Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te?

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Il podcast è un ottimo modo per promuovere il proprio business e negli ultimi anni sono tanti i professionisti e le aziende che si sono interessati a questo canale di comunicazione.

Forse sei tra quelli hanno scoperto il podcast da poco e ti incuriosisce sapere come funziona, o magari ne ascolti tantissimi e l’idea di averne uno tutto tuo ti alletta molto, oppure credi che la tua attività per essere al passo coi tempi debba assolutamente avere un proprio canale audio o, forse, vuoi solo differenziarti dalla concorrenza.

Ecco, se in qualche modo senti di appartenere a una (o più) di queste categorie e stai pensando di creare un podcast, allora è il momento di chiedersi: “il podcast è davvero il canale di comunicazione adatto a me e al mio business?”. Perché se c’è una cosa che devi sapere è che il podcast è un lavoro duro: richiede tempo, risorse e impegno. Devi esserne consapevole prima di cominciare.

E allora facciamo chiarezza e vediamo insieme quali aspetti e quali domande possono aiutarti a capire se il podcast è il canale di comunicazione che fa al caso tuo.

Come scegliere il canale di comunicazione giusto

Facciamo una premessa. Come ho spiegato nell’articolo sulla multicanalità, i canali di comunicazione online sono tanti e hanno caratteristiche diverse tra loro per linguaggio, formato, target, tempi di fruizione e logiche comunicative.

Restando in ambito digital, troviamo:

  • Sito web
  • Blog
  • Podcast marketing
  • Video marketing
  • Newsletter
  • SEO
  • Social media
  • Digital PR
  • Adv.
canali marketing

Alcuni canali di marketing sono a mio avviso necessari per qualunque business, altri possono essere selezionati e integrati nella propria strategia solo dopo una valutazione interna precisa.

Certo, è sempre bene diversificare e avere più touchpoint attivi possibili per intercettare il pubblico in target. In questo modo moltiplicheresti le possibilità di convertire i prospect e aumentare le vendite. Ma sarebbe impensabile usare ottimamente tutti i canali di comunicazione senza impiegare risorse adeguate in termini di tempo, budget ed energie.

Per contro, essere presenti su tutti canali senza sfruttarli appieno o usandoli in modo discontinuo perché poche le risorse da investire, non ti porterà da nessuna parte. Devi fare una scelta e identificare lo strumento marketing più adatto a te.

Come si fa a scegliere? La verità è che non esiste il canale di comunicazione migliore o peggiore in assoluto. Esistono strategie giuste per ogni business che definiscono percorsi marketing in cui ciascun canale fa la sua parte e contribuisce al risultato.

La scelta dipende dal tipo di messaggio, target e obiettivi. Questo vale per tutti i canali di comunicazione, compreso il podcast.

Entriamo un po’ più nello specifico e capiamo se il podcast si addice al tuo business.

Come capire se il podcast è il canale di comunicazione adatto a te

Credo che il modo migliore per trovare le risposte giuste sia scavare in profondità ed essere disposti a farsi domande a volte un po’ scomode. Come per gli altri canali marketing, anche il podcast ha un suo “codice” e perché funzioni bisogna conoscerlo e applicarlo.

Se si parte da presupposti sbagliati, si possono prendere vere e proprie cantonate che ti faranno sprecare tempo, energia e soldi. Non ne vale la pena, te lo assicuro.

Quelle che ti menziono ora sono tutti elementi da tenere presente se vorrai integrare il podcast marketing nella tua strategia di comunicazione.


strategia di content marketing per podcast

Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business


Che tipo di contenuti vuoi trasmettere?

Il podcast, sebbene sia un ottimo modo per promuovere il proprio business, non è lo strumento giusto per lanciare messaggi commerciali diretti. Nessuno ascolterebbe un contenuto di 10-20-30 minuti o più in cui si fa solo pubblicità.

Le persone che dedicano tempo ad ascoltare un contenuto cercano risposte, intrattenimento, ispirazione, motivazione, informazione. Di certo non promozioni spudorate. Per l’advertising ci sono altri contesti più adeguati.

Quindi, se credi di avere contenuti utili da divulgare, di cui sei esperto o appassionato, allora il podcast può fare al caso tuo.

Chi è la tua target audience?

Se hai già un’attività avviata, probabilmente conoscerai bene le esigenze della tua target audience. Sai quali sono gli argomenti di interesse, i bisogni, i desideri.

Ma quanto conosci le abitudini del tuo pubblico? È importante farsi questa domanda per capire in primis se il podcast può essere lo strumento giusto per il tuo target e in secondo luogo quale format o strategia di divulgazione sia migliore.

Chiediti:

  • Si tratta di profili che ascolterebbero un podcast?
  • Quanto tempo avrebbero da dedicare ai contenuti?
  • Usano già strumenti idonei all’ascolto?

Mettiti nei loro panni e immagina quale sarebbe l’esperienza di fruizione.

CTA PODCAST AZIENDE

Hai tempo da investire?

Per fare un podcast ci vuole un po’ più tempo di un post sui social o di un articolo di blog ma anche molto meno tempo di un buon video su YouTube. Devi mettere in conto che ci sono attività di produzione che possono richiedere diverse ore di lavoro e competenze tecniche da acquisire (o delegare).

Con una buona pianificazione e organizzazione si può trovare la quadra giusta, l’importante è che tale impegno venga mantenuto nel tempo. Non c’è niente di peggio che iniziare un progetto e mollarlo dopo due o tre episodi perché ci si rende conto che non si è in grado di portare avanti il lavoro.

Qual è il tuo budget?

Tutte le produzioni podcast hanno un impatto sul conto economico. Di gratis non c’è niente. Puoi certamente contenere i costi facendo scelte oculate, così come ho spiegato nell’articolo su come creare un podcast a budget ridotto. Ma qualcosa dovrai pur spendere, specie se il podcast sarà il tuo strumento di marketing e quindi rappresentare il tuo brand.

Ecco alcune delle voci che potrebbero influire sul budget:

  • attrezzatura
  • hosting provider
  • licenze musicali
  • corsi di formazione
  • software di registrazione
  • costi di grafica
  • consulenze personalizzate.

La bilancia può pendere in modo diverso su una o più voci a seconda del tipo di progetto che vuoi realizzare, la durata, la tua esperienza e competenza, il tempo a disposizione e il livello di qualità.

Il podcast è un canale che ti metterebbe a tuo agio?

Questo è un elemento emotivo da non sottovalutare. E naturalmente mi riferisco a chi vuole creare un podcast in prima persona.

C’è una componente psicologica legata all’ascolto della propria voce registrata che a volte spaventa. Ma è questione di abitudine e allenamento. Di solito passa dopo il primo impatto.

C’è tuttavia un altro aspetto legato alla voce. È uno degli organi in grado di svelare molto di noi: la personalità, le emozioni, le intenzioni, l’identità. Dobbiamo essere disposti a donare una parte di noi agli altri ed esporci al pubblico in tutta la nostra interezza.

Questo in realtà è il bello del podcast, perché proprio grazie alla voce possiamo costruire una relazione più autentica e intima con gli ascoltatori, ma all’inizio potresti provare imbarazzo, specie nei confronti dei tuoi amici e conoscenti. Prendila come un atto di coraggio.

Come aprire il proprio canale di comunicazione podcast

Molte aziende decidono di investire nella creazione di branded podcast commissionando l’intera produzione a un team dedicato gestito da un podcast producer. Le figure professionali che ruotano intorno a un produzione podcast sono autori, tecnici audio, curatori, speaker, sound designer, graphic designer, marketer. Qui il livello di qualità richiesto è alto e il budget è determinante.

Ma non tutte le produzioni sono commissionate per intero. Alcuni ottimizzano risorse interne e acquistano da altri professionisti solo alcuni servizi.

Se sei un libero professionista e non hai esperienza puoi decidere di investire tempo per acquisire competenze e seguire corsi di formazione in autonomia, oppure seguire un percorso di coaching podcast che ti guida passo passo dalla progettazione alla pubblicazione del tuo podcast.

In ogni caso, la prima valutazione da fare è se il podcast è il canale di comunicazione che fa per te.


