Come promuovere un podcast nel 2023

Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast

Sapere come promuovere un podcast e quali strategie applicare nelle varie fasi del lancio è fondamentale per valorizzare il progetto e ripagare l’effort impiegato in fase di produzione.

Una delle sfide più grandi per chi fa podcast è la Discoverability, cioè la capacità di essere scoperti dal pubblico in ascolto. I motivi possono essere diversi e sicuramente sono legati sia a fattori indipendenti da noi, sia alle azioni che abbiamo o non abbiamo messo in atto per promuovere il podcast.

La promozione del podcast è parte integrante della strategia marketing che brand, liberi professionisti o podcaster indipendenti devono definire quando decidono di produrre e distribuire un podcast. Non è una fase accessoria, non è una fase opzionale e da relegare solo al momento della distribuzione, è piuttosto una fase importante della progettazione.

È infatti proprio qui che sta lo spartiacque tra chi ottiene risultati e chi li insegue.

In questo articolo vedremo come promuovere un podcast nelle fasi di pre-lancio, lancio e post-lancio.

Perché è difficile promuovere un podcast?

Chi comunica oggi online si trova di fronte a una grande sfida, non possiamo nasconderlo.
I motivi si nascondono dietro questi quattro fattori:

  1. la soglia di attenzione delle persone nella fruizione dei contenuti si abbassa;
  2. siamo sempre più esposti alla infobesità cioè a un flusso eccessivo di informazioni e contenuti con cui entriamo in contatto ogni giorno;
  3. c’è una continua frammentazione del pubblico sui vari canali di comunicazione e ci costringe a presidiare più touch point possibili per arrivare alle persone.

Arrivare alle persone giuste è dunque una sfida. E chi fa podcast lo sa molto bene, perché ai fattori che abbiamo appena menzionato, se ne aggiungono altri due.

La propagazione del mezzo.
Il podcast non è ancora un media di massa, anche se sta crescendo molto. E per quanto la percezione delle persone possa essere diversa, in realtà è ancora un mezzo poco diffuso rispetto ad altri.

Per darti un riferimento, pensa che i podcast attualmente nel mondo sono poco più di 4 milioni (fonte Podcast Index, dati ad Aprile 2023) contro i 600 milioni di blog. E in Italia si stima che i podcast pubblicati siano intorno ai 30 mila considerando sia quelli attivi che quelli non più attivi.

Questo significa che il mondo del podcasting non è certamente un luogo saturo. Il che può essere un grande vantaggio per quanto riguarda la concorrenza, ma per contro la poca diffusione limita la Reach del pubblico.

Le caratteristiche intrinseche del podcast.
È un contenuto audio e come utenti non abbiamo ancora l’abitudine a cercare le risposte alle nostre domande sulle piattaforme di ascolto. Andiamo sui motori di ricerca.

Per cui a meno che non siamo noi podcaster ad agevolare la strada ai potenziali ascoltatori e a mettere in atto strategie di promozione ben definite, ottenere una buona visibilità, diventa complicato.

E allora come si promuove efficacemente un podcast? Prima di tutto mettendo a punto una strategia suddivisa per le tre fasi di lancio.


Come creare una strategia di marketing per il podcast

Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business


Le fasi di promozione di un podcast

Le fasi di una buona strategia di promozione podcast sono:

  • il pre-lancio
  • il lancio
  • il post lancio.

Esattamente come avverrebbe per un qualunque altro progetto, servizio, iniziativa, evento online o dal vivo che devi lanciare, anche la promozione del podcast va pensata in questa ottica.

L’errore più grande che vedo fare sui lanci di nuovi podcast, è pensare a come promuoverlo solo quando sta per uscire.

Ti è mai capitato di vedere dei post sui social in cui viene condiviso il link di una puntata podcast senza nemmeno una descrizione, un contesto? Se tutto va bene c’è solo la frase “è uscita una nuova puntata, ascolta”.

Ok, il messaggio è chiaro e diretto, ma quanto mi ha coinvolto? Quanti farebbero clic su quel link? A meno io non sia già un follower di quel podcast, è molto difficile che questo genere di comunicazione mi faccia venire voglia di ascoltarlo. 

Il fulcro sta tutto nel saper catturare l’attenzione, mantenerla viva, per poi trasformarla in interesse. In vero interesse. E ti assicuro che spesso non è l’argomento il solo elemento discriminante per attirare o meno l’attenzione sul podcast ma è anche il modo in cui lo presentiamo alle persone
 
Generare attesa, creare coinvolgimento, alimentare di continuo l’interesse sono gli ingredienti basilari per una promozione efficace. E una volta che abbiamo questi ingredienti in mano, vanno lavorati con strategie e azioni concrete.

Le strategie possono essere diverse da podcast a podcast, a seconda del genere, del format, del tipo di distribuzione, della notorietà del brand, del budget, dei canali di comunicazione. Ma necessitano tutte di una pianificazione ben precisa. 

Quali attività pianificare nelle tre fasi di promozione di un podcast? Vediamole insieme.

La promozione del podcast nella fase di pre-lancio

La fase di prelancio di un podcast è quella che serve a creare hype e a scaldare il potenziale pubblico. Può durare anche diverse settimane. Anzi, è più fruttuosa se fatta con largo anticipo. Questa è la fase che io definisco di semina.

È il momento in cui inizi a informare il pubblico di ciò su cui stai lavorando, senza spoilerare troppo ma fornendo qualche indizio su ciò che definiamo “coming soon”. 

I social in questo caso sono ottimi canali di comunicazione. Parlare alla tua community online è il primo passo per creare una futura fan base di ascoltatori. Se i tuoi follower sono ingaggiati per primi, saranno loro stessi ad aiutarti ad espandere la voce e ad allargare il pubblico.

Cosa comunicare nel pre lancio di un podcast?

  • mostra i dietro le quinte del lavoro che stai svolgendo: strumenti, luoghi, persone.
  • racconta una parte del tuo processo di lavoro,
  • parla del perché hai scelto di iniziare un podcast e come stai vivendo questa fase di creazione
  • condividi piccoli successi, difficoltà, aggiornamenti sullo sviluppo del progetto.

Ricorda che le persone si appassionano ai percorsi ancor prima delle mete. Per cui crea uno storytelling di questa fase di produzione.

Quando sei a ridosso della pubblicazione del podcast, per esempio una o due settimane prima, la comunicazione cambia e diventa più incisiva. 

Poco prima del lancio del tuo podcast puoi:

  • postare un count-down sui social per avvertire i tuoi follower della data di uscita.
  • Creare una landing page del podcast con l’anteprima del titolo, della cover, una sinossi che descriva l’argomento, il format e la struttura che avrà il tuo podcast. Puoi inserire anche un form per invitare nuovi potenziali ascoltatori a restare aggiornati sul lancio. Questo è un bel modo anche per fare lead generation.
  • Condividere un estratto audio del trailer attraverso Reel, Short YouTube, Newsletter.
  • Presentare il progetto agli iscritti della tua newsletter e dando loro la possibilità di assaggiare un’anteprima di ciò che andrà online.
  • Programmare dirette social con i partner che hanno partecipato al tuo progetto.
  • Iniziare a frequentare le community italiane di podcasting.
CTA-corso-podcast

Come promuovere il podcast nella fase di lancio

Questa è lo stadio che ti richiederà maggior effort. Devi sfruttare ogni leva possibile per coinvolgere il tuo pubblico e spingerlo ad agire.

Se lo hai già scaldato a dovere nella fase di pre-lancio, la curiosità di ascoltare il lavoro che ti è costato mesi di impegno, giocherà a tuo favore. 

Non fare l’errore che una sola comunicazione basti a stimolare l’interesse. Dovrai essere bravo/a a presidiare tutti i canali e a fare una comunicazione più intensa del solito. Non avere paura di creare più reminder.

Non sempre le persone che leggono un singolo post hanno la possibilità di ascoltare subito la puntata. Può darsi che non sia il momento giusto per farlo, oppure semplicemente se ne dimenticano. Quindi struttura una comunicazione costante e diversificata.

  • Prepara un piano editoriale ad hoc per la promozione del podcast sui social, in diversi formati.
  • Scrivi la newsletter del lancio e se non ne hai ancora una tutta tua, puoi sfruttare la newsletter di LinkedIn in cui tra l’altro puoi inserire un player per ascoltare direttamente la puntata attraverso Spotify.
  • Se hai un sito web, metti in evidenza nella home page questo nuovo progetto in modo che le persone che arrivano sul tuo sito dai motori di ricerca sappiano che è uscito un tuo podcast e lo vedano subito.
  • Se il podcast tratta argomenti sociali o di attualità notiziabili, puoi anche pensare di creare un comunicato stampa da divulgare a testate online di settore.
  • Sfrutta il tuo network per far conoscere il tuo podcast e chiedi loro di condividere il tuo progetto.
  • Entra in connessione con altri podcaster, quelli che magari hai già conosciuto nelle communty di podcasting e parla del tuo progetto.
  • Chiedi interviste al tuo network, ad altri podcaster o a esponenti del tuo settore di intervistarti in modo da poter parlare del tuo progetto anche a community diverse dalla tua.
  • Partecipa ad eventi di settore o di podcasting così da raggiungere anche un pubblico off line.

Ma attenzione a una cosa: evita di fare spam incondizionato del tuo podcast, a taggare persone sui social per ogni post che pubblichi o a mandare mail fredde e asettiche nella speranza di essere ricondivisi o contattati. Una comunicazione intensa è giusto farla ma con criterio e sondando l’interesse.

Tutto si deve sempre basare su relazioni e connessioni ben costruite e reciproche. Lo spam non piace a nessuno, per cui ricorda di non forzare la mano. 


Multicanalità

Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel


Promuovere un podcast nel post-lancio

Questa fase è la più bistrattata di tutte. Un po’ perché il picco del lancio porta a un naturale decremento delle attività di comunicazione, un po’ perché si arriva a questa fase già stanchi. 

Per evitare che il post lancio, nel tempo, ci porti a perdere l’attenzione di tutto quel pubblico che abbiamo faticosamente scaldato nelle due fasi precedenti, è importante strutturare un processo sostenibile e che ci consenta di essere costanti e presenti

La promozione post lancio va pianificata in fase di progettazione esattamente come le altre due fasi. Perché sebbene meno intensa, è quella che poi resta a regime.

Questa fase va studiata ad hoc per singolo progetto anche perché le modalità possono cambiare se si tratta di una serie autoconclusiva, di un podcast episodico, di un podcast intervista, ecc. 

Se il podcast è uno strumento di marketing a supporto del tuo business, ricorda di usarlo come risorsa sempre disponibile a chiunque entri in contatto con te. 

Quali strumenti usare per promuovere il podcast nel post lancio

  • Sui social puoi per esempio spezzettare i contenuti delle puntate per creare post o caroselli tematici e rimandare poi gli utenti all’ascolto della puntata nel link in descrizione o del post, a seconda del social che stai usando. 
  • Creare degli highlight video da divulgare come reel o short su YouTube
  • Inserire il link diretto del podcast nella firma delle email che mandi ai clienti o partner o con un QR code sul tuo bigliettino da visita.
  • Pubblicare newsletter tematiche ogni volta che esce una puntata nuova.
  • Se hai ospiti, chiedere di condividere con la loro community l’intervista.
  • Attivare campagne di advertising sui social se il progetto podcast è un pilastro di una strategia marketing più ampia.
  • chiedere recensioni e iscrizioni su Apple Podcast o su Spotify in modo da sfruttare l’algoritmo delle piattaforme.

E poi, sfruttare la SEO in modo strategico per essere trovato sui motori di ricerca. Su questo tema che è senz’altro molto ampio, troverai anche delle puntate del mio podcast interamente dedicate a questo argomento. Le puoi ascoltare tutte nella playlist di Spotify.


seo podcast come aumentare la visibilità

SEO e Podcast: gli impatti sul posizionamento online



Conclusioni

La promozione del podcast perché sia efficace è un lavoro, ed è un lavoro costante. Se vuoi mettere a punto una strategia di promozione podcast mirata per il tuo progetto, contattami e ti aiuterò a trovare quella più idonea per te.

CTA PODCAST AZIENDE


Lo hai trovato utile?

Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati.


