle grandi potenzialità che ben si inserisce nella strategia di comunicazione di qualunque brand. Che tu sia libero/a professionista oppure azienda, con i contenuti audio lavori sia in termini di brand marketing che di content marketing. Podcast Marketing: cos’è e quali sono i vantaggi per il tuo business Leggi tutto Come abbiamo visto, in una logica di multicanalità lo stesso messaggio è diffuso su più canali, seguendo un piano editoriale univoco ma tenendo conto delle specificità di ciascuna piattaforma. Nota bene: tanti canali, un’unica strategia, per cui prima di tutto ne serve una. Questo è il motivo per cui spingo molto sul fatto che gli obiettivi del podcast devono essere allineati agli obiettivi del tuo business. La comunicazione deve essere sempre coerente con la tua identità, messaggio e valori, senza spiazzare l’utente. Come usare il podcast in una strategia di multichannel marketing? Facciamo qualche esempio pratico: Blog e podcast Scrivi un articolo blog in modo strutturato secondo le logiche SEO. Lo stesso tema lo affronti con una puntata podcast in cui argomenti il tuo punto di vista, le tue riflessioni in modo naturale e spontaneo e senza la rigidità di un testo scritto. Quello stesso episodio lo incorpori nel tuo articolo blog. Dall’altro lato, nelle descrizioni degli episodi podcast inserisci i link del tuo blog post in cui trovare altro materiale correlato. In questo caso ha intercettato due tipi di utenti: chi ha trovato il tuo contenuto da una ricerca organica ha letto l’articolo e scoperto il podcast;chi ha ascoltato il podcast sulle piattaforme di ascolto viene a conoscenza del tuo articolo blog. Newsletter e podcast Nelle puntate podcast puoi invitare gli ascoltatori a iscriversi alla newsletter magari a fronte di una risorsa gratuita da scaricare oppure per ricevere contenuti di approfondimento riservati alla tua community che non troverebbe altrove. Viceversa, nella tua newsletter puoi condividere i tuoi nuovi episodi podcast su argomenti a cui la tua community è interessata. Social e podcast La puntata podcast può facilmente essere declinata sui social in diverse modalità: Reels Instagram, TikTok, short YouTube: estrapola gli highlight audio della tua puntata e condividili sotto forma di video con immagini statiche, audiogrammi e/o video intervista se presenti.Instagram post e caroselli: spacchetta i contenuti in tips, citazioni, riflessioni inerenti gli argomenti da te affrontati in puntata.LinkedIn: fai una sintesi dell’argomento trattato nella puntata e condividila con la tua rete professionale sotto forma di post, newsletter, documenti pdf. TIPS: I contenuti presenti nella newsletter di Linkedin sono indicizzati da Google e possono comparire nella SERP se rispondono a un intento di ricerca. Inoltre, puoi persino incorporare al suo interno il player di Spotify per l’ascolto diretto delle tue puntate. Vantaggi e svantaggi della multicanalità A questo punto dell’articolo possiamo tirare le somme sui pro e contro della multicanalità e farci un’idea di come e perché operare in tal senso nella nostra strategia di marketing. In parte ne abbiamo già parlato, ma sintetizzando i vantaggi del multichannel sono: ampliare la propria target audience: avere più touchpoint significa avere più opportunità di intercettare un utente laddove si trova e preferisce stare.generare traffico verso altri canali: chi ti scopre su un canale potrebbe entrare nel tuo contesto comunicativo e conoscere altri contenuti.offrire un’esperienza utente diversificata: anche se lo stesso utente frequenta più canali, potrebbe essere più propenso a fruire dei tuoi contenuti in modalità diverse in base al momento della giornata, alle sue abitudini, al tempo a disposizione. Non sottovalutare questo aspetto.attivare i funnel marketing: alcuni canali sono più orientati a lavorare sulla consapevolezza e la conoscenza del brand, altri lavorano di più sul nurturing e la fidelizzazione. Ma tutti concorrono a creare il customer journey che porta alla conversione. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Più che di svantaggi della multicanalità parlerei di punti di attenzione da tenere presente: pianificazione: non puoi prescindere da questo step fondamentale che richiede visione a breve, medio e lungo termine. Potrebbero volerci tempo e magari l’aiuto di un digital strategy che ti segua nella preparazione di un piano marketing adeguato.Organizzazione: tanti canali, formati diversi, linguaggi diversi. Ciò significa che per fare tutto devi organizzare bene le attività. Su questo fronte ho personalmente ritenuto utile dedicare in agenda momenti precisi (e non barattabili) da dedicare alle attività di marketing.Disciplina e costanza: niente arriva in tempi brevi e con poco sforzo, anche se a tutti piace il detto “poca spesa, massima resa”. Per i risultati migliori ci vuole pazienza. Il posizionamento è un processo lento ma duraturo se fatto con costanza. Per cui non mollare. Ricorda che più touchpoint hai a disposizione, maggiori opportunità hai di conversione. Conclusioni Il podcast marketing ti offre l’opportunità di entrare in connessione con le persone e attrarle con modalità che altri canali non ti danno. Pensa solo alla durata di ascolto che supera i 30 minuti di media giornaliera (dati IPSOS 2021): quanto contenuto puoi divulgare in un periodo così lungo? Se vuoi sapere come implementare il podcast nella tua strategia multicanale, scrivimi direttamente e fissiamo una telefonata conoscitiva. Nel frattempo ti invito a seguire il mio podcast per il business pensato esattamente per chi vuole usare il podcast come alleato strategico per il proprio business. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Fino a pochi anni fa non sapevo neppure cosa fosse. Oggi non potrei farne a meno. Mi sono resa conto che, anche se è un fenomeno in crescita, non sono molte le persone che sanno davvero rispondere alla domanda cos’è un podcast. Prima dell’arrivo di internet non esisteva questa tecnologia, mentre oggi si sta creando un ecosistema che vede molti player coinvolti. Pertanto, inizia ad esserci la necessità di fare chiarezza e dare al podcast un significato, raccontarne la storia e lo sviluppo. Te ne parlo in questo articolo. Cos’è un podcast: la definizione Partiamo dal significato di podcast. Il termine podcast nasce nel 2004 dal connubio di due parole iPod — che significa letteralmente “baccello” o “capsula” — e Broadcast — che indica la diffusione massiva di una trasmissione radio—. È il giornalista del “Guardian” Ben Hammersley ad usarlo per la prima volta in un articolo dedicato all’evoluzione dell’ascolto on demand delle trasmissioni radio in seguito all’introduzione sul mercato del lettore mp3 di Apple. Lo sviluppo della tecnologia RSS (Really Simple Syindication), uno dei formati di distribuzione più popolari di contenuti tramite web, insieme al nuovo dispositivo iPod danno vita alla diffusione di un nuovo format di contenuti audio. Da qui si comprende quanto Apple sia stata determinante nello sviluppo dei podcast. È infatti la prima a crearne una sezione dedicata all’interno di iTunes. Feed RSS: definisce una struttura adatta a contenere un insieme di notizie, ciascuna delle quali sarà composta da vari campi (nome autore, titolo, testo, riassunto, …). Quando si pubblicano delle notizie in formato RSS, la struttura viene aggiornata con i nuovi dati; visto che il formato è predefinito, un qualunque lettore RSS potrà presentare in una maniera omogenea notizie provenienti dalle fonti più diverse. – Fonte Wikipedia Questo però non spiega cos’è un podcast. Per darne una definizione di podcast più completa possiamo dire che è un contenuto audio inedito nativo fruibile via internet tramite un computer o un dispositivo mp3. Per contro possiamo dire cosa non è un podcast: una trasmissione radio in differita, in quanto non sarebbe inedita;la trasformazione in audio di un video, perché non è nativa;un audiolibro, perché il contenuto nasce con uno scopo diverso. Le caratteristiche del podcast possiamo riassumerle così: asincrono: la produzione e l’ascolto dell’audio avviene in momenti diversi, quindi non come succede con la radio.Offline: l’audio è scaricabile sui propri dispositivi e fruibili in altri momentiOn demand: è l’ascoltatore che decide quando ascoltare e riascoltare il contenuto La storia del podcast Dopo averti spiegato cos’è un podcast, voglio fare un accenno alla sua storia che, se pur molto recente, è di per sé interessante e contrassegnata da momenti decisivi. Agli inizi degli anni 2000, in seguito alle due grandi innovazioni tecnologiche, iPod e feed RSS, sono soprattutto le emittenti radiofoniche a mettere online alcuni programmi del palinsesto per l’ascolto in differita. Accanto a queste repliche, compaiono poi i primi esperimenti di produzioni editoriali per lo più giornalistiche che dimostrano un primo interesse del pubblico verso contenuti on demand. La vera svolta è nel 2014 con l’uscita di Serial, una serie podcast true crime che racconta un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti nel 1999. Il racconto a episodi, sapientemente realizzato con un mix di voci, suoni, musiche e racconti, ottiene un riscontro tale da riaccendere l’attenzione sul questo nuovo mezzo, il podcast. Dagli USA arriviamo in Italia con un fenomeno simile. Nel 2017 esce Veleno, l’inchiesta giornalistica in formato audio prodotta da La Repubblica incentrata su un fatto di cronaca vera italiana. Le puntate sono così accattivanti da innescare quel bulimico desiderio di ascoltare immediatamente i successivi, tipico delle serie TV. Questa è infatti la prima serie podcast in italiano a creare un boom di ascolti e lanciare il fenomeno nel nostro Paese, se pur ancora limitata per lo più agli utilizzatori Apple. Ci pensa Spotify nel 2018 a contribuire ad allargare il mercato degli ascolti per gli utenti Android. Dopo l’acquisizione di Gimlet Media e Parcast si inserisce di fatto come player in un mercato in forte espansione. Il podcast però non è mai stato così popolare come negli ultimi mesi. Le statistiche rese note da Voxnest a fine 2019 già dimostravano un forte incremento degli ascolti in Italia rispetto ai precedenti 12 mesi ma il trend è continuato a crescere a doppia cifra nel 2020 con un +15% rispetto al 2019 (fonte Nielsen). Come ascoltare podcast La prima cosa che consiglio a chi vuole iniziare a fare podcast è essere ascoltatori. Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Ascoltare podcast ti aiuta a conoscere lo strumento, capire cosa funziona e cosa no. Come si ascolta un podcast? È molto semplice: ti bastano uno smartphone e un paio di cuffie. Questo è il modo migliore per fruirne quando e dove vuoi. Le piattaforme di raccolta e distribuzione accolgono i feed RSS caricati dai creator e rendono disponibile il contenuto audio per l’ascolto. Ora che sai cos’è un podcast, anche il funzionamento non avrà segreti. Sui dispositivi IOS è presente in modo nativo l’applicazione Apple Podcast dai cui è possibile accedere ai contenuti gratuiti selezionando il nome del podcast o la categoria, ascoltarli online oppure scaricarli per fruirne offline. Per seguire gli aggiornamenti puoi iscriverti alla serie preferita, ma solo quest’app consente di recensirne il contenuto. Su Android è Spotify che fa da piattaforma principale di ascolto. Puoi cercare il podcast dallo stesso motore di ricerca della musica e inserirlo in una playlist insieme ai tuoi artisti preferiti. Anche qui la funzione “follow” ti consente di ricevere le novità pubblicate dai podcaster. Tra i player gratuiti si sta posizionando anche Google Podcasts con un’app dedicata per l’ascolto, ma esistono molte altre piattaforme minori di distribuzione di podcast con un catalogo simile. La differenza la fanno i contenuti creati in esclusiva per la piattaforma di riferimento, un po’ come fanno Netflix o Amazon Prime Video per la TV. Le piattaforme di ascolto non sono le uniche fonti per ascoltare podcast. Grazie alla vocal search puoi chiedere agli smart speaker di farti ascoltare il tuo podcast preferito. Ti basterà lanciare il comando di azione del tuo dispositivo per attivare la riproduzione degli episodi. Non tutti i contenuti podcast però sono gratuiti. Esistono realtà come Audible o Storytel che prevedono un accesso su abbonamento per l’ascolto. La modalità garantisce contenuti di alto livello ed esclusivi.Ciò non toglie che moltissime produzioni di qualità, professionali e non, siano disponibili gratuitamente. A te la scelta e la voglia di scoprirne. Conclusioni Le nuove tecnologie hanno dato la possibilità di ascoltare podcast on demand e in mobilità sui propri dispositivi personali: questa è la chiave di successo di questo media. Lo hai trovato utile? 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Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Lo sapevi che gli elementi visivi di un podcast sono importanti? Anzi, lo sono così tanto che non puoi sbagliarli. Devono essere scelti con cura.   Capisco che ti possa sembrare un paradosso accostare l’aggettivo visivo ad un podcast, cioè un contenuto audio. Eppure, sono di fondamentale importanza in quanto sono anch’essi strumenti capaci di ingaggiare i tuoi ascoltatori. In particolare, aumentano la visibilità del tuo podcast sulle piattaforme di ascolto e nei motori di ricerca. Non sono risultati di poco conto. Nel podcast, come in ogni altro mezzo di comunicazione, aumentare la visibilità dei contenuti è strategico in quanto questi rivestono un ruolo centrale nella strategia di digital marketing che abbiamo deciso di adottare. I contentuti sono il cuore. Sono il valore aggiunto che ci permette di avvicinare le persone al nostro brand. Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business abbiamo visto come il podcast può diventare un asset del nostro business. Rende infatti i contenuti disponibili e fruibili per molto tempo. Dobbiamo, tuttavia, superare una barriera iniziale. Se sui social network l’utente consuma i contenuti in modo passivo, per mano di un algoritmo che li propone in base ai suoi interessi, nel caso del podcast è l’ascoltatore che sceglie cosa ascoltare in modo consapevole.   Farci scegliere dal nostro ascoltatore è la sfida. Ecco perché in questo articolo voglio svelarti quelli che per me sono tre elementi visivi che non puoi assolutamente sbagliare: titolo;copertina;descrizione. Ingaggiare visivamente i nuovi ascoltatori Il podcast non è un programma radiofonico che passa in diretta a cui assistiamo passivamente. Come quando gironzoliamo per una libreria in cerca di un libro che ci ispiri, anche per il podcast, questi sono gli elementi visivi più importanti grazie ai quali una persona decidere se avvicinarsi a noi.   Potremmo anche aver creato contenuti di grande valore nel nostro podcast ma se non studiamo un titolo accattivante, una copertina che attiri l’attenzione e una descrizione esaustiva capace di incuriosire, beh, ci stiamo giocando un’opportunità.  Io dico sempre che il podcast è un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Generalmente gratuito ma pur sempre un prodotto a scaffale che può essere scelto oppure no. Nessun prodotto commerciale si presenta al pubblico senza un nome, senza una veste grafica o un packaging, e tanto meno senza una descrizione che spieghi cos’è e cosa contiene.  1. Il titolo Il titolo del podcast è il naming del nostro prodotto. Esprime l’identità, le caratteristiche e il posizionamento. Trasmette un messaggio immediato. A volte esplicito, altre volte più evocativo ma senza dubbio chiaro e diretto. Porta con sé significati, concetti e sfumature dell’argomento che tratta. Proprio quella linea di colore che potrebbe differenziarci da un altro podcast che tratta il medesimo argomento. A a volte non è semplice scegliere il titolo di un podcast. Un suggerimento è quello di isolare il fulcro del messaggio: l’elemento su cui porre l’attenzione. In poche parole deve racchiudere un concetto immediato. Ecco perché a volte la ricerca del titolo giusto può essere più lunga e difficile del previsto. Spoiler: nelle prossime puntate vedremo anche quali sono alcune caratteristiche di un buon titolo. 2. La copertina del podcast Discorso analogo riguarda la grafica di copertina. Prendiamo sempre come esempio quello che succede con un prodotto commerciale che viene lanciato sul mercato. Quante volte hai sentito parlare dell’importanza che il packaging ricopre nella sua promozione? Non svolge solo un ruolo funzionale. È strategico per il posizionamento e per la comunicazione del prodotto stesso. Deve raccontare al consumatore qualcosa. Essere capace di attrarre e trasmettere un messaggio sensoriale oltre che estetico.  Se parliamo di podcast, il packaging equivale alla sua copertina. Deve essere capace di ingaggiare le persone perché comunica un messaggio e questo deve essere coerente con il significato che vuoi dare al tuo podcast. Penso che la copertina sia l’ingrediente che esplicita ed esalta, allo stesso tempo, il significato del titolo stesso.   Di fatto, la copertina è un elemento visivo assolutamente complementare al titolo, laddove questo non sia di immediata comprensione. 3. La descrizione La descrizione del podcast è in ordine di rilevanza l’ultimo elemento visivo che può catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Non per questo il meno importante. È anzi, a mio parere, una parte essenziale di un podcast. Ed è quella immediatamente visibile dopo gli altri due.  Esattamente come quando entriamo in una libreria: prima ci attirano il titolo e la copertina, poi leggiamo la descrizione nella quarta di copertina.  Se quello che c’è scritto ci incuriosisce e ci fornisce quei pochi, ma giusti, elementi per capire se quel prodotto fa davvero al caso nostro, meriterà la nostra attenzione. A quel punto, è fatta.  Dunque, cosa scriviamo nella descrizione del nostro podcast per agganciare davvero l’interesse di un potenziale ascoltatore? Ricordi quando ti ho parlato di value proposition del podcast? In sintesi, la descrizione dovrebbe racchiudere i 3 elementi principali del nostro podcast: il target;l’argomento; la promessa che facciamo all’ascoltatore.  In poche parole, tutto ciò che serve all’utente per sentirsi stimolato all’ascolto. Per cui non c’è niente di più chiaro della value proposition da scrivere nella descrizione che abbiamo a disposizione per far conoscere il nostro prodotto.  Attenzione! Mi riferisco alla descrizione di tutta la serie, non a quella delle singole puntate. Queste ultime, naturalmente, saranno scritte seguendo una logica simile ma si riferiranno essenzialmente all’argomento specifico della puntata in questione.  Ora, per capire quanto questa triade di elementi: titolo, copertina e descrizione possa influenzare o meno la scelta di un ascoltatore, che ne dici di fare anche tu una prova? Vai sulla piattaforme di ascolto che utilizzi abitualmente e scorri, in una categoria di tuo interesse, i podcast che compaiono in elenco. Prova a riflettere su quali di questi cattura di più la tua attenzione.  Poniti queste semplici domande: quali caratteristiche noti? Su cosa ti sei soffermato? Questo è un ottimo esercizio per applicare lo stesso concetto sul tuo podcast se stai pensando di progettarne uno. Tanto più sei nuovo/a nel mondo del podcasting, tanto più devi conquistarti dei nuovi ascoltatori! Tengo a sottolineare che questi tre elementi visivi – copertina, titolo e descrizione – non sono gli unici decisivi per ingaggiare gli ascoltatori e farci scegliere. È ovvio che hanno un impatto altrettanto decisivo la notorietà dell’autore, le recensioni, magari il consiglio di un amico. I 3 elementi visivi di cui ti ho parlato in questo articolo sono, tuttavia, fondamentali sia in fase di progettazione del tuo prodotto audio, sia per capire se quel libro può interessarci oppure no. Ricordi l’esempio della libreria? Bene, adotta questa tecnica anche nel podcast. Se sei interessato a creare un tuo podcast personale, segui tutte le puntate di Podcast per il Business. E se ti va l’idea di conoscermi un po’ di più, passa a trovarmi su Instagram o Linkedin, dove condivido tips su questi temi. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
A prescindere dal mezzo che utilizziamo, ogni singolo giorno abbiamo a che fare con la comunicazione, contribuendo come mittenti e destinatari dell’informazione e, talvolta, della disinformazione. Il podcast è un media molto intimo che riesce a trasmettere molto della tua personalità e del tuo modo di comunicare, facendo percepire quali sono gli elementi distintivi del tuo brand. La comunicazione è fondamentale per instaurare una relazione con il pubblico e costruire quella fiducia che avvicina le persone al nostro brand. Essa, però, non si basa solo sullo stile comunicativo di una persona ma anche sulla qualità e sul valore dei contenuti trasmessi. Ecco perché informazione e la disinformazione giocano un ruolo fondamentale nella comunicazione di oggi, anche attraverso l’utilizzo del podcast.    Esiste un modo per rendere più autorevole ciò che diciamo e voglio parlartene insieme a un’ospite che stimo tantissimo, sia come persona che come professionista. Ha investito gran parte della sua carriera sull’importanza di fare giornalismo costruttivo: vi presento Assunta Corbo. Intervista ad Assunta Corbo, giornalista Assunta Corbo è giornalista, Fondatrice del Constructive Network in Italia e di News48, autrice di “Dire, fare … ringraziare” e di “Empatia Digitale”, un saggio sul tema della comunicazione online e offline. Ti occupi di Giornalismo Costruttivo dal 2012 e, dal 2019, sei Founder di Costructive Network: il primo network italiano di professionisti dell’informazione che si dedica alla comunicazione costruttiva. Cos’è il giornalismo costruttivo e perché oggi è importante fare informazione in quest’ottica? “Il giornalismo costruttivo è un approccio all’informazione che rispetta profondamente il lettore: colui che il giornalista dovrebbe avere sempre in mente. Vedo il giornalismo costruttivo come un ritorno alla professione fatta in modo etico piuttosto che come qualcosa di nuovo. Significa rispettare il lettore e la notizia, essendo onesti ancor più che obiettivi. Quest’ultimo è un tema delicato perché noi giornalisti siamo esseri umani e l’obiettività è, a volte, difficile da mettere in atto. Dal momento in cui scegliamo una storia, abbiamo già fatto una scelta basata sulle nostre esperienze e sui valori in cui crediamo. Quando una storia ci appassiona, a mio avviso, è impossibile essere obiettivi tuttavia si può e si deve essere onesti. Essere onesti nel fare informazione significa non lasciare i fatti in sospeso e continuare a seguire una storia anche quando ha perso quell’interesse mediatico che, all’inizio, ci aveva portati a raccontarla minuto per minuto. Significa raccontare ciò che non funziona ma anche quello che sta funzionando, in ottica costruttiva. Questo è il giornalismo di cui abbiamo fortemente bisogno in questo momento storico, in cui la pandemia e la guerra hanno prodotto un tipo di informazione che ha appesantito le persone. È tempo di fare un’inversione e tornare a chiedersi Perché faccio il giornalista? Quali sono i miei principi e valori? Porto avanti quelli“. Fare informazione ed essere autorevole Il tema della fiducia sia nei confronti di chi fa informazione che nei confronti dei brand che si fanno sempre più portavoci di messaggi ad alto impatto sociale, è molto sentito in questo periodo storico, soprattutto dalle nuove generazioni. Tra l’altro è uno dei punti cardine del manifesto del Costructive Network. Quanto conta l’autorevolezza di chi fa informazione rispetto alla notizia? “Tantissimo. L’autorevolezza si costruisce proprio utilizzando quegli strumenti digitali, come può essere il podcast, piuttosto che i social. Questi ultimi sono spesso criticati in quanto hanno sicuramente delle sfumature che vanno controllate. Sono, di fatto, la grande opportunità per chi fa informazione, per far conoscere sé stesso e come lavora alle persone, i propri principi e come sceglie le storie. Ciò contribuisce a creare l’autorevolezza che accennavi: una persona o un professionista che condivide, racconta alla sua comunità qualcosa di valore. Oltretutto, oggi siamo diventati un po tutti “giornalisti”, nel senso che l’informazione arriva dai canali più disparati. Chiunque pubblica un contenuto sui social sta facendo informazione (o disinformazione) in qualche modo rispetto a chi lo fa per professione. Questo ruolo non reputo spetti solo ai giornalisti, bensì anche ai blogger in quanto anche loro sono degli informatori. Chi produce dei contenuti strutturati, come il podcast, sta facendo informazione. Ecco perché tutti noi dobbiamo prestare attenzione a creare una narrazione costruttiva, ossia a come strutturiamo le nostre storie.” La ricetta di un’informazione costruttiva