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Voglio stravolgere un concetto. Non perché una mattina mi sono svegliata all’improvviso con un’idea stramba ma, a ragion veduta, ho fatto una riflessione. Dopo aver sottoposto a un sondaggio una cinquantina di liberi professionisti che usano il podcast in modo continuativo nella loro comunicazione online, mi sono resa conto che tutto sommato avevo ragione. Il branded podcast non è solo per i grandi brand, ma anche per i piccoli brand che vogliono farsi conoscere. Per piccoli brand mi riferisco a tutti quei liberi professionisti, i freelance, che ogni giorno lavorano al proprio personal branding. In che modo i liberi professionisti usano il podcast? Per raggiungere quali obiettivi? Ecco cosa è emerso dal sondaggio. Gli obiettivi del branded podcast Il branded podcast è un contenuto audio che comunica un messaggio commerciale parlando dei valori e dell’identità del brand oppure dei propri prodotti e servizi senza essere una pubblicità. In modo indiretto, ma al tempo stesso coinvolgente, fa conoscere chi è e cosa fa. Il branded podcast lavora sulla brand awareness, costruendo quella credibilità e autorevolezza che rafforza la reputazione di un brand. Se questo obiettivo è valido per le grandi aziende, tanto più lo è per il proprio personal branding. In tutti gli ambiti, la comunicazione accresce la relazione con il proprio pubblico e questo non fa altro che posizionare il brand nella mente delle persone. La consapevolezza di un marchio genera fiducia che, a sua volta, porta ad essere scelti proprio per le caratteristiche distintive e i valori che trasferisce. L’audio ha il potere forte di arrivare dove i testi scritti si fermano: fa leva su una relazione più intima tant’è che risulta più efficace per rafforzare una community già esistente o per crearne una. Parlando di numeri e di obiettivi, dal sondaggio è emerso che i liberi professionisti usano il podcast brand principalmente per la propria brand awareness, seguito dalla possibilità di stringere nuove partnership commerciali sia con altri professionisti che in altri contesti lavorativi afferenti la loro attività. obiettivi del podcast per i liberi professionisti Nelle attività di content marketing, il 32,5% di essi lo preferisce ad altri media perché bypassa le ansie che un testo scritto o un video mette loro di fronte. Nel 17% dei casi il podcast è più efficace per stringere una relazione con il proprio pubblico. I risultati del branded podcast per il personal branding Gli obiettivi sono chiari: lavorare sulla consapevolezza e l’autorevolezza del proprio personal branding. Ma i risultati? In modo del tutto schiacciante, tutti hanno confermato la forza del podcast nel posizionare in modo autorevole il proprio brand personale online, con risultati che nel 72,5% dei casi hanno addirittura superato le aspettative. La crescita del proprio business di conseguenza ne ha beneficiato, anche se non tutti nella stessa percentuale. Come ogni attività di content marketing, il ritorno sull’investimento (ROI) è strettamente legato agli obiettivi che ci si è posti. Non sempre i dati sono quantificabili quando si parla di brand awareness perché il beneficio è indiretto. Questo spiega perché nel 50% dei casi il ROI misurabile arriva al 5%. In ogni caso nel sondaggio è emerso che il 17% dei liberi professionisti ha raggiunto un ROI tra il 10-20%, mentre un 20% del campione ha realizzato un ritorno che supera il 20% dell’investimento. Di pari passo cresce il fatturato afferente il business del libero professionista, riconducibile all’attività di podcasting. Il 52,5% dichiara una crescita fino al 10%, il 22% tra il 10 e il 20%, il 18% tra il 30 e il 50% di incremento e 7,5% supera il 50% di fatturato da quando ha iniziato a usare il podcast come strumento di marketing. % crescita del fatturato riconducibile all’attività di podcasting Quando il podcast brand funziona davvero Mi occupo di marketing e di podcast per professione, ma stavolta ho chiesto direttamente ai podcaster intervistati un parere su come far funzionare davvero questo media. Nell’ordine, questi i consigli dei professionisti: progettare prima di iniziare: struttura bene la strategia e il posizionamento, partendo dal target e dal piano editoriale per individuare le leve giuste per il tuo business.Formazione: impara ad usare lo strumento attraverso corsi o consulenza di esperti per non ritrovarsi ad abbandonare il progetto poco dopo aver iniziato.Iniziare avendo la costanza di continuare ad accrescere le proprie competenze e perfezionarsi anche nella parte tecnica. Il podcast brand si inserisce bene nella strategia di content marketing ma va supportata da attività connesse, quali ad esempio i social, il proprio sito web e l’uso delle newsletter. Nessuno di questi strumenti da solo porta beneficio al proprio personal branding. Tutti assumono importanza perché lavorano su diversi fronti come parte di un ingranaggio. Il branded podcast, in fondo, è parte di questo meccanismo, anche se sei un libero professionista. E tu, hai mai pensato di iniziare un tuo podcast? Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? L’Aircheck è una tecnica molto usata in ambito radiofonico da parte di speaker, direttori artistici e editori per valutare e migliorare la performance al microfono dei vari conduttori. È un metodo efficace che se svolto con regolarità dà i suoi frutti sulla crescita professionale degli speaker radiofonici. Ti parlo di Aircheck perché è uno strumento efficace applicabile anche al podcast oltre che alla radio. Se sei già un podcaster o sei alle tue prime esperienze e vuoi migliorare la tua esposizione al microfono, in questo articolo troverai spunti pratici per l’auto-apprendimento. Cos’è l’Aircheck L’aircheck consiste nel riascolto della propria performance al microfono. Questo è il metodo più semplice ed efficace per valutare gli aspetti positivi e negativi della tua esposizione orale. È una tecnica importantissima che ti permette di concentrarti sui dettagli e capire cosa va bene e cosa devi migliorare.  Più spesso la applicherai, più riuscirai ad affinare tutti quegli aspetti che impattano sul risultato finale che il tuo pubblico ascolterà. Che tu sia un podcaster in erba oppure già navigato, sei la prima persona che deve riascoltare le proprie puntate con un orecchio critico. È un’attività da fare in fase di post produzione (se te ne occupi tu), ma soprattutto dopo, a distanza di qualche qualche giorno o qualche settimana da che hai registrato la tua puntata. Lasciar scorrere un po’ di tempo, ti permetterà di essere più oggettivo e riuscirai a valutare meglio quei dettagli che magari al momento della registrazione non hai notato e che invece, come vedremo, possono fare la differenza. Questo non significa diventare perfezionisti. Significa sottoporsi a un’autocritica oggettiva per analizzare cosa si può migliorare per diventare podcaster migliori. Cosa significa fare una buona performance al microfono Partiamo dal significato di performance. Cosa intendiamo con questo termine? In linea generale la performance ha attinenza con la capacità di esecuzione di un’attività, con il suo rendimento. Spesso si parla di buona o mediocre performance a indicare i risultati che si sono ottenuti dallo svolgimento di una certa attività. Quando parliamo di podcast, in ultima analisi chi determina se abbiamo fatto una buona performance o una mediocre performance è il pubblico, che come dico sempre è il vero protagonista del podcast. Quando il pubblico gradisce i nostri contenuti, otteniamo riscontri, sotto forma di commenti, interazioni, condivisioni. Oppure, ancora meglio, conversioni se abbiamo creato un podcast come strumento di marketing e se lo abbiamo progettato con dei KPI chiari e definiti. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Il numero degli ascolti è uno degli indicatori per misurare il livello di gradimento del pubblico, ma non è il più importante. Dunque, avere una buona performance al microfono significa due cose: riuscire a coinvolgere il pubblico e creare un prodotto gradevole all’ascolto In pratica, registrare un podcast che le persone non fanno fatica ad ascoltare, che non annoia, che non disturba dal punto di vista della qualità audio, che non spinga le persone a interrompere l’ascolto perché incomprensibile. Perché è importante valutare la propria performance orale Nella mia esperienza come podcaster professionista, ho incontrato due diversi approcci al podcasting: persone consapevoli dell’impatto che una buona performance ha sulla riuscita del proprio podcast, ma non conoscono gli strumenti per migliorarla; persone senza alcuna consapevolezza della qualità della propria performance al microfono, e soprattutto ignari del suo impatto sul pubblico e quindi sugli ascolti. In entrambi i casi, valutare la propria performance al microfono può fare la differenza sui risultati che puoi ottenere con il tuo podcast, sia in termini di gradimento del pubblico, sia in termini di conversioni, che di nuove opportunità. Il pubblico oggi è molto più attento di qualche anno fa a ciò che ascolta. Non siamo più agli albori del podcasting quando bastava davvero mettersi al microfono, improvvisare qualcosa per fare podcast e magari avere anche dei discreti risultati.  Oggi il numero delle produzioni podcast è aumentato, è aumentata la qualità sia dei contenuti che dell’audio, grazie all’ingresso nel mercato di aziende e realtà più o meno grandi. L’ascoltatore non si accontenta più di ascoltare e basta. Vuole vivere un’esperienza di ascolto piacevole. Il tempo non è una risorsa infinita. Se le persone devono scegliere cosa ascoltare, tra migliaia di proposte, a parità di tematica di interesse ascolteranno ciò che donerà loro l’experience più piacevole. Quindi oggi è molto più importante di qualche anno fa puntare a una buona performance. Serve ad aumentare il tuo indice di gradimento. Ora la domanda è: come fai a capire se stai facendo una buona performance al microfono? Riascoltandosi con metodo. Come applicare la tecnica dell’Aircheck nel podcast Affinché funzioni, il riascolto va fatto con uno spirito critico e mirato al miglioramento continuo. Niente manie di perfezionismo e niente superficialità. Altrimenti diventa contro produttivo. Prenditi il giusto tempo per riascoltarti in tranquillità, anche più di una volta se occorre, e concentrandoti via via su aspetti diversi. Ecco su quali punti soffermarsi: La qualità della tua comunicazione Valuta se la tua comunicazione risulta efficace. Hai trattato gli argomenti in modo logico? Il messaggio che volevi trasmettere risulta chiaro? Oppure è confusionario, pieno di incisi e digressioni che rendono complicato seguire il filo del discorso? È importante questo aspetto, soprattutto se siamo abituati ad andare a braccio e non abbiamo uno script da leggere. In questi casi può essere facile divagare e perdere il filo del discorso. Inoltre, punta l’attenzione sui concetti che hai espresso. Non prendere per scontato che le persone conoscano tutto ciò di cui parli, né il significato di termini specifici che fanno parte del tuo ambito di attività. Anche se il target fosse una nicchia, meglio chiarire i punti. La modulazione della voce Il riascolto ti aiuta a capire se la tua esposizione risulta monotona e noiosa. Com’è il tuo tono di voce? Riesci a dare enfasi ai punti principali della tua argomentazione? Riesci a creare dinamicità con la variazione di tono e di timbro oppure risulti monotono e piatto? Ritmo della voce Se siamo troppo veloci rischiamo di mangiarci le parole, diventare incomprensibili e non dare neanche il tempo agli ascoltatori di recepire e interiorizzare il messaggio. Peggio ancora, rischiamo di trasmettere tensione quando magari non ce n’è bisogno. Le pause sono importantissime per fissare i concetti. Purché non siano troppe e fuori luogo. Essere troppo lenti potrebbe annoiare l’ascoltatore. Quindi se notiamo che all’ascolto il ritmo non è adeguato ai concetti e alle emozioni che vogliamo trasmettere, annotiamoci questi aspetti e facciamo delle prove per migliorare nelle successive registrazioni. Logicità e coerenza Evita di passare di palo in frasca senza dare logicità al pensiero. Ci sono le giuste premesse che aiutano l’ascoltatore a seguire il tuo contenuto? Oppure alcuni passaggi andavano chiariti meglio? Nella nostra testa potrebbe essere tutto chiaro, ma non è detto che siamo davvero riusciti a trasmetterlo in modo altrettanto chiaro per gli altri. Per fare il check di questo punto, il riascolto a posteriori è fondamentale. Manierismi Espressioni automatiche e troppo ripetute come “ehm“, “appunto“, “dunque“, “allora“, “diciamo“, “ovviamente“, ecc ecc, sono pesanti all’ascolto. Il bello del podcast è che si può fare post produzione. Ma se si lavora a priori sulla fluidità di pensiero e di esposizione orale, si risparmiano tempo e fatica. Qualità audio Quanto è piacevole ascoltare la tua voce in cuffia? La qualità audio è buona oppure risulta fastidiosa, poco chiara e disturbata? È un aspetto da non sottovalutare e ne parleremo in un articolo dedicato. Sappi che a volte basta davvero poco per migliorare la qualità della registrazione e del montaggio audio. E quel poco può davvero fare la differenza quando si ascolta un podcast. Competenze chiave per fare un podcast Leggi tutto I vantaggi dell’Aircheck  Ci sono ottimi podcast dal punto di vista del contenuto e del concept, ma poi perdono tutto il loro valore nel momento in cui si tralascia la cura dei dettagli. Manca attenzione nella qualità della registrazione, nell’esposizione orale, nella personalità al microfono, e i risultati tardano ad arrivare. Il perché è molto semplice. Come dicevamo prima, a parità di tematica di interesse, le persone dedicano il loro tempo ad ascoltare qualcosa che offre loro un’esperienza di ascolto piacevole. L’aircheck è il segreto per crescere come podcaster e per far crescere il proprio podcast. Rendere il più possibile quell’esperienza di ascolto piacevole. Ricordiamoci che se stiamo usando il podcast come strumento di marketing a supporto del nostro brand, non possiamo continuare a credere che la qualità non conta. Il nostro pubblico è fatto di potenziali clienti. Come dedichiamo cura e attenzione al feed di Instagram o al sito web e alle grafiche che usiamo sui social, anche la user experience del podcast è importante. Tu sei la prima persona che può fare un’autocritica sul tuo lavoro. Perciò usa l’Aircheck, riascolta tutte le puntate del tuo podcast a distanza di qualche tempo, segna gli aspetti su cui pensi si debba intervenire e poi esercitati per applicare questi miglioramenti nelle puntate successive. Se hai un amico che sai può darti un feedback sincero e onesto, chiedi un parere per migliorare. Cosa possiamo fare insieme Al di là della tua prima analisi, un parere professionale può essere la chiave di volta per migliorare efficacemente la tua performance al microfono. Potrai avere un confronto più ampio e completo da parte di professionisti dell’audio. A questo proposito, come Podstar Media abbiamo un servizio dedicato all’analisi del podcast che si chiama Podcheck e valuta vari aspetti: dalla struttura al format, dal piano editoriale alla qualità audio. Lo scopo è darti un feedback onesto e professionale e fornirti gli strumenti giusti per migliorare la tua performance. Se vuoi saperne di più scrivermi a contattami@estermemeo.it e ti darò tutti i dettagli. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Una domanda ricorrente che ancora oggi mi sento rivolgere quando creo un progetto audio riguarda proprio la scelta della musica nei podcast. Il sound è un elemento importante all’interno di una serie audio: determina il mood, crea atmosfera, definisce l’identità e scandisce i ritmi dei contenuti.Senza musica, anche il podcast con il format più semplice sarebbe meno coinvolgente per chi l’ascolta. Se poi pensiamo ai formati narrativi, il sound diventa determinante. Ma come ci si regola con la scelta della musica nel podcast? Immagino che a tutti piacerebbe inserire una canzone famosa nel proprio progetto audio che magari si adatta alla perfezione al contenuto che stiamo creando. Ma, se pur lecito, non è proprio così semplice e forse nemmeno la scelta più consigliata. Ora ti spiego perché, partendo dalle ricerche che ho fatto in tema di diritto d’autore e copyright, per poi darti qualche soluzione alternativa. Cos’è il diritto d’autore Il diritto d’autore e il copyright servono a tutelare le opere creative di valore artistico realizzate dall’autore. Anche se i due termini sono spesso usati come sinonimi, in realtà c’è una differenza. Senza entrare nei meriti giuridici che non sono il mio ambito, possiamo semplificare dicendo che il copyright tutela l’aspetto economico che può derivarne dalla diffusione dell’opera, mentre il diritto d’autore mira a tutelarne la paternità. Il diritto d’autore nasce nel momento stesso in cui viene creata l’opera. Da quell’istante, l’autore ha il diritto di usarla, riprodurla, autorizzare o negarne la riproduzione e distribuirla. In Italia, tale diritto è regolato dalla legge n. 633 del 1941 e la sua violazione può far incorrere in sanzioni, sia civili che penali. Le registrazioni audio e le composizioni musicali, e quindi tutta la musica, rientrano tra le opere tutelate dal diritto d’autore. Il podcast è considerata un’opera derivata dalla legislazione, in quanto è l’unione di più opere d’ingegno, già esistenti o originali, che insieme ne creano una trasformata o adattata. Ma questa trasformazione non libera dalla legge sul diritto d’autore, in nessun caso. Come regolarsi con l’uso della musica nel podcast Considerando quando stabilisce la legge in tema di copyright, hai tre soluzioni: chiedere l’autorizzazione ad usare una musica coperta da diritto d’autorecreare una musica inedita per il tuo podcastusare musica libera da diritti d’autore. Usare nel proprio podcast una musica sui cui vige il diritto d’autore, come dicevo all’inizio, è lecito ma non è sempre la strada più semplice da percorrere. Tieni presente che per farlo devi ricevere l’autorizzazione da tutti gli aventi diritto, ovvero: autore dell’operainterpreti che la eseguonoproduttori fonografici (casa discografica). La liberatoria, necessariamente scritta, deve specificare il tipo di diritto autorizzato e anche la destinazione di quella musica (sigla, colonna sonora, sottofondo). L’autorizzazione va richiesta anche se si tratta di pochi secondi. L’autore, infatti, potrebbe non gradire gli argomenti trattati nel podcast a cui vorresti abbinare il brano musicale da te scelto e quindi negare il rilascio della licenza. Puoi rivolgerti direttamente alla casa discografica per chiederne l’autorizzazione. La procedura spesso è lunga ed è oggetto di trattative tra le parti anche per stabilirne il compenso, per cui è meglio affidarsi ad un esperto. Qui puoi trovare altri utili informazioni per la gestione delle autorizzazioni. Se ti sembra un iter complicato, in effetti lo è, e forse vale la pena considerare le altre due soluzioni. A meno che tu non sia musicista e voglia realizzarti in autonomia un pezzo musicale, puoi optare per la musica libera da copyright. Intervista a Avv. Martina Lasagna su Copyright e Podcast Musica royalty free e Creative Commons La soluzione più frequentemente applicata dai creator per ovviare ai limiti imposti dalla legge sul diritto d’autore è l’uso di musica royalty free o Creative Commons. Nel primo caso, un contenuto royalty free può essere liberamente utilizzato ma bisogna acquistarne la licenza d’uso con un compenso minimo. Nel caso di contenuti Creative Commons, l’autore rinuncia a parte dei suoi diritti e concede l’uso delle sue opere liberamente o con alcune limitazioni. Esistono diversi tipi di Creative Commons (CC) a seconda delle combinazioni di licenza concesse dallo stesso autore. Sono identificate da sigle che ne condizionano i termini di distribuzione. È importante accertarsi del tipo di licenza concessa prima di inserirla nel proprio podcast per non incorrere in violazioni. Ecco l’elenco delle sigle Creative Commons, come le sintetizza Wikipedia, che potresti trovare quando scarichi musica: CC0: pubblico dominio, utilizzabile per tutti gli usi senza limitiCC BY: si può distribuire, modificare e creare opere derivate anche a scopi commerciali a condizione che ne venga riconosciuta la paternitàCC BY-SA: si può usare per le stesse finalità della precedente ma alla nuova opera deve essere attribuita la stessa licenzaCC BY-ND: si può distribuire anche per scopi commerciali riconoscendone la paternità ma non può essere usata per opere derivate (no podcast)CC BY-NC: si può distribuire, modificare e creare opere derivate a condizione che ne venga riconosciuta la paternità, ma non per scopi commercialiCC BY-NC-SA: si può distribuire, modificare e creare opere derivate non per scopi commerciali a condizione che ne venga riconosciuta la paternità e all’opera finale venga attribuita la stessa licenzaCC BY-NC-ND: si può distribuire ma non per scopi commerciali e non per opere derivate (no podcast). Dove trovare musica per podcast Ecco un elenco non esaustivo a cui puoi fare riferimento per scaricare musica o effetti sonori per il tuo podcast. Librerie di musica per podcast gratis: FreesoundAudio library YoutubeDanoSongsFree stock musicPacDVccMixter Librerie di brani a pagamento: JamendoAudiojungleShutterstockEpidemic SoundBeeto music La scelta di usare cataloghi musicali a pagamento rispetto a musica free per podcast sta sia nell’ampia varietà di brani scaricabili che nella qualità della musica stessa. Personalmente uso Epidemic Sound per i miei progetti personali perché ha il vantaggio di poter scaricare separatamente gli stems, ovvero le tracce dei singoli componimenti della melodia (voce, bassi, batteria, ecc.), per un uso ancora più flessibile. Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Le descrizioni degli episodi podcast sono uno strumento potente per attirare l’attenzione di nuovi ascoltatori e stimolare il loro interesse. Ma sono anche molto importanti per i motori di ricerca, in quanto aiutano i crawler a capire la natura del contenuto dell’episodio e a indicizzarlo correttamente nei risultati di ricerca. Una buona descrizione quindi può, non solo portare nuovi ascoltatori, ma aumentare la visibilità del tuo podcast. Il che significa aumentare la brand awareness, generare più lead, aumentare le conversioni, la reputazione del brand e la sua authority. E se mi segui da un po’ sai anche che il podcast è uno dei canali di comunicazione che se integrato in una strategia di marketing, concorre a posizionare il brand anche sui motori di ricerca. Uno degli elementi che aiutano il podcast a posizionarsi nei motori di ricerca è la descrizione degli episodi. E ora vedremo in che modo. Come ottimizzare le descrizioni podcast Sono due i fattori da tenere in considerazione per ottimizzare le descrizioni degli episodi podcast: la lunghezza del testo descrittivo le parole chiave pertinenti inserite al suo interno. Proprio come ho spiegato nell’articolo sulle descrizioni efficaci, prendendo come similitudine le meta description delle pagine web, è molto importante sfruttare i primi 160 caratteri della descrizione per spiegare subito la natura del contenuto e spingere l’utente a fare clic. Infatti questa dimensione equivale alle prime due righe di testo che sono visibili e leggibili sotto al titolo del contenuto che compare sulla SERP di Google. Tutto ciò che supera questo spazio è troncato. Analogamente, perché siano efficaci per ingaggiare l’utente, tutti i testi descrittivi degli episodi podcast devono usare lo stesso criterio, cercando di sfruttare al massimo quelle prime due righe per: dire subito di cosa tratta la puntata indicare perché dovrei ascoltarla usare parole chiave pertinenti. Quando Includiamo le parole chiave appropriate nella descrizione stiamo aiutando il crawler dei motori di ricerca a capire il contenuto dell’episodio e a indicizzarlo correttamente. Così quando un utente digita sulla barra di ricerca l’argomento o la domanda di suo interesse se esiste un nostro contenuto podcast che risponde a quell’intento di ricerca, e Google lo ha indicizzato correttamente, lo proporrà tra i risultati. Questo è lo scopo primario dell’ottimizzazione SEO delle descrizioni podcast per i motori di ricerca. Come usare le descrizioni per aumentare le visualizzazioni e i download del tuo podcast? Puoi usare le descrizioni podcast per aumentare le visualizzazioni e gli ascolti del tuo podcast in tre modi: distribuendo il podcast su tutte le piattaforme e canali disponibili inserendo link interni per altri episodi correlati e tutti i tuoi canali inserendo link di approfondimento e/o degli ospiti se presenti. Distribuzione sulle piattaforme podcast Se hai distribuito il tuo podcast su tutte le piattaforme di ascolto, la tua descrizione comparirà su ciascuna di esse e quindi i link che Google ti mostrerà nella SERP saranno tutti quelli riferiti alle app di ascolto su cui il contenuto è presente. Quindi ci sarà il link di Apple Podcast, di Spotify, di Spreaker se lo usi come host, di Anchor, di Amazon Music, ma anche del tuo sito web, se hai creato una pagina ad hoc, o di Youtube se hai fatto la distribuzione sul tuo canale. Insomma tutto ciò che può aver indicizzato il motore di ricerca sull’argomento. Avere la possibilità di comparire sulla SERP con più risultati è un grosso vantaggio. Ti aiuterà ad aumentare la visibilità e a posizionarti meglio per specifiche chiavi di ricerca, non solo per il titolo dell’episodio che hai scelto ma anche per la descrizione.  Qui ti riporto un esempio dei risultati di ricerca relativi al mio Podcast per il Business. Digitando la parola chiave podcast e seo in modalità anonima compaiono una serie di risultati che riportano: il carosello di Google Podcasts con 2 episodi del mio Podcast per il Business in 1a posizione dopo il carosello, il link di Soundcloud in cui ho distribuito l’ep. 27 in 2a posizione il link a un mio articolo blog in 3a posizione il link di Apple Podcast con uno dei miei episodi podcast in 4a posizione il link all’articolo del blog di Luisella Curcio con cui ho fatto un’intervista nel podcast. Query estratta in data 28/01/2023 Inserire link nelle descrizioni episodi podcast Inserire link cliccabili e parlanti nella descrizione dell’episodio aiuta l’ascoltatore a far scoprire altri contenuti da ascoltare, altre risorse da leggere o approfondire ed entrare così all’interno del nostro funnel marketing.  A quali link mi riferisco? Link di contatto, link ad altri episodi correlati, link a fonti e/o articoli blog, call to action pensati per portare l’ascoltatore verso altri strumenti strategici per il nostro business.  Insomma, tutto quello che serve per portare l’ascoltatore a un livello successivo, a farlo entrare nel nostro mondo attraverso altre porte. Se non inserisci i contatti o i tuoi riferimenti diretti, sarà difficile convertire gli ascoltatori in clienti.  Descrizioni degli episodi podcast esempio Ti riporto due esempi di descrizioni episodi podcast da cui puoi prendere spunto per la tua ottimizzazione: il podcast Strategia Digitale di Giulio Gaudiano Podcast per il Business, il mio podcast personale. Nella descrizione di di Strategia Digitale c’è subito un trafiletto ingaggiante che riporta le parole chiave contenute anche nel titolo, le fonti che vengono citate e i relativi link di riferimento, e una call to action a seguire tutti i canali dell’autore per approfondire altre tematiche o accedere a delle aree riservate come Patreon. Nelle note dell’episodio di Podcast per il Business trovi gli stessi elementi di cui sopra, ma in aggiunta un uso appropriato dei grassetti per evidenziare le parole chiave e/o i riferimenti principali, i link parlanti e cliccabili, una BIO dell’autrice, il link di approfondimento e una playlist Spotify con il mio portfolio.  Se hai fatto un bel lavoro di ottimizzazione delle descrizioni e il contenuto è indicizzato, è importante aggiungere tutte queste informazioni aggiuntive. Saranno i tuoi strumenti per convertire gli ascoltatori in potenziali clienti. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Il Podcast Model Canvas è il frutto di un processo che ho affinato nel tempo lavorando a fianco di professionisti e privati nella realizzazione dei loro progetti audio. Infatti, oltre ad aver messo a punto la mia personale strategia di comunicazione per la serie Podcast per il Business, ho analizzato anche tutte le attività necessarie per mettere in piedi un progetto audio sostenibile e che funzioni. Questa analisi mi ha portata ad adattare, per il podcast, uno strumento già ampiamente usato con successo nell’innovazione dei modelli business: il Business Model Canvas. Partendo da quello schema ho riformulato una mappa strategica per avere una visione chiara e nitida di ciò che ti serve prima di avviare il tuo podcast. Come dico sempre, il podcast è un vero e proprio progetto, dunque va pensato esattamente come tale. L’approccio non è diverso da quel che si riserverebbe ad una qualunque altra tipologia di business o progetto commerciale. Entriamo dunque nel merito di questo prezioso strumento per capire di che si tratta e come usarlo al meglio. Cos’è e a cosa serve il Podcast Model Canvas In pratica, il Podcast Model Canvas è uno schema grafico che ti permette di visualizzare tutti gli elementi costitutivi il tuo podcast in modo sintetico ma altamente strategico. È un tool che ti aiuta a valutare quali azioni intraprendere, quali delegare e su quali investire nel modo migliore possibile. È composto da 9 blocchi così suddivisi: partner strategici: indica chi può aiutarti nella realizzazione del podcast, i tuoi alleati;attività fondamentali: quali attività servono per realizzare concretamente il progetto;value proposition: la tua proposta di valore all’ascoltatore;personalità: indica lo stile, la modalità di relazione che vuoi instaurare con l’ascoltatore;ascoltatori ideali: a chi ti rivolgi realmente;risorse necessarie: cosa ti occorre perché tutto funzioni;canali: dove distribuirai e comunicherai il tuo progetto audio;costi strutturali: quali tipi di costi devi prevedere e come suddividerli;flussi di ricavo: come puoi mettere a frutto il tuo progetto. Il Podcast Model Canvas è una sorta di board visivo che raggruppa tutte le informazioni da tenere sotto controllo. Il principio su cui si basa, come già anticipato, è il medesimo del Business Model Canvas, usato ampiamente dalle aziende e dai manager prima di avviare un business. In questo caso, l’ho studiato appositamente per un progetto di podcast. Include gli aspetti operativi ma anche i partner strategici da coinvolgere che possano supportarti nella realizzazione, l’analisi dei costi sia in termini economici che di risorse emotive. Riflette quali sono i canali di comunicazione prescelti, la personalità che vuoi mettere in campo, il valore che offri, il ritorno che vuoi raggiungere e come vuoi farlo. Hai mai sentito l’espressione “the big picture”? Ecco credo che possa ben spiegare cos’è il Podcast Model Canvas: una quadro generale complessivo del tuo progetto. Come usare il Podcast Model Canvas Perché questo strumento riveli la sua massima efficacia è fondamentale che tu ti riservi del tempo per compilarlo. L’approccio deve essere creativo ma al tempo stesso ponderato. Ogni singola area deve essere valutata e stimata in modo realistico, non utopistico. Entra nel dettaglio il più possibile senza tralasciare aspetti che se pur minimi possono fare la differenza nella globalità del progetto. Se lo ritieni utile, coinvolgi qualcuno che ti aiuti a fare brainstorming e a ipotizzare anche più scenari. Nessuno ti vieta infatti di compilare più Podcast Model Canvas per lo stesso progetto. Per compilarlo, quello che ti consiglio di fare è prendere un bel foglio formato A3, tanti bei pennarelli o post-it colorati e scrivere a mano per tirar fuori tutta la tua creatività. Se su alcune aree trovi difficoltà, lascia passare qualche giorno e riprendi il lavoro in un secondo momento. Vedrai che lasciar sedimentare le idee ti aiuteranno a svilupparne di nuove e di migliori. Solo quando sei sicuro o sicura di aver predisposto la tua versione definitiva puoi formalizzare lo schema su un foglio elettronico. Cosa inserire concretamente in ciascuno dei 9 blocchi che costituiscono il Podcast Model Canvas? A questo ti rispondo tra un attimo. PMC: perché utilizzarlo Dopo averti descritto cos’è il Podcast Model Canvas, ti spiego perché dovresti usarlo nella tua strategia. Il presupposto fondamentale per trarre il maggior beneficio da un podcast è che sia un progetto sostenibile. Ciò significa che deve essere creato tenendo conto delle tue disponibilità in termini di tempo e risorse, attivando un processo che possa essere mantenuto. Se così non fosse, rischieresti di abbandonarlo in men che non si dica. Il podcast non è un contenuto mordi e fuggi né tantomeno qualcosa che si può improvvisare, soprattutto se vogliamo sia un prodotto marketing a supporto del nostro business.  