Potrebbero interessarti anche
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast “Come creare un podcast se ho poco budget?”. Capita che nella mia community mi venga posta anche questa domanda. Partiamo dal presupposto che qualunque progetto, digitale e non, perché funzioni richiede un minimo di investimento. Non solo economico. Infatti sono 3 i fattori che entrano in gioco: tempo; denaro;energie. Inevitabilmente, a seconda delle nostre scelte, uno di questi tre elementi avrà un peso maggiore rispetto agli altri. Ora, mettiamo il caso che tempo ed energie non ci manchino, quali escamotage possiamo adottare per creare un podcast a budget ridotto?  Questo è il tema che ho trattato nella puntata numero 10 di Podcast per il Business e di cui ti parlerò in questo articolo. Io ho trovato ben 7 modi per farlo. 7 modi per creare un podcast con pochi soldi Prima di svelarti 7 strategie su come creare un podcast con poco budget, premetto una cosa: nessuno può sostituirsi a un professionista. In qualunque settore, per avere un risultato professionale, serve lo specialista. Questo discorso vale per chi vuole aprire un blog e non conosce la SEO o non ha nozioni di grafica. Vale per chi vuole fare marketing ma non sa da che parte cominciare per costruire una strategia efficace. Vale per qualunque progetto digitale, compreso quello di creare un podcast.  Immagino che se anche tu sei un libero professionista la pensi allo stesso modo. Così come probabilmente sarai anche d’accordo sul fatto che, a volte, bisogna un po’ arrangiarsi. Piuttosto che rinunciare al desiderio di creare qualcosa di proprio, bisogna fare delle scelte che ci permettano di portare a casa un risultato. Magari la prima volta non sarà perfetto – e questo dobbiamo metterlo in conto – ma sarà comunque un nostro prodotto. Come dicevo poco fa, potremo spendere forse meno soldi ma ci ritroveremo ad investire inevitabilmente più tempo ed energie.  Con questo articolo voglio darti qualche suggerimento pratico che puoi prendere in considerazione per avviare il tuo progetto, il che non significa creare un podcast gratis ma farlo a costi ridotti. È pur sempre un modo di iniziare! Andiamo al nocciolo della questione e vediamo come creare un podcast con 7 tips che riguardano soprattutto l’organizzazione e le scelte editoriali.  Ah, sappi che non parlerò dell’acquisto dell’attrezzatura perché potresti iniziare anche con un microfono e un paio di cuffie di qualità, senza spendere cifre folli. Sarai sempre in tempo per fare un upgrade successivamente. 1. La formazione per fare podcast La formazione, non si scappa, è fondamentale per iniziare. Puoi, tuttavia, formati in autonomia seguendo corsi di podcast online su come sviluppare il tuo prodotto audio e sull’uso degli strumenti tecnici. Così facendo, il vantaggio è sicuramente quello di spendere meno, in termini prettamente monetari, rispetto ad una consulenza podcast one-to-one. Online potrai acquisire le nozioni base che ti servono per partire. Ci sono diversi corsi fatti molto bene e anche piuttosto completi, sia per progettare che per imparare ad usare gli strumenti di registrazione ed editing audio. È ovvio che il limite di seguire un corso online da soli e senza un professionista che ti segue consiste nel non avere il supporto di una persona che sappia darti degli input mirati e specifici. La difficoltà che ho incontrato anche io in passato, a volte, era proprio quella di avere dubbi su come mettere in pratica, nella realtà, le nozioni apprese. In ogni caso è una scelta che ti consiglio per iniziare a mettere le mani in pasta. 2. Scegli un format podcast semplice Una volta che ti sei formato e hai acquisito le nozioni base, il secondo stratagemma che puoi adottare è quello di scegliere un format semplice e sostenibile per il tuo progetto.  Intendo dire fare una scelta anche dal punto di vista editoriale, che ti consenta di creare un podcast: adatto alle tue capacità e competenze;semplice da produrre, dal punto di vista della creazione dei contenuti e del sound design; che risponda alle tua disponibilità in termini di tempo. Voglio farti un esempio. Il podcast narrativo richiede sicuramente una scrittura più complessa e una scelta sonora più ricercata rispetto ad un format monologo (come Podcast per il Business). Quindi se non hai dimestichezza con i tool di editing e montaggio audio, e non vuoi delegare queste attività a qualcun altro, allora è meglio scegliere un format più in linea con le tue competenze. Puoi prepararti una base musicale minima, una sigla introduttiva e crearti un modello di puntata tale da poterlo gestire in autonomia, anche in fase di post produzione audio.  3. Usa tool gratuiti per iniziare a fare podcast Esistono in rete diversi tool gratuiti sia per la scelta del software di montaggio, del servizio di hosting o addirittura del catalogo musicale royalty free, sino alla creazione della grafica di copertina.  Voglio citartene qualcuno così da poterti orientare nella scelta. Per il software di montaggio potresti usare Audacity o Garage Band (se hai un Mac): sono gratuiti e davvero semplici da usare.  Per quanto riguarda l’hosting puoi scegliere servizi totalmente gratuiti, come Anchor, oppure con piani freemium, come Spreaker. Se parliamo, invece, di musica puoi usufruire di tutti quei cataloghi musicali che ti permettono di scaricare brani in modo completamente gratuito. Fai attenzione a verificare che si tratti di brani royalty free e quale sia il tipo di licenza consentita. A tal proposito, ti invito a leggere un articolo che trovi nel mio blog, dedicato proprio alla musica per i podcast.  4. Crea un podcast in collaborazione con un partner Al quarto stratagemma forse non avevi mai pensato: quello di creare un podcast in collaborazione con qualcun’altro. Perché no? Questo è un bellissimo modo per dividere non solo le spese delle attrezzature ma, eventualmente, anche i costi della consulenza di un professionista che vi aiuterà nella realizzazione. Lo trovo, inoltre, un modo davvero utile anche per ottimizzare risorse non prettamente economiche come il tempo ed energie. Potreste infatti dividere i compiti per la creazione dei contenuti, del piano editoriale, della scelta della musica, il montaggio, ecc… Tra l’altro, creare un progetto in collaborazione con un partner può esserti utile anche per un altro aspetto.  Potresti creare un podcast in cui trattare un argomento complementare al tuo business e diversificare o ampliare addirittura gli argomenti di cui sei esperto, mixando le competenze e le conoscenze di un’altra persona.  A mio avviso, potrebbe essere più che uno stratatagemma per creare un podcast con poco budget, una vera e propria opportunità! Ti consentirebbe, infatti, di creare contenuti di valore e affrontarli esaminando più punti di vista. Potrebbe divenire una partnership per il tuo business e ne potresti beneficiare anche in termini di personal branding. Questo vale sia per te che per il tuo partner naturalmente. Ci avevi mai pensato?  5. Delega le task tecniche a un professionista Il quinto suggerimento del mio elenco per creare un podcast a budget ridotto, è quello di delegare a un professionista solo le task meramente tecniche. Mi riferisco per esempio al montaggio e a quelle attività per cui potrebbe essere richiesta una competenza maggiore (per l’appunto tecnica), un’attrezzatura specifica che non possiedi o un tool più avanzato che ti permetta di conseguire un risultato audio davvero di qualità. Si tratta di task che pensi di non riuscire a gestire in autonomia, non solo dal punto di vista dei tecnicismi ma anche per un discorso di efficientamento del tuo tempo. Probabilmente riusciresti a eseguire tu stesso tali attività, magari dopo aver intestito altro tempo in formazione e forse grazie l’acquisto di qualcosa in più rispetto alla dotazione basica che già possiedi. Il punto che ti consiglio di valutare è l’eventuale costo del supporto e della consulenza di un professionista, un Coach del podcast proprio come lo sono io, raffrontato al tempo che ti richiederebbe far tutto da solo. Sicuramente un professionista impiegherebbe meno tempo. A queste 5 tips ne aggiungo ancora altre due che ritengo abbiano un impatto soprattutto sul risparmio di tempo e sull’organizzazione. Anche se in realtà, non solo.   6. Crea un podcast di poche puntate Se è vero che “Il tempo è denaro”, il sesto metodo che ti suggerisco è quello di creare una serie podcast con un numero limitato di episodi. Questo metodo ha decisamente un effetto diretto sul tempo che dovrai impiegare per la progettazione e realizzazione delle puntate. Un buon podcast può contenere anche solo una stagione che va dai 6 agli 8 episodi. Poi, successivamente, puoi valutare se creare una seconda stagione, se implementare altre features e dedicare sforzi maggiori sia in senso economico che di tempo. Questa opzione non è assolutamente riduttiva ed è, anzi, da intendersi come un progetto pilota prima di spiccare il volo in qualcosa di più impegnativo. Avrai modo di sperimentare, crescere anche a livello di competenze (perchè, si sa, la pratica rende migliori e non solo lo studio nozionistico), di raccogliere dei feedback che saranno importantissimi per la progettazione della fase successiva. Più di ogni altra cosa, questa modalità ti darà la possibilità di capire davvero cosa significa creare un podcast. Toccare con mano come riesci ad organizzare il tuo tempo e, perché no, capire se davvero riesci a gestire il progetto del tuo podcast in autonomia. Significherà per te capire se l’investimento che hai fatto – seppur contenuto – è sostenibile e ha un senso procedere, magari ampliandolo.  È un bel modo per mettersi alla prova, senza imbarcarsi in un progetto non sostenibile nel lungo periodo. Sicuramente contribuirà anche a diffondere il tuo brand nel tuo settore. 7. Progetta puntate brevi per il tuo podcast Il settimo modo è fare puntate più brevi. Nessuno ci obbliga a preparare contenuti di 30-40 minuti. A volte basta molto meno per esaurire un argomento o lasciare un messaggio concreto all’ascoltatore.  In linea generale, il mio suggerimento è sempre quello di fare puntate che rispondano in modo esaustivo all’argomento scelto. Se reputi che sia troppo complesso per essere affrontato in una sola puntata, nessuno ci vieta di creare micro argomenti da distribuire su più episodi.   In questo modo puoi diluire i contenuti e ridurre i loro tempi di creazione spalmandoli in un orizzonte temporale più ampio. Conclusioni Quale di questi metodi pensi di poter applicare? Il mio intento è sempre quello di dare informazioni e strumenti utili, allo stesso tempo stuzzicare delle riflessioni su questo tema. Spero possano esserti di aiuto nella realizzazione del tuo progetto. Se sei interessato a migliorare il tuo podcast oppure vuoi un supporto mirato e personale, oltre a perderti tutte le puntate di Podcast per il Business, puoi richiedermi una consulenza e parlarmi del tuo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Creare un podcast ti stuzzica, ma non hai la più pallida idea di come iniziare a muovere i primi passi? Allora sei nel posto giusto. Questa è la guida introduttiva su come fare un podcast partendo da zero. Qui ti spiegherò tutte le fasi di creazione: dal progetto agli strumenti, dalla scelta editoriale fino alla pubblicazione e promozione. Tutti elementi che ti serviranno se vuoi implementare il podcast nella tua strategia di business o anche solo per realizzare un prodotto audio personale. Creare un podcast per il proprio brand, personale o aziendale, significa entrare in un mercato ancora poco affollato rispetto ad altri canali di comunicazione. Il che è una grande opportunità. Pensa che all’inizio del 2021 si contavano quasi 600 milioni di blog (dato Internet Statistics Facts) contro i poco più di 4 milioni di podcast a metà del 2022 secondo i dati di Podcast Index. Questo significa che con il podcast puoi sfruttare un vantaggio competitivo non indifferente se lo inserisci in modo efficace nella tua strategia di marketing. Se il tuo intento è iniziare con il piede giusto, lascia che ti guidi passo passo. Sulla base di quanto ho sperimentato personalmente con i miei clienti, ti fornirò alcuni consigli utili su come fare un podcast che ti permetteranno di diventare podcaster anche se sei alle prime armi. Cos’è un podcast? Prima di darti tutte le informazioni necessarie su come fare podcast voglio stabilire dei punti fermi. Nel corso di questa guida userò dei termini e un linguaggio che presuppone che tu sappia cos’è un podcast. Ma meglio partire avendo condiviso effettivamente le nozioni base su significato di podcast. La definizione che io uso è quella ben esplicitata dallo IAB (Associazione dedicata all’advertising interattivo) e poi ripresa da IPSOS. Il podcast è un contenuto audio inedito, e ascoltabile online e on demand. Questo significa che nasce per essere audio e non è la trasposizione di contenuti originariamente creati per altri canali di comunicazione. Tutto ciò che nasce in forma video, testo scritto (es. audiolibri), programmi radio, non rientrano in questa categoria. Questo è un concetto purista, se vogliamo. Ma è la definizione di podcast che adotteremo in questa guida. Se vuoi conoscere la storia del podcast e approfondire questo argomento, leggi l’articolo qui sotto. Cos’è un podcast e come ascoltarlo Leggi tutto Come fare un podcast di successo: le 5 fasi Per realizzare un podcast di successo è importante che tu lo veda come a un progetto vero e proprio. Partire in quarta senza un minimo di basi potrebbe portarti a una grande dispersione di tempo e denaro. E sono sicura che non è ciò che vuoi. Senza contare che modificare in corso d’opera un podcast è un tantino più difficile rispetto a evisionare un articolo blog o un post sui social. Con questo concetto in mente, è chiaro che il podcast deve essere ideato e costruito senza lasciare nulla al caso. Il rischio altrimenti è quello di iniziare con grande entusiasmo per poi abbandonare il progetto non appena ci si rende conto che non è più sostenibile, sia in termini di risorse che di fattibilità. Per porre le giuste basi e capire come creare podcast di successo, bisogna conoscere le 5 fasi del processo: progettazione pre-produzione produzione pubblicazione promozione. Fase 1: Creare il progetto podcast Proprio come faresti per la creazione di un tuo prodotto o servizio, prima di fare un podcast bisogna mettere nero su bianco cosa ti serve per realizzarlo. Non parlo solo di strumenti e attrezzature, ma anche di risorse, tempo, partner e molto altro. Avere una visione d’insieme del tuo progetto è molto utile per mettere a punto la tua strategia. A questo proposito ti suggerisco di usare il Podcast Model Canvas per tracciare il tuo board visivo e procedere alla fase di progettazione. Con il progetto avrai un’idea chiara e precisa della direzione da prendere e soprattutto mantenerla fino alla fine. Il più delle volte si tralascia questa fase iniziale perché ci si focalizza subito sulle attività operative, mentre invece la progettazione è quella più importante. È qui che decidi, dati alla mano, tempi, modi e risorse da impiegare sulla base della tua disponibilità. Parti dagli obiettivi Potresti già avere un’idea di podcast che ti piacerebbe realizzare. Ma ti sei soffermato davvero a pensare al perché vuoi fare un podcast e cosa vuoi ottenere? Che il tuo intento sia promuovere il tuo brand oppure creare un podcast per un progetto personale, poco importa. Avere obiettivi ti aiuterà a focalizzarti sulle motivazioni reali che ti spingono a farlo. È un podcast per il tuo business? Poniti degli obiettivi in linea con la tua strategia di comunicazione. Ricorda che devono essere specifici e sotto il tuo controllo. Spoiler: il numero degli ascolti non è un obiettivo perché non è sotto il tuo controllo e non necessariamente porta valore al tuo business. Piuttosto, pensa a come il podcast possa aiutarti a convertire gli ascoltatori in potenziali clienti. Costruisci una sorta di percorso cliente e valuta i touchpoint che potresti sfruttare. Obiettivi di marketing e di podcast: perché è importante allinearli? Leggi tutto Chi è il tuo ascoltatore ideale? Pensa subito a chi vuoi parlare e sii specifico. Avere in mente un ascoltatore ideale ti aiuta a calibrare contenuti e linguaggio. Se ti rivolgi a un pubblico di esperti o a di principianti tutto cambia. Idem se il tuo pubblico è di giovani oppure senior. Questo forse può sembrarti limitante, ma in realtà ti aiuta a fare delle scelte ed essere più incisivo e focalizzato. Inoltre, ricorda sempre che esiste un target principale che è quello a cui ti rivolgi e uno secondario, magari apparentemente non correlato ma altrettanto interessato al tuo messaggio. Scegli l’argomento del podcast Qual è il tema centrale del tuo podcast? Ci hai già pensato? Se hai un’attività come libero/a professionista e il podcast è un canale di promozione del tuo business, la scelta dell’argomento potrebbe seguire l’essenza stessa della tua attività. Potresti parlare di ciò di cui sei esperto e farà gioco al tuo posizionamento e al tuo personal branding. Se il podcast è un progetto personale, potresti concentrarti ad esempio su qualcosa che ti appassiona, su un valore che ti appartiene o una causa che senti tua. Quello che ti consiglio è concentrarti su un tema per te forte, un unico filo conduttore da approfondire nel corso delle puntate. L’ascoltatore ti ringrazierà! Identificare ora il messaggio chiave ti aiuterà anche a preparare un piano editoriale sostenibile e coerente con i tuoi obiettivi di progetto, quelli di cui abbiamo già parlato e che potenzialmente hai già identificato, ma ti aiuterà anche a differenziarti dai tuoi competitor qualora ad esempio esistessero altri podcast che trattano lo stesso argomento. Qual è la tua proposta di valore? La value proposition, che possiamo definire anche promessa all’ascoltatore, è un touchpoint molto importante tra te e lui. È strettamente legata agli obiettivi e al target che hai identificato. Altro non è che la risposta alla domanda “perché dovrei ascoltarti?”. In pratica comunica in modo chiaro la trasformazione, il beneficio che avrà il tuo ascoltatore ideale dopo l’ascolto. Ha due scopi fondamentali: rende subito chiare le aspettative all’ascoltatore: se genera curiosità o incontra i suoi interessi sarà un elemento di ingaggio forte; ti aiuta a mantenere il focus puntata dopo puntata senza il rischio di virare su argomenti o intenti che non hanno attinenza con quanto hai promesso di dare al pubblico. Scrivi un pitch Sapresti condensare in due o tre frasi al massimo la tua idea di podcast? Il pitch è la sintesi della tua proposta di valore. Contiene gli elementi fondamentali per capire subito in cosa consiste il tuo podcast. chi sei di cosa parla il podcast a chi parla perché dovrei ascoltarti. Questo è un passaggio a volte difficile perché richiede una grande capacità di sintesi. Ma è anche una grande prova del nove. Se non riesci a condensare questi concetti, vuol dire che l’idea non è ancora così chiara neanche per te. Quindi devi lavorarci un po’. Crea il piano editoriale podcast Hai scelto tema centrale, target, value proposition. Ora serve sviluppare questa idea. L’argomento che tratterai potrebbe essere affrontato in modi diversi a seconda dell’uditorio a cui ti rivolgi. Ecco un altro motivo per cui è bene sapere subito a chi stai parlando. Prima di cominciare a scrivere di getto il testo della prima puntata, specie se si tratta di una storia che si sviluppa su più episodi, meglio definire anche solo a grandi linee il piano editoriale. In questo modo hai un quadro della situazione più chiaro e sai come sviluppare e distribuire i contenuti sulla serie audio. Concentrati prima sui macro argomenti e poi via via scendi nel dettaglio con la stesura dei titoli delle singole puntate. Trovare gli argomenti giusti mette sempre un po’ in difficoltà all’inizio. Ciò che può aiutarti è avere ben chiaro dove vuoi portare gli ascoltatori. Immagina di accompagnarli nel tuo mondo, qualunque esso sia, legato al tuo business o a una passione o a un valore. Traccia la strada perché possano scoprire pian piano il viaggio che intraprenderanno e stabilisci con quale ritmo. Dai un titolo al tuo podcast Consiglio sempre di arrivare alla scelta del titolo solo dopo aver ragionato su obiettivi, target e tema centrale perché questi passaggi ti aiutano ad attribuire ad esso la sfumatura più corretta. Ideare il nome per un podcast forse è più difficile di quanto si possa immaginare. Deve contenere il messaggio principale del tuo podcast in pochissime parole e ingaggiare il potenziale ascoltatore. Puoi orientarti verso un titolo podcast: descrittivo: chiarisce subito il tema senza lasciare dubbi suggestivo: evoca un’immagine, un concetto senza esplicitarlo di brand: si allaccia al nome del tuo brand, progetto o sito. Come scegliere il titolo giusto del tuo podcast Può darsi che tu abbia già in mente un nome che ti piace e vorresti usare. Nel caso, verifica se rispetta queste caratteristiche. ti saranno utili per trovare quello giusto: breve e sintetico; facile da scrivere e da ricordare; inedito, così non crei sovrapposizioni e confusione; SEO friendly, se possibile, per sfruttare al meglio il motore di ricerca interno delle app di ascolto. Suggerimento: No ai titoli con termini troppo generici che non rimandano a nessun reale messaggio di fondo, no a titoli che contengono la parola “podcast” (a meno che non trattino esattamente quell’argomento come il mio Podcast per il Business), no a titoli con punteggiatura.  Prenditi il giusto tempo per decidere, usa carta e penna per buttare giù le idee e scrivi quanti più titoli o termini possibili ti vengono in mente sull’argomento. Lascia riposare le idee e tornaci su dopo qualche giorno. Se puoi fai brainstorming e confrontati con qualcuno per capire se quello che hai scelto può davvero funzionare. Il titolo deve essere memorabile e memorizzabile. È sempre il naming di un prodotto! 7 regole per scegliere un titolo podcast efficace Leggi tutto Quale sarà il genere del tuo podcast? Per genere intendo la modalità con cui viene esposto il contenuto a prescindere dal format. Ecco alcuni esempi: Docuserie: documentario o inchiesta su temi di attualità o di interesse pubblico. Ne è un esempio il podcast Veleno che ha documentato un fatto di cronaca nera italiana. Divulgativo: per comunicare e rendere comprensibili temi specifici in modo diretto. Di Intrattenimento: può essere ironico, cinico, divertente, può usare lo storytelling o le storie per trasmettere un messaggio. Questo genere può a sua volta includere podcast monografici, di auto narrazione. Nel ragionare sul genere di podcast pensa anche al mood che vuoi ricreare: ironico? leggero? serio? intimista? Quale di questi si presta di più al tuo argomento o senti più vicino al tuo stile? Ascolta diversi podcast per capire cosa ti piace e cosa risuona meglio in te.  Scegli il format podcast più adatto Il format podcast identifica la struttura predefinita della serie. È il modello in base al quale vengono sviluppati i contenuti. I formati possono essere di diversi tipi. Qui ti elenco i più popolari e le differenze che li contraddistinguono. Talk a una voce o monologo Lo speaker conduce la puntata in modo autonomo in una conversazione diretta con l’ascoltatore. Utile per creare una forte connessione con l’utente e per avere autonomia nell’organizzazione dei contenuti. Richiede una buona oratoria per non sembrare “monotoni”. Questo format è molto versatile e si presta a diversi generi podcast. Conversazione libera Due o più speaker conducono la puntata attraverso un dialogo tra di loro. È un format dinamico che può diventare brillante se c’è sintonia tra le parti. Richiede buona organizzazione per la preparazione e la registrazione delle puntate. Intervista Un conduttore principale e un ospite si alternano al microfono. Uno dei format più usati per approfondire tematiche con gli esperti o portare testimonianze rilevanti. L’intervista può essere organizzata in remoto oppure in presenza. Ibrido È frequente mixare i formati tra di loro, ad esempio alternando puntate di talk a una voce e una di intervista. Oppure in una stessa puntata alternare una voce narrante a inserti audio di intervista e/o fonti esterne. Altri formati includo tra questi il catch-up, ovvero la trasformazione in audio di un contenuto nato per altri formati (come il video), e il podcast live, cioè una puntata trasmessa in streaming. Definisci la struttura del podcast I podcast possono essere pensati per sviluppare i contenuti su un numero di episodi definito oppure indefinito. Nel primo caso avremo una serie autoconclusiva, ad esempio di 6-10 episodi, in cui la storia o il tema su cui verte il podcast si esaurisce in un numero di puntate già stabilito.Solitamente questo tipo di struttura si adatta alle serie serializzate, ovvero quando la trama dell’arco narrativo complessivo si distribuisce su più episodi. Ma può benissimo essere una serie episodica in cui ogni puntata esaurisce e conclude l’argomento senza essere legata alle altre. Durata del podcast Sebbene le statistiche di podcast diano indicazioni sulla durata media di ascolto di un utente, ciò non significa che questi dati siano legge e che determinino quanto deve essere lungo ogni tuo episodio. Stima tempo medio dedicato all’ascolto dei podcast giornalmente – Fonte Digital Audio Survey Ipsos 2021 La durata delle singole puntate è da decidere tenendo conto di più elementi: la struttura dell’intero podcast il format la profondità con cui affronterai i temi di ciascun episodio il pubblico a cui ti rivolgi il budget il tempo a tua disposizione l’esperienza. Creare un podcast narrativo seriale di 10 puntate da un’ora ciascuna e ricco di sound design richiede un effort decisamente maggiore rispetto a un podcast divulgativo episodico da 10 minuti. Frequenza di pubblicazione Sulla base degli stessi fattori sopra elencati, decidi con che frequenza pubblicare le puntate. Certo, come ogni contenuto, la costanza e la regolarità sono premiate sia dal pubblico che dalle piattaforme. Però va da sé che riuscire a preparare e pubblicare ogni giorno un podcast di due ore è impensabile rispetto a puntate da due minuti. A meno che tu non sia Joe Rogan e non abbia a disposizione un’entourage di persone a tua disposizione che si occupino di riprese audio, testi, montaggio e tutto il resto. Per cui tieni presente sempre il concetto di podcast sostenibile, e non buttarti a capofitto in imprese titaniche che non puoi portare avanti nel tempo. Struttura della puntata Impostare uno schema della puntata prima ancora di scrivere i contenuti ti aiuta a creare una mappa concettuale utile sia a te che all’ascoltatore. È un’ottima bussola di orientamento, specie se prevede elementi ripetibili e comuni tra una puntata e l’altra. È prevista un’introduzione o una sigla iniziale? Ci saranno degli ospiti? Hai ipotizzato delle rubriche fisse? In quale momento della puntata inserirai le tue call to action? Ci sarà un coming up? Organizza in modo schematico questi momenti in modo che siano replicabili tra una puntata e l’altra. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Fase 2: Pre-produzione podcast A questo punto hai pronto il tuo progetto podcast. Ora è il momento di preparare tutto ciò che ti occorre per iniziare la vera e propria produzione. Scrivi un trailer L’episodio trailer è la presentazione dell’intera serie audio. Si tratta di una breve puntata di 90-120 secondi che racchiude il fulcro del tuo podcast. Lo scopo principale è ingaggiare gli ascoltatori anticipando quel tanto che basta per capire cosa aspettarsi. Per cui presentati, presenta il tuo podcast, spiega perché dovrebbero ascoltarlo, fornisci gli elementi necessari per capire come intendi sviluppare gli argomenti e con che frequenza. A questo proposito ho preparato un articolo con altri suggerimenti su come creare un trailer efficace. Scegli la musica Scegliere la musica per il podcast richiede tempo, ma è anche una parte divertente del lavoro. Il sound è un elemento importante all’interno di una serie audio: determina il mood, crea atmosfera, definisce l’identità e scandisce i ritmi dei contenuti. Se poi ci sono elementi sonori caratteristici e unici, innesca quell’elemento di familiarità che attiverà subito nell’ascoltatore una forte associazione mentale. Senza musica, anche il podcast con il format più semplice sarebbe meno coinvolgente per chi l’ascolta. Se poi pensiamo ai formati narrativi, il sound diventa determinante. Probabilmente quando hai pensato al mood da associare al tuo podcast hai immaginato anche una colonna sonora, magari pescando da brani musicali di artisti già noti.Questo è un inizio, e ti aiuta a identificare il tipo di impronta che vorresti dare al tuo contenuto. Sappi però che quella musica è senza dubbio coperta da diritto d’autore, che in Italia è regolato dalla legge n. 633 del 1941. Quindi a meno che non detieni il diritto d’uso, non puoi disporne a tuo piacimento. Una via più semplice e sicuramente meno costosa è quella di usare musica royalty free o Creative Commons. Nel primo caso ti basterà acquistare una licenza (a prezzi contenuti) per usarla dove e quando vuoi. Nel secondo caso puoi usare brani musicali in cui l’autore rinuncia a parte dei suoi diritti e concede l’uso delle sue opere liberamente o con alcune limitazioni. Per saperne di più puoi approfondire su questo articolo: Musica Podcast e Diritti d’Autore. Crea la tua copertina podcast Insieme al nome del podcast, la copertina è uno dei tre elementi visivi più ingaggianti per il tuo potenziale ascoltatore, soprattutto nella fase di scoperta del tuo contenuto. Possiamo paragonarla al packaging di un prodotto commerciale. Per cui la sua importanza non è da sottovalutare. Anzi, fa’ in modo che sia curata e trasmetta professionalità. Tieni presente che le icone dei singoli show podcast sulle app di ascolto sono molto piccole, per cui la visibilità si riduce. Scegli colori e font adatti a far risaltare il titolo in modo che sia leggibile. Se hai dimestichezza con alcuni programmi di grafica potrai dare libero sfogo alla tua creatività. Si possono ottenere buoni risultati anche con tool freemium come Canva o Crello. In alternativa puoi affidarti alle mani esperte di un graphic designer. Non te ne pentirai! Scegli l’attrezzatura giusta per te Siamo arrivati alla scelta degli strumenti che trasformeranno in audio i tuoi contenuti. Di solito l’acquisto dell’attrezzatura podcast è uno dei primi pensieri che attraversano gli aspiranti podcaster. In realtà, come hai potuto vedere, prima di pensare al microfono c’è molto altro! Il motivo è presto detto. Fino a che non hai le idee un po’ più chiare su come creare un podcast, che format usare e su quali risorse puoi contare, potresti scegliere strumenti non adatti al tuo progetto e buttare via soldi. Anche con poco budget puoi acquistare prodotti di buona resa. Il set up base è composto da: microfono (per praticità meglio se con attacco USB) supporto per il microfono cuffie filtro anti pop un computer un software di registrazione eventualmente una scheda audio (se microfono con cavo XLR). Il software di registrazione serve a trasformare in traccia audio il segnale acustico inviato dal microfono. Se non hai dimestichezza con questi strumenti, opta per software semplici, gratuiti e open source come Audacity oppure Garage Band (solo per sistemi IOS). Fase 3: Produzione podcast Una volta stabilite le basi di progettazione e preparati tutti gli strumenti, si entra nel vivo della realizzazione. La produzione di un podcast inizia con lo sviluppo dei contenuti e prosegue con la registrazione audio degli stessi. Ancora una volta non è accendere il microfono la prima cosa da fare. Il podcast va preparato al pari di qualunque altro contenuto. Non importa se scriverai ogni singola parola che dirai o userai una scaletta. Se vuoi raggiungere l’obiettivo che ti sei prefissato, la preparazione è fondamentale. Come si fa a catturare l’attenzione? In questo caso la logica della piramide rovesciata che si usa con i contenuti del web non è consigliata. Meglio dare un accenno, stuzzicare l’interesse sugli argomenti che si tratteranno, lanciare una domanda a cui si darà risposta o anticipare la voce di un ospite per poi svelarne identità e argomento. Insomma, crea un po’ di suspance. Scrittura del copione Come si scrive il testo di un podcast? La scrittura a voce è molto diversa da quella usata per il web o per un libro. In un articolo per il blog o in un romanzo, la parola scritta segue regole sintattiche adatte a una lettura endofasica, con tanto di subordinate, incisi, e via dicendo. Anche il linguaggio è diverso. Le parole che useresti in uno scritto non sono necessariamente le stesse che useresti in una conversazione. Chi ti ascolta non ha modo di rileggere, e non può perdersi in frasi contorte e ragionamenti complessi. Il messaggio deve essere reso semplice, chiaro e comprensibile in modo che si possa facilmente ricordare. Puoi scegliere di preparare un copione fully scripted da leggere pedissequamente durante la registrazione oppure, se hai un po’ di piglio e coraggio, usare solo una scaletta con i punti principali da argomentare. Prepara l’ambiente di registrazione Se hai la fortuna di poter registrare in uno studio di registrazione, beh allora puoi saltare a pie’ pari questo paragrafo. Se invece hai scelto l’home recording, leggi alcuni consigli su come registrare un podcast. Trova un posto silenzioso e tranquillo: niente animali da compagnia mentre registri, né altre persone che possano transitare nella stanza. Elimina tutte le possibili fonti di disturbo: notifiche su telefono e computer, braccialetti, penne, sedie scricchiolanti. Insomma fai attenzione. Suggerimento: la qualità dell’audio influisce tanto sulla resa di un podcast. Anche se in post produzione si possono eliminare alcuni elementi di disturbo, la fase di registrazione è ciò che fa davvero la differenza. Configura il set up di registrazione podcast Per registrare dovrai tecnicamente collegare il microfono al computer affinché la tua voce venga trascodificata in un segnale digitale. Se hai scelto un microfono USB il collegamento è diretto, altrimenti dovrai usare una scheda audio che faccia da tramite tra la fonte acustica e il software di registrazione. Indossa le cuffie durante la registrazione in modo che tu possa avere una migliore percezione della tua voce e monitorare che tutto sia collegato a dovere e non si crei quel fastidiosi “fischio” chiamato effetto larsen. Preparare la voce Lo strumento più importante di tutti in realtà è la tua voce. Quindi, trattala bene. Sii presente con tutto il corpo. Ricorda sempre che attraverso la voce trasmettiamo emozioni, positive e negative, per cui dedica qualche minuto a questo momento di preparazione. Bevi acqua per idratare le corde vocali, respira e non andare in affanno o in iperventilazione, non impostare la voce, sii spontaneo e rilassato. Sorridi e divertiti. I tuoi ascoltatori