Nell’ultimo biennio sono nati diversi podcast che fanno informazione, molto seguiti perché si sono imposti come fonte autorevole. La ricerca condotta da Spotify lo scorso autunno, su come sta cambiando il panorama culturale dei giovani (in particolare, Generazione Z e Millennials) e i mezzi attraverso i quali s’informano sui temi di attualità, sostiene che il 36% nutre maggior fiducia nei podcast rispetto ai media più tradizionali come radio, tv, giornali ecc. I podcaster, infatti, riescono a instaurare una connessione più intima con il loro pubblico e, di conseguenza, a trasmettere maggiore autenticità e affidabilità. Conta di più chi parla e la relazione con questi, rispetto alla notizia in sé. Qual è la ricetta per creare un’informazione costruttiva che contrasti la disinformazione o la misinformazione? “L’argomento è molto ampio e penso che sia questa l’epoca in cui dobbiamo tornare ai concetti di utilità e di responsabilità. Quando comunichiamo, mettiamo in circolo informazioni che inevitabilmente stiamo offrendo delle persone. Un messaggio è un insieme di parole – come scrivo in Empatia digitale – che lanciamo nel mondo; viene accolto da una o migliaia di persone, non importa quante, ma ricordiamo che dall’altra parte ci sono sempre delle persone. Chi inizia a scrivere, produrre o registrare un contenuto, per prima cosa, dovrebbe chiedersi se è utile. Nell’era dei social media ci siamo trovati spesso a raccontare quanto siamo bravi e quante cose straordinarie facciamo. In realtà, questi contenuti non sono utili a chi li riceve. Dobbiamo, invece, essere utili alle persone, trasferendo un insegnamento, anche quando raccontiamo qualcosa che chiaramente mette in luce il nostro lavoro e il nostro talento. In quanto alla disinformazione, è un’informazione sbagliata, scorretta, che non dà gli strumenti giusti alle persone. La disinformazione è fuorviante: è un’informazione che ti porta da un’altra parte, spesso veicolata, ahimè, dalla propaganda. Lo vediamo, per esempio, nella narrazione della guerra. La polarizzazione è un altro fenomeno gravissimo che mette le persone le une contro le altre nonostante sia tutto costruito dai media, da chi mette in circolo l’informazione.” Qual è l’informazione di qualità? “Bisogna fare, a priori, una distinzione tra la disinformazione e l’informazione di qualità e, successivamente, chiedersi qual è quella che accoglie tutte le sfumature e le offre al lettore, fornendo gli elementi che lo aiutino a comprendere la realtà e il contesto. Questo è il grande ruolo di responsabilità che ha chi fa informazione: raccontare e spiegare alle persone cosa succede, togliendole dal senso di impotenza di fronte a dei problemi giganteschi. Dare gli strumenti per interpretare numeri, statistiche e le visioni dei diversi professionisti intervistati. L’informazione di qualità educa il lettore, lo spettatore, l’ascoltatore, il pubblico e, in generale, la comunità. Si comincia a parlare sempre più di comunità che di pubblico dei giornali e dei media digitali. Per esempio, se pensiamo al giornalismo locale, la relazione del giornalista con la comunità è molto forte: ne conosce i problemi, li affronta e la aiuta a risolverli parlando con le istituzioni. Questo fenomeno si sta allargando anche a livello nazionale e internazionale. Il giornalista ha a che fare con la comunità, non più con un lettore.” Empatia Digitale: comunicare con responsabilità Il tuo ultimo libro Empatia Digitale esprime un concetto molto bello che voglio citare: “le parole sono di tutti, il contenuto è personale”. Sottintende la responsabilità che ciascuno di noi ha quando comunica ogni giorno, sui social, sui blog o tramite il podcast che, come abbiamo visto, riesce ad essere uno strumento potente. Inevitabilmente, quello che pubblichiamo non è più solo nostro ma diventa degli altri. Cosa dovremmo chiederci prima di pubblicare un contenuto per essere costruttivi e non distruttivi? “Sicuramente il concetto dell’utilità di cui abbiamo parlato, oltre al concetto importantissimo di inclusione. Bisogna chiedersi: Il contenuto che sto pubblicando potrebbe ferire qualcuno? È chiaro che non potremo tenere sotto controllo tutto, però, possiamo avere questa accortezza, senza cadere in qualche stereotipo. Prima o poi, accade anche a chi scrive in buona fede di fare uno scivolone di questo tipo. Quindi, prendiamo atto del fatto che stiamo pubblicando un contenuto che potrebbe ferire qualcuno, in quanto tocca ambiti delicati. Il concetto di autenticità è un altro punto fondamentale, a cui tengo tantissimo. Parlando della comunicazione dei brand, dei liberi professionisti e di chi fa business, bisognerebbe chiedersi Quanto mi rappresenta il contenuto che sto producendo e diffondendo? Contribuisce davvero a costruire l’immagine giusta di me? Le persone, ormai, hanno imparato a riconoscere l’autenticità. Raccontare fallimenti, ed errori è una cosa che ci umanizza tantissimo, uscendo da quella logica di perfezione a cui i social ci abituano. Abbandoniamo l’idea che si debba necessariamente raccontare solo quello che sta funzionando. Questi sono, secondo me, i principi da cui partire per costruire una buona comunicazione e una narrazione costruita sull’autenticità.” Conclusioni Sono certa che tutte le informazioni condivise da Assunta Corbo, che ringrazio, ti abbiano dato degli ottimi spunti e un nuovo punto di vista per scegliere come comunicare, anche attraverso il tuo podcast. Per approfondire l’argomento, ti consiglio la lettura del libro di Assunta Corbo, Empatia Digitale – Le parole sono di tutti, il contenuto è il tuo edito da Do it Human: un valido manuale di istruzioni per comunicare in modo costruttivo, online e offline.  Puoi, inoltre, seguire Assunta Corbo sui suoi canali social e sul suo sito www.assuntacorbo.com Avrai capito quanto costruire il proprio stile comunicativo sia davvero importante. Se hai già in mente un progetto per il tuo podcast ma non sai da dove iniziare, scrivimi per richiedere una consulenza personalizzata. Sarò felice di essere la tua Podcast Coach. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Numero episodio nel titolo podcast: vale la pena inserirlo? Pur non essendoci una regola ferrea a tal proposito, la maggior parte delle volte non è un’informazione necessaria e non aggiunge valore al titolo.  Il titolo dell’episodio deve attrarre gli ascoltatori e comunicare subito l’argomento di cui si parlerà. Questo è lo scopo principale, ancor prima di leggere il numero della stagione o dell’episodio. I motivi per cui molti podcaster usano inserire il numero dell’episodio o della stagione è per orientare l’ascoltatore. In particolare quando si ha un podcast seriale in cui il contenuto ha un certo ordine cronologico, oppure in presenza di un podcast continuativo con numerose puntate. In quest’ultimo caso, qualora il podcaster durante lo show rimandi l’ascoltatore a contenuti presenti in determinate puntate, potrebbe essere più semplice identificarle con un numero episodio.  Tuttavia, a meno che non rientriamo in una di queste casistiche, l’inserimento del numero dell’episodio nel titolo potrebbe essere superfluo o addirittura controproducente. Specie se è la prima informazione che scriviamo. Il perché è presto detto: In ottica SEO, tutto ciò che è a sinistra ha più rilevanza per Google. Quindi se nel titolo c’è una parola chiave è sempre buona regola scriverla per prima. Ma se per prima cosa mettiamo il numero dell’episodio, ci stiamo giocando l’ottimizzazione. Nella maggior parte delle piattaforme, il numero dei caratteri visibili del titolo episodio sono limitati. Perciò sarebbe poco utile all’ascoltatore leggere una sfilza di numeri e simboli senza riuscire a leggere l’argomento della puntata. Infine, l’URL del vostro episodio è sempre bene che contenga solo le parole rilevanti della puntata, al pari di quello che si farebbe con un articolo blogo, senza l’indicazione del numero dell’episodio che non serve a nulla. Per concludere, se proprio desideri inserire il numero dell’episodi nel titolo, è una tua scelta, ma almeno inseriscilo alla fine del titolo stesso. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Scegliere il miglior format del podcast da usare nel tuo progetto non è affatto una decisione banale. Una scelta piuttosto che un’altra può stravolgere completamente lo sviluppo di un intero progetto. Ora, immagina di avere a tua disposizione una guida per capire come scegliere quello giusto e quali sono i fattori determinanti che devi considerare in questa fase. Tieni presente che, la scelta del format podcast influisce su: organizzazione del progetto tempi di realizzazione budget investito coinvolgimento del pubblico autorevolezza del brand. Ecco perché in fase di definizione di un progetto audio è bene mettersi a tavolino e chiarirsi le idee. E per farlo, in questo articolo ti fornisco le linee guida per scegliere il format del tuo podcast in modo corretto, per te e il tuo progetto. Cosa si intende per format del podcast Il termine format podcast indica la struttura o lo schema con il quale un programma audio è confezionato. In pratica, ne definisce la modalità di svolgimento.  È più facile comprenderlo se prendiamo come esempio i programmi televisivi e i programmi radiofonici. Ognuno di essi si basa su un format che ne definisce: regole tempi scaletta palinsesto interventi numero di conduttori stile di conduzione tecniche di montaggio. Questi sono gli stessi elementi che ritroviamo anche nel podcast. Ciò che contraddistingue un format podcast da un altro è la sistematicità di alcuni elementi che si ripetono puntata dopo puntata e che ne definiscono la riconoscibilità. Ogni programma, dunque, ha un suo schema identitario, sebbene sia possibile (e persino utile) clusterizzarli sulla base di caratteristiche comuni. Così come per la Tv esistono talk show, talent show, reality e via dicendo, anche nell’audio esistono varie tipologie di podcast, come spiego in questo articolo.  Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto I fattori determinanti per la scelta del format podcast La bussola per definire in modo corretto il format del tuo podcast è tenere presenti questi 7 elementi e la relazione tra ciascuno di essi: scelta editoriale stile narrativo numero di voci struttura editoriale stile di conduzione risorse a disposizione obiettivi del progetto. Ogni format podcast infatti risente di una molteplicità di fattori e spesso è il frutto di una combinazione di questi 7 elementi. Vediamoli uno per uno. Scelta editoriale La scelta editoriale è ciò che determina la direzione del progetto, e ricalca le idee e la visione dell’autore o del brand committente. Per il tema che si decide di sviluppare può essere più adatto un format invece che un altro. Pensiamo ad esempio a tutti i podcast di divulgazione e di informazione: difficilmente si adatterebbero a una fiction. La docuserie, ad esempio, è un format basato su una scelta editoriale ben precisa. Stile narrativo e numero di voci Lo stile narrativo indica il modo in cui vengono raccontati e strutturati gli argomenti. Questo implica anche la definizione del ruolo del narratore o speaker all’interno delle puntate e il suo livello di interazione con altri ospiti o personaggi. Potrebbe trattarsi di una interazione diretta, come nel caso delle conversazioni a due o più voci, oppure indiretta, come la raccolta di contributi audio esterni.  Se nella definizione del concept è prevista la partecipazione di più voci, devi determinare la modalità e il livello di coinvolgimento. Ad esempio, se sei un conduttore che intervista un ospite, il livello di interazione sarà diverso tra le due voci. Se invece sei un co-conduttore, la conversazione viaggerà su uno stesso livello.  Struttura editoriale La struttura editoriale risente molto dello stile narrativo. Potresti scegliere di raccontare una vicenda che si sviluppa su un arco temporale distribuito su più episodi e sviluppare una trama orizzontale. In tal caso la scelta di un format seriale è l’unica possibile.  Quando invece il singolo argomento si esaurisce in un unico episodio è più facile adottare un format episodico, come possono esserlo un podcast divulgativo o informativo. Sulla differenza tra podcast seriale e podcast episodico, ho scritto un articolo dedicato. Qual è la differenza tra podcast seriale e podcast episodico? Leggi tutto Stile di conduzione Nello stile di conduzione c’entrano molto non solo la personalità dello speaker stesso, ma anche del brand che viene con esso  rappresentato. Rientra in questo ambito anche il mood del podcast, ovvero l’atmosfera che si desidera ricreare: intima, ironica, formale, didattica, colloquiale. Alcuni format esprimono meglio di altri il carattere che si sceglie di adottare. Non è necessario essere doppiatori o professionisti della dizione per poter acquisire un buono stile di conduzione. La formazione specifica unita alla pratica sul campo e a un buon aircheck insieme a un professionista del podcasting, ti aiuteranno a migliorare le tue qualità oratorie. Aircheck: come migliorare la performance al microfono Leggi tutto Risorse a disposizione Tra le risorse necessarie per fare un podcast includo: tempo, per creare i contenuti, organizzare le attività con gli eventuali ospiti, gestire la comunicazione, monitorare i dati; competenze tecniche e strategiche oltre che relazionali; budget per acquisire nuove competenze, per produrre e delegare alcune attività. Al di là del gusto personale con cui vorrai realizzare il tuo podcast, sappi che devi inevitabilmente fare i conti con le implicazioni legate a ciascun format. Mi spiego meglio. I format narrativi o le fiction richiedono abilità di scrittura, tempo e budget più elevati di un un format free talk. Questo perché hanno una struttura editoriale complessa, un sound design ricercato e richiedono competenze che non sempre si possiedono.  Viceversa, un free talk o un format intervista potrebbero richiedere meno abilità tecniche ma più capacità organizzative per gestire tutti gli speaker coinvolti. Valuta bene vantaggi e svantaggi di ciascun format prima di imbatterti in un progetto che non potrai portare a compimento. Come creare un podcast a budget ridotto Leggi tutto Obiettivi di progetto Il format podcast è strettamente legato agli obiettivi di progetto e agli obiettivi personali. Se sei un libero professionista e vuoi lavorare sul tuo posizionamento, potresti scegliere di creare un podcast che ti rappresenti e tiri fuori i tuoi punti di forza.  La scelta può essere diversa da caso a caso: un doppiatore potrebbe scegliere un format narrativo che gli permetta di evidenziare le sue doti espositive. Un giornalista potrebbe essere più propenso a gestire un format intervista oppure una docuserie.  Come vedi ciascun format potrebbe essere il mix di tutti questi fattori. Ciò che devi ricordare è che la scelta è da fare già in fase progettuale. Vediamo ora alcuni tra i format podcast più usati e qualche esempio. I format podcast più popolari Come dicevo nei precedenti paragrafi, proprio come accade per i programmi Tv, esistono diversi format di podcast. Sebbene talvolta si assista a format davvero molto originali, la maggior parte di essi si possono catalogare in base ad alcune caratteristiche ricorrenti, ad esempio per stile di conduzione, per scelta editoriale, per stile narrativo, o un mix di tutti questi elementi. Per questo possiamo identificare facilmente alcune tra le tipologie di podcast più usate dai produttori. Ecco l’elenco dei più popolari formati podcast: Talk a una voce Conversazione libera o free talk Intervista Repurposed content Fiction Narrazione Docuserie Miniserie Rubrica Podcast live Video podcast Audio dramma. Naturalmente, alcuni di questi format sono come abiti su misura per alcuni generi podcast, tanto che spesso i termini usati per identificare le tipologie di appartenenza spesso coincidono tra loro. Per esempio, i podcast fiction sono sia un genere che un format, così come le docuserie identificano spesso podcast di indagine giornalistica. E questo a volte crea confusione sulla corretta classificazione. Conclusioni Il mio consiglio su quale format scegliere per il tuo podcast è innanzitutto ascoltare altri podcast per capire cosa ti piace e cosa non ti piace. Dopodiché è importante analizzare le tue competenze e le tue risorse, in modo da bilanciare tutte le energie e creare un podcast che sia sostenibile per te lungo tutto il processo. È questa la strategia che insegno e che uso nei progetti dei miei clienti, insieme a tutte le altre valutazioni di progettazione per evitare di imbarcarsi in progetti più grandi di noi che rischiano poi di naufragare. Ecco perché il corso di podcast online che ho progettato parte proprio dal mindset e dalla strategia. Qui puoi scoprire tutti i livelli di apprendimento e iniziare fin da subito a lavorare a un podcast davvero realizzabile per te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Le tre principali differenze tra podcast seriale e podcast episodico riguardano la struttura narrativa, il numero di episodi e la distribuzione dei contenuti. La scelta di usare uno schema seriale oppure episodico consegue all’analisi sul formato podcast, ovvero sulla struttura con la quale si vuole presentare il contenuto al pubblico. È in fase di progettazione che si definisce il formato di un podcast sulla base di questi 4 macro elementi: scelta editoriale stile narrativo numero di voci struttura e distribuzione. Vediamo ora qual è la differenza tra podcast seriale e podcast episodico. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Il podcast episodico Una serie episodica è contraddistinta da un numero ampio di puntate e uno sviluppo verticale del contenuto. Ogni puntata è autoconclusiva, o come si dice anche “stand alone”. Non c’è quindi un legame narrativo tra un episodio e l’altro e si possono ascoltare in qualunque ordine.  Tuttavia gli episodi non sono totalmente slegati tra loro, perché ciascuno di essi sviluppa per micro argomenti la una stessa principale tematica del podcast e contiene elementi comuni che li rende identificabili come parte di una stessa serie. Questi elementi possono essere relativi alla struttura interna e al corredo sonoro. In questo tipo di formato la distribuzione del podcast è a cadenza regolare: giornaliera, settimanale, quindicinale, mensile.  Quando usare il formato episodico? Si adatta bene a podcast divulgativi, educativi, di news e informazione. Podcast episodici esempi Podcast per il Business è una serie episodica con cadenza settimanale. Ogni puntata affronta un tema specifico e autoconclusivo ma tutte le puntate sono riconducibili a un unico macro tema: come fare marketing con il podcast. Altri esempi di podcast episodici: DOI – Denominazione di origine inventata Formato dialogo, con puntate autoconclusive sul tema della cucina italiana. The Essential Podcast di informazione con cadenza giornaliera Morgana Un episodio mensile concentrato sulla storia di una “Morgana” sempre diversa. Puntate autoconclusive, elementi di riconoscibilità ben marcati che ne hanno definito una identità tutta propria. Il podcast seriale Un podcast seriale, o serie serializzata, è invece una narrazione estesa in cui l’arco narrativo si distribuisce su più puntate con una trama orizzontale.  Questo è il tipo di formato podcast che ben si adatta a fiction, storie e biografie in cui è presente un unico grande avvenimento e un personaggio centrale e il racconto suddiviso su più episodi. In questo caso, la serie podcast ha un numero definito di episodi ed è autoconclusiva.  Podcast seriali esempi Ponti Invisibili Una serie autobiografica di 9 puntate sviluppata con la tecnica dello Slow Journalism con una trama orizzontale. La Ballata dell’Andrea Doria Serie narrativa strutturata in 6 puntate per raccontare la storia del naufragio del lussuoso transatlantico. Veleno Docuserie con trama orizzontale, uno dei podcast più conosciuti in Italia. Conoscere la differenza tra podcast episodico e podcast seriale, ti aiuta a definire quale format usare nel tuo progetto. Questo è uno degli elementi che fanno parte del modulo sulla progettazione di un podcast del mio corso di podcast marketing Da Zero a Podcast disponibile in 3 diversi livelli di apprendimento. Vieni a scoprirlo cliccando sul banner. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Una domanda ricorrente che ancora oggi mi sento rivolgere quando creo un progetto audio riguarda proprio la scelta della musica nei podcast. Il sound è un elemento importante all’interno di una serie audio: determina il mood, crea atmosfera, definisce l’identità e scandisce i ritmi dei contenuti.Senza musica, anche il podcast con il format più semplice sarebbe meno coinvolgente per chi l’ascolta. Se poi pensiamo ai formati narrativi, il sound diventa determinante. Ma come ci si regola con la scelta della musica nel podcast? Immagino che a tutti piacerebbe inserire una canzone famosa nel proprio progetto audio che magari si adatta alla perfezione al contenuto che stiamo creando. Ma, se pur lecito, non è proprio così semplice e forse nemmeno la scelta più consigliata. Ora ti spiego perché, partendo dalle ricerche che ho fatto in tema di diritto d’autore e copyright, per poi darti qualche soluzione alternativa. Cos’è il diritto d’autore Il diritto d’autore e il copyright servono a tutelare le opere creative di valore artistico realizzate dall’autore. Anche se i due termini sono spesso usati come sinonimi, in realtà c’è una differenza. Senza entrare nei meriti giuridici che non sono il mio ambito, possiamo semplificare dicendo che il copyright tutela l’aspetto economico che può derivarne dalla diffusione dell’opera, mentre il diritto d’autore mira a tutelarne la paternità. Il diritto d’autore nasce nel momento stesso in cui viene creata l’opera. Da quell’istante, l’autore ha il diritto di usarla, riprodurla, autorizzare o negarne la riproduzione e distribuirla. In Italia, tale diritto è regolato dalla legge n. 633 del 1941 e la sua violazione può far incorrere in sanzioni, sia civili che penali. Le registrazioni audio e le composizioni musicali, e quindi tutta la musica, rientrano tra le opere tutelate dal diritto d’autore. Il podcast è considerata un’opera derivata dalla legislazione, in quanto è l’unione di più opere d’ingegno, già esistenti o originali, che insieme ne creano una trasformata o adattata. Ma questa trasformazione non libera dalla legge sul diritto d’autore, in nessun caso. Come regolarsi con l’uso della musica nel podcast Considerando quando stabilisce la legge in tema di copyright, hai tre soluzioni: chiedere l’autorizzazione ad usare una musica coperta da diritto d’autorecreare una musica inedita per il tuo podcastusare musica libera da diritti d’autore. Usare nel proprio podcast una musica sui cui vige il diritto d’autore, come dicevo all’inizio, è lecito ma non è sempre la strada più semplice da percorrere. Tieni presente che per farlo devi ricevere l’autorizzazione da tutti gli aventi diritto, ovvero: autore dell’operainterpreti che la eseguonoproduttori fonografici (casa discografica). La liberatoria, necessariamente scritta, deve specificare il tipo di diritto autorizzato e anche la destinazione di quella musica (sigla, colonna sonora, sottofondo). L’autorizzazione va richiesta anche se si tratta di pochi secondi. L’autore, infatti, potrebbe non gradire gli argomenti trattati nel podcast a cui vorresti abbinare il brano musicale da te scelto e quindi negare il rilascio della licenza. Puoi rivolgerti direttamente alla casa discografica per chiederne l’autorizzazione. La procedura spesso è lunga ed è oggetto di trattative tra le parti anche per stabilirne il compenso, per cui è meglio affidarsi ad un esperto. Qui puoi trovare altri utili informazioni per la gestione delle autorizzazioni. Se ti sembra un iter complicato, in effetti lo è, e forse vale la pena considerare le altre due soluzioni. A meno che tu non sia musicista e voglia realizzarti in autonomia un pezzo musicale, puoi optare per la musica libera da copyright. Intervista a Avv. Martina Lasagna su Copyright e Podcast Musica royalty free e Creative Commons La soluzione più frequentemente applicata dai creator per ovviare ai limiti imposti dalla legge sul diritto d’autore è l’uso di musica royalty free o Creative Commons. Nel primo caso, un contenuto royalty free può essere liberamente utilizzato ma bisogna acquistarne la licenza d’uso con un compenso minimo. Nel caso di contenuti Creative Commons, l’autore rinuncia a parte dei suoi diritti e concede l’uso delle sue opere liberamente o con alcune limitazioni. Esistono diversi tipi di Creative Commons (CC) a seconda delle combinazioni di licenza concesse dallo stesso autore. Sono identificate da sigle che ne condizionano i termini di distribuzione. È importante accertarsi del tipo di licenza concessa prima di inserirla nel proprio podcast per non incorrere in violazioni. Ecco l’elenco delle sigle Creative Commons, come le sintetizza Wikipedia, che potresti trovare quando scarichi musica: CC0: pubblico dominio, utilizzabile per tutti gli usi senza limitiCC BY: si può distribuire, modificare e creare opere derivate anche a scopi commerciali a condizione che ne venga riconosciuta la paternitàCC BY-SA: si può usare per le stesse finalità della precedente ma alla nuova opera deve essere attribuita la stessa licenzaCC BY-ND: si può distribuire anche per scopi commerciali riconoscendone la paternità ma non può essere usata per opere derivate (no podcast)CC BY-NC: si può distribuire, modificare e creare opere derivate a condizione che ne venga riconosciuta la paternità, ma non per scopi commercialiCC BY-NC-SA: si può distribuire, modificare e creare opere derivate non per scopi commerciali a condizione che ne venga riconosciuta la paternità e all’opera finale venga attribuita la stessa licenzaCC BY-NC-ND: si può distribuire ma non per scopi commerciali e non per opere derivate (no podcast). Dove trovare musica per podcast Ecco un elenco non esaustivo a cui puoi fare riferimento per scaricare musica o effetti sonori per il tuo podcast. Librerie di musica per podcast gratis: FreesoundAudio library YoutubeDanoSongsFree stock musicPacDVccMixter Librerie di brani a pagamento: JamendoAudiojungleShutterstockEpidemic SoundBeeto music La scelta di usare cataloghi musicali a pagamento rispetto a musica free per podcast sta sia nell’ampia varietà di brani scaricabili che nella qualità della musica stessa. Personalmente uso Epidemic Sound per i miei progetti personali perché ha il vantaggio di poter scaricare separatamente gli stems, ovvero le tracce dei singoli componimenti della melodia (voce, bassi, batteria, ecc.), per un uso ancora più flessibile. Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast “Come creare un podcast se ho poco budget?”. Capita che nella mia community mi venga posta anche questa domanda. Partiamo dal presupposto che qualunque progetto, digitale e non, perché funzioni richiede un minimo di investimento. Non solo economico. Infatti sono 3 i fattori che entrano in gioco: tempo; denaro;energie. Inevitabilmente, a seconda delle nostre scelte, uno di questi tre elementi avrà un peso maggiore rispetto agli altri. Ora, mettiamo il caso che tempo ed energie non ci manchino, quali escamotage possiamo adottare per creare un podcast a budget ridotto?  Questo è il tema che ho trattato nella puntata numero 10 di Podcast per il Business e di cui ti parlerò in questo articolo. Io ho trovato ben 7 modi per farlo. 7 modi per creare un podcast con pochi soldi Prima di svelarti 7 strategie su come creare un podcast con poco budget, premetto una cosa: nessuno può sostituirsi a un professionista. In qualunque settore, per avere un risultato professionale, serve lo specialista. Questo discorso vale per chi vuole aprire un blog e non conosce la SEO o non ha nozioni di grafica. Vale per chi vuole fare marketing ma non sa da che parte cominciare per costruire una strategia efficace. Vale per qualunque progetto digitale, compreso quello di creare un podcast.  Immagino che se anche tu sei un libero professionista la pensi allo stesso modo. Così come probabilmente sarai anche d’accordo sul fatto che, a volte, bisogna un po’ arrangiarsi. Piuttosto che rinunciare al desiderio di creare qualcosa di proprio, bisogna fare delle scelte che ci permettano di portare a casa un risultato. Magari la prima volta non sarà perfetto – e questo dobbiamo metterlo in conto – ma sarà comunque un nostro prodotto. Come dicevo poco fa, potremo spendere forse meno soldi ma ci ritroveremo ad investire inevitabilmente più tempo ed energie.  Con questo articolo voglio darti qualche suggerimento pratico che puoi prendere in considerazione per avviare il tuo progetto, il che non significa creare un podcast gratis ma farlo a costi ridotti. È pur sempre un modo di iniziare! Andiamo al nocciolo della questione e vediamo come creare un podcast con 7 tips che riguardano soprattutto l’organizzazione e le scelte editoriali.  Ah, sappi che non parlerò dell’acquisto dell’attrezzatura perché potresti iniziare anche con un microfono e un paio di cuffie di qualità, senza spendere cifre folli. Sarai sempre in tempo per fare un upgrade successivamente. 1. La formazione per fare podcast La formazione, non si scappa, è fondamentale per iniziare. Puoi, tuttavia, formati in autonomia seguendo corsi di podcast online su come sviluppare il tuo prodotto audio e sull’uso degli strumenti tecnici. Così facendo, il vantaggio è sicuramente quello di spendere meno, in termini prettamente monetari, rispetto ad una consulenza podcast one-to-one. Online potrai acquisire le nozioni base che ti servono per partire. Ci sono diversi corsi fatti molto bene e anche piuttosto completi, sia per progettare che per imparare ad usare gli strumenti di registrazione ed editing audio. È ovvio che il limite di seguire un corso online da soli e senza un professionista che ti segue consiste nel non avere il supporto di una persona che sappia darti degli input mirati e specifici. La difficoltà che ho incontrato anche io in passato, a volte, era proprio quella di avere dubbi su come mettere in pratica, nella realtà, le nozioni apprese. In ogni caso è una scelta che ti consiglio per iniziare a mettere le mani in pasta. 2. Scegli un format podcast semplice Una volta che ti sei formato e hai acquisito le nozioni base, il secondo stratagemma che puoi adottare è quello di scegliere un format semplice e sostenibile per il tuo progetto.  Intendo dire fare una scelta anche dal punto di vista editoriale, che ti consenta di creare un podcast: adatto alle tue capacità e competenze;semplice da produrre, dal punto di vista della creazione dei contenuti e del sound design; che risponda alle tua disponibilità in termini di tempo. Voglio farti un esempio. Il podcast narrativo richiede sicuramente una scrittura più complessa e una scelta sonora più ricercata rispetto ad un format monologo (come Podcast per il Business). Quindi se non hai dimestichezza con i tool di editing e montaggio audio, e non vuoi delegare queste attività a qualcun altro, allora è meglio scegliere un format più in linea con le tue competenze. Puoi prepararti una base musicale minima, una sigla introduttiva e crearti un modello di puntata tale da poterlo gestire in autonomia, anche in fase di post produzione audio.  3. Usa tool gratuiti per iniziare a fare podcast Esistono in rete diversi tool gratuiti sia per la scelta del software di montaggio, del servizio di hosting o addirittura del catalogo musicale royalty free, sino alla creazione della grafica di copertina.  Voglio citartene qualcuno così da poterti orientare nella scelta. Per il software di montaggio potresti usare Audacity o Garage Band (se hai un Mac): sono gratuiti e davvero semplici da usare.  Per quanto riguarda l’hosting puoi scegliere servizi totalmente gratuiti, come Anchor, oppure con piani freemium, come Spreaker. Se parliamo, invece, di musica puoi usufruire di tutti quei cataloghi musicali che ti permettono di scaricare brani in modo completamente gratuito. Fai attenzione a verificare che si tratti di brani royalty free e quale sia il tipo di licenza consentita. A tal proposito, ti invito a leggere un articolo che trovi nel mio blog, dedicato proprio alla musica per i podcast.  4. Crea un podcast in collaborazione con un partner Al quarto stratagemma forse non avevi mai pensato: quello di creare un podcast in collaborazione con qualcun’altro. Perché no? Questo è un bellissimo modo per dividere non solo le spese delle attrezzature ma, eventualmente, anche i costi della consulenza di un professionista che vi aiuterà nella realizzazione. Lo trovo, inoltre, un modo davvero utile anche per ottimizzare risorse non prettamente economiche come il tempo ed energie. Potreste infatti dividere i compiti per la creazione dei contenuti, del piano editoriale, della scelta della musica, il montaggio, ecc… Tra l’altro, creare un progetto in collaborazione con un partner può esserti utile anche per un altro aspetto.  Potresti creare un podcast in cui trattare un argomento complementare al tuo business e diversificare o ampliare addirittura gli argomenti di cui sei esperto, mixando le competenze e le conoscenze di un’altra persona.  A mio avviso, potrebbe essere più che uno stratatagemma per creare un podcast con poco budget, una vera e propria opportunità! Ti consentirebbe, infatti, di creare contenuti di valore e affrontarli esaminando più punti di vista. Potrebbe divenire una partnership per il tuo business e ne potresti beneficiare anche in termini di personal branding. Questo vale sia per te che per il tuo partner naturalmente. Ci avevi mai pensato?  5. Delega le task tecniche a un professionista Il quinto suggerimento del mio elenco per creare un podcast a budget ridotto, è quello di delegare a un professionista solo le task meramente tecniche. Mi riferisco per esempio al montaggio e a quelle attività per cui potrebbe essere richiesta una competenza maggiore (per l’appunto tecnica), un’attrezzatura specifica che non possiedi o un tool più avanzato che ti permetta di conseguire un risultato audio davvero di qualità. Si tratta di task che pensi di non riuscire a gestire in autonomia, non solo dal punto di vista dei tecnicismi ma anche per un discorso di efficientamento del tuo tempo. Probabilmente riusciresti a eseguire tu stesso tali attività, magari dopo aver intestito altro tempo in formazione e forse grazie l’acquisto di qualcosa in più rispetto alla dotazione basica che già possiedi. Il punto che ti consiglio di valutare è l’eventuale costo del supporto e della consulenza di un professionista, un Coach del podcast proprio come lo sono io, raffrontato al tempo che ti richiederebbe far tutto da solo. Sicuramente un professionista impiegherebbe meno tempo. A queste 5 tips ne aggiungo ancora altre due che ritengo abbiano un impatto soprattutto sul risparmio di tempo e sull’organizzazione. Anche se in realtà, non solo.   6. Crea un podcast di poche puntate Se è vero che “Il tempo è denaro”, il sesto metodo che ti suggerisco è quello di creare una serie podcast con un numero limitato di episodi. Questo metodo ha decisamente un effetto diretto sul tempo che dovrai impiegare per la progettazione e realizzazione delle puntate. Un buon podcast può contenere anche solo una stagione che va dai 6 agli 8 episodi. Poi, successivamente, puoi valutare se creare una seconda stagione, se implementare altre features e dedicare sforzi maggiori sia in senso economico che di tempo. Questa opzione non è assolutamente riduttiva ed è, anzi, da intendersi come un progetto pilota prima di spiccare il volo in qualcosa di più impegnativo. Avrai modo di sperimentare, crescere anche a livello di competenze (perchè, si sa, la pratica rende migliori e non solo lo studio nozionistico), di raccogliere dei feedback che saranno importantissimi per la progettazione della fase successiva. Più di ogni altra cosa, questa modalità ti darà la possibilità di capire davvero cosa significa creare un podcast. Toccare con mano come riesci ad organizzare il tuo tempo e, perché no, capire se davvero riesci a gestire il progetto del tuo podcast in autonomia. Significherà per te capire se l’investimento che hai fatto – seppur contenuto – è sostenibile e ha un senso procedere, magari ampliandolo.  È un bel modo per mettersi alla prova, senza imbarcarsi in un progetto non sostenibile nel lungo periodo. Sicuramente contribuirà anche a diffondere il tuo brand nel tuo settore. 7. Progetta puntate brevi per il tuo podcast Il settimo modo è fare puntate più brevi. Nessuno ci obbliga a preparare contenuti di 30-40 minuti. A volte basta molto meno per esaurire un argomento o lasciare un messaggio concreto all’ascoltatore.  In linea generale, il mio suggerimento è sempre quello di fare puntate che rispondano in modo esaustivo all’argomento scelto. Se reputi che sia troppo complesso per essere affrontato in una sola puntata, nessuno ci vieta di creare micro argomenti da distribuire su più episodi.   In questo modo puoi diluire i contenuti e ridurre i loro tempi di creazione spalmandoli in un orizzonte temporale più ampio. Conclusioni Quale di questi metodi pensi di poter applicare? Il mio intento è sempre quello di dare informazioni e strumenti utili, allo stesso tempo stuzzicare delle riflessioni su questo tema. Spero possano esserti di aiuto nella realizzazione del tuo progetto. Se sei interessato a migliorare il tuo podcast oppure vuoi un supporto mirato e personale, oltre a perderti tutte le puntate di Podcast per il Business, puoi richiedermi una consulenza e parlarmi del tuo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast “Perché fare un podcast?” è una domanda che mi viene rivolta spesso e forse è la stessa che ti sei posto anche tu, almeno una volta. Quando si parla di podcast per il business, liberi professionisti e piccoli imprenditori sono generalmente incuriositi da questo tipo di comunicazione. Allo stesso tempo, mi rendo conto che hanno ancora qualche remora sul fatto di integrarlo all’interno della propria strategia.  Il podcast è davvero uno strumento così utile per il business? La domanda è lecita, ed è per questo che proverò a darti 4 buoni motivi per considerarlo come tale. Ogni canale di comunicazione incontra interessi diversi e si adatta a modalità di fruizione specifiche per gli utenti. Per cui non esiste un canale migliore di un altro in assoluto. Tuttavia, il podcast ha delle caratteristiche tali da renderlo più o meno capace di catturare l’attenzione del tuo potenziale cliente. Come vedremo nell’articolo, fare un podcast significa: Umanizzare i tuoi contenutiDiventare riconoscibileConvertire i tuoi prospectAllargare la tua audience 1. Umanizza i tuoi contenuti Il primo motivo per cui il podcast diventa efficace è che ti consente di umanizzare i tuoi contenuti. Cosa necessaria per avvicinare le persone al tuo brand, specie in un contesto comunicativo come quello attuale in cui siamo saturi di contenuti. Sai qual è il livello di attenzione delle persone online? Davvero basso. Secondo gli ingegneri di Google siamo arrivati a una soglia di 8 secondi al massimo. E no, non succede perché il nostro cervello è cambiato. Non siamo diventati all’improvviso dei distratti cronici o disinteressati a tutto. È cambiata la mole di informazioni a cui siamo sottoposti. Cosa succede al nostro cervello quando riceviamo una così grande quantità di informazioni? Succede che fa una selezione e sceglie a chi o a cosa destinare l’attenzione in base a ciò che ispira ad esso fiducia. Questo vale per te, per me, e per i milioni di utenti là fuori. Uno dei libri che è stato parte della mia formazione professionale, “Dimmi chi sei” di Riccardo Scandellari (Skande), spiega molto bene in che modo la nostra attenzione ricade su chi reputiamo autorevole. Parlando dei social, cita come nello scrolling continuo di contenuti ci soffermiamo principalmente sui contenuti di coloro che stimiamo e con cui abbiamo stabilito una connessione, perché nel tempo hanno conquistato la nostra fiducia. In pratica è il Brand a fare la differenza, in misura nettamente maggiore rispetto al valore dei contenuti stessi. Questo è avvalorato da ciò che riporta una ricerca Ipsos citata da Salvatore Russo nel suo ultimo libro &Love Story. Le persone oggi scelgono a quale brand avvicinarsi in funzione: dell’impatto che avranno sulla loro vitadai valori di cui si fa portavocedelle scelte etiche che porta avanti. Vuoi sapere perché il podcast può fare la differenza? La voce, e l’audio in generale, ha il potere di trasmettere più fiducia rispetto ad altri media. Le persone si fidano di chi parla loro. Lo dimostra anche questo grafico per il Trust Index 2021 La radio, che è il mezzo più vicino al podcast, è di gran lunga il media su cui riponiamo maggiore fiducia rispetto agli altri, social in primis. Con la nostra voce abbiamo il potere di trasmettere le emozioni, le intenzioni di un messaggio, il nostro stile comunicativo, la nostra personalità e identità. È difficile mentire con la voce. Ecco perché, umanizzare il contenuto, aiuta ad avvicinare le persone al nostro brand. E di conseguenza al nostro business. 2. Fare un podcast ci rende riconoscibili Con il podcast entriamo nelle orecchie delle persone e parliamo loro a tu per tu in un contesto totalmente intimo. Diventiamo una presenza familiare nella quotidianità di chi ci ascolta. Una voce la riconosceresti tra mille, perché è unica. L’unicità ci rende riconoscibili. “Le persone che seguono il podcast hanno un’attenzione particolare e un’attenzione diversa, sono più fidelizzati. Hanno un’attenzione differente nella comunicazione anche rispetto a quella che può essere una comunicazione su YouTube. C’è una qualità più alta delle relazioni che si vengono a costruire. Poi le relazioni e nel momento in cui diventano relazioni di business possono trasformarsi in obiettivi da poter raggiungere insieme”. Sebastiano Dato Le persone riservano un’attenzione diversa quando ascoltano podcast. Quel che fa la differenza è proprio l’intimità che la fruizione di quel tipo di contenuto porta con sé. Non c’è distrazione visiva come nei video, chi parla ha solo la voce come mezzo di connessione. Questo fa del podcast lo strumento ideale per aprire un dialogo con i propri ascoltatori. Si chiama marketing di relazione. E questo è un suo elemento distintivo.  3. Convertire potenziali prospect Se usiamo il podcast per fare marketing, per farci conoscere e per divulgare delle informazioni utili, la conversione diretta di un ascoltatore magari non avviene dopo l’ascolto di una puntata di podcast.  Inneschiamo tuttavia un processo, attiviamo un canale di comunicazione che ci fa entrare in connessione con quella persona che, ascoltandoci oggi e ascoltandoci domani, porta alla costruzione di una relazione.  Questo è il vantaggio della comunicazione audio. Fidelizziamo la nostra audience, creiamo uno spazio di relazione. Creiamo un legame più profondo con le persone. Nella puntata del mio Podcast per il Business che puoi ascoltare qui sotto, ho intervistato Matteo Neroni, psicologo e psicoterapeuta e autore del podcast Liberamente. Ascoltare la sua diretta esperienza ti farà comprendere in che modo fare podcast può servire al tuo brand. Qui trovi un estratto di quanto da lui stesso detto. “Per quanto mi riguarda, e parto dalla fine, parto dalla situazione attuale che cinque anni fa pensavo fosse semplicemente utopica, grazie al podcast posso dire oggi di essere un professionista estremamente soddisfatto. Ho l’agenda piena di pazienti e oggi in maniera molto molto fiera posso dire che questi pazienti vengono praticamente tutti il 90% proprio dal podcast. Sono tutte persone che hanno ascoltato i miei audio e che nel corso del tempo hanno poi maturato dentro loro stessi il desiderio di iniziare un percorso di crescita personale insieme con me attraverso la forma della psicoterapia. Matteo Neroni Oltre alla loro esperienza, io stessa ho provato l’efficacia del podcast marketing. Infatti, più volte dopo aver ascoltato alcuni podcast ho poi contattato quelle persone per acquistare i loro prodotti e servizi.  Questo perché nel tempo ho iniziato a conoscerli e man mano a fidarmi. Sapevo qual era la loro visione e il loro stile. Li ho scelti proprio per questo.  4. Ampliare l’audience Esattamente, fare un podcast può permetterci di raggiungere anche chi non è incline a usare altri mezzi di comunicazione. Come? Il nostro stile di vita ci porta ad avere sempre meno tempo e spesso anche tenerci informati o imparare cose nuove. Anche semplicemente trascorrere un momento di intrattenimento, diventa difficile nella routine quotidiana.  Il podcast può rivelarsi il mezzo grazie al quale raggiungiamo quella fetta di persone che per il loro stile di vita fanno fatica a trovare il tempo per leggere degli articoli in tranquillità o guardare dei video online. Magari mentre guidano, portano i figli a calcetto o fanno sport, riescono a dedicare del tempo a fruire di contenuti che a loro interessano.  Se avessi avuto già l’abitudine di ascoltare i podcast quando lavoravo in azienda e trascorrevo due ore ogni giorno nel traffico milanese, quanto tempo avrei potuto impiegare in modo più proficuo! Una volta che li ho conosciuti, come avrai capito, non ho più smesso.  Diversificare la nostra comunicazione facendo un podcast, anche se abbiamo già un blog, un canale Youtube e siamo presenti sui social, può farci raggiungere anche quelle persone che normalmente non leggono un articolo di blog, non guardano un video e non stanno sui social.  Perché non offrire loro questa opportunità tramite un podcast? Magari proprio grazie al tuo? Se ci stai pensando e vuoi scoprire come inserire il podcast nella tua strategia di comunicazione online, mandami un vocale su Telegram oppure contattami via mail e fissiamo subito una call conoscitiva gratuita. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Sono una gran sostenitrice del podcast come strumento di marketing. Dopo tutto mentirei se dicessi il contrario. Ciò nonostante sostengo anche che il podcast non possa essere il tuo unico strumento di web marketing a sostegno del business. Potrebbe sembrare una dichiarazione assolutamente scontata. Eppure, uno degli errori più frequenti in cui mi sono imbattuta durante le mie consulenze di podcast con liberi professionisti è credere che il podcast da solo possa essere la chiave magica per raggiungere tutti gli obiettivi di business che ci si è prefissati. E magari usarlo per farci soldi. Sui vantaggi del podcast ne ho parlato spesso, ma ciò non toglie che il podcast sia uno dei tanti canali di comunicazione che completano l’ecosistema comunicativo del brand. Non l’unico. Ora vedremo perché il podcast non basta e cosa fare se stai avviando una nuova attività e vuoi partire dal podcast. Quali sono gli strumenti di marketing digitale Il digital marketing è il termine sotto il quale confluiscono tutte quelle attività di marketing che usano i canali web per lo sviluppo online del proprio business. Per chiarezza dunque, quali sono gli altri strumenti di web marketing a cui mi riferisco? Social Media marketing Tutte le piattaforme social usate per la condivisione di contenuti visual e testuali che nascono con l’obiettivo di instaurare relazioni, intrattenere, informare, dialogare con il pubblico in target. Tra i social network troviamo: FacebookLinkedinInstragamTikTokTwitterPinterestSnapchatBeReal SEO (Search Engine Optimization) Comprende tutte le tecniche di ottimizzazione del tuo sito web per migliorare il posizionamento sui motori di ricerca e attrarre traffico organico. È un processo lungo che riguarda diversi aspetti ma che nel tempo dà risultati duraturi. Si parla di SEO on Page riferendosi all’ottimizzazione dei contenuti presenti nel sito (testi, immagini, video) grazie a un appropriato uso di keyword e intenti di ricerca degli utenti su argomenti correlati al nostro business. La SEO off page riguarda le attività esterne al proprio sito e che puntano a migliorare l’autorevolezza (ad esempio i backlink) e aumentare così il posizionamento. I motori di ricerca infatti inseriscono tra i ranking anche l’autorità di un sito. Più i link in ingresso hanno valore, maggiore sarà il beneficio per il proprio sito. Infine la SEO tecnica punta all’ottimizzazione della struttura interna del sito, della costruzione dei link, della codifica delle pagine, la compressione delle immagini, ecc. Content Marketing Il marketing dei contenuti è una strategia prettamente digitale e si riferisce alla “creazione e distribuzione di contenuti di valore, pertinenti e coerenti per attrarre e trattenere un pubblico chiaramente definito…” così come lo definisce il Content Marketing Institute. In pratica parliamo di tutto ciò che riguarda la creazione e la condivisione di contenuti volti all’acquisizione e al mantenimento di clienti (cit. Scrivere per fare business – Michela Trada ed. Do it Human) e che ha un ruolo cruciale nel raggiungimento dei propri obiettivi di marketing. Gli strumenti di content marketing sono: articoli di blogvideo marketingpodcast marketinginfograficheebook e dispenselibri Email marketing Checché se ne dica, l’email è ancora lo strumento con il più alto tasso di redditività ed è anche quello attraverso cui si coltiva la community, si fidelizza e si converte. La newsletter è tra queste.  Advertising Oltre al traffico organico, anche il traffico a pagamento è uno strumento di marketing utile a raggiungere un pubblico più ampio. Social advertising, display marketing, SEM (search engine marketing) sono alcuni degli strumenti più diffusi, così come la pubblicità su podcast e grandi media.  