L’investimento di tempo ed energie, se fatto con criterio, certamente ripaga. E perché sia così, motivazione e organizzazione devono diventare le keywords del tuo vocabolario e del tuo mindset, specie se sei freelance e le attività ricadono per lo più su di te. Pianificare le attività e sapere in anticipo cosa occorre per partire è il primo passo per avere successo. Ecco perché ho messo a punto questo strumento. Sono convinta che il podcast apra nuove opportunità, ma richiede un certo effort perché possa dare dei risultati, e mantenerlo nel tempo può essere una sfida. Una sfida, però, che vale la pena accettare. Una delle cose che ho imparato seguendo i corsi di marketing e di comunicazione (e che non mi stancherò mai di dire) è che creare contenuti è l’unica cosa che davvero può fare la differenza nella costruzione del proprio personal brand. Grazie ai contenuti le persone ti conoscono, ti apprezzano, ti seguono e ti scelgono. Lo dimostra anche il risultato di un sondaggio realizzato dal Content Marketing Institute nel 2021 su un campione di 1707 professionisti composto da Content Creator, Marketing Manager, General Manager, ecc… appartenenti a diversi settori. Nel report si legge che la stragrande maggioranza degli intervistati aveva raggiunto i propri obiettivi di business proprio grazie ai contenuti.  Parliamo di: aumentare la riconoscibilità del brandcostruire credibilità e fiduciafidelizzare i clienti esistentigenerare nuovi contattie infine aumentare le vendite. E il podcast ha tutte le carte in regola per essere un contenuto in grado di raggiungere tutti questi obiettivi. Ciò che però fa davvero la differenza nell’ottenere l’attenzione e la fiducia delle persone è la costanza nel creare contenuti. Essere costanti è una delle cose più difficili e pochi riescono davvero ad esserlo. Ciò nonostante non è impossibile. Ed è qui che entra in gioco la sostenibilità di un podcast: con la giusta strategia e visione d’insieme si può favorire la perseveranza. Come? Pianificando il tuo progetto audio. Pianificare il tuo progetto con il Podcast Model Canvas Nel 2020, complice la pandemia e il maggior tempo a disposizione, c’è stata un’impennata di nuovi podcast. Molte persone hanno provato a mettersi in gioco con un nuovo mezzo di comunicazione in forte crescita e hanno pubblicato le prime puntate. Poi, però, molti di questi progetti sono rimasti incompiuti, molto probabilmente anche perché non erano sostenibili nel lungo periodo. Chi ha proseguito ha avuto un bel vantaggio in termini di posizionamento. Non è difficile immaginare che tutto ciò che puoi prevedere in anticipo ti aiuterà a sviluppare con maggiore consapevolezza il tuo podcast e capire dove intervenire. Può trattarsi di semplificare qualche processo o scegliere un format più idoneo alle tue capacità, competenze e risorse.  Questo è il metodo che applico anche con i miei clienti perché ogni persona e ogni progetto ha le proprie peculiarità e le proprie esigenze.  Ci avevi mai pensato? È un’analisi semplice ma non semplicistica. Fa sicuramente la differenza. Ti starai chiedendo “Ok, bello ma come posso farlo?”. Ecco, ora che ti ho spiegato in dettaglio cos’è il Podcast Model Canvas, voglio regalarti un bonus! Ti basterà infatti scaricare gratuitamente lo schema del Podcast Model Canvas cliccando su questo link. Podcast Model Canvas Avrai a tua disposizione sia il template che una guida per capire come compilarlo efficacemente. Quello che ti propongo oggi è di mettere a punto il tuo personale PMC. Sia che tu stia solo pensando di iniziare un tuo podcast, sia che tu ne abbia già avviato uno e voglia raddrizzare il tiro.  Se lo userai sarò ben lieta di ricevere il tuo feedback e ti dico fin da subito che se avrai bisogno di ulteriore supporto sono disponibile per un confronto insieme.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Qualche settimana fa, quando ho letto la storia di Tim Ferriss che dal suo blog ha fatto nascere uno show podcast da milioni di ascolti, mi sono convinta ancora di più delle potenzialità di questo mezzo di comunicazione. Creare un podcast per blogger non solo è possibile, ma è addirittura un boost per la propria presenza online. Certo, di Tim Ferriss ce n’è uno solo ma il punto è un altro. Anche i professionisti del web copywriting possono usare il podcast per promuovere il proprio personal branding, differenziandosi da un mercato già saturo e intercettando un nuovo pubblico, diverso dai lettori. Infatti, i contenuti audio soddisfano un bisogno utente sempre più consistente: ottimizzare il tempo. Essendo il podcast uno strumento nomadico, chi ti ascolta può imparare, informarsi e divertirsi mentre svolge altre attività. Apre quindi le porte dei tuoi contenuti anche a chi dedica poco tempo alla lettura ma ti ascolterebbe volentieri mentre porta a passeggio il cane. Passare dal testo all’audio è un bel salto in avanti che forse non tutti si sentono di fare. In realtà potrebbe essere meno complicato di quanto pensi e persino meno dispendioso di un video ben fatto su youtube. Considera che a tuo favore hai già tre elementi: sei un esperto nel tuo settoresei abituato a scrivere contenutihai una community solida. Non è già un bel punto di partenza? Certamente lo è, visto che servono tutte queste tre cose per rendere il podcast un contenuto gradito. Qualunque sia la tua nicchia, potresti allargare il tuo pubblico raggiungendo anche chi preferisce l’ascolto alla lettura, ma soprattutto fare cross marketing. Ed è proprio quello che ho fatto realizzando il podcast Zampe in Famiglia per un cliente. Siamo partiti dal blog per poi realizzare un progetto audio includendo esperti, interviste e testimonianze. Per aiutarti a comprendere in che modo può essere utile un podcast per blogger ho preso tre esempi tra le categorie più conosciute del blogging: travel bloggerfood bloggerbook blogger Podcast per travel blogger Qual è l’ultimo viaggio che ti ha emozionato? Ogni viaggio ci racconta Paesi, culture, storie e lo viviamo almeno due volte: con gli occhi e nei ricordi. Come travel blogger sai bene in che modo usare la scrittura per trascinare il lettore a scoprire quei luoghi. Ma immagina di poter trasmettere le tue emozioni con la tua voce, la tua personalità mentre racconti ciò che hai visto e come lo hai vissuto. Qualche idea su come usare il podcast affiancandolo al tuo blog: creare percorsi guidati in cui accompagnare l’ascoltatore mentre visita i luoghi di cui hai parlato nel tuo blog. Gli ingredienti sono tanti: immagina di essere lì con lui, portalo a esplorare le strade, svelagli un aneddoto legato a un luogo, riscopri un momento storico che ha reso glorioso una piazza o un monumento, aggiungi una musica di sottofondo che richiama quell’epoca.Intervistare persone del luogo per raccontare la vita del posto dalla voce di chi ci vive.Promuovere un turismo di nicchia insieme a enti locali.Raccontare il viaggio per come lo hai vissuto tu, portando l’ascoltatore a vedere gli angoli nascosti, scoprire la cucina e la gente del luogo, lasciando che immagini ciò che non può vedere con i suoi occhi. Solo alcuni esempi di ciò che si può realizzare con un podcast per travel blogger. Non c’è limite alla fantasia. Puoi mettere a frutto la tua esperienza, creatività e voglia di sperimentare. Anche se l’audio si ascolta in cuffia e, per lo più da soli, crea prossimità: ascolto e immagino di essere proprio lì, nel luogo di cui parla il podcast. Lo vedo di fronte a me. Forse è addirittura possibile creare una community di persone che immaginano tutte di essere nello stesso luogo. Food blogger o food podcaster? La cucina si sa, in Italia è sinonimo di cultura. Ogni ricetta è una storia tramandata da generazioni, legata a volte ad aneddoti storici o persino a miti e leggende più o meno conosciute. Questo le rende speciali e diverse da paese a paese, da famiglia a famiglia. Il mondo dei food blogger non è certo disabitato. Sapersi distinguere richiede estro, personalità e anche un pizzico di lungimiranza. Per potersi aprire nuove opportunità e collaborazioni, serve distinguersi dalla massa. Il podcast potrebbe essere una carta in più da giocare rispetto ai tuoi competitor. Ad oggi non ci sono molte food blogger con un proprio canale podcast. Partendo dalla proposta più semplice fino alle porte alla tua creatività, ti do qualche idea podcast: Audio ricette: un concept semplice ma non scontato, se consideri che non tutti possono leggere una ricetta e sarebbe tutto più facile se qualcuno ti guidasse mentre ti destreggi tra pentole e fornelli. Con la tua voce, sarà come cucinare insieme.Dalla ricetta alla storia: intersecare blog e podcast lasciando le ricette sui post e portare il lettore ad ascoltare la storia di quel piatto, le radici, la cultura, il tuo tocco magico.Collaborazioni: creare puntate con altri food blogger, chef, produttori enogastronomici per avvalorare e arricchire ciò di cui parli nel tuo blog. Raccontare i libri con l’audio Conosco delle bravissime book blogger che con i loro testi scritti riescono a recensire saggi e manuali, all’apparenza emotivamente poco coinvolgenti, con grande maestria. Ispirano, incuriosiscono, invogliano i propri lettori ad avvicinarsi a quel libro. Se questo è il potere che può nascere dalla loro penna, pensate quanto possa esserlo la loro voce. Raccontare i libri con l’audio potrebbe andare oltre la semplice recensione. Ti faccio qualche esempio di podcast per book blogger: intervistare gli autori: conoscere un libro dalla voce di chi l’ha scritto è sempre emozionante. Si scoprono i retroscena, gli antefatti, le vicissitudini e dai l’opportunità al tuo lettore di ascoltare “dal vivo” chi ha scritto quel testo. L’intervista dà sempre un vantaggio in termini di visibilità: le audience, tue e dell’autore, si mischiano e si ampliano, portando traffico aggiuntivo sia al tuo blog che al tuo podcast.Creare un salotto letterario da ascoltare: commentare un libro insieme a qualcun altro citando passaggi significativi che vi hanno colpito, inserirlo in un contesto storico, raccontare le proprie esperienza di lettura e unire il tutto dal sound giusto per quel genere letterario.Mixare libri e passioni: se oltre ai libri hai altri interessi, potresti accostare una recensione ad nuovi contesti come viaggi, musica, stili di vita, cultura; una divagazione piacevole e molto creativa. Come inserire il podcast sul blog Integrare un file audio nel blog è semplicissimo. Gli host e le piattaforme di ascolto consentono l’embedding dell’intera serie o di un singolo episodio nei backend dei CMS più conosciuti, come WordPress. Basterà recuperare il link o lo shortcode del podcast. In questo modo farai cross marketing e faciliterai l’ascolto e la discovery del podcast stesso. Da una parte, chi non è abituato a fruire di podcast dalle app dedicate, può ascoltarlo direttamente dal tuo sito web. Dall’altra chi scopre il podcast dalle piattaforme di ascolto, potrebbe arrivare al tuo blog grazie ai link che inserisci nelle note degli episodi. Se hai già una community consolidata sul tuo blog, sarà facile far scoprire ai lettori il tuo podcast. E, viceversa, convogliare un nuovo traffico al tuo sito dalle piattaforme di ascolto. Conclusioni Da sempre penso che creare relazioni autentiche e ampliare i propri orizzonti comunicativi siano la chiave per crescere e sviluppare la propria presenza online. Non c’è mai un solo e unico canale in grado di farci raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. È il contributo di più giocatori a rendere vincente una partita. Il podcast è uno dei giocatori in campo con caratteristiche e peculiarità distintive che non possiedono altri mezzi. Ci avvicina alle persone e apre nuove strade. Per questo si affianca molto bene all’interno della strategia di marketing di aziende e liberi professionisti. Pensa ai contenuti come a un modo per affermare la tua identità: più sarai vicino alle persone, più aumenterà il ricordo di te nella loro mente. Hai già pensato a come integrare il podcast nella tua strategia marketing? Se questo articolo ti ha incuriosito e vuoi approfondire l’argomento, contattami. Sarò lieta di aiutarti a sviluppare la tua idea e farti entrare nel mondo del podcasting. Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Il processo d’acquisto con il podcast e come attivarlo, rappresentano una fase importante per tutti gli imprenditori che vogliono approcciare questo strumento di comunicazione. Se vendere è l’imperativo, trovare un metodo efficace per farlo lo è altrettanto. Naturalmente, noi imprenditori, vorremmo che ogni metodo fosse a rischio zero e con un ritorno economico certo, in modo che possa contribuire ad aumentare il nostro fatturato.  Ciò di cui dobbiamo tenere conto è come si sia modificato negli ultimi mesi il processo di acquisto. Le nostre personali abitudini di acquisto sono cambiate e, tra l’altro, succede continuamente: stanno ancora cambiando. Dunque quale potrebbe essere il ruolo del podcast in tutto ciò e, soprattutto, in quale fase del processo di acquisto è utile? Te ne parlo in questo articolo. Il podcast nel funnel di acquisizione di un cliente Nel funnel di acquisizione di un nuovo cliente, il podcast rappresenta uno strumento di content marketing per promuovere il nostro brand. Ho parlato di questo tema nelle prime puntate: dall’importanza della Value Proposition e di Come differenziarsi dalla concorrenza. Inizierei anche però abbattendo qualche credenza, evidentemente errata, sul podcast stesso. Non è uno spot pubblicitario di lunga durata ma un canale di comunicazione a tutti gli effetti.  In modo diretto, non vende nulla. Così come non lo fa un articolo di blog. Deve essere considerato, pertanto, come un canale di ingresso del nostro funnel. Molto potente! Ora vedremo perché e in che modo.  Quando parliamo di processo di acquisto ci riferiamo al comportamento decisionale che le persone adottano dal momento che prendono consapevolezza di un proprio bisogno, sino ad arrivare all’acquisto. Comportamento che senza dubbio è cambiato nel corso degli anni e, indubbiamente, ancora di più nell’ultimo biennio.  L’importanza per qualsiasi brand di comprendere come funziona questo processo decisionale è indiscussa. Infatti, per mettere in atto una strategia di marketing efficace, (hai già ascoltato l’episodio precedente che parla proprio di questo?!) bisogna tenere conto di quali sono le leve che oggi guidano un consumatore nella scelta di un brand piuttosto che di un altro.  Attenzione. Ho parlato di scelta del brand e non del suo prodotto o servizio. Vuoi sapere perchè?  Perché ciò che oggi fa la differenza non è solo la qualità del prodotto ma anche tutto ciò che ruota intorno ad esso: la storia, le persone, i valori, le percezioni. Segui il mio ragionamento perché tornerò su questo punto tra poco.  Le 4 fasi del processo d’acquisto Nel processo d’acquisto, anche io e te, in qualità di consumatori, attraversiamo queste 4 fasi ben precise: appuriamo di avere bisogno (che potrebbe essere anche latente) o un desiderio; cerchiamo più informazioni su ciò che ci interessa; acquistiamo il bene o servizio; diventiamo clienti fidelizzati.  Proviamo a riflettere sulla prima fase: ci rendiamo conto di avere un desiderio o un (nuovo) bisogno e vogliamo a tutti i costi soddisfarlo. Quante volte mi è capitato?… Beh, tante ma si dice che a desiderare non c’è mai fine dopo tutto! Sei d’accordo con me che, a volte, questa consapevolezza può essere innescata da elementi esterni? Per esempio quando vediamo, leggiamo o ascoltiamo qualcosa che stuzzica la nostra curiosità si accende un desiderio che forse non sapevamo nemmeno di avere. Può anche essere legato ad un’esigenza personale per la quale non abbiamo ancora trovato la soluzione giusta per noi. Quei momenti in cui sappiamo di cosa abbiamo bisogno ma non sappiamo a chi rivolgerci. Questo è il primo touchpoint tra consumatore e brand. Ora, se togli il cappello del consumatore ed indossi quello dell’imprenditore, questo è il primissimo momento in cui una persona ha modo di fare conoscenza con il tuo brand.  È ovvio che ciò può accadere solo se: hai comunicato qualcosa (per esempio online);  se sei presente esattamente dove si trovano i tuoi potenziali clienti; se hai comunicato qualcosa, o in un modo, che ha attratto il nostro interlocutore.  Potrebbe essere uno post sui social, un video su Youtube, un articolo di blog o una puntata podcast. A volte una combinazione di questi.  Il primo “gancio” è fondamentale perché è quella scintilla che fa suscitare nella persona la consapevolezza di un bisogno e di quale possa essere una potenziale soluzione. Ma non basta.  A questo punto entra in gioco, infatti, la seconda fase del processo d’acquisto: la ricerca di ulteriori informazioni. Nulla è scontato ed è uno step molto importante che può durare pochissimo oppure mesi. Ecco i 3 fattori determinanti che caratterizzano la nostra ricerca di informazioni: senso di urgenza: cioè la necessità di trovare subito risposta ad un bisogno impellente; coinvolgimento emotivo: quanto il nostro potenziale cliente si sentirà attratto da ciò che offriamo e questo lo spingerà a desiderare il nostro prodotto o servizio come soluzione al suo problema; fiducia: quella persona si fida di noi per poterci scegliere come brand? Io e te sappiamo bene quanto il consumatore oggi sia molto più consapevole rispetto al passato. Noi stessi, prima di fare un acquisto (sia online che offline), ci documentiamo, leggiamo le recensioni e confrontiamo le proposte di mercato. Abbiamo bisogno di rassicurazioni prima di acquistare qualcosa. Eccoci arrivati al nocciolo della questione. Come innescare il processo d’acquisto: l’ecosistema del podcast È proprio in queste due prime fasi che il podcast può fare la differenza, innescando il processo di acquisto. Il podcast è un ottimo canale di ingresso del nostro funnel di vendita. Può rispondere a uno stimolo, un bisogno, può essere il primo touch point con cui un potenziale cliente viene a conoscenza del nostro brand. È, tuttavia, molto più facile che questa fase di scoperta sia attivata dai social o da un traffico organico nel nostro sito web.  Il momento più importante in cui il podcast innesca il processo di acquisto è la fase di approfondimento: quando l’utente vuole saperne di più. Cerca maggiori informazioni su quello che facciamo, sul nostro modo di lavorare, sulla nostra personalità, sulla nostra filosofia e approccio.  È il momento in cui è disposto ad ascoltarci, a dedicare del tempo per capire meglio chi siamo e cosa abbiamo di diverso dagli altri. In questo frangente si costruisce la fiducia e quel legame che, probabilmente, lo spingerà a sceglierci come brand.  Dicevo poco fa che il podcast in questo è molto potente. I motivi sono sostanzialmente 3: usa la tua voce, che è un potente mezzo per parlare a tu per tu con le persone e trasmettere la personalità del brand molto più di un testo scritto; innesca un’abitudine, che è il modo migliore per essere presenti costantemente nella mente degli ascoltatori; offre contenuti verticali su un tema specifico, permettendo al tuo pubblico di informarsi e, a te, di donare a chi ti segue informazioni più dettagliate di quelle che potrebbe trasmettere un post sui social; crea accoglienza per il tuo pubblico, nel tuo mondo. Quando le persone cominciano ad entrare in relazione con te e con il tuo brand, hanno tutti gli elementi di cui necessitano per sceglierti (o meno). A parità di servizi o prodotti, a chi pensi che una persona sceglierebbe di affidarsi? Ad un perfetto sconosciuto oppure a chi gli ha dimostrato apertamente chi è e come lavora? Io credo proprio che la risposta tu la sappia già.  È esattamente così che si innesca il processo di acquisto grazie al podcast. Non vende in modo diretto ma lavora su tutti quei touch point che generano una vendita: motivazione, personalità e percezioni.  Ma voglio essere sincera con te. Il podcast non è la panacea di tutti i mali. È una tattica, come abbiamo già detto nella puntata 6 di Podcast per il Business. Essa concorre cioè alla realizzazione di una strategia più ampia. È un mezzo potentissimo da inserire nel tuo funnel di vendita ma non è probabilmente l’unico che, da solo, può portarti al compimento di tutti i tuoi obiettivi di business.  Affinché esso attivi un processo di acquisto, ha bisogno di essere inserito in un progetto di comunicazione più strutturato, in base all’obiettivo di marketing. Ti serve creare un ecosistema in cui più elementi, come il blog, i canali social, la newsletter, il tuo sito web, adv e tutto ciò che ritieni uno strumento efficace per sostenere una persona nel suo processo di acquisto.  Il podcast è parte dell’ecosistema e, allo stesso tempo, ti aiuta a costruirlo. Una persona può scoprirti sui social e approfondire con il podcast, o viceversa. Può seguire i tuoi contenuti audio per mesi, affezionarsi a te e poi visitare il tuo sito per capire quali servizi offri, iscriversi alla tua newsletter e contattarti per acquistare un tuo prodotto.. Ti sembra un processo lungo e articolato? Capisco questa sensazione. Ti assicuro, però, che è quello che nel lungo periodo ti ripagherà di più. Ricorda che tu per primo/a, scegli prima di tutto un brand. Solo dopo il suo prodotto o servizio. Dunque, se il brand fossi tu, fatti scegliere per ciò che sei! Mi hai letta fino a qui e non posso che ringraziarti per il tuo tempo. Posso chiederti come hai trovato questa puntata? Mi farebbe molto piacere se volessi lasciarmi una recensione su Apple Podcast e su Spotify.   Qui sul blog puoi trovare tutti gli articoli delle puntate di Podcast per il Business mentre se sei decisamente social, possiamo seguirci a vicenda su Instagram, Facebook e Linkedin. A seconda del canale, condivido tips sul podcast, o notizie sul mondo dell’audio. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Dal 2020 ad oggi la produzione di podcast in Italia è aumentata in modo esponenziale, i formati podcast si sono evoluti ed è sempre più importante capire cosa piace al pubblico. Soprattutto se si vuole usare il podcast come strumento di marketing per attrarre potenziali clienti. Lo so, non è sempre facile orientarsi in un mercato ancora giovane, che cresce velocemente e che è in continuo divenire. Da una parte c’è sempre più bisogno di stabilire punti fermi e dare delle direzioni chiare a chi comincia a usare il podcast; dall’altra è chiaro che esplorare nuovi stili e modalità di interazione può essere la leva distintiva per attrarre un nuovo pubblico in target. Ecco perché ho selezionato per te i format podcast più popolari e più usati nel 2023. Vedremo insieme le diverse tipologie di podcast, quale esempio da ascoltare e ti illustrerò vantaggi e svantaggi che ciascun format offre. Prima però voglio spiegarti perché è così importante conoscere e valutare bene quale format usare nel tuo podcast. Perché è importante scegliere bene il formato podcast Scegliere bene il formato del podcast è importante per almeno per tre ragioni: differenziarsi dai competitor podcast valorizzare al massimo il potenziale del progetto trovare il giusto equilibrio tra effort e opportunità. Il podcasting è un mercato che offre grandi opportunità. La saturazione che si riscontra in altri canali di comunicazione è per ora ancora lontana. Per cui è molto più facile inserirsi in questo contesto parlando del proprio business e facendosi conoscere come professionisti che non altrove. Questo è un grosso vantaggio a livello competitivo. Ciò nonostante, mi è già capitato di lavorare con clienti che non sapevano se e come differenziarsi dalla concorrenza di altri podcast che trattavano proprio il medesimo argomento. Se ti sei posto la stessa domanda, sappi che è normale temere di perdere il primato e l’occasione di accaparrarsi l’attenzione di un pubblico potenziale cliente. E allora che si fa per distinguersi? Uno dei modi è scegliere un formato podcast diverso. Attenzione però a non perdere di vista la sostenibilità dell’intero progetto, come spiego in questo articolo altrimenti si rischia di abbandonarlo strada facendo. Linee guida per scegliere bene il format del podcast Leggi tutto I più popolari format podcast nel 2023 I formati podcast possono essere classificati sulla base di alcune caratteristiche che li accomunano. Ad esempio: per numero di voci e stile di conduzione per scelta editoriale, struttura e stile narrativo per contesto. Il podcasting d’oltreoceano ci fa sicuramente da apripista nell’anticipare nuovi trend di questo media. E infatti, molti format adottati dai più popolari podcast italiani sono una trasposizione di ciò che è già presente nel mercato statunitense. Nessuno inventa niente di nuovo, per intenderci. Tranne che per tutte le ibridazioni possibili e le personalizzazioni. Vediamo insieme i formati podcast più usati nel 2023. Talk a una voce È un format molto diffuso e si adatta a un genere podcast divulgativo, informativo, narrativo. Ciò che maggiormente apprezzo è la relazione che si crea tra speaker e ascoltatore: è un po’ come se il podcaster ti parlasse in una conversazione del tutto informale, ma allo stesso tempo intima. Il modo di argomentare, gli spunti di riflessione, la logica di esposizione, la condivisione di esperienze e persino il tono di voce dello speaker diventano un elemento distintivo di comunicazione che coinvolge chi ascolta. I podcaster più disinvolti non usano nemmeno lo script durante la registrazione, così da essere ancora più naturali nell’esposizione e catturare l’interesse. Certo richiede buone capacità espositive e di argomentazione, ma è una palestra incredibile per migliorare il public speaking. PRO: Autonomia nella preparazione dei contenuti, relazione intima con il pubblico, autorevolezza.CONTRO: Maggior effort nella preparazione dei contenuti, richiede buone capacità espositive (per non annoiare!). Alcuni esempi di talk a una voce: Dear Alice di Alice Bush, podcast di divulgazione e crescita personale, The Essential di Will Media condotto da Mia Ceran per l’informazione quotidiana, Cose Molto Umane di Giampiero Kesten, podcast divertente sulle cose interessanti degli esseri umani. Conversazione libera Detto anche free-talk, è il format podcast che ricorda alcune trasmissioni radiofoniche in cui gli speaker parlano tra di loro su argomenti di vario genere: l’atmosfera è colloquiale e informale. Questo modo di comunicare piace al pubblico nella misura in cui si percepisce una bella sintonia tra i co-conduttori. Non ci sono testi scritti ma solo scalette di argomenti, quindi non richiede un particolare effort nella preparazione dei contenuti. Puoi usare questo format se hai voglia di sperimentare l’audio come mezzo di comunicazione ma non ti senti pronto per affrontare questa esperienza da solo. PRO: Dinamico, divertente, crea appeal sul pubblico. L’effort e i costi di produzione sono suddivisi tra i vari conduttori. È più facile ampliare la community.CONTRO: Richiede sintonia nel gruppo e buona organizzazione per gestire le varie task del progetto. Gli esempi di format free-talk sono: lo spassionato Power Pizza con il trio Nick, Lorro e Sio, l’ironico e irriverente Domande Scomode di Lele e Gigio e infine Muschio Selvaggio di Fedez e Luis Sal. Intervista L’intervista è uno dei formati podcast più utilizzati e che il pubblico apprezza. Spesso è il miglior modo per approfondire specifiche tematiche grazie al contributo dell’ospite esperto in quel settore, oppure per condividere esperienze utili agli ascoltatori direttamente dalla voce del protagonista. Il livello di interazione tra conduttore e ospite può essere in due modi: diretto: quando c’è una conversazione tra i due speaker e uno scambio di domande e risposte dirette. indiretta: quando la risposta dell’interlocutore è inserita nella narrazione come un contributo audio esterno e non c’è una domanda esplicita da parte del conduttore. In ogni caso, la scelta di questo format è strategica se i tuoi obiettivi sono: ampliare il tuo network accrescere la tua autorevolezza. PRO: coinvolgere ospiti nel programma ti aiuta a stringere relazioni proficue, aumentare gli ascolti e la tua community.CONTRO: richiede una buona capacità strategica nel selezionare gli ospiti, e una buona organizzazione per programmare le interviste. Questo genere di podcast è diffusissimo ed è davvero difficile scegliere qualche esempio. Tra tutti ne ho selezionati tre: il podcast DOI – Denominazione di origine inventata sulle storie più o meno vere sul cibo; One more time con Luca Casadei; Le Alleate, una mia produzione per il progetto LeRosa con una serie di interviste inserite nella narrazione. Narrazione Il podcast narrativo racconta storie reali. La capacità di scrittura dell’autore nel raccontare stralci di vita vera è determinante. Ma non è da sottovalutare anche il sound design che unito alla scelta delle parole crea una narrazione a tutto tondo. Il format narrativo può essere sviluppato con un talk a una voce oppure a più voci con un podcast corale. PRO: coinvolgente e molto apprezzato dal pubblico. Scrittura e sound se ben mescolati creano un’atmosfera dal forte impatto emotivo.CONTRO: richiede abilità tecniche audio e di scrittura, oltre che a un buon investimento in termini di tempo e risorse. Anche in questo caso il panorama è ampissimo e c’è proprio l’imbarazzo della scelta. La mia selezione è Storie di Brand, di Max Corona; Prima, di Sara Poma; Rider nella notte di Diego Cajelli. Fiction La fiction è un formato podcast senza dubbio complesso e che richiede budget importanti. La particolarità è quella di raccontare una storia (inventata o verosimile) attraverso dialoghi, personaggi, livelli di narrazione articolati e archi narrativi estesi. Il sound design è certamente un aspetto fondamentale per ricreare quell’effetto avvolgente della narrazione. Per questo motivo non sono molti i podcast che adottano questo format. Tra questi cito Storie nel Carrello una co-produzione mia e di Matteo Scandolin per Bennet S.p.A.; Batman una produzione Warner Bros/Spotify Studio; Sbagliata, con un bel cast di attori. Se ami il genere fiction e l’inglese, ti suggerisco di scaricarti l’app Apollo podcast totalmente dedicata alle fiction audio e un catalogo di oltre 9.000 show. Audiodramma Anche gli audiodrammi sono tra i formati podcast che appartengono al genere fiction. Ma sono più che altro racconti drammatici interpretati da attori, trasposizioni di opere teatrali rivisti in chiave podcast grazie all’interpretazione magistrale di attori professionisti. Lo stile ricorda molto quello dei radiodrammi, programmi radiofonici degli anni ’30 del Novecento che attingevano al patrimonio teatrale e trasmettevano commedie e tragedie in sceneggiature originali per la radio. Uno dei più famosi fu quello di Ma Perkins, una serie audio con puntate da 15 minuti ciascuna che andava in onda ogni giorno sulla NBC e raccontava la storia di una donna soprannominata la “madre dell’aria d’America, interpretata da Virginia Payne che tra le sue vicende nella comunità e nella famiglia, dispensava consigli domestici. Qui ne puoi ascoltare un estratto. Oggi in Italia ce ne sono pochissimi e sono tutte interpretazioni curate nei minimi dettagli. Ecco perché sono spesso progetti audio destinati ad un pubblico pagante. Tra questi ti cito Radiodramma da Casa, creato da Adriano Saleri e Fonderia Mercury, dell’omonima compagnia di teatro. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Docuserie La Docuserie è uno dei formati di maggior successo nel mercato del podcast. Si usa come struttura narrativa per sviluppare temi legati a eventi storici, vicende di cronaca o adattamenti letterari. Lo stile e il linguaggio usato sono quelli di un documentario, ed è spesso corredato da interviste, materiali d’archivio, testimonianze, approfondimenti specifici. In molti casi l’arco narrativo è distribuito su più puntate. Ecco esempi di docuserie podcast che hanno avuto successo: Veleno di Pablo Trincia, un documentario sulla vicenda di cronaca italiana di pedofilia e satanismo; Limoni incentrato sulle vicende del G8 di Genova del 2001; Oltre il confine di Matteo Caccia per Audible, sulla storia di Karim Franceschi che parte per Kobane con un progetto umanitario. Miniserie La miniserie ha un numero ridotto di episodi ed è autoconclusiva. Per struttura è molto simile alla docuserie, ma i singoli episodi potrebbero essere a loro volta autoconclusivi o presentare un doppio livello di narrazione verticale e orizzontale. Ne è un esempio Riscrivi di Alessio Beltrami, una serie podcast dedicata alla scrittura in cui in ciascun episodio si approfondisce lo stile e la comunicazione di un grande scrittore. Ma anche La Festa dei Folli, di Gianluca Kamal in cui in ogni puntata si racconta la storia di un personaggio controverso della storia, e Dietro una Star di Podcastory. Rubrica Il formato Rubrica è una sezione del podcast con un approfondimento verticale su un tema. Può essere contenuta all’interno delle singole puntate, delimitata da uno spazio ad hoc, oppure sviluppata con un contenuto a sé all’interno della serie principale. Ne è un esempio è la rubrica FAQ di Podcast per il Business in onda il venerdì come doppio appuntamento settimanale. Podcast live È una performance dal vivo in cui è buona la prima. Questo format richiede una certa preparazione tecnica ed espositiva, specialmente se lo stile è narrativo e con un sound articolato.Personalmente ho registrato una puntata live di Podcast per il business in occasione della prima edizione della Settimana del Podcast svoltasi a Technotown a Roma. È stato emozionante vedere il pubblico partecipare al podcast.  