ti ringrazieranno. E ora che tutto è pronto, puoi iniziare! Registra il tuo primo episodio Dopo aver configurato il tuo set up, avvia il software di registrazione, posiziona la tua bocca a 2-3 centimetri dal microfono per avere un suono migliore e vai! Fai qualche prova generale registrando piccoli pezzettini di audio. Riascoltati e verifica che i volumi e la qualità audio siano corretti. Se durante l’esposizione ti accorgi di aver sbagliato una parola o un concetto, ripeti sempre l’inizio dell’intera frase. Altrimenti potrebbero risultare diversi tono e intenzione. Post produzione audio La post produzione audio è la parte più tecnica, quella che richiede un minimo di dimestichezza e tanta pazienza. È un lavoro certosino che all’inizio porterà via tempo. Se inizi da zero, non essere perfezionista, concentrati su un format semplice e facile da montare. In questa fase tecnica, la prima cosa è l’editing della voce, ovvero la pulizia degli errori, delle pause troppo lunghe e dei rumori di fondo, e poi l’applicazione di compressione ed equalizzazione. Il tutto serve a rendere più bella la voce stessa. A questo punto, si procede al montaggio audio aggiungendo musica e/o altre tracce voce. Può esserci una sigla, un jingle identificativo, un tappeto sonoro, sound effects o musiche di atmosfera. Il tocco sonoro caratterizza l’intero podcast, come se fosse una sua identità. La musica va scelta con cura: deve esprimere il mood e accompagnare le parole senza sovrastarle. Lo step finale della post produzione audio è il mastering, cioè il bilanciamento sonoro di tutte le tracce per ottimizzare la qualità di riproduzione stereo. La sigla del podcast Quasi tutti i podcast hanno una sigla, un breve motivo sonoro che funge da elemento introduttivo al programma. Alcuni la inseriscono in apertura, altri subito dopo un breve incipit. La sigla è  composta da un breve testo, una musica di sottofondo e dura in genere tra i 10 e i 15 secondi. Il motivo è ricorrente, ossia si ripete com’è in ogni singola puntata podcast, e racchiude tutto il senso del podcast. Puoi realizzarla con la tua stessa voce oppure delegarne la produzione a un professionista con un servizio di voice over, creando così uno stacco ben definito con la tua narrazione. La scelta è puramente stilistica oltre che di budget, ma puoi sempre approfondire in questo articolo. Come creare la sigla del podcast Leggi tutto Fase 4: Pubblicazione del podcast Siamo a uno degli step finali di questa guida su come fare un podcast: la pubblicazione. Per pubblicare un podcast serve appoggiarsi a un hosting provider, cioè un fornitore che ti metta a disposizione uno spazio sul web su cui caricare i tuoi audio mp3. Sarà l’hosting a trasmettere a tutte le piattaforme audio i tuoi file perché siano ascoltati dagli utenti. L’hosting crea un feed RSS, cioè un file strutturato al cui interno sono racchiuse tutte le informazioni del tuo podcast: autore, copertina, titolo, titoli episodi, contatti, ecc. Ogni volta che caricherai un nuovo episodio, il feed si aggiornerà automaticamente senza che tu debba fare nulla di più. L’hosting è uno solo, ma le piattaforme di ascolto sono tante. L’utente sceglierà di ascoltarlo sull’app che preferisce e potrai monitorare gli ascolti dalle statistiche messe a disposizione dall’hosting. Come scegliere l’hosting Di hosting ne esistono tanti, con piani gratuiti o a pagamento, e con caratteristiche differenti. Tra i più conosciuti ci sono: Spreaker  Anchor Buzzsprout Podbean Simplecast Castos Captivate Soundcloud. Nella scelta, ti consiglio di valutare sia il costo mensile che i servizi resi disponibili. In particolare il livello di assistenza, le statistiche, le ore di audio incluse, le integrazioni con altri tool e via dicendo. Ad esempio, Spreaker è italiano, ti permette di creare più podcast sotto lo stesso account,  ha una funzione di podcast live e ti permette di attivare la monetizzazione in Italia. Per contro il piano free ha funzioni limitate e le statistiche sono disponibili solo dai piani PRO. Invece, Anchor è totalmente gratuito e ti offre statistiche dettagliate. Ti dà la possibilità di fare un editing semplice dell’episodio, di caricare video podcast (visibili però solo su Spotify), raccogliere messaggi o domande scritte e audio dei tuoi ascoltatori, ma non puoi creare più show sotto lo stesso account. Se per il tuo business hai la necessità di convogliare tutto sotto lo stesso cappello, allora potrebbe non essere la scelta migliore. Distribuzione automatica e manuale sulle piattaforme audio A regime, la distribuzione del tuo podcast sulle piattaforme audio è automatica e avviene tramite il feed RSS che l’hosting comunica loro. Nel giro di qualche giorno dall’invio del tuo file, sarà possibile ascoltarlo nelle app dedicate. Le principali piattaforme audio sono: Apple Podcast Spotify Google Podcasts Spreaker Amazon Music Alexa YouTube Podcasts (coming soon). Oltre a queste ci sono piattaforme minori, chiamate podcatcher, che recuperano il feed RSS da quelle principali per veicolarlo sulle loro app. In questo caso il passaggio è automatico e non necessita di alcun intervento manuale. Non è un errore distribuire il podcast su più piattaforme. Per il podcast non esiste il problema dei contenuti duplicati, come ad esempio capita se lo stesso articolo di blog viene pubblicato su più siti. Più piattaforme ti consentono di raggiungere più pubblico, perché ogni ascoltatore sceglie dove ascoltare il contenuto. Solo per il primo caricamento è buona prassi procedere anche con la distribuzione manuale sulle piattaforme principali. In questo modo avrai accesso alle statistiche di ciascuna piattaforma con un livello di dettaglio che l’hosting non potrebbe rilasciarti. In pratica dovrai aprire un account su ciascuna di queste app principali e caricare manualmente il feed RSS. Una volta avvenuto il corretto riconoscimento, avrai accesso a una dashboard con tutti i dati statistici. Scrivi una descrizione podcast ingaggiante Nella fase di creazione del tuo show sul profilo hosting ti sarà chiesto di inserire una descrizione del tuo podcast. Il testo descrittivo sarà visibile su tutte le app di ascolto appena sotto l’immagine di copertina e il titolo. Esempio descrizione podcast “Storie nel Carrello” prodotto per Bennet S.p.A. È il terzo dei tre elementi visivi che devi sfruttare a pieno per conquistare il cuore del tuo ascoltatore e spingerlo a premere play. Dunque non puoi lasciarla al caso. Ricordi la proposta di valore e il pitch? Bene, parti da quegli elementi e scrivi in una descrizione di massimo 100 parole che riesca a convincere il pubblico che quel podcast non possono proprio perderselo. Suggerimento: questa descrizione, così come tutte quelle degli episodi e i relativi titoli, sono indicizzate da Google, per cui usa bene le parole chiave. Potresti sfruttare la SEO a tuo vantaggio. Pre lancio e lancio del podcast Il momento del pre lancio e del lancio sono fondamentali per il podcast esattamente come lo sono per qualunque altro prodotto o servizio che riguarda il tuo business. La fase di prelancio è utile per creare aspettativa, per anticipare quello che poi sarà rivelato nell’ascolto (senza spoilerare troppo!), in modo da scaldare il pubblico fino al momento del lancio. Sarebbe un peccato lavorare a un progetto che poi nessuno sa che esiste. Crea il giusto hype per favorire l’attesa, suscitare curiosità e interesse. Quindi, nella tua strategia di comunicazione pianifica le attività di lancio podcast con il giusto anticipo. Inizia con il pre lancio almeno una settimana prima della data che hai stabilito per il lancio, tenendo conto del periodo di tempo necessario a tutte le app per aggiornare il caricamento del feed RSS. Anticipa qualcosa sul progetto, racconta la tua esperienza, parla del motivo che ti ha spinto a crearlo. Insomma, coinvolgi la tua community in modo attivo. E il giorno del lancio? Beh, intanto festeggia!!!  Poi, divulga il più possibile il tuo contenuto. Fase 5: Promozione di un podcast Dopo la fase la lancio però non perdere la costanza nel parlare del tuo podcast e continuare a promuoverlo. Come tutti i contenuti, anche il podcast deve essere promosso perché venga ascoltato. Come aumentare gli ascolti di un podcast? Creando altri contenuti che lo promuovano e usando tutti i tuoi canali di comunicazione. Ma la promozione non è sinonimo di spam. Le persone si avvicinano quando c’è coinvolgimento, comunicazione. Condividere il link di un episodio su Linkedin e Facebook senza nemmeno creare un contesto, è come non aver fatto nulla. Per questo è importante raccontare il tuo progetto, raccontare le singole puntate, spiegare come è nata l’idea, perché hai scelto quell’argomento o quell’ospite, chi sarà coinvolto nelle puntate successive e via dicendo. Ecco qualche best practice che puoi adottare per promuovere il tuo podcast sia in fase di lancio che a regime: crea articoli di blog sulle singole puntate e inserisci il player per sfruttare il traffico organico verso il tuo sito; inserisci nella tua firma e-mail il link per l’ascolto; usa i comunicati stampa per divulgare sui media di settore il tuo contenuto audio chiedi di essere ospite di altri podcaster per essere intervistata e allargare la tua fanbase; partecipa ad eventi di settore e fai conoscere il tuo podcast; stampa sui tuoi supporti cartacei un QRcode con il link diretto per l’ascolto e cogliere anche occasioni offline; candida il tuo podcast emergente all’edizione annuale del Festival del Podcasting creare delle sponsorizzate social; proporre o acquistare un annuncio promo su un altro podcast; apri una newsletter su Linkedin e crea contenuti sui temi che affronti nel podcast e incorpora in essa il player di Spotify. Esistono tool gratuiti che ti consentono di creare card grafiche per i tuoi post sui social al cui interno è caricato uno spezzone di audio. Ad esempio Headliner o Jupitrr riproducono anche un’onda sonora grafica che si attiva nell’ascolto. Così puoi rendere più accattivanti i tuoi post sui social. Lo stesso Spotify ti permette di condividere il podcast o il singolo episodio sui tuoi social con una promo card grafica. Inizia subito a fare il tuo podcast Complimenti per aver completato la lettura di questa guida pratica su come fare un podcast partendo da zero. Riepilogando, abbiamo visto le 5 fasi del processo di creazione di un podcast, dalla progettazione alla promozione, seguendo gli step fondamentali per partire da zero. Ogni inizio sembra una montagna, ma con questi consigli puoi iniziare a delineare il tuo progetto. Se vuoi metterti subito alla prova, qui puoi trovare il mini corso podcast per trasformare la tua idea in un podcast in 7 giorni. Se poi avrai bisogno di un supporto per elaborare e sviluppare la tua idea, contattami e scopri il mio servizio di Podcast Coaching e Consulenza personalizzata. Contattami Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast È uno dei quesiti che più spesso ci si pone quando si comincia a fare podcast: dare del tu o dare del voi quando si parla al microfono? La maggior parte dei podcaster usa la seconda persona singolare, ma ce ne sono moltissimi che si rivolgono agli ascoltatori al plurale. Dunque quale delle due versioni è quella corretta? Risponderò a questa domanda portando alla tua attenzione alcune considerazioni, che poi sono le stesse che mi hanno aiutato a scegliere la forma singolare nel mio Podcast per il Business, invece di quella plurale. Quando dare del tu nel podcast Parto col citarti il pensiero di Carlo Emilio Gadda, scrittore del secolo scorso che lavorò per diversi anni in RAI per programmi di cultura, contenuto nel manuale intitolato “Norme per la redazione di un testo radiofonico”. Si tratta di un testo molto breve, scritto dallo stesso Gadda nel 1950. Nonostante il periodo storico in cui fu scritto e la brevità del contenuto, è ricco di informazioni utilissime non solo a chi all’epoca si occupava di radio, ma a chiunque si occupi oggi di comunicazione audio. Ecco perché ne consiglio la lettura a chi fa podcast. Difatti, la RAI lo consegnava a tutti i nuovi collaboratori della radio allegandolo di default tra la documentazione contrattuale. Il motivo è che conteneva istruzioni ben precise che servivano a chi si occupava di programmi radiofonici. In questo piccolo manuale c’è una considerazione che Gadda fa a proposito degli ascoltatori. E dice: “il pubblico che ascolta una conversazione è pubblico per modo di dire. In realtà, si tratta di “persone singole”, di mònadi ovvero unità, separate le une dalle altre. Ogni ascoltatore è solo: nella più soave delle ipotesi è in compagnia di pochi intimi.” Carlo Emilio Gadda – Norme per la redazione di un testo radiofonico È ovvio che in questo testo si parla di ascoltatori radiofonici, ma niente è più vero anche oggi se pensiamo al podcast. Il nostro pubblico è pubblico per modo di dire perché l’ascolto è nella stragrande maggioranza dei casi un ascolto solitario: smartphone, cuffiette e relax. Non si tratta dunque di un ascolto collettivo. Cos’è un podcast e come ascoltarlo Leggi tutto Questo significa che la conversazione è per la quasi totalità dei casi una conversazione a tu per tu. Dove io parlo alle tue orecchie come persona singola che mi sta ascoltando, e non a una platea. Questa visione del podcast ti porta a instaurare una relazione più intima con l’ascoltatore, a creare un legame e a coinvolgerlo attivamente nel contenuto. E sicuramente questa è uno dei punti di forza di questo media. Quando dare del voi nel podcast Dunque è errato rivolgersi a un pubblico dando del voi? La risposta è no, se questo è in linea con gli obiettivi del podcast. In alcuni casi potrebbe essere più utile usare il “Voi” qualora l’obiettivo del podcast è quello di parlare a una community e creare un senso di appartenenza al gruppo. In tal caso, usare il voi potrebbe essere la scelta migliore. Ci sono molti podcast che nascono e si sviluppano attorno a nicchie di ascoltatori e/o community già attive. Il podcast non è altro che l’estensione di questa stessa comunità e funge da collante al pari di altri mezzi di comunicazione. Non a caso, molti di questi podcast sono anche supportati finanziariamente dagli stessi ascoltatori su piattaforme come Patreon e Tipeee. Riepilogando, per rispondere alla domanda di questo articolo, chiediti: che tipo di relazione voglio creare con il mio pubblico? A te la risposta. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
La curiosità di leggere Dimmi chi sei di Riccardo Scandellari è nata in me quando iniziai a seguire i post della sua rubrica su Linkedin. Saziavano la mia pausa pranzo ed erano ottimi spunti di riflessione. Piccoli sassolini lanciati in uno stagno che con cerchi concentrici sempre più grandi, mi hanno portata a esplorare anche il suo blog. Skande.com è il manifesto di un “marketing elegante, etico e creativo” (cit.). Uno dei blog di business più seguito in Italia. Da appassionata di libri, eccomi qui a parlare di quello che a mio parere non è solo un libro da leggere ma è un manuale del personal branding da studiare. Ammetto di aver impiegato parecchi giorni a leggerlo perchè, in effetti, ho ripassato più volte molti dei concetti enunciati e sottolineato molto. Ti presento il libro di Riccardo Scandellari, esperto di marketing e personal branding nonché consulente e formatore personale ed aziendale. Docente nelle migliori business school e relatore ai maggiori eventi italiani in tema di comunicazione digitale e marketing. Trama di “Dimmi chi sei, Scopri perché sei unico e ottieni attenzione, fiducia e contatti” La trama di “Dimmi chi sei” è la chiave del libro non solo in quanto titolo bensì perché è la domanda intorno alla quale si sviluppa una buona strategia di marketing. In particolar modo, la tua strategia di comunicazione digitale. Un viaggio che parte proprio dalla risposta alla domanda: dimmi chi sei tu. Perché é così importante saperlo? Saranno i tuoi valori, i contenuti che vuoi diffondere e il modo in cui racconterai tutto ciò che saprà fare la differenza sul mercato. Per essere credibile devi essere autentico, dare la possibilità alle persone di immedesimarsi in te e nei tuoi valori. Un buon motivo per conoscerli tu stesso, diversamente sarà molto difficile che tu riesca a comunicarli – a parole o tra le righe dei tuoi post – e crearti un seguito di persone. Personal branding significa costruire la propria credibilità sul mercato. Come saprai già avere una buona reputazione richiede del tempo. In questi mesi (non è altro che così che devi misurarli) tu dovrai metterci un ingrediente raro: la costanza. Riccardo ci dice che per poter avere un blog a livello professionale (per trarne un reddito, per intenderci) è necessario avere almeno mille persone che ci seguono. Come fare per avere 1.000 followers? Immagina di coltivare almeno 3 contatti al giorno e, in un anno, avrai costruito una relazione con circa 1.000 persone. Sono le stesse persone con cui interagiamo già tutti i giorni: visitano i nostri profili social, mettono un like ai nostri post, a volte ci lasciano un commento, condividono un nostro contenuto o, in alcuni casi, ci inviano un messaggio privato. Costruire una relazione non significa attivare un bot (un sistema di messaggistica automatizzata, per esempio tramite Messenger) bensì scrivere un messaggio personale, in poche parole: aprire un canale di comunicazione. Dobbiamo ricordarci che oggi non esistono più solo i contatti online perché esse si fondono sempre più con la vita reale offline. In mezzo a quelle 1.000 ci saranno sicuramente persone alla quale avremo modo di stringere la mano ad un evento o forse con cui collaborare. Puoi scegliere quale tipologia di comunicatore essere: ostentativo – auto celebrandoti – o utile. Se sarai ostentativo farai vedere una tua foto mentre partecipi a un corso oppure fotograferai il diploma ricevuto. Se vorrai essere utile condividerai cosa avrai imparato partecipando a quel  corso. Il tuo valore aggiunto non sarà percepito dalle persone che ti seguono solo perché tu glielo comunicherai. Il più delle volte si leggerà tra le tue righe, trasparirà dall’utilità dei tuoi contenuti. Se ti stai chiedendo come scrivere contenuti utili, prova a pensare alle domande che poni tu stesso nelle tue ricerche in rete. Essere ovunque e incessantemente, per divulgare i tuoi post, può essere una scelta. Essere su un paio di piattaforme, con costanza e contenuti di qualità farà la differenza. La buona notizia è che la corsia delle persone costanti non è sempre affollata! Oggi più che mai, hai bisogno di trovare ciò che ti rende unico. Il personal branding è il tuo marchio di fabbrica. Da che cosa vuoi essere riconosciuto? “Dimmi chi sei” tirerà fuori la tua autenticità per raggiungere il maggior pubblico possibile. Non ti aiuterà a scegliere né decidere quale maschera indossare. La mia Recensione “Dimmi chi sei” è una delle domande più difficili a cui mi sono trovata a rispondere ultimamente. Non è sufficiente dire come ti chiami, dove vivi e che lavoro fai. Chi sei tu veramente e che cosa vuoi ottenere? Il come che ti permetterà di raggiungere i tuoi obiettivi, siano essi personali o professionali, nascerà infatti da queste due risposte messe insieme. Io sto ancora provando a darmi una risposta, ad essere sincera. Cosa vogliamo fare da grandi e che tipo di persona vogliamo essere – a fatti, non a parole – richiede una profonda conoscenza di sé. In parte anche un’accettazione che non significa però riconoscere di essere fatti in un certo modo e così restare. La vera conquista sta nello scovare le nostre caratteristiche più belle e farle brillare come stelle. Farci conoscere per ciò che siamo, nella più bella versione. A patto che sia genuina. Riconoscere anche gli atteggiamenti o le nostre abitudini meno costruttive è, al contempo, un grandissimo passo perché ciò ci permetterà di dismetterle. “Dimmi chi sei” è un manuale di personal branding che ti guida, mano nella mano, dalla presa di coscienza del sé, sino alla definizione di una strategia di comunicazione online. Se io volessi imparare a fare questo mestiere – fare del mio nome un vero e proprio brand – vorrei sicuramente apprendere tutti i segreti e le tecniche da chi già lo ha fatto. Ecco perché ho scelto il libro scritto dal blogger di business più seguito in Italia. In questo libro Riccardo Scandellari ripone tutta la sua esperienza e il suo metodo parlando di Skande.com, fondato nel 2012. Un successo consolidato insomma. A chi consiglio questo libro? Non solo a blogger o influencer. Lo consiglio a tutti coloro che vogliono apprendere l’arte di fare personal branding: come farlo bene (se già lo si fa ma senza risultati) o come iniziare a farlo. Vorrei sottolineare che il tema non è solo da valutare a livello personale ossia che si voglia o meno aprire un blog e trarne profitto. Chiunque abbia un’attività, online e offline, è importante che entri nell’ottica di idee di dover comunicare il proprio chi sono e non solo il proprio prodotto. Motivo per cui, il personal branding aziendale è un tema sempre più attuale e anche le società più quotate stanno tenendo appositi corsi alle persone con ruoli chiave all’interno dei propri team. Per gli addetti ai lavori, invece, decisamente un must have da avere nel carrello. Frasi indimenticabili di “Dimmi chi sei” “Le persone sono semplici da comprendere: vogliono essere ascoltate, gratificate e apprezzate. Possiamo identificare il principio di qualsiasi attività di marketing in una semplice domanda: Dimmi chi sei.”“Ci sono persone in ascolto: è necessario avere chiaro chi vuoi essere prima di capire quanto ti costerà diventarlo.”“Questa non è più l’era dei follower, ma delle connessioni vere, in cui l’esigenza primaria, come creatore e distributore di contenuti, è comprendere esattamente ciò che il lettore si aspetta per rimanere connesso a te.” Letture e Podcast consigliati Sempre di Riccardo Scandellari, se vuoi approfondire il tema del personal branding, ti consiglio i libri “Rock’n’Blog” e “Promuovi te stesso”. Per quanto concerne il personal branding aziendale, ti consiglio di leggere “Personal branding per l’azienda: Valorizzare l’azienda posizionando le sue persone chiave” di Luigi Centenaro e Silvia Zanella. Infine, in collaborazione con Audible, Riccardo Scandellari ha realizzato dei Podcast sul marketing. Quello che ti consiglio di ascoltare è “Brand You. Comunicazione e reputazione digitale” che approfondisce naturalmente le strategie di personal branding. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
L’autore di 100 € Bastano è Chris Guillebeau: appena trentenne ha già visitato oltre 175 paesi, imparando di volta in volta a tradurre in reddito le proprie idee. Il suo sito racchiude tutte le storie delle oltre 1.500 persone che ha intervistato negli anni, le quali hanno intrapreso un’attività in proprio. Tutti sono partiti da un’idea, con nulla o poco più di 100 €. La domanda che mi viene posta ogni volta che parlo o scrivo di questo libro è sempre la stessa: “Sono idee e strategie applicabili anche alla realtà italiana?”. Te lo svelo fra un paio di paragrafi. Trama di 100 € Bastano per reinventare la tua vita La trama di 100€ Bastano racconta svariati aneddoti di migliaia di persone, di diversa estrazione e nazionalità che, per necessità o per desiderio, si sono costruite una valida alternativa nella vita. Chi non aveva il lavoro e chi l’aveva al mattino e la sera lo ha perso. Tuttavia, il libro svela storie di professionisti che, pur avendo studiato per anni per esercitare la professione, una volta con le mani in pasta, sul campo, si sono resi conto di non avere passione alcuna per quel che facevano. Quindi è una finestra sulla speranza e sull’opportunità. Che il punto di partenza sia l’uno o l’altro estremo, lungo questo segmento non si enumerano dati statistici ma storie vere. Traslato ai giorni nostri, più che di passione potremmo parlare di restrizioni e limitazioni. Di vere e proprie necessità di doversi reinventare e creare nuove opportunità, se cercarle non basta. Ecco 3 strategie per trovare nuove idee, suggerite dall’autore: la dottrina del valore, aspira a creare prodotti o servizi di valore per qualcuno, affinché esso sia ciò a cui ambiscono e che considerano di pregio non tanto per il valore monetario ma per quello da essi percepito;fai del tuo cliente un eroe, procura loro qualcosa che faccia accrescere una loro competenza e far sì che sia stimato e apprezzato da amici e colleghi;vendi ciò che le persone vogliono davvero e non quello di cui tu pensi che abbiano bisogno, scava a fondo nei loro valori. Un altro strumento utile è sicuramente la griglia decisionale che in realtà può essere utilizzata a mio avviso anche per altri scopi. Nella colonna di sinistra elenchiamo le idee che abbiamo in mente, per esempio: idea 1, idea2, idea 3, … Lungo la linea delle colonne inseriamo i seguenti criteri: impatto, impegno, redditività, immagine, somma. Vediamo insieme cosa significano: che impatto avrà questa idea/iniziativa sulla tua clientela attuale o futura? quanto tempo e lavoro ti richiederà realizzare questo progetto?realisticamente parlando, quanto pensi che potrà renderti questo progetto? immagine: ti rappresenta questo progetto? 100 € Bastano è una fonte ricchissima di spunti pratici, strategie, piani d’azione, come per esempio il capitolo su come sondare il mercato in 7 mosse, fare il piano aziendale in una pagina piuttosto che la tua dichiarazione d’intenti in 140 battute. La mia recensione 100 € Bastano io lo chiamo “il libro delle lampadine”. A me ne ha accese tante. Ma come si cercano delle idee? Quella che può farti diventare una Mucca Viola? Il libro, come detto, è un manuale per produrre idee e le storie di chi lo ha fatto ci testimoniano che è possibile. La frase di Chirs Guillebeau che mi ha colpita, nella sua semplicità e grande verità, è quella in cui ci invita ad avere sempre l’obiettivo di far stare bene le persone perché nelle iniziative che portano beneficio a chi le compra risiede il seme della tua nuova attività. Come dicevo all’inizio dell’articolo, l’obiezione ricorrente su questo libro riguarda il fatto che le idee e attività proposte da avviare in proprio, siano effettivamente replicabili in Italia e non siano solo appannaggio della cultura americana. In effetti non tutte, questo è ovvio. Probabilmente non solo in Italia. Forse ci sarà pure qualcuno in Italia che possieda un ranch da affittare o che si voglia dedicare alla tostatura del caffè. Molte delle attività raccontate, dall’aprire un sito per vendere un e-book o uno stock di materassi, riflettono un modello che oggigiorno non è effettivamente replicabile secondo certi canoni. Vero è anche che se avessimo letto questo libro due anni fa, probabilmente avremmo creduto meno fattibile l’idea di diventare insegnante di yoga per dare lezioni online a donne in carriera e casalinghe. Oggi, in seguito allo stravolgimento globale dovuto alla pandemia, molte di queste ed altre attività online sono fiorite. Le piattaforme di videoconferenza hanno registrato il boom di download nella storia! Quel che negli anni è decisamente cambiato è anche il modo in cui le persone utilizzano internet, le possibilità che presenta e l’avvento dei social. Il vero messaggio di 100 € Bastano risiede nell’osservazione, senza giudizio, della realtà e delle potenzialità, guardando alle soluzioni. A chi consiglio il libro Lettura consigliata a tutte quelle persone che sono alla ricerca di uno spunto per reinventarsi, iniziare, tracciare una riga o un punto a capo. A chi, in questo momento, vuole trovare una via per (ri)adattarsi ad un mondo del lavoro cambiato, stravolto, tra remote e smart working. Il libro è esattamente questo: una guida per anime che vogliono decollare. Ti ritrovi in una di queste persone? Frasi indimenticabili di 100 € Bastano “Il segreto di una nuova e significativa professione e far sentire bene la gente”. “Per riuscire in un progetto commerciale, soprattutto uno di cui siete entusiasti, è consigliabile concentrarsi su tutte le attitudini in vostro possesso, probabilmente utili ad altri, e sulla loro combinazione”. “Lo scopo non è arricchirsi velocemente, ma realizzare qualcosa a cui le persone attribuiranno un valore tale da volerlo acquistare”. Letture e Podcast consigliati Sempre di Chirs Guillebeau potresti leggere The Money Tree, un libro che parla di come trovare fortuna nel proprio giardino. Per capire da quali meccanismi sono influenzati i nostri acquisti – e quindi quali idee possano trovar terreno fertile in un determinato gruppo di persone – ti consiglio il libro di Richard Shotton: La fabbrica delle scelte, edito da Roi Edizioni. Se sei su questo sito tuttavia forse preferirai anche ascoltare qualcosa! A questo link troverai proprio il Podcast di Chris Guillebeau, con le sue 101 storie per avere un guadagno extra. Francesca LucenteInnamorata della mia famiglia, del digital marketing e dei libri. Bookblogger per passione. Attraverso il mio blog sulla lettura voglio diffondere l’amore per la cultura, i libri e la formazione. I miei valori sono la condivisione e la collaborazione, soprattutto fra donne. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Negli ultimi anni il binomio podcast e giornalismo ha riscosso parecchio successo tra il pubblico. Content curation, informazione, documentari, cronaca, approfondimenti su notizie di attualità, sono alcuni dei modi in cui molti giornalisti hanno utilizzato e utilizzano i podcast per raggiungere un pubblico più ampio e per offrire contenuti di qualità in modo più diretto e fruibile.  Ma al di là di queste modalità di informazione più frequenti e tipiche, c’è un’altra forma di giornalismo per la quale si presta molto bene il podcast, ed è lo slow journalism. Questo è un termine che, come vedremo, si contrappone al giornalismo main stream e si affianca a un modo di fare informazione più accurato e dedito alle storie e alle persone che stanno dietro a una notizia. Come si può usare il podcast per fare giornalismo in questa forma? Ne parliamo con Teresa Potenza, giornalista esperta in geopolitica, economia e cultura Mediorientale, nonché autrice di Ponti Invisibili, il podcast che ha sancito il suo ingresso nel mondo dell’audio come strumento di giornalismo. Cos’è lo Slow Journalism Lo Slow journalism è un approccio al giornalismo che sottolinea la qualità rispetto alla quantità, puntando a fornire una comprensione più approfondita e ponderata dei fatti rispetto alla semplice diffusione di notizie in tempo reale. Si concentra sulla storia dietro le notizie, cercando di capire i contesti e le implicazioni a lungo termine, e di fornire informazioni complete e accurate per aiutare i lettori a prendere decisioni informate. Si contraddistingue anche per essere indipendente dalle news acchiappa clic, dalle agenzie giornaliere che devono seguire i trend. Dà spazio alle storie, quindi anche alle persone. Podcast e giornalismo: intervista a Teresa Potenza Chi è Teresa Potenza Ho preso il tesserino nel 2005 e da quel momento ho lavorato per testate italiane e internazionali sia a Milano che a Londra, finché poi ho fatto un viaggio in Siria che mi ha un po’ cambiato davvero tutto. Fino a quel momento mi occupavo di economia, turismo, esteri e sono sempre proprio gli esteri il tema che mi ha appassionato. Quando sono arrivata in Siria ho cominciato a lavorare come giornalista finché è scoppiata la guerra che mi ha costretta a ritornare. Da lì, negli anni ho lavorato ancora per testate italiane e internazionali finché ho deciso di specializzarmi proprio in Medio Oriente e in geopolitica. Quell’esperienza in Siria mi ha messo in connessione non solo con culture diverse, ma anche con fatti forti, come una guerra, che ho capito che volevo andare al di là delle notizie cosiddette “cotte e mangiate”. Ho capito che dovevo dare attenzione all’approfondimento, alle persone che fanno la notizia, dare voce proprio a quelle persone che ci possono raccontare fatti che forse sono lontani, ma forse in realtà ci possono riguardare molto da vicino. Come ti sei avvicinata al podcasting? Prima di tutto da fruitrice. Penso di aver cominciato, come tanti, nel 2020, nei mesi del primo, durissimo lockdown. Nel podcast ho sempre apprezzato il fatto di non sentirmi un numero, ma qualcuno a cui qualcun altro sta parlando. Mi è sempre piaciuta questa connessione. E poi il fatto che la voce riesce a trasmettere anche le emozioni. Da qui ho deciso di approcciarmi al podcast stando dall’altra parte. Ho pensato sarebbe stato anche interessante per me usarlo come mezzo per raccontare la mia storia, ma anche naturalmente quella degli altri. Ed è così che è nato Ponti Invisibili, il podcast in cui racconto la mia storia in Siria. Ho scelto un taglio narrativo e non giornalistico me è stata la scelta migliore proprio per andare al di là dei fatti, perché sì lo spunto è la mia storia però poi c’è molto altro, è un viaggio interiore sia per me sia per chi lo fa insieme a me. Concept Ponti Invisibili e processo di creazione Leggi tutto Che obiettivi ti eri posta con il podcast dal punto di vista professionale? Nel momento in cui ho capito che volevo occuparmi di slow journalism in questo modo, ho pensato che la cosa migliore da fare fosse davvero mettermi in gioco e raccontare la mia storia per far vedere come si possono raccontare fatti, notizie e persone. Non c’è soltanto il modo veloce ma anche un modo più lento, più accurato e più empatico, se vogliamo, più sensibile. Così ho pensato che fosse anche utile per la mia professione per dedicarmi proprio a quello che mi piace, cioè fare giornalismo. Mi piace definire questo podcast come il mio biglietto da visita. Podcast e giornalismo: che consiglio dai a chi si occupa di informazione? È un approccio che va davvero esplorato. Per le testate che raccontano già storie però in altro modo, credo che potrebbero davvero aprirsi a loro volta delle nuove opportunità e anche delle nuove strade. Secondo me può fare bene alle grandi testate e ai grossi nomi. Stessa cosa per i miei colleghi giornalisti. Con il podcast possono davvero avere un modo in più per arrivare anche alle testate con cui vogliono collaborare, un modo in più per specializzarsi in un settore e arrivare poi alle persone che alla fine sono coloro che fanno le storie. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