Digital PR L’attività di digital PR (public relation) mira a promuovere un brand grazie alla visibilità ottenuta sui grandi media: magazine online, relazione con la stampa, comunicati stampa, influencer, guest post, blogger di settore.  Come hai notato, ho inserito il podcast tra gli strumenti del content marketing. L’ambito di applicazione però non è solo limitato alla diffusione di informazioni e notizie divulgative. Il branded podcast per esempio è lo strumento usato per rafforzare la brand awareness, fidelizzare gli utenti e far sentire la propria voce e il proprio punto di vista.  4 motivi per cui non basta il podcast come strumento di marketing Il podcast non è un canale di conversione diretta Prima di tutto perché per definizione, non è un contenuto commercial attraverso cui fare pubblicità sui nostri servizi e prodotti. In secondo luogo, per poter convertire è necessario avere una pagina di atterraggio in cui direzionare gli ascoltatori. Modalità di fruizione diverse Le persone hanno abitudini, stili di vita, preferenze molto diverse tra loro anche nel consumo dei contenuti. C’è a chi piace leggere un articolo di blog o una rivista di settore e c’è chi preferisce guardarsi un video su YouTube. C’è chi non ha tempo per fermarsi a guardare un video e sceglie il podcast per sfruttare i momenti di operatività a ridotta attività cognitiva. O ancora, lo stesso utente che bazzica su più canali web, può preferire il consumo di contenuti più veloci in alcuni momenti della giornata (ad esempio i social) e quello di contenuti più strutturati in momenti di relax (come il podcast e i video). Quindi, la nostra target audience potrebbe essere raggiunta in molti modi. Perché non sfruttarli? Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Più touchpoint più opportunità Tutti iniziamo in un invisibile percorso di marketing ogni volta che entriamo in contatto con un brand, chiamato Customer Journey. Per ogni stadio che attraversiamo deve esserci un touchpoint pronto a direzionare questo percorso. Se manca, qual brand ha perso un’opportunità. Immagina il podcast come il canale di ingresso verso il tuo percorso marketing: dove vuoi portare i tuoi ascoltatori una volta entrati? Come li fai passare allo step successivo per convertirli? Uno o più canali di nutrimento e conversione sono la risposta. Promozione dei contenuti Per promuovere un contenuto c’è sempre bisogno di un altro contenuto. Questa è la legge del content marketing. Se fai una puntata podcast ma nessuno sa che esiste, nessuno l’ascolterà. Come promuoverla? Usando altri canali di comunicazione. Questi sono i motivi principali per cui ritengo sia proficuo creare intorno al podcast un contesto di comunicazione coeso e coerente con i propri obiettivi di marketing. Social, newsletter, sito web, canale youtube, community, blog, canale Telegram, sono tutti elementi che fanno parte di questo contesto. Usare un solo canale non è mai la mossa vincente se vuoi lavorare al tuo personal branding e al tuo business, che sia il podcast o un altro strumento di marketing. Ma che fare se sei agli inizi della tua attività e vuoi partire dal podcast? Strumenti di marketing: da dove iniziare Il dubbio lecito di chi è in fase di avvio di un’attività di business è: da quali strumenti di marketing iniziare? Quando si è agli inizi le risorse economiche e organizzative possono essere limitate. Se sei freelance, oltretutto, molte delle attività ricadono sulle tue spalle. Quindi bisogna fare delle scelte. Gli strumenti di marketing digitale sono tanti e ognuno di essi ricopre un ruolo fondamentale nell’ecosistema comunicativo. Ma voglio rassicurarti. Non serve mettere in pista tutto subito, basta scegliere anche solo un paio di canali che ritieni essere nelle tue corde e nelle tue disponibilità. Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Leggi tutto Se il podcast è uno dei canali di comunicazione che hai scelto di usare per promuovere il tuo brand è un ottimo punto di partenza. Tuttavia, il mio suggerimento è affiancarlo a qualche altro strumento di conversione. Il sito web, ad esempio è fondamentale per convogliare gli ascoltatori. Ti basta anche un semplice sito vetrina (o landing page) contenente le informazioni basilari per accogliere i tuoi visitatori: chi sei, cosa puoi fare per loro, come contattarti. I social network sono ormai di uso comune. Hai già un account “business” in cui promuovere il tuo personal brand o la tua attività? Sui social puoi attrarre potenziali ascoltatori verso il tuo podcast e viceversa portare gli ascoltatori a fruire di ulteriori contenuti specifici. Questo è ciò che si chiama strategia multi-channel. Insomma, riduci la distanza tra te e i tuoi prospect, ma soprattutto rendi il percorso di avvicinamento semplice e chiaro. Fatti trovare! Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Parlare di SEO e Podcast sembrava quasi un’utopia fino a qualche tempo fa. Molti podcaster, me compresa agli esordi del mio primo progetto, ignoravano che i meccanismi di questa strategia si potessero applicare anche al mondo dei podcast. Eppure, oggi anche i contenuti audio possono beneficiare di una visibilità organica sul web, e restituirla a loro volta ad altri contenuti online. Basta adottare qualche piccolo accorgimento in fase di creazione e distribuzione del podcast per ottenere già dei risultati. Risultati che possiamo ora dimostrare grazie a un test durato quattro mesi e realizzato in collaborazione con la SEO Specialist Luisella Curcio su un progetto reale di podcast. L’obiettivo del test era semplice: misurare in che modo una disciplina come la SEO si comporta con un trend del momento, il podcast, e capirne i reali impatti. Le domande a cui risponderemo in questo articolo sono queste: Impatta più la SEO sul podcast o il podcast sulla SEO? Il podcast può lanciarsi da solo senza azione SEO e social? Il podcast ha effetto sulla SEO? Ha senso una strategia multicanale? Entriamo nel vivo dell’analisi. Le premesse del test SEO e Podcast Osservare il rapporto fra un trend emergente come il podcast e la SEO ci ha permesso di capire due cose importanti. Da un lato, su quali leve lavorare per migliorare il posizionamento e, dall’altro,  intravedere nuove interessanti applicazioni utili sia per chi usa già il podcast nella propria comunicazione online che per i SEO specialist che lavorano sulla comunicazione organica dei propri clienti. La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, è l’insieme di strategie volte a ottimizzare il tuo sito web affinché sia più facile per i motori di ricerca trovarlo, leggerlo, comprenderlo e proporne i contenuti in risposta agli intenti di ricerca delle persone. In pratica l‘obiettivo della SEO è aumentare la visibilità organica del tuo sito e quindi il traffico. Sono davvero tanti i fattori di ranking su cui si basa Google per posizionare i siti web nella SERP. Tra i principali ci sono: l’autorevolezza del dominio l’ottimizzazione dei contenuti la user experience del sito i backlink. Ciò vuol dire che quando si parla di SEO il risultato delle strategie applicate su un sito possono variare rispetto ad un altro, proprio per effetto dell’azione sinergica di questi o più fattori. Fatta questa premessa, ciò che in questa sede prenderemo in esame è la parte relativa ai contenuti e il rapporto tra sito web, podcast e gli altri canali di comunicazione. Dovresti creare un sito web per il podcast? Leggi tutto Come abbiamo sviluppato il test SEO Podcast Ci serviva una base dati vergine su cui operare per evitare che i risultati fossero inficiati, se pur indirettamente, dagli impatti legati al posizionamento di un podcast già esistente. Quindi, Luisella Curcio ha creato un podcast totalmente nuovo, con chiaro riferimento alla sua professione di SEO specialist, volutamente semplice dal punto di vista del sound design e della qualità audio. L’intento in questo caso era spingere sui contenuti e soprattutto sulla strategia per vederne gli effetti. I risultati del test sono stati presentati in anteprima nel web talk condotto da Fabio Antichi e Antonio Mattiacci nella loro rubrica Aperiweb. Ecco in sintesi gli step seguiti nel test: Creazione di un podcast sulla SEO con Anchor di Spotify; Ottimizzazione di tutti gli episodi; Distribuzione del podcast su tutte le piattaforme podcast come Spotify, Apple Podcast, Amazon Music, Google Podcasts; Monitoraggio delle performance del podcast con Google Podcast Manager e Anchor; Embedding del player Spotify in articoli specifici del blog e coerenti con le puntate; Inserimento dei dati strutturati nelle risorse in cui è stato pubblicato il podcast; Monitoraggio delle performance di tutti gli episodi e dell’andamento degli articoli interessati dall’embedding. Il podcast è stato creato usando l’hosting provider Anchor il quale, oltre a creare il feed RSS e distribuirlo sulle piattaforme, permette anche di registrare una traccia audio, editarla e fare un montaggio basico. Tutti gli episodi sono stati ottimizzati in chiave SEO lavorando a monte su un piano editoriale che rispondesse agli intenti di ricerca degli utenti sul tema centrale del podcast stesso. Questo è uno step importante da tenere presente che ti spiegherò meglio più avanti. Una volta fatta la distribuzione sulle piattaforme, il monitoraggio dei dati ci ha restituito informazioni utili per i resoconti. I tool usati per monitorare le performance sono stati: Anchor Semrush Google Podcast Manager Google podcasts manager Google Podcasts Manager (GPM) è la piattaforma Google di ascolto dei podcast cui è possibile trasmettere il feed RSS per la distribuzione online. Anche se non è ancora la piattaforma più utilizzata per gli ascolti, ha funzionalità interessanti che a mio avviso avranno grandi potenzialità nel prossimo futuro. Se un podcast è distribuito su GPM, Google potrebbe proporlo tra i contenuti in risposta agli intenti di ricerca dell’utente direttamente nella SERP per l’ascolto immediato.Questo è un aspetto utile per la discoverability dei podcast, punto di attenzione su cui le piattaforme si spera facciano progressi. Oltre a questo, i podcaster che distribuiscono i loro contenuti su GPM possono accedere a dati statistici rilevanti quali: numero di ascolti per puntata, durata media di riproduzione, dispositivo utilizzato, clic, impression e soprattutto l’indicazione dei termini di ricerca attraverso cui gli utenti ti hanno trovato sulla SERP. 1. Gli effetti del podcast sulla SEO Primo test Per prima cosa, in data 18 giugno 2022 Luisella crea una puntata pertinente ad un articolo del blog, in particolare sul posizionamento SEO. Dopo di che: fa l’embedding della puntata podcast nell’articolo esistente inserisce i dati strutturati del podcast nel sito. Cosa è successo dopo il 18 giugno al suo articolo? Il traffico e il posizionamento dell’articolo sono aumentati. Lo stesso articolo era posizionato in 26° posizione per la parola chiave “competenze SEO” prima di queste operazioni. Nel giro di poche settimane, l’articolo è passato dalla 26° posizione all’8° ed è poi rimasta stabile. Secondo test In data 2 agosto Luisella ha revisionato e inserito il podcast dedicato all’argomento struttura del sito web nell’articolo. Ecco cosa è successo dopo il 2 agosto: Dall’immagine notiamo che da quella data il posizionamento e il traffico sono migliorati. Terzo test In data 11 luglio ho inserito il podcast dedicato a “content strategy” nell’articolo https://www.luisellacurcio.it/seo/posizionamento-seo/content-strategy/ Ecco cosa è successo: La parola “content strategy” è passata dalla 10° posizione alla 6° posizione. In sintesi, abbiamo visto come il podcast abbia influito positivamente sulla SEO in termini di posizionamento. Le operazioni di embedding del podcast all’interno di ogni articolo hanno aumentato il posizionamento delle singole parole chiave. Inoltre, nelle descrizioni di ogni singola puntata del podcast sono stati inseriti link in entrata agli articoli del suo blog che sono apparse non solo in Anchor, ma anche in Spotify, Amazon Music, Google podcasts, Apple Podcast. Infine, una piccola spinta, l’ha data anche l’inserimento dei dati strutturati, implementati però successivamente. Come implementare i dati strutturati per il podcast: segui le indicazioni contenute al link per l’inserimento dei dati strutturati:  https://schema.org/PodcastEpisode. Inserisci i dati strutturati e convalidali con https://validator.schema.org/. 2. Gli effetti della SEO sul podcast Dopo aver visto i risultati dei test degli effetti del podcast sulla SEO, verifichiamo se è vero anche il contrario, cioè se la SEO ha effetti sul podcast. La risposta è sì. Per spiegarlo, facciamo questa prova. Digitiamo su Google la parola chiave “calendario editoriale SEO”. Appare in prima posizione l’articolo del blog di Luisella dove è stato fatto l’embedding di una puntata pertinente. In pratica, il contenuto in cui è stata collocata una risorsa ha ottenuto una visibilità maggiore e immediata rispetto ad altri contenuti. Un po’ quello che accade con l’embedding dei video di YouTube degli articoli. Google posiziona i podcast nella SERP? Sì, e lo si evince proprio dal risultato in SERP per la ricerca della parola chiave Podcast SEO. Il podcast si è posizionato nel box di Google dedicato ai podcast.  Inoltre lo si deduce dai dati rilevati da GPM a una settimana dopo dalla pubblicazione. Come Ottimizzazione il podcast per la SEO Ottimizzare un podcast per la SEO vuol dire intercettare le richieste degli utenti in Search e rispondere a quello che cerca l’utente finale. Questo si traduce in un aumento della visibilità del tuo brand, ed è di fatto un metodo per promuovere il proprio podcast. Nella descrizione degli episodi del podcast è possibile inserire link che portano verso il tuo sito web, il tuo blog e i tuoi canali social: questo si traduce nei primi due casi in aumento dei link in entrata al tuo sito web. L’ottimizzazione del podcast è un processo importante che inizia molto prima della pubblicazione delle puntate sulle piattaforme di ascolto. Significa lavorare a un piano editoriale che risponde ai tuoi obiettivi ma anche ai bisogni degli utenti. Questo si traduce nello scegliere con cura l’argomento, il titolo, la descrizione, nonché la trascrizione degli episodi. Ottimizzando questi elementi per i motori di ricerca attraverso la strategia SEO aumenta visibilità, posizionamento e autorevolezza del tuo brand. Perché implementare una strategia multicanale? Facendo un breve recap dei test effettuati, si comprende che gli effetti del podcast sul posizionamento non sono immediati. Se un podcast non viene trainato dalla SEO oppure da strategie di social media marketing è molto difficile trovarlo singolarmente in Google Search o in una qualsiasi piattaforma di podcasting. Specie in presenza di chiavi di ricerca molto competitive. Podcast e SEO se lavorano in sinergia hanno impatto l’uno sull’altro sul miglioramento della visibilità online di un brand. Ma il podcast ha bisogno di altre strategie social e SEO per essere veicolato. Google sta lavorando molto sui contenuti audio e presto dovrebbero essere inseriti nello stesso Knowledge graph nella tool bar di immagini, video, maps… Speriamo presto!Quando ciò succederà avere un podcast sarà importante per la spinta sulla visibilità del brand. D’altro canto, la SEO per il podcast si dimostra essenziale e può aumentare la visibilità del podcast attraverso l’embed delle puntate e l’inserimento dei link nelle risorse pertinenti. Questo dimostra quanto già ribadito ampiamente nell’articolo sulla multicanalità. Il podcast ha bisogno di essere inserito in un ecosistema comunicativo fatto di sinergie tra le diverse discipline digitali: SEO, Social Media Marketing, Newsletter, ecc. Questo perché ogni canale ha un suo linguaggio, raggiunge target diversi e soddisfa esigenze del pubblico diverse. Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Dunque, se hai già un podcast e non hai ancora un tuo sito web, valuta attentamente i benefici che ne avresti in termini di posizionamento e visibilità. Se invece non hai ancora un podcast ma hai un sito web, sfrutta il podcast per incrementare il tuo posizionamento sul web. In entrambi i casi, come Podcast Coach posso aiutarti a mettere in piedi una strategia marketing su misura. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Il podcast producer è un professionista che coordina e supervisiona tutta la produzione di un podcast dalla progettazione alla distribuzione fino alla promozione. Può ricoprire diversi ruoli nello stesso progetto e ha la responsabilità verso il committente della gestione di tutti i processi. Fino a una manciata di anni fa la figura del podcast producer in Italia era pressoché sconosciuta. È una delle professioni emergenti del panorama digitale, anche se in America, dove è nato il podcast, è già ampiamente nota e diffusa. Per alcuni avviare un podcast potrebbe essere sembrare un gioco da ragazzi. Se si comincia in modo amatoriale per sperimentare e divertirsi non c’è nulla di male e, anzi, è l’occasione per mettersi alla prova con strumenti nuovi. In questo caso, anche un tutorial gratuito sull’uso delle attrezzature può essere un inizio. Se vuoi alzare un po’ l’asticella e produrre un podcast professionale che ti aiuti a raggiungere i tuoi obiettivi personali o aziendali, allora forse hai bisogno di un produttore di podcast che ti aiuti nella creazione del tuo prodotto audio. Esattamente, cosa fa un podcast producer e quali sono le sue competenze? Nell’articolo ti spiego responsabilità e ruoli di questa figura professionale partendo dalla mia personale esperienza e dal lavoro svolto insieme ad altri professionisti del settore. Ti parlerò anche delle competenze necessarie per sapere come diventare podcast producer e infine come capire se hai bisogno di un producer o di un podcast coach. Chi è il podcast producer e cosa fa Il podcast producer è una figura chiave nel team di produzione audio. È responsabile del coordinamento delle attività necessarie per realizzare il podcast e della maggior parte delle decisioni riguardanti la linea produttiva. Definisce la parte strategica, economica, organizzativa e tecnica della produzione.  Nella sua veste di supervisore, è il punto di riferimento tra cliente e squadra di produzione podcast. Dunque si occupa di progetti podcast su commissione. Il suo lavoro inizia con l’ascolto del cliente. In questa fase la sua capacità relazionale è fondamentale per accogliere richieste ed esigenze specifiche, comprenderle e successivamente tradurle in una proposta creativa coerente e personalizzata. Di solito, tutte le informazioni che raccoglie in questa primissima fase sono verbalizzate in un documento di brief condiviso che servirà a preparare un preventivo dettagliato, un retroplanning ed eventuali specifiche tecniche. A questo punto si avviano i motori della macchina produttiva. Ad esempio comporre la squadra giusta, fare lo scouting delle voci o degli ospiti, curare la scrittura dei copioni, seguire la regia in studio di registrazione, supportare gli speaker, gestire o supervisionare il processo di post produzione, monitorare le metriche del podcast, occuparsi della parte contrattuale e finanziaria di tutte le parti coinvolte. Alcune attività possono essere in capo allo stesso podcast producer, altre delegate a un team di professionisti che reputa di volta in volta più adatti al tipo di progetto. In definitiva però, essendo il responsabile di tutta la produzione, deve conoscere gli impatti di ciascuna funzione e intervenire laddove è necessario per garantire il successo del progetto finale. Principali responsabilità di un podcast producer Entriamo un po’ più nello specifico e delineiamo meglio alcune delle principali responsabilità che implica ricoprire il ruolo di produttore di podcast. Riguardano 4 fasi specifiche: pre produzioneproduzionepost produzionepromozione Analisi del brand In pre produzione il podcast producer dedica lo stadio iniziale ad analizzare: identità del brand, tono di voce, obiettivi, contesto comunicativo aziendale, settore di appartenenza, competitor, piano strategico interno e, non ultimo, il budget. Questa attività è propedeutica a eseguire un prodotto coerente con la linea comunicativa del brand. Alcuni brand strutturati hanno già linee guida definite e scritte in documenti interni da cui attingere. In altri casi è essenziale fare domande specifiche e tirar fuori l’anima del brand. Ad ogni modo, la comunicazione è essenziale. Progetta strategie di podcast marketing In base a quanto condiviso in fase di analisi, il podcast producer prepara una strategia marketing per il podcast che possa inserirsi nella dinamica aziendale e supportare il piano strategico interno. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto È importante coinvolgere tutti gli stakeholder dell’azienda per avere il commitment. Senza di esso, è difficile se non impossibile garantire l’intero processo di produzione, con gravi ricadute in termini di tempi e costi finali. Seleziona e coordina il team di produzione Se la strategia proposta è approvata e c’è il commitment allora il produttore inizia a selezionare il team di professionisti da coinvolgere nel progetto. Sulla scelta influiscono principalmente: concept, soggetto narrativo, budget e desiderata del cliente. Il team può già essere parte organica della struttura interna della casa di produzione, ad esempio fonici audio, curatori editoriali, marketer. In molti casi lo stesso producer può ricoprire uno o più di questi ruoli. Tuttavia, potrebbero servire figure specifiche per il tipo di podcast commissionato: autori specializzati in determinati settori, speaker o talent che prestino voce e nome al progetto, tecnici del suono attrezzati per specifiche riprese audio. È il producer che coordina l’intero team scandendo i tempi di ciascuna fase e assicurandosi che le scadenze siano rispettate. Gestisce e supervisiona il processo di produzione In qualità di figura centrale tra il team di produzione e il cliente, il podcast producer supervisiona tutta l’attività facendo in modo che le parti siano sempre allineate sul da farsi. Segue la cura editoriale dei testi accertandosi che siano coerenti con il concept e il tono di voce del brand.Si preoccupa di far approvare gli script dal referente del committente.Coordina e dirige le riprese audio, editing e montaggio.Approfondisce eventuali aspetti legali su citazioni, musica e fonti audio.Si accerta che il cliente sia costantemente aggiornato sull’avanzamento del progetto e ogni task condivisa e approvata secondo i tempi e i modi stabiliti.Cura la distribuzione sulle piattaforme di ascolto. Supporta le attività di marketing e promozione Sulla base di quanto previsto e condiviso con il brand sia in termini di ruoli sia di budget, il producer si preoccupa di seguire le attività di promozione del podcast siano esse svolte dal cliente stesso, sia se delegata totalmente. Il supporto è necessario perché spesso il cliente, o chi per esso, non conosce le dinamiche di promozione del podcast e potrebbe non sfruttarle appieno. Competenze trasversali e tecniche del podcast producer Visto il ruolo complesso e polivalente che ricopre il produttore di podcast, è ovvio che sulla sua figura convergono più competenze. Alcune di queste sono comuni alla figura di Podcast Coach di cui parleremo più avanti. Da una parte ci sono le competenze tecniche o hard skill che riguardano l’insieme di conoscenze acquisite nei percorsi di formazione e nell’esperienza diretta. Dall’altra si contrappongono le competenze trasversali o soft skill che comprendono tutte quelle caratteristiche e attitudini personali che definiscono il modo di agire e interagire con altre persone. Sono le abilità proprie di una persona. Alcune possono essere innate, altre migliorate o stimolate grazie al proprio background personale e professionale. Soft Skill  Ecco alcune competenze trasversali necessarie per diventare podcast producer. Capacità comunicativa: saper ascoltare in primis, essere in grado di esprimersi in modo chiaro e trasparente senza fraintendimenti e mantenere aperto il dialogo anche nelle situazioni di stress.Team working: lavorare in gruppo può non essere semplice se le figure sono completamente diverse tra loro e hanno modalità e approcci diversi. Riuscire a collaborare con tutti è necessario per portare a casa il risultato.Capacità organizzativa: pianificazione e organizzazione sono essenziali per rispettare i tempi ed essere efficienti. Qui le doti di project management sono di grande aiuto sia per prevedere eventuali criticità che per preparare e valutare in modo realistico il planning.Spirito d’iniziativa: aiuta a sviluppare e proporre idee essendo disposti anche ad assumersi qualche rischio.Precisione: essere accurati e diligenti rassicura sempre il cliente e il collaboratore. Essendo responsabili di un progetto, la precisione deve a cascata essere richiesta a tutto il team di produzione.Leadership: gestire più persone e creare un clima di collaborazione e proattività serve a lavorare tutti verso uno stesso obiettivo. Hard skill  Alcune delle competenze tecniche che il podcast producer deve avere sono: conoscenza del settore podcast: tenersi informato sulle evoluzioni del mercato, i trend, le novità, gli eventi, le nuove produzioni e i quanto è già stato prodotto.Conoscenza sull’uso degli strumenti di editing audio: saper utilizzare i vari tipi di attrezzature necessarie per registrare, editare e post produrre un podcast, uso dei microfoni e delle workstation audio digitale (DAW) è sempre utile anche se in alcuni progetti si può scegliere di affidarsi a un fonico audio. Questa skill si rende necessaria anche per valutare la fattibilità o meno di alcune scelte creative.Conoscenza di marketing: visto che il podcast è un canale di comunicazione adatto per fare branding e content è opportuno sapere come muoversi per promuovere e progettare strategie adatte.Capacità di project management: il podcast è un progetto complesso che si sviluppa su più task e si distribuisce su più figure professionali con fasi consequenziali e talvolta sovrapposte. Una competenza sulla gestione dei progetti serve a tenere le fila di tutto senza perdere il senno.Capacità di scrittura: sebbene non sempre sia necessario essere anche autori dei testi, il podcast producer deve conoscere bene la lingua italiana e saper curare e revisionare i testi perché siano adatti all’audio, alla narrazione e al tono di voce del brand. Come si diventa podcast producer Sebbene nell’ultimo anno e mezzo siano sorti diversi percorsi formativi per imparare a creare podcast, in modo più o meno professionale, in effetti non esiste ancora una formazione specifica per podcast producer.  