Stessa cosa è stata fatta nell’edizione 2022 del Festival del Podcasting. Abbiamo organizzato un’intera sezione dedicata alle performance live di alcuni dei podcast più seguiti in quel periodo. È piaciuta molto al pubblico perché senz’altro è un modo per vivere appieno il podcast. Repurposed content Questo è un format che di podcast sa poco, in realtà. Si tratta della trasformazione in audio di un contenuto nato originariamente in un altro formato, come ad esempio un video, una conferenza o un programma radiofonico. Un podcast si può definire tale quando il contenuto nasce per essere audio e on demand, non un riadattamento. Ciononostante, questo format si usa per ottimizzare le risorse e ampliare il pubblico. Video podcast I video podcast, detti anche vodcast, sono venuti alla ribalta dopo che Spotify ha reso disponibile la nuova feature video a chi distribuiva il proprio podcast con Anchor. Così l’utente può scegliere se ascoltare semplicemente oppure seguire il programma visivamente. Molti podcaster, in realtà, già da molto prima condividevano la loro performance video tramite YouTube e poi via audio tramite il proprio hosting. Sicuramente il video podcast, a differenza del repurposed content, nasce per essere audio e ad esso si aggiunge il video, non viceversa. La logica di costruzione dei contenuti segue la modalità podcast. New G è stato uno dei primi vodcast originali Spotify, ma ora sulla piattaforma è presente una intera sezione dedicata a questo tipo di podcast. Ibridazioni La creatività non ha limiti ed è per questo che moltissimi podcaster mixano più formati podcast nello stesso progetto. Sperimentare e personalizzare gli stili ti aiuterà a distinguerti e crearti un format tutto tuo. Se stai iniziando un podcast e non sai come impostare il progetto perché sia davvero efficace per te, scrivimi e fissa subito la call gratuita di 30′. Ti aiuterò a trovare la direzione giusta per il tuo podcast. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Le tre principali differenze tra podcast seriale e podcast episodico riguardano la struttura narrativa, il numero di episodi e la distribuzione dei contenuti. La scelta di usare uno schema seriale oppure episodico consegue all’analisi sul formato podcast, ovvero sulla struttura con la quale si vuole presentare il contenuto al pubblico. È in fase di progettazione che si definisce il formato di un podcast sulla base di questi 4 macro elementi: scelta editoriale stile narrativo numero di voci struttura e distribuzione. Vediamo ora qual è la differenza tra podcast seriale e podcast episodico. Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto Il podcast episodico Una serie episodica è contraddistinta da un numero ampio di puntate e uno sviluppo verticale del contenuto. Ogni puntata è autoconclusiva, o come si dice anche “stand alone”. Non c’è quindi un legame narrativo tra un episodio e l’altro e si possono ascoltare in qualunque ordine.  Tuttavia gli episodi non sono totalmente slegati tra loro, perché ciascuno di essi sviluppa per micro argomenti la una stessa principale tematica del podcast e contiene elementi comuni che li rende identificabili come parte di una stessa serie. Questi elementi possono essere relativi alla struttura interna e al corredo sonoro. In questo tipo di formato la distribuzione del podcast è a cadenza regolare: giornaliera, settimanale, quindicinale, mensile.  Quando usare il formato episodico? Si adatta bene a podcast divulgativi, educativi, di news e informazione. Podcast episodici esempi Podcast per il Business è una serie episodica con cadenza settimanale. Ogni puntata affronta un tema specifico e autoconclusivo ma tutte le puntate sono riconducibili a un unico macro tema: come fare marketing con il podcast. Altri esempi di podcast episodici: DOI – Denominazione di origine inventata Formato dialogo, con puntate autoconclusive sul tema della cucina italiana. The Essential Podcast di informazione con cadenza giornaliera Morgana Un episodio mensile concentrato sulla storia di una “Morgana” sempre diversa. Puntate autoconclusive, elementi di riconoscibilità ben marcati che ne hanno definito una identità tutta propria. Il podcast seriale Un podcast seriale, o serie serializzata, è invece una narrazione estesa in cui l’arco narrativo si distribuisce su più puntate con una trama orizzontale.  Questo è il tipo di formato podcast che ben si adatta a fiction, storie e biografie in cui è presente un unico grande avvenimento e un personaggio centrale e il racconto suddiviso su più episodi. In questo caso, la serie podcast ha un numero definito di episodi ed è autoconclusiva.  Podcast seriali esempi Ponti Invisibili Una serie autobiografica di 9 puntate sviluppata con la tecnica dello Slow Journalism con una trama orizzontale. La Ballata dell’Andrea Doria Serie narrativa strutturata in 6 puntate per raccontare la storia del naufragio del lussuoso transatlantico. Veleno Docuserie con trama orizzontale, uno dei podcast più conosciuti in Italia. Conoscere la differenza tra podcast episodico e podcast seriale, ti aiuta a definire quale format usare nel tuo progetto. Questo è uno degli elementi che fanno parte del modulo sulla progettazione di un podcast del mio corso di podcast marketing Da Zero a Podcast disponibile in 3 diversi livelli di apprendimento. Vieni a scoprirlo cliccando sul banner. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Uno dei principali elementi che costituiscono un podcast è il trailer. Se stai lavorando a un tuo progetto audio, ti sarà utile sapere cos’è e come fare un trailer podcast efficace.  È uno strumento strategico per la promozione del tuo podcast in quanto è l’anteprima della serie audio: ti aiuta a presentare l’argomento su cui verteranno i contenuti e, quindi, ad attirare nuovi ascoltatori. In base alla tua creatività, il trailer podcast può essere essenziale, ricco di sound design, narrato in prima persona o composto da un collage di altre puntate. L’importante è che raggiunga il suo scopo: far dire al tuo potenziale ascoltatore “Si, lo voglio!” e decidere di ascoltarti. Come realizzare un trailer capace di generare questo risultato? Ne parlerò tra poco evidenziando 8 punti essenziali da considerare. Prima, però, voglio spiegarti perché i trailer funzionano e perché dovresti crearlo anche tu. Perché i trailer funzionano? Per rispondere a questa domanda ti racconto un aneddoto che mi riguarda: amo le serie TV e, per un certo periodo, ne sono diventata quasi dipendente, mio malgrado. Ne cominciavo una e restavo letteralmente incollata per settimane sotto l’effetto binge watching che sapeva scatenare, per poi iniziarne un’altra e così via.  Forse ho buttato via tante ore di sonno ma, in realtà, guardando le serie TV ho imparato più di quanto potessi immaginare.  Ho analizzato le strutture narrative, lo sviluppo delle storie e dei dialoghi, la costruzione dei personaggi e, non ultimo, il trailer: l’elemento fondamentale di ingaggio per l’utente che davanti a decine e decine di titoli deve scegliere cosa guardare.  Il tempo passato guardando quei trailer mi ha fatto capire cosa funziona e perché. In definitiva, il trailer serve a: incuriosire e suggestionare gli spettatori;mostrare i dettagli e le scene più coinvolgenti;lasciare intravedere la trama della storia;introdurre i personaggi chiave.  Il trailer podcast ha esattamente la stessa funzione: presentare, incuriosire e coinvolgere; in una parola: promuovere. Rappresenta la tua occasione per farti scegliere (oppure no) dal potenziale ascoltatore che detiene, per così dire, lo scettro del potere. Vediamo ora come fare un trailer efficace. Realizzare un trailer podcast efficace in 8 passi Scrivere un trailer efficace significa preparare la migliore presentazione possibile del tuo podcast. Prendendo spunto dall’esempio delle serie TV da cui ho imparato tanto, ho estrapolato alcuni punti significativi che si possono adattare benissimo anche al podcasting. Questi sono gli 8 passi da sviluppare per realizzare un trailer ben fatto:  presentati e dichiara la tua Value Proposition, chiarendo il motivo per cui una persona dovrebbe ascoltarti;identifica il tuo pubblico e rivolgiti ad esso per catturare la sua l’attenzione, se necessario esplicita chiaramente a chi sono diretti i tuoi contenuti;introduci i personaggi, gli ospiti o un co-host se prevedi che ce ne saranno così come, se racconterai storie che riguardano altre persone, potrebbe essere utile dirlo;anticipa elementi di ingaggio ma evita di inserire troppi spoiler, la regola è rappresentata da “q.b.”, un po’ come per il sale nelle ricette;usa lo storytelling, soprattutto se stai creando una serie narrativa, racconta di cosa parlerai ripercorrendo le tappe più significative di questa storia;destruttura la trama (o l’essenza del tuo piano editoriale), se hai ben chiaro ciò di cui parlerai nel corso del tuo podcast, anticipa le tematiche o gli approcci comunicativi che affronterai;usa la musica della tua colonna sonora in modo da dare un’impronta identitaria al tuo podcast anche dal punto di vista del sound;tieni una durata tra i 90 e 120 secondi, ossia il tempo giusto per incuriosire senza dare troppe informazioni. Inoltre, devi sapere che pubblicando un contenuto minimo di 60 secondi, le piattaforme possono restituire statistiche di ascolto complete.  Spotify, inoltre, da la possibilità di isolare il caricamento del Trailer in modo che sia visibile in cima ad altri contenuti quindi di fissarlo in alto.  Questo passaggio è molto utile affinché il trailer possa essere ascoltato prima degli episodi e, pertanto, senza dover scorrere tutte le puntate.  Ora che ho condiviso con te questi otto punti, penso proprio che potrebbe esserti di aiuto vedere qualche esempio concreto. Puoi prendere spunto dai trailer dei podcast che ho seguito personalmente in qualità di Podcast Coach e che puoi ritrovare in questa playlist. Quel che ti suggerisco, inoltre, è anche ascoltare diversi trailer e fare bene attenzione per capire: cosa ti attira e cosa ti piace meno, quale ti ha incuriosito di più non solo per l’argomento ma anche per la forma e la struttura adottata.  È un esercizio utile perché un buon podcaster è prima di tutto un buon ascoltatore.  Ora puoi metterti al lavoro per costruire il tuo trailer podcast: l’episodio pilota. Se vuoi approfondire ulteriormente l’argomento, ti suggerisco di leggere anche questo articolo, in cui spiego come differenziarsi dalla concorrenza. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? User experience cos’è Chiamata anche esperienza utente, la UX User Experience è la qualità dell’esperienza globale che una persona sperimenta quando usa un servizio o un prodotto fisico o digitale. Spesso è un termine associato alla navigazione di un sito web. Visto che il concetto ha a che fare con le percezioni e le sensazioni provate dagli utenti, per estensione mi piace parlare di user experience anche quando ci si riferisce al podcast. Io la definisco esperienza di ascolto, ed è un termine che uso per descrivere le emozioni che gli ascoltatori vivranno durante l’ascolto del podcast. Con questa definizione non mi riferisco alla Overall Listening Experience (OLE) che invece è una misura di valutazione specifica dell’audio, che mira a includere tutti i possibili fattori che possono influenzare il piacere dell’utente durante l’ascolto (dalla qualità audio ai metodi di riproduzione, tanto per citarne alcuni). E non mi riferisco neppure all’esperienza di utilizzo delle piattaforme di ascolto podcast, come Apple Podcast, Amazon Music, Spotify, Google Podcasts, Spreaker ecc. Sulla loro modalità di fruizione non possiamo intervenire e dunque di fatto non è sotto il nostro controllo. Con esperienza di ascolto faccio riferimento a tutte quelle componenti del podcast che possiamo controllare e che rendono piacevole il momento dell’ascolto e che includono: qualità del contenuto qualità dell’audio facilità di interazione. Ciò che voglio fare in questo articolo è aiutarti a capire cosa puoi fare tu per rendere l’esperienza di ascolto del tuo podcast ancora più piacevole per il tuo pubblico.  Perché l’esperienza di ascolto è importante Come abbiamo detto, la user experience rappresenta il grado di soddisfazione di un utente dopo aver navigato su un sito web o in generale dopo aver interagito con un prodotto digitale. La finalità è quella di rendere più fluida e piacevole possibile l’esperienza complessiva dell’utente affinché si raggiungano due obiettivi: aumentare le conversioni fidelizzare gli utenti in modo che tornino da noi in futuro. È un parametro talmente importante che Google lo ha introdotto tra i fattori di ranking e per misurarlo usa delle metriche ben precise, come ad esempio il tempo di permanenza sul sito, la frequenza di rimbalzo e la percentuale di clic dai motori di ricerca.  La user experience mira a rendere più fluida e piacevole l’esperienza complessiva dell’utente per raggiungere due obiettivi: aumentare le conversioni fidelizzare gli utenti in modo che tornino da noi in futuro. Allo stesso modo, quando un ascoltatore vive un’esperienza di ascolto podcast piacevole è più propenso ad ascoltare fino in fondo e a continuare ad ascoltare altri contenuti.  Dunque non è un aspetto di poca importanza.  Tanto più considerando il fatto che Il pubblico oggi è molto più attento di qualche anno fa a ciò che ascolta. Non siamo più agli albori del podcasting quando bastava mettersi al microfono, improvvisare qualcosa e magari avere anche dei discreti risultati.  Con l’ingresso nel mercato di aziende e realtà più o meno grandi, il numero delle produzioni podcast è aumentato ed è aumentata anche la qualità sia dei contenuti che dell’audio. L’utente non si accontenta più. Cerca qualcosa di gradevole da ascoltare, che lo faccia emozionare e non lo disturbi dal punto di vista uditivo. Migliorare l’esperienza di ascolto, dunque, non è più un’opzione, ma una necessità, se vuoi combattere la guerra dell’attenzione ad armi quanto più possibile pari. Cosa puoi fare per migliorarla? Eccoti una check-list di punti su cui agire. La Check-list per migliorare l’esperienza di ascolto Se hai già un podcast, prova ad analizzare il tuo contenuto alla luce di questi 9 punti e valuta su quale aspetto hai bisogno di migliorare. 1. C’è un filo conduttore? Di cosa parla il tuo podcast? Il messaggio di fondo è chiaro ed sempre coerente in tutto il tuo progetto oppure spazi tra argomenti tra i più disparati senza una logica comune? Avere un unico filo conduttore non significa dover parlare sempre e solo di un unico argomento. Significa dare un senso chiaro e definito agli argomenti di cui parliamo in modo da poterli racchiudere sotto un comune denominatore. Se questo aspetto non è chiaro per te, non lo sarà nemmeno per i tuoi ascoltatori. 2. C’è coerenza tra Value Proposition, titolo e contenuto? Di Value Proposition ne ho già parlato in un altro articolo. È uno dei pilastri di un buon progetto editoriale. Definire e dichiarare la proposta di valore serve a te podcaster per mantenere la rotta lungo tutto lo sviluppo del contenuto, e aiuta il tuo pubblico a seguire il fil-rouge che lega insieme le varie puntate. Per cui, quando prepari un episodio chiediti sempre: questo contenuto in che modo risponde alla value proposition? Il contenuto è coerente con questa dichiarazione? Il titolo, per definizione è la sintesi estrema di questa dichiarazione e deve trasmetterla in modo chiaro. Value Proposition: il primo passo per creare un podcast efficace Leggi tutto 3. Stai rispettando le aspettative del pubblico? Questo punto richiama il precedente ma amplia ancora di più il concetto. Quando dichiariamo la value proposition, facciamo una promessa all’ascoltatore. Il pubblico si aspetta di trovare contenuti in linea con quanto dichiarato, sia per contenuto, sia per target. Se dico che mi rivolgo al pubblico generalista non posso poi usare un linguaggio troppo tecnico che nessuno comprende se non gli addetti ai lavori. Quando le aspettative sono disattese, perdiamo ascoltatori. 4. Com’è strutturato il tuo piano editoriale? A prescindere dal format e dal concept che hai scelto di adottare per il tuo podcast, l’intero piano editoriale deve essere pensato per accompagnare l’ascoltatore in un viaggio virtuale all’interno del tuo mondo. Non puoi pensare di iniziare con argomenti complessi senza prima aver preparato il terreno e introdotto concetti di base. Struttura il piano editoriale come se fosse un funnel: crea consapevolezza, educa e nutri il tuo pubblico gradualmente. 5. Com’è strutturata la tua puntata tipo? Gli ascoltatori sono ciechi per definizione. Non possono vedere il percorso che hai preparato per loro, ma puoi aiutarli ad immaginarlo. Lo fai creando contesti sonori e schemi ricorrenti che guidano l’ascoltatore e lo aiutano ad orientarsi all’interno delle tue puntate podcast. Qual è il tuo schema interno? Format podcast: cosa sapere per prepararlo Leggi tutto 6. Titoli e descrizioni sono chiari ed esaustivi? Questo è un argomento che richiama le aspettative e la coerenza dei contenuti. Titoli clickbait e descrizioni delle puntate che disattendono il reale contenuto del podcast non aiutano a fidelizzare il pubblico. Puoi fregarlo una volta, ma poi non ci casca più.  7. Quanto è facile interagire con te? Si dice che il podcast sia una comunicazione a senso unico. In realtà questo è vero fino a un certo punto. Se inseriamo Call to Action chiare e semplici da ricordare, rendiamo più facile per l’utente contattarci. DON’T MAKE ME THINK (non farmi pensare) è il concetto di fondo della User Experience. Voglio trovare subito ciò che cerco e nel modo più semplice possibile. Questo significa che oltre a dirle a voce, bisogna inserire le CTA nelle descrizioni degli episodi, con tutti i riferimenti diretti per entrare in contatto con noi. Chi ascolta non sempre può prendere appunti e di sicuro non può ricordare a lungo tutti gli indirizzi email o i contatti social che diciamo. Aiutiamo il pubblico a raggiungerci con dei link in descrizione. 8. Com’è la tua performance al microfono? Ci ho dedicato un intero articolo a questo punto. Anche se non siamo professionisti della comunicazione orale, ci sono delle regole che è bene rispettare per far sì che l’esperienza di ascolto sia piacevole. Il valore del contenuto si esalta quando c’è una buona performance al microfono. Sto parlando di: ritmo, tono e modulazione della voce enfasi e punti principali messi in risalto uso corretto delle pause esposizione chiara e logica dei contenuti. Aircheck podcast: come migliorare la performance al microfono Leggi tutto 9. Com’è la tua qualità audio? Chi pensa che sia sufficiente fare un buon contenuto per coinvolgere gli ascoltatori tralasciando di fatto la qualità audio, si sbaglia. La qualità del suono è importante tanto quanto quella del contenuto. Solo che per mancanza di conoscenze, competenze, tempo e risorse, a volte si sacrifica.  Fatto è meglio che perfetto si dice, e io sono d’accordo, se l’alternativa è non fare nulla. Ma fino a un certo punto.  Un minimo di attenzione alla qualità audio è, non solo opportuna, ma necessaria per rendere gradevole l’ascolto e non costringere il pubblico a sorbirsi un suono disturbato e fastidioso. A lungo andare le persone si stancano e abbandonano. Per cui mi spiace deluderti, ma la qualità dell’audio fa la differenza. La user experience del podcast contempla le emozioni che il pubblico vive durante l’ascolto. Se il sound è sporco, confuso e crea frizioni, le emozioni saranno tutt’altro che positive.  Non serve spendere tanti soldi in attrezzatura sofisticata per fare la differenza, a volte basta saper usare gli strumenti nel modo giusto per migliorare il risultato. Perciò, se il podcast è uno strumento a supporto del tuo brand, fai attenzione alla qualità dell’esperienza di ascolto che offri al tuo pubblico. La voce è il nostro biglietto da visita, e al pari di un sito web, di un logo, di un feed sui social parla di noi e del nostro brand.  Se vuoi sfruttare al meglio questo strumento per fare marketing e vuoi fare un level up del podcast, contattami e valuteremo insieme come migliorare la user experience del tuo podcast. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Parlare di SEO e Podcast sembrava quasi un’utopia fino a qualche tempo fa. Molti podcaster, me compresa agli esordi del mio primo progetto, ignoravano che i meccanismi di questa strategia si potessero applicare anche al mondo dei podcast. Eppure, oggi anche i contenuti audio possono beneficiare di una visibilità organica sul web, e restituirla a loro volta ad altri contenuti online. Basta adottare qualche piccolo accorgimento in fase di creazione e distribuzione del podcast per ottenere già dei risultati. Risultati che possiamo ora dimostrare grazie a un test durato quattro mesi e realizzato in collaborazione con la SEO Specialist Luisella Curcio su un progetto reale di podcast. L’obiettivo del test era semplice: misurare in che modo una disciplina come la SEO si comporta con un trend del momento, il podcast, e capirne i reali impatti. Le domande a cui risponderemo in questo articolo sono queste: Impatta più la SEO sul podcast o il podcast sulla SEO? Il podcast può lanciarsi da solo senza azione SEO e social? Il podcast ha effetto sulla SEO? Ha senso una strategia multicanale? Entriamo nel vivo dell’analisi. Le premesse del test SEO e Podcast Osservare il rapporto fra un trend emergente come il podcast e la SEO ci ha permesso di capire due cose importanti. Da un lato, su quali leve lavorare per migliorare il posizionamento e, dall’altro,  intravedere nuove interessanti applicazioni utili sia per chi usa già il podcast nella propria comunicazione online che per i SEO specialist che lavorano sulla comunicazione organica dei propri clienti. La SEO, acronimo di Search Engine Optimization, è l’insieme di strategie volte a ottimizzare il tuo sito web affinché sia più facile per i motori di ricerca trovarlo, leggerlo, comprenderlo e proporne i contenuti in risposta agli intenti di ricerca delle persone. In pratica l‘obiettivo della SEO è aumentare la visibilità organica del tuo sito e quindi il traffico. Sono davvero tanti i fattori di ranking su cui si basa Google per posizionare i siti web nella SERP. Tra i principali ci sono: l’autorevolezza del dominio l’ottimizzazione dei contenuti la user experience del sito i backlink. Ciò vuol dire che quando si parla di SEO il risultato delle strategie applicate su un sito possono variare rispetto ad un altro, proprio per effetto dell’azione sinergica di questi o più fattori. Fatta questa premessa, ciò che in questa sede prenderemo in esame è la parte relativa ai contenuti e il rapporto tra sito web, podcast e gli altri canali di comunicazione. Dovresti creare un sito web per il podcast? Leggi tutto Come abbiamo sviluppato il test SEO Podcast Ci serviva una base dati vergine su cui operare per evitare che i risultati fossero inficiati, se pur indirettamente, dagli impatti legati al posizionamento di un podcast già esistente. Quindi, Luisella Curcio ha creato un podcast totalmente nuovo, con chiaro riferimento alla sua professione di SEO specialist, volutamente semplice dal punto di vista del sound design e della qualità audio. L’intento in questo caso era spingere sui contenuti e soprattutto sulla strategia per vederne gli effetti. I risultati del test sono stati presentati in anteprima nel web talk condotto da Fabio Antichi e Antonio Mattiacci nella loro rubrica Aperiweb. Ecco in sintesi gli step seguiti nel test: Creazione di un podcast sulla SEO con Anchor di Spotify; Ottimizzazione di tutti gli episodi; Distribuzione del podcast su tutte le piattaforme podcast come Spotify, Apple Podcast, Amazon Music, Google Podcasts; Monitoraggio delle performance del podcast con Google Podcast Manager e Anchor; Embedding del player Spotify in articoli specifici del blog e coerenti con le puntate; Inserimento dei dati strutturati nelle risorse in cui è stato pubblicato il podcast; Monitoraggio delle performance di tutti gli episodi e dell’andamento degli articoli interessati dall’embedding. Il podcast è stato creato usando l’hosting provider Anchor il quale, oltre a creare il feed RSS e distribuirlo sulle piattaforme, permette anche di registrare una traccia audio, editarla e fare un montaggio basico. Tutti gli episodi sono stati ottimizzati in chiave SEO lavorando a monte su un piano editoriale che rispondesse agli intenti di ricerca degli utenti sul tema centrale del podcast stesso. Questo è uno step importante da tenere presente che ti spiegherò meglio più avanti. Una volta fatta la distribuzione sulle piattaforme, il monitoraggio dei dati ci ha restituito informazioni utili per i resoconti. I tool usati per monitorare le performance sono stati: Anchor Semrush Google Podcast Manager Google podcasts manager Google Podcasts Manager (GPM) è la piattaforma Google di ascolto dei podcast cui è possibile trasmettere il feed RSS per la distribuzione online. Anche se non è ancora la piattaforma più utilizzata per gli ascolti, ha funzionalità interessanti che a mio avviso avranno grandi potenzialità nel prossimo futuro. Se un podcast è distribuito su GPM, Google potrebbe proporlo tra i contenuti in risposta agli intenti di ricerca dell’utente direttamente nella SERP per l’ascolto immediato.Questo è un aspetto utile per la discoverability dei podcast, punto di attenzione su cui le piattaforme si spera facciano progressi. Oltre a questo, i podcaster che distribuiscono i loro contenuti su GPM possono accedere a dati statistici rilevanti quali: numero di ascolti per puntata, durata media di riproduzione, dispositivo utilizzato, clic, impression e soprattutto l’indicazione dei termini di ricerca attraverso cui gli utenti ti hanno trovato sulla SERP. 1. Gli effetti del podcast sulla SEO Primo test Per prima cosa, in data 18 giugno 2022 Luisella crea una puntata pertinente ad un articolo del blog, in particolare sul posizionamento SEO. Dopo di che: fa l’embedding della puntata podcast nell’articolo esistente inserisce i dati strutturati del podcast nel sito. Cosa è successo dopo il 18 giugno al suo articolo? Il traffico e il posizionamento dell’articolo sono aumentati. Lo stesso articolo era posizionato in 26° posizione per la parola chiave “competenze SEO” prima di queste operazioni. Nel giro di poche settimane, l’articolo è passato dalla 26° posizione all’8° ed è poi rimasta stabile. Secondo test In data 2 agosto Luisella ha revisionato e inserito il podcast dedicato all’argomento struttura del sito web nell’articolo. Ecco cosa è successo dopo il 2 agosto: Dall’immagine notiamo che da quella data il posizionamento e il traffico sono migliorati. Terzo test In data 11 luglio ho inserito il podcast dedicato a “content strategy” nell’articolo https://www.luisellacurcio.it/seo/posizionamento-seo/content-strategy/ Ecco cosa è successo: La parola “content strategy” è passata dalla 10° posizione alla 6° posizione. In sintesi, abbiamo visto come il podcast abbia influito positivamente sulla SEO in termini di posizionamento. Le operazioni di embedding del podcast all’interno di ogni articolo hanno aumentato il posizionamento delle singole parole chiave. Inoltre, nelle descrizioni di ogni singola puntata del podcast sono stati inseriti link in entrata agli articoli del suo blog che sono apparse non solo in Anchor, ma anche in Spotify, Amazon Music, Google podcasts, Apple Podcast. Infine, una piccola spinta, l’ha data anche l’inserimento dei dati strutturati, implementati però successivamente. Come implementare i dati strutturati per il podcast: segui le indicazioni contenute al link per l’inserimento dei dati strutturati:  https://schema.org/PodcastEpisode. Inserisci i dati strutturati e convalidali con https://validator.schema.org/. 2. Gli effetti della SEO sul podcast Dopo aver visto i risultati dei test degli effetti del podcast sulla SEO, verifichiamo se è vero anche il contrario, cioè se la SEO ha effetti sul podcast. La risposta è sì. Per spiegarlo, facciamo questa prova. Digitiamo su Google la parola chiave “calendario editoriale SEO”. Appare in prima posizione l’articolo del blog di Luisella dove è stato fatto l’embedding di una puntata pertinente. In pratica, il contenuto in cui è stata collocata una risorsa ha ottenuto una visibilità maggiore e immediata rispetto ad altri contenuti. Un po’ quello che accade con l’embedding dei video di YouTube degli articoli. Google posiziona i podcast nella SERP? Sì, e lo si evince proprio dal risultato in SERP per la ricerca della parola chiave Podcast SEO. Il podcast si è posizionato nel box di Google dedicato ai podcast.  Inoltre lo si deduce dai dati rilevati da GPM a una settimana dopo dalla pubblicazione. Come Ottimizzazione il podcast per la SEO Ottimizzare un podcast per la SEO vuol dire intercettare le richieste degli utenti in Search e rispondere a quello che cerca l’utente finale. Questo si traduce in un aumento della visibilità del tuo brand, ed è di fatto un metodo per promuovere il proprio podcast. Nella descrizione degli episodi del podcast è possibile inserire link che portano verso il tuo sito web, il tuo blog e i tuoi canali social: questo si traduce nei primi due casi in aumento dei link in entrata al tuo sito web. L’ottimizzazione del podcast è un processo importante che inizia molto prima della pubblicazione delle puntate sulle piattaforme di ascolto. Significa lavorare a un piano editoriale che risponde ai tuoi obiettivi ma anche ai bisogni degli utenti. Questo si traduce nello scegliere con cura l’argomento, il titolo, la descrizione, nonché la trascrizione degli episodi. Ottimizzando questi elementi per i motori di ricerca attraverso la strategia SEO aumenta visibilità, posizionamento e autorevolezza del tuo brand. Perché implementare una strategia multicanale? Facendo un breve recap dei test effettuati, si comprende che gli effetti del podcast sul posizionamento non sono immediati. Se un podcast non viene trainato dalla SEO oppure da strategie di social media marketing è molto difficile trovarlo singolarmente in Google Search o in una qualsiasi piattaforma di podcasting. Specie in presenza di chiavi di ricerca molto competitive. Podcast e SEO se lavorano in sinergia hanno impatto l’uno sull’altro sul miglioramento della visibilità online di un brand. Ma il podcast ha bisogno di altre strategie social e SEO per essere veicolato. Google sta lavorando molto sui contenuti audio e presto dovrebbero essere inseriti nello stesso Knowledge graph nella tool bar di immagini, video, maps… Speriamo presto!Quando ciò succederà avere un podcast sarà importante per la spinta sulla visibilità del brand. D’altro canto, la SEO per il podcast si dimostra essenziale e può aumentare la visibilità del podcast attraverso l’embed delle puntate e l’inserimento dei link nelle risorse pertinenti. Questo dimostra quanto già ribadito ampiamente nell’articolo sulla multicanalità. Il podcast ha bisogno di essere inserito in un ecosistema comunicativo fatto di sinergie tra le diverse discipline digitali: SEO, Social Media Marketing, Newsletter, ecc. Questo perché ogni canale ha un suo linguaggio, raggiunge target diversi e soddisfa esigenze del pubblico diverse. Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Dunque, se hai già un podcast e non hai ancora un tuo sito web, valuta attentamente i benefici che ne avresti in termini di posizionamento e visibilità. Se invece non hai ancora un podcast ma hai un sito web, sfrutta il podcast per incrementare il tuo posizionamento sul web. In entrambi i casi, come Podcast Coach posso aiutarti a mettere in piedi una strategia marketing su misura. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Ogni progetto creativo nasce da un’idea, ogni podcast nasce da un’idea. Ogni episodio nasce da un’idea. Ma come nascono le idee per un podcast? Come si attiva quel processo creativo che accende la nostra mente e ci porta a trasformare un’intuizione in qualcosa di concreto? Trovare l’idea giusta per un podcast non è sempre così facile. Alcuni dei miei lettori mi hanno confidato di desiderare da mesi di fare un podcast, ma restano bloccati nel trovare l’idea giusta. Mi è capitato di frequente di ascoltare frasi come “non sono sicura di quello di cui voglio parlare”, “ho paura che l’idea sia banale” oppure, addirittura “esiste già un podcast che parla di questo argomento e mi hanno rubato l’idea?”. E così, passano le settimane, mesi e il progetto di fare un podcast resta nel cassetto. Dunque quali sono alcuni modi per trovare l’idea per un podcast? Dove possiamo attingere per stimolare nuove idee? In questo articolo parleremo di idee e di alcuni modi per trovarne di interessanti. 