C’è una frase che dico spesso: “dietro ogni porta c’è tutto quello che ancora non sai di essere“. È questo il mio perché. Oltrepassare la soglia per vedere quali altri talenti possiamo scoprire di avere. Se solo una manciata di anni fa mi avessero detto che avrei iniziato a fare podcast non ci avrei creduto. Il mondo della comunicazione e del marketing mi ha sempre affascinata ma il mio percorso di studi, in realtà, aveva preso una strada totalmente diversa. E anche le mie iniziali scelte professionali: numeri, budget, analisi di bilancio, business plan, tutte cose che con le parole e i suoni avevano poca o nessuna affinità. Spesso mi domandavo se ciò che stavo facendo era davvero quello che avrei voluto (e potuto!) fare per tutto il resto della mia vita. La risposta era sempre no, ma non trovato l’ispirazione giusta per cambiare. In quei momenti di riflessione ripensavo alla fatidica domanda “come ti vedi tra 10 anni” ma, lo ammetto, non avevo alcuna risposta. Sono una persona curiosa e mi piace acquisire nuove competenze, cimentarmi in qualcosa di diverso. Ho bisogno di continui stimoli per trovare l’entusiasmo in ciò che faccio. Per molti il cambiamento è sinonimo di indecisione. Io lo reputo una fonte di rinnovamento. Il mio perché Perché fare podcast? Finché non ho varcato io stessa la soglia del mio “mondo ordinario”, non sapevo di poter realizzare qualcosa di più di quanto già stavo facendo. Avrei voluto scrivere un libro di racconti (in realtà è un sogno che non ho mai abbandonato e, chissà, magari un giorno…) perché la scrittura mi è sempre piaciuta, fin da ragazza. A scuola amavo tutte le materie umanistiche e a detta delle insegnanti ero anche piuttosto portata. Poi dall’adolescenza e per buona parte della mia vita, misi da parte la scrittura senza neanche rendermene conto. Mio padre voleva che mi dedicassi a cose “più concrete”, qualcosa che potesse diventare un lavoro vero e mantenermi una volta adulta. Avrei voluto studiare comunicazione o lettere e invece studiai economia. Ero anche brava e finì per piacermi. Almeno fino a che non scattò qualcos’altro. Il bisogno di scrivere tornò a sorprendermi come un vecchio pacco ritrovato in soffitta di cui non ricordavo l’esistenza. Una volta aperto, non riuscii a richiuderlo. Per questo mi rimisi a studiare e scelsi un master in comunicazione e marketing. Poi scoprii i podcast e mi resi conto che erano un’affascinante “tres d’union” tra scrittura e musica. Le storie sapientemente narrate con un’atmosfera sonora di accompagnamento, mi rapivano. Ricominciai a scrivere taccuini di pensieri, a riscoprire ciò che credevo di non possedere più. E volevo dirlo al mondo, con la mia voce. Fare un podcast coniugava scrittura e creatività, voce e musica. Volevo comunicare ed essere ascoltata, trasformarmi, creare qualcosa che ritenevo concreto per me, distinguermi. Quello è stato il mio “varcare la soglia“. “Cambiare cappello significa cambiare idee, avere un’altra visione del mondo”C.G. Jung I miei valori, la mia identità Il simbolo che mi identifica è la farfalla, come il logo stilizzato che racchiude la mia identità. Questi sono i valori che associo a questo elemento e che mi rappresentano. Cambiamento Evolvo e miglioro a contatto con le persone con cui lavoro, professionisti nel loro ambito che mi fanno entrare nel loro mondo per poi poterlo raccontare, cambiando prospettiva ma mantenendo la loro autenticità e identità. Libertà La libertà può essere conquistata solo a patto di sapersi sciogliere dai conformismi e dal coraggio di guardare oltre. Il mio lavoro è legato alla creatività, alle idee. E le idee nascono dove si ha la forza di pensare in modo differente, di sperimentare qualcosa di nuovo. Con il podcast si apre un nuovo modo di comunicare. Diversità Del mio lavoro amo la personalità di ciascuna storia, le sfumature che la rendono unica. È l’elemento distintivo che esalta la propria identità. Come ho iniziato a fare podcast Non amo improvvisare e prima di fare una cosa voglio studiarla, comprenderla. Il podcast mi affascinava per l’intimità che trasmetteva e la possibilità di mettere a frutto la propria creatività, vederne il risultato finale. Ma era un mondo sconosciuto come alla maggior parte delle persone. Così mi iscrissi a un corso di podcasting e poi a un altro e un altro ancora fino a conoscere le dinamiche che ci sono dietro la creazione di un progetto complesso. La mia formazione continua tuttora perché questo media è in costante evoluzione. Le conoscenze di copywriting e di narrazione mi hanno aiutata nella stesura dei testi del mio primo podcast. Ho sperimentato il viaggio dell’eroe in una storia autobiografica senza veli. Mi sono cimentata con l’editing della voce e con il sound design adatto a ciò che volevo esprimere. Mi sono scoperta, a me stessa e al mondo. Quel progetto è stato un nuovo inizio. Il desiderio di cambiare era più forte della paura di sbagliare. Da ascoltatrice e poi da podcaster, compresi il potenziale comunicativo del podcast e lo rapportai a tutte le tecniche di marketing che già adottavo. Era di gran lunga il modo più interessante per avvicinare le persone e creare una relazione. Dunque perché fermarmi a un solo podcast? Con il secondo mi spinsi oltre, e fu branded podcast. Come superare le difficoltà di fare podcast È senza dubbio complesso fare un podcast, richiede diverse abilità e tanta organizzazione. Non solo, richiede pianificazione, visione strategica, analisi del mercato, progettualità, specie se lo scopo è usarlo per promuovere il proprio business. Ma spesso l’ostacolo più grande siamo noi e ci facciamo prendere dalle paure che accomunano chi vuole iniziare a fare un podcast. All’inizio ignoravo tutto questo e se non fosse stato per la formazione e la consulenza podcast a cui mi sono affidata, mi sarei arresa prima del previsto. A volerla dire tutta, avevo grande motivazione ma brancolavo nel buio. Come Podcast Coach e Producer vorrei portarti a varcare quella soglia e scoprire ciò che ancora non sai di poter realizzare, riscoprire un modo nuovo di comunicare che tu sia libero professionista o azienda. Con la consulenza podcast ti aiuto a creare il tuo progetto con il piede giusto, anche se parti da zero. Sono diventata freelance per scelta, lasciando un impiego a tempo indeterminato, perché credo nella libertà di esprimere ciò che siamo. Per i brand che hanno voglia di innescare un cambiamento nella loro comunicazione, di andare oltre la solita storia, io ci sono. Vuoi far parte di questo cambiamento? Se hai qualche curiosità e vuoi conoscermi meglio, sono qui! Scrivimi a contattami@estermemeo.it e sarò lieta di risponderti. Ti aspetto! Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati [...] Read more...
Voglio stravolgere un concetto. Non perché una mattina mi sono svegliata all’improvviso con un’idea stramba ma, a ragion veduta, ho fatto una riflessione. Dopo aver sottoposto a un sondaggio una cinquantina di liberi professionisti che usano il podcast in modo continuativo nella loro comunicazione online, mi sono resa conto che tutto sommato avevo ragione. Il branded podcast non è solo per i grandi brand, ma anche per i piccoli brand che vogliono farsi conoscere. Per piccoli brand mi riferisco a tutti quei liberi professionisti, i freelance, che ogni giorno lavorano al proprio personal branding. In che modo i liberi professionisti usano il podcast? Per raggiungere quali obiettivi? Ecco cosa è emerso dal sondaggio. Gli obiettivi del branded podcast Il branded podcast è un contenuto audio che comunica un messaggio commerciale parlando dei valori e dell’identità del brand oppure dei propri prodotti e servizi senza essere una pubblicità. In modo indiretto, ma al tempo stesso coinvolgente, fa conoscere chi è e cosa fa. Il branded podcast lavora sulla brand awareness, costruendo quella credibilità e autorevolezza che rafforza la reputazione di un brand. Se questo obiettivo è valido per le grandi aziende, tanto più lo è per il proprio personal branding. In tutti gli ambiti, la comunicazione accresce la relazione con il proprio pubblico e questo non fa altro che posizionare il brand nella mente delle persone. La consapevolezza di un marchio genera fiducia che, a sua volta, porta ad essere scelti proprio per le caratteristiche distintive e i valori che trasferisce. L’audio ha il potere forte di arrivare dove i testi scritti si fermano: fa leva su una relazione più intima tant’è che risulta più efficace per rafforzare una community già esistente o per crearne una. Parlando di numeri e di obiettivi, dal sondaggio è emerso che i liberi professionisti usano il podcast brand principalmente per la propria brand awareness, seguito dalla possibilità di stringere nuove partnership commerciali sia con altri professionisti che in altri contesti lavorativi afferenti la loro attività. obiettivi del podcast per i liberi professionisti Nelle attività di content marketing, il 32,5% di essi lo preferisce ad altri media perché bypassa le ansie che un testo scritto o un video mette loro di fronte. Nel 17% dei casi il podcast è più efficace per stringere una relazione con il proprio pubblico. I risultati del branded podcast per il personal branding Gli obiettivi sono chiari: lavorare sulla consapevolezza e l’autorevolezza del proprio personal branding. Ma i risultati? In modo del tutto schiacciante, tutti hanno confermato la forza del podcast nel posizionare in modo autorevole il proprio brand personale online, con risultati che nel 72,5% dei casi hanno addirittura superato le aspettative. La crescita del proprio business di conseguenza ne ha beneficiato, anche se non tutti nella stessa percentuale. Come ogni attività di content marketing, il ritorno sull’investimento (ROI) è strettamente legato agli obiettivi che ci si è posti. Non sempre i dati sono quantificabili quando si parla di brand awareness perché il beneficio è indiretto. Questo spiega perché nel 50% dei casi il ROI misurabile arriva al 5%. In ogni caso nel sondaggio è emerso che il 17% dei liberi professionisti ha raggiunto un ROI tra il 10-20%, mentre un 20% del campione ha realizzato un ritorno che supera il 20% dell’investimento. Di pari passo cresce il fatturato afferente il business del libero professionista, riconducibile all’attività di podcasting. Il 52,5% dichiara una crescita fino al 10%, il 22% tra il 10 e il 20%, il 18% tra il 30 e il 50% di incremento e 7,5% supera il 50% di fatturato da quando ha iniziato a usare il podcast come strumento di marketing. % crescita del fatturato riconducibile all’attività di podcasting Quando il podcast brand funziona davvero Mi occupo di marketing e di podcast per professione, ma stavolta ho chiesto direttamente ai podcaster intervistati un parere su come far funzionare davvero questo media. Nell’ordine, questi i consigli dei professionisti: progettare prima di iniziare: struttura bene la strategia e il posizionamento, partendo dal target e dal piano editoriale per individuare le leve giuste per il tuo business.Formazione: impara ad usare lo strumento attraverso corsi o consulenza di esperti per non ritrovarsi ad abbandonare il progetto poco dopo aver iniziato.Iniziare avendo la costanza di continuare ad accrescere le proprie competenze e perfezionarsi anche nella parte tecnica. Il podcast brand si inserisce bene nella strategia di content marketing ma va supportata da attività connesse, quali ad esempio i social, il proprio sito web e l’uso delle newsletter. Nessuno di questi strumenti da solo porta beneficio al proprio personal branding. Tutti assumono importanza perché lavorano su diversi fronti come parte di un ingranaggio. Il branded podcast, in fondo, è parte di questo meccanismo, anche se sei un libero professionista. E tu, hai mai pensato di iniziare un tuo podcast? Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Lo sapevi che gli elementi visivi di un podcast sono importanti? Anzi, lo sono così tanto che non puoi sbagliarli. Devono essere scelti con cura.   Capisco che ti possa sembrare un paradosso accostare l’aggettivo visivo ad un podcast, cioè un contenuto audio. Eppure, sono di fondamentale importanza in quanto sono anch’essi strumenti capaci di ingaggiare i tuoi ascoltatori. In particolare, aumentano la visibilità del tuo podcast sulle piattaforme di ascolto e nei motori di ricerca. Non sono risultati di poco conto. Nel podcast, come in ogni altro mezzo di comunicazione, aumentare la visibilità dei contenuti è strategico in quanto questi rivestono un ruolo centrale nella strategia di digital marketing che abbiamo deciso di adottare. I contentuti sono il cuore. Sono il valore aggiunto che ci permette di avvicinare le persone al nostro brand. Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business abbiamo visto come il podcast può diventare un asset del nostro business. Rende infatti i contenuti disponibili e fruibili per molto tempo. Dobbiamo, tuttavia, superare una barriera iniziale. Se sui social network l’utente consuma i contenuti in modo passivo, per mano di un algoritmo che li propone in base ai suoi interessi, nel caso del podcast è l’ascoltatore che sceglie cosa ascoltare in modo consapevole.   Farci scegliere dal nostro ascoltatore è la sfida. Ecco perché in questo articolo voglio svelarti quelli che per me sono tre elementi visivi che non puoi assolutamente sbagliare: titolo;copertina;descrizione. Ingaggiare visivamente i nuovi ascoltatori Il podcast non è un programma radiofonico che passa in diretta a cui assistiamo passivamente. Come quando gironzoliamo per una libreria in cerca di un libro che ci ispiri, anche per il podcast, questi sono gli elementi visivi più importanti grazie ai quali una persona decidere se avvicinarsi a noi.   Potremmo anche aver creato contenuti di grande valore nel nostro podcast ma se non studiamo un titolo accattivante, una copertina che attiri l’attenzione e una descrizione esaustiva capace di incuriosire, beh, ci stiamo giocando un’opportunità.  Io dico sempre che il podcast è un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Generalmente gratuito ma pur sempre un prodotto a scaffale che può essere scelto oppure no. Nessun prodotto commerciale si presenta al pubblico senza un nome, senza una veste grafica o un packaging, e tanto meno senza una descrizione che spieghi cos’è e cosa contiene.  1. Il titolo Il titolo del podcast è il naming del nostro prodotto. Esprime l’identità, le caratteristiche e il posizionamento. Trasmette un messaggio immediato. A volte esplicito, altre volte più evocativo ma senza dubbio chiaro e diretto. Porta con sé significati, concetti e sfumature dell’argomento che tratta. Proprio quella linea di colore che potrebbe differenziarci da un altro podcast che tratta il medesimo argomento. A a volte non è semplice scegliere il titolo di un podcast. Un suggerimento è quello di isolare il fulcro del messaggio: l’elemento su cui porre l’attenzione. In poche parole deve racchiudere un concetto immediato. Ecco perché a volte la ricerca del titolo giusto può essere più lunga e difficile del previsto. Spoiler: nelle prossime puntate vedremo anche quali sono alcune caratteristiche di un buon titolo. 2. La copertina del podcast Discorso analogo riguarda la grafica di copertina. Prendiamo sempre come esempio quello che succede con un prodotto commerciale che viene lanciato sul mercato. Quante volte hai sentito parlare dell’importanza che il packaging ricopre nella sua promozione? Non svolge solo un ruolo funzionale. È strategico per il posizionamento e per la comunicazione del prodotto stesso. Deve raccontare al consumatore qualcosa. Essere capace di attrarre e trasmettere un messaggio sensoriale oltre che estetico.  Se parliamo di podcast, il packaging equivale alla sua copertina. Deve essere capace di ingaggiare le persone perché comunica un messaggio e questo deve essere coerente con il significato che vuoi dare al tuo podcast. Penso che la copertina sia l’ingrediente che esplicita ed esalta, allo stesso tempo, il significato del titolo stesso.   Di fatto, la copertina è un elemento visivo assolutamente complementare al titolo, laddove questo non sia di immediata comprensione. 3. La descrizione La descrizione del podcast è in ordine di rilevanza l’ultimo elemento visivo che può catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Non per questo il meno importante. È anzi, a mio parere, una parte essenziale di un podcast. Ed è quella immediatamente visibile dopo gli altri due.  Esattamente come quando entriamo in una libreria: prima ci attirano il titolo e la copertina, poi leggiamo la descrizione nella quarta di copertina.  Se quello che c’è scritto ci incuriosisce e ci fornisce quei pochi, ma giusti, elementi per capire se quel prodotto fa davvero al caso nostro, meriterà la nostra attenzione. A quel punto, è fatta.  Dunque, cosa scriviamo nella descrizione del nostro podcast per agganciare davvero l’interesse di un potenziale ascoltatore? Ricordi quando ti ho parlato di value proposition del podcast? In sintesi, la descrizione dovrebbe racchiudere i 3 elementi principali del nostro podcast: il target;l’argomento; la promessa che facciamo all’ascoltatore.  In poche parole, tutto ciò che serve all’utente per sentirsi stimolato all’ascolto. Per cui non c’è niente di più chiaro della value proposition da scrivere nella descrizione che abbiamo a disposizione per far conoscere il nostro prodotto.  Attenzione! Mi riferisco alla descrizione di tutta la serie, non a quella delle singole puntate. Queste ultime, naturalmente, saranno scritte seguendo una logica simile ma si riferiranno essenzialmente all’argomento specifico della puntata in questione.  Ora, per capire quanto questa triade di elementi: titolo, copertina e descrizione possa influenzare o meno la scelta di un ascoltatore, che ne dici di fare anche tu una prova? Vai sulla piattaforme di ascolto che utilizzi abitualmente e scorri, in una categoria di tuo interesse, i podcast che compaiono in elenco. Prova a riflettere su quali di questi cattura di più la tua attenzione.  Poniti queste semplici domande: quali caratteristiche noti? Su cosa ti sei soffermato? Questo è un ottimo esercizio per applicare lo stesso concetto sul tuo podcast se stai pensando di progettarne uno. Tanto più sei nuovo/a nel mondo del podcasting, tanto più devi conquistarti dei nuovi ascoltatori! Tengo a sottolineare che questi tre elementi visivi – copertina, titolo e descrizione – non sono gli unici decisivi per ingaggiare gli ascoltatori e farci scegliere. È ovvio che hanno un impatto altrettanto decisivo la notorietà dell’autore, le recensioni, magari il consiglio di un amico. I 3 elementi visivi di cui ti ho parlato in questo articolo sono, tuttavia, fondamentali sia in fase di progettazione del tuo prodotto audio, sia per capire se quel libro può interessarci oppure no. Ricordi l’esempio della libreria? Bene, adotta questa tecnica anche nel podcast. Se sei interessato a creare un tuo podcast personale, segui tutte le puntate di Podcast per il Business. E se ti va l’idea di conoscermi un po’ di più, passa a trovarmi su Instagram o Linkedin, dove condivido tips su questi temi. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast In quest’articolo voglio parlarti di come creare una sigla efficace per il tuo podcast, partendo dal comprendere cos’è e perché è importante che ci sia all’interno delle puntate. Se attualmente sei nella fase di creazione del tuo prodotto podcast oppure ci stai pensando e ti stai documentando su cosa fare e come realizzarlo, allora questo articolo ti sarà molto utile perché è ricco di spunti pratici.  Analizzeremo quali sono gli elementi che la compongono da cui trarre input utili per iniziare da subito a creare la sigla del tuo podcast. Quella che condividerò è la mia esperienza diretta di Podcast Coach, maturata nel tempo, assistendo nuovi podcaster in erba. Cos’è una sigla podcast e perché è importante?  La sigla di un podcast è un breve motivo sonoro che funge da elemento introduttivo al programma, in questo caso al podcast stesso. Ha un breve testo, una musica di sottofondo e dura in genere tra i 10 e i 15 secondi. Il motivo è ricorrente, ossia si ripete così com’è, esattamente per ogni puntata podcast.  Vi sono, tuttavia, alcuni casi nei quali le sigle possono variare leggermente da una puntata all’altra, relativamente al testo che le compongono. Infatti, in alcuni casi la sigla può fungere anche da presentazione dell’argomento specifico trattato nella puntata o degli ospiti che seguiranno, per cui lo script può variare lievemente. Per esempio, la sigla del podcast “Dieci Tredici”, di cui curo il montaggio audio, è contraddistinta sempre dalla stessa durata, struttura e musica. Solo la parte finale della sigla varia di volta in volta in base all’ospite che verrà intervistato.  Perché può cambiare il testo ma l’elemento sonoro è sempre lo stesso? Perché il motivo sonoro dona al podcast un’impronta identitaria. La base musicale sempre identica crea familiarità e rende riconoscibile il tuo podcast.  Come avrai capito, la sigla è un elemento talmente importante che consiglio vivamente di prevederla ed inserirla in ogni puntata, indipendentemente dal format podcast che si è scelto di adottare.  La sigla è a tutti gli effetti la trasposizione della Value Proposition: una delle primissime cose su cui è necessario ragionare quando si decide di iniziare a progettare un podcast, in quanto elemento di ingaggio per i nuovi ascoltatori. La sigla dà all’ascoltatore la percezione di capire dove si trova e, soprattutto, se si trova nel posto giusto. Fornisce le coordinate dell’intero podcast al nuovo ascoltatore che, magari, anziché partire dal trailer, inizia dalla prima puntata che trova nella lista degli episodi. Come creare la miglior sigla senza sbagliare Sono 4 gli elementi che contraddistinguono una sigla podcast efficace e che non possono mancare: presentare te stesso: chi sei, di cosa ti occupi, in che veste stai parlando. Ad esempio sei un esperto nella materia di cui parli? ti occupi di quello per lavoro oppure sei un appassionato e stai creando un podcast per parlare di una tua passione? Le persone vogliono sapere chi sei e perché proprio tu ne stai parlando.Presentare il programma del podcast: cosa devono aspettarsi gli ascoltatori, di cosa parlerai e qual è la tematica generale che tratti nel tuo podcast.Far capire per chi è questo podcast: per esempio se sto facendo un podcast in cui parlo di fotografia per principianti, è ovvio che sarà totalmente diverso da un podcast che parla di fotografia per esperti. A seconda dell’argomento, cambia il target e il modo in cui parlerò per rivolgermi al mio pubblico.Chiarire il motivo per cui dovrebbero ascoltarti: oltre a voler sapere chi sei, il tuo potenziale ascoltatore vuole sapere qual è la promessa trasformativa che proponi. In sostanza, cos’hai da offrire? La vera sfida è condensare questi concetti in pochissime parole. È tutt’altro che semplice ma non scoraggiarti: servirà concentrazione, buona volontà e tanti tentativi. Nella progettazione del tuo podcast, la preparazione della sigla è una delle prime cose a cui pensare. È proprio sintetizzando al massimo il concetto che hai in testa, che inizi a capire se l’idea può funzionare. È il momento in cui capisci se il tutto ha un senso.  Se non riesci a scriverlo in poche righe è perché, forse, la tua idea ha bisogno di maturare ancora un po’ oppure va modificata e rielaborata. Inoltre, comporre la sigla ti permette di capire che mood vuoi dare al tuo podcast, quale stile sonoro, con che sfumatura vuoi veicolare il tuo messaggio. Come registrare la sigla podcast Immaginiamo che tu abbia scritto il testo definitivo della sigla e che abbia già immaginato anche un genere musicale in abbinamento. È giunto il momento di scegliere come preparare la sigla del tuo podcast. Hai di fronte a te tre diverse strade tra cui scegliere: registrarla con la tua voce, scegliere una base musicale da una libreria di brani royalty free e montarla in autonomia con un software di montaggio;registrarla con la tua voce e affidare il montaggio ad un fonico o a un podcast producer; rivolgerti a un doppiatore professionista per la registrazione della voce o acquistare un jingle “chiavi in mano” che alcune aziende vendono. Quello che cambia da una scelta all’altra è: il budget che hai a disposizione;il risultato che vuoi ottenere;il livello di professionalità che vuoi dare;la tua capacità di usare un programma di editing e montaggio. Tutte motivazioni valide e funzionali al tempo stesso. Un aspetto su cui voglio richiamare la tua attenzione è quello di usare musiche con licenza royalty free per non violare il diritto di autore degli artisti. Online troverai tanti cataloghi musicali sia free che a pagamento, tuttavia, per orientarti nella ricerca ti rimando alla mia guida sulla scelta della musica per il podcast. Se hai in progetto di realizzare il tuo podcast personale e vorresti richiedermi una consulenza personalizzata, sarò felice di essere la tua Podcast Coach. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast In che modo un podcast di letteratura può trasformarsi in uno strumento di personal branding? Quando si ascolta questo genere di podcast, spesso ci si aspetta di trovare format divulgativi in cui semplicemente si raccontano le opere letterarie oggetto di trattazione e nulla di più. L’esempio che ti porto in questo articolo è quello della serie podcast Letteratura Passepartout, di cui Silvana Poli, insegnante e divulgatrice letteraria, è autrice. Lei ha usato il podcast per parlare di ciò che la appassiona, di ciò che insegna nelle aule universitarie ma in un modo del tutto nuovo e assolutamente non scontato. Nel podcast è riuscita a far emergere la sua esperienza, la sua vision, la sua mission accompagnando il pubblico in un viaggio di scoperta e di rivelazioni di grandi testi letterari, come nessuno mai ce li ha spiegati. Questo è uno dei progetti podcast che ho prodotto nel 2022 con il percorso di Podcast Coaching dedicato ai liberi professionisti che vogliono usare il podcast come strumento di personal branding. Intervista a Silvana Poli autrice del podcast Letteratura Passepartout Qui ti riporto l’estratto dell’intervista audio fatta a Silvana Poli nella puntata 33 del mio Podcast per il Business. Chi è Silvana Poli Silvana Poli è un’insegnante appassionata, che si è innamorata della magia della letteratura e che prova un gran piacere nel condividere con gli altri questa magia. Oggi mi definisco divulgatrice letteraria e narratrice. Come sei arrivata al podcasting? Ci sono arrivata un po’ per caso. Avevo cominciato nel tempo della pandemia a fare lezioni su YouTube per i miei studenti, e ho pensato che forse avrei potuto misurarmi coi podcast. Come mai hai deciso di usare proprio il podcast per comunicare la tua passione letteraria? Eugenio Finardi, in una sua canzone intitolata “La Radio” spiega quante cose si possono fare ascoltando la radio, mentre seguire i video è più vincolante. Io da sempre amo fare più cose contemporaneamente e quindi ho pensato che il podcast poteva davvero essere lo strumento che io stessa avrei amato. Di cosa parla Letteratura Passepartout? Letteratura Passepartout presenta la letteratura come se si trattasse di uno scrigno ricco di tesori nascosti. Spesso la scuola ci ha fatto pensare che i testi letterari siano solo una noiosa e inutile perdita di tempo. Eppure, percorrendo i corridoi della letteratura italiana ho trovato piccole e grandi rivelazioni in grado di rischiarare i pensieri che affollano la nostra mente. Si tratta di semplici o curiose, piccole o grandi verità che gli autori nascondono tra le righe delle loro opere, che, solitamente a scuola non vengono svelate, ma che, se scovate, ci aiutano a trovare la strada per uscire dalle situazioni spinose della vita. Perché secondo te ancora oggi c’è bisogno di conoscere i segreti della letteratura? A volte siamo travolti dalle emozioni e perdiamo lucidità nella gestione della nostra vita. A volte questa condizione è tale per cui abbiamo bisogno di farci aiutare da un terapeuta. A volte non comprendiamo gli altri, non sappiamo comunicare e questo rende più complicata la nostra vita. A volte ci raccontiamo delle bellissime storie che ci permettono di continuare a replicare comportamenti che sono dannosi per noi. Insomma capita che nella vita abbiamo bisogno di aiuto. Se io ho bisogno di un consiglio chiedo a persone fidate e affidabili, che hanno già dimostrato di avere strumenti utili. Se devo andare a cena in un nuovo ristorante, vado a guardare le recensioni. Bene, le opere della letteratura sono recensite da secoli, sono opere che hanno aiutato e sostenuto, allietato e consigliato, nutrito e consolato generazioni di lettori. Ecco perché la letteratura è preziosa, perché nelle sue pieghe ci sono risposte a tutte le situazioni che oggi noi dobbiamo sbrogliare. La letteratura costituisce un serbatoio straordinario di esempi, di modelli, di riferimenti, che ci possono venire in aiuto, e si tratta di esempi e modelli che hanno superato il vaglio dei secoli. Questo è il motivo per cui la letteratura è preziosa. Non ti è mai stato mostrato l’utile della letteratura? A dire il vero neppure a me. Però quando mi sono trovata a dover insegnare la letteratura a studenti a cui le mie lezioni non interessavano, ho tirato fuori il coniglio dal cappello e ho cominciato a mostrare quello che i libri non scrivono. Quali sono gli obiettivi che ti sei posta con il podcast di letteratura? Gli obiettivi sono molti e diversi e riflettono la mia mission. Innanzitutto voglio raccontare la bellezza e l’utilità della letteratura. Molte persone pensano che la letteratura sia solo noiosa e pesante: io ho l’ambizione di far cambiare idea a chi ha vissuto la letteratura come un insieme di nozioni inutili. Poi mi sono resa conto che quando faccio qualcosa di piacevole io sto meglio: allora ho la timida presunzione di pensare di poter far qualcosa di buono. Le mie letture e le mie spiegazioni possono regalare un piccolo momento di piacere, e se è così, sento di dare il mio umile contributo al benessere delle persone. Il podcast Letteratura Passepartout diventa libro Come hai combinato questi due canali di comunicazione così diversi tra loro? Anche se si tratta di due canali di comunicazione diversi, entrambi hanno dato voce a due parti di me, in cui unisco due delle mie dimensioni: quella di narratrice di letteratura che racconta per il piacere di condividere; quella della docente di letteratura che insegna, ma che allo stesso tempo sostiene e motiva, come una counselor o coach che aiuta le persone a guardare la vita con altri occhi. Il libro è in vendita dal 17 gennaio su Amazon e si intitola Letteratura Passepartout, come il podcast. Tuttavia i contenuti sono diversi. Nel podcast affronto un piccolo testo alla volta, lo colloco nel suo contesto storico e culturale e poi rivelo il Passepartout, il prezioso segreto di benessere che i grandi vi hanno nascosto.  Invece il libro ha un respiro più ampio. Parto spiegando cosa sia la letteratura, poi ne spiego l’utilità, Quindi parlo di amore, di fiducia, di considerazione e di rispetto utilizzando i testi letterari e gli insegnamenti che ci vengono dai grandi maestri della letteratura.  Scrittura per l’audio vs scrittura per l’occhio: quali differenze? La differenza sta nel fatto che il podcast prevede un percorso che si conclude in uno spazio di tempo limitato. Deve iniziare, concludersi e tutte le puntate devono avere più o meno la stessa matrice: citazione, contesto storico, contesto dell’opera e dell’autore, e poi il mio messaggio. Mi sono resa conto di cosa vuol dire pensare a tutto un progetto molto ampio. Ragionare sulle motivazioni, trovare il target e il senso del podcast. Questa riflessione è stata molto utile. Però è stata anche faticosa. Ci sono stati dei momenti di difficoltà nella creazione del podcast? Sì. Prima è stato necessario capire dove io avrei voluto andare con i miei podcast, quindi ho dovuto capire quale era il senso di questo lavoro e focalizzarmi. Poi quando è stata l’ora di registrare ho fatto una certa fatica a capire tecnicamente quello che mi aspettava. Ma la fatica poi, quella vera, è stata occuparmi del montaggio.   