Essendo una di quelle nuove professioni digitali nate con l’evoluzione comunicativa audio, si è delineata nel corso di questi ultimi anni e continua a definirsi. Un po’ come gli Youtuber o gli Instagram Bloggers o gli Influencer, nati con i social e il web poi via via riconosciute come vere e proprie professioni. Per cui è facile trovare podcast producer che arrivano da esperienze professionali molto diverse tra loro. Alcuni arrivano dalle produzioni video, altri dalla radio, altri ancora dal marketing, dal project management, dalle produzioni musicali o da formazioni umanistiche. Questa commistione di saperi è un valore aggiunto. Di sicuro il background che ognuno porta con sé definisce lo stile e la specializzazione in cui opera come produttore di podcast. Personalmente applico la mia lunga esperienza in management e controllo di gestione unita alle competenze tecniche di digital marketing per progettare podcast orientati al business sia per liberi professionisti che aziende. A questo aggiungo formazione specifica in ambito podcast marketing, in scrittura testi per l’audio e in conduzione radiofonica. L’esperienza sul campo, però, è fondamentale. Così come il networking. Per iniziare, è utile seguire progetti semplici, crearsi dei casi studio in differenti contesti e settori, collaborare come junior podcast producer insieme a produzioni più grosse o con professionisti più esperti, per poi arrivare alla gestione autonoma di quelli via via più complessi. Podcast Producer e podcast Coach: quale ti serve? Qual è la differenza sostanziale tra le due figure professionali? Il podcast producer gestisce l’intera produzione di un podcast commissionato. In pratica attua la desiderata del suo cliente e pensa a tutto.  Il podcast coach è una figura di affiancamento, di guida e supporto nell’accompagnare i clienti nel processo di creazione e lancio di un loro podcast. Le sue attività riguardano la progettazione, la scelta degli strumenti, la strategia di marketing, la formazione, la post produzione e tutto ciò che serve per aiutare il cliente a pubblicare un podcast professionale.  In questo caso il cliente ha una parte attiva nella creazione del podcast e può contare sull’aiuto di un professionista che lo guidi in tutte le fasi. Se sei un’azienda o un professionista che vuole commissionare la creazione di un podcast, avrai bisogno di un podcast producer. Se pensi che possa fare al caso tuo, contattami direttamente e fisseremo una call conoscitiva.  Qui sotto puoi ascoltare due esempi di produzioni audio da me gestite in qualità di podcast producer. Il primo è Storie nel Carrello co-prodotto con Matteo Scandolin per Bennet S.p.A. e il secondo è Le Alleate prodotto per SeoSpirito S.r.l. sul progetto LeRosa.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Sei un manager e ti occupi di HR? Oppure sei un imprenditore e vuoi scoprire come offrire al tuo team e ai tuoi collaboratori una formazione semplice e innovativa? In questo articolo ti spiego come farlo e come possiamo crearne uno ad hoc per il tuo contesto aziendale. I podcast aziendali possono avere due anime: i branded podcast, ovvero contenuti audio creati per aumentare la brand awareness e destinati al pubblico esterno, e i corporate podcast, cioè contenuti audio ad uso interno e creati per la comunicazione aziendale e la formazione. In questo articolo vedrai come usare questo secondo tipo di podcast aziendale per fare formazione e i vantaggi dell’integrare l’audio nel proprio catalogo formativo interno. Perché usare il podcast aziendale per fare formazione Negli ultimi anni, specialmente nel post pandemia, i modelli organizzativi aziendali si sono evoluti molto, in alcuni casi sono cambiati in modo irreversibile, in altri si sono adattati a un nuovo contesto sociale e a nuove esigenze di lavoro integrando smart working e remote working alle più tradizionali modalità lavorative.  Questa trasformazione ha inevitabilmente impattato sulla gestione di tanti processi organizzativi, tra cui anche la comunicazione interna aziendale e la formazione dei collaboratori, rendendoli più complessi. Oggi però è possibile comunicare e formare i propri dipendenti in modo molto più semplice, usando strumenti efficaci e accessibili, come ad esempio il corporate podcast. Ne ho parlato in una chiacchierata con Marcello Boccardo, consulente strategico, Coach e formatore che da oltre 20 anni lavora con le aziende per fare formazione interna. Ecco un estratto degli argomenti affrontati. Come è cambiata la formazione negli ultimi anni? La trasformazione è costante e credo che stia sempre più migliorando. 15 anni fa, ci si aspettava sempre che il formatore portasse informazioni attraverso slide, attraverso esempi. E non è che adesso non si faccia più. Però le informazioni sono sempre meno importanti, mentre è sempre più importante l’organizzazione delle informazioni, come te le organizzo e come te le divulgo. Conta molto di più la capacità del relatore di utilizzare le slide come uno strumento e perciò interpretarle. Perché se sai organizzare bene le informazioni, riesci a mantenere un ordine nell’aula affinché non si divaghi troppo. Allora diventa molto interessante. Diventa una sessione formativa dove il formatore ha facilitato alcuni passaggi con molto confronto e dialogo che è molto richiesto. Qual è la differenza tra una formazione frontale e una in podcast? Dobbiamo distinguere tra la formazione interattiva, come può esserlo in una piccola aula oppure attraverso uno schermo, e la formazione unilaterale, come può esserla una lezione all’università o attraverso il podcast. La formazione attraverso i podcast, dove non c’è interazione, va costruita in un altro modo e ha un altro effetto. Nel podcast posso cogliere la qualità delle parole e posso prendermi il tempo per divulgare esattamente quello che voglio, con i tempi che desidero. Non ho fretta, non c’è nessuno che interagisce con me. Perciò la qualità della voce e i tempi e ritmi fanno parte della formazione. Da formatore, come ti sei avvicinato al podcast e come questo può essere utile per chi si occupa di formazione professionale? Lavorando da tanto tempo come formatore, molto spesso mi chiedono quali pubblicazioni abbia prodotto. Perché chi fa il mio lavoro in un certo tipo di livello, tecnicamente dovrebbe aver scritto un libro. Mi piace leggere i libri e ho una grande stima di chi sa scrivere bene, ma io nella vita parlo. Ragion per cui quando ho scoperto che c’era la possibilità del podcast, che per me è più affine Il podcast, al pari di un libro, è un contenuto editoriale a tutti gli effetti. Ha la stessa valenza sia dal punto di vista della divulgazione che della presenza online di qualsiasi altra pubblicazione. Ma più semplice. Corporate podcast: come usarlo nella comunicazione interna aziendale Leggi tutto Come usare i podcast aziendali nella formazione I corporate podcast sono utili per integrare il catalogo formativo interno e offrire alla popolazione aziendale nuovi strumenti per apprendere nuove nozioni o fissare concetti e informazioni. Nei contesti organizzativi in cui il personale è dislocato su più sedi decentralizzate oppure i collaboratori sono spesso in viaggio, il podcast può essere lo strumento giusto per fare formazione a distanza. Dove e quando si vuole. I file audio si possono inserire nella proprie piattaforme e-learning o nella intranet aziendale, affiancandoli ad altri strumenti video o testuali. Le potenzialità sono tante. Il corporate podcast può essere usato: per erogare formazione manageriale, per le attività di on-boarding dei nuovi collaboratori. Quest’ultimo caso è strategico perché chi arriva in azienda, specialmente nei primi giorni, deve acquisire molte informazioni sull’azienda o su contenuti più operativi e obbligatori come i corsi sulla sicurezza. In questo caso possono ascoltare contenuti utili a entrare prima e meglio nel contesto aziendale. Il podcast è un acceleratore di conoscenza. I vantaggi di usare il podcast per la formazione interna aziendale I podcast, quelli fatti bene, non sono solo passaggi di informazioni, ma sono momenti di riflessione. E poi, la caratteristica di fruizione agevola di molto l’apprendimento. Per acquisire i concetti a volte non basta ascoltare una volta sola o partecipare a una sessione in aula e basta. Il podcast può essere lo strumento giusto per ripassare più volte certi concetti, metabolizzarli e diventare strumenti pratici per applicarli nel quotidiano. Il video è più complesso. Andare a cercare le informazioni per ripassarle richiede un assetto diverso dal solo indossare le cuffie e fruire dei contenuti anche se sono in metropolitana o alla guida. Agevola la concentrazione, perché non avere un punto di riferimento visivo che ti distrae, ti fa entrare in profondità con quello che viene detto. Al tempo stesso, chi decide di ascoltare il contenuto audio è solitamente una persona che è già ben predisposta per ascoltare e acquisisce meglio le informazioni. Conclusioni Vuoi offrire ai tuoi collaboratori una formazione innovativa che vada incontro alle loro esigenze? Il podcast aziendale accorcia le distanze tra collaboratori e azienda e migliora la qualità delle interazioni. Se sei un manager o un imprenditore e vuoi saperne di più su come integrarla fissa subito una call conoscitiva e portiamo la tua azienda a un altro livello. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Negli ultimi anni il binomio podcast e giornalismo ha riscosso parecchio successo tra il pubblico. Content curation, informazione, documentari, cronaca, approfondimenti su notizie di attualità, sono alcuni dei modi in cui molti giornalisti hanno utilizzato e utilizzano i podcast per raggiungere un pubblico più ampio e per offrire contenuti di qualità in modo più diretto e fruibile.  Ma al di là di queste modalità di informazione più frequenti e tipiche, c’è un’altra forma di giornalismo per la quale si presta molto bene il podcast, ed è lo slow journalism. Questo è un termine che, come vedremo, si contrappone al giornalismo main stream e si affianca a un modo di fare informazione più accurato e dedito alle storie e alle persone che stanno dietro a una notizia. Come si può usare il podcast per fare giornalismo in questa forma? Ne parliamo con Teresa Potenza, giornalista esperta in geopolitica, economia e cultura Mediorientale, nonché autrice di Ponti Invisibili, il podcast che ha sancito il suo ingresso nel mondo dell’audio come strumento di giornalismo. Cos’è lo Slow Journalism Lo Slow journalism è un approccio al giornalismo che sottolinea la qualità rispetto alla quantità, puntando a fornire una comprensione più approfondita e ponderata dei fatti rispetto alla semplice diffusione di notizie in tempo reale. Si concentra sulla storia dietro le notizie, cercando di capire i contesti e le implicazioni a lungo termine, e di fornire informazioni complete e accurate per aiutare i lettori a prendere decisioni informate. Si contraddistingue anche per essere indipendente dalle news acchiappa clic, dalle agenzie giornaliere che devono seguire i trend. Dà spazio alle storie, quindi anche alle persone. Podcast e giornalismo: intervista a Teresa Potenza Chi è Teresa Potenza Ho preso il tesserino nel 2005 e da quel momento ho lavorato per testate italiane e internazionali sia a Milano che a Londra, finché poi ho fatto un viaggio in Siria che mi ha un po’ cambiato davvero tutto. Fino a quel momento mi occupavo di economia, turismo, esteri e sono sempre proprio gli esteri il tema che mi ha appassionato. Quando sono arrivata in Siria ho cominciato a lavorare come giornalista finché è scoppiata la guerra che mi ha costretta a ritornare. Da lì, negli anni ho lavorato ancora per testate italiane e internazionali finché ho deciso di specializzarmi proprio in Medio Oriente e in geopolitica. Quell’esperienza in Siria mi ha messo in connessione non solo con culture diverse, ma anche con fatti forti, come una guerra, che ho capito che volevo andare al di là delle notizie cosiddette “cotte e mangiate”. Ho capito che dovevo dare attenzione all’approfondimento, alle persone che fanno la notizia, dare voce proprio a quelle persone che ci possono raccontare fatti che forse sono lontani, ma forse in realtà ci possono riguardare molto da vicino. Come ti sei avvicinata al podcasting? Prima di tutto da fruitrice. Penso di aver cominciato, come tanti, nel 2020, nei mesi del primo, durissimo lockdown. Nel podcast ho sempre apprezzato il fatto di non sentirmi un numero, ma qualcuno a cui qualcun altro sta parlando. Mi è sempre piaciuta questa connessione. E poi il fatto che la voce riesce a trasmettere anche le emozioni. Da qui ho deciso di approcciarmi al podcast stando dall’altra parte. Ho pensato sarebbe stato anche interessante per me usarlo come mezzo per raccontare la mia storia, ma anche naturalmente quella degli altri. Ed è così che è nato Ponti Invisibili, il podcast in cui racconto la mia storia in Siria. Ho scelto un taglio narrativo e non giornalistico me è stata la scelta migliore proprio per andare al di là dei fatti, perché sì lo spunto è la mia storia però poi c’è molto altro, è un viaggio interiore sia per me sia per chi lo fa insieme a me. Concept Ponti Invisibili e processo di creazione Leggi tutto Che obiettivi ti eri posta con il podcast dal punto di vista professionale? Nel momento in cui ho capito che volevo occuparmi di slow journalism in questo modo, ho pensato che la cosa migliore da fare fosse davvero mettermi in gioco e raccontare la mia storia per far vedere come si possono raccontare fatti, notizie e persone. Non c’è soltanto il modo veloce ma anche un modo più lento, più accurato e più empatico, se vogliamo, più sensibile. Così ho pensato che fosse anche utile per la mia professione per dedicarmi proprio a quello che mi piace, cioè fare giornalismo. Mi piace definire questo podcast come il mio biglietto da visita. Podcast e giornalismo: che consiglio dai a chi si occupa di informazione? È un approccio che va davvero esplorato. Per le testate che raccontano già storie però in altro modo, credo che potrebbero davvero aprirsi a loro volta delle nuove opportunità e anche delle nuove strade. Secondo me può fare bene alle grandi testate e ai grossi nomi. Stessa cosa per i miei colleghi giornalisti. Con il podcast possono davvero avere un modo in più per arrivare anche alle testate con cui vogliono collaborare, un modo in più per specializzarsi in un settore e arrivare poi alle persone che alla fine sono coloro che fanno le storie. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Le descrizioni degli episodi podcast sono uno strumento potente per attirare l’attenzione di nuovi ascoltatori e stimolare il loro interesse. Ma sono anche molto importanti per i motori di ricerca, in quanto aiutano i crawler a capire la natura del contenuto dell’episodio e a indicizzarlo correttamente nei risultati di ricerca. Una buona descrizione quindi può, non solo portare nuovi ascoltatori, ma aumentare la visibilità del tuo podcast. Il che significa aumentare la brand awareness, generare più lead, aumentare le conversioni, la reputazione del brand e la sua authority. E se mi segui da un po’ sai anche che il podcast è uno dei canali di comunicazione che se integrato in una strategia di marketing, concorre a posizionare il brand anche sui motori di ricerca. Uno degli elementi che aiutano il podcast a posizionarsi nei motori di ricerca è la descrizione degli episodi. E ora vedremo in che modo. Come ottimizzare le descrizioni podcast Sono due i fattori da tenere in considerazione per ottimizzare le descrizioni degli episodi podcast: la lunghezza del testo descrittivo le parole chiave pertinenti inserite al suo interno. Proprio come ho spiegato nell’articolo sulle descrizioni efficaci, prendendo come similitudine le meta description delle pagine web, è molto importante sfruttare i primi 160 caratteri della descrizione per spiegare subito la natura del contenuto e spingere l’utente a fare clic. Infatti questa dimensione equivale alle prime due righe di testo che sono visibili e leggibili sotto al titolo del contenuto che compare sulla SERP di Google. Tutto ciò che supera questo spazio è troncato. Analogamente, perché siano efficaci per ingaggiare l’utente, tutti i testi descrittivi degli episodi podcast devono usare lo stesso criterio, cercando di sfruttare al massimo quelle prime due righe per: dire subito di cosa tratta la puntata indicare perché dovrei ascoltarla usare parole chiave pertinenti. Quando Includiamo le parole chiave appropriate nella descrizione stiamo aiutando il crawler dei motori di ricerca a capire il contenuto dell’episodio e a indicizzarlo correttamente. Così quando un utente digita sulla barra di ricerca l’argomento o la domanda di suo interesse se esiste un nostro contenuto podcast che risponde a quell’intento di ricerca, e Google lo ha indicizzato correttamente, lo proporrà tra i risultati. Questo è lo scopo primario dell’ottimizzazione SEO delle descrizioni podcast per i motori di ricerca. Come usare le descrizioni per aumentare le visualizzazioni e i download del tuo podcast? Puoi usare le descrizioni podcast per aumentare le visualizzazioni e gli ascolti del tuo podcast in tre modi: distribuendo il podcast su tutte le piattaforme e canali disponibili inserendo link interni per altri episodi correlati e tutti i tuoi canali inserendo link di approfondimento e/o degli ospiti se presenti. Distribuzione sulle piattaforme podcast Se hai distribuito il tuo podcast su tutte le piattaforme di ascolto, la tua descrizione comparirà su ciascuna di esse e quindi i link che Google ti mostrerà nella SERP saranno tutti quelli riferiti alle app di ascolto su cui il contenuto è presente. Quindi ci sarà il link di Apple Podcast, di Spotify, di Spreaker se lo usi come host, di Anchor, di Amazon Music, ma anche del tuo sito web, se hai creato una pagina ad hoc, o di Youtube se hai fatto la distribuzione sul tuo canale. Insomma tutto ciò che può aver indicizzato il motore di ricerca sull’argomento. Avere la possibilità di comparire sulla SERP con più risultati è un grosso vantaggio. Ti aiuterà ad aumentare la visibilità e a posizionarti meglio per specifiche chiavi di ricerca, non solo per il titolo dell’episodio che hai scelto ma anche per la descrizione.  Qui ti riporto un esempio dei risultati di ricerca relativi al mio Podcast per il Business. Digitando la parola chiave podcast e seo in modalità anonima compaiono una serie di risultati che riportano: il carosello di Google Podcasts con 2 episodi del mio Podcast per il Business in 1a posizione dopo il carosello, il link di Soundcloud in cui ho distribuito l’ep. 27 in 2a posizione il link a un mio articolo blog in 3a posizione il link di Apple Podcast con uno dei miei episodi podcast in 4a posizione il link all’articolo del blog di Luisella Curcio con cui ho fatto un’intervista nel podcast. Query estratta in data 28/01/2023 Inserire link nelle descrizioni episodi podcast Inserire link cliccabili e parlanti nella descrizione dell’episodio aiuta l’ascoltatore a far scoprire altri contenuti da ascoltare, altre risorse da leggere o approfondire ed entrare così all’interno del nostro funnel marketing.  A quali link mi riferisco? Link di contatto, link ad altri episodi correlati, link a fonti e/o articoli blog, call to action pensati per portare l’ascoltatore verso altri strumenti strategici per il nostro business.  Insomma, tutto quello che serve per portare l’ascoltatore a un livello successivo, a farlo entrare nel nostro mondo attraverso altre porte. Se non inserisci i contatti o i tuoi riferimenti diretti, sarà difficile convertire gli ascoltatori in clienti.  Descrizioni degli episodi podcast esempio Ti riporto due esempi di descrizioni episodi podcast da cui puoi prendere spunto per la tua ottimizzazione: il podcast Strategia Digitale di Giulio Gaudiano Podcast per il Business, il mio podcast personale. Nella descrizione di di Strategia Digitale c’è subito un trafiletto ingaggiante che riporta le parole chiave contenute anche nel titolo, le fonti che vengono citate e i relativi link di riferimento, e una call to action a seguire tutti i canali dell’autore per approfondire altre tematiche o accedere a delle aree riservate come Patreon. Nelle note dell’episodio di Podcast per il Business trovi gli stessi elementi di cui sopra, ma in aggiunta un uso appropriato dei grassetti per evidenziare le parole chiave e/o i riferimenti principali, i link parlanti e cliccabili, una BIO dell’autrice, il link di approfondimento e una playlist Spotify con il mio portfolio.  Se hai fatto un bel lavoro di ottimizzazione delle descrizioni e il contenuto è indicizzato, è importante aggiungere tutte queste informazioni aggiuntive. Saranno i tuoi strumenti per convertire gli ascoltatori in potenziali clienti. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Uno dei principali elementi che costituiscono un podcast è il trailer. Se stai lavorando a un tuo progetto audio, ti sarà utile sapere cos’è e come fare un trailer podcast efficace.  È uno strumento strategico per la promozione del tuo podcast in quanto è l’anteprima della serie audio: ti aiuta a presentare l’argomento su cui verteranno i contenuti e, quindi, ad attirare nuovi ascoltatori. In base alla tua creatività, il trailer podcast può essere essenziale, ricco di sound design, narrato in prima persona o composto da un collage di altre puntate. L’importante è che raggiunga il suo scopo: far dire al tuo potenziale ascoltatore “Si, lo voglio!” e decidere di ascoltarti. Come realizzare un trailer capace di generare questo risultato? Ne parlerò tra poco evidenziando 8 punti essenziali da considerare. Prima, però, voglio spiegarti perché i trailer funzionano e perché dovresti crearlo anche tu. Perché i trailer funzionano? Per rispondere a questa domanda ti racconto un aneddoto che mi riguarda: amo le serie TV e, per un certo periodo, ne sono diventata quasi dipendente, mio malgrado. Ne cominciavo una e restavo letteralmente incollata per settimane sotto l’effetto binge watching che sapeva scatenare, per poi iniziarne un’altra e così via.  Forse ho buttato via tante ore di sonno ma, in realtà, guardando le serie TV ho imparato più di quanto potessi immaginare.  Ho analizzato le strutture narrative, lo sviluppo delle storie e dei dialoghi, la costruzione dei personaggi e, non ultimo, il trailer: l’elemento fondamentale di ingaggio per l’utente che davanti a decine e decine di titoli deve scegliere cosa guardare.  Il tempo passato guardando quei trailer mi ha fatto capire cosa funziona e perché. In definitiva, il trailer serve a: incuriosire e suggestionare gli spettatori;mostrare i dettagli e le scene più coinvolgenti;lasciare intravedere la trama della storia;introdurre i personaggi chiave.  