10 modi per trovare idee per un podcast 1. Pesca dalle tue passioni o dai tuoi interessi Per interessi e passioni mi riferisco a un argomento che senti davvero tuo. Qualcosa di cui sai abbastanza e per il quale senti di poter sostenere delle argomentazioni e condividere punti di vista, insomma qualcosa che ti entusiasma e ti carica di energia. Non è detto che la tua passione debba per forza essere l’argomento fulcro del podcast. Potrebbe però essere uno spunto da cui attingere per darti una direzione e sviluppare argomenti correlati o associati a quell’ambito. Qui mi viene in mente il podcast La Festa dei Folli di Gianluca Kamal. Lui è uno studioso e un appassionato di storia, anche se svolge una professione del tutto diversa. Ha attinto da questa sua passione per realizzare un progetto che racconta la vita e le vicissitudini di personaggi considerati “Folli”, che hanno segnato la nostra storia. Un altro esempio di come una passione possa diventare il frutto di un progetto è A tavola con Giulio Cesare di Daniela Zeziola. Lei mixa sapientemente la sua passione per la storia con le abilità in cucina. In ogni puntata narra un contesto storico e poi dona una ricetta legata proprio al personaggio, alla cultura o al periodo storico appena narrato. Ascoltalo! È davvero interessante e curioso. 2. Concentrati sui valori di cui vuoi farti portavoce Quali sono le cause di cui sei un convinto o convinta sostenitrice? Quelle per cui senti di poterti battere o che appoggi perché affini alla tua visione del mondo. Creare un podcast che si poggia sulla nostra identità valoriale è un ottimo modo per portare all’attenzione del pubblico un messaggio profondo in cui crediamo e ci posiziona in modo netto sui temi che scegliamo di condividere. Su questo aspetto per esempio si basano molti branded podcast, cioè podcast realizzati da aziende e usati come strumento di branding e di posizionamento. Un esempio di idea podcast sui valori aziendali? Le Alleate, il branded podcast prodotto per il progetto benefit LeRosa, il cui payoff è “Ascoltare. Collaborare. Sorridere”. Proprio su questi tre verbi, che riassumono la vision dell’intera community, è stato progettato il podcast. Attraverso le storie di alcune delle donne che la compongono, ogni episodio esprime in concreto cosa significa vivere una comunità femminile basata su questi tre valori e quali ne sono i vantaggi. 3. Valorizza le tue competenze Un’idea podcast basata sul valorizzare le tue competenze personali e professionali, può tradursi nella scelta di creare un podcast di divulgazione o content marketing, focalizzato sui temi che nel tuo business già affronti in modo diretto. Questo è un metodo molto usato e utile ai liberi professionisti che vogliono posizionarsi nel proprio settore e usare il podcast come leva di marketing. In alternativa, potresti far emergere le tue competenze personali e professionali anche in modo molto più creativo e meno diretto, uscendo dai soliti schemi. Facciamo qualche esempio? Te ne propongo due. Il primo è il podcast Dai Nonna di Valeria Battaini. Lei è attrice, voice over e speaker professionista e in questo podcast si diletta ad usare la voce in modo fantastico ricreando diversi personaggi. Ogni puntata è una fiaba raccontata proprio da una nonnina alla sua nipotina, con tanto di personaggi di volta in volta diversi e magistralmente interpretati da Valeria stessa. Beh, lei attraverso questo podcast valorizza molto bene le sue abilità e usa il podcast anche come allenamento all’uso della voce. L’idea del suo podcast in questo caso attinge alle sue competenze. Il secondo esempio è Canzone della Buonanotte di Annalisa Giansante, alias Annalu, cantante, cantautrice, insegnante di canto. Nel suo podcast, insieme al co-conduttore Francesco, raccontano la storia di una celebre canzone e poi ne cantano e suonano una versione live pazzesca. Te li lascio da ascoltare. 4. Trai spunto dalle tue esperienze personali La vita può riservarci esperienze intense e che ci portano a gradi di consapevolezza profondi, che ci cambiano e ci migliorano. Queste esperienze sono spesso fonte di grande ispirazione sia per chi sta vivendo situazioni simili, sia per chi non conosce la realtà di alcuni contesti e a cui potrebbe essere utile conoscere. Se hai vissuto esperienze personali che ti hanno segnato in modo particolare e che hanno influito sulla tua vita attuale, prova a pensare a come possono essere di aiuto a chi ti ascolterà. Cosa raccontano di te e di quello che sei oggi? Anche in questo caso voglio citarti qualche esempio concreto di podcast. È il sesso bellezza di Giulia di Quilio, attrice e performer di burlesque, parla in prima persona di tabù, rapporto con il proprio corpo e con il sesso, tra ironia e distacco. Il secondo è Lendas, di Loretta da Cosa Perrone, Content Manager e Copywriter italo-brasiliana, che ci porta in un viaggio tra Brasile e Italia tra folclore, leggende e la sua infanzia. Infine, non posso non citare Ponti Invisibili di Teresa Potenza, giornalista ed esperta in Medio Oriente, che racconta la sua vita in Siria prima e durante i primi conflitti di guerra, portando alla luce il suo approccio giornalistico di Slow Journalism. 5. Lasciati contaminare da ciò che leggi, ascolti e osservi I libri sono una grande fonte di ispirazione, soprattutto se riguardano temi specifici sul tuo settore professionale, ma non solo. A volte l’ispirazione non riguarda solo l’argomento in sé, ma anche il modo in cui viene sviluppato o raccontato. Oltre ai libri, anche le serie TV o altri podcast possono rivelarsi scintille per accendere un’intuizione e da trarre l’ispirazione giusta che ti serve per sviluppare l’idea del tuo podcast. Usa poi questi spunti per adattarli al tuo tema e al tuo modo di comunicare. L’importante è che non sia la replica di un altro podcast. 3 idee podcast per liberi professionisti Leggi tutto 6. Ascolta le persone con cui ti relazioni Restando in tema di podcast per il tuo business, pensa a cosa si chiedono i tuoi clienti. Quali sono le domande e gli argomenti più frequenti che ti rivolgono? Sono persone che appartengono ad una profilo preciso che ha bisogni, dubbi o esigenze specifiche? Il pubblico è sempre il vero protagonista del podcast. Ciò significa che è un contenuto che deve essere utile agli ascoltatori non solo a te. Tenendo a mente questo, credi possano esserci curiosità o aspetti che nessuno racconta ma che tu conosci molto bene e che puoi svelare in un podcast? Su questo punto ti porto l’esempio della seconda stagione del podcast Diventare Wedding Planner di Elisabetta Bilei, wedding planner e mentore per aspiranti e futuri professionisti del settore. Nel suo podcast ci porta dietro le quinte del suo lavoro raccontando vere storie di matrimoni con tutti gli imprevisti possibili e di come sono stati gestiti. Insomma una divulgazione resa concreta. 7. Restringi il campo Usa il podcast per parlare solo a un profilo specifico di cliente o interlocutore tipo, oppure per trattare argomenti molto verticali in profondità. Offrirai così un contenuto di alto profilo diversificando la tua comunicazione rispetto ad altri canali esistenti. Potresti approfondire tematiche che tratti nel tuo blog, ma argomentando e integrando i contenuti con interviste, casi studio, contributi audio esterni, storie, aneddoti, curiosità. Addirittura potresti creare una sorta di spin off del tuo blog. In questo modo crei una sinergia con altri canali senza duplicarne i contenuti, ma trattandoli in modo del tutto diverso o focalizzato. Podcast per blogger: le idee per cominciare Leggi tutto 8. Rendi accessibili e fruibili le informazioni A molte persone piace imparare cose nuove, ma non sempre hanno la possibilità di accedere a informazioni attendibili o di qualità su determinati argomenti. Se sei per esempio un giornalista, un divulgatore, uno studioso e hai accesso a fonti o documentazioni divulgabili, non riservate ma che possono diventare di utilità per il pubblico, perché non essere un facilitatore di queste informazioni? Semplificare, rendere chiari concetti poco comprensibili, attingere a fonti autentiche e di valore di cui disponi a beneficio della cultura. Tra questi cito il podcast di Alessandro Barbero, curato da Fabrizio Mele. Una raccolta non ufficiale a scopo divulgativo delle sue conferenze sulla storia. 9. Definisci l’intento della tua comunicazione Riflettere sull’intento comunicativo è un’altra leva per stimolare nuove idee podcast. Con quali finalità vuoi creare il podcast? Educare, informare, formare, diventare opinion leader, intrattenere, ispirare, sensibilizzare su temi sociali, sono alcuni esempi. Forse hai già scelto il tuo tema portante, ma l’idea giusta del podcast potrebbe risiedere nella forma con la quale lo tratti. Il taglio, lo stile, la prospettiva con cui si affronta l’argomento può cambiare radicalmente il progetto e quindi darti la possibilità di sfruttare un’idea già adottata da altri ma con una veste nuova e personale.  10. Sviluppa temi complementari Hai mai pensato di fare un podcast in coppia? Magari con professionisti che operano in ambiti correlati al tuo? Questa è sia un’ottima soluzione per creare un podcast a budget ridotto, in quanto ti consente di ripartire le spese di produzione, sia per offrire al pubblico un contenuto diverso e di grande valore aggiunto. Cerca partner con cui collaborare e che possano ampliare le tue conoscenze o apportare un punto di vista nuovo e correlato al tuo. ConTanti Saluti è uno degli esempi podcast che ha combinato due figure professionali diverse ma complementari. I due conduttori sono Emanuela Rinaldi, sociologa e docente universitaria sui temi legati alla cultura finanziaria, ed Enrico Bertolino, comico ma anche un professionista con anni di lavoro in banca alle spalle. Entrambi si occupano o si sono occupati di finanza, ma grazie alle esperienze diverse pur se affini portano punti di vista nuovi e le idee si mescolano e si contaminano. Conclusioni Questi sono i miei 10 spunti per stimolare nuove idee per il tuo podcast e tirare fuori dal cassetto quel progetto che ancora non ha visto la luce. Nessuno ti vieta di mixare questi consigli, abbinarli tra loro e sollecitare la produzione di altre idee.  Stimolare nuove idee podcast è il primo passo quindi iniziare a lavorare a qualcosa di concreto. E se dopo che hai trovato un’idea volessi sapere se è quella giusta, contattami e ti aiuterò a progettare il podcast adatto a te. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Si è appena conclusa la settima edizione del Festival del Podcasting 2022 e io sono ancora nel vortice di emozioni, stanchezza, novità e sorrisi, tanti sorrisi. Sì perché quando podcaster di tutta Italia, editori, piattaforme, brand del settore e sponsor si riuniscono per il più grande evento italiano dedicato al mondo del podcast e dello streaming audio, non può che essere altrimenti. Sensazioni condivise da chi lo frequenta da anni, da chi era lì per la prima volta, ma anche (e soprattutto) da chi lo vive da dentro e contribuisce a dargli forma fin nei mesi precedenti. Il Festival del Podcasting è organizzato da Giulio Gaudiano, patron dell’evento, e da una schiera di volontari podcaster che mettono a disposizione la loro professionalità e il loro tempo per attivare la macchina organizzativa. Io sono alla mia quarta edizione come membro dello staff organizzativo e ogni anno è un crescendo di novità, livello, partecipazione. Se ti sei perso il Festival, seguimi e scopri con me i momenti salienti visti da chi era nello staff organizzativo. Il festival del podcasting oggi Com’è andata questa edizione 2022? Partiamo dai numeri. Si sono susseguiti sul palco fisico e virtuale ben 115 speaker che hanno animato 16 tavole rotonde, 10 workshop, 22 “FocusOn” di approfondimento, 4 talk ispirazionali, 4 podcast live, 2 presentazioni di libri e 13 “Storie di podcaster”. Più di 100 podcast sono stati candidati e presentati nella sezione dedicata ai Podcaster Emergenti, un momento sempre molto atteso sia da chi entra nel mondo del podcasting da neofita, sia da chi lo vive da più tempo. Ben 900 persone tra podcaster alle prime armi, professionisti del mondo digital audio, editori e rappresentanti delle piattaforme, hanno preso parte al programma che si è svolto lungo l’intera settimana dal 3 ottobre all’8 ottobre 2022: cinque giorni online e nella giornata conclusiva in presenza presso Le Village by CA di Milano. ASSIPOD – Associazione Italiana Podcasting, l’ente no-profit impegnato nella diffusione della cultura del podcasting in Italia, ha presentato la creazione della Casa del Podcast a Roma, all’interno di Technotown, struttura del Comune di Roma dedicata all’applicazione delle nuove tecnologie alla creatività e all’innovazione. Numerosi gli sponsor dell’evento che, nell’edizione 2022, sono stati Amazon Music, Spreaker from iHeart, Patreon, Vois, Goodmood e Voxyl voce gola. Ad aprire il festival lunedì 3 ottobre Amazon Music con il discorso di Craig Strachan, Head of Podcasts per Europa, Australia e New Zealand, sulla visione che Amazon Music ha del Podcast e del suo ruolo in Italia e nel mondo: promuovere il podcast come strumento per portare alla luce le storie individuali e i movimenti che promuovono la diversità e l’inclusione. Dj LoQi Libri del Festival Visione che si sposa in pieno con i valori e la cultura del Festival espressi proprio dal fondatore Giulio Gaudiano. Nel suo speech d’apertura ha infatti sottolineato l’importanza di promuovere il podcasting indipendente e sostenerlo creando occasioni di crescita e condivisione, mettendo in connessione altri podcaster e realtà editoriali. “Non ci dimentichiamo che il podcasting nasce indipendente e nasce libero. È stata questa libertà a stimolare la creatività ed è stata questa creatività e questa abbondanza di contenuti, di idee…” a renderlo grande oggi.Giulio Gaudiano Le novità dell’edizione 2022 Questi i numeri del Festival del Podcasting oggi, che confermano quanto sia cresciuto l’evento nel corso degli anni. Ricordo la mia prima partecipazione nel 2019 da podcaster emergente: poco più di 300 partecipanti e una sola giornata in presenza al Talent Garden di Milano. Nel 2022 il Festival dura una intera settimana e dà spazio a un programma molto più fitto e ricco di contenuti. Questa la prima importante novità di questa settima edizione. Lunedì 3 ottobre la giornata era dedicata a creatività e creazione di contenuti: concept, format, scrittura o improvvisazione. Il Martedì 4 ottobre, giorno dedicato a produzione e sound design, si è parlato di ciò che è necessario per creare un podcast di qualità: dall’attrezzatura, registrazione, sound design e montaggio. Mercoledì 5 ottobre gli incontri online si sono concentrati su piattaforme e tecnologie di distribuzione mettendo a fuoco le migliori strategie di marketing per far crescere una podcast. Giovedì 6 ottobre si è parlato di modelli di business e monetizzazione: dall’advertising al crowdfunding per capire quanto e come si guadagna con un podcast nel mercato italiano. Venerdì 7 ottobre, l’ultima giornata online, è stata dedicata al branded podcast. Qui hanno parlato sia le aziende che hanno scommesso sul podcasting per raccontare il proprio brand, sia i produttori ed editori che hanno creato branded podcast di successo. Tra questi c’ero anche io insieme al Direttore Marketing di Bennet S.p.A., Simone Pescatore, per presentare i risultati ottenuti con il nostro podcast Storie nel Carrello e promuovere il podcasting nel mondo della GDO. Sabato 8 ottobre, infine, la giornata dal vivo è stata interamente dedicata ai trend, all’ispirazione e al networking. Ma non solo. Infatti, tra le novità di quest’anno ci sono state proprio le esibizioni dal vivo di 4 tra i migliori podcast italiani dell’ultimo periodo: Bistory, il podcast che dal 2018 racconta storia dal punto di vista dei personaggi meno conosciuti. L’autore Andrea W. Castellanza, insieme al sound designer Paolo Righi e al doppiatore Edoardo Daltin hanno portato una puntata speciale dedicata alla genealogia del podcast.È il sesso bellezza, ideato, scritto e prodotto da Giulia Di Quilio, attrice e performer burlesque che in una dimensione intima e personale affronta i temi caldi del sesso. Qui ha presentato un’anteprima della sua seconda stagione in uscita nei prossimi mesi.Storie di economia finanziaria, il podcast realizzato dai fondatori della startup Bankstation, Luca Dann e Francesco Namari. Insieme alle voci di Giorgio Namari e Anna Caterina Helm e al sound designer Andrea Roccabella, la puntata speciale parlava dell’accesso al credito raccontato con le app di incontri.Architettura di una canzone, il podcast che scompone e ricostruisce le canzoni che hanno fatto la storia della musica attraverso tecnica e narrazione. Giuliano Dottori, musicista e cantautore insieme a Loretta Da Costa Perrone, hanno presentato una versione inedita della puntata dedicata a David Bowie con i suoni live di chitarra e basso. Performance live Ester Memeo Inoltre, sempre nella giornata di sabato 8 ottobre il palco ha ospitato la consegna del Premio Podscar al giornalista Carlo Annese e l’annuncio del riconoscimenti Pod24 di Radio 24 a Francesca Zanni per il podcast “Rumore” e a Sofia Nardacchione e Angelo Miotto per il podcast “Operazione infinito”. Infine, ad allietare tutti gli ospiti presenti nella giornata del Sabato, la musica del Dj LoQi che in una performance livestream ha dato un tocco magino all’intera atmosfera del festival. Dietro le quinte dell’organizzazione La macchina del festival si mette in movimento mesi e mesi prima, e chi ha già organizzato eventi sa che le attività da coordinare sono davvero tante. Se l’edizione 2019 per me rappresentava l’inizio di una carriera nel mondo del podcasting, oggi nel 2022, sono parte dello staff organizzativo e in questa edizione anche presentatrice delle performance live del Festival. I 18 volontari, membri a loro volta dell’Assipod, hanno messo a disposizione le loro personali competenze per creare il programma, sviluppare i software di gestione degli interventi, coinvolgere gli speaker, organizzare incontri di network, scegliere e allestire la location, preparare i comunicati stampa e accogliere con il sorriso ogni partecipante. Ringrazio tantissimo ciascuno di loro proprio per come insieme abbiamo lavorato. Parte dello staff del Festival del Podcasting 2022 Ciò che contraddistingue il Festival del Podcasting è la cultura stessa del podcast, libera e indipendente, scevra da ogni sovrastruttura competitiva e aperta a ciò che offre valore a chi ascolta i nostri podcast. Credo sia proprio questo il segreto del suo successo. Un successo misurato non solo nei numeri che ogni anno evidenziano una crescita esponenziale, ma anche e soprattutto nel sentiment che si respira in ogni giornata tra addetti ai lavori, professionisti, emergenti e aspiranti podcaster. Prevale la componente umana, non la performance fine a se stessa. Ed è proprio la componente umana a dare alla performance ciò che la rende grandiosa. Questo è ciò che ogni anno portiamo avanti come team organizzativo del Festival e ciò che spinge tutti noi a creare un evento di tale portata. I valori che ci accomunano sono la condivisione e la libertà di espressione. Che poi, sono gli stessi che mi contraddistinguono come podcaster professionista. Il Festival del podcasting non finisce mai Se l’edizione 2022 ha appena lasciato la sua scia, noi siamo già proiettati alla prossimo appuntamento. Il Festival del Podcasting 2023 si terrà dal 25 al 30 settembre, sempre in versione online e in presenza. La decisione di anticipare di qualche giorno l’evento è finalizzata a festeggiare tutti insieme la giornata mondiale del podcasting che cadrà appunto sabato 30 settembre 2023. Come non esserci? Se non vuoi perdertelo e anzi, vuoi entrare a far parte del mondo del podcasting, iscriviti alla newsletter Prospettive e sarai tra i primi a conoscere le novità del settore e chissà, magari diventare uno dei prossimi podcast emergenti. E se così fosse, scrivimi, sarò lieta di accompagnarti come Podcast Coach a realizzare il tuo desiderio. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Per differenziarsi dalla concorrenza, oggi non è più sufficiente essere bravi nel proprio lavoro. Ormai, la qualità di un prodotto o di un servizio è praticamente la base per restare attivi sul mercato. I consumatori come me e te sono diventati molto più attenti di un tempo a ciò che acquistano e, a meno che tu non stia vendendo delle commodity, non è il prezzo a fare la differenza. Serve altro per distinguersi, qualcosa che ha più attinenza al come e al perché facciamo quello che facciamo, rispetto al solo cosa proponiamo. Su questo punto, il libro Partire dal perché di Simon Sinek parla chiaro, e se sei in cerca della tua proposta di valore ti consiglio di leggerlo. Avere una vision e una mission chiare, dunque, è il punto di partenza. Ma non finisce qui. Possiamo avere i valori più elevati, l’offerta migliore di questo mondo, l’elemento unico e originale che ci differenzia dagli altri, ma se nessuno sa che esistiamo, abbiamo un problema. Soprattutto se sei nella fase di avvio di una nuova attività, non puoi aspettare passivamente che siano gli altri a notare te e il tuo brand. Perché non esistiamo solo noi. La comunicazione è la linfa vitale di un business, piccolo o grande che sia. Senza di essa nessuno saprebbe cosa fai. Il fatto è che anche i tuoi competitor fanno la stessa cosa. Usano i canali di comunicazione per promuoversi e aumentare la propria visibilità. Dunque, cosa serve per distinguersi dalla concorrenza a livello comunicativo? È questo ciò di cui ti parlerò in questo articolo. Lo farò con la mia voce unita a quella di Elena Bizzotto, igienista dentale e podcaster, che ci racconterà come è riuscita a trovare il suo elemento differenziante e a trasformare la sua comunicazione e il suo business proprio grazie al podcast.  Intervista ad Elena Bizzotto Elena Bizzotto è la protagonista della prima intervista di Podcast per il Business. Igienista dentale, musicista, podcaster ed autrice di ben 4 podcast (spoiler: il quinto è in arrivo).  Ho avuto il piacere di intervistarla durante una chat vocale dell’Associazione Italiana Podcasting di cui è una delle fondatrici. “Elena, come sei arrivata al podcasting, considerando il tuo background e la tua professione, forse un po’ lontana da quelle tipicamente digitali?” “Sono arrivata al podcasting come una conseguenza naturale e inevitabile del mio background come musicista. L’audio è per me un canale preferenziale e io stessa ero (e sono) una grande ascoltatrice di podcast. All’inizio, mi sono avvicinata come utente, fino a diventare una podcast-addicted. I tragitti in macchina e tutti quei momenti “di fermo” per me sono utili per ascoltare i podcast.  Prima di raccontarmi, parto dal presupposto che amo moltissimo il mio lavoro e non volevo cambiarlo. Ho iniziato a lavorare come libera professionista senza avere minimamente la concezione di come dover affrontare il mio lavoro con la mentalità da imprenditrice.  Di fatto, sono entrata nel mondo della libera professione con la mentalità da dipendente dato che già a quell’epoca lavoravo anche 10 o 11 ore al giorno, sabati compresi. Ad un certo punto, mi sono resa conto che mi mancava quel mindset che, invece, dovrebbe appunto avere un imprenditore. In particolare, sentivo di non avere competenze legate agli strumenti, le conoscenze legate al mondo del business. Amando i podcast, è stato per me naturale scegliere questo canale per iniziare ad attingere a concetti e nozioni di marketing. Mano a mano è cresciuto in me il desiderio di creare qualcosa di mio e ho iniziato con un blog. Mi sono subito resa conto che nel mondo digitale, il sito era qualcosa di completamente mio su cui nessuno poteva mettere le mani o dire la sua. Era il mio luogo digitale.  Come il podcast mi ha aiutato a differenziarmi Nella realtà dei fatti, la scrittura non l’ho mai sentita come il mio strumento. Quindi è scattato in me qualcosa che mi ha portata a chiedermi “ma se io amo tantissimo ascoltare podcast e parlare con i miei pazienti, perché non iniziare a farlo?”. Spesso i miei pazienti mi dicevano “Dottoressa, questa cosa non me l’ha mai spiegata nessuno come ha fatto lei”.  Ecco, per spiegare le cose in ambito medico ci vuole del tempo. Nel mondo digitale però sappiamo che i social scorrono veloci ed i video devono essere di 20 secondi. Non si può parlare di concetti che richiedono del tempo per essere raccontati e spiegati, pensavo.  Ho sempre cercato di usare molto le metafore per semplificare e far immaginare i concetti. Ecco perché ho pensato che il podcast fosse perfetto! Èd è stato proprio il podcast a trasformarmi, piano piano, anche come professionista. Le mie colleghe erano allora presenti nel mondo digitale usavano tutte i canali social e lavorando molto col video. Io invece ho voluto differenziarmi dai competitor con il podcast. A dirla tutta, è stato proprio grazie a ciò, che il mio podcast è diventato un branded podcast: parlava di me come professionista… senza parlare di me.  Inoltre sono stata la prima igienista dentale ad usare il podcast come strumento di divulgazione e questo ha destato curiosità nel mio ambiente”. Raccontarsi in modo unico e personale “Elena, quali sono stati gli ostacoli che hai incontrato nell’attuare questa tua scelta comunicativa?” “I primi esperimenti li ho fatti a cavallo tra 2017 e 2018. Quando dicevo ai miei pazienti di avere un podcast, la loro reazione era di smarrimento. Perdevo più tempo a spiegare cosa fosse un podcast e a come ascoltarli, piuttosto che a spiegare loro l’argomento.  Ho cercato di facilitare questo aspetto, indirizzandoli al mio sito dove ogni puntata del podcast diveniva un articolo di blog, con al suo interno la versione audio da ascoltare.  “In riferimento ai tuoi obiettivi personali come ti ha aiutato il podcast a migliorarti come professionista?” È una grande opportunità di crescita personale. Assolutamente. Sarebbe riduttivo scegliere questa opzione solo in merito alla capacità di questo canale di differenziarci rispetto ai nostri competitor. Il fatto di dover raccontare, ingegnandomi su come farlo in maniera piacevole, mi ha reso ancora più brava. Inoltre, ho fatto un corso di aggiornamento come speaker, per acquisire più scioltezza e sicurezza nel parlare. Un qualcosa che mi è tornato utile naturalmente anche in tutti gli altri ambiti della mia figura professionale.  Quello che è successo è che, ad un certo punto, ti ritrovi a raccontare ciò che è la tua materia, nella tua maniera. Diventa unica e personale, ed è lì che ti differenzi rispetto agli altri colleghi. All’inizio spiegavo le cose diversamente ma non ne avevo consapevolezza. Fare podcast mi ha reso cosciente del fatto che la mia divulgazione è diversa da quella degli altri colleghi e delle altre colleghe.  Esattamente da questa consapevolezza incominci a capire quali sono i tuoi punti di forza quali quelli in cui puoi migliorare”. I nostri cambiamenti ci differenziano dagli altri “Che tipo di riscontro hai avuto in seguito alla scelta di usare il podcast nel tuo business?”. “Il primo cambiamento è stato quello di iniziare a dire consapevolmente – e con soddisfazione – anche dei bei “no”. Questa cosa mi ha fatto percepire diversamente come professionista.  Il secondo è che mi si sono aperte molte opportunità perché il mio obiettivo inizialmente era quello di diversificare il mio lavoro: entrare nel mondo della formazione;tenere delle lezioni all’università;insegnare ai master. Le mie entrate non provenivano più solo dal mio lavoro (ad ore) con il paziente ma da attività extra provenienti grazie al podcast”. “Quale consiglio daresti a chi oggi ha una libera professione e vorrebbe iniziare un podcast per fare marketing?”. “Iniziare subito! È fondamentale!  Oggi, a maggior ragione, non ci sono più scuse. Non bisogna neanche più impazzire per cercare tutorial, come ho fatto io. Soprattutto, se si svolge una professione in cui esiste già una componente di racconto – che sia anche solo raccontare il proprio mondo – vale la pena iniziare a farlo. È importante esserci, raccontare e farlo a modo proprio con la propria sensibilità, con la propria creatività”. “Elena, siamo arrivate all’ultima domanda di questa intervista: secondo te bisogna essere una grande azienda per usare il podcast per far crescere il proprio business?” Io credo assolutamente che un libero professionista possa trovare nella creazione di un podcast, uno strumento utilissimo. Basti pensare a quante volte rispondiamo, per esempio, alla domanda di un cliente. Magari questa stessa domanda ti viene posta spesso e ogni volta rispondi la stessa cosa.  I contenuti audio per seminare la concorrenza “Creare un contenuto audio che i clienti possono ascoltare, come se ti avessero lì, ti permette di ottimizzare lo sforzo. Se sei un libero o libera professionista puoi utilizzare il podcast per raccontare a tutti che lavori in maniera completamente diversa. Allora raccontiamoglielo! Usiamo la nostra voce che è uno strumento potentissimo per farci conoscere. La nostra voce è unica ed è senza dubbio un tratto che ci differenzia dalla nostra concorrenza. Dall’altra parte chi ti ascolta lo fa in maniera molto intensa. Quando mi mettevo le cuffie e ascoltavo per ore e ore questi podcast, mi sono sentita trasformata. Capivo il loro modo di lavorare, imparavo, entravo nel loro mondo di professionisti, sposavo i loro valori e il loro modo di affrontare il business.”  Tutti i riferimenti e i podcast di Elena Bizzotto li trovi sul suo sito. Conclusioni Per differenziarsi dalla concorrenza possiamo e dobbiamo lavorare su più fronti. Uno di questi è il modo in cui comunichiamo sul web e quali strumenti che usiamo per promuovere il nostro brand. Il podcast marketing si rivela una strategia vincente, specie se sei un libero o una libera professionista come Elena. A questo punto tocca a te decidere se vuoi stare un passo avanti alla concorrenza. Io posso aiutarti a creare la tua strategia di comunicazione audio che parli di te e del tuo brand. Iniziamo? Scrivimi all’indirizzo contattami@estermemeo.it e facciamo la differenza. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Su come fare personal branding si fa un gran parlare ma fino a un paio di anni fa quasi non ne conoscevo l’importanza. Quando ero dipendente in azienda non mi importava promuovere me stessa o le mie competenze. Pensavo che la cosa non mi riguardasse affatto. In fondo tutto ciò che poteva arrivarmi in termini di carriera e opportunità credevo fosse quasi “dovuto” per aver fatto un buon lavoro. E invece no. Se non ero io a credere per prima alle mie potenzialità, di certo non potevano farlo gli altri. La mia comunicazione era totalmente assente all’interno dell’azienda ma anche sui social. Chi lavorava con me sapeva in che modo operavo e le caratteristiche che mi distinguevano. Ma cosa facevo per costruirmi un brand personale che andasse oltre le quattro persone del mio ufficio? Nulla. Era ovvio che senza questo non potevo aspettarmi più di quello che avevo. Grazie ad alcuni professionisti di personal branding, da cui ho imparato tantissimo, oggi so che far conoscere la propria competenza, esperienza e pensiero serve a creare relazioni, network e opportunità. Tanto più oggi che sono una libera professionista. Gli strumenti che si possono usare per farlo sono diversi, tra cui il podcast. Prima di parlarti di come fare personal branding con il podcast, partiamo dall’inizio: cos’è e a chi serve. Cos’è il personal branding Fare personal branding significa promuovere se stessi costruendo una immagine professionale che possa identificarti per ciò che sei, i tuoi valori, la tua competenza, esperienza e credibilità. È l’arte di saper creare una marca personale in base alla quale ci differenziamo dagli altri per i nostri tratti distintivi. La capacità di saper comunicare ciò che ti caratterizza, ti posizionerà nella mente delle persone. Sarà sulla base della percezione che gli altri avranno di te che ti sceglieranno, in qualunque ambito, che siano clienti, collaboratori, datori di lavoro o partner commerciali. Nella nostra epoca digitale, l’obiettivo è creare una propria web reputation diventando riconoscibili e credibili come brand. Citando le parole di Riccardo Scandellari nel suo libro Dimmi chi sei, “il gioco del branding è facile: sei ciò che dici e quello che mostri di apprezzare”Dimmi chi Sei È vero, il gioco è facile ma creare una brand image è un’attività vera e propria, un investimento in termini di tempo ed energie che richiede costanza e lavoro. La reputazione è un elemento importante per il posizionamento personale e le aspettative degli altri non sono da sottovalutare. Tutto si gioca sulla credibilità e sulla fiducia che ne deriva. Ma funziona se sai comunicarlo. Potresti essere il migliore nel tuo settore ma se nessuno sa chi sei, allora non c’è neanche partita. Perché fare personal branding oggi A meno che tu non voglia essere una commodity, se vuoi fare breccia nel cuore delle persone, devi rendere evidente il valore che hai da offrire. Siamo in un momento storico in cui chiunque prima di acquistare un prodotto si informa, legge recensioni, valuta le caratteristiche e lo confronta con altri similari. A prescindere dal prezzo, ciò che acquistiamo è il valore che percepiamo. Nel personal branding il prodotto siamo noi ed è questo che bisogna comunicare. L’obiettivo è riuscire a valorizzarti per farti scegliere e preferire come freelance, come dipendente o partner per le tue caratteristiche differenzianti. Il posizionamento personale definisce il modo in cui conti di competere e vincere e quindi sapersi distinguere. Puntare solo sul prezzo non è vincente nel medio-lungo termine. Pensa al motivo per il quale siamo disposti a spendere centinaia o forse migliaia di euro per acquistare un prodotto della nostra marca preferita. Ad esso leghiamo un valore emotivo o di autorealizzazione che, il più delle volte, va al di là di quello intrinseco. La stessa cosa accade tra le persone. Scegliamo chi ci attrae per affinità, per valori condivisi, per la percezione di fiducia che trasmettiamo. I nostri punti di forza forse riguardano il modo in cui gestiamo un progetto, la precisione nei dettagli, la capacità di comprendere le esigenze del cliente, la creatività o forse il rispetto delle scadenze.Non è detto che le nostre caratteristiche piaceranno a tutti. E non è necessario che sia così. Attireremo le persone per cui questi punti di forza saranno importanti per loro. Dunque il primo passo è capire qual è il tuo valore, la tua mission e cosa ti rende unico. Il secondo è comunicarlo. Ma prima di parlare di comunicazione, facciamo un altro step. A chi serve il personal branding Nell’introduzione ti raccontavo della mia esperienza in azienda come dipendente. In quel lungo periodo di attività il mio personal branding era inesistente. Oggi da freelance ho cambiato registro comunicativo ma se mi guardo indietro mi rendo conto dell’errore di non aver costruito una mia marca personale già allora. Il personal branding è importante per tutti. Facciamo qualche esempio? Se fossi un dipendente o un top manager e aspiri a fare carriera e cambiare segmento, dovresti rinforzare le tue competenze o addirittura riqualificarti professionalmente per essere più appetibile sul mercato. In tal caso dovrai fare un lavoro di riposizionamento per accedere a nuove opportunità. Un imprenditore, invece, avrebbe un altro obiettivo: rafforzare la propria credibilità in azienda per aumentare la visibilità e la reputazione del proprio business. Tutto ciò che comunicherà influirà sulle scelte dei potenziali clienti o fornitori rispetto ai competitor.Ma anche un giovane che ha appena terminato gli studi avrebbe bisogno di farsi conoscere per entrare nel mercato del lavoro, ad esempio usando al meglio Linkedin e facendosi conoscere per le proprie competenze o risultati raggiunti. Per i liberi professionisti investire sul personal branding è praticamente necessario. Fare promozione personale non dipende dal tipo di professione o inquadramento che abbiamo nel lavoro. È legata ai nostri obiettivi.Quali strumenti possiamo usare per il self branding? I social, per esempio, ma anche il blog, i video, gli eventi off line e anche un media in forte crescita come il podcast. Promuovere il brand personale con il podcast Il podcast per il personal branding ha tanti vantaggi. Vale la pena esplorare questo nuovo media in forte crescita proprio perché ha potenzialità diverse rispetto ad altri e riesce a valorizzare bene la personalità di chi lo usa. Ho già accennato ai vantaggi del podcast parlando di Content Marketing e Podcast: la sua modalità di fruizione così flessibile è un forte valore aggiunto alla tua comunicazione. Chi ascolta decide quando, per quanto tempo e dove farlo. Essendo on demand attrae un pubblico targettizzato che sceglie spontaneamente cosa ascoltare. Non solo, dedica del tempo prezioso. Un tempo decisamente superiore alla fruizione di un post sui social o di una lettura veloce di un post blog. Ma ciò su cui voglio farti riflettere è che con il podcast esprimi tutta la tua personalità attraverso la voce, la modalità con cui affronti gli argomenti, la logica di sviluppo dei contenuti e tutta la tua esperienza. Se anche affrontassi la stessa tematica di qualcun altro, il tuo stile sarà sempre diverso. Questa è la leva differenziante. L’autorevolezza e la credibilità saranno evidenti dall’empatia della tua voce. Essendo poi un media in espansione è ancora un oceano blu rispetto ad altri strumenti di personal branding. C’è poca concorrenza. E si sa che chi parte prima meglio si posiziona. Non deve essere certo l’unico obiettivo che ti poni per usare il podcast, ma è un vantaggio da tenere presente. Con i freelance con cui ho avuto il piacere di lavorare per realizzare contenuti podcast, l’obiettivo era proprio il loro personal branding, comunicando il valore del loro prodotto: se stessi. Ma anche in questo caso, nulla va lasciato al caso. Si progetta, si analizza e si sceglie il miglior modo di comunicare. Se stai pensando di valorizzate la tua brand image, potresti trovare nel podcast la risposta e io sarò lieta di aiutarti a farlo. Cominciamo? Ester MemeoPodcast Coach e Producer. Curiosa tanto per cominciare, ma anche volitiva e tenace. Motociclista per passione, milanese per nascita. Ha stravolto la sua carriera aziendale per dare vita a un suo progetto personale che poi è diventato molto altro. Oggi il podcast è il suo lavoro e aiuta chi inizia da zero a realizzare il suo progetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? La risposta veloce è No, ma ora vedremo il perché partendo dallo spiegare cosa sono i contenuti duplicati.  Contenuti duplicati: cosa sono? Il termine contenuti duplicati riguarda la disciplina della SEO. Si tratta di testi o blocchi di testo completamente identici pubblicati su pagine web diverse, quindi accessibili da URL differenti. Si parla di contenuti duplicati interni, se questi differenti link si trovano all’interno dello stesso dominio, oppure esterni se sono presenti su domini diversi. Dal punto di vista SEO i contenuti duplicati rappresentano un problema in quanto di fronte a una medesima query di ricerca esistono più contenuti con la stessa risposta. Google non capisce quale URL offre il contenuto più rilevante per l’utente e potrebbe considerare questa pratica un inganno nel tentativo di generare più traffico verso i propri siti. Infatti, a causa dei contenuti duplicati Google potrebbe penalizzare il dominio e far perdere dunque visibilità e posizionamento.  Ecco perché è altamente rischioso usare gli stessi contenuti su più pagine di uno o più siti, anche se appartenenti alla stessa fonte. I contenuti duplicati non sono solo il testo una pagina web o di un articolo blog, ma anche il titolo e la sua meta description, che sono di fatto tra gli elementi più rilevanti nell’ottimizzazione SEO on-page. E per evitare ricadute in ambito SEO dovute alla duplicazione, è giusto che anche questi due elementi siano unici. Descrizioni episodi podcast: come scriverle in modo efficace Leggi tutto Contenuti duplicati e podcast: qual è il legame? Nell’articolo su come ottimizzare le descrizioni podcast per i motori di ricerca, spiego che la distribuzione della stessa puntata su più piattaforme podcast, crea di fatto link diversi per ciascuna app di ascolto ma con il medesimo titolo e la medesima meta description, che ereditano dal hosting provider con il quale è stata distribuita. Per esempio: se hai prodotto una puntata podcast che risponde alla query di ricerca come creare una sigla podcast, e quella stessa puntata l’hai distribuita su Apple Podcast, Spotify, Spreaker e altre app, nella SERP di Google compariranno tutti i link di queste piattaforme e tutti avranno lo stesso titolo e la stessa descrizione. Potenzialmente saremmo in presenza di un contenuto duplicato. È davvero così? Come dicevo all’inizio no. In questo caso si tratta di una semplice distribuzione su più piattaforme di uno stesso contenuto e non la pubblicazione di contenuti identici su più siti. Questo infatti non è penalizzante, ma anzi presidiare la SERP con più link sullo stesso argomento non fa altro che aiutare il tuo posizionamento. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? I parametri UTM sono uno strumento importante in fase di analisi della strategia di marketing. Servono a capire la reale efficacia dei canali di comunicazione usati nel proprio business. Ci consentono di monitorare l’impatto di ciascuno di essi, conoscere gli interessi del proprio target, valutare le performance dei contenuti pubblicati e persino misurare le conversioni.  Il podcast è uno dei canali di comunicazione che completano l’ecosistema comunicativo di un brand, piccolo o grande che sia. Come tale, se usato come strumento di marketing, contribuisce a sostenere il business portando traffico verso i canali di conversione, come ad esempio il sito web.  Tuttavia, essendo il podcast un contenuto audio e per certi versi quasi più immateriale di un contenuto visivo e testuale, come si fa a misurarne l’efficacia, a tracciarne l’impatto e a isolarlo rispetto a tutti gli altri canali di comunicazione? Usando i parametri UTM. In questo articolo ti spiegherò cosa sono e come usarli per tracciare il traffico verso il tuo sito web, proveniente dal podcast. Tracciamento dei dati: a cosa serve Se hai un sito web e questo è anche il tuo canale di conversione diretta, è importante capire anche quali sono le fonti di traffico in entrata, ovvero è importante capire da dove le persone arrivano verso il nostro sito web. Il traffico in entrata potrebbe arrivare da: motori di ricerca, magari in risposta a una query di ricerca dai social, se hai condiviso link diretti verso il tuo sito newsletter campagna di advertising. Ma in che misura ciascun canale di comunicazione contribuisce al traffico in entrata verso il nostro sito? Quali pagine visitano gli utenti? Sono tutti aspetti importanti da conoscere perché ci consentono di misurare l’efficacia della nostra strategia di marketing e monitorare le aree di miglioramento. Google Analytics per tracciare i dati A questo proposito, Google Analytics (G.A.) è uno strumento potentissimo, anzi direi LO strumento di analisi per eccellenza: è gratuito ed è messo a disposizione da Google per monitorare il proprio sito web. Ti consente di analizzare tutte le tue fonti di traffico e il comportamento degli utenti.  Infatti sulla base di alcune logiche di aggregazione, G.A. classifica in modo schematico la provenienza del traffico, permettendoti di analizzarli in modo mirato.  Può capitare che G.A. non riesca a determinare in modo corretto alcune fonti di traffico o non abbia elementi sufficienti per classificarle e quindi alcune informazioni confluiscono tutte in una voce di traffico indiretto che, di fatto, fa perdere la capillarità delle analisi. Tra questi dati “non censiti” potrebbero esserci anche quelli provenienti dal podcast, ovvero dai link inseriti nelle descrizioni del podcast.  Ti ho già parlato dell’importanza delle descrizioni degli episodi del podcast sia per il posizionamento sui motori di ricerca, sia per il coinvolgimento degli ascoltatori, che per canalizzare il traffico verso i tuoi canali di conversione diretta. Il podcast infatti è un ottimo strumento per raggiungere un pubblico in target e fidelizzarlo. Ma poi per poter convertire concretamente quegli ascolti in qualcosa di più, è necessario convogliare gli ascoltatori verso un sito web o un altro canale. Tutto questo è possibile farlo, appunto, attraverso i link diretti inseriti nelle descrizioni. Ora, e qui arriviamo al fulcro dell’argomento di oggi: come si fa a isolare l’impatto di queste fonti di traffico e monitorarne l’efficacia? Parametri UTM: cosa sono I parametri UTM non sono altro che tag, o pezzettini di codice che, se aggiunti alla URL da monitorare, consentono di tracciare in maniera corretta la provenienza del traffico web. Infatti gli UTM sono spesso usati per monitorare le singole campagne di advertising. Per individuare quali specifici annunci portano maggiori conversioni e quali campagne invece presentano scarse performance. Se non mastichi molto questo tipo di informazioni, ti aiuto facendoti un esempio semplice. Immagina di attivare due campagne di advertising su Facebook con parametri diversi tra loro (ad esempio per grafica o copy differenti, oppure gruppi di target diversi), che puntano entrambe sulla stessa pagina web del tuo sito.  Su GA, il traffico proveniente da queste campagne sarà identificato tutto come fonte Facebook, senza la spaccatura per singola campagna. Come fai a sapere quale delle due campagne ti ha portato più traffico? Qui intervengono i tag UTM che ti consentono di personalizzare la URL e isolare il traffico di ogni singola campagna. Questo in sostanza il loro funzionamento. In modo simile, i parametri UTM possono essere usati anche per tracciare il traffico web proveniente dagli ascoltatori del podcast. In che modo? Come si creano QUESTI parametri? Impostare i parametri UTM per il podcast Lo strumento gratuito più comunemente usato per impostare gli UTM, si chiama Campaing URL Builder. Funziona in modo semplice perché è una struttura guidata attraverso la compilazione di un modulo online. Ti basta inserire l’URL della pagina web che vuoi monitorare e aggiungere le informazioni inerenti la fonte di traffico alla quale collegarla.  Una volta che hai compilato questo modulo, lo strumento ti genera una nuova URL che tu potrai copiare e incollare nelle note degli episodi in corrispondenza della pagina web che stai comunicando agli ascoltatori. Facciamo un esempio. Se volessi tracciare il traffico web di uno dei miei articoli di blog e inserire il link nelle note dell’episodio corrispondente, dovrò copiare la URL originale e inserirla nel modulo come primo elemento. Dopodiché dovrò identificare gli estremi della destinazione del link. Nell’immagine qui sotto vedi un esempio di compilazione. Come vedi, alcuni campi sono contrassegnati da un asterisco perché obbligatori. Altri invece sono opzionali e puoi compilarli se li reputi applicabili al tuo caso. Sembra tutto complicato ma, una volta capito il meccanismo è super semplice.  Il toocreerà un link personalizzato, come puoi vedere nell’immagine sottostante, che sarà tracciato da GA in modo corretto e separato dalle altre fonti di traffico. Questo ti permetterà di capire quanti utenti hanno visitato il tuo sito web provenendo proprio dal podcast.  Il consiglio che posso darti è di usare uno standard per tracciare il traffico proveniente dal podcast. Raccogli i dati dei tracciamenti in un foglio excel per costruire e mantenere un format chiaro. È un lavoro aggiuntivo da fare, non lo nego. Ma se vuoi sapere quanto il podcast incide sul tuo traffico web e capire se sta funzionando come strumento di marketing, è tempo ben speso.  Come dico sempre, non sono gli ascolti il parametro per capire se il tuo podcast sta avendo successo. Gli ascolti sono una condizione necessaria per raggiungere i tuoi obiettivi. Ma il vero successo si misura in KPI. Sapere che azioni compiono gli ascoltatori dopo averti ascoltato, ti aiuterà a capire se il podcast sta portando valore al tuo business e sta funzionando come canale di comunicazione. Il tracciamento dei dati è un ottimo modo per canalizzare queste informazioni ed è gratuito. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Il podcast è un ottimo modo per promuovere il proprio business e negli ultimi anni sono tanti i professionisti e le aziende che si sono interessati a questo canale di comunicazione. Contenuti nascondi 1 Come scegliere il canale di comunicazione giusto 2 Come capire se il podcast è il canale di comunicazione adatto a te 3 Come aprire il proprio canale di comunicazione podcast Forse sei tra quelli hanno scoperto il podcast da poco e ti incuriosisce sapere come funziona, o magari ne ascolti tantissimi e l’idea di averne uno tutto tuo ti alletta molto, oppure credi che la tua attività per essere al passo coi tempi debba assolutamente avere un proprio canale audio o, forse, vuoi solo differenziarti dalla concorrenza. Ecco, se in qualche modo senti di appartenere a una (o più) di queste categorie e stai pensando di creare un podcast, allora è il momento di chiedersi: “il podcast è davvero il canale di comunicazione adatto a me e al mio business?”. Perché se c’è una cosa che devi sapere è che il podcast è un lavoro duro: richiede tempo, risorse e impegno. Devi esserne consapevole prima di cominciare. E allora facciamo chiarezza e vediamo insieme quali aspetti e quali domande possono aiutarti a capire se il podcast è il canale di comunicazione che fa al caso tuo. Come scegliere il canale di comunicazione giusto Facciamo una premessa. Come ho spiegato nell’articolo sulla multicanalità, i canali di comunicazione online sono tanti e hanno caratteristiche diverse tra loro per linguaggio, formato, target, tempi di fruizione e logiche comunicative. Restando in ambito digital, troviamo: Sito webBlogPodcast marketingVideo marketingNewsletterSEOSocial mediaDigital PRAdv. Alcuni canali di marketing sono a mio avviso necessari per qualunque business, altri possono essere selezionati e integrati nella propria strategia solo dopo una valutazione interna precisa. Certo, è sempre bene diversificare e avere più touchpoint attivi possibili per intercettare il pubblico in target. In questo modo moltiplicheresti le possibilità di convertire i prospect e aumentare le vendite. Ma sarebbe impensabile usare ottimamente tutti i canali di comunicazione senza impiegare risorse adeguate in termini di tempo, budget ed energie. Per contro, essere presenti su tutti canali senza sfruttarli appieno o usandoli in modo discontinuo perché poche le risorse da investire, non ti porterà da nessuna parte. Devi fare una scelta e identificare lo strumento marketing più adatto a te. Come si fa a scegliere? La verità è che non esiste il canale di comunicazione migliore o peggiore in assoluto. Esistono strategie giuste per ogni business che definiscono percorsi marketing in cui ciascun canale fa la sua parte e contribuisce al risultato. La scelta dipende dal tipo di messaggio, target e obiettivi. Questo vale per tutti i canali di comunicazione, compreso il podcast. Entriamo un po’ più nello specifico e capiamo se il podcast si addice al tuo business. Come capire se il podcast è il canale di comunicazione adatto a te Credo che il modo migliore per trovare le risposte giuste sia scavare in profondità ed essere disposti a farsi domande a volte un po’ scomode. Come per gli altri canali marketing, anche il podcast ha un suo “codice” e perché funzioni bisogna conoscerlo e applicarlo. Se si parte da presupposti sbagliati, si possono prendere vere e proprie cantonate che ti faranno sprecare tempo, energia e soldi. Non ne vale la pena, te lo assicuro. Quelle che ti menziono ora sono tutti elementi da tenere presente se vorrai integrare il podcast marketing nella tua strategia di comunicazione. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Che tipo di contenuti vuoi trasmettere? Il podcast, sebbene sia un ottimo modo per promuovere il proprio business, non è lo strumento giusto per lanciare messaggi commerciali diretti. Nessuno ascolterebbe un contenuto di 10-20-30 minuti o più in cui si fa solo pubblicità. Le persone che dedicano tempo ad ascoltare un contenuto cercano risposte, intrattenimento, ispirazione, motivazione, informazione. Di certo non promozioni spudorate. Per l’advertising ci sono altri contesti più adeguati. Quindi, se credi di avere contenuti utili da divulgare, di cui sei esperto o appassionato, allora il podcast può fare al caso tuo. Chi è la tua target audience? Se hai già un’attività avviata, probabilmente conoscerai bene le esigenze della tua target audience. Sai quali sono gli argomenti di interesse, i bisogni, i desideri. Ma quanto conosci le abitudini del tuo pubblico? È importante farsi questa domanda per capire in primis se il podcast può essere lo strumento giusto per il tuo target e in secondo luogo quale format o strategia di divulgazione sia migliore. Chiediti: Si tratta di profili che ascolterebbero un podcast?Quanto tempo avrebbero da dedicare ai contenuti?Usano già strumenti idonei all’ascolto? Mettiti nei loro panni e immagina quale sarebbe l’esperienza di fruizione. Hai tempo da investire? Per fare un podcast ci vuole un po’ più tempo di un post sui social o di un articolo di blog ma anche molto meno tempo di un buon video su YouTube. Devi mettere in conto che ci sono attività di produzione che possono richiedere diverse ore di lavoro e competenze tecniche da acquisire (o delegare). Con una buona pianificazione e organizzazione si può trovare la quadra giusta, l’importante è che tale impegno venga mantenuto nel tempo. Non c’è niente di peggio che iniziare un progetto e mollarlo dopo due o tre episodi perché ci si rende conto che non si è in grado di portare avanti il lavoro. Qual è il tuo budget? Tutte le produzioni podcast hanno un impatto sul conto economico. Di gratis non c’è niente. Puoi certamente contenere i costi facendo scelte oculate, così come ho spiegato nell’articolo su come creare un podcast a budget ridotto. Ma qualcosa dovrai pur spendere, specie se il podcast sarà il tuo strumento di marketing e quindi rappresentare il tuo brand. Ecco alcune delle voci che potrebbero influire sul budget: attrezzaturahosting providerlicenze musicalicorsi di formazionesoftware di registrazionecosti di graficaconsulenze personalizzate. La bilancia può pendere in modo diverso su una o più voci a seconda del tipo di progetto che vuoi realizzare, la durata, la tua esperienza e competenza, il tempo a disposizione e il livello di qualità. Il podcast è un canale che ti metterebbe a tuo agio? Questo è un elemento emotivo da non sottovalutare. E naturalmente mi riferisco a chi vuole creare un podcast in prima persona. C’è una componente psicologica legata all’ascolto della propria voce registrata che a volte spaventa. Ma è questione di abitudine e allenamento. Di solito passa dopo il primo impatto. C’è tuttavia un altro aspetto legato alla voce. È uno degli organi in grado di svelare molto di noi: la personalità, le emozioni, le intenzioni, l’identità. Dobbiamo essere disposti a donare una parte di noi agli altri ed esporci al pubblico in tutta la nostra interezza. Questo in realtà è il bello del podcast, perché proprio grazie alla voce possiamo costruire una relazione più autentica e intima con gli ascoltatori, ma all’inizio potresti provare imbarazzo, specie nei confronti dei tuoi amici e conoscenti. Prendila come un atto di coraggio. Come aprire il proprio canale di comunicazione podcast Molte aziende decidono di investire nella creazione di branded podcast commissionando l’intera produzione a un team dedicato gestito da un podcast producer. Le figure professionali che ruotano intorno a un produzione podcast sono autori, tecnici audio, curatori, speaker, sound designer, graphic designer, marketer. Qui il livello di qualità richiesto è alto e il budget è determinante. Ma non tutte le produzioni sono commissionate per intero. Alcuni ottimizzano risorse interne e acquistano da altri professionisti solo alcuni servizi. Se sei un libero professionista e non hai esperienza puoi decidere di investire tempo per acquisire competenze e seguire corsi di formazione in autonomia, oppure seguire un percorso di coaching podcast che ti guida passo passo dalla progettazione alla pubblicazione del tuo podcast. In ogni caso, la prima valutazione da fare è se il podcast è il canale di comunicazione che fa per te. 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Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Il podcast producer è un professionista che coordina e supervisiona tutta la produzione di un podcast dalla progettazione alla distribuzione fino alla promozione. Può ricoprire diversi ruoli nello stesso progetto e ha la responsabilità verso il committente della gestione di tutti i processi. Fino a una manciata di anni fa la figura del podcast producer in Italia era pressoché sconosciuta. È una delle professioni emergenti del panorama digitale, anche se in America, dove è nato il podcast, è già ampiamente nota e diffusa. Per alcuni avviare un podcast potrebbe essere sembrare un gioco da ragazzi. Se si comincia in modo amatoriale per sperimentare e divertirsi non c’è nulla di male e, anzi, è l’occasione per mettersi alla prova con strumenti nuovi. In questo caso, anche un tutorial gratuito sull’uso delle attrezzature può essere un inizio. Se vuoi alzare un po’ l’asticella e produrre un podcast professionale che ti aiuti a raggiungere i tuoi obiettivi personali o aziendali, allora forse hai bisogno di un produttore di podcast che ti aiuti nella creazione del tuo prodotto audio. Esattamente, cosa fa un podcast producer e quali sono le sue competenze? Nell’articolo ti spiego responsabilità e ruoli di questa figura professionale partendo dalla mia personale esperienza e dal lavoro svolto insieme ad altri professionisti del settore. Ti parlerò anche delle competenze necessarie per sapere come diventare podcast producer e infine come capire se hai bisogno di un producer o di un podcast coach. Chi è il podcast producer e cosa fa Il podcast producer è una figura chiave nel team di produzione audio. È responsabile del coordinamento delle attività necessarie per realizzare il podcast e della maggior parte delle decisioni riguardanti la linea produttiva. Definisce la parte strategica, economica, organizzativa e tecnica della produzione.  Nella sua veste di supervisore, è il punto di riferimento tra cliente e squadra di produzione podcast. Dunque si occupa di progetti podcast su commissione. Il suo lavoro inizia con l’ascolto del cliente. In questa fase la sua capacità relazionale è fondamentale per accogliere richieste ed esigenze specifiche, comprenderle e successivamente tradurle in una proposta creativa coerente e personalizzata. Di solito, tutte le informazioni che raccoglie in questa primissima fase sono verbalizzate in un documento di brief condiviso che servirà a preparare un preventivo dettagliato, un retroplanning ed eventuali specifiche tecniche. A questo punto si avviano i motori della macchina produttiva. Ad esempio comporre la squadra giusta, fare lo scouting delle voci o degli ospiti, curare la scrittura dei copioni, seguire la regia in studio di registrazione, supportare gli speaker, gestire o supervisionare il processo di post produzione, monitorare le metriche del podcast, occuparsi della parte contrattuale e finanziaria di tutte le parti coinvolte. Alcune attività possono essere in capo allo stesso podcast producer, altre delegate a un team di professionisti che reputa di volta in volta più adatti al tipo di progetto. In definitiva però, essendo il responsabile di tutta la produzione, deve conoscere gli impatti di ciascuna funzione e intervenire laddove è necessario per garantire il successo del progetto finale. Principali responsabilità di un podcast producer Entriamo un po’ più nello specifico e delineiamo meglio alcune delle principali responsabilità che implica ricoprire il ruolo di produttore di podcast. Riguardano 4 fasi specifiche: pre produzioneproduzionepost produzionepromozione Analisi del brand In pre produzione il podcast producer dedica lo stadio iniziale ad analizzare: identità del brand, tono di voce, obiettivi, contesto comunicativo aziendale, settore di appartenenza, competitor, piano strategico interno e, non ultimo, il budget. Questa attività è propedeutica a eseguire un prodotto coerente con la linea comunicativa del brand. Alcuni brand strutturati hanno già linee guida definite e scritte in documenti interni da cui attingere. In altri casi è essenziale fare domande specifiche e tirar fuori l’anima del brand. Ad ogni modo, la comunicazione è essenziale. Progetta strategie di podcast marketing In base a quanto condiviso in fase di analisi, il podcast producer prepara una strategia marketing per il podcast che possa inserirsi nella dinamica aziendale e supportare il piano strategico interno. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto È importante coinvolgere tutti gli stakeholder dell’azienda per avere il commitment. Senza di esso, è difficile se non impossibile garantire l’intero processo di produzione, con gravi ricadute in termini di tempi e costi finali. Seleziona e coordina il team di produzione Se la strategia proposta è approvata e c’è il commitment allora il produttore inizia a selezionare il team di professionisti da coinvolgere nel progetto. Sulla scelta influiscono principalmente: concept, soggetto narrativo, budget e desiderata del cliente. Il team può già essere parte organica della struttura interna della casa di produzione, ad esempio fonici audio, curatori editoriali, marketer. In molti casi lo stesso producer può ricoprire uno o più di questi ruoli. Tuttavia, potrebbero servire figure specifiche per il tipo di podcast commissionato: autori specializzati in determinati settori, speaker o talent che prestino voce e nome al progetto, tecnici del suono attrezzati per specifiche riprese audio. È il producer che coordina l’intero team scandendo i tempi di ciascuna fase e assicurandosi che le scadenze siano rispettate. Gestisce e supervisiona il processo di produzione In qualità di figura centrale tra il team di produzione e il cliente, il podcast producer supervisiona tutta l’attività facendo in modo che le parti siano sempre allineate sul da farsi. Segue la cura editoriale dei testi accertandosi che siano coerenti con il concept e il tono di voce del brand.Si preoccupa di far approvare gli script dal referente del committente.Coordina e dirige le riprese audio, editing e montaggio.Approfondisce eventuali aspetti legali su citazioni, musica e fonti audio.Si accerta che il cliente sia costantemente aggiornato sull’avanzamento del progetto e ogni task condivisa e approvata secondo i tempi e i modi stabiliti.Cura la distribuzione sulle piattaforme di ascolto. Supporta le attività di marketing e promozione Sulla base di quanto previsto e condiviso con il brand sia in termini di ruoli sia di budget, il producer si preoccupa di seguire le attività di promozione del podcast siano esse svolte dal cliente stesso, sia se delegata totalmente. Il supporto è necessario perché spesso il cliente, o chi per esso, non conosce le dinamiche di promozione del podcast e potrebbe non sfruttarle appieno. Competenze trasversali e tecniche del podcast producer Visto il ruolo complesso e polivalente che ricopre il produttore di podcast, è ovvio che sulla sua figura convergono più competenze. Alcune di queste sono comuni alla figura di Podcast Coach di cui parleremo più avanti. Da una parte ci sono le competenze tecniche o hard skill che riguardano l’insieme di conoscenze acquisite nei percorsi di formazione e nell’esperienza diretta. Dall’altra si contrappongono le competenze trasversali o soft skill che comprendono tutte quelle caratteristiche e attitudini personali che definiscono il modo di agire e interagire con altre persone. Sono le abilità proprie di una persona. Alcune possono essere innate, altre migliorate o stimolate grazie al proprio background personale e professionale. Soft Skill  Ecco alcune competenze trasversali necessarie per diventare podcast producer. Capacità comunicativa: saper ascoltare in primis, essere in grado di esprimersi in modo chiaro e trasparente senza fraintendimenti e mantenere aperto il dialogo anche nelle situazioni di stress.Team working: lavorare in gruppo può non essere semplice se le figure sono completamente diverse tra loro e hanno modalità e approcci diversi. Riuscire a collaborare con tutti è necessario per portare a casa il risultato.Capacità organizzativa: pianificazione e organizzazione sono essenziali per rispettare i tempi ed essere efficienti. Qui le doti di project management sono di grande aiuto sia per prevedere eventuali criticità che per preparare e valutare in modo realistico il planning.Spirito d’iniziativa: aiuta a sviluppare e proporre idee essendo disposti anche ad assumersi qualche rischio.Precisione: essere accurati e diligenti rassicura sempre il cliente e il collaboratore. Essendo responsabili di un progetto, la precisione deve a cascata essere richiesta a tutto il team di produzione.Leadership: gestire più persone e creare un clima di collaborazione e proattività serve a lavorare tutti verso uno stesso obiettivo. Hard skill  Alcune delle competenze tecniche che il podcast producer deve avere sono: conoscenza del settore podcast: tenersi informato sulle evoluzioni del mercato, i trend, le novità, gli eventi, le nuove produzioni e i quanto è già stato prodotto.Conoscenza sull’uso degli strumenti di editing audio: saper utilizzare i vari tipi di attrezzature necessarie per registrare, editare e post produrre un podcast, uso dei microfoni e delle workstation audio digitale (DAW) è sempre utile anche se in alcuni progetti si può scegliere di affidarsi a un fonico audio. Questa skill si rende necessaria anche per valutare la fattibilità o meno di alcune scelte creative.Conoscenza di marketing: visto che il podcast è un canale di comunicazione adatto per fare branding e content è opportuno sapere come muoversi per promuovere e progettare strategie adatte.Capacità di project management: il podcast è un progetto complesso che si sviluppa su più task e si distribuisce su più figure professionali con fasi consequenziali e talvolta sovrapposte. Una competenza sulla gestione dei progetti serve a tenere le fila di tutto senza perdere il senno.Capacità di scrittura: sebbene non sempre sia necessario essere anche autori dei testi, il podcast producer deve conoscere bene la lingua italiana e saper curare e revisionare i testi perché siano adatti all’audio, alla narrazione e al tono di voce del brand. Come si diventa podcast producer Sebbene nell’ultimo anno e mezzo siano sorti diversi percorsi formativi per imparare a creare podcast, in modo più o meno professionale, in effetti non esiste ancora una formazione specifica per podcast producer.  