C’è bisogno di costanza e di attenzione. Ho superato le difficoltà abbracciando la fiducia, che sarei riuscita a farlo, e mi sono appoggiata a Ester che mi ha spinta e sostenuta nei momenti difficili. Cosa ti ha lasciato questa esperienza di podcaster? Facendo podcast mi sono messa in gioco molto di più di quanto fosse successo quando ho cominciato a registrare i miei video su YouTube. La ricerca che ho dovuto fare è stata utile e preziosa anche per me perché dopo aver focalizzato i miei obiettivi, questi mi sono stati chiari. Il progetto editoriale e come abbiamo lavorato Se ti piace l’idea entrare nel passato per trarre qualcosa di prezioso per il tuo presente, ti aspetto su Letteratura Passepartout. Qui sotto puoi ascoltarne il Trailer. Con Silvana Poli ho lavorato con un percorso di Podcast Coaching che ho raccontato nei dettagli in questa pagina dedicata al progetto editoriale. Se sei interessata o interessato a conoscere come possiamo lavorare insieme e realizzare podcast per il personal branding che ti aiuti a valorizzare e promuovere la tua attività come libero o libera professionista, scrivimi una mail all’indirizzo contattami@estermemeo.it Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Fino a pochi anni fa non sapevo neppure cosa fosse. Oggi non potrei farne a meno. Mi sono resa conto che, anche se è un fenomeno in crescita, non sono molte le persone che sanno davvero rispondere alla domanda cos’è un podcast. Prima dell’arrivo di internet non esisteva questa tecnologia, mentre oggi si sta creando un ecosistema che vede molti player coinvolti. Pertanto, inizia ad esserci la necessità di fare chiarezza e dare al podcast un significato, raccontarne la storia e lo sviluppo. Te ne parlo in questo articolo. Cos’è un podcast: la definizione Partiamo dal significato di podcast. Il termine podcast nasce nel 2004 dal connubio di due parole iPod — che significa letteralmente “baccello” o “capsula” — e Broadcast — che indica la diffusione massiva di una trasmissione radio—. È il giornalista del “Guardian” Ben Hammersley ad usarlo per la prima volta in un articolo dedicato all’evoluzione dell’ascolto on demand delle trasmissioni radio in seguito all’introduzione sul mercato del lettore mp3 di Apple. Lo sviluppo della tecnologia RSS (Really Simple Syindication), uno dei formati di distribuzione più popolari di contenuti tramite web, insieme al nuovo dispositivo iPod danno vita alla diffusione di un nuovo format di contenuti audio. Da qui si comprende quanto Apple sia stata determinante nello sviluppo dei podcast. È infatti la prima a crearne una sezione dedicata all’interno di iTunes. Feed RSS: definisce una struttura adatta a contenere un insieme di notizie, ciascuna delle quali sarà composta da vari campi (nome autore, titolo, testo, riassunto, …). Quando si pubblicano delle notizie in formato RSS, la struttura viene aggiornata con i nuovi dati; visto che il formato è predefinito, un qualunque lettore RSS potrà presentare in una maniera omogenea notizie provenienti dalle fonti più diverse. – Fonte Wikipedia Questo però non spiega cos’è un podcast. Per darne una definizione di podcast più completa possiamo dire che è un contenuto audio inedito nativo fruibile via internet tramite un computer o un dispositivo mp3. Per contro possiamo dire cosa non è un podcast: una trasmissione radio in differita, in quanto non sarebbe inedita;la trasformazione in audio di un video, perché non è nativa;un audiolibro, perché il contenuto nasce con uno scopo diverso. Le caratteristiche del podcast possiamo riassumerle così: asincrono: la produzione e l’ascolto dell’audio avviene in momenti diversi, quindi non come succede con la radio.Offline: l’audio è scaricabile sui propri dispositivi e fruibili in altri momentiOn demand: è l’ascoltatore che decide quando ascoltare e riascoltare il contenuto La storia del podcast Dopo averti spiegato cos’è un podcast, voglio fare un accenno alla sua storia che, se pur molto recente, è di per sé interessante e contrassegnata da momenti decisivi. Agli inizi degli anni 2000, in seguito alle due grandi innovazioni tecnologiche, iPod e feed RSS, sono soprattutto le emittenti radiofoniche a mettere online alcuni programmi del palinsesto per l’ascolto in differita. Accanto a queste repliche, compaiono poi i primi esperimenti di produzioni editoriali per lo più giornalistiche che dimostrano un primo interesse del pubblico verso contenuti on demand. La vera svolta è nel 2014 con l’uscita di Serial, una serie podcast true crime che racconta un fatto di cronaca avvenuto negli Stati Uniti nel 1999. Il racconto a episodi, sapientemente realizzato con un mix di voci, suoni, musiche e racconti, ottiene un riscontro tale da riaccendere l’attenzione sul questo nuovo mezzo, il podcast. Dagli USA arriviamo in Italia con un fenomeno simile. Nel 2017 esce Veleno, l’inchiesta giornalistica in formato audio prodotta da La Repubblica incentrata su un fatto di cronaca vera italiana. Le puntate sono così accattivanti da innescare quel bulimico desiderio di ascoltare immediatamente i successivi, tipico delle serie TV. Questa è infatti la prima serie podcast in italiano a creare un boom di ascolti e lanciare il fenomeno nel nostro Paese, se pur ancora limitata per lo più agli utilizzatori Apple. Ci pensa Spotify nel 2018 a contribuire ad allargare il mercato degli ascolti per gli utenti Android. Dopo l’acquisizione di Gimlet Media e Parcast si inserisce di fatto come player in un mercato in forte espansione. Il podcast però non è mai stato così popolare come negli ultimi mesi. Le statistiche rese note da Voxnest a fine 2019 già dimostravano un forte incremento degli ascolti in Italia rispetto ai precedenti 12 mesi ma il trend è continuato a crescere a doppia cifra nel 2020 con un +15% rispetto al 2019 (fonte Nielsen). Come ascoltare podcast La prima cosa che consiglio a chi vuole iniziare a fare podcast è essere ascoltatori. Sembra una cosa scontata, ma non lo è. Ascoltare podcast ti aiuta a conoscere lo strumento, capire cosa funziona e cosa no. Come si ascolta un podcast? È molto semplice: ti bastano uno smartphone e un paio di cuffie. Questo è il modo migliore per fruirne quando e dove vuoi. Le piattaforme di raccolta e distribuzione accolgono i feed RSS caricati dai creator e rendono disponibile il contenuto audio per l’ascolto. Ora che sai cos’è un podcast, anche il funzionamento non avrà segreti. Sui dispositivi IOS è presente in modo nativo l’applicazione Apple Podcast dai cui è possibile accedere ai contenuti gratuiti selezionando il nome del podcast o la categoria, ascoltarli online oppure scaricarli per fruirne offline. Per seguire gli aggiornamenti puoi iscriverti alla serie preferita, ma solo quest’app consente di recensirne il contenuto. Su Android è Spotify che fa da piattaforma principale di ascolto. Puoi cercare il podcast dallo stesso motore di ricerca della musica e inserirlo in una playlist insieme ai tuoi artisti preferiti. Anche qui la funzione “follow” ti consente di ricevere le novità pubblicate dai podcaster. Tra i player gratuiti si sta posizionando anche Google Podcasts con un’app dedicata per l’ascolto, ma esistono molte altre piattaforme minori di distribuzione di podcast con un catalogo simile. La differenza la fanno i contenuti creati in esclusiva per la piattaforma di riferimento, un po’ come fanno Netflix o Amazon Prime Video per la TV. Le piattaforme di ascolto non sono le uniche fonti per ascoltare podcast. Grazie alla vocal search puoi chiedere agli smart speaker di farti ascoltare il tuo podcast preferito. Ti basterà lanciare il comando di azione del tuo dispositivo per attivare la riproduzione degli episodi. Non tutti i contenuti podcast però sono gratuiti. Esistono realtà come Audible o Storytel che prevedono un accesso su abbonamento per l’ascolto. La modalità garantisce contenuti di alto livello ed esclusivi.Ciò non toglie che moltissime produzioni di qualità, professionali e non, siano disponibili gratuitamente. A te la scelta e la voglia di scoprirne. Conclusioni Le nuove tecnologie hanno dato la possibilità di ascoltare podcast on demand e in mobilità sui propri dispositivi personali: questa è la chiave di successo di questo media. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Quando parliamo di obiettivi di marketing e di obiettivi di podcast non sempre si pensa che debba esserci una correlazione. Eppure questo vale sia nel caso in cui si stia creando un podcast aziendale che di personal branding. Visto che vorrei spiegarti il motivo per cui la penso così, ho deciso di dedicare una puntata di Podcast per il Business proprio a quest’argomento. “La strategia senza la tattica è la più lenta strada per raggiungere la vittoria. La tattica senza strategia è il rumore che precede la sconfitta”.Dal libro “L’Arte della Guerra”. Non parleremo di arte militare oggi. Dunque, cosa c’entra tutto ciò? Te lo racconto subito, nel prossimo paragrafo.  La strategia giusta per ogni obiettivo di marketing  La strategia e la tattica sono due pilastri fondamentali di ogni business… o perlomeno di ogni imprenditore che abbia ben chiaro quale obiettivo raggiungere! Il libro da cui è tratta la citazione risale alla notte dei tempi (VI secolo a.C.) ed è stato attribuito al noto stratega e filosofo cinese SunTsu.  È considerato il più antico manuale strategico della storia e, ancora oggi, è fonte d’ispirazione per chi si occupa di fare impresa. Più in generale, per chiunque voglia raggiungere un obiettivo, in qualsiasi ambito della propria vita. Devi sapere che, nella cultura orientale dove affonda le sue radici, è ritenuto un manuale di studio obbligatorio per i Manager d’azienda. Questo proprio perché i concetti espressi si adattano in modo calzante alle realtà tipiche di un business.  La citazione descrive molto bene i termini strategia e tattica. Nel linguaggio quotidiano vengono, tuttavia, spesso usati erroneamente come sinonimi l’uno dell’altro. In realtà non lo sono e racchiudono concetti diversi, benché affini e fortemente connessi tra loro. È importante comprendere la differenza perché ci aiuterà a rispondere all’argomento di questa puntata: perché gli obiettivi del podcast devono essere allineati agli obiettivi di marketing?  La strategia è il piano d’azione di quella visione, o ancora meglio, la pianificazione di tutte le azioni che dobbiamo compiere per arrivarci. Viene strutturata lungo un lasso di temporale, solitamente di medio-lungo termine. La strategia opera su larga scala e riassume il perché facciamo una determinata cosa.  La tattica è invece la modalità con cui rendiamo concreta la nostra strategia o una parte di essa. È, in sostanza, l’azione specifica che dobbiamo compiere. Per tirare le somme, possiamo dire che la somma delle tattiche porta a compimento la nostra strategia.  Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business ho analizzato i motivi per cui il podcast è un utile strumento da integrare nella propria strategia di comunicazione.  Per l’appunto, è un canale di comunicazione al servizio di un piano ben più ampio e strategico. Ecco come farlo diventare tale.  Ah! Intanto, se non hai mai ascoltato una puntata, qui puoi recuperare la prima. Obiettivi e strumenti tattici insieme creano una strategia vincente Se il tuo obiettivo di marketing è raccontare il tuo brand ma, non solo, è quello di far sì che si affermi, attraendo le persone giuste, il podcast è sicuramente uno strumento tattico. Mi spiego meglio.  Quel che voglio dire è che, per la sua modalità di fruizione e per l’impatto che la nostra voce ha nell’avvicinare le persone, è altamente coinvolgente.  Ecco perché lo ritengo uno strumento tattico per fare content marketing o brand awareness. Quando parlo di strumenti immagino sempre un attrezzo vero e proprio. Un cacciavite, un martello o una penna. Insomma, un oggetto attraverso cui operare concretamente per attuare ciò che abbiamo deciso (in anticipo!) di realizzare.  Ciò presuppone l’esistenza di un’idea di progetto, una missione da compiere, degli obiettivi (anche di marketing). Obiettivi che realizzeremo anche grazie a quegli strumenti.  Facciamo un esempio. Immaginiamo che tu voglia posizionare il tuo brand in un mercato nuovo. Decidi quindi di creare un’immagine che ti permetta di farti conoscere ed apprezzare da un nuovo pubblico, differenziandoti dai tuoi competitors. Questo è il tuo obiettivo di business.  La tua strategia sarà quella di lavorare alla costruzione della tua immagine, andando a rafforzare la tua brand awareness. Tradotto, significa permettere alle persone di identificarti in modo unico nella loro mente, apprezzandoti per quelli che riconoscono in te come i tuoi punti di forza. Le tattiche che puoi usare per raggiungere questo obiettivo e attuare la tua strategia possono essere molteplici: lo storytelling, per diffondere tuoi valori attraverso i contenuti;l’influencer marketing, affinché le persone parlino di te;il blog, per attrarre traffico organico da Google, grazie al posizionamento di specifiche chiavi di ricerca;creare sinergie con partner di settore;il podcast, per comunicare in modo innovativo, trasmettendo la tua autenticità e personalità, ampliando la tua audience. Bisogna proprio fare tutte queste cose?  Queste tattiche possono (e a mio avviso dovrebbero) coesistere per lavorare, su più fronti, all’attuazione della tua strategia. Ciascuna di esse opera, in modo allineato e sinergico, per raggiungere obiettivi di breve termine.  Dunque è così che micro obiettivi e strumenti tattici ti permetteranno di raggiungere i tuoi obiettivi strategici e di business. Prova ad immaginare una sorta di piramide degli obiettivi, suddividendola in fasi. Tutto questo ragionamento è utile per arrivare finalmente a rispondere alla nostra domanda iniziale.  Infatti, se tutti questi micro obiettivi tattici non sono coerenti con l’intera strategia, non avranno alcun effetto sul raggiungimento dei tuoi obiettivi di business.  Un bellissimo spreco di tempo Obiettivi di podcast disallineati, saranno solo “un bellissimo spreco di tempo” come cantava Jovanotti. Sottolineo bellissimo perché magari ci avrà permesso di vivere un’esperienza interessante. Ahimé, però, in termini di business, non contribuirà probabilmente a farlo crescere. Voglio raccontarti questo aneddoto che mi riguarda da vicino. Tre anni fa, quando ho prodotto il mio primissimo podcast non ero una freelance. Lavoravo come dipendente in un’azienda multinazionale, nel dipartimento amministrazione, finanza e controllo.  Il mio podcast rappresentava per me, semplicemente un progetto al quale desideravo lavorare per sperimentare questo mezzo, di cui mi stavo innamorando. Imparare ad usarlo e mettermi alla prova con la scrittura narrativa.  I miei obiettivi erano totalmente personali e slegati dall’attività lavorativa che svolgevo. Dunque, il podcast non contribuiva a obiettivi, né di business né di marketing! Anzi, non avevo alcunché da raggiungere se non un puro piacere personale. Questo è il concetto che vorrei passarti.  Se hai deciso di usare il podcast per supportare la tua attività, significa che gli obiettivi che ti prefiggi di raggiungere grazie al tuo podcast, devono essere allineati con i tuoi obiettivi strategici di marketing.  Cosa significa?  Che devono essere coerenti, sostenibili, misurabili. Vuol dire che il podcast deve guidare i nostri ascoltatori. Dobbiamo rivolgerci per prima cosa al target giusto, creare un piano editoriale con contenuti coerenti e creare call-to-action che stimolino azioni precise (anch’esse misurabili).  In pratica il podcast diventa uno strumento capace di innescare un funnel di marketing.  “Quali sono i miei obiettivi?”“Che cosa voglio ottenere?”“In che modo il podcast può aiutarmi a concretizzare la mia strategia?” Queste sono domande che possono aiutarti a focalizzare meglio le azioni da compiere, come utilizzare il podcast, cosa e come comunicare.  Questo è il metodo che uso quando creo un podcast o quando lavoro con i miei clienti: partire dalla progettazione, sino a definire gli obiettivi di marketing e comprendere come questi si inseriscono all’interno della loro strategia.  Ma di questo voglio parlarti nel dettaglio nelle prossime puntate.  So che il tuo tempo, come il mio, è prezioso perciò spero di averti dato qualche spunto di riflessione. Se invece vuoi avere altri tips e sei più Instagram-addicted, ti aspetto sul mio profilo.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Ne avrai trovati tanti in rete, ma ho pensato di stilare la lista dei 10 più importanti consigli per iniziare a fare podcast, frutto della mia esperienza. Lo spunto mi è venuto ascoltando le domande di molti aspiranti podcaster o podcaster alle prime armi. Se questo mondo ti affascina, le risposte che troverai in questo articolo saranno utili anche a te. Quali sono dunque i 10 consigli per fare podcast? Definisci i tuoi obiettivi e il target Rendi chiara la tua Value Proposition Stabilisci quanto tempo ti occorre per fare podcast Ascolta altri podcast Definisci un piano editoriale Crea un Trailer Scegli l’attrezzatura più adatta al tipo di podcast Distribuisci il podcast su tutte le piattaforme audio Stabilisci dei KPI e monitora e statistiche Promuovi il tuo podcast Vediamoli uno per volta! Da dove partire per fare un podcast? Nel mio lavoro mi occupo di podcast marketing per il personal branding o per le aziende che vogliono promuoversi con i contenuti audio. Quindi parto sempre da un progetto. Questo approccio e i consigli che troverai di seguito sono validi anche se vuoi semplicemente iniziare a sperimentare il podcast per divertirti. Fare un progetto potrebbe sembrarti esagerato, ma ti assicuro che il tempo investito in questa fase ti eviterà perdite di tempo successive. Se vuoi approfondire la parte di progettazione, ho scritto un articolo più dettagliato su come fare un podcast partendo da zero. Per comprendere meglio le dinamiche, possiamo suddividere le attività in step. Le 4 fasi di creazione di un podcast sono: Progettazione Realizzazione Distribuzione Promozione. I 10 consigli per iniziare a fare podcast si basano su queste fasi. Eccoli! 1. Definisci i tuoi obiettivi e il target Due domande a cui dovrai rispondere prima di iniziare un podcast: cosa vuoi ottenere a chi vuoi parlare. Sapere quali sono i tuoi personali obiettivi ti aiuterà a focalizzare gli sforzi e le scelte editoriali. Potrebbe trattarsi di brand awareness, promuovere un tuo prodotto o servizio, sensibilizzare su un tema sociale, trovare nuove collaborazioni, inserirti in un mercato nuovo, presidiare nuove piattaforme, o anche semplicemente per divertirti. In ogni caso, conoscere il tuo “perché” è fondamentale per partire. Individuare il target è diretta conseguenza. Uno stesso argomento puoi affrontarlo in modi differenti a seconda delle persone a cui ti rivolgi. Che siano professionisti del settore, partner o una nicchia, ti servirà per declinare il piano editoriale e il format. 2. Rendi chiara la tua Value Proposition Prova a scrivere in 10 parole di cosa tratta il tuo podcast e perché qualcuno dovrebbe ascoltarlo. Questo aiuterà i potenziali ascoltatori a sceglierti (oppure no) avendo ben chiaro il beneficio che ne trarranno. Potrai inserire la tua value proposition nella descrizione della serie sulle piattaforme di ascolto oppure usarla come sigla di apertura. 3. Valuta quanto tempo puoi impiegare a fare podcast Questo è uno step essenziale perché determina le scelte relative a format, durata degli episodi e cadenza di distribuzione. Una cosa che premia è la costanza e il rispetto della cadenza. Quando i tuoi follower sanno che ogni giovedì pubblicherai una puntata, se l’aspetteranno. Se nell’organizzazione qualcosa non funziona, il rischio è di non soddisfare le aspettative.Ma soprattutto a lungo andare potrebbe diventare oneroso portare avanti il tuo progetto. Calcola bene i tempi per scrivere i contenuti, selezionare gli eventuali ospiti, registrare e post-produrre il podcast. Ti servirà. 4. Ascolta altri podcast Probabilmente sei già un ascoltatore di contenuti audio, ma in questo caso l’ascolto che ti consiglio per iniziare a fare podcast è selettivo. Per creare un tuo progetto, ascoltando altri podcast puoi capire cosa ti piace e cosa non ti piace a livello di format, sound design, impostazione, mood colloquiale.Ma soprattutto ti servirà sapere se e come i tuoi concorrenti stanno affrontando lo stesso argomento. 5. Definisci un piano editoriale Se hai già chiari obiettivi e target, sarà più semplice pensare al piano editoriale. In un’ottica di marketing, potresti sfruttare i contenuti per creare un funnel in cui accompagnare i tuoi ascoltatori pian piano verso obiettivi di business più concreti. Nel prepararlo, pensa anche a titoli esplicativi che aiutino a identificare l’argomento trattato. Nell’articolo SEO e Podcast, troverai utili spunti per creare un piano editoriale più efficace. Non dimenticare di inserire delle call to action per invitare i tuoi ascoltatori a seguirti sulle piattaforme di ascolto o conoscere altri tuoi contenuti. 6. Crea un Trailer Proprio come per un film o una serie TV, il trailer serve a dare un’anteprima di ciò che l’ascoltatore troverà nel podcast. Un breve episodio della durata da 1 a 3 minuti sarà sufficiente. Alcune piattaforme di ascolto, come ad esempio Spotify, permettono di inserirlo in alto prima di tutte le altre puntate, così da non perdersi con tutti gli altri titoli. 7. Strumentazione e software L’ho messo solo al settimo posto perché in realtà la scelta della strumentazione per un podcast deriva da tutto quanto hai stabilito in precedenza. Non esiste la strumentazione migliore in assoluto. Esiste la strumentazione giusta per il tuo progetto. A seconda del format, del numero di voci, dell’ambiente in cui registrerai, e dell’esperienza che hai, sceglierai microfono e software più adeguati. Le alte fasce di prezzo non sono la discriminante per avere un buon prodotto. Spesso è sufficiente solo scegliere la tipologia più adeguata alla tua esigenza. Così come esistono software gratuiti per editare le tracce audio, tra cui Audacity, che fanno egregiamente il loro lavoro. 8. Distribuzione del podcast Per distribuire un contenuto audio c’è bisogno di un host che crei un feed RSS contenente tutte le informazioni del tuo podcast: titolo, autore, copertina, titoli episodi, ecc. L’host a sua volta invia alle piattaforme di ascolto (come Apple podcast, Spotify, Google Podcast) il feed per la distribuzione. Una volta caricato il podcast sull’host, l’iter di distribuzione avviene in automatico in base agli slot di raccolta dati che le piattaforme schedulano per l’aggiornamento. Ciò vuol dire che se carichi un episodio sul tuo host alle 7 del mattino, è probabile che debba passare qualche ora per vederlo su tutte le altre piattaforme. Tieni conto di questo scostamento temporale quando vuoi pubblicizzare una nuova puntata di podcast ai tuoi follower. Io ad esempio pubblicavo le mie puntate al mattino alle 6 e poi inviavo la newsletter ai miei follower alle 8. In questo modo le piattaforme erano tutte già allineate. 9. KPI e dati statistici Come fai a conoscere le performance del tuo podcast? L’host e le singole piattaforme danno accesso ai dati statistici dell’intera serie e dei singoli episodi, in modo più o meno gratuito.Al di là del numero di ascolti (che non sono altro che vanity metrics), si possono conoscere il numero di ascoltatori unici, le demografiche, la retention di ciascun episodio, i device utilizzati, la geolocalizzazione e persino le parole chiave con cui ti hanno trovato e la musica ascoltata di tuoi utenti. L’host fornisce i dati aggregati di tutte le piattaforme. Invece, per accedere alle statistiche dettagliate per ciascuna di esse, basterà caricare manualmente solo la prima volta, il feed RSS su ogni piattaforma principale. Avrai così accesso ad una dashboard con tutte le performance. Conoscere questi dati è importante anche per definire eventuali strategie di comunicazione e promozione del tuo business su altri mezzi di comunicazione. 10. Promuovi il tuo podcast Un contenuto, qualunque esso sia, va promosso con un altro contenuto. È un dato di fatto. Considerando che la discovery del podcast non è così semplice e performante come per un contenuto web o social, dovrai attivare tutte le leve possibili per farlo conoscere e stimolare l’ascolto.Se hai un sito web potresti creare una landing page per embeddare i file audio e integrare con articoli di blog un estratto testuale della puntata. Puoi usare la newsletter per comunicare l’uscita di nuovi episodi. Ma soprattutto puoi usare i social per condividere le puntate del tuo podcast. Ma in definitiva, ti consiglio di approfondire altri modi su come promuovere un podcast in modo efficace. La scelta dei social su cui promuoverlo dipende molto dal tuo tipo di audience: dove passa maggiormente il suo tempo? Potresti anche diversificare considerando che ciascun social ha logiche e strumenti diversi.Ad esempio Facebook, Linkedin e Telegram ti consentono di inserire nei post direttamente i link di ascolto. Instagram ha la connessione diretta con Spotify che ti consente di condividere nelle stories la singola puntata o tutta la serie con un clic.Se invece vuoi stimolare la tua community e renderla partecipe del tuo progetto, si sta rivelando efficace anche Clubhouse. Consiglio bonus per iniziare un podcast Non demoralizzarti e divertiti! Questo è l’ultimo suggerimento che mi sento di darti. Come tutte le cose, all’inizio è tutto molto complesso. Ma chi ben comincia è a metà dell’opera per davvero. Se stai pensando di iniziare a fare un podcast e vuoi un supporto per una o più attività di cui ho parlato, forse posso aiutarti! Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Tutto Montemagno di Marco Montemagno è l’ultimo libro appena uscito! Anzi, no. In realtà non lo trovi ancora in libreria né online. Questa volta lo zio Monty ha deciso di pubblicarlo in anteprima per il suo seguito su 4books. Ecco, essendo un’abbonata, non ho aspettato un secondo a leggerlo (questa è la parte in cui me la tiro un po’ ma permettimelo, per questa volta) e voglio raccontartelo. Questo libro ha lo scopo di riassumere tutti i suoi pensieri, nel corso degli anni, senza avere la pretesa di enunciare verità assolute. Come farebbe lui, vorrei dirti dico subito per chi è questo libro, così puoi decidere non solo se leggere il libro ma anche il mio articolo. Anche se, in cuor mio, io spero proprio che tu rimanga qui ancora per due minuti (giusto il tempo di lettura).  È infatti un libro per chi vuole scegliere una via diversa e puntare su sé stesso. Tema ahimè attuale. L’ahimè è dovuto al fatto che in questo periodo cambiare attività sta diventando per molti una necessità più che una scelta. È anche un libro rivolto a chi vuole esplorare una via parallela, chi magari ha invece un lavoro stabile e ne è felice ma vorrebbe sperimentare e capire cosa offre il mondo del digitale.  Trama di Tutto Montemagno di Marco Montemagno La trama di Tutto Montemagno te la racconto, così come Marco Montemagno l’ha raccontata a me. Esatto, perchè su 4books puoi leggere il libro così come ascoltarlo. Se ti dicessi che la narrazione audio è direttamente dalla voce di Marco, con le sue divagazioni mentre cerca la posizione sulla sua poltrona o guarda fuori i lavori dalla finestra o se la ride perchè è inciampato nella lettura cosa mi diresti? Correresti ad iscriverti per sentirti l’audio credo. È stato come se stesse riscrivendo il libro del libro. Non è una lettura pedissequa, cosa che rende l’audio ancora più coinvolgente e vale già tutto il canone di 4books! Così come piace a Marco Montemagno, questo libro non dev’essere letto necessariamente dall’inizio alla fine. Ci sono al suo interno 8 capitoli che non tengono il filo di un racconto bensì ognuno può essere letto come inizio o fine. Essere approfondito, studiato e riletto in quanto ogni capitolo tratta un argomento: essere, agire, comunicare, comprendere e via dicendo. ” Agire” è il mio preferito in assoluto perché se poi non fai, cosa leggi a fare? La trama di Tutto Montemagno di Marco Montemagno è un filone di insegnamenti su come affrontare il mondo del web, per rilanciarsi e creare una propria attività online. I capitoli sono mini guide per dei temi chiave per iniziare a strutturare ed organizzare la propria attività online (e da remoto): stop agli alibi che ci ritraggono senza tempo e senza soldi;la scelta dei collaboratori: appassionati, capaci di scrivere email concise; comunicare verso informare: oggi tante aziende lanciano comunicati ma pochi messaggi e spesso scelgono male i canali attraverso i quali farlo. Le storie conquistano;cosa significa vendere e come gestire una trattativa (passaggio che mi ha vista appassionata);reali opportunità oggi di lavorare e guadagnare nel mondo digitale;haters e truffe: si, ci sono eccome! Come le gestiamo?ultimo solo in ordine cronologico, innovare. La magia della Mucca Viola. La mia recensione di Tutto Montemagno Inizio la mia recensione di Tutto Montemagno con una domanda che rivolgo a te: “Che differenza vuoi che faccia per lui se domani io e te ci mettiamo in proprio oppure no?” Nessuna, esatto. Credo che quella di Marco sia più un’azione di risveglio delle coscienze. Mettersi in proprio sta diventando un’alternativa che molti devono valutare, coi suoi pro e contro. Il messaggio riguarda la velocità con cui il mondo del lavoro sta cambiando e nel frattempo alcune persone non si sono rese conto che il loro lavoro è già sparito o sta per essere sostituito dalla tecnologia. Pensare di cercare una nuova certezza in un nuovo posto fisso, è di fatto l’unica azione certa che porterà ad avere un futuro instabile.  Attualmente, la più grande garanzia che si possa avere è proprio quella di sviluppare competenze parallele in modo da avere le giuste abilità per cavalcare le onde del mercato del lavoro.  Nel mio caso, caro Monty, sappi che è stata tutta colpa tua. O merito tuo. Tutti i libri che leggevo, sul marketing e la crescita personale, mi stavano mettendo in realtà sul binario del “freelancismo” :-). Quando, inaspettatamente, la mia vita ha subito una di quelle che io chiamo curve a gomito, ho dovuto tirare una riga e decidere in fretta. Continuare o cambiare? Ed ecco che ho messo su quel foglio tutto quello che sapevo e ho capito che non avevo (più) niente da perdere. Ed eccomi qua, scrivere è parte di quel progetto. Detto tra noi Monty, oramai… visto che siamo in ballo… che ne diresti se io scrivessi anche per 4books?!? In definitiva la presa di coscienza ci sta tutta ed è bene tenerla in tasca, pronta all’uso insieme alle nostre competenze T. Gioca d’anticipo come dice Marco e sviluppale oggi. Ti torneranno comunque sempre utili. Chissà che non diventino un’alternativa valida nel momento in cui riesci ad unirle ad una passione. L’emergenza del 2020 ha radicalmente modificato il nostro modo di lavorare e di questi cambiamenti dobbiamo prenderne atto. Alcuni di questi tuttavia potrebbero essere le anticamere di nuove opportunità.  In uno schioccare di dita, lo smart working, che sembrava appannaggio solo di alcuni big player del mercato, è diventato ordinario. È la nuova modalità agile di lavorare.  La domanda che più mi ha fatto riflettere è che lascio qui aperta, nel finale di questa recensione è la seguente: “saresti pronto a scommettere che eventi simili al Covid non succederanno più?”. Frasi indimenticabili di Tutto Montemagno  “Non abbiamo il controllo assoluto su ogni variabile, ma possiamo gestire le più importanti: dedizione, studio, vocazione”. “Quando apri un libro cosa ti aspetti? Vuoi immagazzinare informazioni o vuoi sentirti diverso quando avrai finito il libro?”. “Non siamo mai stati allenati a pensare in modo intraprendente”. Letture e podcast consigliati Se ti piace lo stile coinvolgente e analitico di Marco Montemagno, non puoi perderti “Lavorability” che racconta delle 10 abilità da sviluppare per tenere il passo con il mondo del lavoro che cambia. Sempre di Marco, il mio consiglio va su “Codice Montemagno”, una guida per diventare imprenditore di te stesso nel mondo del digital.  Un altro caso studio degno di nota nel mondo digital è Salvatore Aranzulla. Nel suo libro “Il metodo Aranzulla” ci racconta la sua esperienza. Non è solo la storia di successo di chi ha saputo sfruttare le potenzialità del web per reinventarsi ma di chi l’ha fatto, trasformando la propria passione per l’informatica in un’impresa redditizia, tra le più seguite in Italia. Un podcast che ha attirato la mia curiosità è Entreprneur on Fire che ad oggi conta oltre 2.000 episodi tra cui le interviste del lunedì ad un imprenditore di successo. Tra quelli già intervistati vi sono Tony Robbins e Tim Ferriss. Compito di ognuno di loro è condividere il momento memorabile e il più grande fallimento della loro carriera, dando delle risorse utili agli ascoltatori, imprenditori in erba. Francesca LucenteInnamorata della mia famiglia, del digital marketing e dei libri. Bookblogger per passione. Attraverso il mio blog sulla lettura voglio diffondere l’amore per la cultura, i libri e la formazione. I miei valori sono la condivisione e la collaborazione, soprattutto fra donne. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Per differenziarsi dalla concorrenza, oggi non è più sufficiente essere bravi nel proprio lavoro. Ormai, la qualità di un prodotto o di un servizio è praticamente la base per restare attivi sul mercato. I consumatori come me e te sono diventati molto più attenti di un tempo a ciò che acquistano e, a meno che tu non stia vendendo delle commodity, non è il prezzo a fare la differenza. Serve altro per distinguersi, qualcosa che ha più attinenza al come e al perché facciamo quello che facciamo, rispetto al solo cosa proponiamo. Su questo punto, il libro Partire dal perché di Simon Sinek parla chiaro, e se sei in cerca della tua proposta di valore ti consiglio di leggerlo. Avere una vision e una mission chiare, dunque, è il punto di partenza. Ma non finisce qui. Possiamo avere i valori più elevati, l’offerta migliore di questo mondo, l’elemento unico e originale che ci differenzia dagli altri, ma se nessuno sa che esistiamo, abbiamo un problema. Soprattutto se sei nella fase di avvio di una nuova attività, non puoi aspettare passivamente che siano gli altri a notare te e il tuo brand. Perché non esistiamo solo noi. La comunicazione è la linfa vitale di un business, piccolo o grande che sia. Senza di essa nessuno saprebbe cosa fai. Il fatto è che anche i tuoi competitor fanno la stessa cosa. Usano i canali di comunicazione per promuoversi e aumentare la propria visibilità. Dunque, cosa serve per distinguersi dalla concorrenza a livello comunicativo? È questo ciò di cui ti parlerò in questo articolo. Lo farò con la mia voce unita a quella di Elena Bizzotto, igienista dentale e podcaster, che ci racconterà come è riuscita a trovare il suo elemento differenziante e a trasformare la sua comunicazione e il suo business proprio grazie al podcast.  Intervista ad Elena Bizzotto Elena Bizzotto è la protagonista della prima intervista di Podcast per il Business. Igienista dentale, musicista, podcaster ed autrice di ben 4 podcast (spoiler: il quinto è in arrivo).  Ho avuto il piacere di intervistarla durante una chat vocale dell’Associazione Italiana Podcasting di cui è una delle fondatrici. “Elena, come sei arrivata al podcasting, considerando il tuo background e la tua professione, forse un po’ lontana da quelle tipicamente digitali?” “Sono arrivata al podcasting come una conseguenza naturale e inevitabile del mio background come musicista. L’audio è per me un canale preferenziale e io stessa ero (e sono) una grande ascoltatrice di podcast. All’inizio, mi sono avvicinata come utente, fino a diventare una podcast-addicted. I tragitti in macchina e tutti quei momenti “di fermo” per me sono utili per ascoltare i podcast.  Prima di raccontarmi, parto dal presupposto che amo moltissimo il mio lavoro e non volevo cambiarlo. Ho iniziato a lavorare come libera professionista senza avere minimamente la concezione di come dover affrontare il mio lavoro con la mentalità da imprenditrice.  Di fatto, sono entrata nel mondo della libera professione con la mentalità da dipendente dato che già a quell’epoca lavoravo anche 10 o 11 ore al giorno, sabati compresi. Ad un certo punto, mi sono resa conto che mi mancava quel mindset che, invece, dovrebbe appunto avere un imprenditore. In particolare, sentivo di non avere competenze legate agli strumenti, le conoscenze legate al mondo del business. Amando i podcast, è stato per me naturale scegliere questo canale per iniziare ad attingere a concetti e nozioni di marketing. Mano a mano è cresciuto in me il desiderio di creare qualcosa di mio e ho iniziato con un blog. Mi sono subito resa conto che nel mondo digitale, il sito era qualcosa di completamente mio su cui nessuno poteva mettere le mani o dire la sua. Era il mio luogo digitale.  Come il podcast mi ha aiutato a differenziarmi Nella realtà dei fatti, la scrittura non l’ho mai sentita come il mio strumento. Quindi è scattato in me qualcosa che mi ha portata a chiedermi “ma se io amo tantissimo ascoltare podcast e parlare con i miei pazienti, perché non iniziare a farlo?”. Spesso i miei pazienti mi dicevano “Dottoressa, questa cosa non me l’ha mai spiegata nessuno come ha fatto lei”.  Ecco, per spiegare le cose in ambito medico ci vuole del tempo. Nel mondo digitale però sappiamo che i social scorrono veloci ed i video devono essere di 20 secondi. Non si può parlare di concetti che richiedono del tempo per essere raccontati e spiegati, pensavo.  Ho sempre cercato di usare molto le metafore per semplificare e far immaginare i concetti. Ecco perché ho pensato che il podcast fosse perfetto! Èd è stato proprio il podcast a trasformarmi, piano piano, anche come professionista. Le mie colleghe erano allora presenti nel mondo digitale usavano tutte i canali social e lavorando molto col video. Io invece ho voluto differenziarmi dai competitor con il podcast. A dirla tutta, è stato proprio grazie a ciò, che il mio podcast è diventato un branded podcast: parlava di me come professionista… senza parlare di me.  Inoltre sono stata la prima igienista dentale ad usare il podcast come strumento di divulgazione e questo ha destato curiosità nel mio ambiente”. Raccontarsi in modo unico e personale “Elena, quali sono stati gli ostacoli che hai incontrato nell’attuare questa tua scelta comunicativa?” “I primi esperimenti li ho fatti a cavallo tra 2017 e 2018. Quando dicevo ai miei pazienti di avere un podcast, la loro reazione era di smarrimento. Perdevo più tempo a spiegare cosa fosse un podcast e a come ascoltarli, piuttosto che a spiegare loro l’argomento.  