Il trailer podcast ha esattamente la stessa funzione: presentare, incuriosire e coinvolgere; in una parola: promuovere. Rappresenta la tua occasione per farti scegliere (oppure no) dal potenziale ascoltatore che detiene, per così dire, lo scettro del potere. Vediamo ora come fare un trailer efficace. Realizzare un trailer podcast efficace in 8 passi Scrivere un trailer efficace significa preparare la migliore presentazione possibile del tuo podcast. Prendendo spunto dall’esempio delle serie TV da cui ho imparato tanto, ho estrapolato alcuni punti significativi che si possono adattare benissimo anche al podcasting. Questi sono gli 8 passi da sviluppare per realizzare un trailer ben fatto:  presentati e dichiara la tua Value Proposition, chiarendo il motivo per cui una persona dovrebbe ascoltarti;identifica il tuo pubblico e rivolgiti ad esso per catturare la sua l’attenzione, se necessario esplicita chiaramente a chi sono diretti i tuoi contenuti;introduci i personaggi, gli ospiti o un co-host se prevedi che ce ne saranno così come, se racconterai storie che riguardano altre persone, potrebbe essere utile dirlo;anticipa elementi di ingaggio ma evita di inserire troppi spoiler, la regola è rappresentata da “q.b.”, un po’ come per il sale nelle ricette;usa lo storytelling, soprattutto se stai creando una serie narrativa, racconta di cosa parlerai ripercorrendo le tappe più significative di questa storia;destruttura la trama (o l’essenza del tuo piano editoriale), se hai ben chiaro ciò di cui parlerai nel corso del tuo podcast, anticipa le tematiche o gli approcci comunicativi che affronterai;usa la musica della tua colonna sonora in modo da dare un’impronta identitaria al tuo podcast anche dal punto di vista del sound;tieni una durata tra i 90 e 120 secondi, ossia il tempo giusto per incuriosire senza dare troppe informazioni. Inoltre, devi sapere che pubblicando un contenuto minimo di 60 secondi, le piattaforme possono restituire statistiche di ascolto complete.  Spotify, inoltre, da la possibilità di isolare il caricamento del Trailer in modo che sia visibile in cima ad altri contenuti quindi di fissarlo in alto.  Questo passaggio è molto utile affinché il trailer possa essere ascoltato prima degli episodi e, pertanto, senza dover scorrere tutte le puntate.  Ora che ho condiviso con te questi otto punti, penso proprio che potrebbe esserti di aiuto vedere qualche esempio concreto. Puoi prendere spunto dai trailer dei podcast che ho seguito personalmente in qualità di Podcast Coach e che puoi ritrovare in questa playlist. Quel che ti suggerisco, inoltre, è anche ascoltare diversi trailer e fare bene attenzione per capire: cosa ti attira e cosa ti piace meno, quale ti ha incuriosito di più non solo per l’argomento ma anche per la forma e la struttura adottata.  È un esercizio utile perché un buon podcaster è prima di tutto un buon ascoltatore.  Ora puoi metterti al lavoro per costruire il tuo trailer podcast: l’episodio pilota. Se vuoi approfondire ulteriormente l’argomento, ti suggerisco di leggere anche questo articolo, in cui spiego come differenziarsi dalla concorrenza. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast L’Aircheck è una tecnica molto usata in ambito radiofonico da parte di speaker, direttori artistici e editori per valutare e migliorare la performance al microfono dei vari conduttori. È un metodo efficace che se svolto con regolarità dà i suoi frutti sulla crescita professionale degli speaker radiofonici. Ti parlo di Aircheck perché è uno strumento efficace applicabile anche al podcast oltre che alla radio. Se sei già un podcaster o sei alle tue prime esperienze e vuoi migliorare la tua esposizione al microfono, in questo articolo troverai spunti pratici per l’auto-apprendimento. Cos’è l’Aircheck L’aircheck consiste nel riascolto della propria performance al microfono. Questo è il metodo più semplice ed efficace per valutare gli aspetti positivi e negativi della tua esposizione orale. È una tecnica importantissima che ti permette di concentrarti sui dettagli e capire cosa va bene e cosa devi migliorare.  Più spesso la applicherai, più riuscirai ad affinare tutti quegli aspetti che impattano sul risultato finale che il tuo pubblico ascolterà. Che tu sia un podcaster in erba oppure già navigato, sei la prima persona che deve riascoltare le proprie puntate con un orecchio critico. È un’attività da fare in fase di post produzione (se te ne occupi tu), ma soprattutto dopo, a distanza di qualche qualche giorno o qualche settimana da che hai registrato la tua puntata. Lasciar scorrere un po’ di tempo, ti permetterà di essere più oggettivo e riuscirai a valutare meglio quei dettagli che magari al momento della registrazione non hai notato e che invece, come vedremo, possono fare la differenza. Questo non significa diventare perfezionisti. Significa sottoporsi a un’autocritica oggettiva per analizzare cosa si può migliorare per diventare podcaster migliori. Cosa significa fare una buona performance al microfono Partiamo dal significato di performance. Cosa intendiamo con questo termine? In linea generale la performance ha attinenza con la capacità di esecuzione di un’attività, con il suo rendimento. Spesso si parla di buona o mediocre performance a indicare i risultati che si sono ottenuti dallo svolgimento di una certa attività. Quando parliamo di podcast, in ultima analisi chi determina se abbiamo fatto una buona performance o una mediocre performance è il pubblico, che come dico sempre è il vero protagonista del podcast. Quando il pubblico gradisce i nostri contenuti, otteniamo riscontri, sotto forma di commenti, interazioni, condivisioni. Oppure, ancora meglio, conversioni se abbiamo creato un podcast come strumento di marketing e se lo abbiamo progettato con dei KPI chiari e definiti. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Il numero degli ascolti è uno degli indicatori per misurare il livello di gradimento del pubblico, ma non è il più importante. Dunque, avere una buona performance al microfono significa due cose: riuscire a coinvolgere il pubblico e creare un prodotto gradevole all’ascolto In pratica, registrare un podcast che le persone non fanno fatica ad ascoltare, che non annoia, che non disturba dal punto di vista della qualità audio, che non spinga le persone a interrompere l’ascolto perché incomprensibile. Perché è importante valutare la propria performance orale Nella mia esperienza come podcaster professionista, ho incontrato due diversi approcci al podcasting: persone consapevoli dell’impatto che una buona performance ha sulla riuscita del proprio podcast, ma non conoscono gli strumenti per migliorarla; persone senza alcuna consapevolezza della qualità della propria performance al microfono, e soprattutto ignari del suo impatto sul pubblico e quindi sugli ascolti. In entrambi i casi, valutare la propria performance al microfono può fare la differenza sui risultati che puoi ottenere con il tuo podcast, sia in termini di gradimento del pubblico, sia in termini di conversioni, che di nuove opportunità. Il pubblico oggi è molto più attento di qualche anno fa a ciò che ascolta. Non siamo più agli albori del podcasting quando bastava davvero mettersi al microfono, improvvisare qualcosa per fare podcast e magari avere anche dei discreti risultati.  Oggi il numero delle produzioni podcast è aumentato, è aumentata la qualità sia dei contenuti che dell’audio, grazie all’ingresso nel mercato di aziende e realtà più o meno grandi. L’ascoltatore non si accontenta più di ascoltare e basta. Vuole vivere un’esperienza di ascolto piacevole. Il tempo non è una risorsa infinita. Se le persone devono scegliere cosa ascoltare, tra migliaia di proposte, a parità di tematica di interesse ascolteranno ciò che donerà loro l’experience più piacevole. Quindi oggi è molto più importante di qualche anno fa puntare a una buona performance. Serve ad aumentare il tuo indice di gradimento. Ora la domanda è: come fai a capire se stai facendo una buona performance al microfono? Riascoltandosi con metodo. Come applicare la tecnica dell’Aircheck nel podcast Affinché funzioni, il riascolto va fatto con uno spirito critico e mirato al miglioramento continuo. Niente manie di perfezionismo e niente superficialità. Altrimenti diventa contro produttivo. Prenditi il giusto tempo per riascoltarti in tranquillità, anche più di una volta se occorre, e concentrandoti via via su aspetti diversi. Ecco su quali punti soffermarsi: La qualità della tua comunicazione Valuta se la tua comunicazione risulta efficace. Hai trattato gli argomenti in modo logico? Il messaggio che volevi trasmettere risulta chiaro? Oppure è confusionario, pieno di incisi e digressioni che rendono complicato seguire il filo del discorso? È importante questo aspetto, soprattutto se siamo abituati ad andare a braccio e non abbiamo uno script da leggere. In questi casi può essere facile divagare e perdere il filo del discorso. Inoltre, punta l’attenzione sui concetti che hai espresso. Non prendere per scontato che le persone conoscano tutto ciò di cui parli, né il significato di termini specifici che fanno parte del tuo ambito di attività. Anche se il target fosse una nicchia, meglio chiarire i punti. La modulazione della voce Il riascolto ti aiuta a capire se la tua esposizione risulta monotona e noiosa. Com’è il tuo tono di voce? Riesci a dare enfasi ai punti principali della tua argomentazione? Riesci a creare dinamicità con la variazione di tono e di timbro oppure risulti monotono e piatto? Ritmo della voce Se siamo troppo veloci rischiamo di mangiarci le parole, diventare incomprensibili e non dare neanche il tempo agli ascoltatori di recepire e interiorizzare il messaggio. Peggio ancora, rischiamo di trasmettere tensione quando magari non ce n’è bisogno. Le pause sono importantissime per fissare i concetti. Purché non siano troppe e fuori luogo. Essere troppo lenti potrebbe annoiare l’ascoltatore. Quindi se notiamo che all’ascolto il ritmo non è adeguato ai concetti e alle emozioni che vogliamo trasmettere, annotiamoci questi aspetti e facciamo delle prove per migliorare nelle successive registrazioni. Logicità e coerenza Evita di passare di palo in frasca senza dare logicità al pensiero. Ci sono le giuste premesse che aiutano l’ascoltatore a seguire il tuo contenuto? Oppure alcuni passaggi andavano chiariti meglio? Nella nostra testa potrebbe essere tutto chiaro, ma non è detto che siamo davvero riusciti a trasmetterlo in modo altrettanto chiaro per gli altri. Per fare il check di questo punto, il riascolto a posteriori è fondamentale. Manierismi Espressioni automatiche e troppo ripetute come “ehm“, “appunto“, “dunque“, “allora“, “diciamo“, “ovviamente“, ecc ecc, sono pesanti all’ascolto. Il bello del podcast è che si può fare post produzione. Ma se si lavora a priori sulla fluidità di pensiero e di esposizione orale, si risparmiano tempo e fatica. Qualità audio Quanto è piacevole ascoltare la tua voce in cuffia? La qualità audio è buona oppure risulta fastidiosa, poco chiara e disturbata? È un aspetto da non sottovalutare e ne parleremo in un articolo dedicato. Sappi che a volte basta davvero poco per migliorare la qualità della registrazione e del montaggio audio. E quel poco può davvero fare la differenza quando si ascolta un podcast. Competenze chiave per fare un podcast Leggi tutto I vantaggi dell’Aircheck  Ci sono ottimi podcast dal punto di vista del contenuto e del concept, ma poi perdono tutto il loro valore nel momento in cui si tralascia la cura dei dettagli. Manca attenzione nella qualità della registrazione, nell’esposizione orale, nella personalità al microfono, e i risultati tardano ad arrivare. Il perché è molto semplice. Come dicevamo prima, a parità di tematica di interesse, le persone dedicano il loro tempo ad ascoltare qualcosa che offre loro un’esperienza di ascolto piacevole. L’aircheck è il segreto per crescere come podcaster e per far crescere il proprio podcast. Rendere il più possibile quell’esperienza di ascolto piacevole. Ricordiamoci che se stiamo usando il podcast come strumento di marketing a supporto del nostro brand, non possiamo continuare a credere che la qualità non conta. Il nostro pubblico è fatto di potenziali clienti. Come dedichiamo cura e attenzione al feed di Instagram o al sito web e alle grafiche che usiamo sui social, anche la user experience del podcast è importante. Tu sei la prima persona che può fare un’autocritica sul tuo lavoro. Perciò usa l’Aircheck, riascolta tutte le puntate del tuo podcast a distanza di qualche tempo, segna gli aspetti su cui pensi si debba intervenire e poi esercitati per applicare questi miglioramenti nelle puntate successive. Se hai un amico che sai può darti un feedback sincero e onesto, chiedi un parere per migliorare. Cosa possiamo fare insieme Al di là della tua prima analisi, un parere professionale può essere la chiave di volta per migliorare efficacemente la tua performance al microfono. Potrai avere un confronto più ampio e completo da parte di professionisti dell’audio. A questo proposito, come Podstar Media abbiamo un servizio dedicato all’analisi del podcast che si chiama Podcheck e valuta vari aspetti: dalla struttura al format, dal piano editoriale alla qualità audio. Lo scopo è darti un feedback onesto e professionale e fornirti gli strumenti giusti per migliorare la tua performance. Se vuoi saperne di più scrivermi a contattami@estermemeo.it e ti darò tutti i dettagli. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Nel momento in cui si decide di avviare un podcast, una delle prime cose da fare è stabilire fin da subito qual è il proprio pubblico di riferimento. Ma questo è anche il momento in cui è facile cadere nella trappola del voler piacere a tutti, credendo che un pubblico più ampio equivalga a un numero più alto di ascolti e quindi a più popolarità. Purtroppo non è così. Piacere a tutti è un’utopia, e non possiamo essere tutto per tutti. Ma soprattutto è una scelta strategica poco saggia. Infatti, rivolgersi a un pubblico troppo ampio è in realtà controproducente per noi e per il nostro business. E ora vedremo insieme il perché è meglio puntare su un pubblico di nicchia. Cosa significa scegliere un pubblico di nicchia Quando abbiamo introdotto il concetto di target audience, abbiamo compreso che ci si riferisce a un gruppo di persone che hanno caratteristiche, esigenze e bisogni comuni. Identificare la propria target audience significa scegliere a chi parlare. E quindi è già di per sé una scrematura di pubblico. Se parliamo di nicchia di mercato, però, il concetto si restringe ulteriormente. Non è più solo un target generico ma diventa un focus molto molto preciso e dettagliato. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo podcast Leggi tutto Facciamo un esempio sul mio Podcast per il Business: la mia target audience potrebbe essere tutta la categoria di persone che vogliono iniziare a fare un podcast da zero. il pubblico di nicchia a cui mi rivolto è molto più stretto ed è composto da liberi professionisti che vogliono usare il podcast come strumento di marketing per il loro business e che probabilmente partono da zero. Chiara la differenza? Si passa dal macro al micro, dal generale al particolare. E quando si ragiona in termini di nicchia e si imposta un progetto podcast con questa logica, va da sé che anche i contenuti del podcast diventano molto più specifici. In pratica è come se mettessimo dei filtri, se usassimo una lente che si concentra su temi molto più focalizzati e meno generici. Nel mio caso, ad esempio, i temi che tratto inerenti al podcast non sono relativi a scrittura, storytelling e narrazione. Io ho scelto un filo conduttore orientato al business e al marketing, quindi un filtro specifico e più strategico. Questo significa che mi rivolgo a un pubblico molto più piccolo e che inevitabilmente esclude una buona fetta di potenziali ascoltatori. Vuol dire forse che i miei ascolti saranno molto più bassi rispetto a quelli che potrei raggiungere  con un tema più generico? Probabilmente sì. Ma non è il numero di ascolti che dovrebbe interessarmi in una scelta di questo tipo, ma i risultati che posso ottenere. Quali sono i vantaggi di parlare a una nicchia di mercato Ci sono molti vantaggi nel rivolgersi a un pubblico di nicchia rispetto a un pubblico più ampio. E te ne voglio menzionare almeno quattro. Differenziarsi dai competitor Il primo vantaggio è che scegliendo di parlare a una nicchia, è più facile differenziarsi dal mercato. Come differenziarsi dalla concorrenza con il podcast Leggi tutto Nel podcast la presenza di competitor è sicuramente molto più bassa rispetto ad altri canali di comunicazione. In Italia ci sono poco più di 26 mila podcast pubblicati, di cui attivi molti molti meno, quindi resta per il momento ancora un piccolo oceano blu. Ciò nonostante, rispetto già a soli 2 anni fa, la produzione dei podcast è cresciuta tantissimo e sarà sempre più probabile trovare nelle piattaforme di ascolto un podcast che parla della stessa tematica che ci appartiene. Quale potrebbe essere un elemento differenziante? Proprio la nicchia di pubblico a cui ci si rivolge. Per cui scegliere un pubblico più mirato potrebbe automaticamente aiutarci a sviluppare il tema da un punto di vista diverso e più selettivo rispetto a un nostro competitor. Fidelizzare gli ascoltatori Il secondo vantaggio è che parlare a una cerchia ristretta di ascoltatori genera maggiore engagement e fidelizza di più. Chi sentirà di appartenere a quella specifica categoria sarà maggiormente coinvolto nell’argomento e tornerà ad ascoltare altri contenuti che soddisferanno i suoi bisogni. L’interesse di queste persone è naturalmente più alto di chi, invece, non si rispecchia in quella tipologia di pubblico. E questo porta a un engagement rate più alto, che sicuramente è un KPI ben più significativo rispetto a un numero di ascolti totali. E questo ci porta al terzo vantaggio, cioè all’aumento del numero di conversioni. Aumentare le conversioni grazie al pubblico di nicchia Quando ci si rivolge a un pubblico di nicchia, il valore degli ascolti, seppur limitati rispetto a quelli che potrebbe avere un podcast più generico, è molto più alto ai fini dei nostri obiettivi di marketing o personali. Il livello di interesse è molto più alto e concentrato. E con tutta probabilità convertiranno prima e in misura maggiore una manciata di ascolti ben focalizzati rispetto ad ascolti più ampi ma meno specifici. È un po’ il principio di Pareto dell’80/20. Parlare a quel 20% di persone che possono portarci l’80% di risultati. Ottimizzando così le risorse e le energie. Come si attiva il processo di acquisto con il podcast Leggi tutto Rafforzare il proprio posizionamento Parlare a una nicchia di mercato rafforza il tuo posizionamento. È molto difficile posizionarsi da generalisti all’interno di un mercato ampio e potenzialmente più affollato. Viceversa, è molto facile emergere e affermarsi all’interno di un contesto più piccolo e meno popolato. Ti permette di specializzarti e farti notare dal mercato in qualità di esperto di quell’ambito specifico. Paradossalmente, più è piccola la nicchia in cui operi, più riesci a posizionarti. E se il podcast è un tuo strumento di marketing, non puoi non tenerne conto all’interno della tua strategia di comunicazione. Target primario e target secondario Ora, tornando al mio podcast, come ti dicevo ho scelto di comunicare principalmente a persone interessate a fare marketing con il podcast. Ma questo non significa che i miei ascoltatori rientrino solo in questa categoria e che nessun altro possa trovare un interesse in questo podcast. Anzi, potrebbero esserci persone che trovano nei miei contenuti spunti utili anche solo per il tipo di comunicazione, o per l’argomento podcast in sé o per le leve di marketing che ne derivano. Ricorda sempre che esiste un target principale, che è rappresentato dal tuo pubblico di nicchia e un target secondario che è invece la tua potenziale audience. Tra questi possono rientrare categorie di pubblico molto più ampio e con interessi molto più generici ma affini al tema trattato. Potrebbero esserci potenziali partner commerciali o semplicemente appassionati all’argomento. Per cui non puoi mai sapere fino in fondo quale pubblico potresti raggiungere con il tuo podcast. Tieni però sempre presente che quanto più è specifico quanto più è efficace per il tuo business. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Se stai pensando anche tu di realizzare un podcast, sappi che una delle prime cose che dovrai fare è occuparti della definizione del format del podcast. Dovrai decidere, in sostanza, quale struttura generale dovrà avere il tuo progetto audio. Ogni podcast ha un format ben preciso che lo definisce e ne disegna i tratti essenziali. Un po’ come succede per i format dei programmi televisivi o radiofonici.  L’obiettivo di questo articolo è capire: cos’è un format podcast e perché è importante per il successo del tuo progetto; quali sono gli elementi che lo compongono, in particolare ne ho identificati 8. Una volta analizzati questi due punti, sono sicura ti sarà più chiaro come strutturare il format del tuo progetto. Cos’è il format di un podcast? Parto subito col dirti che il format podcast è la struttura del progetto audio, ossia lo schema che lo definisce. È una sorta di compagine che, in modo chiaro, determina tutti gli elementi identificativi che lo compongono e che dettano il suo svolgimento, sia dal punto di vista stilistico, sia narrativo che tecnico. Ciò che contraddistingue un format podcast da un altro è la sistematicità di alcuni elementi che si ripetono puntata dopo puntata e che ne definiscono la riconoscibilità. Per estensione, possiamo paragonare il format di un podcast a quello di un programma televisivo, dove sono chiari: tipologia di programma, palinsesto, scelte tecniche e stilistiche, conduttori e via dicendo. È da queste caratteristiche che derivano i vari tipi di podcast e con essi le strutture editoriali. Quello di cui ci occuperemo in questo artivolo riguarda la predisposizione del format generale che possiamo considerare come lo scheletro del nostro progetto.  È fondamentale che tu definisca in anticipo la struttura del tuo podcast per due motivi: ti aiuterà a delineare i confini entro cui sviluppare la tua idea;  aiuterà il tuo futuro ascoltatore a seguirti meglio durante l’ascolto perché avrà una sorta di guida, un percorso chiaro che lo accompagnerà puntata dopo puntata.  I podcast che ascolti abitualmente hanno un loro format ben preciso anche se, forse, non ci hai mai fatto caso. Vorrei proporti un esperimento.  Dopo aver letto questo articolo, prova ad individuare quali sono tutti gli elementi che caratterizzano il tuo podcast preferito. Dopodiché, prova ad identificare il format sulla base del quale è costruito.  Se ti fa piacere condividere con me la tua analisi, sarò davvero felice di leggerla.  Se, invece, non sei un frequentatore abituale delle piattaforme audio, qui trovi una raccolta dei podcast per i quali ho personalmente seguito la produzione come Podcast Coach. Vediamo ora cosa serve per definire un format podcast.  Come definire un format: 8 elementi chiave Ci sono degli elementi chiave da considerare per definire un format podcast in modo efficace: ne ho identificati esattamente 8. Premessa: la definizione del format è un’attività da fare necessariamente dopo aver definito gli obiettivi e il target del tuo progetto audio. Senza prima non lavori su obiettivi di marketing e di podcast non riuscirai a definire la struttura del tuo futuro progetto. Analizziamo ora i diversi elementi che compongono il format.  