Essendo una di quelle nuove professioni digitali nate con l’evoluzione comunicativa audio, si è delineata nel corso di questi ultimi anni e continua a definirsi. Un po’ come gli Youtuber o gli Instagram Bloggers o gli Influencer, nati con i social e il web poi via via riconosciute come vere e proprie professioni. Per cui è facile trovare podcast producer che arrivano da esperienze professionali molto diverse tra loro. Alcuni arrivano dalle produzioni video, altri dalla radio, altri ancora dal marketing, dal project management, dalle produzioni musicali o da formazioni umanistiche. Questa commistione di saperi è un valore aggiunto. Di sicuro il background che ognuno porta con sé definisce lo stile e la specializzazione in cui opera come produttore di podcast. Personalmente applico la mia lunga esperienza in management e controllo di gestione unita alle competenze tecniche di digital marketing per progettare podcast orientati al business sia per liberi professionisti che aziende. A questo aggiungo formazione specifica in ambito podcast marketing, in scrittura testi per l’audio e in conduzione radiofonica. L’esperienza sul campo, però, è fondamentale. Così come il networking. Per iniziare, è utile seguire progetti semplici, crearsi dei casi studio in differenti contesti e settori, collaborare come junior podcast producer insieme a produzioni più grosse o con professionisti più esperti, per poi arrivare alla gestione autonoma di quelli via via più complessi. Podcast Producer e podcast Coach: quale ti serve? Qual è la differenza sostanziale tra le due figure professionali? Il podcast producer gestisce l’intera produzione di un podcast commissionato. In pratica attua la desiderata del suo cliente e pensa a tutto.  Il podcast coach è una figura di affiancamento, di guida e supporto nell’accompagnare i clienti nel processo di creazione e lancio di un loro podcast. Le sue attività riguardano la progettazione, la scelta degli strumenti, la strategia di marketing, la formazione, la post produzione e tutto ciò che serve per aiutare il cliente a pubblicare un podcast professionale.  In questo caso il cliente ha una parte attiva nella creazione del podcast e può contare sull’aiuto di un professionista che lo guidi in tutte le fasi. Se sei un’azienda o un professionista che vuole commissionare la creazione di un podcast, avrai bisogno di un podcast producer. Se pensi che possa fare al caso tuo, contattami direttamente e fisseremo una call conoscitiva.  Qui sotto puoi ascoltare due esempi di produzioni audio da me gestite in qualità di podcast producer. Il primo è Storie nel Carrello co-prodotto con Matteo Scandolin per Bennet S.p.A. e il secondo è Le Alleate prodotto per SeoSpirito S.r.l. sul progetto LeRosa.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Ci sono dei casi in cui è meglio per te non creare un podcast? La risposta è sì, e tra poco li vedremo insieme. Forse questa dichiarazione può sembrarti strana visto che come Podcast Coach aiuto le persone a creare un loro progetto audio. Ma sono anche dell’idea che, come ogni cosa, vada approcciato con la giusta predisposizione e le giuste motivazioni. Il rischio altrimenti è creare un prodotto che non porta valore né a te né al tuo pubblico, e quindi non ascolterebbe nessuno. Per cui, se sei nella fase in cui alla parola podcast ti brillano gli occhi e non vedi l’ora di partire in quarta, è mio dovere farti prima riflettere su alcune errate motivazioni che potrebbero spingerti verso una decisione sbagliata. Perché proprio un podcast? La primissima domanda che faccio a chi vuole cominciare un percorso con me è questa: perché hai deciso di creare proprio un podcast e non usare altri mezzi di comunicazione? Non tutti se la pongono e non tutti hanno la risposta pronta. Altre volte le idee sono chiare, ma le risposte suggeriscono che forse è meglio dedicare tempo e denaro a creare qualcosa di diverso che non sia il podcast. Vediamo insieme in quali casi è meglio non creare un podcast. Voglio fare podcast per diventare popolare? Molti podcaster che conosco in effetti sono diventati popolari proprio grazie al loro show. Puntata dopo puntata hanno saputo conquistare il pubblico ed entrare letteralmente nella quotidianità delle persone. Ed è proprio questo il punto: se hanno avuto successo con il loro podcast è perché sono riusciti a creare un prodotto di valore che il pubblico ha apprezzato. La popolarità è arrivata dopo, non è stata la leva scatenante. Anzi, molti di questi podcaster neanche si aspettavano un simile successo. Dunque se pensi di fare un podcast per soddisfare esclusivamente il tuo ego, beh potresti restare deluso. Sono pochi i podcast che raggiungono vette di ascolti tali da rendere famosi i podcaster. E in ogni caso c’è sempre dietro un gran lavoro di contenuti. Competenze chiave per fare un podcast Leggi tutto Lo faccio perché lo fan tutti? Il podcasting è un mercato in forte espansione, aumentano gli ascoltatori e aumentano le produzioni. Aziende, privati, liberi professionisti e istituzioni si sono lanciati nel meraviglioso mondo dell’audio per divulgare contenuti. Il fatto che i grandi player del mercato (Spotify, Amazon, YouTube, per citarne alcuni) stiano investendo nel podcast indica che la domanda c’è. Benissimo. Creare un podcast in un mercato in crescita è utile per ritagliarsi un proprio posizionamento e presidiare nuove piattaforme. Ma se non hai una buona idea da condividere o contenuti utili per il tuo pubblico, cavalcare l’onda tanto per esserne parte non ti porterà alcun successo. Meglio ponderare la cosa e aspettare di buttar fuori l’idea giusta che il pubblico apprezzerà. Credo che il podcast sia un modo per fare soldi? La monetizzazione è un aspetto interessante del podcasting. Tuttavia, pochi sanno che guadagnare con il podcast è più difficile di quanto si pensi. Che si tratti di pubblicità dinamica, episodi sponsorizzati, crowdfounding, il punto è sempre uno: serve un pubblico per monetizzare. E il pubblico te lo crei con il tempo, la costanza e il valore che offri.  Se credi di fare soldi facili, dovrai ricrederti. Piuttosto, concentrati sul creare un podcast per divulgare la tua esperienza, i tuoi valori e contenuti utili agli ascoltatori. Il resto arriverà. Lo faccio per vendere i miei prodotti e servizi? Il podcast marketing è un ottimo modo per promuovere il proprio business, ma non è uno spot pubblicitario. Sebbene un messaggio commerciale indiretto possa starci, l’effetto televendita è completamente fuori luogo.  Le persone non sono interessate ad ascoltare per 10, 20 o 30 minuti un messaggio di vendita diretta. Vogliono imparare, intrattenersi, ricevere informazioni o formazione utile. Per l’advertising ci sono strumenti e contesti più idonei del podcast.  Come si attiva il processo di acquisto con il podcast Leggi tutto La mia target audience ascolterebbe un podcast? Converrai con me che il vero protagonista del podcast è il pubblico. Per cui, se per ragioni demografiche l’audience a cui ti rivolgi è ben lontana dall’uso della tecnologia audio, beh forse è meglio pensare a qualche altro canale di comunicazione.  Per esempio, i dati divulgati da Ipsos nell’ottobre 2021 nella sua Digital Audio Survey sul profilo degli ascoltatori dimostrano che il 44% è under 35. Questo potrebbe farti capire che un pubblico in là con l’età potrebbe preferire strumenti più tradizionali del podcast per fruire di contenuti. Ipsos, Digital Audio Survey 2021 Quando ha senso creare un podcast? Creare podcast è un lavoro che richiede impegno, energie e risorse. Se le tue motivazioni sono quelle di donare e condividere contenuti utili e di valore al tuo pubblico, allora sei sulla strada giusta. Diversamente, forse è meglio rivalutare le tue decisioni.  Pensa sempre che gli ascoltatori donano il loro tempo per ascoltarti, e il tempo è la risorsa più preziosa che possediamo. Usalo bene anche tu e non deludere le loro aspettative.  La soddisfazione più grande è ricevere feedback di apprezzamento e gratitudine per il valore che hai condiviso. Questo è ciò che io chiamo successo.  Dunque, tu perché vorresti fare un podcast? Contattami per fissare la tua call gratuita di 30′ e raccontami la tua idea di podcast. Sarò felice di accompagnarti in questa avventura. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Stabilire la differenza tra KPI e metriche nel podcast, è importante ai fini strategici. Ciò che accomuna questi due termini è che sono entrambi indicatori numerici che quantificano i risultati ottenuti su una determinata azione di digital marketing. Nella sostanza però hanno un impatto strategico sul business molto diverso l’uno dall’altro. Infatti se da un lato tutti i KPI sono metriche, non tutte le metriche sono KPI. Le Metriche nel podcast Le metriche, come dice la parola stessa, indicano tutto ciò che può essere misurato. Spesso sono definite Vanity Metrics perché misurano la popolarità e la viralità di un contenuto. Sui social, ad esempio, indicano quante persone hanno messo il like su un contenuto condiviso, quanti sono i follower, quante impression o visualizzazioni ha avuto un post, ecc. Le metriche nel podcast possiamo tradurle in: quanti ascolti totali ha fatto una puntata o una serie podcast, quale posizione in classifica ha raggiunto, quanti subscribe ha sulle piattaforme o quante recensioni ha ricevuto. Sono indicatori molto utili, specialmente all’inizio del nostro progetto, per saggiare l’interesse generale dell’audience, perché ci aiutano a capire come possiamo migliorare il tiro e quali tipi di contenuto piacciono di più o di meno. Nel lungo periodo però, le Vanity Metrics perdono utilità, soprattutto se il podcast è un nostro strumento di marketing a supporto del business. In ambito strategico infatti non sono le Vanity Metrics a  portare un beneficio o un guadagno nel tuo business, perché non misurano il grado di raggiungimento dei tuoi obiettivi, quindi non misurano la conversione, che tradotto, significa che non misurano il vero successo del podcast.  Come si attiva il processo di acquisto con il podcast Leggi tutto KPI nel podcast I KPI, cioè indicatori di performance, ti aiutano a capire se la tua strategia sta funzionando e qual è il ritorno concreto che stai ottenendo con il tuo podcast.  I KPI sono metriche interne e possono essere diverse da business a business e da podcast a podcast, perché sono legati agli obiettivi che ciascun brand si è posto. Inoltre i KPI indicano la progressione temporale o qualitativa di una determinata azione di marketing. Mentre le vanity metrics possono essere solo un numero senza alcun significato se non legato a obiettivi concreti. Per fare un esempio: una Vanity metrics è il numero di ascolti totali di un podcast o di una puntata un KPI potrebbe essere quanti clic ai tuoi contenuti hai ottenuto grazie a quegli ascolti. E tu, come stai misurando il successo del tuo podcast? Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Lo sapevi che gli elementi visivi di un podcast sono importanti? Anzi, lo sono così tanto che non puoi sbagliarli. Devono essere scelti con cura.   Capisco che ti possa sembrare un paradosso accostare l’aggettivo visivo ad un podcast, cioè un contenuto audio. Eppure, sono di fondamentale importanza in quanto sono anch’essi strumenti capaci di ingaggiare i tuoi ascoltatori. In particolare, aumentano la visibilità del tuo podcast sulle piattaforme di ascolto e nei motori di ricerca. Non sono risultati di poco conto. Nel podcast, come in ogni altro mezzo di comunicazione, aumentare la visibilità dei contenuti è strategico in quanto questi rivestono un ruolo centrale nella strategia di digital marketing che abbiamo deciso di adottare. I contentuti sono il cuore. Sono il valore aggiunto che ci permette di avvicinare le persone al nostro brand. Nelle puntate precedenti di Podcast per il Business abbiamo visto come il podcast può diventare un asset del nostro business. Rende infatti i contenuti disponibili e fruibili per molto tempo. Dobbiamo, tuttavia, superare una barriera iniziale. Se sui social network l’utente consuma i contenuti in modo passivo, per mano di un algoritmo che li propone in base ai suoi interessi, nel caso del podcast è l’ascoltatore che sceglie cosa ascoltare in modo consapevole.   Farci scegliere dal nostro ascoltatore è la sfida. Ecco perché in questo articolo voglio svelarti quelli che per me sono tre elementi visivi che non puoi assolutamente sbagliare: titolo;copertina;descrizione. Ingaggiare visivamente i nuovi ascoltatori Il podcast non è un programma radiofonico che passa in diretta a cui assistiamo passivamente. Come quando gironzoliamo per una libreria in cerca di un libro che ci ispiri, anche per il podcast, questi sono gli elementi visivi più importanti grazie ai quali una persona decidere se avvicinarsi a noi.   Potremmo anche aver creato contenuti di grande valore nel nostro podcast ma se non studiamo un titolo accattivante, una copertina che attiri l’attenzione e una descrizione esaustiva capace di incuriosire, beh, ci stiamo giocando un’opportunità.  Io dico sempre che il podcast è un prodotto commerciale a tutti gli effetti. Generalmente gratuito ma pur sempre un prodotto a scaffale che può essere scelto oppure no. Nessun prodotto commerciale si presenta al pubblico senza un nome, senza una veste grafica o un packaging, e tanto meno senza una descrizione che spieghi cos’è e cosa contiene.  1. Il titolo Il titolo del podcast è il naming del nostro prodotto. Esprime l’identità, le caratteristiche e il posizionamento. Trasmette un messaggio immediato. A volte esplicito, altre volte più evocativo ma senza dubbio chiaro e diretto. Porta con sé significati, concetti e sfumature dell’argomento che tratta. Proprio quella linea di colore che potrebbe differenziarci da un altro podcast che tratta il medesimo argomento. A a volte non è semplice scegliere il titolo di un podcast. Un suggerimento è quello di isolare il fulcro del messaggio: l’elemento su cui porre l’attenzione. In poche parole deve racchiudere un concetto immediato. Ecco perché a volte la ricerca del titolo giusto può essere più lunga e difficile del previsto. Spoiler: nelle prossime puntate vedremo anche quali sono alcune caratteristiche di un buon titolo. 2. La copertina del podcast Discorso analogo riguarda la grafica di copertina. Prendiamo sempre come esempio quello che succede con un prodotto commerciale che viene lanciato sul mercato. Quante volte hai sentito parlare dell’importanza che il packaging ricopre nella sua promozione? Non svolge solo un ruolo funzionale. È strategico per il posizionamento e per la comunicazione del prodotto stesso. Deve raccontare al consumatore qualcosa. Essere capace di attrarre e trasmettere un messaggio sensoriale oltre che estetico.  Se parliamo di podcast, il packaging equivale alla sua copertina. Deve essere capace di ingaggiare le persone perché comunica un messaggio e questo deve essere coerente con il significato che vuoi dare al tuo podcast. Penso che la copertina sia l’ingrediente che esplicita ed esalta, allo stesso tempo, il significato del titolo stesso.   Di fatto, la copertina è un elemento visivo assolutamente complementare al titolo, laddove questo non sia di immediata comprensione. 3. La descrizione La descrizione del podcast è in ordine di rilevanza l’ultimo elemento visivo che può catturare l’attenzione dell’ascoltatore. Non per questo il meno importante. È anzi, a mio parere, una parte essenziale di un podcast. Ed è quella immediatamente visibile dopo gli altri due.  Esattamente come quando entriamo in una libreria: prima ci attirano il titolo e la copertina, poi leggiamo la descrizione nella quarta di copertina.  Se quello che c’è scritto ci incuriosisce e ci fornisce quei pochi, ma giusti, elementi per capire se quel prodotto fa davvero al caso nostro, meriterà la nostra attenzione. A quel punto, è fatta.  Dunque, cosa scriviamo nella descrizione del nostro podcast per agganciare davvero l’interesse di un potenziale ascoltatore? Ricordi quando ti ho parlato di value proposition del podcast? In sintesi, la descrizione dovrebbe racchiudere i 3 elementi principali del nostro podcast: il target;l’argomento; la promessa che facciamo all’ascoltatore.  In poche parole, tutto ciò che serve all’utente per sentirsi stimolato all’ascolto. Per cui non c’è niente di più chiaro della value proposition da scrivere nella descrizione che abbiamo a disposizione per far conoscere il nostro prodotto.  Attenzione! Mi riferisco alla descrizione di tutta la serie, non a quella delle singole puntate. Queste ultime, naturalmente, saranno scritte seguendo una logica simile ma si riferiranno essenzialmente all’argomento specifico della puntata in questione.  Ora, per capire quanto questa triade di elementi: titolo, copertina e descrizione possa influenzare o meno la scelta di un ascoltatore, che ne dici di fare anche tu una prova? Vai sulla piattaforme di ascolto che utilizzi abitualmente e scorri, in una categoria di tuo interesse, i podcast che compaiono in elenco. Prova a riflettere su quali di questi cattura di più la tua attenzione.  Poniti queste semplici domande: quali caratteristiche noti? Su cosa ti sei soffermato? Questo è un ottimo esercizio per applicare lo stesso concetto sul tuo podcast se stai pensando di progettarne uno. Tanto più sei nuovo/a nel mondo del podcasting, tanto più devi conquistarti dei nuovi ascoltatori! Tengo a sottolineare che questi tre elementi visivi – copertina, titolo e descrizione – non sono gli unici decisivi per ingaggiare gli ascoltatori e farci scegliere. È ovvio che hanno un impatto altrettanto decisivo la notorietà dell’autore, le recensioni, magari il consiglio di un amico. I 3 elementi visivi di cui ti ho parlato in questo articolo sono, tuttavia, fondamentali sia in fase di progettazione del tuo prodotto audio, sia per capire se quel libro può interessarci oppure no. Ricordi l’esempio della libreria? Bene, adotta questa tecnica anche nel podcast. Se sei interessato a creare un tuo podcast personale, segui tutte le puntate di Podcast per il Business. E se ti va l’idea di conoscermi un po’ di più, passa a trovarmi su Instagram o Linkedin, dove condivido tips su questi temi. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Trovare la frequenza ideale di pubblicazione di un podcast è un gioco di equilibri. La decisione deve tenere conto di diversi fattori, tra cui: il tipo di contenuto il pubblico a cui si rivolge il tempo e le risorse necessarie per preparare il contenuto gli obiettivi di progetto che ti sei posto la tipologia di format podcast scelta la durata dei singoli episodi. Una delle leve che ti consiglio di tenere conto è l’impatto che la frequenza di pubblicazione può avere sull’engagement della tua target audience. La costanza è un elemento importantissimo per fidelizzare il pubblico e lo è anche il non deludere le aspettative.  Se per esempio diciamo ai nostri ascoltatori che uscirà una nuova puntata ogni settimana, ci stiamo prendendo un formale impegno verso di loro. Certo, nessuno ci verrà mai a rimproverare se disattendiamo queste aspettative, ma di sicuro sarà molto più difficile fidelizzare gli ascolti se non rispettiamo un calendario editoriale che noi stessi abbiamo dichiarato.  Il pubblico è il vero protagonista del podcast e senza pubblico non avrai ascolti, che sono una condizione necessaria per raggiungere i tuoi obiettivi. Ecco perché tra i fattori che ti ho citato all’inizio ci sono anche gli obiettivi.  Obiettivi di marketing e di podcast: perché è importante allinearli? Leggi tutto Oltre a questo ti suggerisco di valutare molto bene quanto tempo puoi dedicare alla preparazione di ciascuna puntata e di quanto può costarti produrla, in termini di impegno e di budget, se per esempio deleghi parte del lavoro di produzione. Per cui non esiste una regola fissa per stabilire la frequenza di pubblicazione di un podcast. Tutto va valutato in base al tipo di podcast che stai realizzando. E questa è una valutazione che va fatta già in fase di progettazione, non a produzione terminata. A tal proposito, ti sarà utile redigere il Podcast Model Canvas, uno schema sintetico in grado di darti una visione d’insieme immediata sugli effort necessari a realizzare un podcast e fare le scelte migliori rispetto alle tue esigenze e disponibilità. Puoi scaricare gratuitamente il Podcast Model Canvas a questo link. Cos’è il Podcast Model Canvas? Leggi tutto Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Una decina d’anni fa forse nessuno in Italia avrebbe saputo spiegare cosa fosse un corporate podcast. Anzi, a dirla tutta forse neanche cosa fosse un podcast in generale. Eppure oggi questo media, apparentemente così giovane, sta avendo il suo picco di popolarità, come indicano i report annuali di statistica. Non sorprende, quindi, che piccoli e grandi brand stiano iniziando a inserirlo nella loro strategia di comunicazione.  Di fatto, i podcast si stanno rivelando utili per ampliare il proprio pubblico di riferimento, presidiare nuovi contesti comunicativi e migliorare la brand awareness verso i potenziali clienti. Ma pochi sanno che possono anche supportare le aziende nel favorire una migliore comunicazione interna.  I corporate podcast sono una risposta efficace proprio alle nuove esigenze comunicative che i modelli organizzativi odierni hanno fatto emergere con l’adozione di smart e remote working. Un’applicabilità sicuramente più estesa e interessante di quella a cui siamo abituati. Come un’azienda può usarlo e con quali vantaggi? Te ne parlo in questo articolo portandoti esempi utili da cui trarre spunto. Cos’è il corporate podcast Partiamo col dire che il corporate podcast è un contenuto audio ad uso interno destinato a collaboratori e manager di vari livelli gerarchici. È un podcast aziendale privato fruibile esclusivamente attraverso canali riservati, come ad esempio: intranet aziendale;piattaforme proprietarie;piattaforme di e-learning.  A differenza del Branded Podcast che si rivolge a un pubblico esterno e ha come obiettivo quello di promuovere l’immagine aziendale, il corporate podcast ha ambiti di applicazione più funzionali. In particolare è usato per: diffondere conoscenza;promuovere la cultura aziendale;creare engagement tra i dipendenti;trasferire messaggi e informazioni chiare a tutta la popolazione aziendale.  Dunque è un canale di comunicazione interna particolarmente interessante per HR Manager e per chi è responsabile della gestione formativa e informativa aziendale. Soprattutto se consideriamo come sono cambiati i modelli organizzativi con l’estensione dello smart working. Perché usare un podcast aziendale per la comunicazione interna? Le caratteristiche del podcast, in termini di fruibilità, distribuzione e capillarità, lo rende adatto ad assolvere le esigenze comunicative delle aziende odierne. Arriva in modo agile dove altri canali non arrivano. Il modo di lavorare è cambiato, così come i modelli di comunicazione e quelli organizzativi. Il nostro modo di interagire con i colleghi è diverso e abbiamo un diverso approccio alla tecnologia. Non a caso, secondo gli osservatori più autorevoli e Forbes, la trasformazione digitale è uno dei principali trend HR per il 2022. Il lavoro da remoto ha decentralizzato tante attività e ha reso necessaria una grande capacità di comunicazione interna. Allo stesso tempo ha creato un distacco sociale collettivo che ha alzato una sorta di barriera invisibile tra le persone. Cosa impensabile fino a un paio di anni fa, quando la condivisione era il cuore pulsante delle relazioni professionali e personali.  Vivere in un contesto simile significa prendere atto del fatto che non è possibile interagire direttamente con tutta la popolazione aziendale con le stesse modalità del passato. Ripristinare lo stesso clima di interazione e coinvolgimento di un tempo, adattandolo alle nuove metodologie di lavoro – in smart working o miste – è oggi una sfida ancora più grande. Se già è difficile farlo in contesti piccoli, immaginiamo come questo possa essere attuato in un contesto complesso e multiforme come quello delle grandi aziende, in cui spesso i dipendenti sono dislocati in aree geografiche molto distanti tra loro. È chiaro, quindi, quanto sia fondamentale il ruolo della comunicazione interna per restare aggiornati sulle attività, sugli obiettivi e sulla strategia dell’azienda, ma soprattutto per mantenere alta la motivazione dei dipendenti. Un buon flusso comunicativo rafforza i legami, diffonde la cultura e i valori dell’azienda, migliorandone l’immagine e la credibilità.  Diciamo che svolge anche un ruolo sociale. La qualità della comunicazione aziendale interna impatta in modo diretto e deciso anche sul clima generale in cui si lavora. Di conseguenza, anche sui risultati che si raggiungono. Ho sempre immaginato i flussi comunicativi di un’azienda come una linfa. Parte dalle radici, che possiamo paragonare al management, e raggiunge capillarmente ogni singola foglia, cioè ogni singolo collaboratore, e poi ritorna in modo circolare. La linfa è un nutrimento e, se mai dovesse mancare, la pianta ne morirebbe. Così come l’azienda subirebbe seri danni se la comunicazione non raggiungesse capillarmente tutta la rete di dipendenti. Questo può accadere quando gli strumenti che si sono sempre usati, per esempio, non sono più adeguati al contesto attuale. Ma è proprio qui che il corporate podcast può subentrare. Come usare il podcast aziendale interno Ecco alcuni modi in cui è possibile usare il corporate podcast in azienda: per attività formative, come ad esempio l’e-learning, una delle modalità più usate e più diffuse. Spesso i contenuti audio possono essere usati ad integrazione di altri percorsi di formazione, sotto forma di approfondimenti, follow-up o esercizi individuali.Per informare i dipendenti su alcune iniziative o progetti posti in atto dall’azienda.Per creare un percorso conoscitivo dell’organizzazione, della struttura e della cultura aziendale. Per esempio per i nuovi dipendenti, come fosse un vero e proprio servizio di accoglienza per chi inizia a lavorare in azienda e ancora non conosce come è organizzata. Per includere nelle attività aziendali tutti quei dipendenti che, per via della natura del lavoro che svolgono, sono ubicati presso gli stabilimenti, nei punti vendita o viaggiano sul territorio. Un modo per sentirsi parte del grande team. Per divulgare procedure interne, condividere best practice o principi di etica aziendale.  Questi sono solo alcuni esempi che, tuttavia, rendono l’idea dell’applicabilità di un corporate podcast come strumento di comunicazione interna.  La produzione di contenuti audio aziendali può essere gestita da personale interno all’azienda supportato da professionisti esterni per le fasi più tecniche, oppure commissionata interamente. A seconda poi delle finalità e dei contenuti, il corporate podcast può avere portare voce dei propri dipendenti o dell’amministratore delegato oppure quella di speaker professionisti. In ogni caso, la scelta migliore dipenderà dal progetto stesso. Vantaggi del corporate podcast I vantaggi che derivano dall’utilizzo del corporate podcast sono diversi: i podcast umanizzano il contenuto. Non c’è niente da fare, la voce ha il potere di connettere emotivamente le persone, molto più di una mail o di una circolare interna. Questo tipo di connessione sarebbe già sufficiente ad accorciare quella distanza sociale di cui parlavo prima.Facilità di fruizione: i podcast per definizione sono on demand e nomadici, cioè possono essere ascoltati anche in contesti diversi da quelli lavorativi, per esempio mentre si è in viaggio. Immaginate un commerciale o un capo area che è in continuo movimento, magari in macchina, tra un cliente e l’altro o tra i punto vendita. Potrebbe sfruttare gli spostamenti per tenersi aggiornato con le informazioni dell’azienda e sentirsi parte della squadra, anche a distanza.Facilità di gestione: possono essere raggruppati per tematica di interesse, per progetti o finalità, costruendo una comunicazione più ordinata e fruibile. Ben catalogata, in sostanza.Misurazione degli ascolti: rispetto a tanti altri strumenti come le mail, gli articoli del blog aziendale, ecc… è più facile misurarne la fruizione. Un metodo utile per capire quanto la comunicazione prodotta arriva alle persone, di conseguenza, quanto viene fruita.  Diventa, di fatto, un canale riservato a chi è abilitato e rafforza il legame tra i dipendenti stessi perché crea anche quel senso di community.  I contenuti audio per l’azienda, creati ad hoc da professionisti, permettono di parlare a tutti i collaboratori in una modalità decisamente più vicina e flessibile rispetto ad altri strumenti di diffusione delle informazioni tradizionali.  Conclusioni Insomma, i vantaggi non mancano e sono tante le applicazioni di un podcast aziendale per migliorare la comunicazione rivolta a tutti i collaboratori. Una carta in più da giocare per migliorare sia la qualità del lavoro che i risultati. Oltretutto, potresti fare la differenza e venire incontro ai nuovi bisogni dei tuoi collaboratori.  Se sei un manager o un imprenditore e vuoi accorciare le distanze tra azienda e dipendenti, posso aiutarti a integrare il corporate podcast nella tua strategia di comunicazione per evolvere e migliorare l’engagement dei collaboratori. Contattami direttamente scrivendomi a ester@estermemeo.it per una call gratuita. Sarò lieta di aiutarti. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Negli ultimi anni il binomio podcast e giornalismo ha riscosso parecchio successo tra il pubblico. Content curation, informazione, documentari, cronaca, approfondimenti su notizie di attualità, sono alcuni dei modi in cui molti giornalisti hanno utilizzato e utilizzano i podcast per raggiungere un pubblico più ampio e per offrire contenuti di qualità in modo più diretto e fruibile.  Ma al di là di queste modalità di informazione più frequenti e tipiche, c’è un’altra forma di giornalismo per la quale si presta molto bene il podcast, ed è lo slow journalism. Questo è un termine che, come vedremo, si contrappone al giornalismo main stream e si affianca a un modo di fare informazione più accurato e dedito alle storie e alle persone che stanno dietro a una notizia. Come si può usare il podcast per fare giornalismo in questa forma? Ne parliamo con Teresa Potenza, giornalista esperta in geopolitica, economia e cultura Mediorientale, nonché autrice di Ponti Invisibili, il podcast che ha sancito il suo ingresso nel mondo dell’audio come strumento di giornalismo. Cos’è lo Slow Journalism Lo Slow journalism è un approccio al giornalismo che sottolinea la qualità rispetto alla quantità, puntando a fornire una comprensione più approfondita e ponderata dei fatti rispetto alla semplice diffusione di notizie in tempo reale. Si concentra sulla storia dietro le notizie, cercando di capire i contesti e le implicazioni a lungo termine, e di fornire informazioni complete e accurate per aiutare i lettori a prendere decisioni informate. Si contraddistingue anche per essere indipendente dalle news acchiappa clic, dalle agenzie giornaliere che devono seguire i trend. Dà spazio alle storie, quindi anche alle persone. Podcast e giornalismo: intervista a Teresa Potenza Chi è Teresa Potenza Ho preso il tesserino nel 2005 e da quel momento ho lavorato per testate italiane e internazionali sia a Milano che a Londra, finché poi ho fatto un viaggio in Siria che mi ha un po’ cambiato davvero tutto. Fino a quel momento mi occupavo di economia, turismo, esteri e sono sempre proprio gli esteri il tema che mi ha appassionato. Quando sono arrivata in Siria ho cominciato a lavorare come giornalista finché è scoppiata la guerra che mi ha costretta a ritornare. Da lì, negli anni ho lavorato ancora per testate italiane e internazionali finché ho deciso di specializzarmi proprio in Medio Oriente e in geopolitica. Quell’esperienza in Siria mi ha messo in connessione non solo con culture diverse, ma anche con fatti forti, come una guerra, che ho capito che volevo andare al di là delle notizie cosiddette “cotte e mangiate”. Ho capito che dovevo dare attenzione all’approfondimento, alle persone che fanno la notizia, dare voce proprio a quelle persone che ci possono raccontare fatti che forse sono lontani, ma forse in realtà ci possono riguardare molto da vicino. Come ti sei avvicinata al podcasting? Prima di tutto da fruitrice. Penso di aver cominciato, come tanti, nel 2020, nei mesi del primo, durissimo lockdown. Nel podcast ho sempre apprezzato il fatto di non sentirmi un numero, ma qualcuno a cui qualcun altro sta parlando. Mi è sempre piaciuta questa connessione. E poi il fatto che la voce riesce a trasmettere anche le emozioni. Da qui ho deciso di approcciarmi al podcast stando dall’altra parte. Ho pensato sarebbe stato anche interessante per me usarlo come mezzo per raccontare la mia storia, ma anche naturalmente quella degli altri. Ed è così che è nato Ponti Invisibili, il podcast in cui racconto la mia storia in Siria. Ho scelto un taglio narrativo e non giornalistico me è stata la scelta migliore proprio per andare al di là dei fatti, perché sì lo spunto è la mia storia però poi c’è molto altro, è un viaggio interiore sia per me sia per chi lo fa insieme a me. Concept Ponti Invisibili e processo di creazione Leggi tutto Che obiettivi ti eri posta con il podcast dal punto di vista professionale? Nel momento in cui ho capito che volevo occuparmi di slow journalism in questo modo, ho pensato che la cosa migliore da fare fosse davvero mettermi in gioco e raccontare la mia storia per far vedere come si possono raccontare fatti, notizie e persone. Non c’è soltanto il modo veloce ma anche un modo più lento, più accurato e più empatico, se vogliamo, più sensibile. Così ho pensato che fosse anche utile per la mia professione per dedicarmi proprio a quello che mi piace, cioè fare giornalismo. Mi piace definire questo podcast come il mio biglietto da visita. Podcast e giornalismo: che consiglio dai a chi si occupa di informazione? È un approccio che va davvero esplorato. Per le testate che raccontano già storie però in altro modo, credo che potrebbero davvero aprirsi a loro volta delle nuove opportunità e anche delle nuove strade. Secondo me può fare bene alle grandi testate e ai grossi nomi. Stessa cosa per i miei colleghi giornalisti. Con il podcast possono davvero avere un modo in più per arrivare anche alle testate con cui vogliono collaborare, un modo in più per specializzarsi in un settore e arrivare poi alle persone che alla fine sono coloro che fanno le storie. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? La comunicazione non è fatta solo di parole. È fatta anche di linguaggio del corpo, di espressioni facciali e di tanti altri segnali non verbali che comunicano il nostro stato d’animo e le intenzioni. Il tono della voce è tra questi e può avere un impatto enorme su chi ci ascolta al pari di ciò che si dice. Uno stesso contenuto può comunicare agli ascoltatori del podcast cose diverse a seconda del tono della voce usato. Possiamo risultare rassicuranti, amichevoli, provocatori, istituzionali, professionali o ironici. Questa componente, insieme a ritmo, volume, intensità e intenzione, influenza il tipo di rapporto con il nostro pubblico.  Quale tono della voce è meglio usare quando si fa podcast? Eh sì perché spesso succede che ci preoccupiamo tanto della qualità dei contenuti e della qualità dell’audio (come è giusto che sia, ovviamente!), ma poi non pensiamo che il modo in cui esprimiamo quegli stessi contenuti è altrettanto importante. Cosa rivela di noi il tono della voce Il tono della voce rivela di noi molto più di quello che rivelano le nostre parole. Se dicessimo “non sono affatto arrabbiata” ma dalla nostra voce trapela irritazione, rigidità e distanza, nessuno crederebbe alle tue parole. La voce è un importante mezzo di comunicazione e di espressione. E, almeno nella nostra cultura occidentale, La voce esprime e trasmette le nostre emozioni attraverso mille sfumature; riesce a comunicare gioia, tristezza, paura, collera, disprezzo, tenerezza, indipendentemente dal significato delle parole. Questo vuol dire che fa trapelare le nostre intenzioni, i nostri stati d’animo e la personalità. La voce è uno strumento identitario, che quasi ci mette a nudo e mostra agli altri chi siamo.Ecco perché il podcast è considerato un media più autentico, in grado di stabilire più connessione con gli altri, nonostante sia quasi del tutto uni direzionale.  Ecco, il tono di voce influisce sulla percezione che gli altri hanno di noi. Ci identifica. Il che non significa che noi siamo davvero solo quella roba lì. Ma in un contenuto audio, dove la voce è lo strumento principale che usiamo per comunicare, il tono della voce significa moltissimo. User experience e podcast: checklist per migliorare l’esperienza di ascolto Leggi tutto Gli effetti del tono della voce nella comunicazione audio Il modo in cui parliamo, oltre a quello che diciamo, influisce sulla percezione che gli altri hanno su di noi e può attrarre, respingere, stimolare azioni o lasciare indifferenti.  Non possiamo piacere a tutti, e questo lo abbiamo detto più volte anche in altre puntate. E non è nemmeno questo l’obiettivo. Ma come per tutta la comunicazione, a noi interessa attrarre le persone giuste per il nostro brand e il nostro business.  Il tono di voce che usiamo dunque deve poterci aiutare a raggiungere questo risultato. Come? Ecco 3 fattori su cui il tono della voce influisce nella comunicazione di brand: Posizionamento Riconoscibilità Performance Intenzione e posizionamento Il primo è lavorare sulla nostra presenza al microfono, sulla personalità. Come vogliamo essere percepiti dagli altri? Un amicone, un compagno di viaggi, un punto di riferimento nel settore, una persona assertiva, oppure una presenza neutra?  Questo è un concetto importante perché il posizionamento è fortemente influenzato dal modo in cui comunichiamo. Solo che a volte noi crediamo di comunicare un certo tipo di posizionamento ma il percepito è diverso.  Ascoltiamoci e chiediamo a qualcuno di ascoltarci e restituirci un feedback al riguardo. Può essere utilissimo per misurare l’eventuale gap tra la nostra intenzione e la percezione reale. Autenticità e riconoscibilità Non commettiamo l’errore di replicare la personalità al microfono di qualcun altro. Per almeno due semplici ragioni: non riusciremo a mantenere a lungo questa pantomima non risulteremo riconoscibili e autentici nei confronti del pubblico.  Le persone non sono stupide, se ci seguono in altri contesti comunicativi, sanno qual è il nostro modo di comunicare, ci conoscono. E se risultiamo diversi al microfono, non saremo riconoscibili e si creerebbe quella distanza che farà sembrare il tutto una finzione.  È invece importantissimo mantenere la propria identità, il proprio stile comunicativo e, forse è il caso di dirlo, essere coerenti anche con il proprio tone of voice. Creerà sicuramente un legame più duraturo e autentico con i nostri ascoltatori e saremo coerenti in tutta la nostra comunicazione. Aircheck podcast: come migliorare la performance al microfono Leggi tutto Equilibrio tra performance e personalità Essere se stessi sempre ma con la consapevolezza che stiamo parlando a un microfono e a un pubblico, per cui la qualità della performance non può essere la stessa di quando parliamo al bar con i nostri amici. È importante metterci l’energia giusta. Usare un tono della voce energico, sorridente, che trasmette sensazioni positive e renda la nostra performance piacevole. Sulla qualità della performance al microfono ne ho già parlato ampiamente, e ti rimando a quei contenuti per approfondire meglio l’argomento.  Quello che però bene sempre ricordare che l’equilibrio tra performance e personalità è ciò che premia sempre. Come podcaster non è richiesto essere attori o doppiatori, né tanto meno speaker radiofonici, ma espressivi e coinvolgenti sì. E anche in questo caso il riascolto è essenziale per misurare la performance. Lo hai trovato utile? 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Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Ha senso creare un sito web per il podcast: sì o no? Sono la prima ad essermi interrogata su questo tema quando ho creato il mio primo show. Da allora ho sperimentato, analizzato, testato diverse alternative, e alla fine sono arrivata alla conclusione che sì, creare un sito web per ospitare il tuo podcast è senza dubbio una scelta strategica. I vantaggi sono tanti, specialmente se vuoi usare il podcast marketing come asset strategico per il tuo business. Creare un sito web per il podcast ti permette di: accogliere e comunicare con i tuoi ascoltatori incrementare il traffico organico raccogliere dati utili alle tue strategie di marketing offrire altri contenuti di valore monetizzare il tuo podcast. Approfondiamo insieme questi punti. I vantaggi del creare un sito web podcast Il sito web è uno dei canali di comunicazione fondamentali per un brand, anche in ottica di strategia multi-channel. Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Se mi segui da un po’ sai che uno dei miei pilastri è strutturare un ecosistema comunicativo che possa aiutarti ad amplificare le tue opportunità commerciali in modo sostenibile. Diversificare anziché avere una sola fonte di traffico. In altre parole, podcast e sito web sono un ottimo connubio, anche perché si coadiuvano a vicenda. Vediamo come. Creare un sito web per accogliere i tuoi ascoltatori Se i tuoi ascoltatori vogliono sapere qualcosa in più su di te e il tuo progetto, senza dubbio la prima cosa che fanno è cercarti sul web. Ancora prima dei social, il sito web è il canale principale che un utente naviga per approfondire la tua conoscenza. Qui puoi accentrare tutte le informazioni che ti riguardano: chi sei, di cosa ti occupi, quali altri podcast o progetti porti avanti, cosa offri loro. È una casa virtuale in cui accogliere i tuoi ospiti ed è l’ingresso principale attraverso cui gli ascoltatori entrano nel tuo mondo. Dal sito, le persone possono accedere ad altri tuoi contenuti e risorse, scoprire altri canali, entrare nel tuo funnel marketing e iscriversi alla tua newsletter. Nel creare il sito web, assicurati di avere una pagina in cui racconti il tuo progetto podcast, i temi che tratti e anche il player per ascoltare direttamente le tue puntate. Indica infine in che modo possono comunicare con te. Questo è un aspetto importante per creare una community. Migliorare il posizionamento SEO del podcast Come si posiziona un contenuto audio nella SERP di Google? Ad oggi è ancora necessario sfruttare i testi scritti per rendere visibili i nostri contenuti nei motori di ricerca. Per cui, al di fuori delle piattaforme di ascolto, bisogna fare in modo che il podcast venga scoperto dagli utenti attraverso l’uso della SEO.  Tutto ciò che è testuale va ottimizzato con l’uso di parole chiave affinché i contenuti vengano proposti da Google in risposta agli intenti di ricerca degli utenti.  SEO podcast: come aumentare la visibilità sul web Leggi tutto Cosa c’è di testuale in un podcast? Titoli e descrizioni delle puntate sono le prime cose da ottimizzare in ottica SEO. Ma non basta. Google lavora per offrire la migliore risposta alle domande degli utenti di sicuro un contenuto corposo ed esaustivo si posiziona meglio di una semplice descrizione ottimizzata.  Questo significa che il sito web diventa un canale utilissimo per incrementare il traffico organico verso i propri canali.  Pagine del sito contenenti note e trascrizioni delle puntate scritte in chiave SEO possono aiutarti a comparire tra i risultati di ricerca. E a quel punto, anche i visitatori del sito possono diventare ascoltatori del podcast.  Analizzare il traffico organico Il traffico che transita sul sito web è facilmente monitorabile dagli analytics e in termini strategici questo è un fattore da non sottovalutare.  Creare un sito web legato al podcast ti permette di capire quali temi e puntate hanno maggiore impatto di altri e qual è il comportamento degli utenti. Puoi monitorare quali pagine vengono visitate e quali altre risorse sono scaricate. Tutte informazioni utili a gestire il tuo posizionamento e la tua strategia di marketing.  Creare un sito web per monetizzare il podcast Monetizzare un podcast non è semplice. Serve avere una community disposta a supportare il tuo lavoro, servono ascolti e quindi serve tempo.  La monetizzazione può essere diretta (ad esempio operando come publisher o usando piattaforme di crowdfunding come Patreon o Tipeee) oppure indiretta. La modalità indiretta sfrutta l’inbound marketing per convertire potenziali ascoltatori. Questi ultimi, una volta sul sito, possono innescare un percorso di customer journey e infine acquistare i tuoi prodotti o servizi. Dunque creare un sito web per il podcast ti permette di monetizzare sia i contenuti che convertire gli ascoltatori in clienti.  Meglio creare un sito web podcast dedicato o legarlo al sito personale? La risposta diretta è dipende: dal progetto, dagli obiettivi, dalle risorse. Un sito web ha bisogno di attenzioni continue affinché produca i risultati attesi. Crearne uno separato dal tuo sito web personale potrebbe essere un lavoro aggiuntivo e una dispersione di energie e di traffico organico.  Ma è ovvio che per prima cosa dovrai stabilire qual è la tua strategia legata al podcast e al sito web. Spesso è sufficiente creare una landing page ottimizzata all’interno del proprio sito personale per migliorare il posizionamento del podcast. Anzi, questa soluzione è auspicabile qualora il tuo podcast sia creato a supporto del tuo brand.  Diversa invece è la situazione in cui il podcast è un progetto a sé stante e non hai né la volontà né la possibilità di legarlo ad un sito web personale. In questo caso potresti creare un one-page site come quelli realizzabili con Carrd.co, oppure un sito WordPress più strutturato. Al suo interno inseriremo tutte le informazioni del podcast, i tuoi contatti e tutto ciò di cui abbiamo parlato in questo articolo.  Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? La scelta del titolo di un podcast è uno degli aspetti che, spesso, mette alla prova la creatività di chi sta progettando una serie audio. Per questo motivo ho pensato di racchiudere in questo articolo le 7 regole da seguire per trovare un titolo efficace. In qualità di Podcast Coach ho avuto modo di riscontrare che, anche per i miei coachee, la scelta del titolo non è sempre stata immediata. Prima di iniziare, voglio spiegarti brevemente perché è così importante scegliere bene il titolo di un podcast. Ci sono diverse analogie che accomunano un podcast e un prodotto commerciale. Il primo è un contenuto del quale gli utenti scelgono di fruire in modo consapevole, vagliando le tante proposte presenti sulle piattaforme di ascolto. La scelta di un podcast da parte degli ascoltatori, è dettata da diversi fattori tra cui sicuramente i loro interessi e bisogni personali, proprio come succederebbe nella scelta di un qualsiasi altro prodotto fisico rispetto ad un altro.  Ci sono, tuttavia, degli elementi attrattivi specifici che facilitano questa scelta, nonché una delle regole che il marketing usa quando studia un nuovo prodotto da mettere in commercio, e sono: il naming;il packaging. Come fa l’utente a capire se un determinato podcast risponde ad un suo bisogno?  Devono essere chiari alcuni elementi visivi capaci di creare un ingaggio e trasmettere un messaggio definito ed identificativo. Se ci riferiamo al podcast, il titolo è uno di questi (anche se non l’unico) proprio come il naming lo è per un prodotto commerciale.  Chiarito il perché, vediamo ora quali sono le 7 regole per scegliere un titolo podcast che funzioni. 1. Nome podcast facile da ricordare Scegli un titolo semplice e facile da ricordare per tutte le persone, indipendentemente dalla nicchia a cui ti rivolgi. Parole troppo difficili o che possono essere confuse, potrebbero portare a un risultato indesiderato. Più il titolo ha capacità di rimanere impresso nella mente di una persona, più è facile per l’utente cercarlo sulle piattaforme.  A questo proposito, è doveroso fare un accenno al funzionamento delle piattaforme di ascolto. Esse contengono al loro interno un motore di ricerca che funziona diversamente da quello di Google. Mentre il motore di ricerca di Google suggerisce le parole o gli intenti di ricerca, durante la digitazione (quindi anche nel caso in cui dovessimo sbagliare a digitare una lettera), nelle piattaforme di ascolto, se il nome del podcast non viene digitato correttamente, non si riceve alcun suggerimento ed è necessario effettuare un nuovo tentativo di ricerca. Naturalmente, se un ascoltatore non ricorda esattamente com’è scritto il titolo del tuo podcast, non lo troverà subito. Infine, se il tuo podcast si rivolge ad una nicchia, cioè a un pubblico specializzato e magari utilizza un linguaggio tecnico, il mio consiglio è quello di utilizzare nel titolo termini facili da ricordare e da scrivere. 2. Scegli un titolo podcast senza punteggiatura Come avrai intuito, la motivazione richiama il punto precedente. La possibilità che il nostro potenziale ascoltatore commetta un errore di digitazione, perché non si ricorda se ci siano due punti, punto e virgola o altro, è dietro l’angolo. Stessa cosa vale per l’utilizzo di acronimi puntati: per quanto possano sembrare adatti al contenuto delle puntate, rischiano di rendere difficoltosa la ricerca per l’utente. È vero, una fetta di ascoltatori fidelizzati probabilmente salverà il tuo podcast tra i preferiti. L’obiettivo di ogni podcaster, però, è anche quello di raggiungere nuovi ascoltatori ed è quindi un buon motivo per cui facilitare loro la ricerca. 3. Nome Breve  Inventa un titolo che sia composto da una, due o tre parole al massimo.  Prova a pensare: hai mai visto un prodotto a scaffale che ha per nome un’intera frase? Suppongo di no.  Il motivo si ricollega a ciò che ho detto in precedenza: il titolo del podcast deve essere ricordato e, affinché ciò accada, deve essere di impatto e immediato. Deve essere capace di racchiudere in pochissime parole il messaggio che vuoi trasmettere al tuo pubblico e lo scopo del tuo podcast in modo tale che l’utente capisca subito di cosa si tratta.  Capisco che non sia facile sintetizzare dei concetti in poche parole: non a caso si parla di dono della sintesi! Hai mai provato a scrivere una tua bio in 180 caratteri? È un esercizio che, in un primo momento, può risultare difficile in quanto significa scegliere accuratamente le parole da utilizzare affinché le sfumature del loro significato possano condensare i concetti chiave della nostra bio. 4. Nome del podcast inedito Scegli un nome inedito per il tuo podcast. Una regola molto importante è quella di verificare sempre, a priori, che non esistano altri podcast con lo stesso titolo. I motivi sono essenzialmente due: creeresti confusione nell’ascoltatore che troverà nei risultati di ricerca due podcast con lo stesso nome;se vorrai creare una landing page che nella URL contenga il titolo del tuo podcast, sarà più semplice trovare un dominio libero da acquistare. Se ti stai chiedendo come verificare se esistono altri podcast con lo stesso titolo che vorresti dare al tuo, è presto detto. Fai una ricerca sulle piattaforme di distribuzione come Apple Podcast, Spotify, Spreaker o sul sito Chartable.com con il titolo esatto che vuoi utilizzare per verificare un’eventuale sovrapposizione. Dopo di che cerca nella SERP di Google, per escludere l’esistenza di domini, pagine social, community o altri canali che abbiano lo stesso nome che vorresti usare tu e che potrebbero sottrarre traffico utile alla ricerca organica del tuo podcast. Personalmente mi è capitato di dover cambiare il titolo del podcast perché quello inizialmente scelto combaciava con il nome di un’associazione no profit molto presente sul web e i cui contenuti e mission differivano totalmente dal mio messaggio. Ma soprattutto, il suo posizionamento sui motori di ricerca non mi avrebbe giovato in termini di visibilità. 5. Titolo e contenuto nella stessa lingua Usa un titolo nella stessa lingua in cui sono redatti i contenuti degli episodi del podcast: in italiano se il tuo podcast è in lingua italiana e in inglese o in un’altra lingua se questa è quella dei tuoi contenuti.  Voglio richiamare la tua attenzione sul fatto che scegliere un titolo in una lingua diversa non è da considerarsi un errore. Omologare, tuttavia, la lingua del titolo del podcast a quella dei contenuti, soddisfa l’obiettivo di trasmettere subito un messaggio chiaro all’utente, facendo capire che gli episodi saranno realizzati in quella stessa lingua. Inoltre, le piattaforme di ascolto raggruppano i contenuti di tutte le lingue ed è, quindi, più facile indirizzare gli ascoltatori con un titolo in linea.  6. Evita di usare il tuo nome nel titolo È meglio evitare di inserire il tuo nome personale nel titolo del podcast, a meno che tu non sia una persona già molto popolare e conosciuta, con un forte personal branding che farebbe capire subito all’utente quale tipo di contenuto aspettarsi. In realtà, anche in questo caso, il proprio nome personale non trasmetterebbe necessariamente un messaggio chiaro e immediato relativo al fulcro del podcast.  Voglio farti un esempio pratico, parlando di Neil Patel, famosissimo esperto di marketing digitale a livello mondiale e, pertanto, una persona decisamente conosciuta nel suo settore. Quando ha lanciato il suo podcast non ha usato come titolo il proprio nome e cognome, piuttosto ha deciso di intitolarlo “Marketing School”. Si tratta di una scelta orientata a chiarire subito e in modo inconfutabile l’argomento su cui vertevano gli episodi: lezioni di marketing, appunto. Se vuoi supportare il tuo brand personale, anziché usare il tuo nome nel titolo, potresti pensare di usare quello di un tuo progetto. Ad esempio, il podcast LinkedIn Mindset è lo stesso di un progetto editoriale dell’autore Luca Bozzato. 7. SEO friendly Scegli un titolo SEO friendly laddove è possibile in quanto questo permetterà al tuo podcast di comparire con più probabilità nella SERP di Google. Utilizzare le stesse parole chiave che l’utente digita nella search intent, può agevolarti nel posizionamento nei risultati di ricerca.  Se per il tuo business stai presidiando delle parole chiave e il tuo podcast risponde a un preciso bisogno degli utenti, è consigliabile sfruttare la ricerca organica. Avrai così più chance di posizionarti insieme ad altri contenuti che riguardano la tua stessa attività, migliorando, di conseguenza, la discoverability del tuo podcast.  Diventare Wedding Planner sfrutta un intento di ricerca. Naturalmente, non è automatico che, così facendo, il tuo podcast comparirà tra i primi risultati di ricerca. Se conosci un po’ i fattori di ranking della SEO, infatti, saprai che sono tanti i fattori che concorrono al posizionamento. Cosa può aiutarti a capire cosa stanno cercando le persone sul web?  Google e Youtube sono due importanti motori di ricerca da cui puoi attingere, digitando le parole chiave che ti rappresentano nel campo di ricerca. In aggiunta a ciò, puoi usare dei SEO tool come Ubersuggest per avere una panoramica delle keywords utilizzate. Conclusioni Siamo arrivati alla fine di questo articolo e spero di averti dato una panoramica sufficientemente ampia per iniziare a pensare al titolo del tuo podcast. Se ne stai progettando uno o vorresti iniziare a farlo, contattami per richiedere una consulenza personalizzata. Detto ciò, voglio rassicurarti: se trovare un titolo del tuo podcast che racchiuda tutto ciò che esso rappresenta ti risulta difficile, è assolutamente normale. Serve solo un po’ di pazienza e un bell’esercizio di brainstorming. Il mio consiglio, in questo caso, è usare carta e penna per liberare la creatività. Scrivere a mano funziona molto di più che non scrivere idee su un foglio elettronico. Se vuoi approfondire ulteriormente altri aspetti utili legati alla scelta del titolo di un podcast, ti invito a leggere anche questo articolo. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...
Home » Podcast Business » Il podcast è il canale di comunicazione che fa per te? Per essere liberi professionisti di successo, oggi servono molte più competenze di quelle che servivano ieri. Non basta saper fare bene il proprio lavoro. Bisogna sapersi distinguere, gestire l’organizzazione di tutte le attività, imparare a usare nuovi strumenti. Come il podcast, che sta diventando una leva di marketing potentissima, a patto che la si sappia usare nel modo giusto. Gestire tutto questo può essere davvero complicato, specie se poi i risultati che vorresti tardano ad arrivare. Forse hai anche tu un podcast e vorresti farlo funzionare, ma fatichi a gestire tutto. E allora come si fa? Quando il podcast per liberi professionisti funziona davvero? Ne parlo nell’articolo attraverso un esempio concreto e di ispirazione per molti freelance. Libero professionista? Perché usare il podcast Nel caso dei liberi professionisti il podcast è un canale di marketing importantissimo, che può davvero diventare un alleato strategico del proprio business. Purché lo si progetti in modo coerente con i propri obiettivi di marketing. In questo blog parlo spesso di strategia e della necessità di avere una visione chiara per usare il podcast marketing in modo davvero efficace. Questo vale per qualunque tipo di business, piccolo o grande che sia. Vale ancora di più se siamo liberi professionisti e siamo noi in prima persona a doverci occupare della crescita del nostro brand. Come fare personal branding con il podcast Leggi tutto I canali di comunicazione sono certamente strumenti essenziali per farlo, ma bisogna imparare ad usarli, specialmente se possono contribuire a dare un boost significativo alla nostra attività imprenditoriale. In che modo il podcast può aiutarti a promuovere il tuo business? Ne parlo con Francesca Deane, Health and Hight Performance Coach, Founder di Healthy Busy Life e autrice dell’omonimo podcast. Il suo progetto podcast è attivo da circa due anni ed è diventato un canale strategico del suo business, tanto da rendere la sua strategia di comunicazione podcast centered. Chi è Francesca Deane? Imprenditrice, mamma di tre bambini, Francesca Deane vive a New York ed è un Health e high-performance Coach e Founder di Healthy Busy Life, una piattaforma per il benessere, l’empowerment e la crescita personale e professionale. Attraverso un approccio multidisciplinare che si basa su, neuroscienze, scienze comportamentali, psicologia, mindset, nutrizione e produttività, Francesca ti aiuta ad acquisire nuove prospettive e nuovi strumenti così che tu possa chiarire chi vuoi essere e cosa vuoi realizzare, semplificare ed ottimizzare la tua quotidianità, creare spazio per te stessa e portare avanti con costanza ed equilibrio tutti i tuoi progetti ed obiettivi, personali, professionali e di business. Podcast per liberi professionisti: esempio di successo Nell’intervista che puoi ascoltare nella puntata del mio Podcast per il Business, ho chiesto a Francesca Deane quali sono stati i fattori determinanti per il successo del suo podcast nella sua libera professione. Ti riporto di seguito alcuni highlight significativi. Perché hai scelto il podcast per fare marketing? Il podcast è il principale contenuto gratuito intorno al quale gira tutta la mia strategia comunicativa. Ho cominciato ad ascoltare i podcast, penso già otto o dieci anni fa, ancora quando c’era l’iPod. Vivevo a Londra e nelle mie lunghe camminate per andare al lavoro, ascoltavo podcast per imparare cose nuove. Quindi è sempre stato un mezzo che mi è piaciuto tantissimo, anche perché ti permette una fruibilità molto molto facile. L’ho subito trovato come uno strumento allineato anche a me, che sono generalmente introversa. Nella mia vita professionale occupa un po un posto importante. Com’è percepito il podcast negli Stati Uniti? Negli Stati Uniti, chi ha un business ha un podcast. Di podcast ce ne sono tantissimi e di un valore incredibile. Ed è uno strumento molto molto apprezzato anche perché nelle grandi città c’è un sacco di community. Come riesci a gestire l’organizzazione del processo di creazione del podcast? Il segreto più importante secondo me è avere una visione, cioè devi avere chiaro qual è la tua strategia. Se non hai una visione e non hai idea di come vuoi che evolve e come e quale sia la tua strategia di medio lungo periodo e rischi di essere il criceto sulla ruota che continua a produrre cose e lo fa, ma magari in maniera anche sconnessa, senza una logica. Se non abbiamo chiaro qual è la nostra visione per il progetto è difficile anche pianificare e organizzare programmare in un modo tale che sia sostenibile per per la tua vita. Quando ho cominciato il podcast la difficoltà più grande è stata di proprio organizzare. Mi sembrava di dover sempre fare quello e fare solo quello. Non volevo che la mia strategia di creazione di contenuti comunicazione assorbisse il 70% del mio tempo e delle mie energie, ma soprattutto mi desse quel senso di sopraffazione costante. Cos’è il Podcast Model Canvas? Leggi tutto Il secondo segreto è quello di registrare e creare contenuti con largo anticipo. Cioè essere in grado di stare tre mesi senza dover registrare un podcast. Programmazione è lavorare di largo anticipo e capire cosa funziona per te. Deve essere qualcosa di sostenibile. Se non siamo dentro quella ruota di creazione di contenuti costante, si liberano spazi di tempo e spazio mentale, soprattutto per far fluire altre idee, per creare altri progetti, per creare nuovo business, per creare nuovi corsi, per creare nuove opportunità per il proprio business. Se siamo invece sempre solo a fare contenuti, non c’è spazio per quello. Che impatto ha avuto il podcast sul tuo business? Mi ha permesso e mi sta permettendo di connettermi veramente con le persone, specialmente le tematiche che affronto io. La connessione è tale che le persone mi scrivono e mi dicono “ho ascoltato tutti gli episodi del tuo podcast, dal primo all’ultimo, anche se ho appena scoperto mi sembra di conoscerti“. Questo a me piace tantissimo per il tipo di relazione, di connessione che vado ad instaurare. Il podcast sta aiutando il mio business, nel senso che la persona è pronta quando è il momento di poi acquistare un mio percorso, un mio programma perché c’è già un rapporto di fiducia che si è instaurato grazie al podcast. Quindi per me è un uno strumento di marketing potentissimo. Podcast Marketing: come creare la strategia giusta per il tuo business Leggi tutto Quando ti sei resa conto che il podcast stava funzionando davvero per il tuo business? Circa un anno dopo che l’ho lanciato. Sicuramente sono diventata più brava nel portare il mio messaggio e soprattutto nel comprendere anche la strategia. Tutto ha cominciato a fluire in un certo modo dopo circa un anno. Comincio ad avere questi feedback oppure persone che si sono iscritte ai miei percorsi e mi hanno detto esplicitamente che mi conoscono grazie al podcast. Quali canali usi nel tuo business e come sono integrati con il podcast? La mia strategia è basata sul repurposed content, cioè riproporre anziché dover creare mille contenuti differenti per ogni piattaforma. Partire dal podcast e trasformarlo, spacchettare il mio messaggio in formati differenti. Prendere lo script e ritrasformare in un blog secondo l’ottica SEO e metterlo sul website. Ho una persona che può prendere quel testo e può crearci 2 o 3 contenuti Instagram. Al di là del fatto che adesso sono in grado di delegare alcune cose, ma anche quando lo facevo io, avere questo sistema mi permetteva di crearmi tutti i contenuti social e blog per il mese, in meno di una settimana. Multicanalità e podcast: come creare una strategia multi-channel Leggi tutto Tre ingredienti che hanno funzionato davvero nel connubio podcast e business? l primis quello di aggiungere valore. Il mio podcast è sì in parte uno strumento di marketing e di business, ma è in parte un percorso di crescita personale. L’obiettivo è anche creare impatto e creare aggiungere valore. La percezione è se da un contenuto gratuito ottengo tutto questo valore chissà che cosa posso ottenere da un contenuto a pagamento. Un altro segreto importante è appunto l’allineamento della strategia tra podcast e business. I miei podcast e gli argomenti di cui parlo li pianifico in funzione dei lanci dei programmi e dei percorsi che io ho già calendarizzato per tutto l’anno. Motivo per il quale all’inizio dicevo avere una visione di medio lungo periodo è importante. Per me ha funzionato forse anche per la tipologia del mio business, la volontà di creare connessione e quindi di mostrarmi nella mia vulnerabilità. Quando funziona un podcast per i liberi professionisti Un breve recap sui fattori di successo del podcast per i liberi professionisti in relazione al proprio business: Visione a medio-lungo termine. Avere ben chiari obiettivi, mission, vision della propria attività imprenditoriale. Strategia. Preparare un piano editoriale di contenuti in modo strategico, in vista di lanci di prodotti e/o servizi. Pianificazione. Organizzare con largo anticipo le attività senza farsi sopraffare dal processo di creazione dei contenuti. Ottimizzazione e cross-marketing. Riproporre e trasformare i contenuti per gli altri canali di comunicazione per mantenere coerenza e recuperare tempi di esecuzione. Pazienza e costanza. Il podcast non è un contenuto virale, ma un asset e lavora nel medio-lungo termine. La connessione che si instaura con il pubblico è un lavoro di costruzione che ha bisogno di tempo. Aggiungere valore. Donare contenuti che portino valore agli ascoltatori, affinché generino un impatto significativo sulle persone. Uso delle Call to Action. Portare le persone a conoscere altri contenuti utili alla loro formazione, in modo naturale e non push. Inizia il tuo Podcast per il Business Anche tu come Francesca puoi iniziare a promuovere il tuo business grazie al podcast. Se parti da zero e vuoi apprendere le basi per creare un podcast come strumento di marketing e inserirlo nella tua strategia di comunicazione, hai più soluzioni. scaricare gratuitamente la guida introduttiva su come fare podcast partendo da zero acquistare il corso di podcast marketing pensato proprio per liberi professionisti che vogliono usare il podcast come leva di marketing prenotare una call gratuita di 30 minuti per lavorare insieme al tuo progetto. Ti aspetto. Lo hai trovato utile? Iscriviti alla newsletter per accedere ai contenuti riservati. [...] Read more...