Ho cercato di facilitare questo aspetto, indirizzandoli al mio sito dove ogni puntata del podcast diveniva un articolo di blog, con al suo interno la versione audio da ascoltare.  “In riferimento ai tuoi obiettivi personali come ti ha aiutato il podcast a migliorarti come professionista?” È una grande opportunità di crescita personale. Assolutamente. Sarebbe riduttivo scegliere questa opzione solo in merito alla capacità di questo canale di differenziarci rispetto ai nostri competitor. Il fatto di dover raccontare, ingegnandomi su come farlo in maniera piacevole, mi ha reso ancora più brava. Inoltre, ho fatto un corso di aggiornamento come speaker, per acquisire più scioltezza e sicurezza nel parlare. Un qualcosa che mi è tornato utile naturalmente anche in tutti gli altri ambiti della mia figura professionale.  Quello che è successo è che, ad un certo punto, ti ritrovi a raccontare ciò che è la tua materia, nella tua maniera. Diventa unica e personale, ed è lì che ti differenzi rispetto agli altri colleghi. All’inizio spiegavo le cose diversamente ma non ne avevo consapevolezza. Fare podcast mi ha reso cosciente del fatto che la mia divulgazione è diversa da quella degli altri colleghi e delle altre colleghe.  Esattamente da questa consapevolezza incominci a capire quali sono i tuoi punti di forza quali quelli in cui puoi migliorare”. I nostri cambiamenti ci differenziano dagli altri “Che tipo di riscontro hai avuto in seguito alla scelta di usare il podcast nel tuo business?”. “Il primo cambiamento è stato quello di iniziare a dire consapevolmente – e con soddisfazione – anche dei bei “no”. Questa cosa mi ha fatto percepire diversamente come professionista.  Il secondo è che mi si sono aperte molte opportunità perché il mio obiettivo inizialmente era quello di diversificare il mio lavoro: entrare nel mondo della formazione;tenere delle lezioni all’università;insegnare ai master. Le mie entrate non provenivano più solo dal mio lavoro (ad ore) con il paziente ma da attività extra provenienti grazie al podcast”. “Quale consiglio daresti a chi oggi ha una libera professione e vorrebbe iniziare un podcast per fare marketing?”. “Iniziare subito! È fondamentale!  Oggi, a maggior ragione, non ci sono più scuse. Non bisogna neanche più impazzire per cercare tutorial, come ho fatto io. Soprattutto, se si svolge una professione in cui esiste già una componente di racconto – che sia anche solo raccontare il proprio mondo – vale la pena iniziare a farlo. È importante esserci, raccontare e farlo a modo proprio con la propria sensibilità, con la propria creatività”. “Elena, siamo arrivate all’ultima domanda di questa intervista: secondo te bisogna essere una grande azienda per usare il podcast per far crescere il proprio business?” Io credo assolutamente che un libero professionista possa trovare nella creazione di un podcast, uno strumento utilissimo. Basti pensare a quante volte rispondiamo, per esempio, alla domanda di un cliente. Magari questa stessa domanda ti viene posta spesso e ogni volta rispondi la stessa cosa.  I contenuti audio per seminare la concorrenza “Creare un contenuto audio che i clienti possono ascoltare, come se ti avessero lì, ti permette di ottimizzare lo sforzo. Se sei un libero o libera professionista puoi utilizzare il podcast per raccontare a tutti che lavori in maniera completamente diversa. Allora raccontiamoglielo! Usiamo la nostra voce che è uno strumento potentissimo per farci conoscere. La nostra voce è unica ed è senza dubbio un tratto che ci differenzia dalla nostra concorrenza. Dall’altra parte chi ti ascolta lo fa in maniera molto intensa. Quando mi mettevo le cuffie e ascoltavo per ore e ore questi podcast, mi sono sentita trasformata. Capivo il loro modo di lavorare, imparavo, entravo nel loro mondo di professionisti, sposavo i loro valori e il loro modo di affrontare il business.”  Tutti i riferimenti e i podcast di Elena Bizzotto li trovi sul suo sito. Conclusioni Per differenziarsi dalla concorrenza possiamo e dobbiamo lavorare su più fronti. Uno di questi è il modo in cui comunichiamo sul web e quali strumenti che usiamo per promuovere il nostro brand. Il podcast marketing si rivela una strategia vincente, specie se sei un libero o una libera professionista come Elena. A questo punto tocca a te decidere se vuoi stare un passo avanti alla concorrenza. Io posso aiutarti a creare la tua strategia di comunicazione audio che parli di te e del tuo brand. Iniziamo? Scrivimi all’indirizzo contattami@estermemeo.it e facciamo la differenza. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Quando ho pensato di scrivere questo articolo sulle idee podcast per i liberi professionisti, sono partita da una riflessione. Chi inizia a creare contenuti per promuovere il proprio personal branding, sa che deve scontrarsi con una dura realtà, ovvero l’abbassamento del livello di attenzione da parte delle persone. Un po’ perché di contenuti sul web ne è pieno il mondo, un po’ perché siamo tutti fruitori più fugaci. Il tempo è una risorsa scarsa e chi ce lo dedica andrebbe ricompensato. Per attirare l’attenzione dovremmo senza dubbio produrre contenuti utili e di qualità. Ma anche valutare nuovi approcci. Il podcast si annovera ad oggi (ma chissà per quanto tempo sarà così) tra i mezzi di comunicazione con un trend in ascesa e un mercato ancora da esplorare. Mi ricorda il periodo in cui facevano capolino i primi blog: poca concorrenza e un oceano blu da navigare. Ecco, oggi succede la stessa cosa con i contenuti audio: la competizione nel settore è ancora bassa e la possibilità di distinguersi molto alta. Si può ancora giocare d’anticipo ed entrare in contatto con i potenziali clienti usando il podcast come strumento di content marketing. A maggior ragione se consideriamo che, a differenza di altri contenuti, la durata media di fruizione è molto alta (si parla di 22,9 minuti di sessione media di ascolto secondo la ricerca Nielsen 2019). Oggi alle persone non basta il contenuto, vogliono sentirsi partecipe, entrare in relazione, fidarsi di qualcuno. La voce, da questo punto di vista, è un ottimo alleato. Con il podcast lavori sulla brand awareness, la tua autorevolezza e porti le persone a fidarsi di te. Se non sai come usare il podcast per promuovere il business, ti mostro qualche idea di podcast come spunto di riflessione per alcune delle professioni più conosciute: il bloggeril fotografoil personal trainer. Sei blogger, ecco il podcast che fa per te Se hai un blog, questo potrebbe essere il momento per rilanciarlo affiancandolo a un podcast. Non intendo solo una rielaborazione dei tuoi testi scritti per il formato audio, ma concept nuovi da integrare nel tuo piano editoriale dei contenuti blog. Tim Ferriss, business man tra i più conosciuti d’oltreoceano, fu uno dei primi a farlo. Ha iniziato la sua carriera con un blog e qualche anno dopo lo ha rilanciato in chiave podcast, anticipandone le tendenze. Oggi il suo show è conosciuto in tutto il mondo occidentale e ascoltato da milioni di persone. Lui ha scelto il format intervista per sviluppare le sue argomentazioni. Se non lo hai mai ascoltato ti suggerisco di seguirlo nel suo “The Tim Ferriss show”. Che tipo di altre idee podcast potresti usare se sei blogger? Ti faccio due esempi. Se sei travel blogger, potresti narrare storie o racconti legati alle terre che ti appartengono o di cui parli nel tuo blog, che portino l’ascoltatore ad esplorare luoghi nuovi. Lo storytelling, insieme al sound design, è capace di trasportare le persone in un evocativo molto coinvolgente. Se invece preferisci creare un podcast a carattere divulgativo, potresti includere interviste a persone legate a quelle terre, raccontarne la loro storia, promuovere un turismo di nicchia insieme a enti locali. Stesso discorso se pensiamo a un blog di ricette: i sapori, i cibi, la cultura enogastronomica sono elementi di un viaggio alla scoperta del territorio in cui tradizione e storia si fondono. Portare l’ascoltatore in questi luoghi narrando ciò che si nasconde dietro la nascita di un piatto, insieme a consigli, espedienti e trucchi del mestiere, potrebbe dare un tocco in più ai tuoi contenuti. Podcast per fotografi La fotografia è un’arte visiva. Come potresti raccontarla in un contenuto audio? Ad esempio raccontando il proprio lavoro e tutto ciò che scorre intorno. Un contorno fatto di tecniche ma soprattutto di storie, persone, luoghi. Tra le idee podcast potresti creare un piano editoriale come tutorial per spiegare come usare gli strumenti, ricreare la luce giusta o preparare un set fotografico. Oppure focalizzarti sull’uso di tecniche fotografiche particolari per determinati contesti. Ma perché non raccontare te stesso dietro l’obiettivo o cosa ti trasmette la fotografia? Ciò che però il tuo ascoltatore non conosce è chi o cosa si cela dietro uno scatto: come nasce un progetto fotografico, oppure perché scegli un determinato stile o soggetto. Le emozioni che riuscirai a far provare ai tuoi ascoltatori saranno ciò che ti farà ricordare. Personal trainer, fai business con i podcast La figura del personal trainer non adempie solo il ruolo di allenatore della forma fisica in palestra. C’è molto di più. Il personal trainer che è riuscito a reinventarsi durante la chiusura forzata ha adottato nuovi modi per comunicare la propria professione promuovendosi online grazie alla divulgazione di informazioni utili su fitness e salute, ma anche una maggiore consapevolezza del proprio corpo. Alcune idee podcast in questo ambito potrebbero riguardare approfondimenti su alcuni temi basandoti sulla tua esperienza e su altre fonti attendibili, come studi scientifici o interviste a personaggi dello sport ed esperti del settore. Ad esempio: educazione a una corretta posturai segreti di una buona respirazioneil ruolo dell’allenamento in un processo di dimagrimentol’uso di integratorii falsi miti legati al mondo del fitness. La cultura dell’informazione spinge l’utente a voler sapere oltre che fare. Conoscendo i benefici di una determinata pratica che tu stesso hai adottato nel tuo lavoro e con i tuoi clienti, può spingerlo a volerli applicare e contattarti per chiederti consigli specifici sulla sua situazione. Conclusioni L’era digitale ha aperto nuovi confini e nuove opportunità a chi fa business o ha un’attività professionale. Quelli citati sono solo alcune idee podcast per i liberi professionisti che vogliono emergere online. Non limitarti a osservare ciò che accade intorno a te. Sii parte del cambiamento ed esplora nuovi modi di comunicare. Se vuoi saperne di più e scoprire come il podcast può dare una scossa al tuo business, contattami per una breve consulenza gratuita. Sarò lieta di accompagnarti nel mondo dell’audio. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Nei diversi libri e contesti di marketing in cui mi sono imbattuta fino ad oggi sul tema della multicanalità, pochi, se non pochissimi, menzionano il podcast tra i canali di marketing. Un gran peccato visto che è uno dei trend in forte crescita degli ultimi 5 anni in Italia, nonché mezzo di comunicazione innovativo. Ritengo sia opportuno parlarne, sia per stimolare una maggiore consapevolezza sulle potenzialità del podcast in una strategia di multichannel marketing, sia per fornire esempi utili alle aziende e ai liberi professionisti che vogliono usare il podcast per promuovere il proprio business. In questo articolo partiremo dal significato di multicanalità, sviscereremo le differenze rispetto a omnicanalità e cross-canalità per poi concentrarci sull’utilità di inserire il podcast in questo tipo di strategia di comunicazione e fornire qualche esempio (che non guasta mai!). Cosa si intende per comunicazione multicanale Per multicanalità si intende un approccio marketing che usa diversi canali di comunicazione a fronte di un’unica strategia. In pratica il messaggio è uno solo ma è declinato su piattaforme e contesti differenti. Nella logica multichannel ogni canale funziona separatamente dagli altri, non c’è dialogo tra di essi. La comunicazione è replicata in ciascun ambiente tenendo conto dei rispettivi linguaggio, regole, tempi, tono e talvolta audience. Di base, quindi, declinare lo stesso messaggio non significa necessariamente fare un copia-incolla di esso senza criterio. Significa trasmettere la stessa strategia (in alcuni casi anche il medesimo calendario editoriale) rendendo coerente la comunicazione a prescindere dal luogo in cui l’utente ne fruirà. Per canali digitali e offline, organici e a pagamento, mi riferisco ad esempio a: blogsito webSEOtutti i social mediavideo marketingapp mobilenewsletterGoogle AdsDigital PRsocial Advpodcast marketing. Quando nella tua attività, grande o piccola che sia, implementi il marketing multicanale stai facendo due cose: aumenti le tue opportunità di interazione con i prospect;offri agli utenti la possibilità di seguire i tuoi contenuti sulle loro piattaforme preferite. Gestire più canali contemporaneamente con criteri di comunicazione diversi richiede tempo, certo. Quel che però devi considerare è che oggi il Customer Journey di ogni utente è molto più complesso rispetto al passato. La quasi totalità delle decisioni di acquisto avvengono dopo diversi step e interazioni su canali differenti sia a livello online/offline, sia web/social. Zmot Handbook Research Ciascun utente, me e te compresi, combinano percorsi sempre diversi in base ai canali che ritiene più idonei o che preferisce. Questo porta ai cosiddetti Multi-Channel Funnels. Dunque, per fare qualche esempio, una persona può intercettare i tuoi contenuti sul blog a seguito di una ricerca organica specifica, scoprire che hai un podcast trovando il player delle tue puntate, ascoltare gli audio per approfondire un argomento, seguirti sui social, tornare sul sito web, iscriversi alla tua newsletter, seguire altri contenuti, appassionarsi al tuo brand e acquistare. Ovviamente, se sei presente su tutti questi canali. Differenze tra Multicanalità, Omnicanalità e cross-canalità Con la multicanalità è la strategia ad essere al centro di tutto, mentre l’utente si sposta tra un canale e l’altro o ti intercetta nei vari touchpoint seguendo un suo personale customer journey. Tanti canali separati, un unico messaggio. Come vedremo più avanti, il multichannel si sposa molto bene con il podcast marketing. Con la omnicanalità è l’utente al centro di tutto. I canali sono comunicanti tra loro e lavorano all’unisono seguendo l’utente nei vari touchpoint. In pratica una persona potrebbe iniziare un’operazione su un canale e terminarlo su un altro senza soluzione di continuità. I canali si aggiornano in base all’ultima azione dell’utente, riducendo di molto i tempi di conversione. Il marketing omnichannel è ormai una prerogativa per certi contesti, ma non è una strategia applicabile al podcast, almeno non per ora.  La cross canalità è invece interessante per chi vuole integrare il podcast tra i propri canali di comunicazione. In questo contesto, l’utente inizia un’azione su una piattaforma e poi la conclude in un altra ma con azioni separate e ben distinte. Nel mondo del retail ne è un esempio il click & collect in cui il cliente acquista online e poi ritira la merce in un negozio fisico. Nel mondo del podcast, potrebbe essere l’inserimento nell’audio di parole chiave specifiche da usare poi su altre piattaforme per la conversione. Podcast e multicanalità: esempi Il podcast marketing è un canale dalle grandi potenzialità che ben si inserisce nella strategia di comunicazione di qualunque brand. Che tu sia libero/a professionista oppure azienda, con i contenuti audio lavori sia in termini di brand marketing che di content marketing. Podcast Marketing: cos’è e quali sono i vantaggi per il tuo business Leggi tutto Come abbiamo visto, in una logica di multicanalità lo stesso messaggio è diffuso su più canali, seguendo un piano editoriale univoco ma tenendo conto delle specificità di ciascuna piattaforma. Nota bene: tanti canali, un’unica strategia, per cui prima di tutto ne serve una. Questo è il motivo per cui spingo molto sul fatto che gli obiettivi del podcast devono essere allineati agli obiettivi del tuo business. La comunicazione deve essere sempre coerente con la tua identità, messaggio e valori, senza spiazzare l’utente. Come usare il podcast in una strategia di multichannel marketing? Facciamo qualche esempio pratico: Blog e podcast Scrivi un articolo blog in modo strutturato secondo le logiche SEO. Lo stesso tema lo affronti con una puntata podcast in cui argomenti il tuo punto di vista, le tue riflessioni in modo naturale e spontaneo e senza la rigidità di un testo scritto. Quello stesso episodio lo incorpori nel tuo articolo blog. Dall’altro lato, nelle descrizioni degli episodi podcast inserisci i link del tuo blog post in cui trovare altro materiale correlato. In questo caso ha intercettato due tipi di utenti: chi ha trovato il tuo contenuto da una ricerca organica ha letto l’articolo e scoperto il podcast;chi ha ascoltato il podcast sulle piattaforme di ascolto viene a conoscenza del tuo articolo blog. Newsletter e podcast Nelle puntate podcast puoi invitare gli ascoltatori a iscriversi alla newsletter magari a fronte di una risorsa gratuita da scaricare oppure per ricevere contenuti di approfondimento riservati alla tua community che non troverebbe altrove. Viceversa, nella tua newsletter puoi condividere i tuoi nuovi episodi podcast su argomenti a cui la tua community è interessata. Social e podcast La puntata podcast può facilmente essere declinata sui social in diverse modalità: Reels Instagram, TikTok, short YouTube: estrapola gli highlight audio della tua puntata e condividili sotto forma di video con immagini statiche, audiogrammi e/o video intervista se presenti.Instagram post e caroselli: spacchetta i contenuti in tips, citazioni, riflessioni inerenti gli argomenti da te affrontati in puntata.LinkedIn: fai una sintesi dell’argomento trattato nella puntata e condividila con la tua rete professionale sotto forma di post, newsletter, documenti pdf. TIPS: I contenuti presenti nella newsletter di Linkedin sono indicizzati da Google e possono comparire nella SERP se rispondono a un intento di ricerca. Inoltre, puoi persino incorporare al suo interno il player di Spotify per l’ascolto diretto delle tue puntate. Vantaggi e svantaggi della multicanalità A questo punto dell’articolo possiamo tirare le somme sui pro e contro della multicanalità e farci un’idea di come e perché operare in tal senso nella nostra strategia di marketing. In parte ne abbiamo già parlato, ma sintetizzando i vantaggi del multichannel sono: ampliare la propria target audience: avere più touchpoint significa avere più opportunità di intercettare un utente laddove si trova e preferisce stare.generare traffico verso altri canali: chi ti scopre su un canale potrebbe entrare nel tuo contesto comunicativo e conoscere altri contenuti.offrire un’esperienza utente diversificata: anche se lo stesso utente frequenta più canali, potrebbe essere più propenso a fruire dei tuoi contenuti in modalità diverse in base al momento della giornata, alle sue abitudini, al tempo a disposizione. Non sottovalutare questo aspetto.attivare i funnel marketing: alcuni canali sono più orientati a lavorare sulla consapevolezza e la conoscenza del brand, altri lavorano di più sul nurturing e la fidelizzazione. Ma tutti concorrono a creare il customer journey che porta alla conversione. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Più che di svantaggi della multicanalità parlerei di punti di attenzione da tenere presente: pianificazione: non puoi prescindere da questo step fondamentale che richiede visione a breve, medio e lungo termine. Potrebbero volerci tempo e magari l’aiuto di un digital strategy che ti segua nella preparazione di un piano marketing adeguato.Organizzazione: tanti canali, formati diversi, linguaggi diversi. Ciò significa che per fare tutto devi organizzare bene le attività. Su questo fronte ho personalmente ritenuto utile dedicare in agenda momenti precisi (e non barattabili) da dedicare alle attività di marketing.Disciplina e costanza: niente arriva in tempi brevi e con poco sforzo, anche se a tutti piace il detto “poca spesa, massima resa”. Per i risultati migliori ci vuole pazienza. Il posizionamento è un processo lento ma duraturo se fatto con costanza. Per cui non mollare. Ricorda che più touchpoint hai a disposizione, maggiori opportunità hai di conversione. Conclusioni Il podcast marketing ti offre l’opportunità di entrare in connessione con le persone e attrarle con modalità che altri canali non ti danno. Pensa solo alla durata di ascolto che supera i 30 minuti di media giornaliera (dati IPSOS 2021): quanto contenuto puoi divulgare in un periodo così lungo? Se vuoi sapere come implementare il podcast nella tua strategia multicanale, scrivimi direttamente e fissiamo una telefonata conoscitiva. Nel frattempo ti invito a seguire il mio podcast per il business pensato esattamente per chi vuole usare il podcast come alleato strategico per il proprio business. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Per podcast marketing si intende l’uso di contenuti audio come strumento per accrescere il proprio business. Una strategia che si sta rivelando vincente, sia per l’impatto del podcast sul mercato italiano, sia per la natura stessa del mezzo. Negli ultimi anni il podcast in Italia ha raggiunto tassi di crescita tra i più alti della comunicazione digitale, in termini di produzione e ascolti, aprendo così nuove opportunità per aziende e liberi professionisti. I brand più attenti hanno cavalcato l’onda e hanno sfruttato questo nuovo media a loro vantaggio per presidiare piattaforme non ancora affollate. Se stai leggendo questo articolo forse non sei ancora tra questi, ma l’argomento ti interessa e vuoi capire come e perché il podcast è uno strumento da prendere in considerazione se hai un business. Fare marketing con il podcast ha i suoi vantaggi. Come vedremo, le caratteristiche intrinseche del podcast lo annoverano di fatto come un format del tutto nuovo, capace di colmare gap di fruizione che altri canali non possono soddisfare. La chiave sta nel capire in cosa si differenzia e quando diventa davvero uno strumento vincente. Iniziamo col dare un significato alla parola podcast marketing. Cos’è il podcast marketing Se vogliamo darne una definizione esaustiva dobbiamo partire dal significato di content marketing: “Il content marketing è un processo di business che si basa sulla creazione e la diffusione di contenuti di qualità capaci di attrarre, coinvolgere e accompagnare un pubblico ben definito nel percorso decisionale, dalla scoperta del brand alla fase di acquisto.” L’obiettivo del content marketing è quello di aumentare le vendite dei tuoi prodotti o servizi grazie alla diffusione di informazioni, consigli utili, esperienze o risposte ai problemi comuni del tuo target di riferimento. E quindi, rispondere ai bisogni delle persone e dare loro ciò che vogliono. Probabilmente anche tu, che ora stai leggendo questo articolo, sei arrivato qui perché stavi cercando una risposta. Il content marketing fa questo: informa, educa, ispira e coinvolge per poi portarti a scegliere con più consapevolezza. Il fatto è che di contenuti ne siamo ormai sommersi ed emergere è davvero difficile. Basti pensare a quanti risultati compaiono quando fai una domanda sui motori di ricerca. Sarai d’accordo con me che oggi non è più solo la qualità di un prodotto o di un servizio a determinare le vendite. Se ci mettiamo per un attimo il cappello del consumatore, la risposta è chiara: tu e io acquistiamo spinti anche da altri fattori. Cerchiamo risposte ai nostri bisogni, consigli utili, esperienze in cui riconoscersi, cerchiamo soluzioni ai problemi. Ma soprattutto cerchiamo persone a cui affidarci. E come facciamo a fidarci se non sappiamo chi c’è dietro a quel brand? Se non conosciamo i valori di cui si fa portavoce e quale etica porta avanti? Questo è ciò che si chiama marketing di relazione. Ed è questo su cui si basa il podcast marketing. Dunque, qual è il segreto? Citando le parole dell’esperto di comunicazione d’impresa Salvatore Russo “un brand non deve essere perfetto, ma vero”. Questo vuol dire farsi conoscere per ciò che siamo, la personalità, il nostro tono di voce. Non in modo asettico. La perfezione non fa innamorare nessuno. Piuttosto, diventiamo attrattivi quando siamo veri. È questa la chiave di successo: essere autentici. L’autenticità è ciò che porta ad instaurare una relazione con il tuo pubblico. Una relazione che giorno dopo giorno ti farà scegliere, grazie ai contenuti, fino a far diventare clienti i tuoi utenti. Ed è qui che entra in gioco il podcast marketing. Ma prima di addentrarci nei vantaggi di usare questo strumento, diamo uno sguardo al panorama italiano del podcast. I numeri del mercato podcast italiano Il podcasting è in continua crescita, anche in Italia. Ha avuto il primo vero slancio a fine 2017, grazie alle inchieste giornalistiche di Pablo Trincia su un caso di cronaca italiano, con la serie Veleno. Questo succedeva solo tre anni dopo il boom registrato negli USA, con una serie altrettanto famosa dal titolo Serial. Da quel momento, il mercato del podcasting in Italia non si è più fermato. Anzi, continua ad avanzare. Per farti comprendere la portata di questo fenomeno, facciamo parlare i dati.Qui sotto ti riporto un estratto di quelli divulgati nell’ultima Digital Audio Survey 2021 di Ipsos, che prende in considerazione solo esclusivamente il podcast nell’accezione più vera, cioè contenuti audio inediti nativi. Per capire meglio cos’è un podcast ti rimando all’articolo dedicato. Nel 2021, la crescita degli ascoltatori è stata del +9,4% rispetto al 2020, anno che tra l’altro aveva già registrato un’impennata di ascolti e di produzioni trainata dall’effetto pandemia. fonte Ipsos 2021 L’81% degli utenti ascolta podcast in casa, il restante si suddivide tra auto, mezzi di trasporto o nei tragitti in generale. Ma ciò che più trovo interessante è il fatto che il podcast si ascolta mentre si svolgono altre attività. Questo è spiegato dal fatto che la caratteristica del podcast è quella di essere: nomadico, cioè lo ascolto ovunque mi trovo;on demand, lo ascolto tutte le volte che voglio;hands and eyes free: ho sguardo e mani libere. Il che significa che si innesta in contesti finora non attraversati da nessun altro tipo di contenuto: mentre guido, mentre faccio la spesa, mentre faccio sport, mentre cucino o sbrigo le faccende di casa, mentre porto a spasso il cane. Tutti questi touch point sono preziosissimi in termini di marketing. Quanti altri canali ti consentono di assimilare informazioni mentre fai altro? Forse nessuno. Infine, la durata degli ascolti medi di podcast è davvero notevole: fino a 20-30′ al giorno. Considerate le abitudini degli utenti quando navigano sui social e il livello di distrazione a cui siamo soggetti, è un dato molto interessante. La ricerca completa puoi trovarla qui, ma ciò fa comprendere come ci sia in Italia una vera e propria “podcast revolution” che apre le porte a nuove opportunità sia in termini di posizionamento che di nuovo pubblico raggiungibile. Indubbiamente, presidiare fin da subito un mercato in espansione è già di per sé un vantaggio. Anzi possiamo dire è la base di una strategia di podcast marketing vincente. Cos’è un podcast e come ascoltarlo I vantaggi del podcast marketing Se volessi riassumere in pochi concetti quali sono i vantaggi del podcast in una strategia di content marketing, li definirei così: il potere della voce nel creare il massimo coinvolgimento dell’ascoltatore;la flessibilità di fruizione di un contenuto audio mentre si svolgono contemporaneamente altre attività;la relazione che si instaura con l’ascoltatore e la fiducia che ne deriva. Sono tutti elementi che stanno alla base di una comunicazione efficace in termini di marketing. Riuscire a catturare l’attenzione dell’ascoltatore in un contesto sociale in cui la distrazione è componente preponderante, significa coinvolgere attraverso parole e suoni che stimolino immagini mentali immersive, fidelizzare un pubblico con contenuti utili e di valore per chi ascolta. Tutto questo accade, però, quando il podcast è realizzato con una strategia ben precisa, progettato nei dettagli e adatto al target di riferimento. Non è sufficiente accendere un microfono e parlare. Il podcast marketing è un’altra cosa e presuppone un piano. Quando podcast e marketing diventano una sinergia vincente Per farsi strada nel cuore degli ascoltatori, facendo conoscere il brand, i prodotti e i servizi offerti, bisogna creare una strategia di marketing podcast. L’errore che spesso sento fare è credere che il podcast sia uno spot pubblicitario. Sebbene il podcast marketing abbia come finalità un messaggio commerciale, non usa la push strategy per raggiungerla. Questo vale anche se il podcast è usato come strumento di personal branding.È l’utente a scegliere di ascoltare quel contenuto, e non viceversa. Quindi la dinamica è rovesciata. Il punto di forza è la relazione intima ed empatica con l’ascoltatore a generare fiducia e quindi vendite. Dunque, il podcast diventa vincente se: mette l’utente al centro con contenuti utili e nei quali possa immedesimarsi e sentirsi coinvoltoparte dalla definizione di obiettivi chiarisi rivolge a un target precisodà voce a un’identità aziendale o personale e ai valori che racchiude. Tutto questo nasce da una progettazione iniziale che non si improvvisa ma si studia in funzione di ciò che si vuole raggiungere. Conclusioni In una strategia di successo, il podcast si inserisce come elemento innovativo, distintivo. Funziona e diventa vincente se si tengono conto gli asset su cui si poggia e si progetta fin dall’inizio. P.S.: Potresti scoprire persino di non poterne più fare a meno! Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Network Mixology significa letteralmente “mischiare i propri contatti”. Umberto Gini non solo è bravo a mixarli per far crescere opportunità ma è prima di tutto un vero maestro in quella che è l’arte della gestione di contatti. Esatto, saper mantenere viva la propria cerchia di conoscenti, è infatti un’arte. Farlo in modo genuino non è una cosa da tutti e ancora meno scontata. Chi è Umberto Gini? Eclettico e vulcanico, appassionato di canottaggio, nato a Palermo e, dopo aver vissuto e fatto esperienze lavorative in diverse città, approda a Milano dove arriva a dirigere un’agenzia assicurativa e avvia una start up nel mondo del food. A sua detta, però, le start up più riuscite sono Virginia e Lorenzo: i suoi due figli. Come si gestisce la propria rete di contatti? Te lo racconto in questa recensione. Trama di Network Mixology La trama è prettamente autobiografica in quanto Umberto parla della sua rete di contatti raccontando anche l’incontro da cui ognuno di essi è nato, così come l’amicizia che spesso ne è seguita. La sua natura effervescente (lo immagino proprio così) di animatore della festa e risorsa con le idee chiare – e tante – viene fuori già quando da adolescente decide di fare il PR per le discoteche. Da qui l’indipendenza economica che lo sprona a viaggiare, insieme alla voglia di conoscere e di “fare marketing” nella vita – risposta che dà al titolare del negozio in cui a 18 anni lavora come commesso alla domanda “Ma tu, da grande, cosa vuoi fare?” – diventano terreno fertile in cui Umberto inizia incessantemente e con costanza, una semina che si rivelerà preziosa. Uno spirito imprenditoriale innato che lo porta a diventare socio di un negozio prima, agente generale di un’agenzia assicurativa poi, e al contempo fondatore di alcune start up, per esempio nel mondo del food. L’esigenza di scrivere questo libro, nasce in Umberto durante il lockdown in piena emergenza nel 2020. Lo scopo è quello di analizzare criticità e, in particolar modo, opportunità che possono nascere durante un periodo che ci ha segnati tutti e plasmati, profondamente, sia dal punto di vista professionale che personale. Network Mixology è un excursus tra settori, imprenditori, persone e aziende di successo, che hanno carpito ogni piccolo e grande cambiamento del mercato. I capitoli vedono quindi la collaborazione, sotto forma di intervista e riflessioni, di diversi personaggi, mentori e amici, che hanno contribuito alla formazione di Umberto. Non in ordine di apparizione, parliamo di: Mauro Messina Head of Content per Diesel, Massimo Pappalardo Area Marketing Manager Americas per Nutella Spread & Snacks, Antonio Civita CEO di Panino Giusto, José Rallo di Donnafugata, Anna Li Vecchi Mindfullness and MBSR Teacher, Alessio Brusemini Co-Founder di OSA Community. Ogni capitolo è illustrato da un’opera dell’artista Paolo Troilo. Anche questo è un indizio di come Umberto Gini reputi utile (e quasi indispensabile) mixare le sue conoscenze e i contatti, in questo caso con lo scopo di arricchire il lettore. Io mi sono sentita proprio così. Te ne parlo meglio nel paragrafo seguente. La mia recensione Mi è piaciuto Network Mixology di Umberto Gini? Assolutamente sì. Quando leggo un libro cerco di entrare in empatia virtualmente con chi lo ha scritto. Istintivamente, cerco punti in comune o linee di pensiero differenti che possano arricchirmi. Umberto mi si è materializzato nella mente come una persona che crede nell’impegno, nella disciplina e nella condivisione. Già la dedica di cui ha voluto omaggiarmi in prima pagina aveva toccate le mie corde della tenacia e della forza di volontà. “A Francesca, gli appassionati di ciò che fanno, trovano sempre una soluzione. Umberto”. In un periodo così difficile, denso e vischioso, pesante e nero come la pandemia, mantenere vivi i propri contatti condividendo un articolo a loro utile, parlare all’uno dell’altro sperando che nascano collaborazioni, mescolarli virtualmente, ho trovato fosse un qualcosa di smart. Network Mixology a mio parere esprime la vera essenza del concetto di “fare rete” di cui ho sempre sentito parlare. Non è un libro autocelebrativo o puramente promozionale. Contiene anzi al suo interno e su un sito dedicato gli strumenti utili per tenere traccia della propria lista di contatti e gestirla in modo lucido ed efficiente. Ciò non si riduce al sapere chi contattare per chiedere il tal favore. Significa piuttosto alimentare questa rete chiedendosi spesso: come posso essere utile a questa persona?Conosco qualcuno che possa dargli spunti utili nel suo business?Ho letto questo articolo interessante, potrebbe esserlo anche per qualcuno di loro? Nella mia esperienza personale è successo proprio così. Da aspirante stratega mi sentivo spesso a disagio in questo pseudo-ruolo tuttavia quando ho iniziato a dimenticarmi di chiedere e ho iniziato a fare qualcosa di utile per gli altri, senza l’esigenza di un ritorno tangibile e a breve termine, la magia è avvenuta. A chi consiglio Network Mixology? A tutte quelle persone che pensano di non conoscere nessuno o che conoscono tante persone ma non trattano la propria rete di contatti come un elemento vivo e reciprocamente utile. Imprenditori o imprenditrici, aspiranti tali, impiegati, studenti. Non vi è differenza. Le opportunità nascono dalla condivisione, iniziamo noi per primi. Frasi da non dimenticare di Network Mixology “C’è una bella frase che dice se sei la persona più intelligente nella stanza… allora sei nella stanza sbagliata! L’imprenditore deve ambire ad avere persone che nel loro ambito siano più intelligenti di lui, più preparati. Liberati dal tuo ego… “. “Questa pandemia mi ha insegnato che scegliere la squadra sta alla base della serenità che si può costruire sulla professione. Mi chiedo: quanto costa non avere fiducia?”