La definizione del concept, cioè l’idea centrale su cui si basa l’intera progettazione e da cui deriverà il piano editoriale. Può essere definito come il soggetto, il fulcro del progetto stesso, nel quale è sintetizzata la Value Proposition del podcast. Il numero degli speaker. Quante persone interverranno come host nel podcast? Ci sarà un unico conduttore che argomenterà le singole puntate o sono previsti degli ospiti o dei co-conduttori? A queste domande bisogna dare una risposta prima di iniziare un podcast perché, per esempio, la scelta del numero di speaker può determinare un diverso impatto dal punto di vista organizzativo e tecnico. La tecnica narrativa o modalità di svolgimento. Ad esempio: sarà un talk a una voce oppure una conversazione libera tra più co-conduttori? Hai intenzione di realizzare un podcast narrativo oppure vuoi sviluppare gli argomenti sotto forma di intervista? La finalità di utilizzo. Definisci se il tuo podcast sarà formativo, informativo oppure un contenuto di intrattenimento. Questo ti porterà a trovare il mood. Il mood del podcast. È inteso sia come tono di voce, stile di comunicazione e linguaggio, sia come atmosfera sonora, quindi con riferimento al genere musicale che accompagnerà il tuo testo. Per aiutarti a capire quale mood scegliere, prova a pensare a che tipo di emozioni vuoi suscitare nel tuo ascoltatore e al pubblico a cui ti rivolgi. La struttura interna delle puntate. Suddividi in blocchi la singola puntata e per ciascuna di esse indica cosa accadrà e quanto durerà. Questa metodologia ti aiuterà a preparare la tua scaletta o il tuo copione. Decidi se ci sarà un intro, una sigla oppure un contributo audio esterno e quali e quanti elementi sonori ricorrenti. Le caratteristiche strutturali di ogni puntata. Saranno puntate episodiche auto-conclusive in cui ogni episodio verterà su un argomento diverso di volta in volta oppure saranno puntate seriali in cui la storia si svolgerà a cavallo di più episodi? Ci saranno momenti seriali ossia ricorrenti, che si ripetono in ogni puntata? Tutti elementi che è bene definire a priori nel format del progetto di podcast. Il tipo di pubblicazione cioè rifletti bene su: durata, numero di puntate e frequenza di pubblicazione (ad esempio giornaliera, settimanale, quindicinale o mensile). Queste tre voci saranno fondamentali per organizzare il tuo processo di produzione e far sì che il tuo progetto si basi su un criterio di sostenibilità, un concetto di cui parlo ampiamente anche nell’articolo sul Podcast Model Canvas. Conclusioni Sono certa che, giunti fino a qui, ora per te sia più chiaro il concetto che scrivere il format del tuo podcast significa elaborare tutta una serie di caratteristiche che concorrono a costruire l’identità precisa del tuo progetto audio. Ecco perché un format che è strutturato secondo questi 8 elementi chiave è, a tutti gli effetti, una vera e propria bussola per l’ascoltatore che si sente guidato nell’ascolto del tuo podcast.  Tornando all’esperimento che ti ho proposto all’inizio di questo articolo, hai avuto modo di identificare quale format ricalca il podcast che hai preso in esame? Aspetto una tua mail per conoscere la tua risposta così come puoi scrivermi per richiedere una consulenza personalizzata se stai pensando di progettare il tuo podcast.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Il titolo di una serie podcast non viene iscritto ad alcun registro che ne tuteli l’uso esclusivo. Per cui, in termini puramente operativi, è possibile pubblicare un podcast con lo stesso nome di un altro. Non esistono controlli che ti blocchino la pubblicazione. Tuttavia è altamente sconsigliato. Le ragioni sono diverse e ora le vedremo insieme. Prima di tutto: perderesti la capacità distintiva, quindi l’avere un nome che distingue il tuo podcast da un altro e lo identifica come unico e originale. disorienteresti il tuo pubblico: quando in fase di ricerca gli ascoltatori cercheranno il tuo podcast si troverebbero due contenuti diversi ma che rispondono allo stesso nome e potresti perderti per strada degli ascoltatori potresti vincolarti in caso di un eventuale acquisto di dominio web: se mai desidererai aprire un sito web con lo stesso nome del tuo podcast, potresti non avere la disponibilità del dominio.  l’autore o gli autori del podcast già pubblicato potrebbero non essere felici della tua scelta e avanzare delle richieste di rettifica. In conclusione, il titolo del podcast è come come il naming di un nostro prodotto. È importante che sia scelto accuratamente e possa essere un elemento distintivo, specie se lo usiamo come strumento di marketing.  7 regole per scegliere un titolo podcast efficace Leggi tutto Che fare per tutelarsi ed evitare che altri usino lo stesso nome del nostro podcast? Se ritieni che il podcast sia uno strumento strategico nella tua comunicazione e è parte di un progetto più ampio, potresti valutare di registrarlo come marchio. A questo proposito puoi rivolgerti a un legale che possa seguirne la registrazione e tutte le analisi del caso.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast La scelta del titolo di un podcast è uno degli aspetti che, spesso, mette alla prova la creatività di chi sta progettando una serie audio. Per questo motivo ho pensato di racchiudere in questo articolo le 7 regole da seguire per trovare un titolo efficace. In qualità di Podcast Coach ho avuto modo di riscontrare che, anche per i miei coachee, la scelta del titolo non è sempre stata immediata. Prima di iniziare, voglio spiegarti brevemente perché è così importante scegliere bene il titolo di un podcast. Ci sono diverse analogie che accomunano un podcast e un prodotto commerciale. Il primo è un contenuto del quale gli utenti scelgono di fruire in modo consapevole, vagliando le tante proposte presenti sulle piattaforme di ascolto. La scelta di un podcast da parte degli ascoltatori, è dettata da diversi fattori tra cui sicuramente i loro interessi e bisogni personali, proprio come succederebbe nella scelta di un qualsiasi altro prodotto fisico rispetto ad un altro.  Ci sono, tuttavia, degli elementi attrattivi specifici che facilitano questa scelta, nonché una delle regole che il marketing usa quando studia un nuovo prodotto da mettere in commercio, e sono: il naming;il packaging. Come fa l’utente a capire se un determinato podcast risponde ad un suo bisogno?  Devono essere chiari alcuni elementi visivi capaci di creare un ingaggio e trasmettere un messaggio definito ed identificativo. Se ci riferiamo al podcast, il titolo è uno di questi (anche se non l’unico) proprio come il naming lo è per un prodotto commerciale.  Chiarito il perché, vediamo ora quali sono le 7 regole per scegliere un titolo podcast che funzioni. 1. Nome podcast facile da ricordare Scegli un titolo semplice e facile da ricordare per tutte le persone, indipendentemente dalla nicchia a cui ti rivolgi. Parole troppo difficili o che possono essere confuse, potrebbero portare a un risultato indesiderato. Più il titolo ha capacità di rimanere impresso nella mente di una persona, più è facile per l’utente cercarlo sulle piattaforme.  A questo proposito, è doveroso fare un accenno al funzionamento delle piattaforme di ascolto. Esse contengono al loro interno un motore di ricerca che funziona diversamente da quello di Google. Mentre il motore di ricerca di Google suggerisce le parole o gli intenti di ricerca, durante la digitazione (quindi anche nel caso in cui dovessimo sbagliare a digitare una lettera), nelle piattaforme di ascolto, se il nome del podcast non viene digitato correttamente, non si riceve alcun suggerimento ed è necessario effettuare un nuovo tentativo di ricerca. Naturalmente, se un ascoltatore non ricorda esattamente com’è scritto il titolo del tuo podcast, non lo troverà subito. Infine, se il tuo podcast si rivolge ad una nicchia, cioè a un pubblico specializzato e magari utilizza un linguaggio tecnico, il mio consiglio è quello di utilizzare nel titolo termini facili da ricordare e da scrivere. 2. Scegli un titolo podcast senza punteggiatura Come avrai intuito, la motivazione richiama il punto precedente. La possibilità che il nostro potenziale ascoltatore commetta un errore di digitazione, perché non si ricorda se ci siano due punti, punto e virgola o altro, è dietro l’angolo. Stessa cosa vale per l’utilizzo di acronimi puntati: per quanto possano sembrare adatti al contenuto delle puntate, rischiano di rendere difficoltosa la ricerca per l’utente. È vero, una fetta di ascoltatori fidelizzati probabilmente salverà il tuo podcast tra i preferiti. L’obiettivo di ogni podcaster, però, è anche quello di raggiungere nuovi ascoltatori ed è quindi un buon motivo per cui facilitare loro la ricerca. 3. Nome Breve  Inventa un titolo che sia composto da una, due o tre parole al massimo.  Prova a pensare: hai mai visto un prodotto a scaffale che ha per nome un’intera frase? Suppongo di no.  Il motivo si ricollega a ciò che ho detto in precedenza: il titolo del podcast deve essere ricordato e, affinché ciò accada, deve essere di impatto e immediato. Deve essere capace di racchiudere in pochissime parole il messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico e lo scopo del tuo podcast in modo tale che l’utente capisca subito di cosa si tratta.  Capisco che non sia facile sintetizzare dei concetti in poche parole: non a caso si parla di dono della sintesi! Hai mai provato a scrivere una tua bio in 180 caratteri? È un esercizio che, in un primo momento, può risultare difficile in quanto significa scegliere accuratamente le parole da utilizzare affinché le sfumature del loro significato possano condensare i concetti chiave della nostra bio. 4. Nome del podcast inedito Scegli un nome inedito per il tuo podcast. Una regola molto importante è quella di verificare sempre, a priori, che non esistano altri podcast con lo stesso titolo. I motivi sono essenzialmente due: creeresti confusione nell’ascoltatore che troverà nei risultati di ricerca due podcast con lo stesso nome;se vorrai creare una landing page che nella URL contenga il titolo del tuo podcast, sarà più semplice trovare un dominio libero da acquistare. Se ti stai chiedendo come verificare se esistono altri podcast con lo stesso titolo che vorresti dare al tuo, è presto detto. Fai una ricerca sulle piattaforme di distribuzione come Apple Podcast, Spotify, Spreaker o sul sito Chartable.com con il titolo esatto che vuoi utilizzare per verificare un’eventuale sovrapposizione. Dopo di che cerca nella SERP di Google, per escludere l’esistenza di domini, pagine social, community o altri canali che abbiano lo stesso nome che vorresti usare tu e che potrebbero sottrarre traffico utile alla ricerca organica del tuo podcast. Personalmente mi è capitato di dover cambiare il titolo del podcast perché quello inizialmente scelto combaciava con il nome di un’associazione no profit molto presente sul web e i cui contenuti e mission differivano totalmente dal mio messaggio. Ma soprattutto, il suo posizionamento sui motori di ricerca non mi avrebbe giovato in termini di visibilità. 5. Titolo e contenuto nella stessa lingua Usa un titolo nella stessa lingua in cui sono redatti i contenuti degli episodi del podcast: in italiano se il tuo podcast è in lingua italiana e in inglese o in un’altra lingua se questa è quella dei tuoi contenuti.  Voglio richiamare la tua attenzione sul fatto che scegliere un titolo in una lingua diversa non è da considerarsi un errore. Omologare, tuttavia, la lingua del titolo del podcast a quella dei contenuti, soddisfa l’obiettivo di trasmettere subito un messaggio chiaro all’utente, facendo capire che gli episodi saranno realizzati in quella stessa lingua. Inoltre, le piattaforme di ascolto raggruppano i contenuti di tutte le lingue ed è, quindi, più facile indirizzare gli ascoltatori con un titolo in linea.  6. Evita di usare il tuo nome nel titolo È meglio evitare di inserire il tuo nome personale nel titolo del podcast, a meno che tu non sia una persona già molto popolare e conosciuta, con un forte personal branding che farebbe capire subito all’utente quale tipo di contenuto aspettarsi. In realtà, anche in questo caso, il proprio nome personale non trasmetterebbe necessariamente un messaggio chiaro e immediato relativo al fulcro del podcast.  Voglio farti un esempio pratico, parlando di Neil Patel, famosissimo esperto di marketing digitale a livello mondiale e, pertanto, una persona decisamente conosciuta nel suo settore. Quando ha lanciato il suo podcast non ha usato come titolo il proprio nome e cognome, piuttosto ha deciso di intitolarlo “Marketing School”. Si tratta di una scelta orientata a chiarire subito e in modo inconfutabile l’argomento su cui vertevano gli episodi: lezioni di marketing, appunto. Se vuoi supportare il tuo brand personale, anziché usare il tuo nome nel titolo, potresti pensare di usare quello di un tuo progetto. Ad esempio, il podcast LinkedIn Mindset è lo stesso di un progetto editoriale dell’autore Luca Bozzato. 7. SEO friendly Scegli un titolo SEO friendly laddove è possibile in quanto questo permetterà al tuo podcast di comparire con più probabilità nella SERP di Google. Utilizzare le stesse parole chiave che l’utente digita nella search intent, può agevolarti nel posizionamento nei risultati di ricerca.  Se per il tuo business stai presidiando delle parole chiave e il tuo podcast risponde a un preciso bisogno degli utenti, è consigliabile sfruttare la ricerca organica. Avrai così più chance di posizionarti insieme ad altri contenuti che riguardano la tua stessa attività, migliorando, di conseguenza, la discoverability del tuo podcast.  Diventare Wedding Planner sfrutta un intento di ricerca. Naturalmente, non è automatico che, così facendo, il tuo podcast comparirà tra i primi risultati di ricerca. Se conosci un po’ i fattori di ranking della SEO, infatti, saprai che sono tanti i fattori che concorrono al posizionamento. Cosa può aiutarti a capire cosa stanno cercando le persone sul web?  Google e Youtube sono due importanti motori di ricerca da cui puoi attingere, digitando le parole chiave che ti rappresentano nel campo di ricerca. In aggiunta a ciò, puoi usare dei SEO tool come Ubersuggest per avere una panoramica delle keywords utilizzate. Conclusioni Siamo arrivati alla fine di questo articolo e spero di averti dato una panoramica sufficientemente ampia per iniziare a pensare al titolo del tuo podcast. Se ne stai progettando uno o vorresti iniziare a farlo, contattami per richiedere una consulenza personalizzata. Detto ciò, voglio rassicurarti: se trovare un titolo del tuo podcast che racchiuda tutto ciò che esso rappresenta ti risulta difficile, è assolutamente normale. Serve solo un po’ di pazienza e un bell’esercizio di brainstorming. Il mio consiglio, in questo caso, è usare carta e penna per liberare la creatività. Scrivere a mano funziona molto di più che non scrivere idee su un foglio elettronico. Se vuoi approfondire ulteriormente altri aspetti utili legati alla scelta del titolo di un podcast, ti invito a leggere anche questo articolo. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Quando parliamo di obiettivi di marketing e di obiettivi di podcast non sempre si pensa che debba esserci una correlazione. Eppure questo vale sia nel caso in cui si stia creando un podcast aziendale che di personal branding. Visto che vorrei spiegarti il motivo per cui la penso così, ho deciso di dedicare una puntata di Podcast per il Business proprio a quest’argomento. “La strategia senza la tattica è la più lenta strada per raggiungere la vittoria. La tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta”.Dal libro “L’Arte della Guerra”. Non parleremo di arte militare oggi. Dunque, cosa c’entra tutto ciò? Te lo racconto subito, nel prossimo paragrafo.  La strategia giusta per ogni obiettivo di marketing  La strategia e la tattica sono due pilastri fondamentali di ogni business… o perlomeno di ogni imprenditore che abbia ben chiaro quale obiettivo raggiungere! Il libro da cui è tratta la citazione risale alla notte dei tempi (VI secolo a.C.) ed è stato attribuito al noto stratega e filosofo cinese SunTsu.  È considerato il più antico manuale strategico della storia e, ancora oggi, è fonte d’ispirazione per chi si occupa di fare impresa. Più in generale, per chiunque voglia raggiungere un obiettivo, in qualsiasi ambito della propria vita. Devi sapere che, nella cultura orientale dove affonda le sue radici, è ritenuto un manuale di studio obbligatorio per i Manager d’azienda. Questo proprio perché i concetti espressi si adattano in modo calzante alle realtà tipiche di un business.  La citazione descrive molto bene i termini strategia e tattica. Nel linguaggio quotidiano vengono, tuttavia, spesso usati erroneamente come sinonimi l’uno dell’altro. In realtà non lo sono e racchiudono concetti diversi, benché affini e fortemente connessi tra loro. È importante comprendere la differenza perché ci aiuterà a rispondere all’argomento di questa puntata: perché gli obiettivi del podcast devono essere allineati agli obiettivi di marketing?  La strategia è il piano d’azione di quella visione, o ancora meglio, la pianificazione di tutte le azioni che dobbiamo compiere per arrivarci. Viene strutturata lungo un lasso di temporale, solitamente di medio-lungo termine. La strategia opera su larga scala e riassume il perché facciamo una determinata cosa.  La tattica è invece la modalità con cui rendiamo concreta la nostra strategia o una parte di essa. È, in sostanza, l’azione specifica che dobbiamo compiere. Per tirare le somme, possiamo dire che la somma delle tattiche porta a compimento la nostra strategia.  Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business ho analizzato i motivi per cui il podcast è un utile strumento da integrare nella propria strategia di comunicazione.  Per l’appunto, è un canale di comunicazione al servizio di un piano ben più ampio e strategico. Ecco come farlo diventare tale.  Ah! Intanto, se non hai mai ascoltato una puntata, qui puoi recuperare la prima. Obiettivi e strumenti tattici insieme creano una strategia vincente Se il tuo obiettivo di marketing è raccontare il tuo brand ma, non solo, è quello di far sì che si affermi, attraendo le persone giuste, il podcast è sicuramente uno strumento tattico. Mi spiego meglio.  Quel che voglio dire è che, per la sua modalità di fruizione e per l’impatto che la nostra voce ha nell’avvicinare le persone, è altamente coinvolgente.  Ecco perché lo ritengo uno strumento tattico per fare content marketing o brand awareness. Quando parlo di strumenti immagino sempre un attrezzo vero e proprio. Un cacciavite, un martello o una penna. Insomma, un oggetto attraverso cui operare concretamente per attuare ciò che abbiamo deciso (in anticipo!) di realizzare.  Ciò presuppone l’esistenza di un’idea di progetto, una missione da compiere, degli obiettivi (anche di marketing). Obiettivi che realizzeremo anche grazie a quegli strumenti.  Facciamo un esempio. Immaginiamo che tu voglia posizionare il tuo brand in un mercato nuovo. Decidi quindi di creare un’immagine che ti permetta di farti conoscere ed apprezzare da un nuovo pubblico, differenziandoti dai tuoi competitors. Questo è il tuo obiettivo di business.  La tua strategia sarà quella di lavorare alla costruzione della tua immagine, andando a rafforzare la tua brand awareness. Tradotto, significa permettere alle persone di identificarti in modo unico nella loro mente, apprezzandoti per quelli che riconoscono in te come i tuoi punti di forza. Le tattiche che puoi usare per raggiungere questo obiettivo e attuare la tua strategia possono essere molteplici: lo storytelling, per diffondere tuoi valori attraverso i contenuti;l’influencer marketing, affinché le persone parlino di te;il blog, per attrarre traffico organico da Google, grazie al posizionamento di specifiche chiavi di ricerca;creare sinergie con partner di settore;il podcast, per comunicare in modo innovativo, trasmettendo la tua autenticità e personalità, ampliando la tua audience. Bisogna proprio fare tutte queste cose?  Queste tattiche possono (e a mio avviso dovrebbero) coesistere per lavorare, su più fronti, all’attuazione della tua strategia. Ciascuna di esse opera, in modo allineato e sinergico, per raggiungere obiettivi di breve termine.  Dunque è così che micro obiettivi e strumenti tattici ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi strategici e di business. Prova ad immaginare una sorta di piramide degli obiettivi, suddividendola in fasi. Tutto questo ragionamento è utile per arrivare finalmente a rispondere alla nostra domanda iniziale.  Infatti, se tutti questi micro obiettivi tattici non sono coerenti con l’intera strategia, non avranno alcun effetto sul raggiungimento dei tuoi obiettivi di business.  Un bellissimo spreco di tempo Obiettivi di podcast disallineati, saranno solo “un bellissimo spreco di tempo” come cantava Jovanotti. Sottolineo bellissimo perché magari ci avrà permesso di vivere un’esperienza interessante. Ahimé, però, in termini di business, non contribuirà probabilmente a farlo crescere. Voglio raccontarti questo aneddoto che mi riguarda da vicino. Tre anni fa, quando ho prodotto il mio primissimo podcast non ero una freelance. Lavoravo come dipendente in un’azienda multinazionale, nel dipartimento amministrazione, finanza e controllo.  Il mio podcast rappresentava per me, semplicemente un progetto al quale desideravo lavorare per sperimentare questo mezzo, di cui mi stavo innamorando. Imparare ad usarlo e mettermi alla prova con la scrittura narrativa.  I miei obiettivi erano totalmente personali e slegati dall’attività lavorativa che svolgevo. Dunque, il podcast non contribuiva a obiettivi, né di business né di marketing! Anzi, non avevo alcunché da raggiungere se non un puro piacere personale. Questo è il concetto che vorrei passarti.  Se hai deciso di usare il podcast per supportare la tua attività, significa che gli obiettivi che ti prefiggi di raggiungere grazie al tuo podcast, devono essere allineati con i tuoi obiettivi strategici di marketing.  Cosa significa?  Che devono essere coerenti, sostenibili, misurabili. Vuol dire che il podcast deve guidare i nostri ascoltatori. Dobbiamo rivolgerci per prima cosa al target giusto, creare un piano editoriale con contenuti coerenti e creare call-to-action che stimolino azioni precise (anch’esse misurabili).  In pratica il podcast diventa uno strumento capace di innescare un funnel di marketing.  “Quali sono i miei obiettivi?”“Che cosa voglio ottenere?”“In che modo il podcast può aiutarmi a concretizzare la mia strategia?” Queste sono domande che possono aiutarti a focalizzare meglio le azioni da compiere, come utilizzare il podcast, cosa e come comunicare.  Questo è il metodo che uso quando creo un podcast o quando lavoro con i miei clienti: partire dalla progettazione, sino a definire gli obiettivi di marketing e comprendere come questi si inseriscono all’interno della loro strategia.  Ma di questo voglio parlarti nel dettaglio nelle prossime puntate.  So che il tuo tempo, come il mio, è prezioso perciò spero di averti dato qualche spunto di riflessione. Se invece vuoi avere altri tips e sei più Instagram-addicted, ti aspetto sul mio profilo.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Sigla e Trailer podcast: cosa sono e a cosa servono Per spiegare la differenza tra sigla e trailer di un podcast, partiamo dal dare una definizione di questi due elementi. La sigla è un breve motivo che funge da elemento introduttivo al podcast stesso. È composto da un testo conciso e una musica di sottofondo. Lo scopo della sigla è presentare sinteticamente il podcast e orientare l’ascoltatore dando coordinate precise, anche e soprattutto se è la prima volta che ci ascolta. Per questo la durata indicativa è tra i 15 e i 30 secondi. Non serve che sia molto prolissa. Una buona sigla contiene: il nome del podcast il nome dell’autore o del narratore il messaggio del podcast il pubblico a cui è rivolto il beneficio per l’ascoltatore. La sigla è un elemento identitario del podcast, ed è bene che crei un effetto di familiarità e riconoscibilità. Ecco perché solitamente ha un testo e una musica sempre ricorrenti. D’altra parte, il trailer è l’anteprima di tutto il progetto podcast, che sia esso una serie autoconclusiva oppure episodica. Lo scopo del trailer è sempre lo stesso: presentare il podcast, incuriosire e coinvolgere il pubblico, fornire elementi essenziali ma esaustivi per far capire di cosa si parlerà, quale format si è scelto, con quale punto di vista si affronterà l’argomento, chi è l’autore o il narratore, in che veste ne parla e quali sono obiettivo e target del podcast. Il trailer in genere è una breve puntata del podcast della durata indicativa che va dai 90 ai 120 secondi. Può essere esposto dalla voce del narratore oppure essere un middle di voce o pezzetti di altre puntate che lascino intravedere una piccola trama senza però svelare troppo. Come creare la sigla podcast Leggi tutto Sigla vs trailer podcast Sigla e trailer, sebbene servano entrambi a presentare il podcast, hanno scopi e durata differenti. La prima è una sintesi estrema, di solito bastano due o tre frasi per circoscrivere tutto il messaggio contenuto nel podcast. Il secondo è una espansione più dettagliata dell’argomento ma allo stesso tempo sintetico e accattivante. Sulla durata e sullo stile di sigla e trailer non ci sono regole precise. Puoi decidere tu come strutturarle, tenendo conto delle diverse finalità di entrambi. Per altri approfondimenti, ti consiglio la lettura dell’articolo su come creare la sigla podcast e come fare un trailer accattivante. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Dal 2020 ad oggi la produzione di podcast in Italia è aumentata in modo esponenziale, i formati podcast si sono evoluti ed è sempre più importante capire cosa piace al pubblico. Soprattutto se si vuole usare il podcast come strumento di marketing per attrarre potenziali clienti. Lo so, non è sempre facile orientarsi in un mercato ancora giovane, che cresce velocemente e che è in continuo divenire. Da una parte c’è sempre più bisogno di stabilire punti fermi e dare delle direzioni chiare a chi comincia a usare il podcast; dall’altra è chiaro che esplorare nuovi stili e modalità di interazione può essere la leva distintiva per attrarre un nuovo pubblico in target. Ecco perché ho selezionato per te i format podcast più popolari e più usati nel 2023. Vedremo insieme le diverse tipologie di podcast, quale esempio da ascoltare e ti illustrerò vantaggi e svantaggi che ciascun format offre. Prima però voglio spiegarti perché è così importante conoscere e valutare bene quale format usare nel tuo podcast. Perché è importante scegliere bene il formato podcast Scegliere bene il formato del podcast è importante per almeno per tre ragioni: differenziarsi dai competitor podcast valorizzare al massimo il potenziale del progetto trovare il giusto equilibrio tra effort e opportunità. Il podcasting è un mercato che offre grandi opportunità. La saturazione che si riscontra in altri canali di comunicazione è per ora ancora lontana. Per cui è molto più facile inserirsi in questo contesto parlando del proprio business e facendosi conoscere come professionisti che non altrove. Questo è un grosso vantaggio a livello competitivo. Ciò nonostante, mi è già capitato di lavorare con clienti che non sapevano se e come differenziarsi dalla concorrenza di altri podcast che trattavano proprio il medesimo argomento. Se ti sei posto la stessa domanda, sappi che è normale temere di perdere il primato e l’occasione di accaparrarsi l’attenzione di un pubblico potenziale cliente. E allora che si fa per distinguersi? Uno dei modi è scegliere un formato podcast diverso. Attenzione però a non perdere di vista la sostenibilità dell’intero progetto, come spiego in questo articolo altrimenti si rischia di abbandonarlo strada facendo. Linee guida per scegliere bene il format del podcast Leggi tutto I più popolari format podcast nel 2023 I formati podcast possono essere classificati sulla base di alcune caratteristiche che li accomunano. Ad esempio: per numero di voci e stile di conduzione per scelta editoriale, struttura e stile narrativo per contesto. Il podcasting d’oltreoceano ci fa sicuramente da apripista nell’anticipare nuovi trend di questo media. E infatti, molti format adottati dai più popolari podcast italiani sono una trasposizione di ciò che è già presente nel mercato statunitense. Nessuno inventa niente di nuovo, per intenderci. Tranne che per tutte le ibridazioni possibili e le personalizzazioni. Vediamo insieme i formati podcast più usati nel 2023. Talk a una voce È un format molto diffuso e si adatta a un genere podcast divulgativo, informativo, narrativo. Ciò che maggiormente apprezzo è la relazione che si crea tra speaker e ascoltatore: è un po’ come se il podcaster ti parlasse in una conversazione del tutto informale, ma allo stesso tempo intima. Il modo di argomentare, gli spunti di riflessione, la logica di esposizione, la condivisione di esperienze e persino il tono di voce dello speaker diventano un elemento distintivo di comunicazione che coinvolge chi ascolta. I podcaster più disinvolti non usano nemmeno lo script durante la registrazione, così da essere ancora più naturali nell’esposizione e catturare l’interesse. Certo richiede buone capacità espositive e di argomentazione, ma è una palestra incredibile per migliorare il public speaking. PRO: Autonomia nella preparazione dei contenuti, relazione intima con il pubblico, autorevolezza.CONTRO: Maggior effort nella preparazione dei contenuti, richiede buone capacità espositive (per non annoiare!). Alcuni esempi di talk a una voce: Dear Alice di Alice Bush, podcast di divulgazione e crescita personale, The Essential di Will Media condotto da Mia Ceran per l’informazione quotidiana, Cose Molto Umane di Giampiero Kesten, podcast divertente sulle cose interessanti degli esseri umani. Conversazione libera Detto anche free-talk, è il format podcast che ricorda alcune trasmissioni radiofoniche in cui gli speaker parlano tra di loro su argomenti di vario genere: l’atmosfera è colloquiale e informale. Questo modo di comunicare piace al pubblico nella misura in cui si percepisce una bella sintonia tra i co-conduttori. Non ci sono testi scritti ma solo scalette di argomenti, quindi non richiede un particolare effort nella preparazione dei contenuti. Puoi usare questo format se hai voglia di sperimentare l’audio come mezzo di comunicazione ma non ti senti pronto per affrontare questa esperienza da solo. PRO: Dinamico, divertente, crea appeal sul pubblico. L’effort e i costi di produzione sono suddivisi tra i vari conduttori. È più facile ampliare la community.CONTRO: Richiede sintonia nel gruppo e buona organizzazione per gestire le varie task del progetto. Gli esempi di format free-talk sono: lo spassionato Power Pizza con il trio Nick, Lorro e Sio, l’ironico e irriverente Domande Scomode di Lele e Gigio e infine Muschio Selvaggio di Fedez e Luis Sal. Intervista L’intervista è uno dei formati podcast più utilizzati e che il pubblico apprezza. Spesso è il miglior modo per approfondire specifiche tematiche grazie al contributo dell’ospite esperto in quel settore, oppure per condividere esperienze utili agli ascoltatori direttamente dalla voce del protagonista. Il livello di interazione tra conduttore e ospite può essere in due modi: diretto: quando c’è una conversazione tra i due speaker e uno scambio di domande e risposte dirette. indiretta: quando la risposta dell’interlocutore è inserita nella narrazione come un contributo audio esterno e non c’è una domanda esplicita da parte del conduttore. In ogni caso, la scelta di questo format è strategica se i tuoi obiettivi sono: ampliare il tuo network accrescere la tua autorevolezza. PRO: coinvolgere ospiti nel programma ti aiuta a stringere relazioni proficue, aumentare gli ascolti e la tua community.CONTRO: richiede una buona capacità strategica nel selezionare gli ospiti, e una buona organizzazione per programmare le interviste. Questo genere di podcast è diffusissimo ed è davvero difficile scegliere qualche esempio. Tra tutti ne ho selezionati tre: il podcast DOI – Denominazione di origine inventata sulle storie più o meno vere sul cibo; One more time con Luca Casadei; Le Alleate, una mia produzione per il progetto LeRosa con una serie di interviste inserite nella narrazione. Narrazione Il podcast narrativo racconta storie reali. La capacità di scrittura dell’autore nel raccontare stralci di vita vera è determinante. Ma non è da sottovalutare anche il sound design che unito alla scelta delle parole crea una narrazione a tutto tondo. Il format narrativo può essere sviluppato con un talk a una voce oppure a più voci con un podcast corale. PRO: coinvolgente e molto apprezzato dal pubblico. Scrittura e sound se ben mescolati creano un’atmosfera dal forte impatto emotivo.CONTRO: richiede abilità tecniche audio e di scrittura, oltre che a un buon investimento in termini di tempo e risorse. Anche in questo caso il panorama è ampissimo e c’è proprio l’imbarazzo della scelta. La mia selezione è Storie di Brand, di Max Corona; Prima, di Sara Poma; Rider nella notte di Diego Cajelli. Fiction La fiction è un formato podcast senza dubbio complesso e che richiede budget importanti. La particolarità è quella di raccontare una storia (inventata o verosimile) attraverso dialoghi, personaggi, livelli di narrazione articolati e archi narrativi estesi. Il sound design è certamente un aspetto fondamentale per ricreare quell’effetto avvolgente della narrazione. Per questo motivo non sono molti i podcast che adottano questo format. Tra questi cito Storie nel Carrello una co-produzione mia e di Matteo Scandolin per Bennet S.p.A.; Batman una produzione Warner Bros/Spotify Studio; Sbagliata, con un bel cast di attori. Se ami il genere fiction e l’inglese, ti suggerisco di scaricarti l’app Apollo podcast totalmente dedicata alle fiction audio e un catalogo di oltre 9.000 show. Audiodramma Anche gli audiodrammi sono tra i formati podcast che appartengono al genere fiction. Ma sono più che altro racconti drammatici interpretati da attori, trasposizioni di opere teatrali rivisti in chiave podcast grazie all’interpretazione magistrale di attori professionisti. Lo stile ricorda molto quello dei radiodrammi, programmi radiofonici degli anni ’30 del Novecento che attingevano al patrimonio teatrale e trasmettevano commedie e tragedie in sceneggiature originali per la radio. Uno dei più famosi fu quello di Ma Perkins, una serie audio con puntate da 15 minuti ciascuna che andava in onda ogni giorno sulla NBC e raccontava la storia di una donna soprannominata la “madre dell’aria d’America, interpretata da Virginia Payne che tra le sue vicende nella comunità e nella famiglia, dispensava consigli domestici. Qui ne puoi ascoltare un estratto. Oggi in Italia ce ne sono pochissimi e sono tutte interpretazioni curate nei minimi dettagli. Ecco perché sono spesso progetti audio destinati ad un pubblico pagante. Tra questi ti cito Radiodramma da Casa, creato da Adriano Saleri e Fonderia Mercury, dell’omonima compagnia di teatro. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Docuserie La Docuserie è uno dei formati di maggior successo nel mercato del podcast. Si usa come struttura narrativa per sviluppare temi legati a eventi storici, vicende di cronaca o adattamenti letterari. Lo stile e il linguaggio usato sono quelli di un documentario, ed è spesso corredato da interviste, materiali d’archivio, testimonianze, approfondimenti specifici. In molti casi l’arco narrativo è distribuito su più puntate. Ecco esempi di docuserie podcast che hanno avuto successo: Veleno di Pablo Trincia, un documentario sulla vicenda di cronaca italiana di pedofilia e satanismo; Limoni incentrato sulle vicende del G8 di Genova del 2001; Oltre il confine di Matteo Caccia per Audible, sulla storia di Karim Franceschi che parte per Kobane con un progetto umanitario. Miniserie La miniserie ha un numero ridotto di episodi ed è autoconclusiva. Per struttura è molto simile alla docuserie, ma i singoli episodi potrebbero essere a loro volta autoconclusivi o presentare un doppio livello di narrazione verticale e orizzontale. Ne è un esempio Riscrivi di Alessio Beltrami, una serie podcast dedicata alla scrittura in cui in ciascun episodio si approfondisce lo stile e la comunicazione di un grande scrittore. Ma anche La Festa dei Folli, di Gianluca Kamal in cui in ogni puntata si racconta la storia di un personaggio controverso della storia, e Dietro una Star di Podcastory. Rubrica Il formato Rubrica è una sezione del podcast con un approfondimento verticale su un tema. Può essere contenuta all’interno delle singole puntate, delimitata da uno spazio ad hoc, oppure sviluppata con un contenuto a sé all’interno della serie principale. Ne è un esempio è la rubrica FAQ di Podcast per il Business in onda il venerdì come doppio appuntamento settimanale. Podcast live È una performance dal vivo in cui è buona la prima. Questo format richiede una certa preparazione tecnica ed espositiva, specialmente se lo stile è narrativo e con un sound articolato.Personalmente ho registrato una puntata live di Podcast per il business in occasione della prima edizione della Settimana del Podcast svoltasi a Technotown a Roma. È stato emozionante vedere il pubblico partecipare al podcast.  Stessa cosa è stata fatta nell’edizione 2022 del Festival del Podcasting. Abbiamo organizzato un’intera sezione dedicata alle performance live di alcuni dei podcast più seguiti in quel periodo. È piaciuta molto al pubblico perché senz’altro è un modo per vivere appieno il podcast. Repurposed content Questo è un format che di podcast sa poco, in realtà. Si tratta della trasformazione in audio di un contenuto nato originariamente in un altro formato, come ad esempio un video, una conferenza o un programma radiofonico. Un podcast si può definire tale quando il contenuto nasce per essere audio e on demand, non un riadattamento. Ciononostante, questo format si usa per ottimizzare le risorse e ampliare il pubblico. Video podcast I video podcast, detti anche vodcast, sono venuti alla ribalta dopo che Spotify ha reso disponibile la nuova feature video a chi distribuiva il proprio podcast con Anchor. Così l’utente può scegliere se ascoltare semplicemente oppure seguire il programma visivamente. Molti podcaster, in realtà, già da molto prima condividevano la loro performance video tramite YouTube e poi via audio tramite il proprio hosting. Sicuramente il video podcast, a differenza del repurposed content, nasce per essere audio e ad esso si aggiunge il video, non viceversa. La logica di costruzione dei contenuti segue la modalità podcast. New G è stato uno dei primi vodcast originali Spotify, ma ora sulla piattaforma è presente una intera sezione dedicata a questo tipo di podcast. Ibridazioni La creatività non ha limiti ed è per questo che moltissimi podcaster mixano più formati podcast nello stesso progetto. Sperimentare e personalizzare gli stili ti aiuterà a distinguerti e crearti un format tutto tuo. Se stai iniziando un podcast e non sai come impostare il progetto perché sia davvero efficace per te, scrivimi e fissa subito la call gratuita di 30′. Ti aiuterò a trovare la direzione giusta per il tuo podcast. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast » Come creare la sigla del podcast Ogni progetto creativo nasce da un’idea, ogni podcast nasce da un’idea. Ogni episodio nasce da un’idea. Ma come nascono le idee per un podcast? Come si attiva quel processo creativo che accende la nostra mente e ci porta a trasformare un’intuizione in qualcosa di concreto? Trovare l’idea giusta per un podcast non è sempre così facile. Alcuni dei miei lettori mi hanno confidato di desiderare da mesi di fare un podcast, ma restano bloccati nel trovare l’idea giusta. Mi è capitato di frequente di ascoltare frasi come “non sono sicura di quello di cui voglio parlare”, “ho paura che l’idea sia banale” oppure, addirittura “esiste già un podcast che parla di questo argomento e mi hanno rubato l’idea?”. E così, passano le settimane, mesi e il progetto di fare un podcast resta nel cassetto. Dunque quali sono alcuni modi per trovare l’idea per un podcast? Dove possiamo attingere per stimolare nuove idee? In questo articolo parleremo di idee e di alcuni modi per trovarne di interessanti. 10 modi per trovare idee per un podcast 1. Pesca dalle tue passioni o dai tuoi interessi Per interessi e passioni mi riferisco a un argomento che senti davvero tuo. Qualcosa di cui sai abbastanza e per il quale senti di poter sostenere delle argomentazioni e condividere punti di vista, insomma qualcosa che ti entusiasma e ti carica di energia. Non è detto che la tua passione debba per forza essere l’argomento fulcro del podcast. Potrebbe però essere uno spunto da cui attingere per darti una direzione e sviluppare argomenti correlati o associati a quell’ambito. Qui mi viene in mente il podcast La Festa dei Folli di Gianluca Kamal. Lui è uno studioso e un appassionato di storia, anche se svolge una professione del tutto diversa. Ha attinto da questa sua passione per realizzare un progetto che racconta la vita e le vicissitudini di personaggi considerati “Folli”, che hanno segnato la nostra storia. Un altro esempio di come una passione possa diventare il frutto di un progetto è A tavola con Giulio Cesare di Daniela Zeziola. Lei mixa sapientemente la sua passione per la storia con le abilità in cucina. In ogni puntata narra un contesto storico e poi dona una ricetta legata proprio al personaggio, alla cultura o al periodo storico appena narrato. Ascoltalo! È davvero interessante e curioso. 2. Concentrati sui valori di cui vuoi farti portavoce Quali sono le cause di cui sei un convinto o convinta sostenitrice? Quelle per cui senti di poterti battere o che appoggi perché affini alla tua visione del mondo. Creare un podcast che si poggia sulla nostra identità valoriale è un ottimo modo per portare all’attenzione del pubblico un messaggio profondo in cui crediamo e ci posiziona in modo netto sui temi che scegliamo di condividere. Su questo aspetto per esempio si basano molti branded podcast, cioè podcast realizzati da aziende e usati come strumento di branding e di posizionamento. Un esempio di idea podcast sui valori aziendali? Le Alleate, il branded podcast prodotto per il progetto benefit LeRosa, il cui payoff è “Ascoltare. Collaborare. Sorridere”. Proprio su questi tre verbi, che riassumono la vision dell’intera community, è stato progettato il podcast. Attraverso le storie di alcune delle donne che la compongono, ogni episodio esprime in concreto cosa significa vivere una comunità femminile basata su questi tre valori e quali ne sono i vantaggi. 3. Valorizza le tue competenze Un’idea podcast basata sul valorizzare le tue competenze personali e professionali, può tradursi nella scelta di creare un podcast di divulgazione o content marketing, focalizzato sui temi che nel tuo business già affronti in modo diretto. Questo è un metodo molto usato e utile ai liberi professionisti che vogliono posizionarsi nel proprio settore e usare il podcast come leva di marketing. In alternativa, potresti far emergere le tue competenze personali e professionali anche in modo molto più creativo e meno diretto, uscendo dai soliti schemi. Facciamo qualche esempio? Te ne propongo due. Il primo è il podcast Dai Nonna di Valeria Battaini. Lei è attrice, voice over e speaker professionista e in questo podcast si diletta ad usare la voce in modo fantastico ricreando diversi personaggi. Ogni puntata è una fiaba raccontata proprio da una nonnina alla sua nipotina, con tanto di personaggi di volta in volta diversi e magistralmente interpretati da Valeria stessa. Beh, lei attraverso questo podcast valorizza molto bene le sue abilità e usa il podcast anche come allenamento all’uso della voce. L’idea del suo podcast in questo caso attinge alle sue competenze. Il secondo esempio è Canzone della Buonanotte di Annalisa Giansante, alias Annalu, cantante, cantautrice, insegnante di canto. Nel suo podcast, insieme al co-conduttore Francesco, raccontano la storia di una celebre canzone e poi ne cantano e suonano una versione live pazzesca. Te li lascio da ascoltare. 4. Trai spunto dalle tue esperienze personali La vita può riservarci esperienze intense e che ci portano a gradi di consapevolezza profondi, che ci cambiano e ci migliorano. Queste esperienze sono spesso fonte di grande ispirazione sia per chi sta vivendo situazioni simili, sia per chi non conosce la realtà di alcuni contesti e a cui potrebbe essere utile conoscere. Se hai vissuto esperienze personali che ti hanno segnato in modo particolare e che hanno influito sulla tua vita attuale, prova a pensare a come possono essere di aiuto a chi ti ascolterà. Cosa raccontano di te e di quello che sei oggi? Anche in questo caso voglio citarti qualche esempio concreto di podcast. È il sesso bellezza di Giulia di Quilio, attrice e performer di burlesque, parla in prima persona di tabù, rapporto con il proprio corpo e con il sesso, tra ironia e distacco. Il secondo è Lendas, di Loretta da Cosa Perrone, Content Manager e Copywriter italo-brasiliana, che ci porta in un viaggio tra Brasile e Italia tra folclore, leggende e la sua infanzia. Infine, non posso non citare Ponti Invisibili di Teresa Potenza, giornalista ed esperta in Medio Oriente, che racconta la sua vita in Siria prima e durante i primi conflitti di guerra, portando alla luce il suo approccio giornalistico di Slow Journalism. 5. Lasciati contaminare da ciò che leggi, ascolti e osservi I libri sono una grande fonte di ispirazione, soprattutto se riguardano temi specifici sul tuo settore professionale, ma non solo. A volte l’ispirazione non riguarda solo l’argomento in sé, ma anche il modo in cui viene sviluppato o raccontato. Oltre ai libri, anche le serie TV o altri podcast possono rivelarsi scintille per accendere un’intuizione e da trarre l’ispirazione giusta che ti serve per sviluppare l’idea del tuo podcast. Usa poi questi spunti per adattarli al tuo tema e al tuo modo di comunicare. L’importante è che non sia la replica di un altro podcast. 3 idee podcast per liberi professionisti Leggi tutto 6. Ascolta le persone con cui ti relazioni Restando in tema di podcast per il tuo business, pensa a cosa si chiedono i tuoi clienti. Quali sono le domande e gli argomenti più frequenti che ti rivolgono? Sono persone che appartengono ad una profilo preciso che ha bisogni, dubbi o esigenze specifiche? Il pubblico è sempre il vero protagonista del podcast. Ciò significa che è un contenuto che deve essere utile agli ascoltatori non solo a te. Tenendo a mente questo, credi possano esserci curiosità o aspetti che nessuno racconta ma che tu conosci molto bene e che puoi svelare in un podcast? Su questo punto ti porto l’esempio della seconda stagione del podcast Diventare Wedding Planner di Elisabetta Bilei, wedding planner e mentore per aspiranti e futuri professionisti del settore. Nel suo podcast ci porta dietro le quinte del suo lavoro raccontando vere storie di matrimoni con tutti gli imprevisti possibili e di come sono stati gestiti. Insomma una divulgazione resa concreta. 7. Restringi il campo Usa il podcast per parlare solo a un profilo specifico di cliente o interlocutore tipo, oppure per trattare argomenti molto verticali in profondità. Offrirai così un contenuto di alto profilo diversificando la tua comunicazione rispetto ad altri canali esistenti. Potresti approfondire tematiche che tratti nel tuo blog, ma argomentando e integrando i contenuti con interviste, casi studio, contributi audio esterni, storie, aneddoti, curiosità. Addirittura potresti creare una sorta di spin off del tuo blog. In questo modo crei una sinergia con altri canali senza duplicarne i contenuti, ma trattandoli in modo del tutto diverso o focalizzato. Podcast per blogger: le idee per cominciare Leggi tutto 8. Rendi accessibili e fruibili le informazioni A molte persone piace imparare cose nuove, ma non sempre hanno la possibilità di accedere a informazioni attendibili o di qualità su determinati argomenti. Se sei per esempio un giornalista, un divulgatore, uno studioso e hai accesso a fonti o documentazioni divulgabili, non riservate ma che possono diventare di utilità per il pubblico, perché non essere un facilitatore di queste informazioni? Semplificare, rendere chiari concetti poco comprensibili, attingere a fonti autentiche e di valore di cui disponi a beneficio della cultura. Tra questi cito il podcast di Alessandro Barbero, curato da Fabrizio Mele. Una raccolta non ufficiale a scopo divulgativo delle sue conferenze sulla storia. 9. Definisci l’intento della tua comunicazione Riflettere sull’intento comunicativo è un’altra leva per stimolare nuove idee podcast. Con quali finalità vuoi creare il podcast? Educare, informare, formare, diventare opinion leader, intrattenere, ispirare, sensibilizzare su temi sociali, sono alcuni esempi. Forse hai già scelto il tuo tema portante, ma l’idea giusta del podcast potrebbe risiedere nella forma con la quale lo tratti. Il taglio, lo stile, la prospettiva con cui si affronta l’argomento può cambiare radicalmente il progetto e quindi darti la possibilità di sfruttare un’idea già adottata da altri ma con una veste nuova e personale.  10. Sviluppa temi complementari Hai mai pensato di fare un podcast in coppia? Magari con professionisti che operano in ambiti correlati al tuo? Questa è sia un’ottima soluzione per creare un podcast a budget ridotto, in quanto ti consente di ripartire le spese di produzione, sia per offrire al pubblico un contenuto diverso e di grande valore aggiunto. Cerca partner con cui collaborare e che possano ampliare le tue conoscenze o apportare un punto di vista nuovo e correlato al tuo. ConTanti Saluti è uno degli esempi podcast che ha combinato due figure professionali diverse ma complementari. I due conduttori sono Emanuela Rinaldi, sociologa e docente universitaria sui temi legati alla cultura finanziaria, ed Enrico Bertolino, comico ma anche un professionista con anni di lavoro in banca alle spalle. Entrambi si occupano o si sono occupati di finanza, ma grazie alle esperienze diverse pur se affini portano punti di vista nuovi e le idee si mescolano e si contaminano. Conclusioni Questi sono i miei 10 spunti per stimolare nuove idee per il tuo podcast e tirare fuori dal cassetto quel progetto che ancora non ha visto la luce. Nessuno ti vieta di mixare questi consigli, abbinarli tra loro e sollecitare la produzione di altre idee.  Stimolare nuove idee podcast è il primo passo quindi iniziare a lavorare a qualcosa di concreto. E se dopo che hai trovato un’idea volessi sapere se è quella giusta, contattami e ti aiuterò a progettare il podcast adatto a te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...

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