. “Scegli con chi stai e che energia avrai”. Letture e podcast consigliati Network Mixology è un libro che non solo insegna a gestire la propria rete di contatti ma contiene anche delle chicche preziose su come avere il giusto spirito imprenditoriale e promuovere la propria attività. A tal proposito ti consiglio anche la lettura del best seller Fai di te stesso un brand di Riccardo Scandellari oppure Dimmi chi sei, di cui puoi leggere la recensione in questo articolo, (anzi, l’uno non esclude l’altro perciò puoi comprarli tutti e due!) e infine Condivide et impera. Convinci con il cervello, persuadi con il cuore e influenza per come sei di Rudy Bandiera. Due podcast in tema con tutto quello che ti ho raccontato e con i libri che ti ho consigliato sono: Rudy Bandiera docet, disponibile su Apple Podcast, piuttosto che un podcast fatto all’insegna di “un marketing elegante che rispetta le persone e il cliente” (cit. R. Scandellari) che trova il suo imprinting in Brand you di Riccardo Scandellari, disponibile sulla piattaforma Audible. Francesca LucenteInnamorata della mia famiglia, del digital marketing e dei libri. Bookblogger per passione. Attraverso il mio blog sulla lettura voglio diffondere l’amore per la cultura, i libri e la formazione. I miei valori sono la condivisione e la collaborazione, soprattutto fra donne. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Uno dei principali elementi che costituiscono un podcast è il trailer. Se stai lavorando a un tuo progetto audio, ti sarà utile sapere cos’è e come fare un trailer podcast efficace.  È uno strumento strategico per la promozione del tuo podcast in quanto è l’anteprima della serie audio: ti aiuta a presentare l’argomento su cui verteranno i contenuti e, quindi, ad attirare nuovi ascoltatori. In base alla tua creatività, il trailer podcast può essere essenziale, ricco di sound design, narrato in prima persona o composto da un collage di altre puntate. L’importante è che raggiunga il suo scopo: far dire al tuo potenziale ascoltatore “Si, lo voglio!” e decidere di ascoltarti. Come realizzare un trailer capace di generare questo risultato? Ne parlerò tra poco evidenziando 8 punti essenziali da considerare. Prima, però, voglio spiegarti perché i trailer funzionano e perché dovresti crearlo anche tu. Perché i trailer funzionano? Per rispondere a questa domanda ti racconto un aneddoto che mi riguarda: amo le serie TV e, per un certo periodo, ne sono diventata quasi dipendente, mio malgrado. Ne cominciavo una e restavo letteralmente incollata per settimane sotto l’effetto binge watching che sapeva scatenare, per poi iniziarne un’altra e così via.  Forse ho buttato via tante ore di sonno ma, in realtà, guardando le serie TV ho imparato più di quanto potessi immaginare.  Ho analizzato le strutture narrative, lo sviluppo delle storie e dei dialoghi, la costruzione dei personaggi e, non ultimo, il trailer: l’elemento fondamentale di ingaggio per l’utente che davanti a decine e decine di titoli deve scegliere cosa guardare.  Il tempo passato guardando quei trailer mi ha fatto capire cosa funziona e perché. In definitiva, il trailer serve a: incuriosire e suggestionare gli spettatori;mostrare i dettagli e le scene più coinvolgenti;lasciare intravedere la trama della storia;introdurre i personaggi chiave.  Il trailer podcast ha esattamente la stessa funzione: presentare, incuriosire e coinvolgere; in una parola: promuovere. Rappresenta la tua occasione per farti scegliere (oppure no) dal potenziale ascoltatore che detiene, per così dire, lo scettro del potere. Vediamo ora come fare un trailer efficace. Realizzare un trailer podcast efficace in 8 passi Scrivere un trailer efficace significa preparare la migliore presentazione possibile del tuo podcast. Prendendo spunto dall’esempio delle serie TV da cui ho imparato tanto, ho estrapolato alcuni punti significativi che si possono adattare benissimo anche al podcasting. Questi sono gli 8 passi da sviluppare per realizzare un trailer ben fatto:  presentati e dichiara la tua Value Proposition, chiarendo il motivo per cui una persona dovrebbe ascoltarti;identifica il tuo pubblico e rivolgiti ad esso per catturare la sua l’attenzione, se necessario esplicita chiaramente a chi sono diretti i tuoi contenuti;introduci i personaggi, gli ospiti o un co-host se prevedi che ce ne saranno così come, se racconterai storie che riguardano altre persone, potrebbe essere utile dirlo;anticipa elementi di ingaggio ma evita di inserire troppi spoiler, la regola è rappresentata da “q.b.”, un po’ come per il sale nelle ricette;usa lo storytelling, soprattutto se stai creando una serie narrativa, racconta di cosa parlerai ripercorrendo le tappe più significative di questa storia;destruttura la trama (o l’essenza del tuo piano editoriale), se hai ben chiaro ciò di cui parlerai nel corso del tuo podcast, anticipa le tematiche o gli approcci comunicativi che affronterai;usa la musica della tua colonna sonora in modo da dare un’impronta identitaria al tuo podcast anche dal punto di vista del sound;tieni una durata tra i 90 e 120 secondi, ossia il tempo giusto per incuriosire senza dare troppe informazioni. Inoltre, devi sapere che pubblicando un contenuto minimo di 60 secondi, le piattaforme possono restituire statistiche di ascolto complete.  Spotify, inoltre, da la possibilità di isolare il caricamento del Trailer in modo che sia visibile in cima ad altri contenuti quindi di fissarlo in alto.  Questo passaggio è molto utile affinché il trailer possa essere ascoltato prima degli episodi e, pertanto, senza dover scorrere tutte le puntate.  Ora che ho condiviso con te questi otto punti, penso proprio che potrebbe esserti di aiuto vedere qualche esempio concreto. Puoi prendere spunto dai trailer dei podcast che ho seguito personalmente in qualità di Podcast Coach e che puoi ritrovare in questa playlist. Quel che ti suggerisco, inoltre, è anche ascoltare diversi trailer e fare bene attenzione per capire: cosa ti attira e cosa ti piace meno, quale ti ha incuriosito di più non solo per l’argomento ma anche per la forma e la struttura adottata.  È un esercizio utile perché un buon podcaster è prima di tutto un buon ascoltatore.  Ora puoi metterti al lavoro per costruire il tuo trailer podcast: l’episodio pilota. Se vuoi approfondire ulteriormente l’argomento, ti suggerisco di leggere anche questo articolo, in cui spiego come differenziarsi dalla concorrenza. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast La risposta veloce è No, ma ora vedremo il perché partendo dallo spiegare cosa sono i contenuti duplicati.  Contenuti duplicati: cosa sono? Il termine contenuti duplicati riguarda la disciplina della SEO. Si tratta di testi o blocchi di testo completamente identici pubblicati su pagine web diverse, quindi accessibili da URL differenti. Si parla di contenuti duplicati interni, se questi differenti link si trovano all’interno dello stesso dominio, oppure esterni se sono presenti su domini diversi. Dal punto di vista SEO i contenuti duplicati rappresentano un problema in quanto di fronte a una medesima query di ricerca esistono più contenuti con la stessa risposta. Google non capisce quale URL offre il contenuto più rilevante per l’utente e potrebbe considerare questa pratica un inganno nel tentativo di generare più traffico verso i propri siti. Infatti, a causa dei contenuti duplicati Google potrebbe penalizzare il dominio e far perdere dunque visibilità e posizionamento.  Ecco perché è altamente rischioso usare gli stessi contenuti su più pagine di uno o più siti, anche se appartenenti alla stessa fonte. I contenuti duplicati non sono solo il testo una pagina web o di un articolo blog, ma anche il titolo e la sua meta description, che sono di fatto tra gli elementi più rilevanti nell’ottimizzazione SEO on-page. E per evitare ricadute in ambito SEO dovute alla duplicazione, è giusto che anche questi due elementi siano unici. Descrizioni episodi podcast: come scriverle in modo efficace Leggi tutto Contenuti duplicati e podcast: qual è il legame? Nell’articolo su come ottimizzare le descrizioni podcast per i motori di ricerca, spiego che la distribuzione della stessa puntata su più piattaforme podcast, crea di fatto link diversi per ciascuna app di ascolto ma con il medesimo titolo e la medesima meta description, che ereditano dal hosting provider con il quale è stata distribuita. Per esempio: se hai prodotto una puntata podcast che risponde alla query di ricerca come creare una sigla podcast, e quella stessa puntata l’hai distribuita su Apple Podcast, Spotify, Spreaker e altre app, nella SERP di Google compariranno tutti i link di queste piattaforme e tutti avranno lo stesso titolo e la stessa descrizione. Potenzialmente saremmo in presenza di un contenuto duplicato. È davvero così? Come dicevo all’inizio no. In questo caso si tratta di una semplice distribuzione su più piattaforme di uno stesso contenuto e non la pubblicazione di contenuti identici su più siti. Questo infatti non è penalizzante, ma anzi presidiare la SERP con più link sullo stesso argomento non fa altro che aiutare il tuo posizionamento. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Parlare di SEO e Podcast sembrava quasi un’utopia fino a qualche tempo fa. Molti podcaster, me compresa agli esordi del mio primo progetto, ignoravano che i meccanismi di questa strategia si potessero applicare anche al mondo dei podcast. Eppure, oggi anche i contenuti audio possono beneficiare di una visibilità organica sul web, e restituirla a loro volta ad altri contenuti online. Basta adottare qualche piccolo accorgimento in fase di creazione e distribuzione del podcast per ottenere già dei risultati. Risultati che possiamo ora dimostrare grazie a un test durato quattro mesi e realizzato in collaborazione con la SEO Specialist Luisella Curcio su un progetto reale di podcast. L’obiettivo del test era semplice: misurare in che modo una disciplina come la SEO si comporta con un trend del momento, il podcast, e capirne i reali impatti. Le domande a cui risponderemo in questo articolo sono queste: Impatta più la SEO sul podcast o il podcast sulla SEO? Il podcast può lanciarsi da solo senza azione SEO e social? Il podcast ha effetto sulla SEO? Ha senso una strategia multicanale? Entriamo nel vivo dell’analisi. Le premesse del test SEO e Podcast Osservare il rapporto fra un trend emergente come il podcast e la SEO ci ha permesso di capire due cose importanti. Da un lato, su quali leve lavorare per migliorare il posizionamento e, dall’altro,  intravedere nuove interessanti applicazioni utili sia per chi usa già il podcast nella propria comunicazione online che per i SEO specialist che lavorano sulla comunicazione organica dei propri clienti. La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, è l’insieme di strategie volte a ottimizzare il tuo sito web affinché sia più facile per i motori di ricerca trovarlo, leggerlo, comprenderlo e proporne i contenuti in risposta agli intenti di ricerca delle persone. In pratica l‘obiettivo della SEO è aumentare la visibilità organica del tuo sito e quindi il traffico. Sono davvero tanti i fattori di ranking su cui si basa Google per posizionare i siti web nella SERP. Tra i principali ci sono: l’autorevolezza del dominio l’ottimizzazione dei contenuti la user experience del sito i backlink. Ciò vuol dire che quando si parla di SEO il risultato delle strategie applicate su un sito possono variare rispetto ad un altro, proprio per effetto dell’azione sinergica di questi o più fattori. Fatta questa premessa, ciò che in questa sede prenderemo in esame è la parte relativa ai contenuti e il rapporto tra sito web, podcast e gli altri canali di comunicazione. Dovresti creare un sito web per il podcast? Leggi tutto Come abbiamo sviluppato il test SEO Podcast Ci serviva una base dati vergine su cui operare per evitare che i risultati fossero inficiati, se pur indirettamente, dagli impatti legati al posizionamento di un podcast già esistente. Quindi, Luisella Curcio ha creato un podcast totalmente nuovo, con chiaro riferimento alla sua professione di SEO specialist, volutamente semplice dal punto di vista del sound design e della qualità audio. L’intento in questo caso era spingere sui contenuti e soprattutto sulla strategia per vederne gli effetti. I risultati del test sono stati presentati in anteprima nel web talk condotto da Fabio Antichi e Antonio Mattiacci nella loro rubrica Aperiweb. Ecco in sintesi gli step seguiti nel test: Creazione di un podcast sulla SEO con Anchor di Spotify; Ottimizzazione di tutti gli episodi; Distribuzione del podcast su tutte le piattaforme podcast come Spotify, Apple Podcast, Amazon Music, Google Podcasts; Monitoraggio delle performance del podcast con Google Podcast Manager e Anchor; Embedding del player Spotify in articoli specifici del blog e coerenti con le puntate; Inserimento dei dati strutturati nelle risorse in cui è stato pubblicato il podcast; Monitoraggio delle performance di tutti gli episodi e dell’andamento degli articoli interessati dall’embedding. Il podcast è stato creato usando l’hosting provider Anchor il quale, oltre a creare il feed RSS e distribuirlo sulle piattaforme, permette anche di registrare una traccia audio, editarla e fare un montaggio basico. Tutti gli episodi sono stati ottimizzati in chiave SEO lavorando a monte su un piano editoriale che rispondesse agli intenti di ricerca degli utenti sul tema centrale del podcast stesso. Questo è uno step importante da tenere presente che ti spiegherò meglio più avanti. Una volta fatta la distribuzione sulle piattaforme, il monitoraggio dei dati ci ha restituito informazioni utili per i resoconti. I tool usati per monitorare le performance sono stati: Anchor Semrush Google Podcast Manager Google podcasts manager Google Podcasts Manager (GPM) è la piattaforma Google di ascolto dei podcast cui è possibile trasmettere il feed RSS per la distribuzione online. Anche se non è ancora la piattaforma più utilizzata per gli ascolti, ha funzionalità interessanti che a mio avviso avranno grandi potenzialità nel prossimo futuro. Se un podcast è distribuito su GPM, Google potrebbe proporlo tra i contenuti in risposta agli intenti di ricerca dell’utente direttamente nella SERP per l’ascolto immediato.Questo è un aspetto utile per la discoverability dei podcast, punto di attenzione su cui le piattaforme si spera facciano progressi. Oltre a questo, i podcaster che distribuiscono i loro contenuti su GPM possono accedere a dati statistici rilevanti quali: numero di ascolti per puntata, durata media di riproduzione, dispositivo utilizzato, clic, impression e soprattutto l’indicazione dei termini di ricerca attraverso cui gli utenti ti hanno trovato sulla SERP. 1. Gli effetti del podcast sulla SEO Primo test Per prima cosa, in data 18 giugno 2022 Luisella crea una puntata pertinente ad un articolo del blog, in particolare sul posizionamento SEO. Dopo di che: fa l’embedding della puntata podcast nell’articolo esistente inserisce i dati strutturati del podcast nel sito. Cosa è successo dopo il 18 giugno al suo articolo? Il traffico e il posizionamento dell’articolo sono aumentati. Lo stesso articolo era posizionato in 26° posizione per la parola chiave “competenze SEO” prima di queste operazioni. Nel giro di poche settimane, l’articolo è passato dalla 26° posizione all’8° ed è poi rimasta stabile. Secondo test In data 2 agosto Luisella ha revisionato e inserito il podcast dedicato all’argomento struttura del sito web nell’articolo. Ecco cosa è successo dopo il 2 agosto: Dall’immagine notiamo che da quella data il posizionamento e il traffico sono migliorati. Terzo test In data 11 luglio ho inserito il podcast dedicato a “content strategy” nell’articolo https://www.luisellacurcio.it/seo/posizionamento-seo/content-strategy/ Ecco cosa è successo: La parola “content strategy” è passata dalla 10° posizione alla 6° posizione. In sintesi, abbiamo visto come il podcast abbia influito positivamente sulla SEO in termini di posizionamento. Le operazioni di embedding del podcast all’interno di ogni articolo hanno aumentato il posizionamento delle singole parole chiave. Inoltre, nelle descrizioni di ogni singola puntata del podcast sono stati inseriti link in entrata agli articoli del suo blog che sono apparse non solo in Anchor, ma anche in Spotify, Amazon Music, Google podcasts, Apple Podcast. Infine, una piccola spinta, l’ha data anche l’inserimento dei dati strutturati, implementati però successivamente. Come implementare i dati strutturati per il podcast: segui le indicazioni contenute al link per l’inserimento dei dati strutturati:  https://schema.org/PodcastEpisode. Inserisci i dati strutturati e convalidali con https://validator.schema.org/. 2. Gli effetti della SEO sul podcast Dopo aver visto i risultati dei test degli effetti del podcast sulla SEO, verifichiamo se è vero anche il contrario, cioè se la SEO ha effetti sul podcast. La risposta è sì. Per spiegarlo, facciamo questa prova. Digitiamo su Google la parola chiave “calendario editoriale SEO”. Appare in prima posizione l’articolo del blog di Luisella dove è stato fatto l’embedding di una puntata pertinente. In pratica, il contenuto in cui è stata collocata una risorsa ha ottenuto una visibilità maggiore e immediata rispetto ad altri contenuti. Un po’ quello che accade con l’embedding dei video di YouTube degli articoli. Google posiziona i podcast nella SERP? Sì, e lo si evince proprio dal risultato in SERP per la ricerca della parola chiave Podcast SEO. Il podcast si è posizionato nel box di Google dedicato ai podcast.  Inoltre lo si deduce dai dati rilevati da GPM a una settimana dopo dalla pubblicazione. Come Ottimizzazione il podcast per la SEO Ottimizzare un podcast per la SEO vuol dire intercettare le richieste degli utenti in Search e rispondere a quello che cerca l’utente finale. Questo si traduce in un aumento della visibilità del tuo brand, ed è di fatto un metodo per promuovere il proprio podcast. Nella descrizione degli episodi del podcast è possibile inserire link che portano verso il tuo sito web, il tuo blog e i tuoi canali social: questo si traduce nei primi due casi in aumento dei link in entrata al tuo sito web. L’ottimizzazione del podcast è un processo importante che inizia molto prima della pubblicazione delle puntate sulle piattaforme di ascolto. Significa lavorare a un piano editoriale che risponde ai tuoi obiettivi ma anche ai bisogni degli utenti. Questo si traduce nello scegliere con cura l’argomento, il titolo, la descrizione, nonché la trascrizione degli episodi. Ottimizzando questi elementi per i motori di ricerca attraverso la strategia SEO aumenta visibilità, posizionamento e autorevolezza del tuo brand. Perché implementare una strategia multicanale? Facendo un breve recap dei test effettuati, si comprende che gli effetti del podcast sul posizionamento non sono immediati. Se un podcast non viene trainato dalla SEO oppure da strategie di social media marketing è molto difficile trovarlo singolarmente in Google Search o in una qualsiasi piattaforma di podcasting. Specie in presenza di chiavi di ricerca molto competitive. Podcast e SEO se lavorano in sinergia hanno impatto l’uno sull’altro sul miglioramento della visibilità online di un brand. Ma il podcast ha bisogno di altre strategie social e SEO per essere veicolato. Google sta lavorando molto sui contenuti audio e presto dovrebbero essere inseriti nello stesso Knowledge graph nella tool bar di immagini, video, maps… Speriamo presto!Quando ciò succederà avere un podcast sarà importante per la spinta sulla visibilità del brand. D’altro canto, la SEO per il podcast si dimostra essenziale e può aumentare la visibilità del podcast attraverso l’embed delle puntate e l’inserimento dei link nelle risorse pertinenti. Questo dimostra quanto già ribadito ampiamente nell’articolo sulla multicanalità. Il podcast ha bisogno di essere inserito in un ecosistema comunicativo fatto di sinergie tra le diverse discipline digitali: SEO, Social Media Marketing, Newsletter, ecc. Questo perché ogni canale ha un suo linguaggio, raggiunge target diversi e soddisfa esigenze del pubblico diverse. Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Dunque, se hai già un podcast e non hai ancora un tuo sito web, valuta attentamente i benefici che ne avresti in termini di posizionamento e visibilità. Se invece non hai ancora un podcast ma hai un sito web, sfrutta il podcast per incrementare il tuo posizionamento sul web. In entrambi i casi, come Podcast Coach posso aiutarti a mettere in piedi una strategia marketing su misura. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Il libro Partire dal Perché di Simon Sinek non ha bisogno di molte presentazioni così come il suo autore. Speaker motivazionale e imprenditore britannico che ha lasciato il segno con il suo Ted Talks. Attualmente uno tra i più scaricati nel web. Il titolo originale è “Start With Why“. Un libro infatti che spiega perché alcune persone e aziende hanno più successo di altre. Lo fa partendo dal loro “perché“, la leva più potente per coinvolgere le persone. La trama di Partire dal Perché Il libro parte da un’analisi del motivo per cui noi, come tutti i consumatori, tendiamo a prendere decisioni. Solitamente pensiamo infatti di sapere determinate cose e sulla base di quelle agiamo, scegliamo. Se dovessimo tuttavia analizzare ogni singolo dato e sfaccettatura, prima di prendere una decisione, potremmo dire di essere certi di aver optato per la scelta migliore, di aver fatto la cosa giusta? Le analisi, appunto, portano a decisioni pressoché razionali. Per lo meno, le crediamo tali. Esse sono più spesso il frutto di un alcuni stili comunicativi delle aziende che intendono venderci i loro prodotti o servizi. Generalmente le vendite tradizionali si fanno seguendo queste metodologie: far leva sulle paure delle persone, come se il prodotto o servizio offerto potesse garantire protezione e risolverle;rendere il prodotto vantaggioso in termini di prezzo, le cosiddette offerte;voler emulare un personaggio pubblico che per esempio è testimonial dell’azienda venditrice;enunciando slogan informativi ormai di tempi passati, che non raccontano nulla di che, né sull’azienda, né sui prodotti o servizi che essa offre. In queste tipologie di vendita, è più spesso usata la manipolazione ma manca l’ingrediente principe attorno al quale Partire dal Perché crea l’aurea d’oro di interesse: l’ispirazione. Le tecniche elencate sopra portano in alcuni casi a dei clienti nuovi che, forse, in quel momento, trovano più vantaggioso il nostro prezzo o decidono di comprare il nostro prodotto sulla base di una percezione – o una deduzione – che sembra essere la migliore. Così facendo, le aziende dovranno continuamente inventarsi qualcosa per attirare l’attenzione del consumatore ed emergere sulla concorrenza. Ispirare le persone è tutt’altra faccenda: crea una relazione di lunga durata con il cliente, un attaccamento al brand, ai valori che condividerà egli stesso. Sarà disposto anche a pagare un prezzo maggiore rispetto a quello dei competitors, perché il valore percepito sarà superiore. Come si fa ad ispirare le persone? Ispirare le persone è una dote innata o si può imparare a farlo? Alcune persone usano questa tecnica senza nemmeno sapere che esiste. Altre la imparano e capiscono la differenza sostanziale tra manipolare ed ispirare. Simon Sinek nel suo famoso Ted Talk intitolato “The Golden Circle” spiega in modo affascinante come raccontare qualcosa alle persone ed ispirarle. Disegnando tre cerchi concentrici, la nostra presentazione toccherà tre livelli: The Golden Circle (immagine royalty free) quello più esterno (What) descriverà in generale cosa facciamo, qual è la nostra attività;il secondo livello parla di come lo facciamo (How) e sostanzialmente rappresenta i nostri USP (Unique Selling Point), quelli che davvero dovrebbero differenziare la nostra società o noi stessi;il cerchio più piccolo, centrale (Why) è il cuore del nostro speech e parla del perché lo facciamo, non solo quale scopo vogliamo raggiungere ma anche perseguendo quale ideale. Ogni leader che abbia la capacità di ispirare parla partendo dal cuore del Why e proseguendo verso l’esterno, dove il come e il cosa sono delle conseguenze. Quello che si costruirà con discorsi che siano in grado di ispirare le persone non sarà una base clienti bensì un vero e proprio seguito, una sorta di community di persone fedeli. Il Golden Circle permette di costruire connessioni con le persone, a livello emozionale. La mia recensione di Partire dal Perché Quando pensiamo al Golden Circle ed a Partire dal Perché la connessione con Steve Jobs è immediata. Ne parla Simon Sinek nelle primissime pagine del libro e non possiamo non ritrovare la sua voce e il suo “Stay hungry, stay foolish” tra le pagine. Apple non rappresenta un computer, Apple rappresenta un modo di pensare e di essere differente. Leggendo Partire dal Perché ho ripensato molto al modo in cui prendo solitamente le mie decisioni, in termini d’acquisto. Mi sono resa conto di quante siano le occasioni in cui effettivamente io faccia parte di un insieme di persone che vengono amabilmente manipolate. Saperlo mi da una nuova consapevolezza nel fare delle scelte. Così come mi mette in guardia da chi promuove smodatamente un Why cercando di far breccia nelle emozioni. Questa lettura mi ha aiutata a trovare una sorta di “quadra” in quanto realmente, essere convinti delle proprie scelte corrisponda ad un equilibrio tra il “sentire” di aver fatto il giusto acquisto e condividere gli obiettivi e gli ideali dell’azienda da cui abbiamo comprato. Declinando il Golden Circle in ambito aziendale, è necessario che l’effetto del Perché si propaghi nel tempo come il flusso delle onde, incessantemente. Assumere persone che devono essere motivate è differente dall’assumere persone che sono motivate di per sé e che è necessario ispirare, continuamente nel tempo. Un’azienda sana inoltre non sarà composta unicamente da persone visionarie. Queste dovranno essere affiancate da chi conosce il Come. Era il caso di Apple, in cui il visionario e il comunicatore era Steve Jobs mentre il How era il suo socio Steve Wozniak, co-fondatore di Apple. A chi consiglierei questo libro? Alle persone che vogliono affermare il proprio brand, a chi è a capo di un team, ad imprenditori ed imprenditrici, ad oratori e in generale a chiunque voglia essere ascoltato. Consiglierei questo libro a chiunque abbia l’obiettivo di parlare a una o più persone con l’intenzione di trasferire ciò in cui crede, non meramente vendere. Frasi indimenticabili di Simon Sinek “Le grandi compagnie non assumono bravi lavoratori e li motivano, ma assumono persone motivate e le ispirano.”“Le persone non comprano quello che facciamo, comprano il perché lo facciamo. Come lo fai dimostra semplicemente ciò in cui credi.”“L’obiettivo non è fare affari con tutti coloro che hanno bisogno di ciò che vendi. L’obiettivo è fare affari con persone che credono in ciò che hai.” Letture e Podcast consigliati Se hai intenzione di leggere Partire dal Perché (o lo hai già letto), la lettura successivamente immediata che ti consiglio è Trova il tuo perché sempre di Simon Sinek. Un altro interessante volume scritto dal medesimo autore è “Ultimo viene il leader” in cui oggetto di discussione è il team: perché alcuni team funzionano ed altri no. Questa volta, eccezionalmente, anziché suggerire un podcast specifico, mi sento di parlare del sito da cui personalmente non manco mai di trarre ispirazione: ted.com. A questo link è possibile scaricare delle playlist come gli 11 imperdibili Tedx che hanno segnato la storia dei Ted Talks, piuttosto che la playlist dei 25 video di Tedx più condivisi e discussi. Tra questi proprio quello di Simon Sinek: The Golden Circle. Francesca LucenteInnamorata della mia famiglia, del digital marketing e dei libri. Bookblogger per passione. Attraverso il mio blog sulla lettura voglio diffondere l’amore per la cultura, i libri e la formazione. I miei valori sono la condivisione e la collaborazione, soprattutto fra donne. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
4 ore alla settimana di Tim Ferriss è un titolo volutamente provocatorio che susciterà diverse emozioni. Una e una sola è l’etichetta che resterà sulla copertina di questo libro:  bestseller. Venduto in 29 Paesi e tradotto in svariate lingue.  Tim Ferriss dice tutto ciò che fa e fa tutto ciò che dice.  Ha iniziato la sua carriera lavorativa come semplice impiegato ed è arrivato a ideare e dirigere una società multinazionale con postazioni wireless in tutto il mondo. Le strategie che svela in questo libro gli hanno permesso di vivere tante vite, anche diverse tra loro. È diventato un attore, un campione mondiale di tango e di kickboxing. Ha imparato diverse lingue che parla fluentemente, tra cui coreano e giapponese.  Trama di 4 ore alla settimana La vera trama di 4 ore alla settimana di Tim Ferriss sta nel titolo per esteso: “Ricchi e felici lavorando 10 volte meno“. Non è uno slogan fuori moda. Al termine di questo articolo capirai a quale tipo di ricchezza Tim si sta riferendo.  Credo che gli insegnamenti che riusciamo a trarre da un libro siano direttamente proporzionali all’apertura mentale che abbiamo nel leggerlo. Se me lo permetti, vorrei invitarti a porti la seguente domanda: “E se il limite di ciò che ritengo possibile e realizzabile fosse solo nella mia testa?“.   È la stessa che mi feci io. Dopo aver iniziato a leggere il libro e i racconti di Tim Ferriss. Del tutto titubante. Il suo stile di vita basato sulla sua unica volontà di voler lavorare poco e trascorrere interi periodi in vacanza. Mi chiesi se non fosse appannaggio della cultura americana e poco attuabile in Italia. Il libro non è solo da leggere: è un vero e proprio eserciziario. Un percorso per imparare come diventare ricchi. Spesso, infatti, verrai esortato dallo scrittore a non proseguire se prima non avrai terminato un esercizio! Secondo Tim Ferriss esiste una nuova categoria di persone: i nuovi ricchi. Sono coloro che hanno sviluppato una concezione su come guadagnare di più svincolandosi dal fattore tempo. Tim farà riferimento ai nuovi ricchi in tutto il libro e il suo scopo è esattamente quello di fare entrare il lettore in sintonia con questa visione. Indurlo a porsi le domande attorno alle quali ruota la vita dei nuovi ricchi:  come lavorare di meno; come lavorare in modo più efficiente. Gli elementi lavoro e tempo sono fondamentali. Rispetto al passato in cui queste due variabili erano direttamente proporzionali fra loro. “Più lavori e più guadagni” per Tim Ferriss altro non è che uno slogan fuori moda. Per i nuovi ricchi l’obiettivo è: “Meno si lavora e più tempo si ha per sé stessi”.  Meno e meglio. A questo punto è necessaria una brevissima premessa sulla differenza tra efficacia ed efficienza.  Essere efficace significa sapere cosa fare per raggiungere il proprio obiettivo, lavorativo o personale. Essere efficienti significa non solo sapere cosa fare ma farlo impiegando le risorse minime indispensabili e ottimizzando(ne) il rendimento. I contenuti e le strategie per diventare efficienti che Tim Ferriss regala in questo libro si basano sulla famosa regola 80/20 di Pareto. Se vogliamo davvero diventare efficienti, dobbiamo infatti imparare come stabilire le priorità. Riconoscere le urgenze dalle emergenze e soprattutto sapere su quali attività chiave o clienti dobbiamo concentrarci. Vilfredo Pareto fu un nostro connazionale: ingegnere, economista e sociologo, vissuto a cavallo del 1900. In una delle sue opere formulò una teoria che spiegava come fosse distribuita la ricchezza secondo quella che fu poi nominata “Legge di Pareto”. Più recentemente denominata regola 80/20. Tutto ruota intorno a quel 20% di attività (o cause) che sprigionano l’80% degli effetti sulla nostra vita, positivi o negativi che essi siano. La regola 80/20 può essere applicata a qualunque area della nostra vita, personale e lavorativa, che tu sia un impiegato, un imprenditore o disoccupato. Pensiamo alle attività che disperdono le nostre energie: le telefonate, le riunioni non necessarie e tutte quelle azioni che non ci portano a nulla.  Nella vita privata, o di coppia, pensiamo a quei pochi gesti che, se fatti, possono cambiare radicalmente l’andamento di una relazione. Possiamo riassumere che l’80% degli output dipende da un 20% di input.    Tra gli esercizi proposti da Tim Ferriss vi è questo. Giornalmente, per capire se stiamo portando avanti attività utili e produttive oppure mangia-tempo, proviamo a porci di tanto in tanto queste domande: se questa fosse l’unica attività che porto a termine oggi, sarei soddisfatto? questa attività rientra fra quelle prioritarie per raggiungere il mio obiettivo? Anche la definizione degli obiettivi assume un nuovo aspetto nella visione dei nuovi ricchi. Non si tratta più solo di un traguardo da raggiungere, di fatturato o quale promozione si vuole ottenere. La domanda alla quale rispondere non è quindi più “Cosa voglio ottenere?” bensì è “Cosa mi emoziona?”. Non a caso il piano per raggiungere l’obiettivo prefissato è la dreamline. Nel libro Tim spiega in modo molto accurato come redigerla. Ora capirai perché dissi che non avremmo parlato solo di ricchezza in senso materiale. Il tempo a disposizione per noi stessi e per la nostra famiglia non lo è, tuttavia è uno dei beni più inestimabili. Ricordi le due variabili lavoro e tempo? La mia recensione Il libro 4 ore alla settimana di Tim Ferriss ha un obiettivo preciso: stimolarci a cambiare il nostro modo di pensare. Per alcuni di noi sarà un cambiamento radicale, altri non lo crederanno possibile e altri ancora lo faranno perché hanno una voglia matta di cambiare la propria vita. Per lo meno ci proveranno.  Portare a termine gran parte degli esercizi proposti in questo libro, porterà inevitabilmente ad acquisire un nuovo mindset.  Le domande che puoi farti sono: “è un libro solo per imprenditori? o per chi vuole diventarlo?”. Sinceramente la mia risposta è no. Penso possa essere utile a tutti coloro che vogliono avere una visione differente, a chi vuole concentrarsi su nuove soluzioni. La regola 80/20 di Pareto è immediatamente fruibile anche per chi svolge un’attività impiegatizia, diventando immediatamente più efficiente già dopo la prima settimana. Nelle giornate di lavoro spesso il cartellino impone le classiche 40 ore settimanali tuttavia le ore in cui si svolgono attività realmente utili a conseguire gli obiettivi prefissati, sono probabilmente un paio.  Per chi dirige un’attività in proprio la situazione è analoga (se non più ardua!) perché essere il capo di sé stessi richiede una disciplina severa. Sapere come organizzare il proprio lavoro, prefissarsi degli obiettivi e misurare la propria efficienza senza inventare scuse a sé stessi. Se stai cercando lavoro ti sarà decisamente utile per capire quali sono le attività chiave da fare giornalmente e che non si possono più limitare all’invio di curricula. “Come applicare la legge 80/20 da domani?”. Vorrei condividere qui con te le prime due azioni che decisi di attuare appena terminata la lettura dell’ultima pagina. Ero in vacanza e avevo parecchio tempo quindi lo feci senza mentire a me stessa. Nel mio caso, quando lavoravo come impiegata, mi sentivo spesso frustrata dalla mancanza di tempo. Si trattava quindi di individuare il 20% delle cause della perdita dell’80% del mio tempo e delle mie energie. Dovevo:   distinguere quali erano le attività o le persone che mi rubavano del tempo; nel mio caso le telefonate di chi voleva solo lamentarsi o di chi non mi chiedeva se avevo dieci minuti disponibili (essere disponibili è un conto, essere perennemente a disposizione di tutti è un’altra cosa);decidere a quali e-mail rispondere immediatamente e quali invece potevano essere riscontrate in 24 ore o magari delegate. A livello personale invece decisi di:   trasformare il tempo che trascorrevo sui social in tempo utile, selezionando le pagine e le community da seguire;investire il tempo guadagnato per la mia formazione personale, per esempio per seguire webinar online o vedere video in inglese. Il cambiamento tuttavia è un percorso che richiede del tempo “per scrostarsi di dosso”, come dice Tim, delle abitudini. Da qualche parte però bisognerà pur cominciare se si vuole ottenere risultati diversi da quelli avuti sino ad oggi. Ecco, infine, quali sono le 5 strategie che mi porto a casa da questo libro:   definire un obiettivo e la sua dreamline ossia una mappa temporale per raggiungerlo; 2. non legare il nostro reddito unicamente al nostro tempo; 3. la legge 80/20 di Pareto può essere applicata a diversi ambiti; 4. delegare e automatizzare le attività quando possibile; 5. coltivare un’ignoranza selettiva facendo un semi-digiuno mediatico.  Ho cercato di applicare questi concetti sia alla mia vita professionale che privata, dal digiuno dai tg alla gestione delle lavatrici. Posso dire di essere ugualmente informata e a nessuno, in casa, sono mai più mancate le mutande pulite. Ma questa è un’altra storia 🙂 Frasi indimenticabili di 4 ore alla settimana di Tim Ferriss “Smettetela di chiedere pareri e cominciate a proporre soluzioni”. “Non lasciatevi condizionare dagli sciocchi o diventerete uno di loro”. “Eliminate prima di delegare”. Libri e podcast consigliati Se hai già letto 4 ore alla settimana, per rimanere sintonizzato con lo stile diretto e concreto di Tim Ferriss, ti consiglio di leggere anche 4 ore alla settimana per il tuo corpo e chef in 4 ore. Altri due titoli parimenti provocatori che utilizzano le metafore del corpo e della cucina per praticare l’automiglioramento come stile di vita. Infine, le parole efficienza, miglioramento e strategia non possono che farmi consigliare il libro di Seth Godin La Mucca Viola, che puoi leggere qui. Cerchi un podcast a tema? Decisamente The Tim Ferriss Show, in lingua originale, nominato per tre anni di seguito “Best of” di Apple Podcasts. Disponibile anche su Spotify. Francesca LucenteInnamorata della mia famiglia, del digital marketing e dei libri. Bookblogger per passione. Attraverso il mio blog sulla lettura voglio diffondere l’amore per la cultura, i libri e la formazione. I miei valori sono la condivisione e la collaborazione, soprattutto fra donne. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Scegliere il miglior format del podcast da usare nel tuo progetto non è affatto una decisione banale. Una scelta piuttosto che un’altra può stravolgere completamente lo sviluppo di un intero progetto. Ora, immagina di avere a tua disposizione una guida per capire come scegliere quello giusto e quali sono i fattori determinanti che devi considerare in questa fase. Tieni presente che, la scelta del format podcast influisce su: organizzazione del progetto tempi di realizzazione budget investito coinvolgimento del pubblico autorevolezza del brand. Ecco perché in fase di definizione di un progetto audio è bene mettersi a tavolino e chiarirsi le idee. E per farlo, in questo articolo ti fornisco le linee guida per scegliere il format del tuo podcast in modo corretto, per te e il tuo progetto. Cosa si intende per format del podcast Il termine format podcast indica la struttura o lo schema con il quale un programma audio è confezionato. In pratica, ne definisce la modalità di svolgimento.  È più facile comprenderlo se prendiamo come esempio i programmi televisivi e i programmi radiofonici. Ognuno di essi si basa su un format che ne definisce: regole tempi scaletta palinsesto interventi numero di conduttori stile di conduzione tecniche di montaggio. Questi sono gli stessi elementi che ritroviamo anche nel podcast. Ciò che contraddistingue un format podcast da un altro è la sistematicità di alcuni elementi che si ripetono puntata dopo puntata e che ne definiscono la riconoscibilità. Ogni programma, dunque, ha un suo schema identitario, sebbene sia possibile (e persino utile) clusterizzarli sulla base di caratteristiche comuni. Così come per la Tv esistono talk show, talent show, reality e via dicendo, anche nell’audio esistono varie tipologie di podcast, come spiego in questo articolo.  Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto I fattori determinanti per la scelta del format podcast La bussola per definire in modo corretto il format del tuo podcast è tenere presenti questi 7 elementi e la relazione tra ciascuno di essi: scelta editoriale stile narrativo numero di voci struttura editoriale stile di conduzione risorse a disposizione obiettivi del progetto. Ogni format podcast infatti risente di una molteplicità di fattori e spesso è il frutto di una combinazione di questi 7 elementi. Vediamoli uno per uno. Scelta editoriale La scelta editoriale è ciò che determina la direzione del progetto, e ricalca le idee e la visione dell’autore o del brand committente. Per il tema che si decide di sviluppare può essere più adatto un format invece che un altro. Pensiamo ad esempio a tutti i podcast di divulgazione e di informazione: difficilmente si adatterebbero a una fiction. La docuserie, ad esempio, è un format basato su una scelta editoriale ben precisa. Stile narrativo e numero di voci Lo stile narrativo indica il modo in cui vengono raccontati e strutturati gli argomenti. Questo implica anche la definizione del ruolo del narratore o speaker all’interno delle puntate e il suo livello di interazione con altri ospiti o personaggi. Potrebbe trattarsi di una interazione diretta, come nel caso delle conversazioni a due o più voci, oppure indiretta, come la raccolta di contributi audio esterni.  Se nella definizione del concept è prevista la partecipazione di più voci, devi determinare la modalità e il livello di coinvolgimento. Ad esempio, se sei un conduttore che intervista un ospite, il livello di interazione sarà diverso tra le due voci. Se invece sei un co-conduttore, la conversazione viaggerà su uno stesso livello.  Struttura editoriale La struttura editoriale risente molto dello stile narrativo. Potresti scegliere di raccontare una vicenda che si sviluppa su un arco temporale distribuito su più episodi e sviluppare una trama orizzontale. In tal caso la scelta di un format seriale è l’unica possibile.  Quando invece il singolo argomento si esaurisce in un unico episodio è più facile adottare un format episodico, come possono esserlo un podcast divulgativo o informativo. Sulla differenza tra podcast seriale e podcast episodico, ho scritto un articolo dedicato. Qual è la differenza tra podcast seriale e podcast episodico? Leggi tutto Stile di conduzione Nello stile di conduzione c’entrano molto non solo la personalità dello speaker stesso, ma anche del brand che viene con esso  rappresentato. Rientra in questo ambito anche il mood del podcast, ovvero l’atmosfera che si desidera ricreare: intima, ironica, formale, didattica, colloquiale. Alcuni format esprimono meglio di altri il carattere che si sceglie di adottare. Non è necessario essere doppiatori o professionisti della dizione per poter acquisire un buono stile di conduzione. La formazione specifica unita alla pratica sul campo e a un buon aircheck insieme a un professionista del podcasting, ti aiuteranno a migliorare le tue qualità oratorie. Aircheck: come migliorare la performance al microfono Leggi tutto Risorse a disposizione Tra le risorse necessarie per fare un podcast includo: tempo, per creare i contenuti, organizzare le attività con gli eventuali ospiti, gestire la comunicazione, monitorare i dati; competenze tecniche e strategiche oltre che relazionali; budget per acquisire nuove competenze, per produrre e delegare alcune attività. Al di là del gusto personale con cui vorrai realizzare il tuo podcast, sappi che devi inevitabilmente fare i conti con le implicazioni legate a ciascun format. Mi spiego meglio. I format narrativi o le fiction richiedono abilità di scrittura, tempo e budget più elevati di un un format free talk. Questo perché hanno una struttura editoriale complessa, un sound design ricercato e richiedono competenze che non sempre si possiedono.  Viceversa, un free talk o un format intervista potrebbero richiedere meno abilità tecniche ma più capacità organizzative per gestire tutti gli speaker coinvolti. Valuta bene vantaggi e svantaggi di ciascun format prima di imbatterti in un progetto che non potrai portare a compimento. Come creare un podcast a budget ridotto Leggi tutto Obiettivi di progetto Il format podcast è strettamente legato agli obiettivi di progetto e agli obiettivi personali. Se sei un libero professionista e vuoi lavorare sul tuo posizionamento, potresti scegliere di creare un podcast che ti rappresenti e tiri fuori i tuoi punti di forza.  La scelta può essere diversa da caso a caso: un doppiatore potrebbe scegliere un format narrativo che gli permetta di evidenziare le sue doti espositive. Un giornalista potrebbe essere più propenso a gestire un format intervista oppure una docuserie.  Come vedi ciascun format potrebbe essere il mix di tutti questi fattori. Ciò che devi ricordare è che la scelta è da fare già in fase progettuale. Vediamo ora alcuni tra i format podcast più usati e qualche esempio. I format podcast più popolari Come dicevo nei precedenti paragrafi, proprio come accade per i programmi Tv, esistono diversi format di podcast. Sebbene talvolta si assista a format davvero molto originali, la maggior parte di essi si possono catalogare in base ad alcune caratteristiche ricorrenti, ad esempio per stile di conduzione, per scelta editoriale, per stile narrativo, o un mix di tutti questi elementi. Per questo possiamo identificare facilmente alcune tra le tipologie di podcast più usate dai produttori. Ecco l’elenco dei più popolari formati podcast: Talk a una voce Conversazione libera o free talk Intervista Repurposed content Fiction Narrazione Docuserie Miniserie Rubrica Podcast live Video podcast Audio dramma. Naturalmente, alcuni di questi format sono come abiti su misura per alcuni generi podcast, tanto che spesso i termini usati per identificare le tipologie di appartenenza spesso coincidono tra loro. Per esempio, i podcast fiction sono sia un genere che un format, così come le docuserie identificano spesso podcast di indagine giornalistica. E questo a volte crea confusione sulla corretta classificazione. Conclusioni Il mio consiglio su quale format scegliere per il tuo podcast è innanzitutto ascoltare altri podcast per capire cosa ti piace e cosa non ti piace. Dopodiché è importante analizzare le tue competenze e le tue risorse, in modo da bilanciare tutte le energie e creare un podcast che sia sostenibile per te lungo tutto il processo. È questa la strategia che insegno e che uso nei progetti dei miei clienti, insieme a tutte le altre valutazioni di progettazione per evitare di imbarcarsi in progetti più grandi di noi che rischiano poi di naufragare. Ecco perché il corso di podcast online che ho progettato parte proprio dal mindset e dalla strategia. Qui puoi scoprire tutti i livelli di apprendimento e iniziare fin da subito a lavorare a un podcast davvero realizzabile per te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Sull’importanza di scegliere un titolo del podcast unico e originale, te ne ho già parlato in un altro articolo. Se sei nella fase di progettazione e hai già pensato a un nome podcast, prima di pubblicarlo ti suggerisco di assicurarti che sia effettivamente inedito e che non esista un podcast con un nome molto molto simile. Come fare la ricerca dei titoli podcast esistenti? Puoi usare diversi metodi: Ricerca su Google Ricerca sulle piattaforme audio Ricerca sull’aggregatore Podcast Index Il primo e più semplice è partire da una ricerca su Google. Inserisci nella tool bar il titolo che intendi usare, se vuoi accompagnalo dal termine “podcast”, e avvia la ricerca. Se esiste, è molto probabile che sia già stato indicizzato dal motore di ricerca e quindi ti comparirà nella SERP. Se è stato creato un sito web legato al podcast risulterà nella ricerca, così come compariranno anche tutti i link generati dalle piattaforme audio su cui è stato distribuito. Il secondo metodo è cercare per titolo direttamente nei motori di ricerca di ciascuna piattaforma audio di podcast. Ti consiglio di fare questa operazione su tutte le app più conosciute perché a seconda dell’hosting adottato, il podcast potrebbe non essere presente su tutte le piattaforme. Il terzo è cercare sul sito podcastindex.org, un aggregatore di tutti i podcast indicizzati esistenti in qualunque Paese, non solo in Italia. È piuttosto completo e il risultato attendibile. Ricerche correlate In ultima analisi ti consiglio di fare anche una ricerca per parole chiave correlate o per categoria di appartenenza. In questo modo puoi avere una panoramica più ampia anche di tutti i podcast che parlano dello stesso argomento e verificarne i titoli. Un nota: nel fare la ricerca su Google, verifica inoltre l’esistenza di altri progetti diversi dal podcast che però hanno lo stesso titolo che vuoi assegnare al tuo. Qualora esistessero, anche se la natura dell’argomento fosse diversa, ti consiglio di rivalutare la scelta. Questo perché il posizionamento sulla SERP potrebbe non essere così semplice per il tuo podcast e potrebbe ricondurre a un territorio semantico completamente diverso dal tuo e forse fuorviante. 7 regole per scegliere un titolo podcast efficace Leggi tutto Titolo podcast esempio ricerca Esempio concreto: Podcast per il business doveva chiamarsi originariamente in un altro modo. La ricerca del termine che volevo usare mi ha portato a scoprire un’associazione che si occupava di tutt’altro rispetto a quello di cui volevo parlare io.  Questo per me avrebbe rappresentato un problema, da una parte perché non volevo essere associata ai temi di cui si faceva portavoce quell’associazione, e poi ne avrebbe risentito il mio posizionamento.  La ricerca del titolo è una questione non solo creativa o di gusto personale, come spesso si crede. Significa anche analizzare il contesto e il mercato. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast La scelta del titolo di un podcast è uno degli aspetti che, spesso, mette alla prova la creatività di chi sta progettando una serie audio. Per questo motivo ho pensato di racchiudere in questo articolo le 7 regole da seguire per trovare un titolo efficace. In qualità di Podcast Coach ho avuto modo di riscontrare che, anche per i miei coachee, la scelta del titolo non è sempre stata immediata. Prima di iniziare, voglio spiegarti brevemente perché è così importante scegliere bene il titolo di un podcast. Ci sono diverse analogie che accomunano un podcast e un prodotto commerciale. Il primo è un contenuto del quale gli utenti scelgono di fruire in modo consapevole, vagliando le tante proposte presenti sulle piattaforme di ascolto. La scelta di un podcast da parte degli ascoltatori, è dettata da diversi fattori tra cui sicuramente i loro interessi e bisogni personali, proprio come succederebbe nella scelta di un qualsiasi altro prodotto fisico rispetto ad un altro.  Ci sono, tuttavia, degli elementi attrattivi specifici che facilitano questa scelta, nonché una delle regole che il marketing usa quando studia un nuovo prodotto da mettere in commercio, e sono: il naming;il packaging. Come fa l’utente a capire se un determinato podcast risponde ad un suo bisogno?  Devono essere chiari alcuni elementi visivi capaci di creare un ingaggio e trasmettere un messaggio definito ed identificativo. Se ci riferiamo al podcast, il titolo è uno di questi (anche se non l’unico) proprio come il naming lo è per un prodotto commerciale.  Chiarito il perché, vediamo ora quali sono le 7 regole per scegliere un titolo podcast che funzioni. 1. Nome podcast facile da ricordare Scegli un titolo semplice e facile da ricordare per tutte le persone, indipendentemente dalla nicchia a cui ti rivolgi. Parole troppo difficili o che possono essere confuse, potrebbero portare a un risultato indesiderato. Più il titolo ha capacità di rimanere impresso nella mente di una persona, più è facile per l’utente cercarlo sulle piattaforme.  A questo proposito, è doveroso fare un accenno al funzionamento delle piattaforme di ascolto. Esse contengono al loro interno un motore di ricerca che funziona diversamente da quello di Google. Mentre il motore di ricerca di Google suggerisce le parole o gli intenti di ricerca, durante la digitazione (quindi anche nel caso in cui dovessimo sbagliare a digitare una lettera), nelle piattaforme di ascolto, se il nome del podcast non viene digitato correttamente, non si riceve alcun suggerimento ed è necessario effettuare un nuovo tentativo di ricerca. Naturalmente, se un ascoltatore non ricorda esattamente com’è scritto il titolo del tuo podcast, non lo troverà subito. Infine, se il tuo podcast si rivolge ad una nicchia, cioè a un pubblico specializzato e magari utilizza un linguaggio tecnico, il mio consiglio è quello di utilizzare nel titolo termini facili da ricordare e da scrivere. 2. Scegli un titolo podcast senza punteggiatura Come avrai intuito, la motivazione richiama il punto precedente. La possibilità che il nostro potenziale ascoltatore commetta un errore di digitazione, perché non si ricorda se ci siano due punti, punto e virgola o altro, è dietro l’angolo. Stessa cosa vale per l’utilizzo di acronimi puntati: per quanto possano sembrare adatti al contenuto delle puntate, rischiano di rendere difficoltosa la ricerca per l’utente. È vero, una fetta di ascoltatori fidelizzati probabilmente salverà il tuo podcast tra i preferiti. L’obiettivo di ogni podcaster, però, è anche quello di raggiungere nuovi ascoltatori ed è quindi un buon motivo per cui facilitare loro la ricerca. 3. Nome Breve  Inventa un titolo che sia composto da una, due o tre parole al massimo.  Prova a pensare: hai mai visto un prodotto a scaffale che ha per nome un’intera frase? Suppongo di no.  Il motivo si ricollega a ciò che ho detto in precedenza: il titolo del podcast deve essere ricordato e, affinché ciò accada, deve essere di impatto e immediato. Deve essere capace di racchiudere in pochissime parole il messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico e lo scopo del tuo podcast in modo tale che l’utente capisca subito di cosa si tratta.  Capisco che non sia facile sintetizzare dei concetti in poche parole: non a caso si parla di dono della sintesi! Hai mai provato a scrivere una tua bio in 180 caratteri? È un esercizio che, in un primo momento, può risultare difficile in quanto significa scegliere accuratamente le parole da utilizzare affinché le sfumature del loro significato possano condensare i concetti chiave della nostra bio. 4. Nome del podcast inedito Scegli un nome inedito per il tuo podcast. Una regola molto importante è quella di verificare sempre, a priori, che non esistano altri podcast con lo stesso titolo. I motivi sono essenzialmente due: creeresti confusione nell’ascoltatore che troverà nei risultati di ricerca due podcast con lo stesso nome;se vorrai creare una landing page che nella URL contenga il titolo del tuo podcast, sarà più semplice trovare un dominio libero da acquistare. Se ti stai chiedendo come verificare se esistono altri podcast con lo stesso titolo che vorresti dare al tuo, è presto detto. Fai una ricerca sulle piattaforme di distribuzione come Apple Podcast, Spotify, Spreaker o sul sito Chartable.com con il titolo esatto che vuoi utilizzare per verificare un’eventuale sovrapposizione. Dopo di che cerca nella SERP di Google, per escludere l’esistenza di domini, pagine social, community o altri canali che abbiano lo stesso nome che vorresti usare tu e che potrebbero sottrarre traffico utile alla ricerca organica del tuo podcast. Personalmente mi è capitato di dover cambiare il titolo del podcast perché quello inizialmente scelto combaciava con il nome di un’associazione no profit molto presente sul web e i cui contenuti e mission differivano totalmente dal mio messaggio. Ma soprattutto, il suo posizionamento sui motori di ricerca non mi avrebbe giovato in termini di visibilità. 5. Titolo e contenuto nella stessa lingua Usa un titolo nella stessa lingua in cui sono redatti i contenuti degli episodi del podcast: in italiano se il tuo podcast è in lingua italiana e in inglese o in un’altra lingua se questa è quella dei tuoi contenuti.  Voglio richiamare la tua attenzione sul fatto che scegliere un titolo in una lingua diversa non è da considerarsi un errore. Omologare, tuttavia, la lingua del titolo del podcast a quella dei contenuti, soddisfa l’obiettivo di trasmettere subito un messaggio chiaro all’utente, facendo capire che gli episodi saranno realizzati in quella stessa lingua. Inoltre, le piattaforme di ascolto raggruppano i contenuti di tutte le lingue ed è, quindi, più facile indirizzare gli ascoltatori con un titolo in linea.  6. Evita di usare il tuo nome nel titolo È meglio evitare di inserire il tuo nome personale nel titolo del podcast, a meno che tu non sia una persona già molto popolare e conosciuta, con un forte personal branding che farebbe capire subito all’utente quale tipo di contenuto aspettarsi. In realtà, anche in questo caso, il proprio nome personale non trasmetterebbe necessariamente un messaggio chiaro e immediato relativo al fulcro del podcast.  Voglio farti un esempio pratico, parlando di Neil Patel, famosissimo esperto di marketing digitale a livello mondiale e, pertanto, una persona decisamente conosciuta nel suo settore. Quando ha lanciato il suo podcast non ha usato come titolo il proprio nome e cognome, piuttosto ha deciso di intitolarlo “Marketing School”. Si tratta di una scelta orientata a chiarire subito e in modo inconfutabile l’argomento su cui vertevano gli episodi: lezioni di marketing, appunto. Se vuoi supportare il tuo brand personale, anziché usare il tuo nome nel titolo, potresti pensare di usare quello di un tuo progetto. Ad esempio, il podcast LinkedIn Mindset è lo stesso di un progetto editoriale dell’autore Luca Bozzato. 7. SEO friendly Scegli un titolo SEO friendly laddove è possibile in quanto questo permetterà al tuo podcast di comparire con più probabilità nella SERP di Google. Utilizzare le stesse parole chiave che l’utente digita nella search intent, può agevolarti nel posizionamento nei risultati di ricerca.  Se per il tuo business stai presidiando delle parole chiave e il tuo podcast risponde a un preciso bisogno degli utenti, è consigliabile sfruttare la ricerca organica. Avrai così più chance di posizionarti insieme ad altri contenuti che riguardano la tua stessa attività, migliorando, di conseguenza, la discoverability del tuo podcast.  Diventare Wedding Planner sfrutta un intento di ricerca. Naturalmente, non è automatico che, così facendo, il tuo podcast comparirà tra i primi risultati di ricerca. Se conosci un po’ i fattori di ranking della SEO, infatti, saprai che sono tanti i fattori che concorrono al posizionamento. Cosa può aiutarti a capire cosa stanno cercando le persone sul web?  Google e Youtube sono due importanti motori di ricerca da cui puoi attingere, digitando le parole chiave che ti rappresentano nel campo di ricerca. In aggiunta a ciò, puoi usare dei SEO tool come Ubersuggest per avere una panoramica delle keywords utilizzate. Conclusioni Siamo arrivati alla fine di questo articolo e spero di averti dato una panoramica sufficientemente ampia per iniziare a pensare al titolo del tuo podcast. Se ne stai progettando uno o vorresti iniziare a farlo, contattami per richiedere una consulenza personalizzata. Detto ciò, voglio rassicurarti: se trovare un titolo del tuo podcast che racchiuda tutto ciò che esso rappresenta ti risulta difficile, è assolutamente normale. Serve solo un po’ di pazienza e un bell’esercizio di brainstorming. Il mio consiglio, in questo caso, è usare carta e penna per liberare la creatività. Scrivere a mano funziona molto di più che non scrivere idee su un foglio elettronico. Se vuoi approfondire ulteriormente altri aspetti utili legati alla scelta del titolo di un podcast, ti invito a leggere anche questo articolo. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Target audience è un termine che bene o male tutti, almeno una volta, hanno sentito menzionare. Nel marketing si usa spesso per indicare il “segmento di pubblico” a cui sono destinati i prodotti e i servizi di un brand. Ciò di cui parleremo in questo articolo è come il pubblico target diventa rilevante in fase di produzione di un podcast, e quali fattori bisogna tenere conto rispetto ad altri canali di comunicazione. Dunque, target audience: cos’è? e soprattutto perché è importante definirla prima ancora di cominciare a creare i contenuti del nostro podcast? Cosa si intende con il termine Target Audience Possiamo definire la target audience di un podcast come il nostro pubblico di riferimento, cioè il gruppo di persone a cui ci si rivolge. Identifica, in pratica, i destinatari della nostra comunicazione. Il termine stesso target, sottintende che questo pubblico non sia generico ma sia specifico e che accolga persone con caratteristiche, esigenze, interessi o obiettivi comuni. Possono essere utenti molti diversi tra loro, accomunati, però, da fattori sostanziali che li definisce come gruppo o categoria. Avere in testa questo concetto è importantissimo quando si comunica. A cosa serve identificare un pubblico Chi abbiamo di fronte determina sempre il modo in cui comunichiamo. Facciamo un esempio. Immagina di spiegare a un bambino di 6 anni il tipo di lavoro che svolgi ogni giorno. Quali parole sceglieresti? Con che profondità di dettagli lo spiegheresti? Ora, immagina di spiegare che lavoro svolgi a un tuo collega. Quali parole useresti? Con che profondità racconteresti i dettagli del tuo lavoro? L’argomento di fondo è sempre lo stesso: spiegare il tuo lavoro a qualcuno. A cambiare, in un caso e nell’altro è solo quel qualcuno. È vero, apparentemente si tratta solo di un interlocutore diverso. In realtà con quel qualcuno di diverso, cambia tutto il resto. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Qualunque tipo di comunicazione, a prescindere dal canale che si usa per farla, è sempre un processo bidirezionale. Ed è un processo anche piuttosto complesso perché è influenzato da: contesto livello di confidenza età sesso cultura luogo in cui si vive tipo di relazione che abbiamo con quella o con quelle persone. Tutto questo processo è sicuramente più semplice impostarlo quando abbiamo fisicamente qualcuno di fronte a noi. Perché lo vediamo, siamo in grado di decifrare i segnali che ci arrivano anche dal linguaggio del corpo, dalle sensazioni che percepiamo e che regolano di conseguenza il modo in cui ci relazioniamo con quella persona. Siamo in grado di scegliere più facilmente che linguaggio usare, quale tono, quale registro. Ma cosa succede quando questo pubblico non è fisico? quando non lo possiamo vedere concretamente, come per esempio succede con il podcast? Perché è importante individuare la Target Audience nel podcast Parlare a qualcuno che non vediamo e non conosciamo complica un po’ le cose. Eppure nel podcast quel pubblico è reale, esiste. Parliamo davvero a qualcuno che ci ascolta, anche se non risponde in modo diretto alla nostra comunicazione. Come si fa a parlare a qualcuno che non si è mai visto? Beh la risposta è semplice: ce lo dobbiamo immaginare. E per potercelo immaginare, dobbiamo prima scegliercelo.  Dobbiamo decidere a chi rivolgere la nostra comunicazione. Ed è una scelta che va fatta già nella fase iniziale del progetto, e non in fase di produzione. Nel podcast, a seconda del pubblico a cui scegliamo di rivolgerci, potrebbero cambiare: il concept, lo stile di comunicazione, il piano editoriale, la frequenza di pubblicazione, la durata degli episodi, il giorno di pubblicazione, i canali di promozione attraverso cui veicolarlo, le persone da coinvolgere nel progetto. Tutti aspetti che possono cambiare radicalmente il processo di produzione. Non è quindi un aspetto di secondaria importanza. Come si definisce il proprio target nel podcast Il target si sceglie ragionando su più fattori. gli obiettivi il tipo di argomento il punto di vista con cui si sviluppa la profondità con cui si affronta un argomento le finalità del progetto  la competenza e l’esperienza possedute su uno specifico argomento. Gli obiettivi Se stai facendo un podcast per il tuo business, quindi lo stai usando come strumento di marketing, dovresti pensare a quali persone sarebbe strategicamente più utile raggiungere attraverso il podcast perché portino valore al tuo business. Potrebbero essere potenziali clienti, ma anche potenziali partner. Obiettivi di marketing e di podcast: perché è importante allinearli? Leggi tutto Argomento Non tutte le persone saranno interessate a quello di cui vuoi parlare. Semplicemente per mancanza di interesse o di esigenze specifiche. Potresti parlare di genitorialità, ma va da sé che se una persona non ha figli e non ruota attorno ai bambini, è più difficile che sia coinvolto nell’argomento. Punto di vista A parità di argomento, potrebbe cambiare il modo in cui ne parli o la prospettiva da cui affronti il tema, e dare così una connotazione più specifica che potrebbe interessare più ad un pubblico piuttosto che un altro. Questo è un aspetto importante anche per differenziarsi dai competitor. Profondità dei contenuti La profondità con cui vuoi affrontare l’argomento si riallaccia un po’ all’esempio di prima. A un bambino di 6 anni se racconti il tuo lavoro, probabilmente sarai molto più generico rispetto a un collega. Questo perché cambia il livello di conoscenza di fondo del tuo target. Quindi domandati: quando voglio essere tecnico o dettagliato in quello di cui parlo? Finalità del progetto Per finalità intendo il tipo di reazione che si vuole suscitare con il podcast. Deve essere un prodotto per sensibilizzare un pubblico, per educare, per intrattenere, per informare? Qual è lo scopo? Competenza ed esperienza Il tuo livello di preparazione sull’argomento determina anche il pubblico a cui puoi rivolgerti in modo che tu abbia sempre autorevolezza e ottenga la fiducia degli ascoltatori. Questo non significa che tu debba metterti in cattedra a impartire lezioni ma nemmeno sembrare improvvisato sull’argomento. Questa è la prima analisi che dovresti fare prima di capire a quale target rivolgerti. E diciamo che è già un gran lavoro di scrematura. Una volta fatto questo passaggio, definire la tua target audience diventa molto molto più facile. Ma non è un lavoro che termina qui, ovviamente. Perché ora bisogna concentrarsi sui dettagli e arrivare a definire l’ascoltatore ideale. Questo è un passaggio chiave che si fa partendo da una serie di valutazioni, di domande che ci possiamo porre e che ci portano ad una risposta. Ed è uno dei passaggi che spiego molto bene in una delle lezioni del breve corso Trasforma la tua idea in un podcast vincente in 7 giorni che è un inizio di progettazione del proprio podcast che ti da tutti gli strumenti base per partire con il tuo progetto. Ad oggi ben oltre 200 persone lo hanno già seguito e se vorrai potrai essere parte di questo gruppo. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » podcast business/come promuovere un podcast Numero episodio nel titolo podcast: vale la pena inserirlo? Pur non essendoci una regola ferrea a tal proposito, la maggior parte delle volte non è un’informazione necessaria e non aggiunge valore al titolo.  Il titolo dell’episodio deve attrarre gli ascoltatori e comunicare subito l’argomento di cui si parlerà. Questo è lo scopo principale, ancor prima di leggere il numero della stagione o dell’episodio. I motivi per cui molti podcaster usano inserire il numero dell’episodio o della stagione è per orientare l’ascoltatore. In particolare quando si ha un podcast seriale in cui il contenuto ha un certo ordine cronologico, oppure in presenza di un podcast continuativo con numerose puntate. In quest’ultimo caso, qualora il podcaster durante lo show rimandi l’ascoltatore a contenuti presenti in determinate puntate, potrebbe essere più semplice identificarle con un numero episodio.  Tuttavia, a meno che non rientriamo in una di queste casistiche, l’inserimento del numero dell’episodio nel titolo potrebbe essere superfluo o addirittura controproducente. Specie se è la prima informazione che scriviamo. Il perché è presto detto: In ottica SEO, tutto ciò che è a sinistra ha più rilevanza per Google. Quindi se nel titolo c’è una parola chiave è sempre buona regola scriverla per prima. Ma se per prima cosa mettiamo il numero dell’episodio, ci stiamo giocando l’ottimizzazione. Nella maggior parte delle piattaforme, il numero dei caratteri visibili del titolo episodio sono limitati. Perciò sarebbe poco utile all’ascoltatore leggere una sfilza di numeri e simboli senza riuscire a leggere l’argomento della puntata. Infine, l’URL del vostro episodio è sempre bene che contenga solo le parole rilevanti della puntata, al pari di quello che si farebbe con un articolo blogo, senza l’indicazione del numero dell’episodio che non serve a nulla. Per concludere, se proprio desideri inserire il numero dell’episodi nel titolo, è una tua scelta, ma almeno inseriscilo alla fine del titolo stesso. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...